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“Applausi e sputi”. Pezzuto racconta le due vite di Enzo Tortora

L’INTERVISTA

Una vita in due atti: il trionfo e la caduta. Enzo Tortora ha assaporato il successo straordinario del giornalista e presentatore amato dagli italiani, volto simbolo della televisione popolare e di programmi entrati nell’immaginario collettivo. Poi il dramma improvviso e devastante. Un uomo del tutto innocente e impotente, crollato sotto il peso di accuse rivelatesi false e di quello che ancora oggi viene considerato il più grande orrore – non soltanto errore – giudiziario della storia italiana.

In “Applausi e sputi”, pubblicato da Edizioni Piemme, il giornalista Vittorio Pezzuto ricostruisce entrambe le vite di Tortora. Un racconto che intreccia analisi storica approfondita e indagine umana, restituendo il ritratto complesso di un uomo travolto da una vicenda che ha cambiato per sempre il rapporto degli italiani con la giustizia e con l’informazione.

Nelle pagine del suo libro scopriamo più di un Enzo Tortora.

«Con Portobello e gli altri suoi programmi, il Tortora televisivo, pioniere e innovatore, aveva portato sul piccolo schermo l’Italia reale, la gente comune, ottenendo un successo di pubblico strepitoso e guadagnandosi anche tante invidie. Non fu soltanto un grande giornalista e uomo di spettacolo. Divenne anche un protagonista civile e politico. Dopo il suo arresto Marco Pannella lo candidò al Parlamento europeo. Eletto con mezzo milione di preferenze, scelse di dimettersi all’indomani della condanna in primo grado a 10 anni di carcere per spaccio di droga e appartenenza alla camorra. Trasformando il suo calvario personale in una battaglia radicale per i diritti e la giustizia giusta, lottò fino all’ultimo giorno per migliorare la condizione dei detenuti, contro l’abuso della carcerazione preventiva e a favore della responsabilità civile dei magistrati. Amava ripetere: “Ero liberale perché avevo studiato, sono radicale perché ho capito”. È stato uno straordinario leader politico, una persona molto seria e rigorosa, con un grande senso dello Stato».

Lei sostiene che il caso Tortora abbia inaugurato il processo mediatico.

«Senza dubbio. Tortora venne arrestato alle quattro del mattino all’Hotel Plaza di Roma. Fu trattenuto per ore in caserma e fatto uscire soltanto quando fuori c’era la certezza di trovare un plotone di telecamere e fotografi appositamente convocati per distruggerne l’immagine e la reputazione. Da quel momento si prese poi l’abitudine di depositare direttamente in edicola gli atti che riguardavano l’inchiesta a suo carico: uno stillicidio di menzogne e testimonianze false dai contenuti surreali».

Che cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?

«Oggi il processo mediatico è diventato permanente. Con i social si viene giudicati colpevoli o innocenti all’istante, in base alla simpatia o antipatia che si suscita. Quanto alla televisione, ormai non c’è fascia oraria che non proponga la sua dose di talk show sul caso giudiziario più appetitoso. Ci sono avvocati e giornalisti che abitano letteralmente negli studi tv, dibattendo per ore e ore di cose che non conoscono o di atti che per legge dovrebbero restare riservati. Negli anni Ottanta il Paese disponeva ancora di anticorpi importanti: giornalisti e uomini di cultura come Leonardo Sciascia, Giorgio Bocca ed Enzo Biagi compresero quasi subito l’assurdità delle accuse rivolte a Tortora. Oggi tutto è più rapido e più feroce. Eppure i processi veri continuano a essere lentissimi e il loro verdetto quando arriva non interessa più a nessuno: nel frattempo l’opinione pubblica è stata infatti  sedotta da altre vicende di cronaca nera. Dal caso Tortora in poi si contano decine di migliaia di errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione. E continua il malcostume di moltissimi cronisti che ogni volta fanno da acritica cassa di risonanza alle tesi colpevoliste della Procura di turno. Credo che la riforma più urgente dovrebbe essere la separazione delle loro carriere da quelle dei pubblici ministeri che passano loro le carte».

Pensiamo anche al recente referendum…

«Il corpaccione elettorale non ha ragionato davvero sul merito del quesito, ha votato su altro. Ad esempio al Sud ha protestato contro la cancellazione del reddito di cittadinanza. Abbiamo peraltro assistito a un pessimo dibattito, frutto di due trasformismi politici: pur di ridurre la consultazione a un maxi-sondaggio sul governo e su Meloni, gran parte della sinistra ha deciso di buttare a mare la sua storica posizione a favore del giusto processo e della separazione delle carriere dei magistrati; mentre la destra, che in buona parte è sempre stata giustizialista e manettara, ha provato a difendere le ragioni del Sì ma senza convinzione perché poco convinta. Un’occasione perduta per l’intero Paese».

