food

Grignolino, il nobile ribelle 2026

28 Marzo 2026 – 30 Marzo 2026
Ci sono vitigni che non inseguono le mode, e proprio per questo attraversano il tempo con una personalità intatta. Il Grignolino appartiene a questa categoria: elegante ma irrequieto, sottile ma pieno di carattere, capace di sorprendere chiunque si avvicini al suo calice senza pregiudizi. Non è un vino accomodante – e forse è proprio questa la sua forza.
A questo spirito libero è dedicata “Grignolino, il nobile ribelle”, l’appuntamento organizzato da AIS Piemonte insieme alle delegazioni di Asti e Casale Monferrato, in programma dal 28 al 30 marzo a Grazzano Badoglio, nel cuore del Monferrato.
Tre giorni di banchi d’assaggio, incontri con i produttori e momenti di approfondimento pensati per raccontare un vitigno identitario del Piemonte, capace di oscillare tra tradizione e nuove interpretazioni.
Accanto ai banchi d’assaggio tornano anche i Laboratori, esperienze di degustazione dedicate all’abbinamento gastronomico che mettono il vino in dialogo con il cibo, guidate dai Degustatori dell’Associazione Italiana Sommelier. Occasioni raccolte e partecipative per esplorare, calice dopo calice, la sorprendente versatilità gastronomica di questo rosso piemontese.
Ad anticipare la manifestazione, il 25 marzo, sarà la masterclass “Anarchico e gentiluomo. Le metamorfosi del Grignolino”, un viaggio attraverso stili, tecniche di vinificazione e interpretazioni diverse del vitigno, tra acciaio, legno e appassimento. A guidare la degustazione saranno Mauro Carosso, Presidente AIS Piemonte, insieme alla relatrice AIS Eleonora Giroldi, in un percorso pensato per svelare le molte identità di un vino che, dietro il suo carattere ribelle, sa esprimere anche una sorprendente eleganza.
Un invito, in fondo, a lasciarsi affascinare da uno dei vini più originali del Piemonte: nobile nella storia, ribelle nello spirito, e sempre capace di raccontare il territorio da prospettive nuove.
Grazzano Badoglio (At)
Via IV Novembre 15, Grazzano Badoglio (At)- mappa
28 Marzo 2026 – 30 Marzo 2026
Orari e modalità di accesso
La manifestazione si svolgerà il 28, 29, 30 marzo con i seguenti orari:
Sabato 28 marzo dalle 11 alle 19
Domenica 29 marzo dalle 11 alle 19
Lunedì 30 marzo dalle 10 alle 17
Evento aperto sia al pubblico sia agli operatoriPer il pubblico l’ingresso è libero senza prenotazione; è previsto un contributo per la degustazione di 15 € (10 € per i soci AIS).
Ingresso gratuito per gli operatori del settore grazie ad un lavoro specifico sul comparto Ho.Re.Ca, che potranno accreditarsi a una delle tre giornate a scelta inviando un’ e-mail a eventi.aisasti@gmail.com
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“La pasta è cultura”: l’idea di qualità dietro Brün Pasta

Informazione promozionale

Dalla selezione degli ingredienti al legame con Torino: la filosofia di Brün Pasta raccontata dal suo fondatore.

Nel cuore di Torino esistono luoghi che, nel tempo, diventano punti di riferimento non soltanto per ciò che si mangia, ma per il modo in cui si viene accolti. Brün Pasta è uno di questi. Un piccolo ristorante-pastificio dove la tradizione della pasta fresca incontra una dimensione più personale fatta di dialogo con il cliente, attenzione agli ingredienti e possibilità di scegliere e personalizzare il proprio piatto.

Per comprendere meglio la filosofia che sta dietro questo progetto abbiamo incontrato il titolare di Brün Pasta, che in questa intervista racconta la sua idea di cucina, il rapporto con i clienti e il motivo per cui, negli anni, il locale è diventato un indirizzo sempre più frequentato anche da visitatori provenienti da tutto il mondo.


Come nasce Brün Pasta e quale idea di pasta fresca c’è dietro questo progetto?

