ECONOMIA- Pagina 253

In Piemonte il mercato della casa è in crescita

Immobiliare, Fiaip Piemonte: +6,3% compravendite nel 1° semestre 2022

Presidente Pusceddu: “Si conferma vitalità del settore, ma la casa è bene da tutelare”

 

Dopo l’accelerata del 2021 con 67.600 compravendite e un aumento medio del 33%, il 2022 si conferma positivo, vantando nel primo semestre dell’anno ancora un balzo in avanti nelle transazioni con prezzi in aumento.

Dall’elaborazione svolta da Fiaip, sui dati provvisori trasmessi dall’Agenzia delle entrate, emerge che nel primo semestre del 2022 sono state effettuate circa 34.800 compravendite. “Il Piemonte ha registrato una variazione positiva del 6,3% in questi primi sei mesi, rispetto allo stesso periodo del 2021,”, osserva Marco Pusceddu, presidente di Fiaip Piemonte (Federazione italiana agenti immobiliari professionali).

“Lo sprint maggiore – precisa – si è avuto nei primi tre mesi dell’anno con una media del +10% in più nelle transazioni, mentre il secondo trimestre ha visto un andamento più contenuto, circa il +3%. I prezzi restano ragionevolmente stabili, tendenzialmente in aumento, tra l’1 e il 2%, a seconda delle zone, anche se non ancora allineati al trend delle compravendite”.

“La richiesta nei capoluoghi di provincia riprende quota anche in termini percentuali, rispetto al fuori provincia – spiega Pusceddu -. C’è una lieve diminuzione della superficie media compravenduta e dunque un aumento nelle vendite di abitazioni dal taglio medio piccolo rispetto all’anno passato. Sembra che si cominci a delineare un graduale ritorno alla normalità del pre pandemia, sia per scelte abitative sia per la ripresa dell’investimento sul mattone, il cui taglio tipico è appunto quello medio-piccolo”.

“Sul secondo semestre del 2022 ci aspettiamo un andamento analogo, di crescita, forse però più contenuto. Non è scontato che questi risultati si mantengano nel tempo – sottolinea il presidente del Piemonte -. La caduta del governo, il periodo di incertezza socio-economico, la crisi energetica, da una parte spingono al ‘rifugio’ della casa, come bene immobile, sicuro, ma dall’altra generano insicurezza, che frena gli investimenti. Gli aumenti delle bollette e dell’inflazione inducono alla prudenza: vendere e comprare casa sono sempre passi ben ponderati, di conseguenza si tende ad aspettare che l’orizzonte si rischiari, si definisca. Serve un reale Piano energetico che rassicuri famiglie, imprese, mercato immobiliare e del credito, per salvaguardare il risparmio, quindi anche la casa”.

 

DATI PROVINCE PIEMONTE

In termini di crescita percentuale, sono in testa le province di Asti e di Verbania che spiccano nel semestre con il +18 rispetto ai primi sei mesi del 2021. Asti ha avuto un boom tra gennaio e marzo con il +30% di transazioni rispetto all’analogo periodo dell’anno passato, mentre il Verbano ha visto il +23% nel secondo trimestre. “Abbiamo ricevuto molte richieste da persone che provengono da città più grandi, Torino, ma anche Milano, per vivere in una sistemazione più verde o per avere, come seconda casa, un luogo rilassante in cui poter ‘staccare’”, commenta il presidente del collegio di AstiRoberto Coppola.

Nella provincia del Verbano “l’aumento più consistente è stato sulle seconde case – spiega Francesco Giovenzani, presidente di Fiaip Vco -. Gioca a favore la vicinanza con la Lombardia e con Milano. Anche le valli dell’Ossola, che erano meno richieste, hanno visto un incremento di seconde case: sono tornati i tedeschi, gli svizzeri e tanti milanesi, che facevano lo smart working qui in affitto, dopo aver apprezzato la zona, hanno poi comprato; d’altra parte ci sono 45 minuti di auto per raggiungere il capoluogo lombardo”.

Biella è l’unica provincia ad aver registrato un trimestre negativo: i primi tre mesi hanno segnato il -4% di passaggi di proprietà, per poi riprendersi e attestarsi su un aumento del 5,8% nel semestre. “Biella sconta diversi problemi che rendono il mercato immobiliare ondivago, la chiusura delle imprese e la mancanza di lavoro incidono sullo spopolamento e il mercato della casa di conseguenza non prospera”, fa sapere il presidente provinciale di Biella, Alberto Meliga.

Complessivamente tutte le province della regione, nel primo semestre 2022, viaggiano con il segno positivo. Vanno dal 2,7% del novarese (2752 compravendite), al 4,9% di Torino (18.874 passaggi di proprietà), per salire con il 5,8% di Alessandria (3095 ntn) e di Biella (1224 ntn), il 7% del cuneese (4488 ntn), l’8% di Vercelli (1238 ntn), e infine, come detto, ci sono le capofila con il 18% di Asti (1645 ntn) e del Verbano Cusio Ossola (1491 ntn).

Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia a spiccare in termini percentuali sono: Verbania (33%), Alessandria (24%), Asti (23%), Biella (9,8%), Cuneo (8,6%), Torino (6,7%), Vercelli (3,2%), Novara (3%).

Europei sì, ma l’Europa non esiste…

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” è una notissima frase, attribuita (erroneamente), a Massimo D’Azeglio, che indica come, una volta creata l’unità del Paese, bisognava amalgamare i diversi popoli che erano stati uniti dopo la spedizione dei Mille.

Oggi, parafrasando quella frase, dovremmo diree: “Fatti gli europei, bisogna fare l’Europa!”

 

 

 

 

Il grande sogno di creare, nel Vecchio continente, un’unica entità politica in grado di dare stabilità e pace a decine di Paesi che,storicamente, avevano purtroppo lottato per secoli l’una contro l’altro, ha compiuto un lungo percorso e, grazie ad un pugno di politici illuminati, è stato assimilato dai cittadini europei.

Oggi la stragrande maggioranza degli italiani, dei francesi, dei tedeschi tende a considerarsi europeo; certo, rimangono differenzeculturali, linguistiche, comportamentali ma non molto dissimili rispetto a quelle esistenti fra un piemontese e un pugliese, tra un friulano e un toscano e così via.

A parte frange di nostalgici “sovranisti” i popoli si sono avvicinati e, soprattutto fra i più giovani, non si fa differenza nei confronti della lingua, dell’aspetto, delll’abbigliamento, e ci si mescola allegramente. Non è strano chiudere l’anno scolastico prendendo un Interrail per girare liberamente l’Europa, conoscere altri giovani, stringere amicizie.

Insomma, gli europei ci sono.

Ma l’Europa?

L’Europa non c’è, è un flatus voci, come direbbe il filosofo Roscellino di Compiègne (morto intorno al 1120), massimo rappresentante del nominalismo medievale, secondo il quale i concetti universali non hanno alcuna realtà oggettiva e sono soltanto semplici nomi (cioè, appunto, dei flatus vocis).

Purtroppo, l’Europa non c’è, ci sono pallide parvenze di un’istituzione unica, fantasmi impalpabili di un’unità statuale che, dopo trent’anni, è ancora di là da venire.