Gran parte della prima vita di Tortora, quella degli applausi, è legata alla televisione. Che cosa deve la tv italiana a Enzo Tortora?

«Innanzitutto uno stile. Tortora portò in tv eleganza, precisione linguistica, persino il corretto uso del congiuntivo. Era colto e raffinato ma mai pedante, popolare senza essere volgare. Aveva la capacità di innovare continuamente il linguaggio televisivo. Inventò formule televisive che anticiparono ad esempio il televoto, la moviola e le nomination. Fu anche un pioniere delle televisioni private e lottò per difendere la loro esistenza, contro l’allora monopolio della Rai: passando da Telebiella a Telealtomilanese e arrivando ad Antenna 3 Lombardia contribuì a immaginare e soprattutto a realizzare una tv diversa. Diversa perché libera».

C’è un episodio che racconta bene il suo modo di fare televisione?

«Quando morì il calciatore granata Gigi Meroni, Tortora decise di non dare immediatamente la notizia durante La Domenica Sportiva, perché voleva essere sicuro che la famiglia non lo apprendesse dalla televisione. Era un giornalista che aveva un fortissimo senso umano e professionale del limite. Oggi quanti farebbero lo stesso?».

Tortora – e per questo fu licenziato – definì la Rai “un jumbo guidato da boy scout”. Vale ancora quella definizione?

«Non è più un “jumbo” in termini di ascolti e influenza, ma resta pur sempre una macchina enorme retta direttamente dai partiti e dai loro dipendenti. Quando qualcuno si ostina ancora a definirla “la più grande azienda culturale del Paese” mi viene da sorridere. E il sorriso si trasforma in riso se penso a quanti libri leggono ogni anno i suoi dirigenti».

Le è piaciuta la serie Portobello di Marco Bellocchio, che ha tratto sicuramente ispirazione anche dal suo libro?

«Ne sono stato il consulente storico e il prodotto finale mi ha soddisfatto. Per definizione ogni fiction contiene anche elementi di fantasia ma è stata fatta con grande rigore professionale. Fabrizio Gifuni si è confermato un mostro: attore di straordinario valore e persona di grande sensibilità, è riuscito a restituirci appieno gli occhi, i movimenti del corpo, la parlata stessa di Tortora».

Sa che molti giovani con cui ho parlato non sanno neppure chi fosse Enzo Tortora? Ma è mai possibile?

«Purtroppo sì. È il segno di un Paese che coltiva poco la memoria collettiva. Anche per questo ho scritto la prima edizione di Applausi e sputi nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla: perché la sua storia continua a parlarci del presente. Quando uscì la prima edizione, la vicenda era già stata quasi rimossa. Molti, troppi giornalisti antropofagi avevano interesse a dimenticare e a far dimenticare il loro turpe contributo nel tiro al Tortora. Quanto ai magistrati che arrestarono prima e condannarono dopo Tortora, non hanno mai riconosciuto i propri errori, non sono stati sanzionati, non hanno dovuto pagare alcun risarcimento a lui e alla sua famiglia e hanno continuato a fare carriera per anzianità. Soltanto uno si dimostrò diverso, onorando la sua professione: il giudice istruttore Michele Morello, che lesse davvero le carte e comprese quanto quelle accuse fossero inconsistenti, false e contraddittorie. E la storia, fortunatamente, finì in altro modo».

 

Cristiano Bussola

 

 

Euroedizioni Torino al Salone del Libro: una teca per i libri che ci hanno cambiati  

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Tra gli scaffali sterminati del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ogni anno le parole cercano nuovi lettori e i lettori cercano, forse, nuove versioni di sé stessi, ci sarà anche uno spazio dedicato a una domanda semplice e potentissima: può un libro cambiare una vita?

 

 Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice Euroedizioni Torino sarà presente alla manifestazione con un progetto dal sapore partecipativo e quasi “artigianale“, costruito attorno al valore trasformativo della lettura e dell’esperienza scolastica. Non soltanto uno stand editoriale, dunque, ma una piccola officina di memoria e condivisione, in cui ogni visitatore potrà lasciare traccia del proprio libro-svolta.

L’idea è tanto concreta quanto evocativa: chiunque potrà avvicinarsi allo stand, consigliare un testo che abbia avuto un significato speciale nel proprio percorso umano o professionale e inserirlo simbolicamente all’interno di una teca. Una sorta di archivio sentimentale della lettura, composto non da classifiche o bestseller, ma da opere capaci di aprire passaggi interiori, cambiare prospettive, accendere vocazioni o persino riconciliare qualcuno con la scuola, con l’insegnamento, con il desiderio di imparare.

In un tempo dominato dalla velocità dei contenuti e dalla distrazione permanente, l’iniziativa assume quasi il tono di un gesto controcorrente: fermarsi davanti a un libro e domandarsi non “quanto vende?”, ma “cosa ha lasciato dentro di me?”. 

