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Mario Lancisi racconta padre Turoldo

Fede e passione civile nella chiesa dei Folli di Dio” a cura di Mario Lancisi

L’incontro di domenica 15 marzo alla Casa della Madia, ha visto come ospite il giornalista e scrittore Mario Lancisi, autore di una biografia interpretativa dedicata a David Maria Turoldo, sacerdote, poeta e intellettuale, tra le figure più rilevanti del cattolicesimo italiano del Novecento.

Lancisi – collegato on line perché impossibilitato ad essere presente di persona per ragioni di salute – ha presentato una riflessione articolata sulla figura di Turoldo, inserendola all’interno di un gruppo più ampio di personalità di spicco del cattolicesimo italiano.

Queste figure, appartenenti al secondo dopoguerra, sono state definite “i folli di Dio”, poiché hanno vissuto la fede con profondità d’animo e integrità: una forza capace di incidere non solo nella storia, ma anche nelle dinamiche sociali e nei conflitti politici.

Tra queste figure, oltre a David Maria Turoldo, emergono Ernesto Balducci, Don Michele Do, Don Lorenzo Milani e Giorgio La Pira. Il tratto che li accomuna è questa tensione costante tra senso di
appartenenza ecclesiale e spirito critico, tra il radicamento nella tradizione cattolica e la necessità di trasformarla.

La biografia di Lancisi su David Maria Turoldo restituisce una figura viva, che emerge in un momento complesso, segnato da forti tensioni nella Chiesa, tra chi cercava aperture sociali e chi difendeva idee più conservative. Turoldo si dimostra essere una presenza difficile da contenere; un uomo che riesce a smuovere le coscienze e, proprio per questo, messo spesso ai margini e confinato.

La sua vita è dominata da una tensione profonda: da una parte la fedeltà autentica al Vangelo, dall’altra un rapporto conflittuale con le istituzioni ecclesiastiche. Le sue prediche parlavano dei poveri, delle ingiustizie, di una società che cresceva economicamente, ma lasciava indietro molte persone. Turoldo viveva con entusiasmo la concretezza della fede nella vita quotidiana, ma allo stesso tempo
era un uomo attraversato dalla fatica e dai momenti di crisi.

Ciò che lo distingue è la capacità di attraversare il buio senza negarlo, trovando proprio nella fede una direzione possibile. Anche nella testimonianza di Enzo Bianchi emerge questa doppia anima: una figura libera, a tratti scomoda, ma profondamente innamorata della Chiesa. Non un oppositore, ma qualcuno che criticava proprio perché si sentiva fino in fondo parte di essa.

L’eredità che resta di David Maria Turoldo non è solo nelle sue parole, ma nel modo in cui ha abitato la vita: una fede inquieta, mai accomodante, capace di stare dentro la complessità senza ridurla. Forse è proprio questo a renderlo ancora attuale: non tanto le risposte che ha dato, ma le domande che ha avuto il coraggio di lasciare aperte.

Irene Cane

Il sole di Primavera “riscalda” i motori del Salone del Libro

In attesa della partenza ufficiale del prossimo 14 maggio, il “Salone” organizza uno speciale weekend all’“Orto Botanico” di Torino

Sabato 28 (dalle 10,30 alle 14) e domenica 29 marzo (ore 16)

Due appuntamenti speciali per “accogliere la Primavera”. Entrambi organizzati in un’ideale, profumata e poetica (quel tanto che basta) location. In occasione della riapertura dell’“Orto Botanico” di Torino, il “Salone Internazionale del Libro” organizza infatti (tra libri, cultura e natura), in Viale Matteotti 25, al Parco del Valentino, due gradevolissimi appuntamenti: il primo dal titolo “Silent Book Party”  sarà ispirato al manifesto della XXXVIII edizione de “Il mondo salvato dai ragazzini”, il secondo porterà invece avanti (quale quarto appuntamento) la Rassegna “Prendersi cura”, ospite la giornalista e scrittrice Annalisa Cuzzocrea in dialogo con la direttrice del “Salone” Annalena Benini sul libro “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia” (Rizzoli), dedicato ad una delle principali protagoniste del giornalismo italiano, nota per il suo impegno civile e politico e per le sue battaglie femministe.

