ECONOMIA- Pagina 7

Settimana del Lavoro 2026: a Torino per riflettere sulle disuguaglianze

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Le disuguaglianze attraversano la nostra società in ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alla scuola, dalla casa all’accesso alla tecnologia, influenzando profondamente le condizioni di vita e le opportunità delle persone. Per analizzarle e individuare possibili soluzioni torna a Torino, dal 16 al 20 marzo, la ‘Settimana del Lavoro’.

Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna promossa da Ismel, Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, con il sostegno di Fondazione CRT vedrà docenti, ricercatori, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e parti sociali confronteransi sui sei principali ambiti di disparità, tecnologica, scolastica, di origine linguistica ed etnica, territoriale, di genere e nei rapporti di lavoro, con l’obiettivo di capire come trasformare le criticità in opportunità di equità.

La rassegna prende le mosse dalle nove ricerche selezionate dalla call for paper “Percorsi di equità”, lanciata da ISMEL nel 2025, che ha coinvolto studiose e studiosi under 45 provenienti da tutta Italia e che hanno analizzato in profondità le cause e le conseguenze delle disuguaglianze nel presente, così come le buone pratiche in grado di promuovere maggiore equità.

L’apertura della Settimana del Lavoro è prevista lunedì 16 marzo alle 18.30 all’Auditorium del Polo del ’900 con il panel “Disuguali per sempre?”, in cui l’esperto di innovazione e lavoro Marco Bentivogli e il politologo Marco Revelli dialogheranno con la sociologa Marianna Filandri sulle trasformazioni necessarie per garantire diritti civili, sociali ed economici a tutti, senza lasciare indietro nessuno. Come nelle precedenti edizioni, gli spunti più significativi confluiranno nel Manifesto per l’equità, documento conclusivo della rassegna che raccoglie proposte concrete e riflessioni per la progettazione sociale futura.

Un’attenzione particolare è riservata ai giovani e agli studenti, chiamati a riflettere sulle disuguaglianze e sul ruolo che le loro scelte potranno avere nel futuro della società. Tra gli appuntamenti, martedì 17 marzo si conclude all’IIS Avogadro il percorso “Dove iniziano le disuguaglianze?”, mentre mercoledì 18 marzo a Palazzo Nuovo si terrà “Il lavoro ferito. Una riflessione tra passato e presente”, con i professori Fabrizio Loreto e Giacomo Gabbuti e le ricercatrici Allegra Caputo e Anna Pasquetti, per analizzare il lavoro precario e freelance e le sue conseguenze sulle disuguaglianze socio-economiche. Venerdì 20 marzo al Polo del ’900 l’incontro “Scuola, università e lavoro: tra le disuguaglianze di oggi e la società di domani” vedrà confrontarsi le docenti Sonia Bertolini, Camilla Borgna, Valentina Goglio e Paola Ricchiardi e la ricercatrice Giulia Maria Bouquié, mentre nello stesso giorno si svolgerà il torneo interscolastico di dibattito tra i licei torinesi Vincenzo Gioberti e Giordano Bruno sul tema “Le quote rosa sono utili per promuovere la parità di genere?”.

La Settimana del Lavoro 2026 approfondirà anche le disuguaglianze sociali, territoriali e tecnologiche, con incontri come “La lingua come ponte” dedicato all’inclusione lavorativa dei cittadini stranieri, “Colmare le distanze” sul divario tra grandi città e aree interne, “Abito dunque sono” sulle criticità abitative nei centri urbani e “EquIA”, in cui esperti e docenti discuteranno l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’equità sociale. Non mancherà la riflessione sulle disuguaglianze di genere con il panel “Luoghi, barriere, possibilità” che analizzerà gap e barriere ancora presenti nei diversi contesti sociali. Durante la Settimana sarà presentato il volume “Disuguaglianze. Costruire equità” (Alzani, 2026) con la partecipazione degli autori delle ricerche e, in collaborazione con il festival Job Film Days, sarà proiettato il film “The Store” di Ami-Ro Sköld, dedicato alle condizioni di lavoro nella grande distribuzione.