Ricordiamo che l’Unione Europea viene da lontano: il primo embrione fu rappresentato dal “Piano per una nuova cooperazione politica in Europa” pubblicato dal primo ministro francese Robert Schuman il 9 maggio 1950 (da allora il 9 maggio è ufficialmente la “Giornata dell’Europa”).

Il 18 aprile 1951 fu costituita la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), da Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo e, sull’onda del successo di questa iniziativa, nacque nel 1957 la “Comunità economica europea” (CEE) ampliando a molti settori la cooperazione economica.

Un passo importante fu la successiva Unione doganale (luglio 1968), con la quale i sei Paesi della CEE eliminarono i dazi doganali sui beni importati da ognuno di essi, rendendo liberi per la prima volta gli scambi transfrontalieri. Inoltre applicarono gli stessi dazi sulle loro importazioni dai Paesi esterni.

Nel 1974 un primo segnale di unità: la costituzione del Fondo europeo di sviluppo regionale per ridurre le disparità economiche tra le diverse aree dell’Unione e, nel 1979, le prime elezioni europee.

Nel 1987 un importante provvedimento: il lancio del programma Erasmus, che consente a tutti gli studenti europei di seguire corsi di studio in qualunque altro paese dell’Unione, con finanziamentipersonali offerti dall’UE.

Il 7 febbraio 1992 è una data storica, con la firma del Trattato di Maastricht, che fissa regole sui bilanci statali e apre la strada alla moneta unica, l’euro (creato nel gennaio 1999 e circolante, sotto forma di moneta legale, dal gennaio 2002).

E qui, praticamente, finisce la costruzione dell’Europa…

Sembra quasi che i politici che lavorano a Bruxelles abbiano deciso che, avendo creato una moneta unica che circola in tutti i Paesi, il loro compito si sia esaurito.

Invece no, se veramente il sogno dell’Europa deve realizzarsi, si tratta solo di un primo (e neppure primario) passo, cui tanti altri debbono seguire!

Certo, è bello sentirsi europei cenando con gli amici a Saint Tropez o a Knokke le zout con gli stessi euro utilizzati per cenare a Portovenere o a Sirmione; ma poi?

Durante la cena, parlando della propria vita, si scopre che Ragnar di Stoccolma, andrà in pensione a 62 anni, così come Charles di Lyon oppure Jerome di La Valletta, mentre Alvaro di Barcellonadovrà attendere i 65 anni come Kurt di Frankfurt e Philippe di Anversa, e noi addirittura aspetteremo fino a 67 anni!

Poi iniziamo a lamentarci delle tasse, e anche lì scopriamo una jungla: Charles in Francia è soggetto ad una delle 5 aliquote previste dall’Impȏt sur le revenu (e gode delle riduzioni previste per i nuclei familiari avendo moglie e figli), Kurt è soggetto ad una delle quattro aliquote previste dall’Einkommensteuer, Alvaro paga imposte sia allo Stato sia alle Comunità Autonome su cinquescaglioni di reddito.

Dulcis in fundo scopriamo che anche le imprese commerciali pagano imposte totalmente difformi da un Paese all’altro: chi ha sede in Ungheria paga il 9%, chi opera in Irlanda il 13%, Italia, Francia e Germania hanno aliquote rispettivamente del 24, 34 e 30 per cento. E così ci rendiamo conto del perché la Stellantis (quella che era la nostra cara FIAT, ormai un “ferrovecchio dell’economia” …) ha trasferito la propria sede ad Amsterdam: paga metà delle tasse che pagherebbe a Torino!

Insomma, Paese che vai, normative (diverse) che trovi; e cominciamo ad avere dubbi sull’esistenza dell’Europa unita.

Dubbi che aumentano quando scopriamo che, di fronte a queste macroscopiche differenze, esiste una miriade di leggi, regolamenti, direttive che uniformano piccoli settori disciplinando con precisione millimetrica comportamenti in tutti i Paesi europei!

Esiste una direttiva stringente che regola l’etichettatura della carne suina, una che prescrive con decine di articoli e commi le informazioni sulle proprietà nutritive negli alimenti preimballati, ed una corposa serie di norme regolamenta la transumanza di animali biologici su terreni non biologici…

Per fortuna è stata abolita, ma fino al 2008 un’ordinanza varata nel 1988 si prendeva la briga di stabilire dimensioni e caratteristiche di base dei cetrioli, andando a sindacare perfino sulla curvatura. L’ordinanza numero 1677 della Commissione Europea stabiliva infatti che un cetriolo, per essere commercializzato, doveva avere una curvatura massima di 10 millimetri su una lunghezza di 10 centimetri. Agricoltori, commercianti e consumatori, tutto con righello e goniometro in mano

Ma gli eurocrati di Bruxelles non hanno abolito tutta quella direttiva, perché per dieci prodotti agricoli certe imposizioni tipiche di un libro umoristico sono rimaste: nel regolamento 543 del 2011 si legge che Le mele devono avere 3/4 della superficie totale di colorazione rossa per le mele del gruppo di colorazione A, 1/2 per le B e 1/3 per le C. Quanto alle dimensioni, minimo servono 60 mm di diametro o 90 di peso.

E, quel che è peggio, si disciplina perfino la “variabilità”.

La natura concepita come una produzione in serie di prodotti tutti uguali. “Per garantire un calibro omogeneo in ciascun imballaggio, la differenza di calibro tra i frutti di uno stesso imballaggio non deve superare i 5 mm per le mele di qualità extra.Si precisa, a scanso di equivoci, che “Il calibro è determinato dal diametro massimo della sezione equatoriale all’asse del frutto, in funzione del peso; fare il contadino in Europa è diventata un’impresa eroica…

 

 

Torniamo a discorsi seri e cerchiamo di impegnarci tutti per far capire ai politici che l’Europa non può ridursi a far circolare l’euro ed a misurare il calibro delle mele: deve avere un’unica legislazione su tutti i temi che caratterizzano la vita sociale di una collettività: pensioni, tassazione delle persone e delle imprese, istruzione obbligatoria, trasporti, protezione dell’ambiente, sistema bancario, politiche familiari, diritti civili eccetera.

Siamo tutti convinti europei! Ma vorremmo che l’Europa si facesse viva….

Gianluigi De Marchi 

Caro energia, guerra e logistica: ombre sulla tenuta delle imprese

Rapporto PMI 2022 realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con UniCredit e Gruppo24Ore

Il commento del presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay, a proposito  dell’indagine Cerved-Confindustria sulle Pmi italiane.

“L’analisi sulle Pmi contiene alcuni spunti di estrema attualità. Seppur relativa al periodo immediatamente successivo alla pandemia, cui è seguito un 2021 in Piemonte di ripresa maggiore rispetto alla media nazionale, guardando allo scenario i rischi sono gli stessi di due anni fa. La guerra in Ucraina, l’aumento di gas ed energia, lo shortage di materie prime e componenti, i costi di logistica hanno un’incidenza paragonabile al 2020. Di conseguenza le imprese definite “sicure” già a fine 2021 in Piemonte erano il 17% in meno rispetto al 2019 e conseguentemente erano in aumento quelle solvibili, le vulnerabili e le rischiose stando al Cerved Group Score. Ecco perché come Confindustria, nell’attuale contesto abbiamo richiesto interventi straordinari in tutto simili a quelli post-pandemia, condividendo 18 punti che per noi costituiscono le priorità, tra cui chiaramente c’è il Pnrr da portare a compimento con le sue riforme. Chi fa impresa ha bisogno di stabilità e serve anche una visione di politica industriale chiara e condivisa tra istituzioni e imprese. Oggi soprattutto, tutto questo va a vantaggio dell’intero Paese per superare la contingenza e costruire la strada per il futuro”.

