ECONOMIA- Pagina 133

Lavori Frejus, “autotrasportatori sconcertati”

Il Dipartimento e la Prefettura della Savoia, in collaborazione con Sncf Réseau e Sftrf, hanno reso noto lo spostamento al 1° trimestre 2025 della riapertura della galleria ferroviaria del Frejus.

Preoccupata reazione di FAI Torino che ha espresso sconcerto per la gestione discutibile delle autorità francesi. Enzo Pompilio – Presidente della Federazione Autotrasportatori Italiani FAI di Torino e coordinatore per il Nord Ovest dell’Associazione – ha dichiarato: “Non è concepibile che con le tecnologie del 21° secolo, dopo quasi un anno dalla frana, non è ancora possibile conoscere una data certa per la riapertura di una linea ferroviaria internazionale, fondamentale per l’economia del Piemonte e dell’Italia.

 

Abbiamo assistito ad annunci di riapertura prevista per ottobre 2023, poi spostati a primavera 2024, poi autunno 2024 e ora siamo arrivati a primavera 2025. Ma è mai possibile che dopo 11 mesi dalla frana ci si accorge che “le cavità instabili scoperte di recente nella zona centrale del pendio si sono rivelate più ampie del previsto, rendendo necessario l’intervento di ulteriori lavori di drenaggio, ancoraggio e recinzione?”.

Pompilio ricorda inoltre che dal 2 settembre al 16 dicembre 2024 anche il Traforo del Monte Banco sarà chiuso alla circolazione nei due sensi di marcia e per i traffici transfrontalieri resterà aperto il solo Traforo autostradale del Frejus.

La FAI esprime infine apprezzamento – conclude Pompilio – per l’immediata presa di posizione del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che in un incontro in collegamento con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha condiviso con il Governo la preoccupazione per l’allungamento dei tempi dei collegamenti sul Frejus, offrendo la disponibilità in termini di supporto tecnico e ingegneristico che dovesse essere necessario per accelerare i tempi di riapertura della ferrovia”.

Il Premio PMI Innovativa Piemonte

Al via la prima edizione della call che premia le  PMI innovative proposta da InnovUP e BIoindustry Park Silvano Fumero

 

Riconoscere e valorizzare le migliori innovazioni presenti sul territorio, promuovendo la cultura dell’innovazione . Questi sono gli obiettivi del Premio PMI Innovativa Piemonte, competizione proposta da InnovUp, rappresentante della filiera dell’innovazione italiana, supportata da Biondustry Park Silvano Fumero SPA Società Benefit, con il coinvolgimento di Environment Park e di Sistema Poli di Innovazione Piemonte.

La call, alla prima edizione, è rivolta alle PMI con sede legale in Piemonte e iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese riservata alle pmi innovative, una scelta quest’ultima voluta per promuovere la policy istituzionale sull’innovazione e sulle aziende innovative.

La PMI piemontese vincitrice avrà accesso a servizi di supporto per l’innovazione per un valore di 6 mila euro e potrà partecipare al Premio Nazionale, istituito da InnovUp competendo con le quattro pmi vincitrici dei premi locali. Oltre al primo premio saranno assegnati premi speciali e alcune PMI innovative, sostenute e selezionate sulla base delle milestones raggiunte, saranno coinvolte nell’evento di premiazione.

Bioindustry Park ospiterà la premiazione nel corso dell’evento “ Premio Pmi innovativa Piemonte 2024”, in programma il 26 novembre, in occasione dell’incontro annuale del Sistema Poli Innovazione Piemonte.

La call piemontese nasce nell’ambito di un premio, la cui prima edizione è quella di quest’anno, detto “Premio InnovUp Pmi Innovativa”, volto a valorizzare il merito delle imprese innovative ad alto potenziale di crescita e a sostenere lo sviluppo delle Pmi italiane, facilitando il networking e accendendo i riflettori sulle attività dei Parchi scientifici e Tecnologici e di InnovUp.

Le imprese sono invitate a inviare la propria candidatura entro e non oltre il 19 settembre 2024 all’indirizzo innovazione@bioindustrypark.it

 

Mara Martellotta

Design sostenibile per il sistema alimentare: prime due laureate

Corso interateneo tra Università di Parma e Politecnico di Torino

 

Il percorso punta a formare designer con competenze multidisciplinari nell’ambito del sistema alimentare sostenibile

 

 

Durante la sessione estiva hanno discusso la loro tesi anche le prime due laureate del corso di laurea in Design sostenibile per il sistema alimentare, interateneo tra l’Università di Parma e il Politecnico di Torino.

