GUSTO- Pagina 3

La tradizione dell’uovo di Pasqua

L’uovo è da sempre il simbolo della vita e della rinascita, per i pagani rappresentava l’unione tra il cielo e la terra, mentre per gli egizi simboleggiava il fulcro dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco.
I persiani si scambiavano le uova di gallina in primavera, mentre con l’avvento del cristianesimo l’uovo, per la sua forma, diventò il simbolo della Risurrezione. Esso assomiglia infatti ad un sasso ed appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù.
Dentro l’uovo c’è però una nuova vita pronta a sbocciare da ciò che sembrava morto.
L’usanza cristiana delle uova di Pasqua nacque in Mesopotamia, dove esse venivano colorate di rosso, in ricordo del sangue di Cristo versato durante la sua crocifissione. Maria Maddalena, una volta trovato vuoto il sepolcro di Gesù, corse dai discepoli e annunciò la straordinaria notizia. Pietro, incredulo, disse: “
crederò a quel che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse” e subito le uova si colorarono di un rosso intenso.
La tradizione di regalarsi uova in occasione della Pasqua nacque nel medioevo in Germania, dove le persone se le scambiavano bollite ed avvolte in foglie e fiori, in modo che fossero colorate naturalmente.
Gli aristocratici preferivano invece quelle in materiali preziosi come argento, platino e oro. Edoardo I, Re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro da donare in occasione della Pasqua.
Le origini dell’uovo di cioccolato sono da ricondurre al Re di Francia Luigi XIV detto “il Re Sole”, il quale all’inizio del XVIII secolo fece realizzare un uovo di crema di cacao al suo maître chocolatier di Corte.
Le prime uova di cioccolato in serie furono prodotte nel 1875 dall’inglese John Cadbury, il quale introdusse al loro interno la sorpresa e nel 1905 creò quelle con cioccolato al latte.
Nel 1879 lo svizzero Rodolphe Lindt inventò la macchina per il concaggio, che rendeva il cioccolato vellutato e particolarmente morbido al palato.
Lo Zar di Tutte le Russie Alessandro III nel 1883 incaricò l’orafo di Corte Peter Carl Fabergé di realizzare meravigliose uova decorate per la consorte la Zarina Dagmar di Danimarca. Dalla coppia nacque l’ultimo Zar Nicola II.
Il metodo utilizzato per fabbricare queste uova era quello delle matrioske: il primo uovo realizzato, che era in platino smaltato di bianco, ne conteneva uno in oro, dentro il quale c’erano due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato. Visto il successo del primo regalo, lo zar ne commissionò un altro per l’anno successivo e l’usanza proseguì fino alla Rivoluzione Russa.
Nella tradizione balcanica e greco-ortodossa le uova di gallina, cucinate sode, vengono colorate il Giovedì Santo. Il giorno di Pasqua ognuno sceglie il proprio ed ingaggia una gara con i commensali, scontrandone le estremità, fino ad eleggere quello più resistente. Lo stesso giorno le uova benedette vengono distribuite ai fedeli al termine della Santa Messa.
In Armenia è usanza dipingere le uova con immagini di Gesù, della Madonna o con scene della Passione.
In Francia vengono invece organizzate per i bambini delle cacce al tesoro in cui le uova, preparate artigianalmente e di dimensioni ridotte, vengono nascoste fra gli alberi.
Questi eventi si tengono anche nei giardini di molti castelli e spesso sono organizzati dalle nobili famiglie proprietarie.
La tradizione vuole che a lasciare le uova sarebbero le campane di ritorno da Roma; le campane smettono infatti di suonare il Giovedì Santo e secondo la tradizione esse si recherebbero a Roma per essere benedette dal Papa. Al loro ritorno lascerebbero cadere dal cielo le uova.

ANDREA CARNINO

Golosi involtini pasquali in gelatina

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Un detto popolare recita ”Non c’e’ Pasqua senza uova”

Nel rispetto della tradizione, per una Pasqua all’insegna della convivialita’ e degli antichi sapori, vi propongo un facile e fresco antipasto ideale per il pranzo o per il picnic di Pasquetta che vede le uova come immancabili protagoniste del menu’ in una festa di colori e sapori.

