CULTURA- Pagina 3

Un anno di successi ai Musei Reali

Il Direttore dei Musei Reali Mario Turetta  e capo dipartimento per le attività Culturali del Ministero, alla presenza di Autorità e stampa ha  presentato nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale un Report sull’ attività dei Musei Reali nel 2024.

Anno importante quello appena concluso per il riconoscimento in fascia A trai i Musei più prestigiosi  a livello nazionale.
Si ricordano le attività svolte in occasione dei 400 anni dalla nascita del Guarini , i 300 anni del Museo dell Antichità e i 200 anni del Museo Egizio con una mostra dedicata a Cleopatra.
Un capitolo significativo le collaborazioni con le Fondazioni Compagnia S.Paolo e Crt, le Università  e i privati che hanno contribuito con Art Bonus.
Da seguire le proposte del 2025 che non saranno di meno dell’ anno concluso.
Qualche chicca: la ristrutturazione delle serre che sarà adibita ad esposizione di  antichi strumenti musicali e una parte allestita come vera e propria serra e momento relax. La riapertura del rinnovato bookshop e la caffetteria Reale, annunciate tre importanti mostre tra cui una dedicata a Guido Reni e una a  Orazio Gentileschi oltre ad un nuovo spazio dedicato a Leonardo.

I Musei Reali di Torino sono un complesso museale che raccoglie secoli di storia, arte e cultura legati alla dinastia sabauda. Situati nel cuore della città, vicino a Piazza Castello, includono diversi spazi espositivi:
Palazzo Reale: l’antica residenza dei Savoia, con sale sontuose, arredi storici e la splendida Galleria del Daniel.
Armeria Reale: una delle più ricche collezioni di armi e armature in Europa.
Galleria Sabauda: una pinacoteca con opere di maestri come Van Dyck, Rubens e il Beato Angelico.
Museo di Antichità: reperti archeologici dall’epoca romana fino al Medioevo.
Biblioteca Reale: conserva disegni di Leonardo da Vinci, tra cui il celebre “Autoritratto”.
Giardini Reali: un’oasi verde progettata originariamente da André Le Nôtre, il giardiniere di Versailles.
I Musei Reali offrono un viaggio nella storia di Torino e del Piemonte attraverso arte, cultura e bellezza.
Un vero gioiello da frequentare per goderne le bellezze.

GABRIELLA DAGHERO

Giuseppe Scalco, baritono. Da Casale Monferrato a Teheran 

Il baritono Giuseppe Scalco (1933-1983) dalle eccellenti dote canore nato a Cittadella di Padova si stabilí a Casale con la famiglia, si dedicò allo studio del canto con il maestro Bruno Riboni scopritore di giovani talenti che lo indirizzò al conservatorio Verdi di Milano sotto la guida del maestro Ettore Campogalliani, pagandosi gli studi interpretando fumetti del cinema. Diplomatosi con lode, nel 1960 vinse i concorsi internazionali Voci Nuove di Milano, Voci Verdiane di Busseto, Achille Peri di Reggio Emilia, Lirico Sperimentale Beniamino Gigli di Macerata e Giovan Battista Viotti di Vercelli. Queste vittorie gli consentirono di debuttare nel 1961 con I Pagliacci al Teatro Nuovo di Milano e nel 1965 partecipò all’inaugurazione della stagione lirica di Busseto con Lucia di Lammermoor.

L’anno seguente a Reggio Emilia e Bologna avvenne il suo battesimo nella Bohème con un gruppo di giovani artisti, opera sempre pronta all’eccitazione dei sentimenti, guidati dalla sensibilità del maestro Gianandrea Gavazzeni e riproposta a Carpi, Modena e Bolzano. Nei giorni 8 e 10 settembre 1966 la Bohème fu rappresentata a Sarajevo da interpreti d’eccezione, Luciano Pavarotti nel ruolo di Rodolfo, Giuseppe Scalco in Marcello e Mirella Freni in Mimì diretti dal maestro Leone Madjera, segnando il lancio definitivo del baritono casalese.

Nel 1968 si esibì nella Traviata ad Ancona e nel Signor Bruschino a Pesaro e Reggio Emilia, terra della tradizione lirica. Il Don Pasquale ad Avignone e Reggio Emilia nel 1969 e le recite multiple del Ballo in Maschera ad Istanbul costituirono un ambìto traguardo ma le quattro recite del Nabucco al Gaiety Theatre di Dublino segnarono un evento sensazionale e determinante nella classifica dei baritoni all’altezza del biblico personaggio, la cui statura rappresentò un lancio decisivo nella ambiziosa carriera di Scalco. Con le successive e superlative esibizioni nell’Aida, Tosca e Andrea Chenier di Dublino fu richiesto dalla Scala di Milano, dove apparì nell’Ulisse di Luigi Dallapiccola. Nel cast stellare della Scala nella stagione lirica 1969-70 figuravano, oltre al nostro baritono monferrino, Placido Domingo, Mirella Freni, Luciano Pavarotti, i direttori d’orchestra Claudio Abbado e Riccardo Muti.

