CULTURA- Pagina 3

Nuovi fondi regionali per gli Ecomusei del Piemonte

IN ARRIVO 432 MILA EURO

L’Assessore alla Cultura, Marina Chiarelli: “Gli Ecomusei sono una rete preziosa per la nostra regione, sostenere il loro lavoro significa investire nelle comunità locali”

 

La Regione Piemonte conferma il proprio impegno a favore della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale diffuso attraverso il sostegno al sistema degli Ecomusei. Con determinazione dirigenziale del Settore Valorizzazione del Patrimonio culturale, Musei e Siti UNESCO sono stati assegnati contributi per complessivi 432.000 euro a favore dei soggetti gestori degli Ecomusei piemontesi per le attività svolte nel corso del 2025 il cui contributo è erogato a seguito della rendicontazione delle attività svolte.

Le risorse, stanziate sono destinate a sostenere la gestione ordinaria, i programmi di attività e le azioni di sviluppo e valorizzazione del Sistema regionale degli Ecomusei, che oggi conta 25 realtà riconosciute su tutto il territorio piemontese. Nel dettaglio, i finanziamenti prevedono: 297.000 euro a favore dei soggetti gestori pubblici (enti locali); 135.000 euro destinati ai soggetti gestori privati (associazioni e fondazioni).

Hanno presentato domanda 24 soggetti gestori, di cui 19 pubblici e 5 privati, le cui istanze sono state valutate da una Commissione appositamente costituita, sulla base dei programmi di attività presentati e in coerenza con gli indirizzi del Programma Triennale della Cultura 2025–2027.

«Gli Ecomusei rappresentano una rete preziosa per la salvaguardia dell’identità dei territori e per la trasmissione della memoria collettiva – sottolinea l’Assessore alla Cultura Marina Chiarelli –. Sostenere il loro lavoro significa investire nelle comunità locali, nella partecipazione attiva dei cittadini e in un modello di sviluppo culturale sostenibile e diffuso».

I contributi regionali sono finalizzati esclusivamente alla realizzazione delle attività istituzionali dichiarate dai beneficiari e dovranno essere rendicontati secondo le modalità e la modulistica approvate con il provvedimento. Con questo intervento, la Regione Piemonte rafforza il proprio impegno a favore di una cultura radicata nei territori, capace di connettere patrimonio materiale e immateriale, paesaggio, tradizioni e innovazione sociale.

“Memoria del vuoto”… La triste storia della “tigre d’Ogliastra”

Tratta dall’omonimo romanzo di Marcello Fois, va in scena al torinese “Spazio Kairos” la storia del più spietato e noto “bandito” della Sardegna del Ventennio

Venerdì 16 gennaio, ore 21

Su di lui si racconta che Mussolini spiccò la taglia più alta (200mila lire!) mai, prima d’allora, fissata per un ricercato. Samuele Stocchino, all’anagrafe, nasce ad Arzana nel 1895 e scompare, ucciso a tradimento da due ulassesi (e non dai Carabinieri, come si volle inizialmente far credere) nell’ovile di capre di “Su ‘Eremule” ad Ulassai, il 20 febbraio del 1928. Considerato, nella storia del “primo” banditismo sardo, come il “nemico pubblico numero uno” e soprannominato per la spietata efferatezza dei suoi crimini (appurati almeno dodici omicidi, fra cui quello di una bambina di soli 12 anni, figlia di Antonio Nieddu, suo nemico di Arzana) “la tigre d’Ogliastra”, la sua vita (e le sue molte morti!) sono mirabilmente raccontate nel romanzo “Memoria del vuoto” (“Einaudi”, prima edizione 2006) dal nuorese – scrittore, commediografo e sceneggiatore – Marcello Fois. Romanzo che troviamo oggi riproposto, con lo stesso titolo, dalla Compagnia Teatrale, nata a Collegno nel 2008, “Crab Teatro”, di cui è direttore artistico Pierpolo Congiu, che ritroviamo in scena, quale unico interprete, proprio nei panni della “tigre d’Ogliastra”. L’appuntamento è per venerdì 16 gennaioalle 21, presso lo “Spazio Kairos” di via Mottalciata 7, sotto l’organizzazione di “Onda Larsen” che gestisce l’ex fabbrica torinese, tra Aurora e Barriera di Milano, ora per l’appunto riconvertita in teatro.