La proposta nasce dall’identità stessa di Euroedizioni Torino, realtà editoriale da anni impegnata nel mondo della scuola e della formazione. La casa editrice si occupa prevalentemente dei problemi organizzativi e gestionali delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, affrontando tanto gli aspetti pedagogico-didattici quanto quelli amministrativo-contabili. Attraverso consulenza, formazione anche online, riferimenti interpretativi, supporti operativi ed edizioni specialistiche, Euroedizioni accompagna quotidianamente dirigenti, docenti e personale scolastico nella complessa macchina educativa italiana.

Accanto alla pubblicazione di manuali per la preparazione ai concorsi del personale scolastico, la casa editrice sviluppa riviste e strumenti di approfondimento come Fare l’InsegnanteAmministrare la ScuolaDirigere la Scuola e Scienza dell’Amministrazione Scolastica: un ecosistema editoriale che prova a trasformare la normativa e la gestione scolastica in strumenti concreti di crescita professionale.

Ed è proprio qui che il progetto della “teca dei libri” trova il suo significato più autentico. Perché la scuola non è fatta soltanto di regolamenti, procedure e organizzazione. Vive anche di storie personali, intuizioni, pagine sottolineate durante una notte difficile, romanzi trovati per caso, saggi che hanno cambiato il modo di guardare gli studenti, la società, sé stessi.Allo stand di Euroedizioni, sito presso il Padiglione 2-H06, il visitatore non sarà soltanto spettatore. Diventerà testimone. Potrà lasciare un consiglio di lettura, un frammento di esperienza, forse persino una confessione silenziosa: questo libro mi ha cambiato.

 

E in mezzo al grande rumore della fiera, quella teca rischia di diventare qualcosa di raro: una mappa collettiva delle trasformazioni invisibili che solo la lettura sa produrre.

Nel “Bosco dei Pensieri” con Francesco Carofiglio

A Serralunga d’Alba (Cuneo), la “Fondazione Emanuele di Mirafiore” presenta il nuovo romanzo di Francesco Carofiglio

Giovedì 14 maggio, ore 18,30

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Barese, classe 1964, Francesco Carofiglio è proprio “tante cose”, oltre ad essere fratello dell’ex magistrato e arci-noto scrittore Gianrico Carofiglio, “papà letterario” del “fragile” avvocato Guerrieri. Architetto, artista, attore e regista e … anche lui, il Francesco, eccellente e decisamente prolifico scrittore. Vizio di famiglia, direbbe qualcuno. Buon e benvenuto vizio,  di famiglia! Aggiungo io.

Per chi volesse incontrarlo di persona e ascoltare dalla sua voce i più “segreti passaggi” e le trame narrative ed emozionali del suo ultimo romanzo, la cosa è fattibile. Sarà infatti proprio lui l’ospite del primo appuntamento della XVI edizione (linea primavera – estate) delle “Passeggiate Letterarie” che la “Fondazione Emanuele di Mirafiore” (nell’ambito del cosiddetto “Laboratorio di Resistenza Permanente”) organizza, per volontà di Oscar Farinetti, dal 2010, all’interno del “Villaggio di Fontanafredda”, trasformando il “Bosco dei Pensieri” in luogo “sacro” dedicato alla lettura ed al confronto diretto con autrici ed autori della scena culturale contemporanea. Rassegna che, anche per l’anno in corso, conferma la propria formula “capace di unire natura, parola condivisa e incontro diretto con i protagonisti della letteratura e del pensiero”.

Orbene, l’appuntamento con Francesco Carofiglio, nella “Tenuta di Fontanafredda”, sarà per il prossimo giovedì 14 maggio.

Alle 18,30, lo scrittore leggerà e racconterà i passi più salienti legati alla nascita del suo nuovo romanzo “Tutto il mio folle amore”, edito nel 2025 per i tipi di “Garzanti”.

Quella raccontata, con coinvolgente passione, dall’autore barese, nelle pagine di questo nuovo libro è “una storia di coraggio, amicizia e amore, in cui i sogni dell’adolescenza si intrecciano con la realtà dolorosa di un’Italia ferita dalla guerra”. Sullo sfondo del 1943 e delle vicende che accompagnano la caduta del regime fascista e l’armistizio, i giovani protagonisti AlessandroLallo e Carolina attraversano il passaggio all’età adulta dentro una stagione segnata dalla violenza, dalla perdita e dalla nascita di una nuova speranza, che trova nella voce di “Radio Bari” uno dei suoi simboli più forti. Ambientato tra il luglio e il settembre del 1943, il romanzo “segue le vite di ragazzi sospesi sul margine della Storia, costretti a crescere in fretta mentre il Paese cambia volto. Tra passioni civili, desiderio di libertà e slancio sentimentale, il libro restituisce il clima di una generazione chiamata a scegliere da che parte stare, raccontando una Resistenza intesa come gesto collettivo e responsabilità condivisa”.