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Ingredienti per 8 persone:

 

8 fette di prosciutto cotto tagliato spesso

6 uova sode

100 gr. di tonno sott’olio

1 cucchiaio di capperi

2 cucchiai di mayonnaise

1 cucchiaio di peperoni sott’aceto tagliati a striscioline

1 dado per gelatina

2,5 dl. di vino bianco

2,5 dl. di acqua

cucchiaio di aceto bianco

sale q.b.

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Tritare quattro uova sode con i capperi, il tonno, la mayonnaise;

farcire le fette di prosciutto, arrotolare ad involtino e sistemare in una pirofila preferibilmente in vetro. Nel frattempo preparare la gelatina: portare ad ebollizione l’acqua, far sciogliere il dado, mescolare, aggiungere il vino bianco e il cucchiaio di aceto, mescolare nuovamente e versare sugli involtini di prosciutto. Guarnire con le striscioline di peperone e le rimanenti uova tagliate a piacere. Lasciar raffreddare in frigo per almeno 3 ore.

Buona Pasqua a tutti i lettori.

Paperita Patty

Spoto sorprende ancora: la tradizione torinese sale sulla pizza

Spoto Bakery-Voglia di Pane in Via Chiesa della Salute 23,  firma un nuovo viaggio nel gusto, dove memoria e creatività si incontrano.

C’è un filo sempre più solido che lega tradizione e innovazione nella proposta di Spoto Bakery. Dopo il successo del panettone realizzato con Amaro San Simone – un omaggio dichiarato a uno dei sapori simbolo della città – il forno torinese rilancia con un progetto tanto semplice quanto ambizioso: portare gli antipasti della tradizione piemontese sulla pizza romana.

Nasce così “Il Carosello di Spoto”, un percorso gastronomico che affonda le radici nella memoria conviviale delle piole, le osterie tipiche del Piemonte, dove l’antipasto non è mai solo un’apertura ma un vero rito collettivo. L’idea è quella di tradurre questo spirito in una sequenza di pizze che reinterpretano alcuni dei piatti più iconici del territorio: dalla bagna cauda al vitello tonnato, dalla carne cruda all’albese alla salsiccia di Bra con i porri.

Un’operazione che non è soltanto creativa, ma anche filologica. Il progetto nasce infatti da un attento lavoro di ricerca su ingredienti, tecniche e tradizione, in linea con quella cultura gastronomica che già nell’Ottocento Giovanni Vialardi raccontava nei suoi scritti, descrivendo i lunghi e articolati antipasti delle tavole sabaude.

A fare da base a questa narrazione è il nuovo impasto della pizza romana firmato Alessandro Spoto, realizzato con farina a residuo zero OIRZ di Molini Fagioli e orzo tostato, che regala una nota aromatica intensa e una croccantezza marcata. È proprio su questo equilibrio che si gioca la sfida.

La prima proposta, dedicata alla bagna cauda, potrebbe sembrare un azzardo. E invece sorprende: i sapori si amalgamano con naturalezza, esaltando una farcitura che resta leggera ma piena, perfettamente sostenuta da un impasto croccante. Il risultato è una pizza che non tradisce l’identità del piatto originario, ma lo traduce in un linguaggio contemporaneo.

«Ci interessava partire da qualcosa che a Torino è quasi un rito», spiega Spoto. «Il carosello di antipasti è un modo di stare insieme, non solo di mangiare. Portarlo sulla pizza è stato naturale: è un linguaggio immediato, ma ci permette di lavorare in profondità sui sapori».

Il calendario del progetto segue il ritmo delle stagioni: dopo la bagna cauda di aprile, sarà la volta del vitello tonnato a maggio, della salsiccia e porri a giugno e, infine, dell’albese a luglio. Un’edizione limitata che invita a tornare, mese dopo mese, per scoprire nuove interpretazioni.

Con questa iniziativa, Spoto Bakery si conferma un punto di riferimento nel panorama gastronomico torinese: un luogo capace di tenere insieme tradizione e innovazione, memoria e sperimentazione. E, soprattutto, di continuare a sorprendere, trasformando la pizza in un racconto identitario della città di Torino.

Lori Barozzino

Amistà il vermouth piemontese amato dal jet set internazionale

Nasce dall’incontro tra Michele Marsiaj e Riccardo Cotarella 

 

C’è un filo invisibile che lega i banconi in mogano della Torino Anni ’60 ai calici più sofisticati dei giorni nostri. È un filo fatto di erbe officinali, segreti sussurrati e una passione che ha atteso decenni per tornare a splendere. Protagonisti di questa storia sono Michele Marsiaj, fondatore del Vermouth Amistà, e Riccardo Cotarellauno dei più autorevoli enologi del panorama internazionale, l’uomo che sussurra alle vigne, ma che nel cuore custodisce un segreto profumato.