Il 1971 fu l’anno della definitiva affermazione con una ventina di rappresentazioni di Haensel e Gretel, il mondo delle fate di Himperdinck, Manon Lescaut e Capitan Spavento di Gian Francesco Malipiero. Nel 1973 ad Ankara apparve in Otello e Andrea Chenier, a Rouen nella Traviata e nel Teatro Roudaki di Teheran interpretò magistralmente l’Elisir d’Amore, i pucciniani Tabarro e Gianni Schicchi davanti allo Sciá di Persia, confermato per l’anno successivo con tre opere liriche. A Trieste fu interprete in Maria Golovin di Gian Carlo Menotti e a Brema nel Nabucco. Nel piazzale del Santuario di Crea fu protagonista di un concerto lirico, purtroppo molto disturbato dal pubblico, organizzato nel 1982 dal Teatro Nuovo di Torino e Regione Piemonte con il soprano Edda Piccinini e il tenore Franco Previdi dell’Associazione Lirica Alto Milanese. La Bohème fu l’opera pucciniana preferita da Scalco che da piccolo aveva provato la miseria e disse di Verdi “Il maestro di Busseto fu un grande imprenditore, ancora oggi ci permette di lavorare”.

Partecipò a foto e cineromanzi, incise per la Rai di Torino e per la Radio Svizzera Italiana. Giornali internazionali, tra cui Le Figaro, The Irish Times, Il Resto del Carlino, Gazzetta di Modena, Journal de Teheran, Gazzetta di Parma, Cronaca di Siena, Paris-Normandie, Rassegna Melodrammatica di Milano, gli attribuirono ottimi consensi. La piena maturità baritonale in un eclettico repertorio operistico dell’ottocento e novecento, la capacità di rilevare i contorni umani dei personaggi diabolici per i quali l’interpretazione è indispensabile, il volume e il colore di cantante moderno fecero di lui un interprete richiesto ad alto livello. Dalla moglie Lidia Radessich, conosciuta durante una tournée in Jugoslavia ebbe due figli, Raffaella e Andrea. Solo un male incurabile poteva segnare il tramonto delle illusioni e  fermare l’incredibile vertiginosa ascesa artistica di Giuseppe Scalco, antidivo e grande lavoratore dello spettacolo nel senso nobile dell’espressione, scomparso martedì 6 settembre 1983 e sepolto nella tomba di famiglia di Casale Popolo.
Armano Luigi Gozzano 

La Candelora e San Biagio

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso Domenica 2 febbraio, ore 15 

Una narrazione itinerante, tra tradizione sacra e popolare, dall’antica via Francigena agli affreschi di San Biagio dipinti da Jaquerio

 

Nel giorno della Candelora, la festa della Presentazione di Gesù al Tempio che cade esattamente a 40 giorni di distanza dal Natale, si celebra l’evento, tra tradizione sacra e popolare, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso con una narrazione itinerante che porta alla cappella affrescata nella chiesa dedicata a San Biagio.

Si parte dall’esterno, lungo l’antica via Francigena, per osservare la natura e conoscere il rito che prevede la benedizione di ceri e candele e i tanti proverbi sul passaggio dalle tenebre invernali alla stagione primaverile“Se per la festa della Madonna della Candelora c’è il sole e c’è la Bora, siamo fuori dall’inverno; ma se piove o c’è vento, siamo ancora in inverno”.

Si continua poi all’interno della chiesa per raggiungere il ciclo di affreschi dedicati a San Biagio dipinti da Giacomo Jaquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte di cui quest’anno ricorre il 650esimo anniversario della nascita. Gli affreschi si trovano nella navata destra della chiesa: sulla parete laterale restano tre episodi della vita di San Biagio dei cinque originari. San Biagio è il protettore della gola che chiude il tempo dedicato al Natale: tradizionalmente si celebra il 3 febbraio, il giorno successivo alla Candelora, con la benedizione, attraverso le candele, alla gola dei fedeli per tenere lontano ogni male. Le due scene affrescate in alto, delimitate dagli archi, rappresentano a sinistra il Santo indenne tra gli animali feroci, a destra il miracolo del bambino liberato dalla lisca di pesce che lo stava soffocando; nel registro inferiore l’unica scena rimasta raffigura San Biagio che si salva nel mare in tempesta mentre i cattivi barcaioli annegano. Su una delle due volte della cappella sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti e all’interno di un medaglione è dipinto un ritratto che rappresenterebbe il pittore stesso.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 2 febbraio, ore 15

La Candelora e San Biagio

Costo visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Itinerari sindonici sulla Via Francigena, la mostra fa tappa a Roma

Nell’Anno Giubilare,

Percorrere le antiche vie di fede del Piemonte è, e sarà sempre di più, un’esperienza per scoprire, passo dopo passo, un patrimonio di bellezza, architettura, culture, religioni e comunità. È questo l’obiettivo della mostra “In cammino. La porta di Torino: itinerari sindonici sulla Via Francigena”, promossa dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Carlo Acutis, in collaborazione con Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica e con il patrocinio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), che è stata inaugurata ieri a Roma.