“Ragazzi sospesi sul margine della Storia”: ma quanto è cambiato da allora? Verrebbe, purtroppo, da dire ben poco, se oggi appare tristemente possibile trovarci in una situazione pressoché uguale. In tempi in cui rischiamo – o dove forse già ci siamo impantanati – un’uguale, ristagnante (recuperabile?) situazione. E il discorso abbraccia la tragicità di situazioni mai risolte, riciclate nel tempo, o falsamente risolte. A livello nazionale e oggi, ancor di più, a livello internazionale. “Romanzo storico”, in tal senso, quello di Carofiglio dinanzi al quale viene lecito giocare e mettere in tavola carte inquietanti, ma vere, di un’allarmante attualità. L’incontro servirà anche per meglio chiarire tali dubbi e domande e supposizioni.

Al centro dell’incontro-dibattito nel “Bosco dei Pensieri” di Fontanafredda, sarà infatti la lettura “profonda” di quel suo recente “Tutto il mio folle amore”, ultimo romanzo, in ordine di tempo, di una serie di opere letterarie già ben nutrita e iniziata nel 2005 con “With or Without you” (BUR-Rizzoli, titolo “rubato” al singolo degli “U2” datato1987), seguito tra il 2008 (“L’estate del cane nero”, Marsilio) ed il 2025 da una decina di altri romanzi, tra cui “Ritorno nella valle degli angeli” (“Premio Strega”, 2010), “L’Estate dell’incanto” (“Premio Selezione Bancarella”, 2020), oltre che da due (la  graphic novel “Cacciatori nelle tenebre”, e “La casa nel bosco”, Rizzoli 2007 e 2014), scritti a quattro mani con il “fratellone” (di tre anni più “anziano”) Gianrico. Due modi d’intendere trame narrative parallele, accomunate sempre dal forte impulso della passione, dalla volontà di entrare nella carne viva delle “storie” e da un istinto al racconto decisamente fruttuoso e ammaliante. Anche di questo si parlerà in quel magico “Bosco” naturale e culturale creato con saggia avvedutezza da Natale Oscar Maria Farinetti, ma chiamatelo, più semplicemente, Oscar.

Per info: “Fondazione Emanuele di Mirafiore”, via Alba 15, Serralunga d’Alba (Cuneo); tel. 0173/626424 – 377/0969923 o www.fondazionemirafiore,it

Gianni Milani

Nelle foto: Francesco Carofiglio; Cover “Tutto il mio folle amore”

Ebrei senza saperlo, una tormentata ricerca delle radici

Attraverso una visita dermatologica che gli fu diagnosticata alcuni anni fa, una patologia a detta del medico, tipica delle popolazioni ebraiche aschenazite est europee, la storica e scrittrice torinese Lucetta Scaraffia, viene a conoscenza di questa ascendenza, ascrivibile alla nonna paterna, che come un fiume carsico attraverso le generazioni, riemerge alla sua coscienza contemporanea.
( Lucetta Scaraffia, “Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste”, Raffaello Cortina Editore 2026,pagg.165, €16.00).

Ne nasce un testo autobiografico complesso, che narra della sua tormentata ricerca delle radici.I Wildt arrivati in Italia a metà dell’ottocento sono una dinastia di convertiti ebrei al cristianesimo ,di cui l’autrice solo risalendo indietro di tre generazioni, può immaginare avessero piena consapevolezza della loro identità ebraica. Convertiti per amore o per forza? Quanti di noi, ripercorrendo il passato famigliare, potrebbero scoprire tracce nascoste della propria origine ebraica senza esserne consapevoli? La ricerca di Lucetta Scaraffia si allarga al complesso tema della trasmissione dell’identità ebraica, che fu spesso cancellata per paura,bisogno, opportunità, persecuzioni, attraverso i reticoli della Storia. Storia fatta sovente di miseria, ghettizzazioni,leggi razziali,pogrom.Una storia condivisa in realtà da molte famiglie italiane assimilate.L’autrice è una storica cattolica, nota nel panorama culturale nostrano,sovente opinionista televisiva su questioni teologiche e storico religiose, di studi di genere e un passato di femminismo radicale.
Leggendo il libro, questa ricerca ha comportato per lei anni, passati in archivi anagrafici al Comune di Milano, dove i Wildt arrivarono dalla Polonia probabilmente, come primo approdo, per risalire a Torino ,dove un suo antenato paterno, manutentore di ferrovie mise le tende.Per arrivare al grande scultore di epoca fascista Adolfo Wildt.Ma il testo è complesso e spazia dalla definizione di identità ebraica come religione, etnia, cultura alle forme della sua estinzione attraverso le conversioni, le assimilazioni e i processi di secolarizzazione,i battesimi,le scomparse documentali dagli archivi delle comunità e delle Sinagoghe. Si arriva partendo dalla storia antica a trattare il tema della Shoah e della fondazione dello Stato di Israele fino al tragico fatto dell’attentato di Hamas al confine della striscia di Gaza del 7 ottobre del 2023 e del drammatico riaffacciarsi dell’ antisemitismo politico e culturale, che si voleva per sempre estinto nel secolo scorso.Il lettore anche privo di buone conoscenze storiche e culturali, riesce grazie alla fluida e coinvolgente narrazione dell’autrice a comprendere bene le tematiche e i complessi problemi trattati. Un libro importante che mancava nel nostro panorama culturale italiano, che ci interroga sul difficile tema dell’identità in generale e di quella ebraica in particolare, dove oggi un ebreo italiano che esce in strada portando in capo la kippá, corre il rischio dell’ aggressione fisica. Tempi bui dove l’antisionismo è diventato il correlato del riemergere dell’antisemitismo e dove tornare ‘marrani’ è diventato il nuovo imperativo categorico, dell’ essere ebrei ‘soggettivi e oggettivi’ ,’ignari deboli o consapevoli forti’ (non anticipo in quale categoria si pone l’autrice e lo lascio scoprire al lettore se sarà impaziente di leggere questo magnifico libro )in attesa come sempre, di sapere se si è stati promossi e con che voto all’esame della parte giusta della Storia. Per elezione o vetustà. Freedom Flotilla permettendo. Auguri per il Salone del Libro.