Avviato nel 2021, il percorso formativo conta a oggi un totale di oltre 180 studenti e studentesse e mette a frutto le specifiche competenze dei due Atenei con l’obiettivo di formare designer con competenze multidisciplinari, capaci di rispondere alle sfide della sostenibilità ambientale, economica e sociale legate al sistema alimentare.

Ne sono esempio le due tesi di laurea discusse a Parma, al Campus Scienze e Tecnologie. Ludovica Deriu, in collaborazione con Lavazza, ha focalizzato la sua ricerca sul settore del caffè in Kenya, applicando i principi del design sistemico e dell’agricoltura rigenerativa per migliorare la produttività e la sostenibilità del prodotto, supportata da tecniche di machine learning decentralizzate. Claudia Lorenza Iannetti ha invece affrontato, attraverso la progettazione di strumenti innovativi, il tema della segregazione di genere nelle materie STEM come nel settore alimentare, analizzando gli ostacoli che le donne affrontano e proponendo un progetto capace di innescare un cambiamento culturale.

“Le nostre laureate hanno dimostrato una straordinaria dedizione e creatività – ha dichiarato Paolo Tamborrini, Presidente del corso di studi – Siamo fieri di vedere come queste giovani menti siano pronte a contribuire concretamente alla costruzione di un sistema alimentare più sostenibile e innovativo attraverso la progettualità nell’ambito del design”.

L’organizzazione del corso vede il coinvolgimento dei due Atenei attraverso una logistica sperimentale. Gli studenti e le studentesse, infatti, seguono il primo anno a Parma, il secondo si trasferiscono a Torino e il terzo scelgono la città in relazione all’offerta di due indirizzi diversi ma paralleli: Designer per l’industria e il prodotto alimentare a Parma, Designer per la sostenibilità sociale e ambientale del sistema alimentare a Torino.

Il corso forma designer per l’industria, il prodotto e il sistema alimentare, immaginando un impegno, prevalentemente come parte di team multidisciplinari, nelle diverse fasi del processo di definizione e realizzazione di prodotti finali o di artefatti correlati alla produzione alimentare.

Ambito lavorativo di riferimento sono le imprese di produzione, trasformazione e distribuzione – industriali e artigianali – di beni alimentari, prodotti e strumenti correlati, ma anche studi professionali di progettazione a supporto delle imprese nella definizione di processi per il sistema alimentare e soprattutto nel disegno di nuovi prodotti, tangibili e intangibili. Altri sbocchi indirizzano verso il comparto manifatturiero e terziario del settore food, soprattutto in ruoli di progettazione e di valutazione degli impatti. Non mancano le possibilità di occupazione nelle organizzazioni pubbliche e private che lavorano nell’ambito dei beni culturali, del sociale e della sostenibilità ambientale legati alla salute e al cibo.

Tutte le info per iscriversi all’anno accademico 2024-25 sono disponibili nel bando sul sito web del corso di laurea: https://corsi.unipr.it/it/cdl-dssa

Mirafiori, contratti di solidarietà per tremila lavoratori: “agonia prolungata”

A Mirafiori da fine agosto al 31 dicembre verranno utilizzati i contratti di solidarietà, è quanto annunciato da Stellantis ai sindacati. Interessati oltre 3mila lavoratori, comunica la Fim Cisl  di Torino. Le linee della 500 elettrica e della Maserati erano già inserite nei contratti di solidarietà. “l’agonia degli ammortizzatori sociali viene in questo modo estesa fino alla fine del 2024”, commenta la Fiom Cgil. “Questa crisi è dovuta al progressivo disimpegno dell’azienda”.

Le aziende si aprono al pubblico: già 120 le Fabbriche aperte edizione 2024

Sono più di 120 le aziende che hanno aderito all’edizione 2024 di Fabbriche Aperte Piemonte, che si terrà il 24, 25 e 26 ottobre. Un numero che a poche ore dalla chiusura delle domande di partecipazione supera il già brillante successo dell’anno scorso. Notevole la risposta non solo dal Torinese, ma anche da diverse province come Biella, Cuneo ed Alessandria.