Nelle pagine narrative di Fois, così come nella rappresentazione fornita sul palco da Congiu, Samuele è rappresentato, nel bene e nel male, come l’“eroe tragico” in perenne corsa verso e contro il suo immutabile, tragico destino. “Vittima e insieme strumento del fato, incontra la morte più volte e più volte le riesce a  sfuggire”. Come militare prima, come bandito poi.

Dopo l’apprendistato tra le file dell’esercito nella guerra di Libia, Stocchino partecipa infatti alla Grande guerra (nei territori del Piave), da cui uscirà come sergente, eroe decorato con medaglia d’argento al valor militare, ma soprattutto con un notevole bagaglio di esperienza nell’uso delle armi e tanta rabbiosa adrenalina in corpo: la “macchina di morte Stocchino” è così  pronta per affrontare i suoi nemici in patria.  Il bandito Stocchino delineato da Fois “non è soltanto – si è scritto – un sublimato dei miti intorno ai  banditi sardi, ma è uno specchio in cui si può intravedere la forza bruta, l’istinto, la bestia presente in ognuno di noi e che solo la ragione può dominare”.

Testimoni muti della vicenda “sono la morte e la luna piena nella notte di ‘Santu  Sebaste’”, che vedranno l’inizio e la fine della (in dialetto sardo) “disamistade” o delle molteplici “faide famigliari”.

“A chi non conosce – scrive Pierpaolo Congiu – le cose di  Sardegna, a chi vive nel  continente, il nome del bandito  Stocchino non dice nulla. Ma si sa,  c’è il mare di mezzo. Ancora oggi  invece perdura il ricordo della  ‘Tigre’, un po’ primula rossa, un po’ eroe solitario, un po’ belva sanguinaria, un po’ autore di grandi beffe ai danni soprattutto  delle forze dell’ordine. Ma la cosa curiosa è che tutti  sostengono di averci avuto che fare in qualche modo. E nonostante fosse bandito e latitante, godette dell’appoggio della gente”.

In scena un solo uomo. Un solo attore. Brillante acrobata fra il ruolo di “cantastorie” e quello dei vari protagonisti di una “storia dal sapore antico” in cui si muovono, insieme al “bandito”, gli altri molteplici personaggi: i suoi nemici e i suoi amici, le molte donne, madri (la sua, Antioca Leporeddu), fidanzate e sorelle che animano “paesaggi simbolici e lunari”, luoghi di una memoria d’antan, in cui ancora è strettamente presente lo scontro tra l’uomo e la natura.

Ad evocare i diversi ambienti della vicenda, le musiche di Ilaria Lemmo e le illustrazioni di Luca Ferrara (fumettista e sceneggiatore, vincitore del “Premio Siani 2009”), in un richiamo ai tableaux degli antichi cantastorie. Tutta la vicenda è immersa in queste immagini, che proiettate sul fondo rievocano in maniera poetica i vari scenari della storia della “tigre d’Ogliastra”.