Il presidente della Piccola Industria di Confindustria Piemonte, Alberto Biraghi, a commento dell’indagine Cerved-Confindustria sulle Pmi italiane osserva:

“L’analisi sulle Pmi piemontesi evidenzia una capacità di reazione e ripresa da parte delle nostre imprese migliore rispetto alla media nazionale. E’ una conferma statistica alla percezione personale che ho avuto da quando sono presidente della piccole industria regionale. Tale capacità di resistenza ha anche impedito, fino ad ora, che gli aumenti di energia e materie prime, arrivassero fino al prezzo finale dei prodotti, anche grazie alle risorse di capitale delle imprese. Ora però, la strada si è fatta stretta, sempre più colleghi si trovano in difficoltà e si mettono così a rischio le intere filiere, dall’agroalimentare all’automotive, dal tessile ai servizi. E’ da oltre un anno che segnaliamo l’escalation dei prezzi dell’energia e del gas, ben prima dell’avvio della tragica guerra scatenata dalla Russia. Le risposte però sono arrivate in ritardo e hanno avuto un ‘taglio’ solo nazionale, invece che europeo come sarebbe stato auspicabile. Senza contare che molti imprenditori, si trovano ora nella paradossale condizione di dover iniziare a restituire gli aiuti avuti durante la pandemia, e hanno da pagare bollette quintuplicate, se non decuplicate in alcuni casi”.


I dati del
 Piemonte

 

Il sistema delle PMI, 2007-2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2007

2008

2009

2017

2018

2019

2020

Var.

2020/2019

Var. 2020/2007

Italia

149.932

154.893

157.894

156.754

158.688

159.925

153.627

-3,9%

2,5%

Nord-Est

38.736

39.812

39.998

39.924

40.372

40.628

39.306

-3,3%

1,5%

Nord-Ovest

50.407

51.981

52.370

53.455

53.907

54.481

52.991

-2,7%

5,1%

Piemonte

10.651

10.878

10.832

10.812

10.864

11.034  

10.720  

-2,8%

0,7%

Centro

32.037

32.797

33.953

32.344

32.838

32.917

30.736

-6,6%

-4,1%

Mezzogiorno

28.751

30.303

31.574

31.031

31.571

31.899

30.594

-4,1%

6,4%

Dopo cinque anni consecutivi di crescita, la pandemia ha determinato una contrazione del numero di PMI. In base agli ultimi dati demografici e di bilancio disponibili, nel 2020 il numero stimato di PMI che operano nel nostro sistema produttivo si attesta a quota 153.627, un dato in flessione del 3,9% rispetto al 2019 ma ancora superiore del 2,5% rispetto ai valori del 2007. L’area geografica che fa registrare il calo più marcato di PMI è il Centro (-6,6%), seguito dal Mezzogiorno (-4,1%), mentre risultano più contenute le perdite nel Nord-Est e Nord- Ovest (rispettivamente -2,7% e -3,3%).

Il calo di numerosità di piccole e medie imprese si estende a tutte le regioni eccetto il Molise (+0,6%). Gli impatti più severi si verificano in Abruzzo (-8,7%) e nel Lazio (-8,6%), mentre risultano meno colpite la Basilicata (-0,6%), le Marche (-2,4%), la Lombardia (-2,6%) e il Friuli-Venezia Giulia (-2,6%).

Rispetto ai valori del 2007, invece, le regioni che evidenziano i maggiori incrementi sono Trentino-Alto Adige (+22,4%), Lombardia (+7,7%) e Campania (+13,9%).

Addetti impiegati nelle PMI 2019

 

Piccole

Medie

PMI

% Piccole

% Medie

Italia

   2.418.916  

   2.110.171  

   4.529.087  

53,4%

46,6%

Nord-Est

       612.051  

       565.505  

   1.177.556  

52,0%

48,0%

Nord-Ovest

       778.189  

       803.964  

   1.582.153  

49,2%

50,8%

Piemonte

161.416

163.057

324.473

49,7%

50,3%

Centro

       509.153  

       391.296  

       900.449  

56,5%

43,5%

Mezzogiorno

       519.164  

       349.110  

       868.274  

59,8%

40,2%

 

Le PMI italiane impiegano 4,5 milioni di addetti, occupati per il 53,4% nelle piccole imprese e per il 46,6% nelle imprese di media dimensione. Il Nord-Ovest è l’area che fornisce il maggior contributo occupazionale, con più di 1,5 milioni di occupati (34,9% del totale della forza lavoro impiegata nelle PMI), seguito dal Nord-Est con 1,1 milioni di addetti (25,9%). Le PMI di Centro e Sud Italia impiegano un minor numero di addetti, rispettivamente 900 mila (19,8%) e 868 mila unità (19,1%).​​​

Il Nord-Ovest si conferma l’unica area del Paese in cui gli addetti impiegati nelle medie imprese (803mila) superano quelli delle piccole (778mila). Tra gli addetti delle PMI del Nord-Est, il 52% (512mila) lavora in imprese di piccole dimensioni, con la quota che aumenta nel Centro (56,5%) e nel Sud del Paese(59,8%).​​​

A livello territoriale, in termini numerici, sono Lombardia (1,1 milioni), Veneto (521 mila) ed Emilia-Romagna (445 mila) le regioni che impiegano più addetti nel sistema di PMI. Molise (62,9%), Sicilia (61,8%) e Marche (60,8%) sono le regioni con la distribuzione dell’impiego nelle piccole imprese più elevata

Score economico-finanziario delle PMI attive sul mercato nell’anno

Per area di rischio, in valori assoluti e in percentuale

 

2007

2019

2020

Solv.

Vuln.

Rischio

totale PMI

Solv.

Vuln.

Rischio

totale PMI

Solv.

Vuln.