Brün nasce dall’idea di due amici che, per scelte alimentari personali, decidono di proporre cibo di qualità ma fondamentalmente diffondere verso il pubblico la cultura del cibo tradizionale a partire dai grani italiani. Disponiamo di un patrimonio immenso radicato nelle nostre regioni, se solo pensiamo a grani tipo il Cappelli o ai grani antichi che proponiamo rigorosamente semi integrali o integrali che conservano tutte le loro proprietà nutritive ed il cui glutine non provoca intolleranze. Oramai il cibo industriale ed elaborato è di larga diffusione e, se solo riflettiamo sulle farine raffinate,(come la “00”), l’amido è l’elemento superstite del processo di lavorazione che elimina le parti esterne del chicco (crusca e germe), ricche di fibre, vitamine e minerali. Si tratta di un carboidrato complesso che nella fase digestiva viene immediatamente trasformato in zucchero con tutte le conseguenze della sua assunzione e quindi picco glicemico, iperproduzione di insulina e non dimentichiamo che i carboidrati concorrono alla produzione endogena di colesterolo. Insomma, ci siamo industriale per mangiare sano e abbiamo voluto trasferire questo ai nostri clienti


Quando si parla di pasta fresca di qualità, quali sono secondo lei gli elementi che fanno davvero la differenza?

Parliamo di cibo ed in particolare di pasta, alimento fondamentale della nostra tradizione culinaria e quindi due sono gli elementi che per noi fanno la differenza, la qualità delle materie prime dalle farine rigorosamente italiane, biologiche o a residuo chimico zero, agli ingredienti che utilizziamo per i nostri sughi prediligendo prodotti della nostra regione. Il secondo elemento è la cucina tradizionale piemontese e italiana. Non abbiamo bisogno di inventarci nulla, dobbiamo semplicemente attingere alle ricette classiche della cucina casalinga .


Qual è il rapporto tra Brün Pasta e Torino? Quanto conta il legame con il territorio e con il quartiere?

Torino è il nostro mercato di riferimento, ci troviamo nel centro della nostra città che negli ultimi anni ha avuto un forte incremento turistico e gran parte dei nostri clienti sono appunto i turisti, italiani e stranieri ma, quotidianamente, abbiamo anche molti lavoratori della zona


Quali prodotti rappresentano meglio la tradizione regionale  e raccontano la vostra identità?

Siamo in Piemonte e l’agnolotto alla piemontese è il nostro prodotto di punta. L’agnolotto rappresenta al meglio la cura che dedichiamo ai nostri prodotti: Farina di Tipo 1 a residuo chimico zero coltivata in Piemonte e uova biologiche. Per il ripieno, ossobuco e arrosto di vitello di razza piemontese certificata oltre a salsiccia, salame cotto, Parmigiano Reggiano, uova bio e verza.


Qual è il lavoro che spesso il cliente non vede ma che è fondamentale per la qualità finale?

Oltre ad utilizzare ingredienti di qualità bisogna cucinarli con cura e professionalità, dalla preparazione dei ripieni delle nostre paste ai sughi freschi che quotidianamente rappresentano gran parte del nostro lavoro. Alcuni esempi? Il nostro ragù cuoce dalle tre alle quattro ore e, non utilizzando conservanti, i dodici/tredici sughi freschi che proponiamo ai nostri clienti occupano gran parte del tempo dei nostri collaboratori.


Qual è la soddisfazione più grande che ricevete dai vostri clienti?

Credo che la più grande soddisfazione siano i clienti che, dopo aver mangiato, ci ringraziano! Ma questo è il risultato dell’accoglienza che riserviamo loro spiegando, se necessario, in inglese francese o spagnolo cosa possono mangiare da noi. Insomma, per noi il cliente è al centro e da noi deve sentirsi coccolato.


Guardando al futuro, quale direzione immagina per Brün Pasta?

Stiamo lavorando per replicare il nostro format e presto apriremo un altro punto vendita. Immaginiamo che questo possa essere l’inizio della fase successiva e poi valuteremo i risultati.