Dopo le esposizioni a Torino e Bruxelles, nell’anno del Giubileo, la mostra fa tappa a Roma, e si propone di offrire un’esperienza intensa e coinvolgente, sensibilizzando sui temi della spiritualità e della natura, e promuovendo, allo stesso tempo, il turismo sostenibile, inclusivo e accessibile per i pellegrini, viaggiatori dell’anima lungo il cammino della vita.

“Questa mostra è un omaggio alla storia, alla fede e alla cultura del nostro Piemonte, terra di cammini, di spiritualità e di tradizioni profonde– ha dichiarato Elena Chiorino, Vicepresidente della Regione Piemonte  Valorizzare il patrimonio sindonico e la Via Francigena significa promuovere non solo il turismo, ma anche un’identità che ci lega alle nostre radici e che ci proietta nel futuro con consapevolezza e orgoglio. Il pellegrinaggio è un’ esperienza di ricerca interiore e di scoperta, e il Piemonte vuole continuare ad essere un punto di riferimento per chi intraprende questo viaggio, offrendo bellezza, accoglienza e autenticità nella piena consapevolezza delle radici cristiane dell’Europa, dell’Italia e del Piemonte”.

“Allestita a Palazzo Maffei Marescotti, sede del Vicariato Vecchio, e visitabile gratuitamente fino a fine marzo, – ha sottolineato Adriana Acutis, Vice Presidente della Fondazione Carlo Acutis – “In cammino” consiste in un percorso multidisciplinare e interattivo, un vero e proprio viaggio virtuale che mira a sensibilizzare il pubblico sul tema del pellegrinaggio, del legame fra spiritualità, natura e cultura,  mettendo in risalto le ricchezze offerte dal Piemonte e da Torino lungo la Via Francigena, che in questa regione si intreccia con i cammini Sindonici. Frutto di una proficua collaborazione fra pubblico e privato, mette in risalto la centralità storica e contemporanea della regione stessa e di Torino, accesso principale alla Penisola lungo il pellegrinaggio francigeno, e casa della Sacra Sindone. E proprio nel cuore del capoluogo piemontese, nei giorni della festa della Sindone, grazie anche alla tecnologia, sarà possibile conoscere il Telo, la sua storia e il suo significato nella tenda allestita in centro”.

Una narrazione, dunque, con l’intento di essere rivolta“ a tutti e per tutti”, come illustrato dal professor Giovanni Carlo Federico Villa, Direttore di Palazzo Madama di Torino“È quanto, sola, fa l’illustrazione. Tesse un silenzioso dialogo con lo spirito di chiunque la osservi, di qualunque età o cultura esso sia. Palazzo Madama si è dedicato al progetto “In cammino” con questa consapevolezza, con la volontà di attualizzare, in un racconto per immagini in sedici tappe, il ruolo della Via Francigena e dell’esperienza della Sindone per il farsi dell’Europa dei popoli”.

L’esposizione della mostra è strutturata in tre sezioni, ognuna connessa a un tema specifico. Nella prima sono presentate sedici illustrazioni originali, realizzate da artisti italiani riconosciuti a livello internazionale, ispirate alla natura e al rapporto con l’uomo, e ai concetti del pellegrinaggio, della spiritualità, della Sindone, dei cammini, dei Santi di Carità, tra cui il Beato Carlo Acutis, che verrà canonizzato il prossimo 27 aprile durante il Giubileo degliAdolescenti, e il Beato Piergiorgio Frassati, torinese, anche lui Santo il prossimo 3 agosto, al termine del Giubileo dei Giovani. La seconda sezione accoglie una serie di materiali video appositamente realizzati per illustrare la Via Francigena e gli itinerari sindonici, permettendo ai visitatori di immergersi nei paesaggi dei luoghi attraversati. Nella terza sezione, una grande mappa interattiva evidenzia i cammini del progetto “Via Francigena for all” e i cammini sindonici illustrati nel libro di Sisto Giriodi “Le altre Sindoni”.

Tutto attorno, diverse fotografie delle decine di sindoni affrescate sulle pareti esterne di edifici collocati lungo i cammini del Piemonte. Opere che sono poco conosciute anche da molti piemontesi, nonostante costituiscano un singolare caso di devozione popolare, un ciclo d’arte lungo tre secoli.

Orari mostra: da lunedì a venerdì dalle 10 alle 18.

Per maggiori informazioni: comunicazione@eventum.it

Il MAUTO presenta il programma 2025 e la nuova mostra delle auto giocattolo di Robert Kuśmirowski