Aldo Colonna

“Il Sigillo di Silius”: la fantascienza umanista di Raffaele Casini tra potere, identità e trasformazione

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Nel libro si costruisce una narrazione che si sviluppa su più livelli: da un lato un universo futuristico ricco di tensioni e contrasti, dall’altro un’indagine più intima e simbolica, che richiama archetipi e dinamiche interiori universali

Raffaele Casini, nato a Livorno nel 1975, affianca alla sua attività professionale nel campo dell’amministrazione e gestione del personale una profonda passione per la scrittura, lo studio e la ricerca interiore. Laureato in economia e commercio e in storia contemporanea, unisce alla formazione razionale un forte interesse per la spiritualità e la meditazione, elementi che influenzano in modo significativo la sua visione narrativa.

Appassionato di fantascienza classica – da Isaac Asimov a Dan Simmons, fino a Ursula K. Le Guin – il libro si inserisce in quella corrente del genere che utilizza mondi futuri e scenari complessi per esplorare le dinamiche più profonde dell’essere umano.

Lo scrittore Raffaele Casini

Nel romanzo Il Sigillo di Silius, l’umanità ha varcato i confini del sistema solare e colonizzato molti mondi. Le potenze rivali dell’Impero e dell’Unione Federale dei Mondi si fronteggiano in una guerra fredda, ma all’interno dell’Impero il potere dell’Imperatore si scontra con le resistenze della nobiltà. L’omicidio apparentemente banale di Orion Kael, esperto di processi di biomineralizzazione e coordinatore di un progetto segreto, porterà la dottoressa Arya Solis, brillante scienziata, e l’agente imperiale Ethan Vallar, fino al pianeta agricolo di Silius, dove Lord Cato Valerius, signore del pianeta, si rivela essere tutto meno che un fedele servitore dell’Impero, e il cui piano distruttivo potrebbe scuotere la galassia fin nelle fondamenta più nascoste.

Lungo la storia, l’approccio umanista prende forma attraverso figure intense e sfaccettate come Arya Solis, Lady Selena e Lord Cato Valerius. Tre personaggi profondamente diversi tra loro, ma accomunati da un percorso di confronto con il potere, con le proprie scelte e con la propria identità.

Arya Solis incarna la tensione tra razionalità e ricerca di significato, in un equilibrio fragile tra ciò che può essere spiegato e ciò che invece deve essere compreso a un livello più profondo. Lady Selena rappresenta invece la volontà di riscatto e trasformazione, una figura che si muove tra ambizione, consapevolezza e desiderio di ridefinire il proprio destino. Lord Cato Valerius, infine, dà voce al lato più oscuro del potere: l’ambizione che può trasformarsi in ossessione, mettendo alla prova il confine tra visione e perdita di sé.

Attraverso queste figure, nel libro si costruisce una narrazione che si sviluppa su più livelli: da un lato un universo futuristico ricco di tensioni e contrasti, dall’altro un’indagine più intima e simbolica, che richiama archetipi e dinamiche interiori universali.

Il Sigillo di Silius si distingue così come un’opera di fantascienza umanista, in cui l’elemento narrativo si intreccia con una riflessione sul rapporto tra individuo e potere, tra coscienza e trasformazione. Una storia che invita il lettore a guardare oltre la superficie degli eventi, per interrogarsi su ciò che guida davvero le scelte e il destino delle persone.