 

Telefono

Dove siamo

Ci trovi in Via Santa Teresa 16/D a Torino

Sformatini di peperoni ricetta light

Contorno insolito o antipasto sfizioso, si preparano in poco tempo in tutta facilita’. Sono deliziosi, delicati, privi di grassi, cremosi e scenografici.

Ingredienti

2 peperoni gialli di Carmagnola
2 uova intere
200gr. di ricotta
Sale, pepe, prezzemolo
4 noci
Olio evo, una noce di burro

Lavare i peperoni, punzecchiarli con i rebbi di una forchetta e grigliarli su una piastra di ghisa calda. Lasciar raffreddare e pelare.
Nel mixer frullare le falde di peperone, la ricotta, le uova, il sale ed il pepe.
Imburrare 6 stampini in acciaio, versare la crema e cuocere a bagnomaria a fuoco bassissimo per circa 30 minuti.
Preparare la salsina mescolando il prezzemolo tritato con una noce tritata, sale e olio evo.
Togliere gli sformatini dagli stampi con l’aiuto della lama di un coltello, impiattare guarnendo con l’emulsione di olio ed un gheriglio di noce. Servire tiepido.

Paperita Patty

Benvenuto Arneis, seconda edizione

Assaggi in Enoteca
SABATO 21 marzo (11:00-18:00)
Canale – Enoteca Regionale del Roero
L’Enoteca Regionale del Roero promuove la seconda edizione di “Benvenuto Arneis”, un appuntamento che coincide con l’arrivo della primavera e che segna simbolicamente l’inizio di una nuova stagione di enoturismo e accoglienza nel Roero.
Protagonista della giornata sarà il Roero Arneis, grande vino bianco del territorio e fiore all’occhiello per molti viticoltori.

L’iniziativa rappresenta l’occasione per presentare al pubblico la nuova annata del Roero Arneis, appena uscita sul mercato, nel giorno che apre la stagione primaverile.
Il banco d’assaggio
Nei locali dell’Enoteca Regionale del Roero, in via Roma 57 a Canale, sarà allestito un banco d’assaggio con oltre 40 etichette di Roero Arneis della nuova annata.
Per consentire un flusso ordinato degli assaggi, la degustazione sarà suddivisa in due turni:
🕚 Primo turno – ore 11.00 / 14.30
🕒 Secondo turno – ore 14.30 / 18.00
Ecco un primo elenco delle cantine che hanno aderito all’iniziativa con il loro Roero Arneis 2025
Angelo Negro – Monteu Roero
Barbero Giacomo – Canale
Battaglino Fabrizio – Vezza d’Alba
Bric Castelvej  – Canale
Carlo Casetta  – Montà
Cascina Chicco – Canale
Cascina Lanzarotti – Monteu Roero
Cascina Torniero – Castellinaldo
Correggia – Canale
Costa Catterina – Castagnito
Mario Costa – Canale
Demarie – Vezza d’Alba
Destefanis – Canale
Ferrero Michele  – Canale
Generaj – Montà
Massucco F.lli – Castagnito
Marchisio Family – Castellinaldo
Morra Stefanino – Castellinaldo
Pace – Canale
Pelassa – Montà
Ponchione – Govone
Tenuta Carretta – Piobesi d’Alba
Teo Costa – Castellinaldo
Tibaldi – Pocapaglia
Vaudano Enrico e Figli – Cisterna d’Asti
Giacomo Vico – Canale
Il costo della degustazione è di € 15, con riduzione a € 10 per i soci delle associazioni di settore (AIS, FISAR, Go Wine, ONAV ecc.).
La quota comprende degustazioni libere di tutti i Roero Arneis in assaggio.
Un’occasione per scoprire il Roero
Durante la giornata, tutti i visitatori dell’Enoteca potranno usufruire anche di uno sconto speciale del 10% sull’acquisto dei vini presenti in Enoteca, con una selezione che rappresenta oltre 65 produttori del Roero.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0173 978228 – 0173364631
email amministrazione@enotecadelroero.it
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LUCA GANDIN