Storia, design, arte e futuro sono i grandi temi che guideranno la programmazione per il 2025 del MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile), per offrire a un pubblico sempre più grande e numeroso un racconto dell’automobile innovativo e attuale, oltre a rafforzare una rete di istituzioni e aziende interessate ai linguaggi della contemporaneità. Il MAUTO presenta il programma culturale 2025, anno in cui intende consolidare gli importanti risultati raggiunti nel 2024 in termini di visitatori, visibilità e ampliamento degli ambiti di attività e ricerca. Nel luglio 2023 il MAUTO celebrava i 90 anni del Museo, e in quell’occasione si inaugurata sotto la direzione di Lorenza Bravetta una nuova strategia che ha visto l’automobile in vari settori della cultura. Il risultato è stato eccellente in termini di pubblico, con un aumento di visitatori del 27% registrato nel 2024 rispetto al 2023, e del 62% rispetto al 2022, con complessivamente 400 mila visitatori. Tra gli obiettivi del Museo vi è l’incremento della presenza sul territorio e l’apertura a nuovi pubblici attraverso una diversificata serie di azioni di valorizzazione dello straordinario patrimonio conservato, e la produzione di contenuti inediti in grado di comunicare i linguaggi della contemporaneità. I quattro filoni tematici che animano il programma 2025 del MAUTO sono storia, design, arte e futuro. Il MAUTO si articola in due sedi: il Museo Nazionale dell’Automobile e il Centro Storico FIAT. Le attività includono mostre, site specific, appuntamenti culturali, attività di ricerca, interventi di restauro, workshop e proposte educative che, insieme, contribuiscono a creare un racconto articolato e trasversale dell’automobile e della sua storia. Si tratta di una narrazione declinata per i diversi pubblici al quale il Museo si rivolge, con l’obiettivo di renderlo un luogo accessibile e inclusivo che promuove la diversità e la sostenibilità, e che opera con la partecipazione della comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, la riflessione e la condivisione di conoscenze.

“La crescita dei numeri in questo biennio è propulsiva – spiega Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO – è l’effetto della svolta impressa al MAUTO dall’articolato programma multiculturale costruito per i 90 anni, insieme alle istituzioni museali torinesi. Questa nuova offerta è il ripensamento dell’idea stessa di automobile attraverso l’inclusione programmatica dei molti valori culturali da essa veicolati e rappresentati. Abbiamo declinato la presenza pervasiva dell’auto nella musica pop come nella narrativa, veicolo di esperienze concettuali come per Chironi ieri o Kuśmirowski oggi, di cui è stata inaugurata nella giornata di giovedi 30 gennaio la mostra ‘C/Art-l’arte di giocare con l’automobile’ dedicata al collezionismo delle auto giocattolo, di storie visive e industriali dell’Italia del Novecento come per ‘125 volte FIAT’. Questa mostra mi porta a richiamare lo sdoppiamento del programma tra due sedi, il MAUTO e il Centro FIAT, per sua natura luogo di memoria e archivio quindi avviato a essere polo di studi e ricerche. Segnalo anche l’attivazione di diversi programmi con altre istituzioni in Europa e nel mondo globale, e nel non luogo del metaverso, che vede l’auto italiana e non solo come valore riconosciuto. Il nostro focus è il dialogo con altre culture, e i risultati sono la conseguenza”.

Il progetto di divulgazione del patrimonio culturale che il Museo conserva, reso possibile grazie alla collaborazione di altri enti culturali, scuole, istituti di ricerca di alta formazione in Italia e all’estero, oltre che di costante collaborazione con quelle aziende che hanno scelto di condividere il programma. I traguardi raggiunti nel 2024, e la progettazione delle attività 2025, sono il risultato di un impegno corale, portato avanti da una squadra di persone altamente qualificate e sempre più numerose. Al gruppo di lavoro si sono aggiunti recentemente tre curatori esterni che, con Ilaria Pani e Davide Lorenzoni, responsabili rispettivamente di archivi-centro di documentazione e del Centro di conservazione e restauro, hanno contribuito a definire le linee guida delle rispettive aree di competenza, valutandone la coerenza rispetto alla missione del Museo: Maurizio Arnone, head of future cities & communities research domain di Fondazione Links e curatore per il MAUTO del settore Future Mobility; Silvia Baruffaldi, direttore responsabile di Auto e Design e curatrice del settore Design e Gianluigi Recuperati, scrittore e curatore di Public Program e Progetti Speciali.

“Il 2025 sarà un anno di numerosi cantieri – afferma il direttore del MAUTO Lorenza Bravetta – il percorso espositivo si arricchirà infatti del progetto Future Mobility, a cura di Maurizio Arnone, e a giugno del nuovo spazio Design curato da Silvia Baruffaldi. Lo spazio di cui è responsabile Gianluigi Recuperati, del Public Program e Progetti Speciali, includerà una programmazione e trimestrale di opere di videoartisti come Chris Burden e, il 25 maggio prossimo, la musica di Luciano Chessa che sarà una riflessione sul sound del Grand Prix di Monaco di Formula 1”.

Proseguirà nel 2025 l’importante progetto di restauro sulla carrozza di Bordino, condotto all’interno degli spazi espositivi nell’ottica di preservare un unicum del patrimonio culturale italiano, generando lavoro qualificato e restituendo una parte di storia del territorio e della comunità. Oltre a questo intervento di restauro on site, il Centro di Conservazione e Restauro organizzerà la seconda edizione della Winter School, realizzato in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale e finalizzata da formazione di personale specializzato nel settore del restauro delle automobili d’epoca. Le attività di divulgazione al pubblico e le visite guidate a cura del Conservatore saranno occasioni uniche per scoprire i gioielli della collezione, per approfondire aspetti tecnici e per conoscere più da vicino l’evoluzione dell’ingegneria automobilistica. Si tratta di progetti che combinando manutenzione e valorizzazione riflettono l’impegno del Museo nel preservare e raccontare il patrimonio storico dell’automobile, rendendolo accessibile e vivo per il pubblico contemporaneo.