Il link per l’acquisto del libro in cartaceo:

https://www.edizionimontag.it/catalogo/il-sigillo-di-silius/ 

L’ebook è acquistabile su tutti gli store online

La rassegna dei libri del mese

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Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori

 

Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro Gruppo FB nel mese appena concluso è La rosa inversa, di Maria Attanasio. La storia si apre agli inizi del Novecento quando Giacomo Flerez, retrogrado conservatore e anti-unità d’Italia, discendente della casata Henares, prende possesso di un’ala del palazzo di famiglia e vi scopre una stanza segreta.

 

 

Novità in arrivo

 

Ben venga maggio, coi suoi libri: nel mese più importante per l’editoria italiana, vediamo insieme cosa propongono le case editrici, tra i molti titoli a disposizione.

 

Liz Moore, Le Canzoni Di New York (NN) racconta il lato nascosto dell’industria musicale nella New York degli anni Duemila sullo sfondo di un palcoscenico di sogni evanescenti e concreti allo stesso tempo.

 

La Cacciatrice Di Comete  di Penny Haw (TRE60) si ispira alla vita vera di Caroline Herschel, una delle figure più straordinarie della storia della scienza .

 

Assassinio A World’s End di Ross Montgomery (Longanesi) è un giallo brillante ambientato in Cornovaglia nel 1910, durante il passaggio della cometa di Halley, una lettura elegante e piena di sorprese.

 

Consigli per gli acquisti

 

La Scimmia Antropomorta, di Olivia Ninotti (Solferino 2026) , un saggio che illustra brillantemente come il passaggio dalle comunità tribali originarie alle relazioni digitali di oggi, abbia trasformato profondamente la nostra mente e la nostra società.

 

Kaal Il Figlio Della Pietra, di Michele Spanu (Jolly Roger, 2026) Ambientato nel 600 avanti Cristo, durante il periodo dell’invasione cartaginese della Sardegna e vede protagonista  il figlio adolescente del capo tribù dei Sossinati, decisi a resistere a un nemico all’apparenza invincibile.

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Ilaria RossettiDario FerrariAlessandro Robecchi, François MorlupiEnzo LinariMichele Spanu.

 

Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it

Al Polo delle Rosine il volume sulla Resistenza nelle Valli di Lanzo

Venerdì 8 maggio, alle ore 18.30, il Polo delle Rosine ospiterà la presentazione del volume “Le Valli di Lanzo verso la Liberazione. Missioni e corvée attraverso le Alpi 1944-1945”, a cura di Franco Brunetta, Gianni Castagneri, Monica Data, Silvia Marchisio, Ezio Sesia, Furio e Marco Sguayzer. L’incontro si inserisce nel programma della 22esima edizione del Salone OFF di Torino e nel quadro delle celebrazioni per l’80esimo anniversario della Repubblica Italiana, proponendo una riflessione profonda sulle radici storiche e civili del nostro Paese. Le vicende delle Valli di Lanzo diventano simbolo di un passaggio cruciale tra sentieri impervi, sacrificio, coraggio, presenza forma a quel processo di liberazione che avrebbe condotto alla nascita della Democrazia Repubblicana. Il volume non si limita a ricostruire gli eventi della Liberazione, ma cerca di approfondire il valore umano e morale della Resistenza, restituendo voce a chi, anche rimasto in ombra, avrebbe contribuito a immaginare e costruire una nuova Italia.

Tra gli interventi si ricordano quelli di Michele Vietti, autore dell’introduzione, ed Ezio Sesia, tra i curatori del volume. L’incontro al Polo delle Rosine sarà un’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della storia locale e nazionale e per promuovere i valori della memoria come fondamento della cittadinanza.

L’evento è stato promosso dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, fondata a Ceres nel 1946 da Giovanni Donna D’Oldenico.

Venerdì 8 maggio, ore 18.30 – Polo le Rosine- via Plana 8/C Torino. Ingresso libero – prenotazioni: eventi@lerosine.it

La Cina che non c’era: donne e immaginario nel Settecento europeo

Il nuovo libro di Serena Vinci

C’è una Cina che non coincide con mappe né con cronache di viaggio, ma che prende forma tra palcoscenici, libretti d’opera e pagine letterarie. Una Cina immaginata, costruita, a tratti idealizzata. È questa la protagonista del volume di Serena Vinci“La Cina (è donna) nel Settecento. Sguardi di genere ed esotismo nella cultura letteraria e teatrale italiana, che sarà presentato sabato 9 maggio alle ore 18.30 presso la Libreria Chat Noir (Via Oddino Morgari, 17- Torino). L’incontro torinese si inserisce nel solco di una riflessione sempre più attuale: quella sul modo in cui l’Occidente ha storicamente costruito l’immagine dell’“altro”, intrecciandola con stereotipi culturali e rappresentazioni di genere. Abbiamo dialogato con l’autrice per addentrarci meglio nelle trame del suo libro e nella presentazione di sabato.