Ecco dunque il programma. Si inizia sabato 28 marzodalle 10,30 alle 14, con l’organizzazione, da parte del “Salone” del suo primo Silent Book Party”, dal titolo “Il mondo salvato dalla primavera”, per invitare a leggere tutti insieme “tra i primi fiori che sbocciano e sotto il verdeggiante arboreto”. I partecipanti potranno portare il proprio libro da casa oppure lasciarsi ispirare dai titoli in vendita grazie alla “Libreria Trebisonda”. Ognuno potrà scegliere il proprio angolo di verde e immergersi nella lettura. Nello spazio sarà disponibile anche un “temporary shop” con una selezione di prodotti della linea del “Salone del Libro”. Per raccontare il tema della XXXVIII edizione del “Salone del Libro”, l’“Orto Botanico” accoglierà anche “installazioni” ispirate allo stesso manifesto “Il mondo salvato dai ragazzini”. In programma anche un “evento speciale” (ore 10,45) dedicato proprio ai bambini: la prima presentazione del nuovo albo di Anna Benotto dal titolo “Karl e le forme della natura” (Lupoguido)Dentro una delle serre dell’orto, si creerà per l’occasione un “laboratorio” teso a intrecciare il suggestivo legame esistente tra le forme della natura e quelle dell’arte.

Per partecipare al “Silent Book Party” sarà possibile prenotare l’ingresso sul sito https://biglietteria.salonelibro.it/events/18382/ . In caso di pioggia, l’appuntamento sarà rimandato a sabato 11 aprile.

Il secondo evento in programma nei giardini all’aperto dell’“Orto Botanico” (domenica 29 marzoore 16) vedrà Annalisa Cuzzocrea e Annalena Benini protagoniste del quarto appuntamento di “Prendersi cura”, il progetto ideato nel 2024 dal “Salone”, dedicato ai temi dell’ascolto e dell’attenzione verso gli altri, reso possibile dalla collaborazione con il Main partner “Esselunga”, che dal 2021 sostiene la manifestazione. Giornalista, inviata ed editorialista di “Repubblica”, prima donna a ricoprire la carica di vicedirettrice in un quotidiano italiano (a “La Stampa”, dal 2022 al 2024), autrice e conduttrice del “podcast” “Controvento”, in cui racconta e commenta l’attualità politica e sociale italiana, Annalisa Cuzzocrea presenterà al pubblico, in dialogo con Annalena Benini, il romanzo “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia (Rizzoli). Il libro ricompone (attraverso lettere, diari, telegrammi e altri documenti e ricordi personali a lei consegnati dalla figlia Sara) la storia e la vita complessa della Mafai, partigiana, giornalista militante, scrittrice e parlamentare, partendo dal Dopoguerra, per arrivare fino ai giorni nostri. “Una narrazione – si legge – che attraversa amori, ferite, scelte e impegni all’insegna dell’indipendenza, dei diritti e delle libertà d’azione per tutte e tutti. La vita di una donna sempre in movimento, protagonista della scena politica e culturale del Novecento italiano, che ha sempre lottato per i valori di uguaglianza, inclusione, equità”Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoriahttps://biglietteria.salonelibro.it/events/18384. La prenotazione consentirà anche la visita agli altri spazi dell’“Orto”. In caso di pioggia l’appuntamento si terrà alla vicina “Facoltà di Architettura”.

“Diamo spazio all’ascolto” è il claim che accompagna gli incontri – a Torino e a Milano – di “Prendersi cura”, che in primo luogo significa proprio “Mettersi all’ascolto dell’altro”. Il che significa molte cose. “Prima fra tutte – precisa Annalena Benini – uno slancio del cuore, poi un sentimento che tiene in sé emozione e ragione e costruisce il ‘prendersi cura’. Delle relazioni, degli ambienti, della vita quotidiana, delle intermittenze del cuore nel rispetto della diversità. Piccole cose e cose grandi”.