Il percorso espositivo si arricchisce di tre nuove sezioni dedicate all’automobile d’artista, al futuro e al design. La prima presenterà opere di autori che hanno lavorato con l’automobile, attestandosi la centralità e pregnanza nella riflessione e artistica contemporanea a partire dalla Fiat 127 camaleonte di Cristian Chironi, accompagnata da composizioni realizzate ad hoc per il progetto da musicisti e compositori del calibro di Marino Formenti e Paolo Fresu, e dall’opera The Velocity of Thought, progettata e realizzata nel 1976 dall’artista Paul Etienne Lincoln; la sezione Future Mobility si sviluppa su più sale interattive e dinamiche per offrire spunti e riflessioni sul futuro della mobilità in chiave sostenibile presentando contenuti immersivi in continua evoluzione e un susseguirsi di prototipi frutto della ricerca. Alla sezione Design sarà invece dedicato un significativo ampliamento e un aggiornamento nei contenuti e nell’approccio, applicando un punto di vista più contemporaneo e completo, per restituire la storia e la centralità dei processi creativi e della progettazione automobilistica.

Due prossime mostre saranno saranno quella sull’inedita figura del pilota biellese Carlo Felice Trossi, a cura di Giordano Bruno Guerri e una esposizione sulla figura di Marcello Gandini in collaborazione con il QAM Qatar Art Museum e l’Università delle Arti del Qatar.

 

Mara Martellotta

Il cuore di legno degli ippocastani di Primo Levi

“Il mio vicino di casa è robusto. E’ un ippocastano di Corso Re Umberto; ha la mia età ma non la dimostra. Alberga passeri e merli, e non ha vergogna, in aprile, di spingere gemme e foglie, fiori fragili a maggio; a settembre ricci dalle spine innocue con dentro lucide castagne tanniche.. Non vive bene. Gli calpestano le radici i tram numero otto e diciannove ogni cinque minuti; ne rimane intronato e cresce storto, come se volesse andarsene.. Anno per anno, succhia lenti veleni dal sottosuolo saturo di metano, è abbeverato d’orina di cani. Le rughe del suo sughero sono intasate dalla polvere settica dei viali; sotto la scorza pendono crisalidi morte, che non diventeranno mai farfalle. Eppure, nel suo torpido cuore di legno sente e gode il tornare delle stagioni”. Sono alcuni brani della poesia intitolata Cuore di legno che Primo Levi dedicò nel 1980 agli alberi che ombreggiavano la casa dove visse sempre, dal giorno della nascita – nel luglio del 1919 – a quel tragico 11 aprile del 1987 in cui decise di togliersi la vita. Per sessantasette anni visse nel palazzo torinese al civico 75 di corso Re Umberto. L’unico periodo in cui fu costretto a lasciare la sua dimora – tra il 1942 e l’ottobre del 1945 – lo  raccontò nei suoi libri. Un tempo duro e drammatico scandito dal periodo trascorso lavorando a Milano in una fabbrica di medicinali, dai pochi mesi vissuti da partigiano in Val d’Aosta, dall’arresto il 13 dicembre 1943, la deportazione nel campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi, gli undici mesi nel lager di Auschwitz e gli altri nove passati sulla via del ritorno verso casa. Una sua biografia si apre con la descrizione di questo luogo, “uno degli ampi viali che tagliano a scacchi l’elegante quartiere della Crocetta.. i pesanti portoni dei palazzi dalle facciate austere..in mezzo alla folta vegetazione di ippocastani, i tram scivolano sui binari presi d’assalto dalle erbacce”. Un modo semplice per elevare un forte grido d’allarme per l’ambiente urbano, con la stessa coscienza civile che era propria di Levi quando scriveva per tutti perché desiderava che tutti comprendessero l’importanza della memoria e del rispetto. Per gli uomini, e anche per la natura.

Marco Travaglini

(Foto Copyright © Archivio Mauro Pilone – Tutti i diritti riservati)

Rosanna Maggio Serra. Otto e Novecento tra ricerca, didattica e museologia

Mercoledì 29 gennaio ore 18:00
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – Sala incontri

Intervengono:

Virginia Bertone, Alessandro Botta e Maria Teresa Roberto – curatori del volume
Chiara Bertola – Direttrice GAM Torino
Vittorio Natale – Presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca d’Arte dei Musei Civici di Torino / Fondazione Torino Musei
Roberto Pagliero – Architetto

Rosanna Maggio Serra con Luigi Mainolfi

Rosanna Maggio Serra. Otto e Novecento tra ricerca, didattica e museologia (L’Artistica Editrice, Savigliano 2024) è il terzo dei Quaderni dell’Associazione Amici della Biblioteca d’Arte dei Musei Civici di Torino / Fondazione Torino Musei.

Curato da Virginia Bertone, Alessandro Botta e Maria Teresa Roberto, il volume ricostruisce l’impegno di Rosanna Maggio Serra (Torino, 1932-2016) nel campo della storia dell’arte e della museologia.