Con questa iniziativa la Regione Piemonte vuole permettere al pubblico di visitare gratuitamente i luoghi della produzione industriale del territorio, aperti straordinariamente per l’occasione, favorendo così una maggiore conoscenza delle attività e valorizzando le eccellenze economiche e tecnologiche, la cultura d’impresa e il senso di appartenenza delle comunità locali al sistema manifatturiero. Un’importante occasione di apprezzare il valore della “fabbrica” come elemento imprescindibile della ricchezza sociale, imprenditoriale e professionale.

“Una validissima occasione per scoprire il valore di chi crea valore – commenta l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano – per valorizzare al meglio l’altissima qualità delle nostre produzioni e del nostro Made in”.

Tav, fine lavori solo nel 2033. I costi superano gli 11 miliardi

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Sarà di 11,1 miliardi, aumentando dagli 8,6, inizialmente previsti, il costo della tratta internazionale della Torino-Lione in corso di realizzazione al confine italo-francese: un aumento intorno al 30%. Lo ha reso noto Telt, il promotore pubblico responsabile dei lavori, partecipata da Italia e Francia, che ha presentato al cda l’aggiornamento  del costo previsto per la costruzione e l’attrezzaggio della linea ferroviaria. Il passaggio è validato dalla società di consulenza Grant Thornton Financial Advisory Services. La consegna dell’intera sezione transfrontaliera attrezzata e collaudata, inizialmente ipotizzata per la fine del 2032, è invece prevista per fine 2033.

Le previsioni di Confartigianato: l’andamento occupazionale passa da -2,27% a -6,08%

Giorgio Felici (Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte): L’analisi degli indicatori statistici della nostra indagine delinea, complessivamente, una congiuntura previsionale caratterizzata da un peggioramento nei valori. Il sentiment delle nostre imprese è un pessimismo misto a realismo, poiché sono consapevoli che nei prossimi mesi la situazione economica, non solo nella nostra Regione ma nel mondo, dovrà attraversare una fase di forte instabilità, nonostante alcuni segnali positivi come la parziale discesa dell’inflazione.”

Le previsioni circa l’andamento occupazionale vedono un peggioramento nel dato, passando da –2,27% a –6,08%.

In merito all’ipotesi di assunzione di apprendisti, il saldo negativo aumenta, passando dal –19,05% al –21,45%.

Peggiora anche il dato relativo alle previsioni di produzione totale, che passa da –12,67% al –16,19%.

Il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini mantiene un valore negativo passando dal –12,05% al –14,74%.

Le proiezioni di investimenti per ampliamenti scendono da 8,14% a 7,32%; salgono leggermente quelle per sostituzioni che passano da 13,08% a 13,81%; infine, rimane tendenzialmente stabile la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti dal 78,78% al 78,87%.

La percentuale di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passa da      –32,95% a –31,34%.

Sale la previsione di regolarità negli incassi, che varia dal 67,56% al 69,18%; scende la stima dei ritardi, passando dal 32,34% al 30,62%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi passando dallo 0,10% al 0,21%.

Commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “L’analisi degli indicatori statistici della nostra indagine delinea, complessivamente, una congiuntura previsionale caratterizzata da un peggioramento nei valori. Il sentiment delle nostre imprese è un pessimismo misto a realismo, poiché sono consapevoli che nei prossimi mesi la situazione economica, non solo nella nostra Regione ma nel mondo, dovrà attraversare una fase di forte instabilità, nonostante alcuni segnali positivi come la parziale discesa dell’inflazione.”

“Nel dettaglio si evidenzia che la previsione di produzione totale – continua Felici – già preceduta dal segno meno nella seconda indagine trimestrale, scende ancora di circa quattro punti percentuali passando da -12,67% a -16,19%. Un ritardo della ripresa del commercio internazionale, con rischi geopolitici che derivano dal prolungamento dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente e la debole domanda estera influiscono negativamente sui dati previsionali che riguardano la produzione totale. Si avvertono, inoltre, i primi importanti segnali di frenata nell’edilizia con la previsione di un calo nell’andamento occupazionale e le prospettive di una contrazione negli investimenti. Infatti, il valore previsionale che riguarda l’occupazione scende ancora rispetto al dato del trimestre precedente, passando da -2,27% a -6,08%”.

