Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Jodi Picoult “Vorrei che fossi qui” -Fazi Editore- euro 19,00
E’ intrigante e sorprendente l’ultimo romanzo della scrittrice americana 56enne, e pare che Netflix abbia già comprato i diritti per trasformarlo in un film.
Al centro della storia c’è una coppia di giovani newyorkesi, Diana e Finn; lei è esperta di arte e lavora per Sotheby’s, lui è specializzando in chirurgia e lavora presso il Presbyterian Hospital. Stanno insieme da tempo, il loro rapporto sembra perfettamente collaudato e avviato verso un rassicurante futuro.
Diana sta per compiere 30 anni e i due hanno programmato un viaggio alle Galápagos; dove lei si aspetta che lui colga l’occasione della romantica cornice tropicale per chiederle di sposarlo.
Fin qui il progetto, poi però dilaga il virus assassino e Finn resta relegato in ospedale per far fronte all’epidemia che scopriamo presto essere di Covid.
Finn incita Diana a partire lo stesso sebbene senza di lui, che pensa magari di raggiungerla appena possibile.
Ma la pandemia sta uccidendo persone in massa, nessuno la conosce bene e nemmeno sa come fronteggiarla; le scene assumono i connotati che ormai conosciamo e Finn non può lasciare l’ospedale.
Diana parte lo stesso e arriva a Isabela, dove però sta chiudendo tutto: niente hotel o ristoranti, lei si ritrova sola e pure senza i bagagli che sono andati smarriti.
Di fatto resta bloccata e isolata in un paradiso dal mare cristallino che cerca di difendersi dal virus con una serrata generale.
Riesce a trovare ospitalità presso una donna del luogo, poi fa la conoscenza di una ragazzina problematica e di suo padre. Buona parte del romanzo racconta la forzata lontananza dagli affetti più cari e dalle certezze in cui Diana si era cullata prima che tutto venisse stravolto.
Le comunicazioni con Finn sono stentate e sporadiche. Lui è costretto a turni massacranti per aiutare i moribondi e nelle sue email c’è tutta la tragedia vista dal versante di chi la combatte in prima persona in corsia.
Intanto Diana va alla scoperta della splendida natura del luogo, tra immersioni memorabili e una forzata solitudine che diventa occasione per ripensare ai suoi progetti, alle priorità, agli affetti e ai dolori. Allontanarsi da tutto per riconsiderare la vita da una prospettiva nuova.
Però ovviamente la trama non finisce qui, e non anticipo di più, se non che la Picoult stupirà in modo repentino ed imprevisto con un colpo di bravura spiazzante per i lettori. E non è solo un romanzo sul Covid, col suo bagaglio di sofferenza e lutti; ma una storia che parla di capacità di adattamento e della necessità di fare il punto sulle nostre vite.
Eve Babitz “La mia Hollywood” -Bompiani- euro 20,00
Eve Babitz e’ stata un’icona: artista, giornalista, musa, it girl, party girl, autrice di copertine di album rock. Nata nel 1943 a Hollywood, figlia del primo violinista dell’orchestra della 20th Century Fox e di un’artista, è morta nel dicembre 2021. Suo padrino fu Stravinskij, Jim Morrison per lei scrisse “L.A. Woman”, fu fotografata mentre giocava a scacchi nuda con Duchamp, e visse gli anni d’oro di una Hollywood che non c’è più.
Questo è il primo dei suoi libri, uscito nel 1974, quando aveva 30 anni, e lo definiva ironicamente “romanzo confessionale”. E’ una raccolta di saggi autobiografici che ripercorrono la sua infanzia e giovinezza alle prese con un mondo bizzarro e affascinante.
Ci sono gli incontri con personaggi eccentrici, a tratti quasi paradossali.
Tra i ritratti, a volte racchiusi in pochissime righe, emergono la figura di Vera Stravinskij, il bizzarro mecenate inglese dei surrealisti Edward James, attori, avventurieri, musicisti e rockstar, surfisti e perdigiorno, in un caleidoscopico racconto di Los Angeles.
Emblematica la frase scritta nel libro da Eve Babitz in merito agli anni della Depressione in cui «le persone intelligenti se ne andavano a New York, quelle belle venivano sulla West Coast».
Lei a New York ci andò giovanissima come segretaria di redazione in una rivista underground e fu sempre contro il luogo comune per cui Los Angeles sarebbe stata una “Terra desolata” culturalmente parlando.