Partendo dagli anni della formazione e della proposta di una didattica museale innovativa, il libro si concentra sui due decenni di attività di Maggio Serra alla Galleria d’Arte Moderna di Torino (1974-1995), di cui fu Dirigente delle Raccolte d’arte negli anni tumultuosi della temporanea chiusura del museo e del suo riallestimento, per concludersi con l’ordinamento delle collezioni di arte contemporanea del Castello Gamba di Châtillon.

Il dialogo con i protagonisti dell’arte e della cultura torinesi e l’attenzione alle vicende figurative tra Otto e Novecento hanno caratterizzato la sua costante attività di ricerca, di cui dà conto nel volume la bibliografia completa degli scritti.

 

Rosanna Maggio Serra. Otto e Novecento tra ricerca, didattica e museologia
a cura di Virginia Bertone, Alessandro Botta e Maria Teresa Roberto, con testi dei curatori e di Sandra Barberi e Aurora Scotti Tosini

L’Artistica Editrice, Savigliano 2024

Negli occhi di Luca Beatrice una luce che resterà nel cuore

Di Irma Ciaramella

Avevo visto Luca, giovedì, come non mai entusiasta, divertito, pieno di energia. Il suo approccio appassionato e visionario al mondo dell’arte si faceva materia prendeva finalmente forma grazie alla ‘sua’ quadriennale di Roma.

Era stato chiamato dal Ministro Sangiuliano a presiedere la mostra, e aveva voluto intitolarla ‘fantastica’, tanto aggettivo, quanto verbo, un monito a usare l’immaginazione che è poi il primo passo della creazione, il prodromo dell’azione…
Che la sua mostra sarebbe stata bellissima l’aveva detto chiaramente lui stesso, raccontandoci di voler non solo un grande evento espositivo, ma un progetto culturale, coinvolgente, inclusivo ed articolato, un’esperienza culturale totale, capace di coniugare contemporaneità e storia, un fil rouge tra passato e presente tra contemporaneità (tutti gli artisti viventi molti alla loro prima quadriennale un inno alla contemporaneità) e passato, con la rievocazione, in una sezione della mostra, della grande quadriennale del 1935.

Un progetto plurale e corale “io credo in una visione plurale sono scettico sull’uomo solo al comando che sia uomo o donna preferisco una visione plurale’. Di qui l’idea di affidarla a cinque curatori diversi per esperienza, per formazione, per area geografica. Questo aveva detto giovedì scorso alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo , ospiti di Patrizia Sandretto per antonomasia l’arte contemporanea a Torino e in Italia, in occasione della prima tappa di un road show di presentazione della sua quadriennale di Roma, che aveva voluto principiare proprio nella sua Torino.

‘Questa quadriennale ha tanto di Torino’ aveva detto, dall’approccio rigoroso torinese a cominciare dalla puntualità, alla disciplina, l’attenzione e rispetto del lavoro del team di grandi professionisti già presenti nella struttura, ai tanti da Walter Guadagnini a Luca Massimo Barbero Francesco Bonami, prima di tutto amici con i quali avere un dialogo costante.

E poi due curatrici di formazione e di respiro internazionale quali Emanuela Mazzonis e Alessandra Troncone, che dimostrano, aveva detto, come le donne giovani siano più brave degli uomini (si proprio cosi’ …)

E la cura , la passione e l’attenzione scrupolosa non solo verso la storia della quadriennale, l’aspetto artistico, ma anche verso l’allestimento, il design, la comunicazione al pubblico la narrazione, lo storytelling.

‘Di tanto in tanto mi telefona qualcuno e mi dice vengo a vedere la quadriennale. Ed io rispondo allora vieni a vedere un ufficio, perché noi siamo un bel ufficio in Villa Carpegna, a Roma Nord, ma non siamo un museo, facciamo una mostra ogni quattro anni. E quindi bisogna raccontare queste cose, bisogna spiegarle, vuol dire che è necessario comunicarle. E l’idea di comunicare passa anche attraverso un allestimento che sarà molto particolare’.

E infine anche un occhio attento alla geografia del nostro Paese, fatto non solo di grandi città, ma anche di province e di periferie, un riguardo alla complessita’ del Paese e anche all’internazionalità dell’evento,
ci danno la misura di quanto valore Luca Beatrice avesse immesso in questa sua Presidenza, in questa sua creatura.

Questo era anzi e’ il suo grande progetto, il suo viatico, l’apice di una carriera luminosa. E la luce negli occhi di Luca nel presentarlo per la prima volta davanti ad una platea gremita di tanti amici, tutto il mondo dell’arte contemporanea e della cultura torinese, mi rimaranno nel cuore.

Non potremo non onorare il suo invito di andare tutti Roma a vedere la sua Fantastica Quadriennale.

‘Venite tutti quanti a Roma e spero che vi divertiate’.

Verremo, ci divertiremo, non potremo fare a meno di pensare quanto di te ci sia in ogni cosa e faremo tesoro del tuo lascito.