Da subito, già al primo capitolo del volume, Serena Vinci ricostruisce con precisione il processo di formazione del mito della Cina nell’immaginario europeo, mostrando come esso sia il risultato di una stratificazione culturale iniziata ben prima del Settecento. Ci racconta come già a partire dalla diffusione de Il Milione di Marco Polo, la letteratura italiana accoglie una rappresentazione fortemente idealizzata dell’Oriente. A questa si affiancano, nei secoli successivi, le cronache dei missionari gesuiti, che contribuiscono ad alimentare curiosità e immaginario, e soprattutto la moda delle chinoiserie francesi, che nel Settecento offrono un vero e proprio repertorio estetico e simbolico pronto per essere rielaborato. Nel secolo dei Lumi, la Cina diventa così una superficie riflettente: più che un luogo reale, uno specchio delle esigenze europee.

Vinci racconta come questo possa apparire, di volta in volta, come modello virtuoso – una società governata da letterati e intellettuali selezionati per merito – oppure come esempio negativo, soprattutto in relazione ai costumi e all’educazione femminile, giudicati eccessivi, oscillanti tra libertà e oppressione. Questa fascinazione si traduce in una vera e propria “cineseria diffusa”: dagli abiti agli arredi, dalla progettazione dei giardini agli affreschi murali a tema orientale, particolarmente presenti anche nei palazzi aristocratici torinesi. Un gusto estetico che non resta confinato alla decorazione, ma diventa scenografia ideale per il teatro, per il melodramma e per la narrativa, contribuendo a consolidare un immaginario condiviso e potente.

Particolarmente significativa è l’analisi dedicata a La cinese in Europa di Pietro Chiari, dove Vinci propone una lettura che supera le categorie tradizionali, arrivando a suggerire un’apertura verso interpretazioni più fluide delle identità di genere. Un passaggio che, pur radicato nel contesto settecentesco, dialoga con sensibilità contemporanee e invita a rileggere il teatro dell’epoca come spazio di sperimentazione, non solo estetica ma anche culturale. La scrittrice mette in luce come anche se il Settecento possa apparire distante, le dinamiche messe in luce dal volume risultano sorprendentemente attuali. La costruzione dell’altro, l’esotizzazione, l’uso della differenza culturale come specchio delle proprie tensioni: sono processi che attraversano i secoli e arrivano fino a noi. In particolare, Serena racconta l’ esempio della sovrana come Caterina di Russia che, affascinata dalla cultura illuminista e dalla filosofia, cercò di cambiare il modo di governare e di percepire le categorie ritenute inferiori.

La presentazione torinese rappresenta dunque un’occasione preziosa non solo per conoscere il lavoro di Serena Vinci, ma anche per interrogarsi su come continuiamo, ancora oggi, a raccontare ciò che percepiamo come “altro”. Un appuntamento per chi ama la cultura, il teatro e la storia delle idee, ma anche per chi è curioso di capire quanto il passato continui a riscrivere il nostro sguardo sul mondo.

Valeria Rombolà

La Grecia protagonista al Salone Off tra letteratura, cinema, musica e tradizioni

Torino si prepara ad accogliere un ricco calendario di iniziative dedicate alla cultura greca nell’ambito del Salone OFF, il programma diffuso del Salone Internazionale del Libro di Torino, che quest’anno vede la Grecia Paese ospite. Accanto agli appuntamenti ospitati negli spazi del Lingotto, sono in programma infatti mostre, proiezioni cinematografiche, concerti, incontri con gli autori e un momento di festa dedicato alle danze tradizionali greche in diversi luoghi della città. La rassegna, dal titolo “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente”, è organizzata e realizzata dal Consolato generale onorario di Grecia a Torino e dall’associazione culturale italo-ellenica Microkosmos, in collaborazione con associazioni e realtà culturali del territorio, con il patrocinio della Città di Torino e dell’Ambasciata di Grecia a Roma.

“La bella rassegna di eventi per il Salone Off organizzata dal consolato greco sarà una preziosa occasione per immergersi nella cultura greca in tutte le sue declinazioni – dichiara la vicepresidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria –. Arte, spettacolo, artigianato, letteratura, un viaggio splendido che renderà degno omaggio alla Grecia, paese ospite di questa edizione del nostro Salone del Libro. Siamo orgogliosi che Torino abbia contribuito all’organizzazione di questo cartellone di eventi e invitiamo la cittadinanza a goderseli quanto più possibile. Buon divertimento a tutte e tutti!”