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: Pierpaolo Congiu; cover “Memoria del vuoto” di Marcello Fois; illustrazioni di Luca Ferrara

Buone “nuove” per il cuneese “Dispari Teatro”

Il nuovo hub culturale associato a “Confindustria Cuneo – Sezione Cultura ed eventi” è stato selezionato per il “Concorso Art Bonus 2026/2027”

Lancio della “campagna” giovedì 15 gennaio

Cuneo

“Negli ultimi anni, il sostegno alla cultura passa sempre più, in modo strutturato, dall’incontro tra contribuzione pubblica e mecenatismo privato”. Sacrosante parole, di cui è ben convinto Gimmi Basilotta, presidente di “Dispari Teatro – DT” (nonché di “Ancti – Associazione Nazionale delle Compagnie e delle Residenze di Innovazione Teatrale” e di “Agis Piemonte e Valle d’Aosta”), il nuovo “Centro di Produzione Culturale” nato a Cuneo – con sede fra la storica “Casetta Toselli” e l’ex “Chiesa di Santa Chiara” – dall’unione di “Compagnia Il Melarancio” ed “Onda Teatro” (entrambe realtà cuneesi) e il torinese “Teatro Popolare Europeo”. Sacrosante parole, si diceva, quelle di Basilotta. E parole che si spera troveranno fertile riscontro (per il gran gaudio di Basilotta! E non solo) alla luce della buona notizia che il “suo DT” è stato, in questi giorni, selezionato per il “Concorso Art Bonus 2026/2027”, lo strumento che consente a cittadini e imprese di sostenere la cultura beneficiando di un credito d’imposta pari al 65% dell’importo donato. Il lancio ufficiale della campagna “Art Bonus a favore di Dispari Teatro” è in programma giovedì 15 gennaio alle 18, presso la “Sala Ferrero” del “Circolo degli Industriali” (via Bersezio 9) a Cuneo, in occasione della presentazione della “Stagione teatrale 2026” dell’ hub teatrale e culturale a servizio del territorio “Officina Santachiara”, ospitato nell’ex “Chiesa di Santa Chiara”, nel centro storico di Cuneo. Alla serata hanno confermato la loro presenza la sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero, l’assessora alla Cultura Cristina Clerico e il presidente di “Fondazione CRC”, Mauro Gola. Nel corso dell’incontro saranno fornite tutte le informazioni utili per sostenere il progetto attraverso l’“Art Bonus” e sarà l’occasione per conoscere più da vicino l’attività culturale promossa da “Dispari Teatro”, attiva non solo nel territorio cuneese, ma anche a livello nazionale.

Ancora il presidente Basilotta: “L’‘Art Bonus’ rappresenta indubbiamente per noi uno strumento di straordinaria importanza: grazie alla partecipazione attiva di cittadini e imprese è possibile sostenere concretamente la produzione culturale e la valorizzazione del patrimonio storico ed artistico dei territori”. E aggiunge: “Per noi significa poter procedere, passo dopo passo, al completamento dei lavori di rifunzionalizzazione dell’ex ‘Chiesa di Santa Chiara’ e, allo stesso tempo, arricchire l’offerta culturale di ‘Officina Santa Chiara’, garantendo un accesso alla cultura sempre più ampio, sostenibile ed inclusivo”.

Oltre al lancio della Campagna “Art Bonus”, la serata del 15 gennaio sarà anche l’occasione per presentare l’intero progetto di ristrutturazione del “complesso” e la stagione teatrale 2026, che prevede ben 110 appuntamenti rivolti a pubblici diversi: dagli adulti alle famiglie, fino ai più piccoli della fascia 0-6 anni.

Nota tecnica: per effettuare un’erogazione liberale in favore di “Dispari Teatro” basta entrare in www.artbonus.gov.it e inserire “Dispari Teatro Cooperativa Sociale Ets” nei campi di ricerca dell’ente da sostenere. Una volta effettuata la donazione è richiesto l’invio di una e-mail all’indirizzo amministrazione@dispariteatro.it, specificando se viene dato il consenso a rendere pubblico il proprio nome di donatore.

g.m.