Fu una gran lettrice curiosa di tutto, e descrisse benissimo la Hollywood dell’arte e della boheme; assetata di esperienze e vita, si mosse vorticosamente tra amanti, alcol e droghe, in un susseguirsi di party ed avventure sopra le righe. Un libro ricco di aneddoti e spaccati di vita che rimandano al fascino anche un po’ perverso della Hollywood tra anni 50 e 60, raccontati da chi c’era e se la viveva a piene mani.
Emma Straub “Domani a quest’ora” -Neri Pozza- euro 19,00
Emma Straub, 42 anni e due figli, non è solo una scrittrice di bestseller (5 tradotti in più di 20 lingue), ma anche libraia; proprietaria insieme al marito, il graphic designer Michael Fusco, della libreria indipendente “Books are magic” al 225 di Smith Street, a Brooklyn.
Nel 2016 dopo la nascita del secondo figlio la coppia si trasferì a Coble Hill, vicino a una libreria che amavano, “Book Court”. E quando i proprietari decisero di vendere, Emma e Michael la comprarono.
Questo per dire che la Straub ha anche l’occhio allenato alle ultime novità e tra gli scaffali della sua “Books are magic” ha spesso l’occasione di conoscere altri scrittori e confrontarsi con il pubblico.
In “Domani a quest’ora” (che facilmente diventerà un film e la Straubb sta lavorando alla sceneggiatura), la protagonista Alice Stern, che è alla soglia dei 40 anni, una mattina si risveglia adolescente negli anni 90.
Il romanzo è ambientato nella New York tanto amata dalla scrittrice. Alice è una donna indipendente, newyorkese purosangue che vive nello stesso appartamento di quando era studentessa ed ha una vita tranquilla, senza la foga della carriera, ma in grado di consentirle alcune certezze nella confort zone che si è ritagliata.
La sera del suo 40esimo compleanno, dopo una notevole sbronza, si risveglia nel corpo di una 16enne; è perfettamente consapevole di quello che le sta capitando ed ha intatti i ricordi e la realtà dei suoi 40 anni…. solo che è tornata al tempo del liceo. Allora molte cose erano diverse, a partire dal padre che all’epoca stava benissimo, mentre ora si ritrova in ospedale per i suoi ultimi giorni. E’ Leonard Stern, scrittore di fantascienza, ispirato al padre della scrittrice Peter Straub, che è stato un autore di libri horror e se n’è andato poco tempo fa per le complicanze di una frattura del bacino.
Tutto il romanzo è giocato sull’alternanza dei pensieri di Alice 16enne il cui un futuro deve ancora essere scritto e, dall’altra, la consapevolezza della donna matura che sta affrontando la malattia e la morte del padre al quale avrebbe tanto voluto salvare la vita.
Se lei potesse davvero tornare indietro cosa cambierebbe? Quali decisioni hanno finito per rivelarsi davvero decisive per la sua vita? Se avesse cambiato qualcosa, per esempio il fidanzatino del liceo o scelto un altro lavoro o ancora aiutato il padre a smettere di fumare……quante cose sarebbero andate diversamente?
Un romanzo che invita a farsi domande anche profonde, così come se le è poste la Straub in queste pagine che ha iniziato a scrivere nel 2020 in piena pandemia. Alice non è esattamente lei, ma molti sentimenti sono i suoi ed oltre all’amore per New York che traspare in ogni pagina, ci sono sensibilità e profondità di pensieri che non lasciano indifferente il lettore.
A cura di Nadia Fusini e Luca Scarlini “Virginia Woolf e Bloomsbury inventing life” -Electa- euro 29,00
Questo volume è il catalogo della mostra allestita a Roma in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra, per celebrare lo spirito che animò il gruppo di Bloomsbury, enclave di grandi menti artistiche (e non solo) che sperimentarono idee e opere, nonché un nuovo modo di convivere che scardinava i rigidi principi vittoriani.
Rimasti orfani nel 1904, Virginia Stephen (non ancora sposata con Leonard Woolf) e i fratelli Vanessa, Thoby e Adrian lasciano la casa paterna nell’altolocato quartiere di Kensington e si trasferiscono nel quartiere più bohémienne di Bloomsbury. E’ lì che imprimono un nuovo significato alla convivenza, alla vita artistica e intellettuale ed aprono le porte agli amici, tutti intellettuali di altissimo ingegno e livello. L’esposizione capitolina ha voluto raccontare proprio quel nuovo modo di concepire l’amicizia intellettuale e i suoi corollari attraverso dipinti, foto, libri, parole ed oggetti appartenuti al gruppo.
Nelle stanze di Gordon Square a Bloomsbury nasce un nuovo concetto di coabitazione, tra libertà totale e fervore creativo, pittura, lettere, studi e amicizia. Le sorelle Stephen riescono così a dare libero sfogo ai loro talenti; Virginia scrivendo, Vanessa dipingendo, e in un certo senso quella fu la loro università. Nell’ampio soggiorno del primo piano tutto è concepito per ospitare gli amici delle sorelle e dei fratelli Stephen.