Rischio

totale PMI

Italia

39,8%

35,5%

24,7%

149.932

59,5%

30,3%

10,2%

159.925

53,9%

31,6%

14,4%

153.627

Nord-Est

43,7%

33,3%

23,0%

38.736

64,8%

27,1%

8,1%

40.628

59,1%

29,3%

11,6%

39.306

Nord-Ovest

43,9%

33,5%

22,6%

50.407

61,4%

28,8%

9,8%

54.481

55,5%

30,6%

13,9%

52.991

Piemonte

42,7%

33,9%

23,4%

10.651  

61,7%

29,0%

9,3%

11.034  

58,0%

29,8%

12,2%

10.720  

Centro

35,3%

36,3%

28,5%

32.037

54,9%

32,8%

12,3%

32.917

47,7%

33,6%

18,7%

30.736

Mezzogiorno

31,4%

41,1%

27,5%

28.751

54,3%

34,2%

11,5%

31.899

50,7%

34,5%

14,8%

30.594

Nel 2007, prima della crisi finanziaria, le PMI italiane erano caratterizzate da profili più rischiosi rispetto a quelli attuali. Negli ultimi anni il tessuto di piccole e medie imprese si è infatti rafforzato sotto il profilo patrimoniale, anche in seguito all’uscita dal mercato delle società più fragili e indebitate. ​

Prima della recessione in Italia operavano circa 150 mila PMI. Di queste, secondo il CeBi Score 4, poco meno del 40% erano considerate solvibili, a fronte del 24,7% con fondamentali rischiosi, mentre il rimanente 35,5% delle società era classificato in un’area di vulnerabilità. Nonostante il peggioramento dovuto agli effetti del Covid, l’incidenza della rischiosità in base al CeBiScore 4 rimane su livelli non preoccupanti. Nel 2020, su un totale di 153 mila PMI, la percentuale di imprese a rischio è aumentata passando dal 10,2% al 14,4% del 2019; in parallelo la quota di solvibili si è ristretta dal 59,5% al 53,9% ​​​​​​

A livello territoriale la quota più alta di PMI in area di rischio si osserva nel Centro (18,7% nel 2020, dal 12,3% del 2019), seguito dal Mezzogiorno (14,8% nel 2020, dall’11,5%), mentre il Nord-Ovest si porta dal 9,8% al 13,9% e il Nord-Est si conferma l’area a minor rischio passando dall’8,1% all’11,6%.

​​​​​​

Impatto del Covid sul rischio di default delle PMI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distribuzione delle imprese per Cerved Group Score

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SICURE

SOLVIBILI

VULNERABILI

RISCHIOSE

 

2019

2020

2021

2019

2020

2021

2019

2020

2021

2019

2020

2021

Italia

32,6%

17,4%

21,0%

37,8%

39,3%

37,1%

21,2%

30,1%

30,5%

8,4%

13,2%

11,4%

Nord-Est

42,6%

21,8%

28,0%

36,2%

42,5%

38,2%

15,4%

25,8%

25,7%

5,8%

9,9%

8,1%

Nord-Ovest

41,3%

20,8%

25,7%

36,0%

40,7%

36,6%

16,3%

27,2%

27,9%

6,4%

11,3%

9,8%

Piemonte

44,1%

21,9%

27,0%

35,6%

42,5%

37,7%

15,0%

26,1%

27,0%

5,3%

9,6%

8,4%

Centro

23,0%

13,8%

14,3%

40,5%

37,6%

36,2%

26,1%

33,5%

34,5%

10,4%

15,1%

15,0%

Mezzogiorno

14,6%

9,5%

11,0%

40,3%

34,7%

37,3%

32,1%

37,1%

37,1%

12,9%

18,7%

14,6%

 

Attraverso il Cerved Group Score (CGS) è possibile monitorare l’evoluzione del rischio in chiave prospettica valutando l’impatto dell’emergenza Covid nel 2020 e della ripresa del 2021 sui profili di rischio delle PMI.

I dati di fine 2020 mettono in evidenza una forte riduzione delle PMI in area di sicurezza (dal 32,6% del 2019 al 17,3%) e un consistente aumento delle PMI rischiose (dall’8,4% al 13,2%). Nel 2021, per effetto del graduale rallentamento delle restrizioni e della ripresa dell’attività economica l’indice fa registrare un netto miglioramento: la quota in area di sicurezza ritorna a crescere (21,2%) e nello stesso tempo si riduce la percentuale di PMI a rischio (dal 13,2% all’11,4%), restando tuttavia su livelli più elevati rispetto al 2019.

A livello territoriale, nel 2021 tutte le aree fanno registrare una riduzione della quota di PMI a rischio, non riportandosi tuttavia sui valori registrati prima del Covid. Nel Mezzogiorno si osserva il miglioramento più marcato (dal 18,7% al 14,6% di PMI a rischio) che porta l’area alla minor distanza rispetto ai livelli del 2019 (+1,7 punti percentuali). Nel Nord-Est si passa dal 9,9% all’8,1% di PMI a rischio (contro il 5,8% pre-Covid, mentre nel Nord-Ovest la quota di rischiose si porta al 9,8% dall’11,3%, un valore, che supera di 3,4 punti percentuali il dato del 2019. Il Centro Italia, dove si osserva il miglioramento più lieve (dal 15,1% al 15,0%), diventa la macroarea con la maggiore incidenza di imprese a rischio (+4,6 p.p. rispetto al 2019).

Tra le regioni italiane, Lazio (18,9% PMI a rischio nel 2021; + 5,7 p.p. rispetto al 2019), Toscana (12,3%; +4,3 p.p.) e Sicilia (16,8%; +3,6 p.p.) sono quelle che fanno registrare i peggioramenti più significativi rispetto allo scenario pre-Covid, mentre tengono meglio Abruzzo (12,8%; +0,3 p.p.), Sardegna (15,0%; +0,8 p.p.) e Basilicata (12,1%; +0,9 p.p.).

Esposizione alle tre componenti del rischio fisico per regione

 

 

 

PMI a rischio alto e molto alto nelle macroaree

 

 

 

 

 

 

Totale

Rischio alluvioni

Rischio frane

Rischio terremoti

 

Sedi locali

Addetti

% sedi locali

% addetti

% sedi locali

% addetti

% sedi locali

% addetti

Italia

  359.544

  4.350.727

11,8%

11,5%

1,8%

1,5%

6,4%

6,6%

Nord-Est

    92.619

  1.159.710

22,2%

21,9%

0,4%

0,3%

10,4%

10,1%

Nord-Ovest

  118.468

  1.477.863

5,3%

4,9%

2,5%

2,0%

0,0%

0,0%

Piemonte

26.725

325.452

3,5%

4,1%

1,0%

0,7%

0,0%

0,0%

Centro

    72.839

     844.791

16,9%

16,1%

2,2%

1,8%

3,7%

3,8%

Mezzogiorno

    75.618

     868.363

2,9%

3,0%

2,6%

2,7%

13,7%

14,6%

La distribuzione geografica delle tre diverse componenti del rischio fisico riflette l’eterogeneità del territorio italiano, con forti differenze a livello regionale.

L’area che presenta una maggiore quota di addetti di PMI in zone ad alto rischio di alluvione è il Nord-Est (21,9% del totale), con una forte incidenza registrata in Emilia Romagna (43,9%), seguito dal Centro (16,1%), dove è significativa l’esposizione della Toscana (39,2%), e dal Nord-Ovest (4,9%), trainato dal dato della Liguria (21,2%), mentre nelle regioni del Sud si osservano incidenze più basse negli addetti a rischio (3,0%). In termini di rischio frane la Valle d’Aosta evidenzia i livelli di rischiosità più alti (32,9% addetti in classi di rischio alta o molto alta), seguita dalla Liguria (15,3%), mentre le altre regioni fanno registrare incidenze inferiori al 10%. Anche l’incidenza del rischio sismico si diversifica molto a livello territoriale, con quote più alte di addetti in zone a rischio in Calabria (77,4% degli addetti) e Molise (68,6%).