Ottiglio, la Grotta dei Saraceni e la “Maga Alcina”

 

I Romani ritempravano anima e corpo nelle acque sulfuree e curative che abbondavano in questo angolo della provincia di Alessandria per cercare un po’ di benessere dopo cruente battaglie mentre i saraceni vi nascondevano i bottini delle razzie compiute nelle vallate del Piemonte terrorizzando la popolazione. Tutto ciò accadeva nella zona di Ottiglio, piccolo comune del Monferrato casalese, tra vigne di barbera e grignolino, dove vi è una caverna nota come la “Grotta dei Saraceni”. Situata nei pressi di Moleto, la cavità era già conosciuta dai Romani che avrebbero eretto al suo interno un tempio dedicato a una divinità. La grotta ha una storia che risalirebbe al III secolo a.C. quando una guarnigione romana si insediò in questa zona e costruì un luogo di culto sotterraneo dedicato al dio Mitra.

Se davvero è esistito, il tempio potrebbe giacere sepolto sotto alcuni metri di terra. Nei secoli successivi la caverna avrebbe ospitato bande di saraceni, fuggiaschi murati vivi insieme ai propri cavalli e un favoloso tesoro nascosto costituito da gioielli d’oro e gemme preziose ancora oggi oggetto di ricerca da parte di curiosi ed appassionati. Secoli di leggende dunque a cui si aggiunge anche qualche fantasma. Nella boscaglia della Valle dei Guaraldi spunta un intreccio di cunicoli scavati nella roccia calcarea parzialmente inesplorati e si scorgono due varchi. Tali cavità sono prodotte dalle falde di acqua potabile e per le frequenti infiltrazioni sono soggette a smottamenti e crolli. È quindi molto pericoloso inoltrarsi in questi sotterranei e chi lo fa mette in pericolo la propria vita. È questa una delle tante grotte che punteggiano la terra piemontese, molte sono esplorabili in sicurezza e tante altre sono ancora da scoprire. La “Grotta dei Saraceni” di Ottiglio è una di queste. Il nome della grotta deriverebbe dalle incursioni di pirati arabi del X secolo narrate nelle “Cronache della Novalesa”. La caverna divenne il luogo ideale in cui nascondere il bottino sottratto agli abitanti. Molti predoni rimasero però bloccati per sempre all’interno delle grotte con il loro malloppo a causa del crollo di alcune gallerie. Molti altri si servirono di queste cavità, per lo stesso motivo dei “saraceni”. All’inizio del Seicento, durante le Guerre del Monferrato, le grotte divennero rifugio di disertori e briganti e quindi una minaccia per l’ordine pubblico. Le autorità ducali del Monferrato fecero sbarrare gli ingressi, e se diamo credito alla tradizione locale, al suo interno, oltre al tesoro nascosto, rimasero imprigionati molti uomini, murati vivi con i loro cavalli. E le sorprese non finiscono qui. Circolano anche storie di presenze diaboliche che si aggirerebbero in questi sotterranei, e in particolare un fantasma, una donna, la “Maga Alcina” che comparirebbe ogni anno la notte del solstizio d’inverno, il 21 dicembre, all’ingresso della grotta. Finora nulla è stato trovato nella caverna. Negli ultimi decenni diversi gruppi di speleologi hanno esplorato le gallerie ma senza risultati di rilievo.

Filippo Re

Ecco come saranno i “nuovi” Giardini Reali

Il Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale ha ospitato la presentazione al pubblico del protocollo d’intesa, stipulato dai Musei Reali di Torino e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, per la valorizzazione dei Giardini Reali.

A illustrare il progetto sono intervenuti Mario Turetta, Capo Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura e Direttore delegato dei Musei Reali di Torino, Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo e Filippo Masino, Direttore della Direzione regionale Musei del Piemonte.

“La valorizzazione dello straordinario sistema architettonico degli edifici che si affacciano sui Giardini Reali è un atto di conservazione, ma anche una visione progettuale complessiva che guarda al futuro, in un dialogo continuo tra il passato, il presente e le nuove generazioni. Inoltre, il progetto di recupero si inserisce in una strategia più ampia di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio torinese, che comprende non solo le Serre, ma anche gli spazi circostanti, come la Cavallerizza Reale, creando un sistema integrato di aree verdi, giardini e percorsi di visita. Il nostro obiettivo è quello di far emergere il potenziale di Torino come capitale della cultura e della bellezza, rispettando al contempo le necessità di innovazione e di sviluppo” – Mario Turetta, Ministero della Cultura, Capo Dipartimento per le Attività Culturali e Direttore delegato dei Musei Reali.

“L’accordo siglato tra i Musei Reali di Torino, una delle più rilevanti realtà museali d’Europa, e la Compagnia di San Paolo, Fondazione di origine bancaria da sempre impegnata in grandi progetti di valorizzazione del patrimonio culturale a fianco del Ministero della Cultura, ha l’obiettivo di condividere una visione di futuro dei Giardini Reali, l’area verde di straordinario valore monumentale e ambientale nel cuore della città, quale luogo dove l’esperienza di visita sarà  arricchita da un’offerta culturale sempre più ampia e da nuovi servizi per il pubblico”– Filippo Masino, Ministero della Cultura, Direttore delle Residenze Reali Sabaude e responsabile del Progetto.