“Persiste, inoltre, – incalza Felici – un clima di incertezza sulle scelte finanziarie e le decisioni di investimento delle imprese (le proiezioni di investimenti per ampliamenti scendono da 8,14% a 7,32%), dopo il primo taglio dei tassi da parte della BCE. Prosegue, infatti, una gestione priva di strategia a lungo termine dell’autorità monetaria europea, come ammette essa stessa nel comunicato sulle decisioni di politica monetaria del 6 giugno afferma che “continuerà a seguire un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione” e “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Sul peggioramento nei valori previsionali dell’indagine congiunturale incide anche il cambio di direzione della politica fiscale. Infatti, dopo una manovra di bilancio 2024 espansiva per 0,7 punti di PIL, l’avvio della procedura di infrazione per eccesso di deficit apre una stagione di politica fiscale restrittiva”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha redatto la terza indagine trimestrale congiunturale del 2024 utilizzando un questionario telematico rivolto ad un campione significativo di 2.250 imprese selezionate nei comparti di produzione e di servizi che rappresentano maggiormente l’artigianato della nostra regione

Impresa accogliente: una chance a chi ha sbagliato

È stato presentato presso la sede di Vol.To, la “casa” del volontariato torinese, il progetto Impresa Accogliente. Si tratta di uno strumento che – come spiega il nome stesso – vuole chiamare a raccolta imprese profit e cooperative sociali disponibili a offrire lavoro,o formazione al lavoro, a chi sta scontando una pena fuori dal carcere, come occasione per reinserirsi nella società, conducendo una vita onesta e per il bene della comunità. Il progetto Impresa Accogliente – sostenuto da contributi della Regione Piemonte e promosso dalla associazione La goccia di Lube ETS è una sperimentazione che durerà un anno e avrà come ambito operativo l’area metropolitana torinese. A illustrare l’iniziativa sono intervenuti Adriano Moraglio e Dario Valenzano, rispettivamente presidente e vicepresidente Odv La goccia di Lube, Antonella Giordano, Direttore Reggente Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna di Torino e Laura Angius, Direttrice Ufficio Servizio Sociale per i minorenni del Piemonte. Erano presenti i rappresentanti degli enti coinvolti nel progetto:Api Formazione, Immaginazione e Lavoro, Casa di Carità, Scuola edile Fsc, Agenzia Piemonte Lavoro, Adecco Inclusion, Api Torino, Vol.To, Cdo Piemonte, Collegio costruttori Torino, Confesercenti, Confcooperative Piemonte Nord, Ucid, Unione industriali Torino.

Il contesto

Scontare una condanna attraverso forme di pena alternativa al carcere (detenzioni domiciliari, affidamenti in prova al servizio sociale), specialmente nelle fasi finali di una reclusione, sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, anche in Piemonte, e riguarda ormai migliaia di persone che ricominciano – pur con delle restrizioni alla libertà – a vivere nel tessuto quotidiano delle nostre città.

Nel 2023, tra Torinese e Astigiano, aree di competenza dell’Ufficio di esecuzione penale esterna di Torino (Uiepe), ente di riferimento del progetto, sono state oltre 2.800 le persone soggette a pene alternative come l’affidamento in prova e la detenzione domiciliare (rispettivamente circa 1400 casi).

L’anno precedente erano state oltre 2.700 in totale, con una leggera preminenza di “domiciliari” (quasi 1500). Se si guarda al dato regionale, su base 2022, il fenomeno ha riguardato circa 5mila persone, valore in crescita rispetto ai due anni precedenti e sicuramente in aumento anche nel 2023.

Questi dati, perciò, rivelano l’esistenza di unarea grigia nelle nostre comunità: una categoria di persone meritevoli della fiducia della Magistratura verso un loro progressivo riscatto, ma paradossalmente molto più svantaggiate di chi conclude la pena detentiva rimanendo in carcere. Infatti, emerge con forza l’essenzialità del fattore lavoro per poter sopravvivere fuori dal carcere avendo queste persone obblighi civili (le spese della casa, l’alimentazione, la cura e l’educazione dei figli, la convivenza con i partner) come tutti i liberi. Senza un lavoro, queste persone come possono reinserirsi nella società e non ricadere nella recidiva dei reati che li hanno portati all’esperienza spesso disastrosa della permanenza in carcere?

Emerge dunque con chiarezza la necessità di un intervento che, per il bene delle persone interessate e della società tutta, favorisca l’incontro tra loro e il mondo del lavoro e delle imprese che tanto hanno bisogno di personale per le più diverse mansioni.

Un incontro che può avere solo due capisaldi.