Sicilia e Sardegna con Go Wine

VINI E TERROIR DELLE GRANDI ISOLE ITALIANE
MARTEDI’ 24 MARZO 2026
Eataly Lingotto – TORINO, Via Fenoglietti, 14
Go Wine promuove a Torino un evento di degustazione dedicato all’approfondimento sulla viticoltura delle grandi isole Sardegna e Sicilia.
L’evento è in programma martedì 24 marzo e annunciamo un primo elenco di cantine protagoniste.
Sarà un’interessante serata, sempre nel solco di valorizzare l’enografia regionale e spostando le attenzioni a sud, verso territori che vantano uno storico legame con la viticoltura, che hanno saputo negli anni valorizzare le loro principali varietà autoctone, che sanno narrare – a fianco dei vini – la bellezza di paesaggi e luoghi unici che il mondo ci invidia.
Le cantine partecipanti racconteranno i diversi territori di produzione e daranno conto della ricchezza della viticoltura delle due grandi isole.
Una selezione di cantine incontrerà il pubblico, altre saranno presenti nelle enoteche tematiche allestite in sala.
L’evento si svolgerà nella location di Eataly Lingotto in Via Ermanno Fenoglietti, 14, presso la Sala dei Duecento.
 
L’invito è rivolto a soci Go Wine e simpatizzanti e a professionisti del settore.
Ecco un primo elenco di cantine
che animeranno il banco d’assaggio
Alessandro di Camporeale – Camporeale (Pa);
Cantina del Mandrolisai – Sorgono (Nu); Cantina Santadi – Santadi (Su);
Consorzio San Michele – Berchidda (Ss);
Cantina Sociale di Calasetta – Calasetta (Su); Carpante – Usini (SS);
Contini Attilio – Cabras (Or); Ferruccio Deiana – Settimo San Pietro (Ca);
Donnafugata – Marsala (Tp); Gostolai – Oliena (Nu);
Intorcia – Marsala (Tp); Fausta Mansio – Siracusa;
Planeta – Menfi (Ag); Poggio di Bortolone – Gulfi (Rg);
Quartomoro di Sardegna – Marrubiu (Or); Sedilesu – Mamoiada (Nu);
UnMareDivino – Berchidda (Ss); Valle delle Ferle – Caltagirone (Ct).
Food:
La parte Food sarà gestita per questo speciale evento da Eataly, che proporrà una selezione di eccellenze gastronomiche con il seguente menù di assaggi
 
-Arancino al ragù
-Maritozzo ripieno di porceddu sardo con maionese aromatizzato al mirto
-Degustazione formaggi sardi con composte
3 formaggi con pane guttiau di accompagnamento
-Sfincione palermitano
-Culurgiones fritti ripieni di pecorino, menta e patate
-Bis di mini cannoli cioccolato e pistacchio
Tapas singola 6,50 €
Tris di tapas 18 €
Provale tutte
Programma, orari e modalità di prenotazione:
Per garantire il miglior afflusso dei partecipanti ed un buon accesso alle degustazioni, gli ingressi saranno suddivisi per turni e su prenotazione entro le ore 12 di martedì 24 marzo. Per permettere a un numero maggiore di persone di accedere al banco di assaggio la degustazione verrà divisa in 2 turni a cui sarà obbligatorio attenersi.
Orari e turni di degustazione
Ore 16,30-18,00: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati (giornalisti del settore enogastronomico, soggetti riconosciuti che operano in enoteche, ristoranti, wine bar: due persone per locale).
La richiesta di accredito avviene tramite mail. Go Wine verificherà e confermerà l’accredito per iscritto.
Ore 18,00-22,00: turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.
 
Il costo del biglietto di ingresso è di 22,00 € a persona (€ 15,00 Soci Go Wine, € 18,00 soci associazioni di settore) con degustazioni illimitate dei vini presenti all’evento.
Risparmia acquistando la degustazione online sul sito www.gowinet.it!
 