Gianni Milani

Nelle foto: Locandina Evento di “Primavera”; Annalena Benini; Annalisa Cuzzocrea e cover libro “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia”

“Istantanee dal Senegal”, la “letteratura del ritorno” nel libro di Elisabetta Picco

Giovedì 19 marzo scorso, presso il Campus Fideuram di via Magenta 19, a Torino, si è svolta la presentazione del libro “Istantanee dal Senegal” (Paola Caramella Editrice, 2025) alla presenza dell’autrice, Elisabetta Picco. L’incontro è stato moderato con passione e intensità dalla giornalista Mara Martellotta e dall’ex docente e preside, impegnata oggi in progetti educativi  sul territorio, Annamaria Capra. Le letture di alcuni passaggi dell’opera sono state curate dalla performer di Playback Theatre, Barbara Corbella.

In una sala gremita di pubblico, Elisabetta Picco ha mostrato la forza di una donna rinata dalla sofferenza, con nuove consapevolezze che l’hanno portata a parlare con estrema naturalezza dei momenti che hanno innescato, successivamente, la stesura del libro e dei suoi temi principali: il senso della mancanza, il dolore, la scoperta e la riscoperta di sé e il ritorno, poiché solo in quest’ultimo vi è la possibilità di racconto, narrazione e memoria.

“Io sono arrivata in Senegal che ero un ingorgo emotivo in fuga, che provava difficoltà a stare di fronte alla propria sofferenza e che rischiava di sciogliersi sulle sabbie africane – ha raccontato l’autrice Elisabetta Picco – in quel momento la mia dimensione ‘narrativa’ non era organizzata, non avevo mai pensato a un libro vero e proprio, vivevo semplicemente le mie emozioni, facendo fatica a contenerle, attraverso pensieri, qualche poesia e la fotografia. Mentre ero in Senegal ho cercato più che altro di mettermi in ascolto della vita che mi circondava, con le cose che accadevano, i frammenti dell’esistenza, la tanta polvere, quei dettagli, forse, insignificanti se presi singolarmente, ma che sarebbero andati in seguito a dar forma alla mia esperienza, alla trama del ricamo, alla ricucitura che ha chiuso la ferita”.

“Il dolore, fisico o spirituale che sia, appartiene a tutti noi, alla storia dell’umanità, della vita intera. Ricordiamoci di Giacomo Leopardi, del ‘male di vivere’ di Cesare Pavese, per esempio – ha continuato l’autrice – la nostra società però ci impone di essere sempre performanti, decisi, efficaci, non c’è un vero spazio per il dolore: una dinamica che induce ovviamente alla ritrosia e alla paura di parlare con naturalezza della sofferenza. Immergendomi nel dolore altrui, io sono riuscita a trovare gli strumenti per far fronte al mio, a dare ad esso una dimensione precisa. Il senso di questo viaggio, più che fuggire è stato un restare, più che un perdere è stato un ritrovare, perché mi ha permesso di riorganizzarmi interiormente, di ritrovare me stessa. In Senegal ho trovato un modo di affrontare la sofferenza del tutto diverso dal nostro, un’accettazione leggera, vissuta con il sorriso, che non vuol dire affatto rassegnazione o subire passivamente gli eventi della vita. Il popolo senegalese possiede una forza che gli permette di stare con consapevolezza nell’ineluttabile, di accogliere ciò che accade di spiacevole con elasticità e morbidezza”.

“Per un certo periodo, in Senegal, mi sono percepita come una sorta di ‘osservato speciale’ – ha concluso Elisabetta Picco – ma questo ha contribuito fortemente al recupero della mia identità dopo essermi immaginata per tanto tempo come acqua senza un contenitore, senza forma. Il momento in cui mi sono sentita realmente accettata è stato quello in cui la popolazione locale, per la prima volta, mi ha definito una ‘Toubab’, termine che nella lingua wolof significa ‘individuo bianco europeo’, quindi non più una vera estranea, ma una forma, un modo di essere identitario e rappresentativo”.