“La complessità delle disuguaglianze richiede di mettere in relazione diversi ambiti per comprendere il presente e individuare soluzioni efficaci”, sottolinea il direttore di ISMEL Diego Robotti, mentre Alessandro Rubini, direttore del Polo del ’900, evidenzia come la manifestazione rappresenti un’occasione fondamentale per riflettere sulla qualità della democrazia e immaginare una società più equa. Tutti gli incontri della Settimana del Lavoro 2026 sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria e il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della manifestazione.

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L’Unione Montana Via Lattea si dota dell’Ufficio Europa

Nasce l’Ufficio Europa dell’Unione Montana dei Comuni Olimpici della Via Lattea. Si tratta di un servizio associato per le Politiche Europee a  servizio su tutto il territorio.

“Siamo decisamente soddisfatti – ha dichiarato Mauro Meneguzzi, Presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici della via Lattea-  perché riteniamo un fatto molto importante essere arrivati all’approvazione in Consiglio di Unione Montana dello Sportello Europa. Siamo altresì orgogliosi di averlo fatto in quanto siamo una delle poche Unioni che, ad oggi, hanno istituito questo strumento con relativa delibera”.

L’Unione  Montana Comuni Olimpici Via Lattea compie così un importante passo in avanti nel rafforzamento delle proprie capacità di accesso ai finanziamenti sovralocali.
Con l’approvazione nei consigli comunali, nasce ufficialmente l’Ufficio Europa, il Servizio Associato per le Politiche Europee,  dedicato alla ricerca, gestione e valorizzazione delle opportunità offerte dai fondi europei, nazionali e regionali.
“L’iniziativa rappresenta un salto di qualità nella capacità amministrativa del territorio – precisa il presidente Meneguzzi – e nasce grazie al percorso di affiancamento di consulenza  promosso da ANCI nell’ambito del progetto  P.I.C.C.O.L.I, svoltosi tra l’ottobre del 2025 e il gennaio del 2026.
Il percorso ha previsto laboratori operativi, incontri online e momenti formativi,  coinvolgendo il personale dell’Area Vice Segreteria e Attività Strategiche, insieme al Segretario comunale dell’Unione che ringraziamo, come ringraziamo il sindaco di Pragelato Massimo Marchisio e la funzionaria Alessia Prin per aver partecipato a Roma al convegno conclusivo PICCOLI di ANCI”.
Grazie  a questo lavoro l’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea ha rafforzato le proprie competenze nella gestione dei bandi, in particolare regionali e locali.

“Pur avendo già partecipato in passato a progetti europei diretti come partner – aggiunge il Presidente Meneguzzi – l’obiettivo è  ora quello di compiere un ulteriore passo in avanti, candidandosi come soggetto promotore di progetti a finanziamento diretto, privilegiando iniziative che non richiedono partenariati internazionali complessi e che risultino più semplici da presentare e da gestire, come i  Gemellaggi”.
La costituzione dell’Ufficio Europa è stata accompagnata dalla realizzazione di una serie di strumenti operativi a supporto dell’attività amministrativa , tra cui l’atto costitutivo dell’Ufficio Europa, con convenzione e delibera di Consiglio,  un documento di analisi e modellizzazione di casi di successo  di Uffici Europa, un vademecum per la ricerca dei bandi europei, le linee guida per la redazione di una newsletter  informativa sui bandi, un’agenda pratica su come leggere e scrivere un progetto europeo, valorizzare le risorse disponibili per lo sviluppo locale con un ufficio ad hoc.
Questo ufficio si inserisce in un ambito più  ampio di rafforzamento della capacità amministrativa dei Comuni, allineandosi ad importanti progetti nazionali promossi dal Governo per facilitare l’accesso ai fondi europei da parte degli enti locali.
Il presidente Meneguzzi presenta i due obiettivi principali del nuovo servizio “ In primis servirà  a favorire l’accesso,  la gestione e e la rendicontazione  delle risorse finanziarie disponibili à livello europeo, nazionale e regionale per la realizzazione di progetti di interesse comune; in secondo luogo a promuovere e coordinare attività di informazione, formazione, progettazione e networking legate alle opportunità offerte dai fondi europei e da altre fonti di finanziamento “.
Un ulteriore elemento di valore della nuova struttura è rappresentato dalla natura aperta della Convenzione Istitutiva, che in futuro consentirà l’adesione di altri enti locali e soggetti istituzionali pubblici e privati del territorio.
L’obiettivo è quello di ampliare progressivamente la rete di collaborazione, rafforzare le competenze e sviluppare sinergie utili per intercettare nuove opportunità di finanziamento e sostenere lo sviluppo sul territorio.
Con la nascita dell’Ufficio Europa, l’Unione Montana dei Comuni Olimpici della Via Lattea si dota di uno strumento strategico per affrontare in modo strutturato le sfide della progettazione europea.