Tutto ha inizio quando un giovane Cotarella scopre l’universo del vermouth. Non è un semplice interesse, ma un’iniziazione guidata da una leggenda: Luigi Del Mastro. Sotto l’ala di quello che era considerato il sommo custode dell’arte liquoristica dell’epoca, Cotarella impara che il vermouth non è solo un aperitivo, ma una partitura complessa di botaniche e pazienza. Erano gli anni delle scoperte, dell’eleganza sussurrata, di un’Italia che beveva il futuro in un bicchiere ghiacciato. Poi, la vita. La carriera di Cotarella decolla, portandolo a diventare il punto di riferimento dell’enologia mondiale. Quell’amore per le cortecce e le spezie rimane lì, in un angolo della memoria. Una passione sopita, ma mai spenta.

Il destino, però, ha il passo elegante di un incontro fortuito. È quello tra il presidente mondiale degli enologi e l’imprenditore visionario Michele Marsiaj, famoso nel settore dell’automotive di lusso e fondatore di Amistà, uno dei vermouth più apprezzati sia in Italia sia all’estero. Durante una conversazione che sa di lungimiranza, Marsiaj coglie un guizzo negli occhi dell’amico Cotarella non appena si sfiora l’argomento “infusioni”. Viene a conoscenza di quel legame antico con Dal Mastro, di quel desiderio rimasto in sospeso per troppo tempo.

La proposta di Marsiaj non è una semplice collaborazione commerciale, ma una sfida che profuma di rivoluzione: risvegliare quel sogno e trasformare il vermouth Amistà nel più amato al mondo. Unire la sapienza tecnica del “Maestro dei maestri” alla visione contemporanea di un imprenditore che vuole riportare questo vino aromatizzato sul trono che gli spetta.

Oggi Amistà non è solo un nomeè il sigillo di un’amicizia tra due uomini e della promessa fatta a un vecchio maestro degli anni ’60. È la dimostrazione che certe passioni non invecchiano, ma attendono solo l’incontro giusto per diventare leggenda.

Amistà è la combinazione perfetta tra il vino rosso realizzato con uve atte alla produzione di Nizza Docg e le erbe aromatiche, un mélange che lo rende versatile e capace di offrire il meglio di sé in mixology, purezza e in ricercati food pairing. Il risultato è un’esclusiva e raffinata taste experience che sorprende il palato e lo avvolge in un ventaglio di emozioni. Perché Amistà nasce da un approccio sartoriale al prodotto che gli garantisce una qualità premium a forte vocazione internazionale.

In un’epoca in cui il lusso non è più possedere, ma esperire, l’aperitivo si riprende il suo trono come il rito laico più chic della giornata. Non è più solo il “pre-dinner”, ma un momento sospeso tra il tramonto e le luci della città, dove il vermouth Amistà diventa l’accessorio definitivo. Dimenticati i drink urlati e i mix caotici, oggi l’eleganza sceglie la via della purezza e passa per un rooftop a New York, per un giardino segreto di Roma o per un tramonto sul molo di Monte Carlo o di Porto Cervo: qui il vermouth si sorseggia con lentezza, servito liscio o con un solo cubetto di ghiaccio cristallino, per lasciar parlare l’infusione dei maestri. È il ritorno al “quiet luxury” del bere bene, dove ogni sorso è un richiamo alla Dolce vita degli Anni ’60, ma con la consapevolezza cosmopolita di chi sa che il vero stile non ha bisogno di essere spiegato, ma solo degustato.