Nelle foto: Gimmi Basilotta e “Officina Santachiara – Ex Chiesa di Santa Chiara” a Cuneo

“Buon compleanno Forte di Bard”

Il nuovo anno segna il ventennale del recuperato “Forte” valdostano che, per l’occasione, esporrà il “San Giovanni Battista – Borghese” del Caravaggio

Martedì 13 gennaio 2026

Bard (Aosta)

Considerato oggi il “nuovo” polo culturale delle Alpi Occidentali, il complesso del “Forte” e del “Borgo di Bard” vanta una lunga, importante storia che arretra nel tempo fino al II millennio a. C. (per quanto riguarda le prime tracce in loco di “cultura materiale”) per passare via via, attraverso la fortificazione vera e propria della “rocca”, in epoca preromana, fino al passaggio diretto (1242) al dominio sabaudo con Amedeo IV di Savoia, diventando infine nel 1661 un vero e proprio Presidio delle forze del “Ducato” con Carlo Emanuele II. Un ampio arco temporale, dal “Castello medievale” alla “Fortezza sabauda”  che ne ha viste di “ogni”: memorabile in particolare la resistenza opposta a Bard dall’esercito di Vittorio Amedeo II alle truppe francesi nel 1704, nel corso della guerra di “successione spagnola”, e nel 1800 il distruttivo passaggio di Napoleone con l’“Armèe de Reserve” (di cui fece parte anche Henry Beyle, più noto sotto lo pseudonimo di Stendhal) e alla sua riedificazione voluta da Carlo Felice (e durata otto anni, dal1830 al 1838) affidata a Francesco Antonio Olivero, sotto la supervisione (da lui assai poco gradita!) dell’allora giovane Tenente del Genio, Camillo Benso Conte di Cavour. Da allora molteplici sono stati gli interventi architettonici utili ad ampliare e a potenziare le strutture difensive della “Fortezza”, seguiti da un lungo periodo di abbandono, durato fino al 1975 allorché, dismesso dal demanio militare, il “Forte” fu acquisito nel 1990 dalla “Regione Autonoma Valle d’Aosta”, con la gestione dal 2005 dell’“Associazione Forte di Bard”, cui si deve, dopo imponenti interventi di recupero durati dieci anni, l’apertura al pubblico. Era il 13 gennaio 2006. Un venerdì. Da allora sono trascorsi vent’anni di assiduo, proficuo e prezioso lavoro culturale. Vent’anni che l’“Associazione Forte di Bard” intende celebrare con una suggestiva “serata – evento” programmata proprio per il prossimo martedì 13 gennaio 2026.

Nell’occasione sarà presentato in anteprima il progetto “Capolavoro al Forte” che vedrà alternarsi ogni anno, sino al 2028tre grandi capolavori dell’arte italiana all’interno dell’ “ex Cappella militare”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare opere uniche, che raccontano non solo il genio di Maestri italiani, ma anche storie e iconografie eccezionali. Il primo capolavoro porta la firma di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1619): il “San Giovanni Battista – Borghese”. Un’opera intensa che racconta la maturità dell’artista (fondatore della “Corrente naturalistica moderna”, in contrapposizione a “Manierismo” e “Classicismo” e precursore della sensibilità barocca), ma soprattutto il “pathos emotivo” che la contraddistingue. Una rappresentazione inedita del “San Giovanni” (datata 1610) che doveva raccontare la sua redenzione e che invece l’ha accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la prematura morte.

L’opera verrà “svelata” al pubblico, dopo gli interventi delle Autorità locali, proprio il prossimo martedì 13 gennaio (ore 20,30), in occasione della “serata-evento”, programmata per il ventennale dell’apertura al pubblico del “Forte” e resterà esposta per ben quattro mesi, da mercoledì 14 gennaio a lunedì 6 aprile prossimi. Per partecipare è necessario compilare il “form online” disponibile sul sito www.fortedibard.it sino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo la visita al Caravaggio, la serata proseguirà con il taglio della torta del ventennale e con un brindisi accompagnati dal dj set firmato “Radio Monte Carlo” con la partecipazione dello speaker Marco Porticelli.