Osservatorio consumi: ristorazione e abbigliamento, fine estate in ripresa

OSSERVATORIO CONSUMI DI CONFIMPRESE-EY

Dati agosto 2022 vs agosto 2021

L’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento-accessori e retail non food elaborato da Confimprese-EY evidenzia l’andamento positivo delle vendite nel mese di agosto 2022, che chiude a +9,8% rispetto ad agosto 2021. È il migliore mese  dalla fine delle restrizioni.

La ristorazione traina la ripresa dei consumi a +20,3%. Buoni risultati anche per abbigliamento-accessori +5,7% eretail non food che chiude a +4,9%.

Continua l’ottimo andamento del travel che raggiunge+40,8%, sostenuto dalla forte ripresa del turismo italiano e straniero.

Tra le aree geografiche il Centro registra le migliori performance con +14%. Fanalino di coda il Sud a +6,4%.

Lazio e Toscana le migliori regioni a +15,9%. Firenzetorna a guidare la classifica delle città con +39,3%

Milano, 22 settembre 2022 L’Osservatorio Confimprese-EY sui consumi analizza i dati di agosto 2022 vs agosto 2021 ed evidenzia un netto miglioramento del totale mercato, che chiude a +9,8% il mese più positivo dalla fine delle restrizioni. I buoni risultati sono dovuti alla ripresa delturismo, soprattutto dei turisti americani considerati top spender nel nostro Paese, e a un generale ritorno al consumo.

Nei settori merceologici la ristorazione traina la ripresa con +20,3% su agosto 2021. Positivi anche abbigliamento-accessori a +5,7% e altro non food che sfiora il +5%.

Nei canali di vendita, i dati rispecchiano la forte impennata del turismo nel mese di agosto 22 vs agosto 21 con il travelin costante ripresa a +40,8%. Bene anche le high street a +12,8%, in flessione rispetto ai mesi precedenti altre località (aree periferiche delle metropoli e cittadine di provincia) che chiudono a +6,6%.

Nelle aree geografiche si segnala la buona performance del Centro con +14%, seguito da NordOvest +9,7% e Nord-Est +9,5%. Fanalino di coda il Sud che chiude a +6,4%,comunque quasi a livelli pre-covid.

Nelle regioni e città si registrano i medesimi andamentidelle aree geografiche. Il turismo italiano e straniero ha privilegiato le mete che coniugano arte e villeggiatura. Lazio e Toscana sono le meglio performanti e chiudono entrambe agosto 2022 vs agosto 2021 a +15,9%. Firenze si riprende lo scettro di migliore città con una crescita del +39,3%.

«Il mese di agosto chiude con una crescita a due cifre verso il 2021 disprezzata – afferma Mario Maiocchi, direttore Centro studi Confimprese e regala una nota positiva in uno scenario peraltro complesso. Non bisogna invece farsi ingannare dal progressivo annuo a +28,1% poiché tale dato integra le performance dei primi 5 mesi dell’anno (+53,4%) che nel 2021 avevano sofferto per le restrizioni legate alla pandemia. In realtà nei mesi comparabili, a partire quindi da giugno, le performance mostrano una crescita ma solo a un mid digit (+5,4%) che comunque, nel contestogeopolitico attuale, non va. Il trend è dunque positivo, si avanza rispetto allo scorso anno con una progressione mese dopo mese. Il consumo, almeno fino a oggi, non manca, ma l’attenzione si sposta sui costi di gestione, in particolare affitti ed energia, e sui prossimi mesi, che saranno cruciali per l’impatto inflattivo sul potere di spesa dei consumatori».

Con le elezioni alle porte, i problemi energivori e l’inflazione che continua a salire, dunque, è necessario attendere i prossimi mesi per potere tracciare un quadro dell’evoluzione dei consumi.

Stefano Vittucci, Consumer Products and Retail Sector leader di EY in Italia, commenta: «I consumi degli italiani durante il mese di agosto 2022 sono stati molto positivi in termini di fatturato rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, con un andamento positivo del +9,8% che porta il confronto sul progressivo anno al +28%. Significativo è il trend che conferma la ristorazione tra i settori più dinamici, insieme alla ripresa delle città turistiche. Inoltre, il dettaglio dei format di vendita ci conferma che, con le restrizioni sanitarie alle spalle, gli italiani hanno finalmente ripreso a frequentare i luoghi classici dello shopping, come i centri città (cresciuti ad agosto 2022 del +15% rispetto ad agosto 2021) e i centri commerciali (che registrano una crescita del +13% ad agosto 2022 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Questi dati mostrano quindi un forte decremento degli effetti della pandemia e una stagione estiva spinta verso livelli di normalità. Cruciale resta però la reazione agli effetti inflattivi, all’efficienza operativa e alla definizione dei prezzi, per non perdere volumi impattando sulla propensione al consumo».

Terra Madre Salone del Gusto, Petrini: «Il cibo è causa della crisi ambientale, ma può essere anche la soluzione»

 

Il fondatore di Slow Food punta il dito contro lo spreco alimentare ed esorta a cambiare abitudini: meno carne e più proteine vegetali

 

«La crisi  climatica è una vera e propria iattura che sta sconvolgendo la vita a milioni di persone, ma il principale responsabile di questo sconquasso è il sistema alimentare globale». Lo ha detto il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, all’inaugurazione della 14esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, l’evento globale organizzato da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino dedicato al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari, a Parco Dora a Torino fino a lunedì 26 settembre. Petrini ha puntato il dito contro le storture di un sistema che consuma risorse, impoverisce il suolo e non è in grado di soddisfare il bisogno nutritivo di tutti: «Già oggi che la popolazione mondiale non supera gli otto miliardi di persone, si produce cibo in grado di sfamarne dodici – ha aggiunto Petrini –. Significa che il 32% di alimenti perfettamente commestibili viene buttato via: è un fallimento epocale, perché nel frattempo circa 900 milioni di persone nel mondo soffrono la fame. Oltretutto, per produrre quel cibo abbiamo sprecato miliardi di litri d’acqua e utilizzato milioni di ettari di suolo. Occorre ridurre lo spreco nelle nostre case, non aumentare la produzione, come sento ripetere ciclicamente».

Alla conferenza inaugurale sono intervenuti anche il Commissario europeo per gli affari economici e monetariil presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino. Il primo ha sottolineato che, dopo quindici anni di progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, nell’ultimo triennio abbiamo assistito a dei passi indietro, aggiungendo che tornare sui propri passi non può essere una soluzione e che il futuro va costruito non soltanto con l’obiettivo di salvare il pianeta, ma anche di vivere meglio. Il presidente della Regione Piemonte ha ribadito che Terra Madre è un fenomeno culturale che celebra il cibo e il legame inscindibile tra prodotti e territorio e che l’uomo ha il dovere di valorizzarlo e di difenderlo. Per il sindaco di Torino, Terra Madre è l’occasione per comprendere che siamo ospiti, e non padroni, di questo pianeta, e che la risposta alla sfida ambientale passa attraverso il cambiamento dei comportamenti quotidiani di ciascuno.

