
Desidero segnalarvi la presentazione del libro di Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte: “ La giustizia conviene – il valore delle regole raccontato ai ragazzi di ogni età”che si terrà giovedì 21 aprile presso l’Accademia Albertina di Belle Arti Torino. L’importanza e l’estrema attualità del tema, nonchè la grande autorevolezza dei due autori, a mio avviso rendono questo appuntamento uno di quelli veramente “imperdibili”, per chi ha davvero a cuore una società più equa e più rispettosa dei diritti di tutte le persone.
Giampiero Leo
Vice Presidente del Comitato diritti umani della Regione e portavoce del Coordinamento interconfessionale del Piemonte.
Oggi parlare di legalità in termini credibili non è facile: la nostra società individualistica guarda alle regole con fastidio e sono molti i cattivi esempi che creano diffidenza: furbizie, illegalità nelle stesse istituzioni, scontri nella magistratura.
Ma perché allora osservare le regole, rispettare la legge? Due magistrati noti al grande pubblico per il loro impegno contro le mafie e il terrorismo lanciano in questo libro un appello appassionato a favore della giustizia, l’unico strumento a salvaguardia delle libertà e dei diritti di tutti. Perché la giustizia conviene proprio a chi non ha potere né privilegi. Spiegando, in termini chiari e con numerosi esempi, le basi delle nostre istituzioni, i principi del processo e delle pene, la questione morale, Caselli e Lo Forte mostrano che più legalità significa non solo più sicurezza, ma anche più possibilità di avere una migliore qualità della vita e la speranza di una crescita nell’interesse generale. Qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi, fin da giovani.
Gian Carlo Caselli
Nato ad Alessandria nel 1939, è stato giudice istruttore del Tribunale di Torino dai primi anni Settanta, via via sempre più impegnato in indagini sul terrorismo, in particolare sulle Brigate rosse. Dal 1986 al 1990 è stato membro del Consiglio superiore della magistratura. Dal 1993 al 1999 ha diretto la procura di Palermo, dalla cattura di Totò Riina e di numerosi altri boss ai grandi processi su mafia e politica. Ha terminato la sua carriera nel 2013 come procuratore capo di Torino. La sua autobiografia, Nient’altro che la verità è stata pubblicata da Piemme nel 2015.
Guido Lo Forte
Nato a Palermo nel 1948, è entrato in magistratura nel 1974. È stato pubblico ministero nella sua città per oltre trent’anni, prima come sostituto e poi come procuratore aggiunto, e poi a Messina, come procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale. Il suo nome è legato alle inchieste sui rapporti tra mafia, politica ed economia e al sequestro dei patrimoni di boss mafiosi di primo piano. Con la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha curato, tra l’altro, i processi Andreotti, Dell’Utri e Carnevale nella fase delle indagini e del dibattimento di primo grado.



Il romanzo narra una storia di sradicamento e lontananza e, anche se l’acqua compare poco nelle pagine, il mare è l’elemento che collega i due luoghi tra i quali si muove il protagonista. Da un lato l’oceano Indiano che lambisce l’Africa Orientale e dall’altro quello della cittadina costiera inglese dove approda.
Si inizia con la scrittrice Karen Blixen, nata Isak Dinesen in una residenza di campagna non lontano da Copenaghen, poi planata in una fattoria africana. Kankimäki decide di recarsi in Africa seguendo le orme dell’autrice de “La mia Africa” e utilizza ogni sorta di materiale per ripercorrerne la vita; dal pessimo matrimonio con il barone Bror al grande amore per Denis Finch Hatton che andava e veniva a suo piacimento tra le braccia di Karen.
Cresce, legge, si forma idee personalissime e precise sul mondo che la circonda; soprattutto sulla condizione femminile chiusa in un perimetro di pensiero, azione e occupazioni decisamente limitato ed asfittico. Quando conosce la fondatrice di un quotidiano locale ha l’illuminazione che guiderà i suoi futuri passi: decide di diventare giornalista.
ha cercato di immobilizzarla, che Giulia ha trovato la forza di superare quel limite.
Il ritiro “frettoloso” di quel che era rimasto della coalizione internazionale e la chiusura delle ambasciate occidentali in Afghanistan ha fatto riflettere tutti noi, ci ha lasciato amareggiati e con un senso di vuoto, in quei giorni d’estate a tutto pensavamo tranne che essere immersi in un’altra dimensione come quella di un paese di nuovo in mano ai temuti Talebani. Paese lontano eppure mediaticamente ed empaticamente così vicino.

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
difficilissimi, passioni anche devastanti, nascite e morti, in sostanza, “una vita interessante”. Ed emerge il ritratto intimo di una donna che è stata bambina coraggiosa e ribelle, amante, moglie, madre e imprenditrice di successo che ha saputo veleggiare, sempre a testa alta, tra i marosi di un’esistenza complicata.
Ian Williams è poeta e scrittore nato a Trinidad, cresciuto in Canada, professore di Letteratura Inglese alla University di Toronto e questo è il suo romanzo di esordio, con il quale ha vinto lo Scotiabank Giller Price.
Questo libro della giornalista, scrittrice e conduttrice può essere visto anche come una sorta di testo matriowska, nel senso che include tanti altri libri che per l’occasione possiamo leggere per la prima volta oppure rileggere, ma con lo sguardo nuovo suggerito dalla Bignardi.
Djuna Barnes “La foresta della notte” pubblicato nel 1936, libro di cui si innamorò lo scrittore T. S. Eliot che scrisse la prefazione. Testo dalla trama esile, scandito da capitoli non lineari che conducono il lettore da una città all’altra –tra Parigi e New York- , in tempi e situazioni diverse, in una sorta di viaggio onirico.
“La passione” raccoglie 9 racconti di storie poco appariscenti, ma dal significato profondo. Parlano di passioni, sentimenti, e narrano -tra l’altro- di una madre che fa visita alla figlia che non vedeva da anni; della morte di un proprietario terriero; di un sarto armeno a New York vittima di una giovane perfida. O ancora, dei pensieri deliranti di un’aristocratica anziana, e dei dottori Katrina e Otto giunti in America negli anni Venti
polizia Mastrodomenico; l’uomo che era a capo della banda armata sulla quale anni prima aveva indagato Schiavone e che gli era costata l’assassinio dell’adorata giovane moglie Marina. La raffica era destinata a Rocco ma aveva colpito la donna della sua vita e da quella perdita non si è mai più ripreso.