Mara Martellotta

Coldiretti Torino, confronto con gli industriali del latte e dei formaggi

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“Troppo bassi i prezzi del latte riconosciuti agli allevatori”

Coldiretti Torino invita gli industriali del latte al senso di responsabilità verso il territorio e nella battaglia comune contro le speculazioni. Da oltre 5 mesi agli allevatori viene riconosciuto un compenso che in molti casi è al di sotto dei costi di produzione, una situazione che colpisce soprattutto le aziende gestite da giovani che hanno investito sul loro futuro innovando strutture e infrastrutture per il benessere animale e la qualità del prodotto.
Per affrontare questa situazione insostenibile Coldiretti Torino con una lettera chiede un confronto sindacale urgente alle principali aziende di trasformazione lattiero-casearie del Torinese.

“I prezzi oggi riconosciuti alla stalla – scrive il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – risultano, per molte aziende, non più compatibili con i costi reali di produzione. Negli ultimi mesi il prezzo del latte alla produzione ha registrato una riduzione significativa, mentre i costi continuano a crescere: energia, mangimi, carburanti e manodopera incidono in modo sempre più pesante sui bilanci aziendali. In queste condizioni, numerose aziende zootecniche stanno lavorando senza margini adeguati, con il rischio concreto di ridurre la produzione o di cessare l’attività. Le aziende agricole sono il primo anello della filiera lattiero-casearia e garantiscono ogni giorno qualità, sicurezza e continuità produttiva. Senza un riconoscimento economico adeguato del latte alla stalla, la tenuta del settore diventa fragile, con ricadute su trasformazione, occupazione e territori rurali. Oggi, nel Torinese, sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti diretti, con oltre 35 mila mucche solo di razza Frisona a cui vanno aggiunte razze tipicamente alpine come la Pezzata Rossa e la Pustertaler-Barant. Una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni 500mila litri di latte fresco. Un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la produzione dei formaggi tipici del territorio: buona presenza di proteine e di grassi. Una qualità che è possibile solo con un alto livello di benessere animale e con un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia si basa sul fieno ricavato dal prato stabile e sulle coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati e di campi aperti. Tutto questo patrimonio ambientale sparirebbe se chiudessero i nostri allevamenti”

Mara Martellotta.

Torino, imprese più solide. Ma servono nuovi investimenti

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Negli ultimi dieci anni accelera la transizione dell’industria torinese: imprese più solide, ma ora servono investimenti nei settori a maggiore crescita

Un’analisi inedita sui bilanci delle imprese a partire dal 2014 evidenzia una profonda trasformazione del sistema manifatturiero torinese. Il quadro che emerge mostra un tessuto produttivo più solido e diversificato, anche se permangono alcune criticità: la produttività e il valore aggiunto crescono meno rispetto al fatturato. Tra gli aspetti positivi si segnalano invece la maggiore diversificazione dell’export, una redditività in aumento e progressi nell’efficienza energetica.


Il sistema economico torinese sta affrontando la fase di ripresa rafforzando la propria redditività e orientando gli investimenti verso comparti con maggiori prospettive di sviluppo. Tra questi spicca l’aerospazio, settore che dimostra come il territorio riesca a essere competitivo quando mette insieme competenze storiche, innovazione tecnologica e capacità industriale. Nei prossimi anni un ruolo rilevante sarà giocato anche dalla meccanica strumentale, dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e dalla crescente domanda di robotica, oltre che da comparti come agroalimentare, chimica e gomma-plastica.