A Bloosmbury transitano e si soffermano personaggi che diventeranno poi economisti, storici, filosofi ed artisti famosi; condividono motivazioni sociali, idee artistiche innovative, teorie rivoluzionarie e relazioni romantiche, tra discorsi, analisi profonde ma anche scherzi giocosi.
Tra i nomi di spicco, John Maynard Keynes che rivoluzionerà il pensiero economico mettendo le basi del welfare state; Lytton Strachey che inventerà un nuovo modo di scrivere e raccontare storia e biografie, sarà il biografo per eccellenza in terra britannica, autore di due strepitosi ritratti delle vite delle sovrane Elisabetta I e la Regina Vittoria.
E ancora, il futuro marito di Virginia, Leonard Woolf che sogna una società nuova e con la scrittrice fonderà la casa editrice Hogarth Press; Clive Bell che sposerà Vanessa; il pittore Duncan Grant e il critico Roger Fry che svelerà oltre Manica le nuove tendenze artistiche parigine.
E le donne nel gruppo faranno la loro parte dando un nuovo peso alle loro intelligenze.
A Bloomsbury transitano Vita Sackville –West, Dora Carrington, Lady Ottoline Morrel, Katherine Mansfield. Ma sono molti di più i personaggi che incroceranno Bloomsbury e li trovate tutti nel libro della mostra che dedica ad ognuno un capitolo, tra foto d’epoca, quadri, disegni e materiali inediti.
Un sociobiologo, Daniel Lumera, e una epidemiologa,



Agnes Lee è convintamente single ed eremitica, battagliera, intellettualmente brillante, scrittrice di successo di libri per bambini. Ma sotto pseudonimo è anche autrice di fortunati romanzi che, tra l’ironico e il trasgressivo, raccontano la vita delle ricche ragazze di Filadelfia. E’ insofferente verso gli stereotipi, si veste come le pare e combatte un tumore al seno facendosi forza con il suo cinismo.
L’ultimo romanzo della brillante scrittrice americana Rebecca Kauffman è ambientato nella Virginia rurale tra inizi Novecento e fine anni Cinquanta, e racconta la storia della famiglia Shaw. In scena c’è la complessa rete di rapporti affettivi di 7 tra fratelli e sorelle, cresciuti in una fattoria e accomunati dalla tragedia della morte precoce della madre.
E’ una storia di affetto, amicizia, fede, un legame che resiste alla lontananza e allo scivolare del tempo, per cui i due protagonisti non possono fare a meno l’uno dell’altra. Il romanzo è orchestrato intorno a un uomo e una donna che da giovani condividevano le estati dai nonni sulla costa adriatica a Lungamira. Un legame che alternava periodi di frequentazione a quelli della lontananza, durante i quali mantenevano una fitta corrispondenza; lei dall’Italia e lui dall’Inghilterra. Poi si erano allontanati, persi, ed ora si sono ritrovati.
Questo è il libro di esordio della giornalista e scrittrice indoaustraliana Kavita Bedford che vive e insegna a Sydney, ed è proprio in questa città che ambienta la storia di un gruppo di amici trentenni.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Conosciamo il passato della madre, del padre, dei nonni, delle amicizie con persone di varie tradizioni, religioni e lingue, che si amalgamavano senza attriti in un cosmopolitismo affascinante.
In queste pagine Catherine Dunne (nata a Dublino nel 1954) affronta e affonda la sua mirabile penna nelle spire del dramma degli istituti per ragazze madri e rimanda a una pagina orribile della storia irlandese. Dal 1922 al 1998 circa 56 mila donne furono recluse nelle “Mothers and baby homes”, istituti gestiti prevalentemente dalla Chiesa in accordo con lo Stato. Simili a dei lager dove, sullo sfondo della cattolicissima e bigotta Irlanda, le giovani donne incappate nell’incidente di una gravidanza imprevista erano praticamente detenute.
L’autrice della fortunata “Saga dei Cazalet” ha scritto questo romanzo durante i primi anni del suo matrimonio con Kingsley Amis, imbastendo una trama che ruota intorno alla felicità di una coppia quarantenne che vive vicino a Londra, infranta dall’arrivo di una terza incomoda.
In questo romanzo la scrittrice austriaca (nata nel 1947) ha ricostruito la vita della nonna, e lo ha fatto superati i 70 anni nel 2020 in uno scorrevole memoir su cui aleggia l’alone della fiaba.