Per approfondimenti https://amistapiedmontwine.com/it/vermouth/

Le colombe 2026 di Jacopo Chieppa, arriva la “Aromatica” in limited edition

Anche per la Pasqua 2026, lo chef Jacopo Chieppa, una stella Michelin al ristorante “Equilibrio”, chef titolare anche della pizzeria Kilo, sul lungomare di Imperia, torna a celebrare la sua più grande passione: l’arte dei lievitati. Per la Pasqua 2026 presenta una collezione di colombe artigianali che mescola la tradizione dei lievitati delle feste con l’anima autentica del Ponente ligure. Realizzata interamente a mano nel laboratorio dello chef, le creazioni di quest’anno sono il frutto di una ricerca meticolosa sulle materie prime come sugli abbinamenti, alla ricerca di un risultato che aggiunga ogni anno un tocco di novità. La proposta pasquale di quest’anno di Jacopo Chieppa, si divide fra la riconferma dei quattro gusti “cult”, già sperimentati negli scorsi anni, e il debutto di una originale edizione limitata. Si parte dalla Classica, un omaggio alla tradizione che non rinuncia, però, a un’identità territoriale fortissima. Qui, l’uvetta viene lasciata a macerare nel Pigato, vino simbolo della Liguria, regalando un aroma unico e profondamente locale. Per chi cerca qualcosa di più avventuroso c’è la Coccola, un gioco di equilibri audaci dove la dolcezza del cioccolato bianco incontra la nota amarognola delle olive e dei limoni canditi, il tutto reso ancora più leggero dall’uso dell’olio Evo in sostituzione di parte del burro. Non mancano poi gusti più avvolgenti come il gianduja, nato per essere consumato in famiglia e mettere d’accordo grandi e piccoli, oltre alla versione al caramello salato, dove l’intensità del cioccolato fondente si intreccia alla perfezione con la spinta sapido del caramello al sale. La vera protagonista del 2026 è la “Aromatica”, una colomba prodotta in soli 60 esemplari numerati, un creazione che si distingue per l’utilizzo del burro di bufala, che conferisce all’impasto una sofficità straordinaria e un colore più chiaro dell’impasto di base rispetto alla versione tradizionale. Il profilo aromatico è dominato dal caffè dell’Ecuador, presente sia in pralinato sia in polvere, e dal carattere deciso del cioccolato fondente al 72%. Le colombe dello chef Jacopo Chieppa sono disponibili al prezzo di 35 euro, fino a esaurimento scorte, presso la pizzeria Kilo e presso il suo ristorante gastronomico Equilibrio. Da quest’anno anche sullo shop online, raggiungibile tramite i canali social, è possibile acquistare alcune tipologie di colombe.

Mara Martellotta

Largo a Sua Maestà, “Re Barolo”

Con l’arrivo di un’incerta Primavera, ritorna a Barolo negli spazi dell’“Enoteca Regionale” una degustazione sulla “Contemporaneità” del “Re dei Vini”

Riapertura, giovedì 2 aprile – Primo appuntamento sabato 11 aprile, dalle 16

Barolo (Cuneo)

La notizia è un’autentica “chicca” per i tanti, tantissimi “Barolo Lovers”. E ben sappiamo quanti palati (e cuori) il “Re dei Vini” abbia infranto all’interno dei patrii confini e oltre. La notizia? La riapertura, il prossimo giovedì 2 aprile, dopo la pausa invernale, della “Casa Madre” quella prestigiosa “Enoteca Regionale del Barolo” a lui (mister Barolo) dedicata dal 1982 (con specifica Legge Regionale) nel locale “Castello Comunale”, sede dal 2010 anche del “Wi.Mu. Museo del Vino”, e prestigiosa vetrina della produzione vinicola degli 11 Comuni che costituiscono la zona d’origine dell’ormai noto quale indiscusso “Re dei Vini”: da Barolo a Castiglione Falletto, da Cherasco a Diano d’Alba, fino a Grinzane Cavour a La Morra, Monforte d’Alba, Novello per chiudere (con un totale di ben 195 “produttori” rappresentati) con Roddi, Serralunga d’Alba e Verduno.

A inaugurare simbolicamente la nuova stagione sarà, sabato 11 aprile, dalle ore 16, il seminario “Il Barolo oggi. La contemporaneità del Re dei vini”, dialogo tra la giornalista e “wine educator” Sara Missaglia e il direttore dell’“Enoteca”, Cristiana Grimaldi.

Nel corso dell’evento si terrà, nelle “Antiche Cantine” dei Marchesi Falletti, una degustazione guidata di “4 Barolo” con il coinvolgimento diretto delle Cantine “Borgogno Francesco”, “G.D. Vajra” e “Ettore Germano”. Il seminario avrà una durata di 90 minuti ed è “a numero chiuso”, su prenotazione, con un massimo di 30 partecipanti, per garantire un’esperienza raccolta e di reale confronto. Per maggiori informazioni visitare il sito www.enotecadelbarolo.it.