La città sta quindi attingendo alle proprie radici industriali per avviare un percorso di diversificazione produttiva già in atto, come mostrano i dati. Il nucleo dell’apparato produttivo si è rafforzato e l’export appare oggi più articolato. Anche la redditività è in crescita, soprattutto negli ultimi anni. Migliorano inoltre le performance sul fronte energetico: dal 2022 i consumi elettrici diminuiscono mediamente del 4% l’anno, segnale di un efficientamento strutturale che si accompagna a una quota di energia rinnovabile pari al 41,1%.

Queste sono alcune delle principali indicazioni contenute nel Rapporto industria e servizi organizzati 2026, realizzato da Unione Industriali Torino, Camera di commercio di Torino e Centro di Ricerca e documentazione Luigi Einaudi. Lo studio analizza i bilanci depositati delle imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro, che nel periodo 2014-2023 sono passate da 1.384 a 1.892 unità, registrando una crescita del 37%.

“Il rapporto ci conferma un fatto per noi noto: Torino non ha bisogno di dimostrare di saper produrre. Il punto oggi è trasformare questa capacità in un vantaggio competitivo strutturale sapendo che manifattura e servizi sono oggi un binomio ineludibile. Torino e il Paese hanno bisogno di un’industria forte, con al centro innovazione e tecnologia, per tornare a crescere e creare valore aggiunto. Abbiamo una struttura eterogenea ed efficiente e una buona redditività: puntando su una stretta integrazione di IA nella manifattura e nei processi produttivi e lasciando emergere nuove specializzazioni ad alto valore aggiunto, Torino può confermarsi protagonista dell’industria nazionale ed europea. Serve fiducia, nonostante la complessità di questa fase. E serve voglia di crescere: noi ce l’abbiamo” dichiara Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.

“Per ogni 100 euro di valore aggiunto dell’industria torinese, 47 euro sono acquisti di servizi organizzati: manifattura e servizi avanzati non devono più essere considerati come settori separati, ma come un unico nucleo produttivo esteso, che sul nostro territorio ha registrato nell’ultimo decennio ottime performance, come un +56% di fatturato – evidenzia Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino – questo nostro approccio di analisi, fortemente innovativo e inedito a livello italiano, evidenzia dati interessanti sul tessuto economico torinese: una redditività in accelerazione recente, un export sostenuto non più solo dall’automotive ma anche da aerospazio e macchinari, il progressivo efficientamento energetico. Ora è strategico trasformare la redditività ottenuta in investimenti innovativi che permettano la crescita anche di settori più in difficoltà, come l’ICT, o a minore valore aggiunto, come i servizi alla persona”.

Dall’analisi dei dati emerge come nell’ultimo decennio il cosiddetto “nucleo produttivo esteso” non si sia rafforzato soltanto dal punto di vista numerico. Gli addetti sono aumentati del 24%, passando da 258.759 a 320.857. Il fatturato complessivo è cresciuto del 56%, da 76 a 118,4 miliardi di euro. Il valore aggiunto ha registrato un incremento del 50%, salendo da 20,2 a 30,3 miliardi. In crescita anche le immobilizzazioni, passate da 48 a 75 miliardi (+57%), e il margine operativo lordo, salito del 47%, da 9,3 a 13,6 miliardi.

Nonostante questi dati positivi, emerge uno squilibrio tra fatturato e valore aggiunto. Quest’ultimo, infatti, è cresciuto meno del giro d’affari: nel decennio il valore aggiunto per addetto è aumentato del 21,1% (da 77.882 a 94.352 euro), mentre il fatturato per addetto è cresciuto del 26% (da 293.823 a 369.114 euro). In un sistema fortemente innovativo ci si sarebbe aspettato il contrario. Se si considerano i dati depurati dall’inflazione, la crescita reale del valore aggiunto del nucleo produttivo si attesta intorno all’1,5% annuo, solo leggermente superiore alla media del Nord Italia (+1,3%). In altre parole, il sistema industriale torinese appare solido e dinamico, ma non ancora abbastanza potente da trainare l’intero sistema economico.