In quest’ottica verrà completato il restauro della Serre Reali, migliorata l’accessibilità fisica alle aree archeologiche, integrandole nel percorso museale; aperti al pubblico i Giardini Reali bassi dei Musei Reali e coordinati cantieri e investimenti nel Bastione della Cavallerizza (Bastione di San Maurizio).

La Fondazione Compagnia di San Paolo s’impegna a investire, nell’arco del mandato 2025/2028, oltre 1.000.000 di euro per consentire di concludere gli interventi più importanti di riqualificazione e accessibilità e insieme ai Musei Reali ad affrontare la valorizzazione integrata del patrimonio dei Giardini Reali, con un masterplan capace di superare le distinzioni di proprietà e integrarsi proficuamente con gli investimenti in corso da parte degli attori urbani che vi si affacciano.

La Fondazione Compagnia di San Paolo collabora con le istituzioni in modo proattivo e innovativo promuovendo una visione strategica e azioni concertate per l’attuazione di progetti d’impatto. Nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale, questo protocollo rappresenta un modello di prassi operativa oltre ad offrire una cornice ideale per la creazione di un tavolo tecnico congiunto tra i Musei Reali e la Fondazione Compagnia di San Paolo, con il coinvolgimento della Città di Torino, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, della Città Metropolitana di Torino e di tutti i soggetti pubblici e privati interessati nella valorizzazione dell’area. Lavorando insieme, puntiamo a sviluppare un piano strategico per valorizzare l’intera area dei Giardini Reali, coordinando interventi e risorse per garantirne il futuro di questo straordinario luogo della cultura e la sua fruizione da parte della collettività.” – Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Siamo convinti che la riqualificazione dei Giardini Reali, e in particolare modo la riapertura e la valorizzazione di tutte le loro porzioni, sia fondamentale per restituire alla città un patrimonio culturale di enorme importanza per la sua storia e per la sua eccezionale posizione nel cuore del centro storico. La vicinanza tra i Giardini Reali e la Cavallerizza Reale offre inoltre l’opportunità di sviluppare percorsi progettuali comuni, valorizzando entrambe le aree in modo integrato e sostenibile. Il nostro impegno nella riqualificazione della Cavallerizza Reale, si inserisce perfettamente in questa visione, con l’obiettivo di rendere questi luoghi accessibili, vivi e dinamici, e pertanto utili alla comunità”

Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo.

 

Grazie al protocollo d’intesa, si completa il progetto delle Serre Reali

Il cantiere, avviato con lo stanziamento di un fondo di 12 milioni di euro messo a disposizione dal CIPE – Piano Cultura e Turismo, sarà completato tramite la trasformazione “verde” del Padiglione di Levante, resa possibile grazie al presente protocollo d’intesa.

I lavori, progettati da un gruppo di professionisti guidati dallo studio Isolarchitetti e dall’architetto Giovanni Durbiano, trasformeranno il complesso in un polo multifunzionale.

Il nuovo spazio offrirà aree espositive, depositi climatizzati, laboratori di restauro, spazi per eventi, attività educative e zone per il verde e il ricovero delle piante. Un nuovo ingresso su Corso Regina Margherita collegherà i Musei Reali al centro storico, al mercato di Porta Palazzo e ai quartieri di Aurora e Barriera di Milano, nodi vitali e multiculturali della città.

Grazie al contributo di 880.000 euro della Fondazione Compagnia di San Paolo, il Padiglione di Levante tornerà alla sua funzione originaria, reinterpretata per ospitare attività didattiche, eventi, e una serra vivaistica. Il completamento è previsto per dicembre 2025, con l’apertura al pubblico delle Serre e dei giardini inferiori.

 

Un nuovo percorso archeologico per il tricentenario del Museo di Antichità

Il 23 aprile 2024, in occasione del tricentenario del Museo di Antichità, Torino ha svelato un inedito gioiello della sua storia: l’apertura al pubblico del percorso archeologico della Basilica paleocristiana del Salvatore, centro cristiano della città per oltre mille anni.

Questo traguardo completa i restauri dell’area archeologica, iniziati con il Teatro romano (2021) e proseguiti con la Basilica del Salvatore (2024), grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e di fondi ministeriali.

L’ulteriore finanziamento di 200.000 euro della Fondazione costituisce un punto di partenza fondamentale per l’implementazione della sezione del Museo di Antichità relativa all’Archeologia di Torino e delle sue aree archeologiche, sulla base di un progetto architettonico preliminare elaborato internamente da Filippo Masino e Carlotta Matta, con la collaborazione scientifica di Elisa Panero. Il progetto prevede un nuovo percorso che integra gli scavi della Basilica con la sezione museale, arricchendo l’esperienza del pubblico. Previsto anche il recupero di spazi non accessibili del Teatro romano, tramite interventi di riqualificazione e musealizzazione nel piano interrato della Manica Nuova. La connessione diretta tra edificio e scavi, resa possibile dall’apertura di un varco, consentirà di valorizzare reperti unici della Torino romana e medievale, creando un ponte tra il Museo e la città storica.