 

Il cibo come causa del problema, il cibo come soluzione

 

«Siamo nel mezzo di una crisi nella quale se ne intersecano molte altre: geopolitica, economica, energetica, alimentare, oltre che quella sanitaria dalla quale stiamo uscendo dopo un biennio di pandemia» ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. «In questi cinque giorni di Terra Madre il cibo è protagonista, inteso come vettore attraverso cui concretizzare la transizione e la rigenerazione di cui abbiamo bisogno. Il cambiamento è già in atto: ognuno di noi può scegliere di esserne parte come protagonista, oppure di subirne solamente le conseguenze. Terra Madre esiste proprio per comprendere le storture dei sistemi alimentari e per capire come agire in prima persona». La dimostrazione è data anche dall’afflusso di pubblico di questa prima giornata, a partire dalle scolaresche che hanno partecipato ai laboratori, sold out da settimane, e ai percorsi liberi allestiti a Parco Dora.

 

Più di 550 eventi, oltre 700 espositori da tutte le regioni d’Italia e dal mondo, quasi 200 Presìdi Slow Food, decine di ospiti italiani e internazionali che parleranno di gastronomia, di alimentazione e del significato economico, ambientale e sociale di ciò che ogni giorno mettiamo sotto i denti: Terra Madre è tutto questo e molto di più. È allegria, cene e degustazioni, buon cibo, vini, birre, caffè d’eccellenza. È una festa in cui l’alimentazione viene raccontata attraverso le persone: più di tremila delegati arrivati da più di 150 Paesi, ognuno con un bagaglio fatto di conoscenze, esperienze, tradizioni. Terra Madre è il luogo in cui avviene uno scambio di tutto questo sapere, un momento di arricchimento collettivo.

 

Le testimonianze dalle reti di Slow Food e Terra Madre

 

Dai rincari energetici alla siccità, dalla perdita di sovranità alimentare alle abitudini sconsiderate di consumo, la conferenza di inaugurazione di Terra Madre è stata l’occasione per mettere sul tavolo alcuni dei temi che verranno approfonditi nei prossimi giorni. «I mesi interi trascorsi senza pioggia hanno fatto scomparire gran parte dei pascoli in cui le nostre pecore e le nostre capre sono abituate a muoversi liberamente» ha raccontato Angela Saba, allevatrice e casara, produttrice del Presidio Slow Food del pecorino a latte crudo della Maremma. «La produzione di formaggio è quasi dimezzata, e per questo motivo abbiamo dovuto rinunciare a portare il pecorino a Terra Madre» ha aggiunto: gli effetti della crisi climatica esistono e si fanno sentire già oggi.

 

Giuseppe Di Martino, produttore di pasta a Gragnano, ha fatto invece riferimento all’aumento di costi dell’energia elettrica e del gas, rincari che rischiano di costringere tante realtà a chiudere: «Le bollette sono cresciute di 12 volte rispetto ai mesi scorsi, se negli scorsi anni la politica si fosse concentrata sulle energie rinnovabili probabilmente oggi avremmo meno problemi».

 

Sul palco anche Altin Prenga, cuoco albanese dell’Alleanza Slow Food dei cuochi: «Per anni abbiamo trattato troppo male il cibo, facendolo viaggiare da una parte all’altra del mondo, consumandolo fuori stagione e sprecandolo: è triste da dire, ma forse questa batosta era necessaria per capire che cosa serve, cioè mani che lavorano la terra, mani che producono lavorando il cibo nei luoghi in cui viene consumato».

 

Come ha sottolineato Dali Nolasco Cruz, referente dei produttori del Presidio Slow Food del peperoncino serrano di Tlaola, in Messico, e recentemente eletta nel Consiglio di amministrazione di Slow Food, l’alimentazione va di pari passo con i diritti umani: «In diverse aree del mondo, le persone e in particolare le donne non hanno accesso alla terra e ai semi, che sono nelle mani di multinazionali che determinano dove, quando e come fare agricoltura. Slow Food e Terra Madre lottano per far sì che le persone siano libere e che i loro diritti non vengano calpestati».

Uncem: “Festival dell’acqua senza montagna”

È sorprendente come gli Organizzatori del Festival dell’Acqua, iniziato ieri a Torino, non abbiano previsto di avere sul palco del Lingotto uno o più Sindaci dei Comuni montani

 

Le multiutilities, anche le migliori e più solide in Italia, quelle pubbliche che sono preziose e decisive per il futuro del Paese, forse non sanno ancora tutte bene che senza forza di gravità si farebbe niente. Né per scopi idropotabili, né per l’idroelettrico. E purtroppo, anche nelle emergenze, la forza di gravità è dissesto e danni. La forza di gravità è della montagna. L’acqua è di tutti, ma la forza di gravità è dei territori montani. E così, un Sindaco di un Comune montano, o due, avrebbero potuto rilanciare dal palco del Festival sul tema degli invasi idrici da fare insieme, con le multiutilities, e avremmo dato sponda a iniziative per stare nelle transizioni energetica, ecologica, digitale partendo dal bene pubblico acqua. Ci auguriamo che la dimenticanza nel programma del Festival sia occasionale e frutto di una distrazione. Perché i Sindaci in platea al Lingotto  c’erano, ma averne uno o più sul palco a intervenire, accanto al Sindaco Lo Russo, sarebbe stato molto importante anche nel riconoscere il ruolo metromontano della città che ospita il Festival, che sull’essere ‘Capitale alpina’ deve ancora svegliarsi, senza perdere ulteriore tempo, e attivare processi politici, istituzionali, economici di interazione e di scambio con le valli”.

Lo affermano Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte, e Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Marazzato, in un libro 70 anni di storia

Un volume che ripercorre le tappe principali dell’evoluzionedell’impresa ambientale vercellese dalle origini sino ai giorni nostri.

Un libro per celebrare i settant’anni del ‘Gruppo Marazzato’. Un’iniziativa tesa a coniugare passato, presente e futuro attraverso la scansione cronologica dei principali avvenimenti che hanno accompagnato la storia dell’azienda vercellese leader nelle soluzioni ambientali dal 1952 sino a oggi.

È questo, in sintesi, il contenuto di “Dal Trasporto all’Ambiente: il senso è nel viaggio”, opera che già nel titolo annovera l’aforisma coniato anni fa da Lucillo Marazzato, l’indimenticato Fondatore che pose la prima pietra. Inaugurando così per sé, per i figli Carlo e Giorgio e per i nipoti Alberto, Luca e Davide, oggi terza generazione alla guida dell’impresa di famiglia, un futuro roseo denso di opportunità di crescita, consolidamento e sviluppo.

Raccontare sé stessi è sempre un’arte difficile che richiede equilibrio e altrettanta umiltà”, esordisce Alberto Marazzato, Direttore Generale del Gruppo che porta il suo cognome. “Abbiamo cercato di farlo al meglio lasciando spazio ai fatti, agli episodi, agli aneddoti preziosi condivisi con chi fa parte della nostra vita quotidiana. Offrendo anche ampio spazio alla memoria di chi ci ha permesso, con impegno indefesso e altrettanto entusiasmo, di arrivare sino a qui. Valorizzando le nostre risorse umane, celebrandone il valore con uninedita sperimentazione che passa attraverso specifiche a tema sparse nei vari capitoli del libro. Dando così, con l’ausilio della tecnologia, testimonianza visibile di quanto, in ‘Marazzato’, la forza del gioco di squadra sia uno degli elementi chiave nella vitadell’azienda sia sotto il profilo umano che professionale”.