L’appuntamento fa parte di un ciclo di “sei incontri” di “degustazione e approfondimento” dedicati ai grandi vini di Langhe, Roero e Dogliani, promosso dal “Tavolo di Ambito Langhe, Roero e Doglianese” che riunisce le Enoteche Regionali, “Strade del Vino”, “Botteghe del Vino” e “Cantine Comunali” del territorio, con l’obiettivo di “rafforzare la sinergia tra gli enti coinvolti e favorire una promozione sempre più coordinata ed efficace dell’enoturismo”.

Sottolinea il direttore dell’“Enoteca”, Cristiana Grimaldi“Questi incontri vogliono anche essere un’occasione per andare oltre il ‘format’ tradizionale della degustazione e diventare un’esperienza di lettura del vino come linguaggio vivo: un linguaggio che non si esaurisce nel presente, ma si costruisce nell’incontro tra territorio, identità e visione. Il ‘Barolo’, in questo racconto, non è solo un vino. E’ materia che dialoga con altri mondi: la cucina, perché nasce per la tavola; la storia, perché ogni calice porta con sé una memoria; la letteratura e l’arte, perché – come ogni forma espressiva – richiede uno sguardo capace di interpretare, più che di spiegare”.

Non solo “degustazione”, dunque, ma incontri intesi come un vero profondo racconto di storie di territori, di suoli, di annate e di stili produttivi differenti.

“Ne emerge un ‘Barolo’ – ancora la Grimaldi – che sarà lontano da ogni definizione univoca: non uno stile, ma una tensione continua tra identità e trasformazione. Un invito ad accogliere la complessità e a lasciarsi guidare dal vino in un’esperienza che è allo stesso tempo sensoriale e culturale”.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’“Ente Turismo Langhe Monferrato Roero”, in qualità di “partner” del “Progetto”.

Per ulteriori info: “Enoteca Regionale del Barolo”, via Collegio Barolo, Barolo (Cuneo); tel. 388/6262864 o www.enotecadelbarolo.it

G.m.

Nelle foto: “Enoteca Regionale del Barolo” con sede nel “Castello di Barolo” e un incontro di studio e degustazione guidato da Cristiana Grimaldi

Golosissime alette di pollo piccanti

Concediamoci un peccato di gola! Le alette di pollo fritte sono sfiziose, croccanti, saporite e molto economiche, ideali per una serata davanti alla TV.

Ingredienti

10 Ali di pollo
2 uova intere
Farina bianca
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di prezzemolo tritato
Sale, pepe, olio per frittura q.b.

Sciacquare le alette di pollo e asciugare bene. In una terrina mescolare la farina con il sale, il pepe, il trito di prezzemolo e la paprika. Sbattere le uova. Passare le alette di pollo nella farina, poi nell’uovo e infine nuovamente nella farina. Friggere in olio caldo per circa 10 minuti o fino a quando saranno belle dorate, scolare su carta assorbente e servire subito.
Davvero irresistibili !