“Con il programma “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente” intendiamo rafforzare il dialogo interculturale, l’integrazione e le relazioni storico-culturali tra Italia e Grecia – dichiara il Console generale onorario di Grecia a Torino Fivos Valachis –. Le iniziative vedono coinvolti il Consolato, le associazioni culturali italo-elleniche Microkosmos, ATTO e Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa, la Chiesa Ortodossa, l’Università e la Biblioteca Nazionale di Torino, il Museo del Cinema, la Fondazione Contrada Torino con BallaTorino e la boutique Poncif Torino, con l’obiettivo di consolidare le reti culturali, evidenziare la dinamicità della comunità greca locale, offrire spunti per nuovi incontri e nuovi approcci, mettendo in luce la continuità di un percorso culturale condiviso tra i nostri due popoli da oltre duemila anni. Siamo onorati di far parte di questo progetto”.

“Siamo orgogliosi di accogliere la Grecia come Paese Ospite d’Onore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 – dichiara il segretario generale del Salone internazionale del libro di Torino Marco Pautasso –. Questa partecipazione non rappresenta solo un omaggio alle radici comuni della nostra civiltà, ma è una finestra aperta sulla straordinaria vivacità della letteratura greca contemporanea. Il programma che condividiamo è un viaggio che attraversa i confini: dai grandi dibattiti al Lingotto fino agli appuntamenti diffusi del Salone Off, che porteranno il battito della cultura ellenica nel cuore dei quartieri di Torino. L’invito è quello di lasciarsi coinvolgere e ispirare da questa ‘trasferta’ mediterranea, per riscoprire quanto, ancora oggi, il pensiero greco sia essenziale per leggere il mondo”.

Venerdì 8 maggio, il primo appuntamento sarà alle ore 18 negli spazi della società Poncif in piazza Vittorio Veneto 5, con l’inaugurazione della mostra “Lo sguardo sul gioiello contemporaneo greco. Le creazioni di Vassiliki Merianou tra arte e design”.

Sabato 9 maggio, a partire dalle ore 16, al Cinema Massimo si susseguiranno le proiezioni dei film “Holy Amy” di Araceli Lemos, “Digger” di Georgis Grigorakis e “Moon, 66 Questions” di Jacqueline Lentzou, nell’ambito della rassegna cinematografica dedicata al nuovo cinema greco, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema (repliche anche nei giorni successivi).

Alle ore 21, la Chiesa di Santa Pelagia ospiterà il concerto del coro bizantino Irini Passi, che porterà il pubblico alla scoperta delle sonorità della tradizione musicale religiosa orientale. Iniziativa in collaborazione con la Chiesa greco-ortodossa di Torino.

Lunedì 11 maggio alle ore 17, la Biblioteca civica Centrale ospiterà le presentazioni della fiaba storica “Il combattente Filelleno”, del film “Sfacteria” e dei libri “Ritorno a Sfacteria” e “L’Italia che non c’era” di Giovanni Bonavia, dedicati alla figura di Santorre di Santarosa.

Martedì 12 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, sarà presentato il volume “Il prisma della Storia. Tre visioni, una memoria. La Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù. 1941-1943”, a cura di Elisabetta Giudrinetti.

Mercoledì 13 maggio alle ore 15, nella sala delle mostre della Biblioteca Nazionale Universitaria, saranno esposti alcuni dei documenti più importanti della collezione manoscritta greca della Biblioteca, con un incontro di approfondimento a cura della professoressa Maria Rosa Piccione. Iniziativa realizzata con il sostegno dell’Università di Torino.

Alle ore 18, al Circolo dei Lettori, si terrà invece una tavola rotonda dedicata alla letteratura greca contemporanea e al ruolo della scrittura nella definizione dell’identità culturale della Grecia di oggi, con la partecipazione degli scrittori Flora Tzelepi, Antonis Ampartzidis e Christos Bezirtzoglou, in un dialogo con Sofia Mastrokoukou, docente dell’Università Mercatorum.

Giovedì 14 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria, si terrà la presentazione del volume “Dialoghi extravagantes con gli studenti di diritto greco antico”, dedicato all’attualità del pensiero giuridico dell’antica Grecia.

Venerdì 15 maggio la Mole Antonelliana si accenderà in onore della Grecia, paese ospite della trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro.

Sabato 16 maggio alle ore 17, alla biblioteca civica Italo Calvino di Lungo Dora Agrigento 94, l’autore Petros Markaris presenta “La ricchezza che uccide”, ultimo romanzo della serie che vede protagonista l’investigatore Kostas Charitos.

Domenica 17 maggio alle ore 18.30, in piazza Santa Giulia, un’esibizione di danze e balli tradizionali greci porterà nel cuore della città i ritmi e i colori della cultura ellenica. Iniziativa a cura di Fondazione Contrada Torino Onlus.

Lunedì 18 maggio alle ore 18, al cinema Romano, il programma si conclude con la proiezione del film “Mediterraneo”, con la partecipazione dell’attrice greca Vana Barba.

Il programma dettagliato degli appuntamenti è disponibile sul sito del Salone Internazionale del Libro.