Il primo: la disponibilità delle persone soggette alle pene alternative di avvicinarsi al mondo del lavoro con buona volontà e con competenze più elevate rispetto alle proprie basi di partenza, in modo da essere maggiormente spendibili sul mercato del lavoro.

Il secondo: l’esistenza di una rete di cooperative sociali e imprese profit di qualsiasi settore economico disponibili a offrire lavoro nelle proprie fabbriche, negli stabilimenti, negli uffici, nella ristorazione e nella ricettività turistica e sportiva a queste persone che ancora possono dare tanto, per il bene di sé e della società.

Il Progetto

Nasce da queste due necessità il progetto Impresa Accogliente, un’iniziativa che parte dall’esperienza avviata dal 2018 dall’organizzazione di volontariato La goccia di Lube, ente del Terzo settore, in collaborazione con i due enti della giustizia deputati al trattamento delle persone in esecuzione penale esterna, l’Uiepe e l’Ussm-Centro giustizia minorile, e che ha trovato il sostegno dell’assessorato al Welfare della Regione Piemonte con un contributo che permetterà il pagamento di persone dedicate alle prese in carico e alla ricerca di lavoro e che servirà ad avviare campagne informative per favorire nella società una disponibilità a offrire una nuova chance a chi ha sbagliato, a volte anche gravemente, nei confronti delle persone e della comunità civile.

Hanno già aderito al progetto per sostenere al proprio interno la ricerca di “imprese accoglienti”, quindi disponibili a offrire lavoro a persone soggette a pene alternative, i seguenti enti del mondo del lavoro: Agenzia Piemonte Lavoro e i Centri per l’impiego torinesi, Adecco dipartimento Inclusion, Api Torino, Api Formazione, Unione industriali di Torino, Immaginazione e Lavoro, Confcooperative Piemonte Nord, Confesercenti Torino e provincia, Ucid, Ance Torino – Collegio costruttori, Scuola edile Fsc, Cdo Piemonte, Casa di Carità, Volontariato Torino.

L’operatività

Il progetto si articola nel seguente modo: oltre trenta volontari dell’associazione La goccia di Lube si alterneranno a coppie nella presa in carico delle persone sottoposte a pene alternative segnalate dall’Uiepe e dall’Ussm e ne valuteranno le competenze e i punti di forza (o di debolezza) per avviarli alla formazione e al lavoro laddove risulteranno pronti per il mercato. Tale base di selezione e valorizzazione delle persone passerà attraverso la collaborazione dei volontari con enti della formazione e del collocamento al lavoro, del pubblico e del privato. Gli “utenti” del progetto saranno poi segnalati volta a volta alle imprese e alle cooperative sociali che offriranno opportunità di lavoro sulla base dello scouting del Progetto, in particolare nel rapporto con le associazioni datoriali. Caratteristica peculiare del Progetto sarà l’accompagnamento che i volontari garantiranno alle singole persone prese in carico, prima, durante e dopo un successo o anche un insuccesso in termini di inserimento lavorativo. Nella primavera appena trascorsa La goccia di Lube ha preso in carico una quarantina di persone e ha favorito tirocini e contratti per sette di queste avvalendosi in via sperimentale degli enti che hanno aderito al Progetto. Ora il Progetto parte con i crismi dell’ufficialità e terminerà il 31 maggio del 2025.

Già alcune aziende si sono distinte nella disponibilità a offrire lavoro alla categoria di persone interessate dal Progetto, due in particolare: l’azienda The Promoland di Volpiano e la Market Service di Givoletto. Quest’ultima, in particolare, è stata insignita oggi della prima targa consegnata nelle mani del titolare Luca Ordazzo – riconoscimento che il Progetto assegnerà a tutte le “imprese accoglienti”.

Il brand Impresa Accogliente

Il progetto Impresa Accogliente ha un suo logo identitario, ideato dal creativo torinese con esperienze internazionali di branding Massimiliano Manera: le iniziali I e A sono “animate”,la I curva ed entra nella A che appare come una porta, il passaggio da una vita di detenzione alla nuova vita di dignità che un lavoro onesto e sicuro potrà garantire alle persone coinvolte. Il logo diventerà il riconoscimento ufficiale attribuito alle imprese e alle cooperative che daranno fiducia e lavoro a soggetti in pena alternativa, affinché possano comunicare la propria partecipazione al progetto, anche nell’ambito delle sempre più numerose dichiarazioni e certificazioni di responsabilità sociale. Un modo anche per sostenere contestualmente la notorietà del Progetto, per farlo conoscere a una platea sempre più ampia di organizzazioni del mondo del lavoro, pubbliche e private.