Paperita Patty

La Morra: due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza

Per il quinto anno consecutivo, siamo lieti di presentarvi l’appuntamento più atteso dagli estimatori del Re dei vini: la masterclass che mette a confronto due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza.
L’evento si svilupperà attraverso un ciclo di mini-verticali, offrendo l’opportunità unica di degustare le etichette di uno stesso produttore per comprenderne l’evoluzione stilistica e territoriale. Il percorso sensoriale, della durata di circa due ore, sarà guidato dall’esperienza di un relatore AIS, che accompagnerà i partecipanti nell’analisi tecnica e nel racconto delle vendemmie.
Il cuore della degustazione sarà il dialogo tra due annate figlie di sfide climatiche opposte:
  • L’annata 2012, caratterizzata da un inverno rigidissimo e una primavera piovosa che hanno garantito ottime riserve idriche, ha dato vita a vini straordinariamente equilibrati e sani. Il Barolo 2012 si distingue oggi per un profilo armonioso, con una struttura fenolica importante e un’attitudine spiccata all’invecchiamento.
  • L’annata 2022, una stagione definita “torrida e in contropiede”, gestita con maestria grazie alle moderne tecnologie e all’esperienza dei viticoltori. Nonostante il caldo estremo, il Barolo 2022 sorprende per una freschezza inaspettata e una buona acidità, figlie delle piogge di agosto, regalando un calice potente, dolce e di grande equilibrio.
Il focus sarà dedicato alle diverse MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) di La Morra. Attraverso il lavoro di diverse realtà locali, esploreremo come questo specifico terroir sia stato capace di interpretare il tempo, garantendo a ogni calice la massima espressione identitaria.
For the fifth consecutive year, we are delighted to present the event most eagerly awaited by connoisseurs of the ‘King of Wines’: a masterclass comparing two great vintages of Barolo, ten years apart.
The event will take the form of a series of mini-verticals, offering a unique opportunity to taste wines from the same producer to understand their stylistic and terroir-driven evolution. The sensory journey, lasting approximately two hours, will be led by an experienced AIS speaker, who will guide participants through the technical analysis and the story of the vintages.
The focus of the tasting will be the dialogue between two vintages born of contrasting climatic challenges:
• The 2012 vintage, characterised by a bitterly cold winter and a rainy spring that ensured excellent water reserves, it produced extraordinarily balanced and healthy wines. The 2012 Barolo stands out today for its harmonious profile, with a substantial phenolic structure and a marked aptitude for ageing.
• The 2022 vintage, a season described as ‘scorching and unpredictable’, masterfully managed thanks to modern technology and the winemakers’ expertise. Despite the extreme heat, the 2022 Barolo surprises with unexpected freshness and good acidity, the result of the August rains, offering a powerful, sweet and beautifully balanced wine.
The focus will be on the various Additional Geographical Indications of La Morra. Through the work of various local producers, we will explore how this specific terroir has managed to capture the essence of time, ensuring that every glass of wine fully expresses its unique character.
Le date sono Sabato 18 Aprile, dove la degustazione si svolgerà su due turni (uno al mattino e uno al pomeriggio), e Domenica 19 Aprile, su un unico turno al mattino.
Per ogni turno di degustazione si assaggeranno 10 diversi Barolo (5 per annata): si potranno mettere a paragone i vini dell’annata 2012 e quelli dell’annata 2022 prodotti dalla stessa azienda.
I posti sono limitati quindi la prenotazione è obbligatoria
The Masterclass will consist of 3 tasting rounds: Saturday 18 April, (in the morning
and in the afternoon), and Sunday 19 April in the morning.
During each tasting session, a total of 10 different Barolo wines will be available for tasting. Each session will feature Barolos from 5 different wineries, and will offer the opportunity to compare both the 2012 vintage and the 2022 vintage of the same wine.
Places are limited, so pre-booking is required.
PLEASE NOTE THAT THE MASTERCLASS WILL BE IN ITALIAN ONLY!
For information:
info@cantinalamorra.com

+39 3515640078

https://www.cantinalamorra.com
 
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Benvenuto Arneis 2026

Roero Arneis DOCG
Roero Arneis DOCG è un vino bianco piemontese prodotto quasi esclusivamente da uve Arneis coltivate sulle colline sabbiose del Roero, sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, di fronte alle zone di Barolo e Barbaresco. È noto per la sua freschezza, eleganza e profumo fruttato, ed è considerato una delle espressioni più raffinate dei bianchi italiani.
Dati principali
• Zona di produzione: Roero, provincia di Cuneo (Piemonte, Italia)
• Canale
• Montà
• Santo Stefano Roero
• Vezza d’Alba
• Altri comuni limitrofi della provincia di Cuneo (Piemonte)
• Classificazione: Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG, dal 2004)
• Vitigno: Arneis (minimo 95%)
• Grado alcolico minimo: 11% vol. (fermo), 11,5% vol. (spumante)
• Temperatura di servizio: 8–10 °C
• Resa massima uva: circa 10 tonnellate per ettaro
• Resa uva → vino: max 70%
• Tutte le operazioni devono avvenire nell’area definita
 
Caratteristiche del vino
Roero Arneis DOCG
• Colore: giallo paglierino
• Profumo: fruttato (pera, mela), floreale
• Sapore: secco, fresco, armonico
• Gradazione minima: ~11% vol
Roero Arneis DOCG Riserva
• Invecchiamento minimo: 16 mesi (di cui almeno 6 in bottiglia)
• Struttura più complessa e intensa
 