Gian Giacomo Della Porta

“Mi fai una storia?” Sarà un’edizione speciale

Per “salutare la primavera”, quella che il “Festival di lettura” rivolto ai bimbi più piccoli terrà nella nuova Biblioteca di Druento

Venerdì 20 e sabato 21 marzo

Druento (Torino)

Bimbe e bimbi dagli 0 ai 6 anni, età in cui ancora (salvo in casi di “enfants super- super-prodiges”) non si legge. E’ “a” e “per” loro che nasce “Mi fai una storia?”, Festival di “Lettura e Ascolto”, giunto ormai alla sua sesta edizione e che, venerdì 20 e sabato 21 prossimi, si terrà per la seconda volta a Druento (Torino), negli spazi della nuova e attivissima “Biblioteca” dedicata a Ipazia d’Alessandria (filosofa, matematica e astronoma dell’antica Grecia, simbolo universale della libertà di pensiero contro ogni fanatismo religioso), al civico 10 di via Morello.

Dopo l’appuntamento a Settimo torinese ( il 6 e 7 febbraio scorsi), il Festival – unico del genere in Italia – si presenta in questa nuova tappa druentina, con l’abito della “primavera”, è completamente gratuito e organizzato, come sempre, dall’Associazione “Il Bambino Naturale” e “Il Leone Verde Edizioni”, in collaborazione questa volta con la “Biblioteca Civica Multimediale Ipazia” e il patrocinio del “Comune di Druento”, sotto la direzione artistica di Anita Molino.

Il titolo del Festival si ispira a un libro di Elisa Mazzoli – scrittrice, formatrice e due volte Premio “Nati per Leggere”, originaria di Cesena ma da sempre residente a Cesenatico – pubblicato dalla torinese Casa Editrice “Il Leone Verde” e titolo che riprende una domanda rivolta spesso dai più piccoli ai “grandi” di loro riferimento: … Papà, mamma, nonno, nonna … mi fai una storia?

“Siamo davvero felici – spiega Anita Molino, direttrice artistica – di tornare a Druento per la seconda volta. L’anno scorso c’è stata tanta partecipazione e voglia di stare insieme: abbiamo dunque deciso di riproporre con entusiasmo questo appuntamento pensato per scuole e famiglie. Ci piace l’idea di trasmettere e diffondere le pratiche legate alla lettura con il corpo e di rendere la lettura un’esperienza fatta di movimento, gioco, scoperta: così i bambini imparano divertendosi e anche i grandi possono trovare spunti nuovi per crescere insieme a loro. Quest’anno ci saranno anche i laboratori dedicati alle filastrocche e momenti per fare insieme musica pensati proprio per i più piccoli. E come sempre, tutto sarà gratuito. Il che non guasta proprio!

Anche per questa nuova edizione, il cuore pulsante dell’evento si manifesterà nelle “attività laboratoriali” condotte da professioniste di rilievo nazionale. Lara Tassini, giovane illustratrice di Novara, diplomata alla prestigiosa Scuola “Ars in Fabula”, guiderà, nella prima giornata, i partecipanti nell’esperienza “Forme da esplorare”. In questo contesto, il “cartoncino colorato” diventa il mattone per costruire un “alfabeto emotivo”: attraverso il collage di forme geometriche e irregolari, ogni bambino è invitato a dare corpo al proprio “animale delle emozioni”“Si tratta – spiega la docente – di un esercizio di introspezione creativa che prende le mosse dal progetto editoriale ‘Naso pulito’, dove figure simboliche come il leoncino o l’elefantino aiutano i piccoli a processare sentimenti complessi come la rabbia o la tristezza, trasformandoli in creature visibili e condivisibili”.

Accanto alla Tassini, Elisa Mazzoli andrà a proporre il curioso progetto “Gatto giraffa coniglio leone”, dove la lettura si fa “azione e gioco”: gli animali dei libri escono dalle pagine per fare ginnastica e stringere amicizia con i presenti! A conclusione del laboratorio, si andrà anche a costruire un “distintivo speciale”, quale simbolo di appartenenza alla “Comunità degli Amici della Natura e della Lettura”.