Un’altra questione centrale riguarda la produttività. Nel complesso, negli ultimi dieci anni si registra un aumento medio del 21%, ma con forti differenze tra i diversi settori. La manifattura raggiunge 102.969 euro per addetto, con una crescita del 53%, confermandosi il comparto più performante. Le costruzioni segnano addirittura un +121%, risultato però legato in gran parte agli incentivi edilizi degli ultimi anni. In controtendenza, invece, il comparto ICT e i servizi alle imprese, che registrano un calo del 13%.

Proprio quest’ultimo dato rappresenta uno degli elementi più critici. Il settore che avrebbe potuto trainare lo sviluppo del terziario avanzato perde produttività e peso occupazionale, scendendo dal 14% al 12% degli addetti del nucleo produttivo. Tra le cause principali vengono indicati la dimensione ridotta delle imprese locali, la forte attrazione esercitata dal polo milanese e una scala aziendale media ancora troppo limitata.

Parallelamente cresce il peso dei servizi alla persona, che passano dal 15% al 26% degli occupati del nucleo. Tuttavia, si tratta di attività caratterizzate da un valore aggiunto relativamente basso, con una produttività media di 50.662 euro per addetto. Questo dato conferma come una parte significativa della terziarizzazione in atto sia legata a settori a basso valore aggiunto, con effetti limitati sulla produttività complessiva del sistema.

La questione decisiva riguarda quindi la destinazione della redditività recuperata negli ultimi anni e la quota che verrà effettivamente trasformata in nuovi investimenti. Un segnale positivo è rappresentato dalla possibilità per molte imprese di finanziare parte degli investimenti attraverso risorse proprie. Questo potrebbe consentire di indirizzare rapidamente capitali verso i settori con maggiori prospettive di crescita.

Rinasce la zona ex Michelin tra corso Romania e strada Cebrosa

Prosegue il percorso di recupero di una delle aree industriali dismesse più estese di Torino, già sede dello stabilimento Michelin nel quadrante nord-est della città. La Giunta ha approvato  la delibera presentata dall’Assessore all’urbanistica Paolo Mazzoleni, relativa al progetto di fattibilità tecnico-economica delle opere di urbanizzazione e lo schema di convenzione relativo al permesso di costruire convenzionato per l’intervento edilizio sulle aree denominate “Cebrosa”.

Il nuovo centro commerciale principale, situato tra corso Romania e strada Cebrosa, è ormai pienamente operativo. Con il provvedimento odierno si dà seguito alle successive fasi di sviluppo dell’area, attraverso l’approvazione dell’intervento edilizio che prevede la realizzazione di tre strutture commerciali per una superficie complessiva di 15.576 metri quadrati, atto propedeutico al rilascio del titolo abilitativo.

Il progetto contempla inoltre la realizzazione di aree per servizi pubblici per complessivi 16.644 metri quadrati, di cui 13.315 metri quadrati destinati a parcheggio a raso, 2.307 metri quadrati a parcheggio in copertura e circa 1.000 metri quadrati a verde.

Le opere di urbanizzazione sono articolate in due lotti, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Il primo lotto comprende: la realizzazione di nuova viabilità e segnaletica lungo l’asse di strada Cebrosa, con riqualificazione dei parcheggi pubblici esistenti; una nuova rete fognaria e l’adeguamento dell’acquedotto; l’illuminazione pubblica; la sistemazione a verde; un nuovo impianto semaforico all’incrocio Cascinette–Cebrosa; la riqualificazione della bealera dell’Abbadia di Stura lato Michelin e dell’alveo della bealera degli Stessi; la realizzazione di una pista ciclabile e di una banchina verde verso corso Romania; nonché l’installazione di una barriera acustica lungo strada Cebrosa e la posa di un manto fonoassorbente, finalizzate alla mitigazione delle criticità acustiche.

Il secondo lotto prevede la realizzazione di un parcheggio a uso pubblico sulla copertura piana del secondo fabbricato.

Per l’impatto residuo derivante dal consumo di suolo, per il quale non sono state individuate specifiche opere compensative, sarà corrisposto alla Città un contributo pari a circa 230.500 euro.

Escalation in Medio Oriente: Confartigianato Piemonte, “rischi concreti per export ed energia”

“Non possiamo restare indifferenti di fronte alla drammatica escalation di violenza che coinvolge il Medio Oriente e altre aree del mondo. Il nostro primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, colpite da una spirale di conflitti che sembra non voler trovare soluzione”.