Chi prenota con pagamento online avrà una riduzione sul costo, ovvero:
€ 20,00 per il pubblico,
€ 13,00 rid. soci Go Wine,
€ 16,00 rid. soci associazioni di settore.
L’ingresso sarà gratuito per coloro che decidono di associarsi a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari). L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2026. E’ possibile indicare già all’atto della prenotazione la volontà di associarsi.
Info: Associazione Go Wine – Tel. 0173 364631 e-mail stampa.eventi@gowinet.it
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LUCA GANDIN

I "tumin al verd", un classico piemontese

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I tomini freschi di latte vaccino a pasta morbida, dal gusto leggermente acidulo, hanno origini antichissime e spiccano tra i tipici antipasti della cucina piemontese.

I classici – tumin al verd – preparati con ingredienti semplici come prezzemolo, acciughe, aglio e peperoncino ci permettono di preparare una ricetta particolarmente stuzzicante, perfetta per una cena autunnale da consumare con gli amici in allegria.

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Ingredienti

 

1 rotolo di tomini freschi

1 mazzetto di prezzemolo

1 spicchio di aglio

4 filetti di acciuga sott’olio

1 peperoncino piccante

1 tuorlo d’uovo sodo

1 pezzettino di pane secco

Sale, aceto bianco, olio evo q.b.   

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Per preparare il bagnetto verde, mettere a bagno il pezzetto di pane nell’aceto, lavare bene il prezzemolo, asciugarlo e tritarlo con la mezzaluna, aggiungere i filetti di acciuga, l’aglio, il peperoncino, il tuorlo ed il pane ben strizzato dall’acetoaggiustare di sale e aggiungere l’olio. Mescolare il tutto con cura e disporre sopra ai tomini precedentemente tagliati a fette. Servire a temperatura ambiente con un buon bicchiere di vino rosso piemontese.

Paperita Patty

Cremoso risotto alla zucca e Taleggio

Il risotto alla zucca, tipico delle regioni settentrionali, e’ un primo piatto semplice dal sapore molto particolare, delicato ed avvolgente, esaltato ancor di piu’ dal gusto inconfondibile del cremosoTaleggio. Un primo piatto delizioso tutto da provare.

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Ingredienti

 

350gr. di riso per risotti

400gr. di zucca decorticata

1 litro di brodo vegetale

1 scalogno

200gr. di formaggio Taleggio

30gr. di burro

1 bicchiere di vino bianco secco

2 fette i pancetta affumicata, facoltativa

Sale e pepe q.b.

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In una larga padella rosolare nel burro lo scalogno affettato sottile. Versare il riso e lasciarlo tostare sino a quando sara’ traslucido poi, versare il vino bianco, mescolare e lasciar evaporare. Sempre mescolando, versare a poco a poco il brodo vegetale caldo, unire la zucca decorticata tagliata a cubetti, proseguire la cottura, unire il taleggio a cubetti, mescolare, aggiustare di sale e pepe. Portare in tavola decorando a piacere con due fette di pancetta affumicata saltata in padella.

 

Paperita Patty

L’Uliveto, nel cuore di San Salvario i buoni piatti della tradizione

Di Maurizio Tropeano

“Da qui esci mangiato”. Il passaparola dei clienti, oltre alle recensioni, racconta la filosofia che ispira la cucina di Claudio Locchiato, classe 1986, chef e patron dell’Uliveto, aperto due anni fa dopo un decennio trascorso tra i fornelli dell’alta cucina stellata.

“Per me – racconta mentre ritocca gli ultimi dettagli del locale di via Saluzzo 57, riaperto dal 6 marzo dopo due mesi di ristrutturazione – uscire mangiato (ride di gusto) significa preparare piatti buoni, abbondanti semplici e di qualità ma che fanno ritornare in mente gli affetti e i ricordi della tradizione calabrese, certo, ma anche di quella italiana”.
Una scelta che ha condiviso con la moglie Bierta, che si occupa con garbo e attenzione della sala, e che ha assecondato anche la sua decisione di diventare il patron di questo percorso gastronomico che affonda le radici ad Acquaro, in provincia di Vibo Valentia: “Fare l’imprenditore è difficile ma è garanzia di poter sperimentare in autonomia con un vincolo importante, il senso di responsabilità per chi lavora al mio fianco in cucina e in sala”.