Altro momento clou del Festival quello dedicato a quanti (insegnanti, in particolare) accompagnano i bambini nel loro percorso di crescita. Nel pomeriggio di venerdì 20 marzo, il Convegno “Tu mi interessi” rappresenta in tal senso un momento di “alta formazione” (i docenti, iscrivendosi, riceveranno anche l’attestato riconosciuto dal “Mur–Ministero dell’Università e della Ricerca”). Sempre Elisa Mazzoli metterà a disposizione la sua esperienza di “storiatrice” con l’obiettivo di “trasformare l’atto del leggere in un gesto di cura e attenzione reciproca, fondamentale per lo sviluppo cognitivo e relazionale, risvegliando l’interesse dei bambini sin da piccolissimi”.

La giornata di sabato 21 marzo prevede in agenda altri due appuntamenti conclusivi di grande impatto sensoriale. Mentre Elisa Mazzoli torna a incantare con “Trottoliamo” – una caccia al tesoro tra le pagine dedicata alle avventure della chiocciola e dei suoi amici nascosti – la musicista Laura Bossi introdurrà la dimensione sonora con il suo “Concerto bambino!”. Basato sul celebre “Metodo Gordon”, l’incontro propone canti melodici e ritmici privi di parole, creando uno spazio di piena libertà gestuale, “sottolineando come la musica, al pari della parola, sia un linguaggio universale capace di nutrire l’anima fin dalla culla”.

Per ulteriori info su programma e orari: www.mifaiunastoria.it

G.m.

Nelle foto: Elisa Mazzoli e immagini di repertorio

Sulla scia di una gondola, veneti a Chieri

All’ingresso di Chieri, arrivando da Riva, un monumento a forma di gondola saluta i veneti del chierese. L’hanno eretto loro per ricordare la storia secolare dell’emigrazione dei veneti in quest’angolo del Piemonte. L’hanno chiamato “Sogno”, un sogno diventato realtà. Un’epopea che nasce all’inizio del Novecento, un lungo libro da sfogliare, pagina dopo pagina. Si parte e si lascia la terra natia poco più che bambini. Uno zaino in spalla con lo stretto necessario, due soldi in tasca e tanta voglia di partire alla ricerca di un lavoro, anche a costo di lasciare la famiglia per molto tempo. Verso luoghi lontani, in treno, su un camion, in bici. Accade così che negli anni Venti del secolo scorso decine di ragazzini, tra i 10 e i 15 anni, lasciano la campagna veneta tra Vicenza, Padova e Rovigo, attraversano la Pianura Padana e si trasferiscono nel chierese per lavorare nei campi, a mietere il grano con la falce, nelle stalle, nei pascoli, nei cantieri, almeno per qualche mese. Va tutto bene, tornano a casa e raccontano che a Chieri c’è lavoro. Era l’ardita avanguardia di un folto gruppo di migranti che tra gli anni Trenta e Quaranta si trasferirono con tutta la famiglia nelle cascine del chierese. Fu un vero e proprio esodo dal Veneto al Piemonte. La crisi agricola, la povertà dei campi, le campagne troppo popolate e le scarse opportunità nell’industria spinse molte famiglie venete a nord-ovest per trovare un’occupazione contribuendo alla crescita economica del territorio. Ma perché proprio nel chierese? Il territorio offriva la possibilità di lavorare nel tessile, già molto sviluppato nella zona, storicamente un vanto del chierese, un motore economico per secoli, e nelle attività manifatturiere e artigianali oltreché nell’edilizia. E così, nella città alle porte di Torino nacque la comunità veneta del chierese e oggi, su 36000 abitanti ben 12000 sono discendenti di veneti. Il libro “Sulla scia di una gondola”, di Adelino Mattarello, editrice il Punto, fresco di stampa, presentato alla biblioteca civica Francone a Chieri, ripercorre questa lunga vicenda. È una raccolta di biografie, aneddoti, racconti, 300 fotografie e mille curiosità sulla vita quotidiana, religiosa e associativa dei numerosi veneti che per necessità hanno dovuto lasciare la propria terra per ricominciare a vivere in altri luoghi. Un libro ricco di testimonianze, come quella di Mirto Bersani, direttore del Corriere di Chieri, con bisnonno padovano, che racconta la storia della migrazione dei veneti che iniziò cent’anni fa con quei ragazzi veneti mandati a lavorare nei campi del chierese. Lo stesso autore del libro, Mattarello, è nato ad Adria (Rovigo) e negli anni Sessanta si è trasferito a Chieri dove già si trovavano i cugini.
Un cammino di integrazione certamente lungo e duro ma anche entusiasmante da parte di migliaia di persone che non hanno mai dimenticato il paese natale e che attraverso l’Associazione Veneti si mantengono in contatto con la terra d’origine. I primi decenni nel chierese non furono affatto facili, c’era molta diffidenza verso i nuovi arrivati, considerati perfino ladri di lavoro. Fu una migrazione a tappe: la seconda generazione trovò lavoro nelle fabbriche e nel tessile, poi la tragica alluvione del Polesine nel 1951 spinse tanti altri veneti a trasferirsi nel torinese. Una migrazione che col tempo ebbe anche risvolti politici e amministrativi con l’elezione nel 1969 del primo sindaco veneto di Chieri, il padovano Egidio Olia. Il padre dell’attuale sindaco è veneto.
                                                                                           Filippo Re