Con queste parole il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, manifesta la propria forte preoccupazione per il progressivo peggioramento dello scenario geopolitico internazionale. A rendere ancora più critico il quadro contribuiscono il conflitto che coinvolge l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici globali di energia e merci.

“Le tensioni in atto – prosegue Felici – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Anche il Piemonte, seppur geograficamente distante, rischia di subire duri contraccolpi sia sul fronte dell’export sia su quello dei costi energetici”.

Un’analisi realizzata da Confartigianato Imprese a livello nazionale evidenzia come il Piemonte sia tra le regioni italiane più esposte agli effetti della crisi mediorientale. Nel 2025 l’export regionale verso quell’area ha raggiunto il 2,09% del valore aggiunto del territorio, pari a circa 2,6 miliardi di euro, collocando il Piemonte al secondo posto in Italia per livello di esposizione. Davanti si posiziona la Toscana, con il 2,95% del valore aggiunto regionale, corrispondente a circa 3,1 miliardi di euro.

Lo stesso studio ricorda inoltre che i principali mercati del Medio Oriente per il Made in Italy restano gli Emirati Arabi Uniti, con 8,4 miliardi di euro di esportazioni, seguiti da Arabia Saudita (6,4 miliardi), Israele (3,4 miliardi), Qatar (2,3 miliardi), Kuwait (1,6 miliardi) e Libano (0,8 miliardi). Complessivamente, circa un terzo delle esportazioni italiane verso l’area del Vicino Oriente e del Nord Africa – pari a 20,3 miliardi di euro – riguarda settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese.

Accanto al possibile rallentamento delle esportazioni, cresce la preoccupazione per l’impatto della crisi sui costi energetici. Le imprese più penalizzate dall’aumento delle bollette sono infatti quelle situate nelle regioni con una maggiore densità di attività produttive e commerciali. In questo scenario, la Lombardia potrebbe registrare un incremento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro, seguita dall’Emilia-Romagna con oltre 1,2 miliardi, dal Veneto con 1,1 miliardi, dal Piemonte con circa 879 milioni e dalla Toscana con 670 milioni.

Le tensioni internazionali si sono già riflesse sui mercati dell’energia. Alla vigilia delle operazioni contro il regime degli Ayatollah, venerdì 27 febbraio, il gas veniva scambiato a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Nel giro di pochi giorni, al 4 marzo 2026, i prezzi sono saliti rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi registrare un lieve ridimensionamento. Un’impennata che testimonia l’immediata reazione dei mercati alle incertezze geopolitiche.

“Le nostre imprese – sottolinea Felici – già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per i consumi inferiori a 2.000 MWh. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività”.

“È evidente che la chiusura dello stretto di Hormuz si rifletterà anche sulle materie prime – conclude Felici – ma già sapere che il gas è schizzato alle stelle, e in Italia l’elettricità si fa con il gas, non aiuta l’economia e, soprattutto, non aiuta i consumi che si stavano risollevando ma che adesso potrebbero risentirne. Di sicuro se la crisi si protrarrà nel tempo, avremo degli effetti sulle bollette. Già scontavamo prezzi alti, adesso rischiamo che diventino altissimi. Ci aspettiamo che la politica intervenga in modo strutturale sugli squilibri speculativi che penalizzano gli artigiani e le piccole imprese, anche se comprendiamo che il maggior gettito IVA generi introiti facili per il mai sazio Leviatano Pubblico.

Aperte le adesioni alla “Mostra dell’artigianato” di Bosconero

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Ogni anno il paese di Bosconero Canavese celebra i vecchi mestieri mai dimenticati e le antiche tradizioni tramandate nei secoli dagli artigiani.
Nata per dare la possibilità alle numerose realtà artigianali del territorio di farsi conoscere, la Mostra dell’artigianato e degli antichi Mestieri è diventata di sempre maggiore respiro, grazie alla presenza di un  pubblico che nel 2025 ha contato oltre 20 mila visitatori.
Sono ufficialmente aperte le adesioni per gli espositori interessati a partecipare alla manifestazione con i loro prodotti artigianali, oltre alle scuole professionali e agli istituti d’arte.
L’evento si terrà a Bosconero Canavese in provincia di Torino da venerdì 15 maggio a domenica 17 maggio. La manifestazione è allestita dal Comune di Bosconero con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città Metropolitana di Torino, con la partecipazione delle Eccellenze Artigiane del Piemonte ed il supporto della CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa. La manifestazione è tradizionalmente ispirata ai quattro elementi, aria, terra, acqua e fuoco.