Il ventennale sarà poi caratterizzato da una serie di appuntamenti tematici accompagnati dal logo celebrativo dei “20 Anni”. Ogni mese sarà connotato da un tema legato agli ambiti di interesse in cui opera il “Forte” e attorno al quale verranno organizzate iniziative ed eventi satellite.

“Per onorare nel migliore dei modi questa tappa importante della seconda vita del Forte di Bard, trasformato da fortezza di difesa a luogo di arte e cultura – spiega la Presidente, Ornella Badery – abbiamo pensato ad un artista capace di esprimere in modo significativo e universale la qualità e l’importanza delle opere che dal Rinascimento all’epoca moderna il mondo ci invidia; la risposta unanime nella scelta è stata Caravaggio. Ringrazio la ‘Galleria Borghese’ di Roma e la sua direttrice Francesca Cappelletti per la disponibilità e la collaborazione prestate”.

Nella giornata di martedì 13 gennaio il “Forte di Bard” modificherà il suo abituale orario di apertura: mostre e musei saranno aperti dalle ore 14 alle 18 (la Biglietteria chiuderà alle 17).

Gianni Milani

Nelle foto: Forte di Bard, oggi (Ph. Roberto Roux); la presidente Ornella Badery

In mostra a Carmagnola gli scatti di Carlo Avataneo

Venerdì 9 gennaio, alle ore 18, nella chiesa di San Rocco, a Carmagnola, verrà inaugurato un viaggio per immagini lungo quattro decenni. L’esposizione celebra i quarant’anni del calendario Avataneo 1987-2026, progetto editoriale nato per valorizzare la ricchezza diffusa del patrimonio piemontese attraverso una fotografia di altissima qualità. L’edizione del quarantennale non poteva che rendere omaggio al capoluogo, Torino. Il calendario 2026 è dedicato infatti a “Le piazze di Torino”, un racconto visivo che esplora il cuore pulsante e architettonico della città. A sottolineare la qualità e il valore culturale dell’opera, vi è la presentazione firmata da Aimaro Isola, architetto di fama internazionale che accompagna gli scatti di Avataneo offrendo una lettura profonda degli spazi urbani torinesi. La mostra di Carmagnola mette in luce il legame tra l’opera di Avataneo e il territorio metropolitano che, da decenni, sostiene e patrocina l’iniziativa.

“Le immagini di Avataneo hanno toccato spesso temi a noi cari, come dimostra l’edizione del 1994 dedicata alla millenaria abbazia di Novalesa, patrimonio di Città Metropolitana di Torino, che proprio quest’anno compie 1300 anni di storia dalla sua fondazione  – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo – curata dallo stesso Carlo Avataneo, già docente di lettere, giornalista e fotografo pluripremiato, la mostra ripercorre l’evoluzione di un archivio fotografico unico. Il calendario è apprezzato non solo per il suo valore artistico, ma anche per l’impeccabile cura tipografica, ed è patrocinato da Fiaf, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Paesaggi vitivinicoli di Piemonte, Langhe, Roero e Monferrato, Slow Food Italia, Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Associazione Dimore Storiche Italiane.

L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile nei fine settimana di gennaio.

Date apertura: 10-11/ 17-18/ 24-25 gennaio – orari dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30

Mara Martellotta

“Visite al buio” nei Musei cuneesi

Ritorna a Cuneo, con l’inizio del nuovo anno, “Musei all in”, esperienze gratuite presso il “Museo Diocesano”, “Casa Galimberti” e “Museo Civico”

Venerdì 9, 16 e 23 gennaio

Cuneo

Cosa significa muoversi nello spazio senza poter contare sulla vista? E come fare esperienza di uno spazio e di un patrimonio culturale utilizzando gli altri sensi? Sono queste le domande alla base della singolare, curiosa e lodevole iniziativa “Con-tatto in Museo” (visite al buio per tutti), nuovo appuntamento del Progetto “Musei all in–Tutti nei Musei di tutti” organizzato da “Noau”, l’“Officina Culturale” di Piazzale della Libertà della “Città degli Uomini di Mondo” (Totò, Principe De Curtis dixit), in collaborazione con l’“Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti” e l’“Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi” di Cuneo.