Immissione al consumo
• Versione base: generalmente dal  marzo dell’anno successivo alla vendemmia
• Riserva: dopo il periodo di affinamento previsto
Caratteristiche del vitigno
• Origine: Piemonte, in particolare zona del Roero
• Nome: “Arneis” in dialetto significa birichino → perché è difficile da coltivare
• Grappolo: medio, compatto
• Acino: piccolo, buccia sottile
• Maturazione: precoce
• Sensibilità: delicato, soffre malattie e ossidazione
👉lIn vigna richiede molta attenzione ma può dare vini di grande finezza.
🍷 Caratteristiche del vino
👁️ Colore
• Giallo paglierino
• A volte con riflessi verdolini (da giovane)
Origini e territorio
👃 Profumo
Molto tipico e riconoscibile:
• Fruttato: pera, mela, pesca
• Floreale: fiori bianchi, camomilla
• Talvolta note di:
• mandorla
• nocciola
• erbe aromatiche
👅 Gusto
• Secco
• Fresco ma non troppo acido
• Morbido e armonico
• Corpo medio
• Finale leggermente amarognolo (mandorla)
 
 Evoluzione
• Si usa bere giovane (1–3 anni)
• Le versioni più strutturate (es. Roero Arneis DOCG Riserva) possono evolvere meglio:
• note più complesse
• maggiore rotondità
Le prime menzioni dell’Arneis risalgono al 1478, segno del legame antico tra vitigno e territorio. Le colline del Roero sono composte da sabbie e marne ricche di fossili marini, residuo di un antico fondale mediterraneo. Questi terreni, morbidi e ben drenanti, favoriscono vini profumati e di grande finezza aromatica. La denominazione comprende 19 comuni, per circa 1.158 ha di vigneti, di cui quasi l’80 % dedicato all’Arneis.
Ecco i vini che mi sono particolarmente piaciuti :
Con numeri di riferimento nella Degustazione

Roero Arneis Serra Lupini 2025 – Angelo Negro, Monteu Roero

 

Roero Arneis Bastia 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis San Michele 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis 2025 – Ca’ di Caire, Montà

Roero Arneis Anterisio 2025 – Cascina Chicco, Canale

 

Roero Arneis Cornarea 2025 – Cornarea

Roero Arneis 2025 – Matteo Correggia

 

Roero Arneis 2025 – Mario Costa

 

Roero Arneis San Michele 2025 – Deltetto

 

Roero Arneis 2025 – Filippo Gallino

Roero Arneis Bric Varomaldo 2025 – Generaj

Roero Arneis Pradvaj 2025 – Malabaila

 

Roero Arneis Jemej 2025 – Nizza Silvano

Roero Arneis Pace 2025 – Pace

 

Roero Arneis Monfrini 2025 – Ponchione Maurizio

Roero Arneis 2025 – Marco Porello

 

Roero Arneis Cayega 2025 – Tenuta Carretta

Roero Arneis 2025 – Tibaldi, Pocapaglia

 

ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Zabbara, Pasqua siciliana: un viaggio tra tradizione, gusto e artigianalità

Informazione promozionale

La Pasqua ha un profumo preciso.

In Sicilia è quello del burro e delle uova fresche, degli impasti lenti e curati, delle mandorle e del pistacchio che raccontano una terra generosa e profondamente identitaria.
È un momento che va oltre la semplice festa: è cultura, memoria, ritualità.
E, soprattutto, è condivisione.
In questo viaggio tra eccellenze artigianali partiamo da Raffadali, in provincia di Agrigento, con la pasticceria Di Stefano.
La tradizione che evolve: le colombe Di Stefano
La Pasqua, in casa Di Stefano, profuma di primavera.
Un profumo fatto di ingredienti semplici e lavorazioni attente: burro, uova fresche, impasti leggeri, coperture che possono essere essenziali o piacevolmente croccanti.
Da anni la famiglia Di Stefano accompagna le nostre feste con una proposta capace di rinnovarsi senza perdere identità. Ogni Pasqua diventa così l’occasione per scegliere un gusto diverso, seguendo l’ispirazione del momento.
Le colombe raccontano proprio questa apertura: una gamma ampia che attraversa i classici, le interpretazioni più golose, le varianti dedicate a esigenze specifiche come il senza glutine, fino a proposte pensate per chi ama lasciarsi sorprendere da ingredienti meno convenzionali.
Una varietà che trasforma la scelta in un piccolo rito personale.
E alla fine resta una domanda, semplice ma rivelatrice: tu che “gusto” sei?