Le barriere zingare di Gipo

Roberto Cardaci (1955) è sociologo, ricercatore ed esperto in progettazione sociale. Svolge la sua attività professionale presso la Scuola di Amministrazione Aziendale UNITO e la Fondazione Educatorio della Provvidenza di Torino. Si occupa di temi legati alla dimensione sociale dei territori, e di progetti per l’inclusione di soggetti deboli. Ha pubblicato Poveri nella città. Dove vivono e che cosa chiedono a Torino (2013), Superare la recessione. Lavoro e welfare per rilanciare l’economia reale (2023). Collabora con riviste nazionali e internazionali.


Con la prefazione di Valentina Farassino, editore Marcovalerio ha pubblicato un libro che è uno studio, una ricerca, una fotografia sociale attraverso le canzoni di Gipo Farassino chansonnier barrierante  poeta autore che ha raccontato la sua città in ogni suo spaccato tra la fine degli anni 50 ad arrivare al 2000.Dai personaggi di barriera alla città in pieno boom sotto la Fiat, dai parchi ai fiumi ,al ritratto di personaggi variopinti che animavano le vie, ai locali, alle atmosfere. Un racconto sociologico che chi ha i capelli grigi ha vissuto o sentito raccontare dai nonni e genitori.
L’ autore racconta senza nostalgie, ma si tratta di una Torino che è stata, che Gipo aveva già disegnato nelle sue canzoni.

gd

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

La Ciurma salpa a marzo: autori, storie e incontri nella libreria di quartiere

 

A Torino, in via Caprera 28/B, c’è una piccola libreria che sembra più un porto che un negozio. Non a caso si chiama La Ciurma. Cinquanta metri quadrati appena, scaffali fitti e una porta che resta spesso aperta: dentro non entrano solo lettori, ma conversazioni, curiosità, incontri.

Nel cuore del quartiere Santa Rita, questa libreria indipendente sta diventando sempre più ciò che aveva immaginato fin dall’inizio: un luogo di comunità. Qui i libri sono il punto di partenza, ma il vero protagonista è il legame che si crea tra chi entra. Vicini di casa, studenti, appassionati di narrativa, genitori con bambini in cerca di nuove storie. Una piccola tribù urbana che si ritrova tra presentazioni, reading e discussioni spontanee tra uno scaffale e l’altro.

Il mese di marzo porta con sé una serie di appuntamenti che trasformano La Ciurma in un salotto culturale di quartiere.

Si parte mercoledì 19 marzo alle 18.30 con Sebastiano Martini, autore de Il frastuono del mondo. Un titolo che evoca il rumore e le tensioni del presente, ma che in uno spazio raccolto come quello della libreria si trasforma in dialogo: la voce dell’autore, le domande dei lettori, l’ascolto attento che solo i libri sanno generare.