L’appuntamento, totalmente gratuito (con un approccio di rete all’interno del contesto territoriale della provincia di Cuneo) è in programma per i prossimi tre venerdì 916 e 23 gennaio (ore 1819 e 20) presso il “Museo Diocesano” (Contrada Mondovì, 15), il “Museo Casa Galimberti” (piazza Galimberti, 6) ed il “Museo Civico” (via Santa Maria, 10). L’iniziativa è aperta a tutti fino ad un massimo di 8 partecipanti per evento; l’iscrizione è obbligatoria su “Eventbrite” (in caso di disdetta, si prega di cancellare tempestivamente l’ordine per permettere a eventuali persone in lista di attesa di poter partecipare). Per maggiori info scrivere a info@noau.eu.

Spiega Simone Zenini, presidente della sezione cuneese dell’“UNIVoC”“Le esperienze al buio sono un modo per permettere alle persone vedenti di immedesimarsi in noi ciechi, per capire e condividere le nostre difficoltà ma anche per apprezzare ciò che ci circonda in un modo nuovo. Dopo le ormai tradizionali cene, siamo molto felici di poter collaborare con tutti i Musei della città di Cuneo proponendo le cosiddette ‘visite al buio’: un modo per scoprire un patrimonio storico-culturale ancora sconosciuto a molti, sensibilizzando al contempo il pubblico rispetto al tema del diritto all’accessibilità universale”.

Ma, nel concreto, come si svolgerà l’iniziativa? “A tutti i partecipanti – spiegano gli organizzatori – sarà proposta un’esperienza immersiva al buio, bendati, durante la quale affidarsi totalmente alla guida dei ‘volontari ciechi’ e del personale dei vari Musei, per scoprire in un modo unico spazi, oggetti e storie attraverso il tatto, l’udito, l’olfatto e … l’immaginazione”. Esperienza, si diceva, curiosa ma, soprattutto, lodevole in quanto tesa a stabilire contatti empatici con la “disabilità” e a comprendere quanto preziosa e doverosa sia la necessità di rendere condivisibile e universale la fruizione di ogni aspetto, sociale e culturale, del nostro vivere quotidiano.

Al termine di ogni esperienza, chi lo desidera potrà contribuire con un’offerta libera da devolversi alle sezione di Cuneo “UICI” e “UNIVoC”.

Nei mesi di ottobre e novembre dell’anno appena trascorso, si erano già svolti, per altro, i primi tre appuntamenti della rassegna, adatti anche ai bambini con disabilità o fragilità cognitive, in collaborazione con “Tree Polo Pediatrico”, mentre venerdì sabato e domenica 1213 e 14 dicembre scorsi, sempre nei tre Musei cittadini, si erano effettuate tre “esperienze inclusive” per persone sorde e udenti in collaborazione con la sezione cuneese dell’“ENS – Ente Nazionale Sordi” e del “CGSI – Comitato Giovani Sordi”.

Per ulteriori info: “NOAU – Officina Culturale”, Piazzale della Libertà 3, Cuneo; tel. 324/5955585 o www.noau.eu

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

MAUTO e Centro Storico Fiat: oltre 26 mila visitatori tra Natale e l’Epifania

Al Museo Nazionale dell’Automobile e al Centro Storico Fiat, tra Natale e l’Epifania, da mercoledì 24 dicembre 2025 a martedì 6 gennaio 2026, sono stati oltre 26 mila i visitatori. Il giorno con il più alto numero di ingressi è stato il 3 gennaio, con 4 mila e 425 presenze. Un buon incremento rispetto all’anno precedente, quando i visitatori furono 21.650. Un ottimo riscontro hanno avuto le tre mostre in corso: “News from the near future”, la grande esposizione con oltre 100 opere d’arte contemporanea, celebrativa della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; “Ferrari design-Creative Journeys 2010”, dedicata al team diretto da Flavio Manzoni, e “Back to the future”, tributo al film cult di Robert Zemeckis, con protagonista l’iconica DeLorean, disegnata da Giorgetto Giugiaro, in dialogo con l’artista albanese Anri Sala.

