“Tra chi vorrebbe una Città subordinata a Milano, o autocentrata nei 15 minuti, c’è chi come Uncem da 20 anni ribadisce che le Olimpiadi 2006 sono incompiute se non generano rapporti nuovi Torino e le sue valli alpine. E da lì con Lione, Nizza, Sion. E via così. Interazione con infrastrutture e altri mezzi, grazie alle Alpi di una Città in cerca di futuro. Dopo vent’anni di attesa finalmente si può ripartire nel progetto, mettendo insieme teste e idee, progetti e strategie di unità e intesa. La sfida è rispondere alla crisi demografica e alla crisi climatica che qui hanno effetti più gravi che altrove. Pensiamo a Bardonecchia il 14 agosto 2023. Ma gli antidoti ci sono e gli strumenti anche. L’azione di presidio antropica, i paesi stessi e le comunità sui versanti alpini, sono risposta a quelle crisi. Sono decisivi per Torino. Con la montagna, che non è parco-giochi, che traina la città verso nuove opportunità ecologiche di scambio, un turismo meno ingombrante e flussi più organizzati, trasporti più efficaci, sinergie urbanistiche, fiscali, generando perequazione. Unità. Lontani da ogni ideologia e dal ‘che belle le montagne viste da Superga’ oppure ‘come mi piace andare a vivere e fare le vacanze in montagna e con gli sci’, e ancora ‘che bella la Torino borghese proiettata dai quartieri alle località più chic’, semplificazioni novecentesche figlie del fordismo, costruiamo nuovi paradigmi e intese. Percepiti dalle comunità e da chi ci vive. Torino Capitale delle Alpi. Nel nuovo dossier Uncem, lo approfondiamo”.
Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.
Con l’aumento delle temperature estive si riscopre la montagna ove si sta al fresco naturale e si respira molto meglio oltre a vivere in un bell’ambiente naturale. Il Sole 24 ore ha dato conto di quanto siano aumentati i prezzi delle case in montagna . Ora anche la politica riscopre l’importanza della montagna. Mentre dal ritorno da Pialpetta per mangiare la cotoletta alla piemontese con la Toma della zona scrivevo su FB che la montagna d’estate allunga la vita , Bussone presidente dell’’Uncem a domanda rispondeva che Torino avrebbe dovuto farsi carico di rilanciare la montagna . A ruota gli interventi dell’Assessore comunale Tresso , che fa fatica a far tagliare le sterpaglie , interveniva a favore della tesi di Bussone e così stamane Michele Vietti , da Lanzo, stranamente condivide la stessa opinione. Così il Vicepresidente della Città Metropolitana , nonché Sindaco di Condove, malgrado la Città Metropolitana non riesca a mantenere in modo decente le strade provinciali e in particolare quelle che portano alle nostre Valli. Certo la montagna e’ una ricchezza di natura, di acqua, di benessere, di tradizioni, di professioni che vanno assolutamente difese e salvaguardate ma non è il Comune di Torino che se ne può interessare . Un Comune che non è capace nemmeno a rilanciare la crescita economica e negli ultimi vent’anni ha perso 20 punti di PIL rispetto a Bologna e ha visto i suoi Quartieri periferici da Barriera di Milano in la sempre più emarginati. Ai tempi delle vecchie provincie le cose andavano meglio a partire dalle strade provinciali ma li avevamo gente in gamba che capiva di viabilità come gli on.li Bovetti e Botta sino ai tecnici della Provincia dall’ing. Nicola originario di Lanzo all’ing. Camoletto. La Regione nella sua fase migliore, le prime legislature , disponeva di Assessori di livello e sul territorio c’erano esponenti locali di qualità da Bozzello a Sartoris e le Comunità Montane avevano un ruolo oltre ad esserci Sindaci di peso, per tutti ricordo Bellino di Locana che spingeva tantissimo per la strada statale di Ceresole di cui parlai a nome di Donat-Cattin con l’allora Ministro dei Lavori Pubblici Stammati. All’epoca inoltre vi erano Senatori di grande peso, penso a Donat-Cattin che da anche Ministro, che nel 1978 fece fare un Decreto per ben tre eventi alluvionali a Pinerolo, Alessandria e Val d’Ossola. Ora la Istituzione che deve rimettere al centro la Montagna e’ la Regione. La Regione ha le risorse italiane ed europee e soprattutto ha un ruolo legislativo e di programmazione dello sviluppo che la Città non ha. Anche perché non c’è solo la montagna della provincia di Torino, dalle vallate cuneesi a quelle vercellesi e del MonteRosa. L’auspicio è che la nuova Giunta Regionale inserisca la Montagna tra le sue priorità e mi auguro che l’Assessore Marco Gallo si faccia presto un giro nelle Vallate alpine non solo quelle cuneesi .