Il 26 marzo alle 18.30 sarà invece la volta di Donato Montesano, che presenterà Chi ha polvere spara. A dialogare con l’autore sarà Valeria Rombolà, in un incontro che promette di addentrarsi in una storia dura e profondamente reale. Il libro nasce infatti da una vicenda vera: quella di Chiruzzi, figura controversa che tra gli anni Settanta e il 2000 accumulò ricchezze enormi, arrivando a possedere oltre un miliardo di lire a soli 22 anni, mantenendo però la propria indipendenza dalla mafia e dalla criminalità organizzata. Dopo 36 anni complessivi di detenzione, Chiruzzi ha scelto di trasformare la propria esperienza in testimonianza, dedicandosi alla divulgazione della sua storia e alla sensibilizzazione sulle condizioni del sistema carcerario. Un racconto che intreccia potere, cadute e redenzione, e che invita a riflettere su giustizia, libertà e responsabilità.

Il 27 marzo alle 18.30, in un incontro che intreccia sport e città, Mauro Berruto ed Elena Miglietti presenteranno In mezzo il fiume. Sport e storie a Torino. Un libro che attraversa la città seguendo il filo dello sport come linguaggio collettivo: allenamenti, sfide, passioni e piccoli gesti quotidiani che raccontano Torino da una prospettiva diversa, fatta di comunità e appartenenza.

E poi c’è spazio anche per i lettori più giovani. Il 28 marzo alle 16.30 sarà la volta di Ma Pe con Campo Mostro, un appuntamento pensato per bambini e ragazzi, perché una libreria che vuole essere comunità non può dimenticare chi le storie le sta appena scoprendo.

Il bello della Ciurma è proprio questo: la dimensione intima. Non ci sono palchi né distanze. Gli autori parlano a pochi passi dai lettori, tra pile di libri e sedie avvicinate all’ultimo momento. Spesso l’incontro continua anche dopo, tra chiacchiere spontanee e consigli di lettura.In un tempo in cui molti luoghi culturali rischiano di diventare spazi di passaggio, La Ciurma sceglie la rotta opposta: fermare le persone, farle incontrare, farle restare.

Perché una libreria indipendente non è solo un posto dove si comprano libri.È un posto dove, lentamente, si costruisce una comunità.

Valeria Rombolà

“Il canto del corvo”, il nuovo thriller storico di Paolo Lanzotti

Informazione promozionale

Gli interessi in gioco sono molteplici e la vicenda sembra inestricabile. Nulla è come appare. Sotto la superficie dei canali di Venezia si nascondono intrighi e segreti che minacciano la Repubblica stessa…

Venezia 1754.

Alla vigilia della festa del Redentore, una serie di strani eventi fa credere che qualcuno stia tramando un colpo di Stato. Marco Leon, ancora convalescente dopo una grave ferita subita mesi prima, vorrebbe rientrare in servizio per indagare, ma Geminiani, preoccupato per il suo stato di salute, gli affida un caso minore: la morte di un valletto. Il colpevole sembrerebbe essere un giovane patrizio, Guido Manfré. Tuttavia, la fidanzata del nobile, Cecilia Todesco, non ne è convinta e ha implorato l’intervento dello stesso Geminiani, nella speranza di poter discolpare l’amato.

Marco, pur di uscire dall’inerzia di quei mesi passati in casa, accetta l’incarico, apparentemente semplice. I due casi, inizialmente separati, si intrecciano gradualmente, rivelando a poco a poco, connessioni inaspettate. Guido Manfrè sembrerebbe non solo implicato nell’omicidio del valletto, ma anche nelle vicende che porterebbero al colpo di Stato. Gli interessi in gioco sono molteplici e la vicenda sembra inestricabile. Nulla è come appare. Sotto la superficie dei canali di Venezia si nascondono intrighi e segreti che minacciano la Repubblica stessa.

Quando Marco unisce i fili delle due indagini, si trova ad affrontare un caso complesso. Dovrà scoprire la verità sull’omicidio, affrontare l’assassino e fermare il complotto per salvare, ancora una volta, la Serenissima. Se possibile.

Il romanzo si trova nelle librerie fisiche e on line.