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei


9 – 15 gennaio 2026

 

SABATO 10 GENNAIO

 

Sabato 10 gennaio ore 16

DOLCI CAREZZE

MAO – visita guidata in collaborazione con OFT

Musica e arte sono unite dalla bellezza. Si potrà scoprire il filo che le lega nel corso delle visite guidate organizzate presso i tre grandi musei della Città di Torino e ispirate dai concerti della Stagione concertistica Memories dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Il sabato precedente il concerto GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica propongono infatti, a rotazione, un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

L’iniziativa è come sempre a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei con la collaborazione di Coopculture.

 

Sabato 10 gennaio 2026, ore 16

Dolci carezze

Nelle sale che ospitano la collezione cinese, giapponese e himalayana e alcuni lavori dell’artista contemporanea Chiharu Shiota, la visita guidata si sofferma sull’arte funeraria, sulle rappresentazioni dei bodhisattva, figure del buddhismo caratterizzate dalla compassione, su diverse concezioni di Paradiso e Inferno e sul tema del viaggio, lungo il confine labile e frastagliato tra interiorità e mondo esterno, passato e futuro, dolore e conforto, realtà e memoria.

Costo: 7€ per il percorso guidato + biglietto di ingresso in mostra (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Prenotazione consigliata t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

DOMENICA 11 GENNAIO

 

Domenica 11 gennaio ore 16

APPESI AD UN FILO

MAO – attività famiglie

La visita della mostra temporanea The Soul Trembles di Chiharu Shiota ispirerà l’attività di laboratorio dove i partecipanti saranno invitati a creare un mobile con fili di lana e piccoli oggetti appesi.
Prenotazione obbligatoria: tel 011 4436927 – maodidattica@fondazionetorinomusei.it

Costo: €7,00 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto mostra, gratuito per i possessori dell’Abbonamento Musei

 

Domenica 11 gennaio ore 10:30

SONORA. Nel cuore profondo delle notti

GAM – Visita guidata speciale con percorso sonoro alla mostra Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni

A cura di CoopCulture

Visitare la mostra “NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” significa immergersi in un viaggio tra buio e luce, silenzi e bagliori che hanno affascinato gli artisti nei secoli.

Il percorso attraversa osservazioni astronomiche, atmosfere lunari, sogni e inquietudini, dai notturni romantici alle visioni simboliste e contemporanee.

Con Sonora l’esperienza si amplifica: la guida e la selezione musicale del Maestro Giovanni Bietti evocano emozioni del notturno, fondendo arte e suono nella magia della notte.

Durata: 90 minuti

Costo: 10 € a partecipante

Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

Prenotazione e pagamento online

 

 

LUNEDI 12 GENNAIO

 

lunedì 12 gennaio ore 15:00 -17:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

Evento di chiusura in piazza San Carlo, alla presenza di Riccardo Previdi, Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 maggiori info

 

GIOVEDI 15 GENNAIO

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

INCONTRO CON JOSEPH KOSUTH
Luci d’Artista – conferenza alla GAM per Accademia della Luce
Intervengono:
Joseph Kosuth
Chiara Bertola
, Direttrice GAM – Torino
Modera: Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