Tutte le iniziative sono ad ingresso libero. Per informazioni contattare  gli uffici comunali ai numeri 011/9889616, 011/9889372. Oppure scrivere una mail a comune@bosconerocanavese.it

Mara Martellotta

Salvare lo Stato Sociale, in autunno torna il Festival internazionale dell’Economia

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“Salvare lo stato sociale” è il titolo della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, a cura di Editori Laterza e Collegio Carlo Alberto – Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri. L’appuntamento si terrà a Torino dal 22 al 25 ottobre con una novità importante: da quest’anno il festival si sposta stabilmente in autunno. La scelta di collocare la manifestazione nel mese di ottobre punta a rafforzare il coinvolgimento del pubblico più giovane, in particolare studentesse e studenti, in un periodo dell’anno in cui scuole, università e imprese sono pienamente operative. Dopo le edizioni svolte durante il ponte del 2 giugno, il nuovo calendario mira quindi ad aumentare l’impatto culturale, formativo ed economico del festival sulla città e sul territorio.   Al centro della prossima edizione ci sarà il futuro del welfare state, una delle principali conquiste sociali del Novecento, oggi sottoposta a forti pressioni.

“Stiamo andando verso la più grande emergenza della storia del mondo occidentale, quella demografica – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo riflettendo, nel suo intervento alla presentazione del Festival, sul tema di quest’anno -. Guardando i numeri sulla composizione delle classi nelle scuole della città dal mio insediamento, li vediamo in discesa di circa 3mila bambini e ragazzi. Un dato ancor più allarmante se si guarda anche alla curva demografica e al progressivo invecchiamento della popolazione che registriamo. Per questo credo sia davvero importante il tema scelto. Per garantire lo stato sociale che conosciamo occorre fare in modo che la popolazione attiva sia superiore alla popolazione di quiescienza ma perché l’incremento demografico possa in qualche modo riprendere occorre sia costruire uno Stato che aiuti a fare figli sia rivedere completamente i modelli con cui noi gestiamo il tema dell’immigrazione. È chiaro che questa grande sfida non è solo della città di Torino o dell’Italia ma del mondo occidentale e sono certo che il Festival saprà offrire sul tema numerosi e importanti spunti di riflessione”.

Il festival offrirà uno spazio di confronto tra studiosi, istituzioni, imprese e cittadini per riflettere su come rinnovare lo stato sociale e renderlo sostenibile nel nuovo contesto globale, mantenendo al tempo stesso i suoi obiettivi fondamentali: riduzione delle disuguaglianze, sicurezza economica e coesione sociale.    Per quattro giorni Torino ospiterà economisti, sociologi, demografi e studiosi di diverse discipline in un ricco programma di incontri gratuiti aperti al pubblico. Tra gli ospiti attesi figurano anche i Premi Nobel per l’Economia Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Michael Spence. Da quest’anno il Festival Internazionale dell’Economia avvia inoltre un gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie, importante rassegna di divulgazione economica nata a Lione nel 2008. Un’iniziativa che rafforza la dimensione internazionale dell’evento e il dialogo tra le principali piattaforme europee dedicate al dibattito economico.

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A Torino Africa ed Europa a confronto sull’AI

 

Torino torna protagonista sulla scena tecnologica internazionale. Giovedì 12 marzo la città ospiterà “Shaping AI Futures Across Africa and Europe”, un evento internazionale dedicato all’intelligenza artificiale. Startup africane, imprese europee, università e centri di ricerca si ritroveranno negli spazi dell’ITC-ILO per discutere applicazioni concrete dell’AI e avviare nuove collaborazioni.

Durante la giornata si discuterà di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata in ambiti quali l’agricoltura, la sanità, i servizi pubblici e la finanza, Oltre ai momenti di dibattito, sono previsti incontri diretti tra imprese e startup per favorire lo sviluppo di iniziative congiunte.