 

L’agnello pasquale: simbolo e dolcezza da Favara
A Favara, la Pasqua prende forma. Ed è quella dell’agnello.
La pasticceria Taibi custodisce una delle espressioni più autentiche della tradizione dolciaria siciliana, mantenendone intatto il valore simbolico e artigianale.
L’agnello pasquale è un dolce che attraversa le generazioni, capace di parlare a grandi e piccoli. Nella versione proposta, il cuore è di pistacchio, come vuole la tradizione locale, avvolto da una pasta di mandorle lavorata e decorata a mano.
Ogni pezzo è unico, anche nella presentazione, grazie alle eleganti confezioni che lo rendono un dono completo.
È la stessa famiglia Taibi a ricordarne l’essenza: un dolce antico, realizzato secondo la tradizione di Favara, che unisce gusto e accessibilità, risultando naturalmente adatto anche a chi è intollerante al glutine o al lattosio.
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Sei generazioni di dolcezza: la Pasticceria Corsino
A Palazzolo Acreide, la Pasticceria Corsino racconta una storia lunga oltre 150 anni.
Sei generazioni che hanno saputo custodire e tramandare il patrimonio della pasticceria siciliana, aprendosi allo stesso tempo alla ricerca e all’innovazione.
Accanto alla produzione tradizionale, oggi convivono un laboratorio dedicato al senza glutine e una visione concreta della sostenibilità, fatta di scelte quotidiane, investimenti e rinunce consapevoli.
Per la Pasqua, il cioccolato diventa protagonista di una proposta ricca e articolata.
Le uova piatte raccontano il territorio attraverso abbinamenti mirati:
  • al latte con nocciole dei Nebrodi
  • fondente con mandorle d’Avola
  • bianco con pistacchio siciliano
Accanto, gli ovetti assortiti aggiungono un registro più giocoso e sorprendente:
  • rosa, al latte con cremino gianduia
  • verde, fondente con mandorla pralinata
  • giallo, fondente con cremino mandorla
  • azzurro, al latte con mandorla pralinata
Tutto è racchiuso in confezioni eleganti, pensate per essere regalate o per arricchire la tavola con un tocco di colore e qualità.
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Palermo e la creatività contemporanea: I Peccatucci di Mamma Andrea
A Palermo, I Peccatucci di Mamma Andrea rappresentano un punto di riferimento costante nel percorso di selezione ZABBARA.
È un laboratorio che accompagna tutto l’anno, ma che durante le festività riesce sempre a sorprendere, combinando gusto, originalità e grande attenzione all’estetica.
Per la Pasqua arrivano le colombine speziate ricoperte di cioccolato fondente e le uova di cioccolato fondente rivestite di pistacchio siciliano: prodotti che mantengono un forte legame con la tradizione, ma che si esprimono con un linguaggio contemporaneo, riconoscibile.
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Pasqua secondo ZABBARA: una selezione consapevole
Raccontare la Pasqua siciliana significa andare oltre il prodotto.
Significa entrare in un sistema culturale fatto di materie prime identitarie, tecniche tramandate e una capacità tutta isolana di tenere insieme tradizione e innovazione.
La selezione ZABBARA nasce esattamente da questo principio: non una semplice proposta commerciale, ma una scelta consapevole di laboratori che, ciascuno a modo proprio, rappresentano un frammento autentico della Sicilia dolciaria contemporanea.
Da ZABBARA, la Pasqua non si racconta solo attraverso i dolci.
Si respira in un insieme armonico: nei vini selezionati, nelle materie prime, nelle ceramiche artigianali di Susanna De Simone, che aggiungono un segno estetico forte e riconoscibile.
In questa stessa logica si inserisce la degustazione pasquale in programma giovedì: un momento pensato per guidare all’assaggio delle colombe, orientarsi tra le diverse interpretazioni e arrivare a una scelta consapevole.
Resta centrale, come sempre, la possibilità di creare confezioni e ceste pasquali personalizzate: non semplici regali, ma veri e propri racconti della Sicilia, costruiti con coerenza e attenzione.
Zabbara – Eccellenze Siciliane
 Piazza Edmondo De Amicis 78/D – Torino 
 Dal martedì al sabato, 9:30-12:30 | 15:30-19:30
(A dicembre aperto tutti i giorni) 
tel 339 8589291