Favorire un cambio di mentalità, dare una chance a chi ha sbagliato

Il Progetto dà molta importanza alla necessità di favorire nella società una mentalità aperta e disponibile a offrire chance di riscatto a chi ha sbagliato commettendo reati verso le persone e la società.

I cittadini vogliono i negozi di vicinato. Indagine Ascom

I negozi di vicinato sono insostituibili. Lo dicono i consumatori. Secondo l’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con SWG, il dato è chiaro: i cittadini vogliono vivere nei quartieri dove ci sono più esercizi di prossimità, perché questi rafforzano le comunità (per il 64% degli intervistati), fanno sentire più sicure le persone (57%) e aumentano il valore delle abitazioni (fino al 26% in più).

«I desideri espressi dai cittadini contrastano con una progressiva desertificazione commerciale, che preoccupa non solo gli imprenditori del settore, ma anche le amministrazioni che vedono le città perdere in attrattività – sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia Maria Luisa Coppa –. Da tempo lamentiamo l’aumento di serrande abbassate, che non riaprono più. La trama del film è sempre la stessa: il commerciante è sopraffatto da tasse, costi e spese, le banche non offrono soluzioni percorribili, dalla concorrenza sleale del web e l’attività chiude. E con essa, svaniscono servizi per la comunità e posti di lavoro».

Lo studio rivela che la chiusura dei negozi non solo ‘preoccupa’, ma ‘intristisce’ i cittadini, soprattutto al Nord e nelle grandi città come Torino. Secondo i dati, l’83% degli intervistati prova un senso di tristezza di fronte alla chiusura dei negozi, e il 74% ritiene che questo fenomeno incida negativamente sulla qualità della vita. « Torino è, purtroppo, inserita negli elenchi delle città ad alto rischio di desertificazione – evidenzia la presidente Coppa –, con una variazione delle unità locali del commercio al dettaglio del -17,1% in 10 anni. Ormai l’elenco è noto: da via Viotti a via Nizza, da via XX Settembre a piazza CLN, solo per citare qualche caso del centro. Ma anche nelle periferie e in provincia il fenomeno continua a crescere. Negli ultimi nove anni in provincia di Torino sono andate perse quasi 5 mila attività di commercio. Basta fare un giro per strada: a Chivasso, ad esempio, i negozi e le attività commerciali in vendita sono 45. A Ivrea il numero sale addirittura a 71».

La presenza dei negozi di prossimità influisce anche sul valore degli immobili. Un immobile situato in una zona commerciale ben servita può vedere il proprio valore aumentare del 20%, mentre in quartieri afflitti dalla desertificazione commerciale il valore può diminuire del 15%.

Oltre all’aspetto economico, i negozi di prossimità svolgono un ruolo cruciale per la coesione sociale. Per il 64% degli intervistati rappresentano un luogo di incontro che rafforza il senso di appartenenza alla comunità, e per il 59% forniscono un servizio attento alle persone fragili. Inoltre, il 57% li considera un presidio di sicurezza, mentre il 54% li vede come una garanzia per la cura dello spazio pubblico e il 49% come un facilitatore dell’integrazione sociale.

«Per contrastare la desertificazione commerciale – commenta la presidente Coppa – collaboriamo con la Regione Piemonte sui Distretti del Commercio DUC, che ci consentono di lavorare con le amministrazioni. Stiamo lavorando anche con il Comune sulle iniziative per valorizzare i negozi di quartiere, con la campagna Torino Compra Vicino, e per tutelare le attività storiche e di qualità con l’istituzione dell’albo Epic. Chiaramente le campagne da sole non bastano; chiediamo perciò di ragionare su defiscalizzazione, rapporto con le banche, armonizzazione delle regole e contrasto alla concorrenza sleale a all’abusivismo. Stiamo anche lavorando, a più livelli, su progetti che possano portare il commercio nel turismo, in modo che i nostri negozi possano ampliare il bacino di clientela. Lo ha sottolineato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: i negozi di quartiere sono l’elemento generativo della società moderna; le luci dei negozi sono preziose per la sicurezza, danno vita ai centri storici, concorrono all’identità dei quartieri anche periferici, sono luoghi di socialità e garantiscono un servizio fondamentale per la qualità della vita quotidiana dei cittadini e sono indispensabili per l’accoglienza dei turisti».