Un percorso che parte da una rottura: “Mi sono reso conto che non mi divertivo più a cucinare per i clienti che a tavola facevano, e fanno, le autopsie dei piatti. Le mie radici, però, sono diverse e sono il frutto degli insegnamenti di mia nonna che mi ha trasmesso l’amore per la cucina come atto di affetto e cura verso gli altri. Ho imparato molto nel mondo dell’alta cucina e posso arricchire e innovare la tradizione familiare senza rincorrere mode e tendenze”.


Facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio. Eccoci ad Acquaro in un contesto domestico, tra conserve, pasta fresca e rituali della domenica: “Mi piaceva cucinare e dopo le medie mi sono iscritto all’alberghiero del mio paese e poi ho iniziato a 14 anni a fare le stagioni in alcuni locali tra Tropea e Capo Vaticano, lungo la Costa degli Dei”. Il primo salto di qualità lo fa a diciannove anni e parte per il nord, direzione Colorno in provincia di Parma: “Mi iscrivo alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, creata da Gualtiero Marchesi. Per me è stata un’esperienza fondante che mi ha aperto le porte della ristorazione d’eccellenza”. Lo chef calabrese lavora tra Venezia e Zurigo, poi arriva a Torino dove entra nelle cucine del ristorante Del Cambio guidato da Matteo Baronetto e poi al Turin Palace al fianco di Stefano Sforza, fino a esperienze in chiave più contemporanea come Opera, Condividere con Federico Zanasi, e Spazio7 di Alessandro Mecca.

“La mia cucina – racconta – non è celebrale ma sicuramente gustativa, avvolgente, immediata”. E a chi gli chiede di descrivere la sua cucina in tre parole, risponde così: “La prima parola è sentimento che nutre il legame con la Calabria e con la mia famiglia”. La seconda definizione è “pensiero, perché è l’intenzione che guida ogni mio piatto”. La terza parola è “ricerca della materia prima prodotta da realtà artigianali in Calabria e in Piemonte ma anche la ricerca di tecniche di cotture innovative”.

Scaloppine di vitello al limone

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Un secondo piatto di carne amato da tutti, da preparare a pranzo o a cena anche all’ultimo momento. Le scaloppine al limone si preparano con  pochi ingredienti, semplicemente tenere e sottili fettine di vitello avvolte da una fresca e agrumata salsa cremosa e vellutata. Davvero stuzzicanti ed irresistibili.

 ***

Ingredienti

 

6 fettine di carne divitello

1 limone

1 noce di burro

1 rametto di rosmarino

1 spicchio di aglio intero

Poca farina bianca

Mezzo bicchiere di vino bianco secco

Sale, pepe q.b.

Appiattire le fette di carne con il batticarne, incidere i bordi delle fettine per non farle arricciare. Passare le fettine nella farina bianca facendola aderire bene. In una larga padella far spumeggiare il burro con il rosmarino e l’aglio, mettere le fettine e lasciarle rosolare da entrambi i lati, sfumare con il vino bianco, lasciar evaporare, abbassare la fiamma e lasciar cuocere per alcuni minuti. Aromatizzare con il succo di limone e la buccia grattugiata, lasciare insaporire per due minuti poi salare e pepare. Filtrare la salsa per renderla piu’ vellutata e servire subito.

Paperita Patty

Luigi Boccia, il fotografo che racconta l’anima del cibo

Oltre la perfezione dell’immagine

In un’epoca dominata da immagini perfette, filtri e contenuti pensati per scorrere velocemente sugli schermi dei social, c’è chi sceglie di rallentare lo sguardo. Luigi Boccia, fotografo torinese specializzato in food e fotografia commerciale, ha costruito negli anni un percorso personale che mette al centro la verità della materia e il valore narrativo dell’imperfezione. Il suo approccio parte dall’osservazione: la luce naturale che cade su un ingrediente, le texture di un alimento, i segni che raccontano la sua storia. Per Boccia fotografare il cibo non significa solo renderlo bello, ma restituirne l’identità autentica, liberandolo dalle costruzioni artificiali del marketing. Un pensiero che oggi prende forma anche nel suo libro Cibografia, un progetto editoriale che parla di fotografia, memoria e cultura del cibo.