Il volume porta la firma del giornalista radiotelevisivo e saggista Maurizio Scandurra. “Ringrazio la Governance del Gruppo per avermi offerto l’onore di fare anche un po’ mio il loro lungo ed eclettico percorso, che dimostra come lungimiranza, passione, impegno e talento costituiscano l’ossatura portante di un’equazione sempre producente. Tanto nella vita, quanto nel lavoro: che, per la Famiglia Marazzato, fa altresì rima con coraggio e successo”, afferma l’autore. Dedico di vero cuore quest’opera al Fondatore Lucillo e altresì al ricordo vivo di Carlo Marazzato, straordinario imprenditore, amico e maestro che conobbi per via della condivisa passione per i mezzi storici: i cui medesimi, preziosi valori ritrovo eguali nella moglie Mara e nei Fratelli Alberto, Luca e Davide, cui vanno i miei migliori e sinceriauguri per questo meraviglioso compleanno, con una menzione speciale per tutti i professionisti interni ed esterni al Gruppo che hanno contribuito alla realizzazione di questa avvincente opera editoriale”.

Terra Madre Salone del Gusto, a Parco Dora il via alla kermesse

Parte oggi, per la prima volta a Parco Dora, Terra Madre Salone del Gusto, il più importante appuntamento legato al cibo, nel mondo.

22-26 settembre

 

ORARI E INGRESSI

Terra Madre Salone del Gusto 2022 effettua i seguenti orari: Mercato italiano e internazionale – dal giovedì al lunedì dalle 10:00 alle 20:30. Cucine di strada, food truck, enoteca e birrifici artigianali – dal giovedì alla domenica dalle 12:00 alle 23:30, il lunedì dalle 12:00 alle 20:30. I tre ingressi dell’evento si trovano su Via Borgaro, Corso Mortara, Via Verolengo.

Terra Madre Salone del Gusto è l’evento mondiale dedicato al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari.

Si svolge a Parco Dora, Torino, da giovedì 22 a lunedì 26 settembre, con il Mercato di oltre 600 produttori italiani e internazionali, un ricco programma di eventi e spazi espositivi che mettono in luce come il cibo possa essere una preziosa occasione di rigenerazione.

#TerraMadre2022. Qui tutti gli eventi:

https://2022.terramadresalonedelgusto.com/evento/

LA PRESENZA DELLA CITTÀ DI TORINO

Un tema importante quello dell’alimentazione per Torino che è stata la prima città italiana a introdurre il diritto al cibo nello statuto dell’amministrazione e tra le prime città europee a siglare il Milan Urban Food Policy Pact, un patto internazionale sottoscritto da 240 metropoli con l’obiettivo di costruire una politica che coniughi il diritto al cibo con il tema della sostenibilità ambientale, la lotta agli sprechi con la valorizzazione del complesso e articolato ecosistema locale alimentare.

Il diritto al cibo è presente in molte politiche e servizi della Città di Torino: dalla beneficenza alimentare verso le persone vulnerabili – per cui la Città ha un’attenzione prioritaria – all’accesso al cibo sano in modo dignitoso e alla libertà di scegliere il proprio stile di vita; dall’attenzione alle regole alimentari del proprio culto all’educazione alimentare; dal servizio di ristorazione scolastica alle iniziative promosse dalle associazioni giovanili; dall’accesso diretto agli orti urbani fino alle iniziative che promuovono un accesso ad alimenti conformi alla cultura delle comunità torinesi con background migratorio; dal diritto a sistemi che rispettino l’ambiente e la biodiversità all’iniziativa economica di produrre, distribuire, vendere, somministrare alimenti e bevande nel rispetto dei limiti di utilità sociale e dei diritti dei consumatori.

Questioni che saranno affrontate durante gli incontri a cui parteciperanno assessori e tecnici della Città. Qui il programma degli  appuntamenti: http://www.comune.torino.it/nh/pdf/eventi_terra_madrea5_br.pdf.  Per altre info sull’evento: Home – Terra Madre Salone del Gusto 2022 .

 

LA REGIONE PIEMONTE A TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO 2022

In calendario 5 giorni di eventi, incontri, degustazioni

A Terra Madre Salone del Gusto 2022 la Regione Piemonte, nell’ambito delle attività promozionali per l’agroalimentare e l’outdoor piemontese e di comunicazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022, allestirà uno spazio di 350 m² nel padiglione dedicato alle istituzioni.

I temi sviluppati nell’Area Piemonte ruoteranno attorno alla Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile, che rappresenta la traduzione locale dei principi dell’Agenda 2030 e il contesto di riferimento che sostiene il processo di transizione mediante la costruzione e l’attuazione di politiche coerenti e integrate. Le diverse attività sono coordinate all’interno di questa visione e saranno strutturate per valorizzare, all’interno degli spazi e degli eventi proposti, contenuti e spunti di riflessione sul processo avviato e i suoi effetti di rigenerazione.

Nell’Area Incontri, che sarà inaugurata giovedì alle ore 13 e che è frutto della collaborazione con istituzioni, enti, parchi, produttori e Agenzie turistiche locali, saranno affrontati e raccontati i temi della sostenibilità, delle politiche per lo sviluppo rurale e per l’agricoltura del futuro, dell’educazione alimentare, del risparmio idrico, delle attività promozionali per il vino e per l’outdoor, e verranno offerte degustazioni delle eccellenze agroalimentari piemontesi, a partire dai formaggi DOP del consorzio Alte Terre e il vino Freisa, eletto “vitigno dell’anno 2022”.

Tra gli incontri in programma si indicano:

– giovedì 22 si parla delle Strade del vino e delle Enoteche regionali del Piemonte, si raccontano le Comunità custodi di biodiversità delle Aree protette delle Alpi Marittime e delle Alpi Cozie e si affronta il tema dell’economia circolare nel Sistema agroalimentare piemontese;

– venerdì 23 gli incontri sulla nuova programmazione europea 2023-2027 con focus sui nuovi obiettivi strategici e le politiche per la sostenibilità della zootecnia e il benessere animale, la presentazione della filiera della birra agricola piemontese con degustazione finale per poi chiudere la giornata alle h19 con l’aperiVermouth;

– sabato 24 degustazioni e presentazioni a cura delle Agenzie turistiche locali e del consorzio Alte Terre DOP;

– domenica 25, la presentazione delle Linee guida sull’educazione alimentare della Regione Piemonte, la presentazione del Poke di pesce di lago a cura dell’istituto alberghiero di Stresa, per chiudere la giornata con la degustazione di Freisa, a cura dei Consorzi di produttori;

– lunedì26alle ore 10.30 “Rigenerazione sostenibile: come e perché”, tavola rotonda in presenza di importanti figure istituzionali e imprenditoriali durante la quale si ragionerà sulla necessità di uno sviluppo sostenibile in chiave rigenerativa, sulle motivazioni e sulle modalità che la Regione Piemonte sta mettendo in atto per calare la Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) sul proprio territorio, per analizzare il ruolo delle Università e delle imprese in tale contesto.