L’incontro è parte delle attività dell’AI Hub for Sustainable Development, progetto sostenuto dal G7 e strettamente legato al Piano Mattei, la strategia italiana per rafforzare la cooperazione tecnologica ed economica con i Paesi africani.

Dopo un anno trascorso da Capitale Europea dell’Innovazione, ospitare un summit di questo livello conferma il ruolo della città come punto di riferimento per le nuove tecnologie. È un’ulteriore occasione per valorizzare la rete locale: un tessuto fertile dove startup, università e imprese sono cresciute costantemente negli ultimi anni.

In questo contesto si inserisce anche il Torino Talent Gateway, il programma cittadino nato per attratte talenti internazionali e supportare le imprese innovative nella loro espansione sui mercati esteri.

L’iniziativa è realizzata con il contributo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell’AI Hub for Sustainable Development, dell’ITC-ILO, della Città di Torino, di CTE Next, dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale e dell’Unione Industriali Torino.

Il 12 marzo Torino si propone così come un ponte tra Africa ed Europa per costruire collaborazioni concrete nel campo dell’intelligenza artificiale, consolidando un percorso di innovazione che vede la città sempre più protagonista a livello internazionale.

Chi desidera partecipare può iscriversi compilando il form dedicato.

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Montagna piemontese, corsa ai fondi per le borgate: domande per 3,5 milioni

Cresce l’interesse dei Comuni piemontesi per gli interventi di miglioramento delle infrastrutture nelle borgate montane. Sono infatti dieci le amministrazioni locali che hanno presentato domanda per il bando regionale dedicato al potenziamento dei servizi nei piccoli centri di montagna.

Alla scadenza dei termini, fissata al 3 marzo 2026, le richieste complessive hanno raggiunto quasi 3,5 milioni di euro, una cifra che supera di circa il 50% la dotazione iniziale di 2 milioni di euro prevista dal bando nell’ambito del Complemento Sviluppo Rurale 2023-2027.

La maggior parte dei progetti proviene dal Cuneese, con sette candidature, mentre tre arrivano dalla Città metropolitana di Torino.

«La risposta dei territori dimostra quanto sia forte l’esigenza di investire nelle borgate montane – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo –. Garantire infrastrutture di base significa creare le condizioni per vivere, lavorare e fare impresa in montagna, contrastando lo spopolamento e valorizzando il patrimonio dei nostri piccoli centri».

Il numero di proposte presentate evidenzia la volontà dei territori di intervenire in modo concreto sui servizi essenziali e sulla qualità della vita nelle aree montane. I progetti riguardano diversi ambiti: dall’adeguamento delle reti energetiche e telefoniche al potenziamento dell’illuminazione pubblica, fino alla riqualificazione delle pavimentazioni nei nuclei storici delle borgate.

Il bando rientra nelle misure del Complemento per lo Sviluppo Rurale 2023–2027 e prevede contributi fino al 90% delle spese di investimento per opere destinate alla realizzazione, all’ammodernamento o all’ampliamento delle infrastrutture di base nei centri montani.

Tra gli interventi ammissibili figurano il rinnovo delle reti elettriche e del gas, l’installazione o il miglioramento dell’illuminazione pubblica, lo sviluppo delle infrastrutture telefoniche e di comunicazione e la riqualificazione degli spazi pubblici nei centri storici.

Le proposte progettuali presentate hanno un valore compreso tra circa 100 mila e quasi 500 mila euro e includono, tra le opere previste, anche l’interramento delle linee aeree e il rifacimento delle pavimentazioni con materiali antichizzati, soluzioni che permettono di migliorare i servizi salvaguardando al tempo stesso il carattere storico e architettonico dei borghi.

L’ampia partecipazione al bando e l’entità degli investimenti richiesti rappresentano un indicatore significativo per la pianificazione delle future politiche regionali dedicate alla montagna.

«La montagna piemontese dimostra di avere progettualità e visione – conclude l’assessore –. La forte richiesta registrata sarà certamente un elemento che terremo in considerazione per rafforzare le politiche regionali dedicate allo sviluppo e alla valorizzazione delle borgate».