Chi è Luigi Boccia?

Sono un osservatore che, a un certo punto del suo percorso, ha smesso di inseguire la “perfezione” a tutti i costi. Mi definisco un esploratore visivo del cibo. Lavoro da anni nel campo della fotografia food e commerciale, un settore dove storicamente tutto deve apparire lucido, impeccabile e, molto spesso, artificiale.

Vivendo questo mondo dall’interno, ho sentito l’urgenza di un approccio diverso. Il mio obiettivo oggi non è solo realizzare immagini, ma cercare di educare visivamente le persone, riportando la loro attenzione sulla vera natura delle cose. Voglio raccontare la materia per quello che è, con le sue trame, le sue ombre e la sua autentica identità, liberandola dalle maschere del marketing.

Com’è nata la tua passione per la food photography?

La mia passione ha radici profonde: nasce da un amore incondizionato per il cibo che porto dentro sin da quando ero bambino. Per me il rapporto con la materia non è mai stato legato solo al gusto, ma è sempre stato un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi: toccare le consistenze, odorare i profumi, emozionarmi con i sapori, ascoltare i rumori della cucina, osservare come la luce naturale trasforma un ingrediente.

Crescendo ho sentito il bisogno di trasformare e condividere queste sensazioni. Ho capito che la fotografia era il mezzo più potente per farlo, restituendo a chi guarda l’anima di ciò che portiamo in tavola.

Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?

Oggi la vera difficoltà non è fare una foto tecnicamente bella: la sfida è nei contenuti. Non dimentichiamoci che fotografare significa anche documentare. Il fotografo ha una grande responsabilità nel racconto, soprattutto in un periodo storico fatto di iperconnessioni.

I social ci hanno abituati a un’estetica omologata: tutto è perfetto e tutto è simile. Il mio suggerimento è semplice: smettere di copiare i trend e seguire le emozioni. Il futuro della fotografia di cibo dipenderà dalla capacità di abbracciare l’imperfezione come valore narrativo. Se riusciremo a tramandare questo amore per il dettaglio imperfetto, salveremo questo mezzo dalla deriva del copia-incolla estetico.

Parliamo del tuo libro: quando è nato e perché?

Cibografia nasce da un’esigenza quasi fisica: il bisogno di carta e inchiostro in un mondo dominato dai pixel e dallo scrolling compulsivo. È anche un bisogno molto personale: l’idea di lasciare qualcosa di solido a chi, come me, ha iniziato a fotografare con curiosità autentica e con il desiderio di capire davvero cosa stesse raccontando.

Tutto è iniziato circa tre anni fa con i primi articoli sul mio blog personale, che col tempo si sono trasformati in veri e propri racconti. A un certo punto ho capito che potevano uscire dallo schermo del computer e diventare un libro.

L’ho scritto in un periodo della mia vita di forte consapevolezza e autoanalisi, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. Non volevo parlare di fotografia come in una scuola, ma raccontarne la parte più umana. Ho scritto questo libro perché volevo raccontare la fotografia di cibo in maniera intima e personale: non come tecnica o mestiere, ma come voce e gesto d’amore.

A quale pubblico è rivolto?

È rivolto ai fotografi, a chi ama l’immagine e a chi vive il cibo non solo come nutrimento, ma come momento culturale. In realtà è un libro pensato per tutti, perché il cibo fa parte delle nostre vite: è connessione umana, convivialità e memoria condivisa.

Per questo motivo si rivolge anche ai ristoratori e agli chef. Cibografia non è un manuale di fotografia e non contiene immagini. Tra quelle pagine si trovano storie vere, emozioni vissute e aneddoti che parlano di noi: dall’antropologia del cibo alle connessioni sociali, passando per il peso della memoria e il tema della sostenibilità ambientale.

Dove si può acquistare?

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon, unicamente in versione cartacea. Ho fatto questa scelta precisa perché desidero che le persone possano toccare con mano il mio lavoro, sfogliarne le pagine e viverlo fisicamente, prendendosi il tempo necessario.

Perché, in fondo, vuoi mettere i pixel con il profumo della carta stampata?

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Chiara Vannini