In un quadrante dell’Area Piemonte verrà allestita la mostra “Nel nostro piatto”, un percorso espositivo multimediale alla scoperta delle nostre abitudini alimentari, del perché e cosa mangiamo, da dove arriva il cibo e come scegliamo i cibi, perché sono importanti le certificazioni di qualità, quali sono le conseguenze ambientali della produzione e dello spreco di cibo. I visitatori saranno accompagnati alla fruizione da personale appositamente formato per un’esperienza interessante e arricchente.

In un altro quadrante ci sarà l’Area Outdoor, frutto della collaborazione sviluppatasi nell’ambito del progetto Interreg Alcotra 2014-2020 “Modelli integrati per il turismo outdoor” ed “Esperienze Outdoor”. I visitatori avranno la possibilità di sperimentare grazie alla realtà immersiva percorsi di trekking, mountain bike, rafting, arrampicata, di pedalare indossando i visori 3R e vivere l’emozione di discese fantastiche delle montagne piemontesi. Completerà l’allestimento uno spazio informativo curato dai partner di progetto (Regione Piemonte, ATL Cuneo e Torino, VisitPiemonte- Liguria- Valle d’Aosta- Region SUd-PACA) per la promozione di pacchetti outdoor in Piemonte.

Ampio spazio sarà anche dedicato alla montagna, tramite degli eventi “off”:

– giovedì 22 il talk “La montagna è…..conversazioni con istituzioni, esperti e chi in montagna ci vive e ci lavora” https://2022.terramadresalonedelgusto.com/evento/la-montagna-e/

– sabato 23 “Risalendo il Pesio, proposta del Parco delle Alpi Marittime per Terra Madre Off”, finalizzata alla promozione dei territori montani e delle produzioni tipiche https://2022.terramadresalonedelgusto.com/evento/risalendo-il-pesio/

– domenica 24: “Incontriamo la Comunità custode della Valle di Susa”, proposta del Parco delle Alpi Cozie finalizzata alla promozione dei territori montani e delle produzioni tipiche https://2022.terramadresalonedelgusto.com/evento/incontriamo-la-comunita-custode-praterie-orchidee-rocciamelone/

Presso l’Area Piemonte sarà inoltre presente l’associazione Alte Terre DOP, beneficiaria del bando “Promozione dei prodotti di qualità” del PSR 2014-2022, che raggruppa i 4 consorzi di tutela dei formaggi DOP Murazzano, Robiola di Roccaverano, Ossolano più quello della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, e che svolgerà attività di presentazione e degustazione durante tutti i 5 giorni della manifestazione.

Coldiretti Torino a Terra Madre per parlare di giovani e innovazione in agricoltura

La scelta dei giovani verso il settore agroalimentare e l’innovazione in agricoltura sono i temi protagonisti degli incontri organizzati da Coldiretti Torino per sostenere il tema della Rigenerazione che è il filo conduttore di Terra Madre – Salone del Gusto 2022. Il più rappresentativo sindacato agricolo del Torinese partecipa così all’evento con due appuntamenti che si svolgono nell’area incontri dello spazio della Camera di Commercio di Torino, ente di cui fa parte anche Coldiretti Torino.

Venerdì 23 settembre, ore 10.30, il talk “Produrre il cibo, la Rigenerazione passa dai giovani” con i ragazzi dell’Istituto d’istruzione superiore per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Arturo Prever” di Pinerolo e Osasco e la loro preside Roberta Martino. I ragazzi spiegheranno perché hanno scelto di studiare per un lavoro nel settore agroalimentare e la dirigente spiegherà il percorso formativo. Con loro ci sarà Tiziana Merlo vice presidente di Coldiretti Torino a raccontare come ha deciso di continuare il lavoro di allevatrice nell’azienda di famiglia.

Lunedì 26 settembre, ore 12.30 un altro talk, questa volta, dedicato alla grande frontiera dell’innovazione nel mondo agricolo, un universo di idee e realizzazioni verso la sostenibilità. “L’innovazione in agricoltura,  cibi innovativi e nuove funzioni della fattoria del futuro” il titolo dell’incontro con Marinella Abbà, allevatrice che produce energia rinnovabile nella Cascina Impero a Favria, Erica Bussolino, che conduce una fattoria didattica a Leinì e produce funghi Shiitake, Giorgina Somale, che a Usseglio, con il marchio Melvi, coltiva rabarbaro da cui ricava caramelle e liquori.

Ad entrambi gli incontri seguiranno degustazioni di prodotti innovativi del Torinese.

«Non potevamo mancare a un avvenimento come Terra Madre che si svolge nel nostro capoluogo e di cui condividiamo in pieno lo spirito e le finalità – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Penso che i primi che possano portare il loro contributo sul tema di questa edizione, la “Rigenerazione”, siano proprio i nostri agricoltori che tutti i giorni lavorano per la loro terra, la fertilità dei suoli, le energie rinnovabili, il benessere dei loro animali, per la giusta remunerazione per i loro prodotti, la legalità e l’equità del sistema alimentare. Con questo spirito vogliamo anche creare occasioni di dialogo con le nuove generazioni, che sempre più spesso scelgono di lavorare con la terra e con gli animali».

Terra Madre – Salone del Gusto si svolge per la prima volta nell’area ex industriale del Parco Dora. Tutta la kermesse e gli eventi di Coldiretti Torino sono a ingresso libero.

Bilanci e rigenerazione: i commercialisti a Terra Madre

IL BILANCIO SOCIALE DI SOSTENIBILITA’ PER RIGENERARE LE AZIENDE

La “rigenerazione”, tema centrale di Terra Madre-Salone del Gusto, affrontata anche dal punto di vista delle attività di impresa. Se ne parlerà al convegno

IL BILANCIO SOCIALE DI SOSTENIBILITA’:

STIMOLO ALLA RIGENER-AZIONE DELL’ECONOMIA AZIENDALE

Venerdì 23 settembre, ore 9,30

Sala Copenhagen Environment Park, via Livorno 60 Torino

Sarà presentato il Modello operativo messo a punto dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, insieme con il Dipartimento di Management dell’ Università di Torino, per facilitare la stesura dei Bilanci Sociali di Sostenibilità da parte di imprese, enti, associazioni.

Intervengono fra gli altri:

Carlo Petrini, Fondatore di Slow Food

Luca Asvisio, Presidente dell’Odcec di Torino

Davide Barberis e Rosanna Chiesa, commercialisti, presentatori del Modello

Odcec di Torino per il Bilancio Sociale Di Sostenibilità

Vi saranno le testimonianze di tre enti che hanno già adottato o stanno per adottare il Bilancio Sociale di Sostenibilità: La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Environment Park e Slow Food.

 

“Scopo dello sviluppo sostenibile – afferma Davide Barberis –  è quello di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare i propri bisogni.  E i valori della sostenibilità sono applicabili a tutte le organizzazioni, perché ciascuno anche quando esercita un’attività economica è chiamato ad agire per il bene collettivo. Con questa consapevolezza si stanno diffondendo i Bilanci Sociali di Sostenibilità, che non si limitano a fotografare gli aspetti economici, patrimoniali e finanziari di un’impresa, ma illustrano anche come prodotti, servizi, operazioni e attività impattano sull’ambiente, le persone e le economie”.