In occasione del Public Program di Luci d’Artista 28 la GAM ospita la conferenza dedicata al Maestro Joseph Kosuth e a Doppio passaggio, la Luce d’Artista da lui ideata nel 2001 e installata sul ponte Vittorio Emanuele I, tra Piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre. Sarà una preziosa occasione per approfondire il lavoro di uno dei più influenti e riconosciuti artisti a livello internazionale, nonché tra i più significativi esponenti e teorici dell’arte concettuale, nel cui lavoro la luce e l’utilizzo del neon hanno avuto un ruolo fondamentale che ha permesso di rendere questo mezzo espressivo centrale nell’evoluzione dei linguaggi dell’arte dell’ultimo decennio. Un tributo attraverso il quale verrà anche ripercorsa la storia e la genesi dell’opera Doppio Passaggio, uno dei capolavori più amati e conosciuti di Luci d’Artista. La Luce del Maestro Joseph Kosuth è stata completamente restaurata in occasione della 28° edizione di Luci d’Artista (2025-2026) grazie a Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, Unione Industriali Torino e NeonLauro oltre al sostegno Gruppo IREN. Grazie al restauro l’opera è oggi ancora più visibile e maggiormente sostenibile da un punto di vista energetico. Il Maestro Joseph Kosuth dialogherà con la direttrice della GAM Chiara Bertola, che nel corso della sua carriera ha seguito assiduamente il lavoro dell’artista con il quale ha realizzato ambiziosi progetti, e con Antonio Grulli, curatore di Luci d’Artista dal 2023.

Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) è uno dei pionieri dell’arte concettuale e ha focalizzato la propria ricerca sul linguaggio, interrogando la natura stessa dell’arte. L’opera che per prima gli è valsa la notorietà e ha messo in discussione le consuetudini espositive legate alla percezione dell’arte è One and Three Chairs, del 1965, in cui una sedia vera e propria è affiancata da una fotografia della stessa e dalla definizione della parola “sedia” tratta da un dizionario. Maggiori info: https://www.lucidartistatorino.org/

 

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

IL GIARDINO IN UNA PIETRA. GLI SMERALDI DAL NUOVO MONDO ALLE CORTI MUGHAL

MAO – conferenza nell’ambito del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente

A cura di Sherif El Sebaie.

Secondo appuntamento del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente, a cura di Sherif El Sebaie, già Consulente Scientifico per la Galleria dei Paesi Islamici dell’Asia del MAO Museo d’Arte Orientale. Il percorso, pensato come un viaggio attraverso culture e simboli, esplorerà l’uso, il valore rituale e il significato culturale delle pietre preziose e semipreziose, mettendo a confronto le tradizioni artistiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente.

L’appuntamento di gennaio sarà dedicato agli smeraldi.

Utilizzato nei talismani islamici e nei gioielli Mughal, lo smeraldo simboleggia saggezza e rivelazione. L’incontro esplorerà i traffici tra il Nuovo Mondo e l’Asia, le incisioni persiane e i magnifici gioielli indiani.

Ingresso: 5€. Biglietto acquistabile in museo. Non è richiesta la prenotazione

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

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Trasferta meneghina per il torinese Salone del Libro

Ospite Massimo Gramellini, si terrà a Milano il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto del “Salone” in collaborazione con “Esselunga”

Lunedì 12 gennaio, ore 18,30

Milano

Lavorano a pieno ritmo tutto l’anno i motori del “Salone Internazionale del Libro” di Torino. Non ci sono pause. Così, per chiudere in bellezza il 2025 e inaugurare con il consueto entusiasmo l’anno nuovo, è già pronto a debuttare a Milano (in attesa della sua 38^ edizione che si terrà dal 14 al 18 maggio presso il “Lingotto Fiere”) il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto ideato nel 2024 dal “Salone”, sui temi dell’“ascolto” e reso possibile dalla collaborazione con il Main partner “Esselunga”, che dal 2021 sostiene la manifestazione subalpina.

Dopo gli incontri con Chiara Gamberale (2024), Andrea De Carlo e Teresa Ciabatti (2025) a Torino, il nuovo appuntamento – organizzato in collaborazione con il “Piccolo Teatro” di Milano – vuole riflettere sul valore dell’attenzione verso gli altri e il mondo e in particolare (quanto bisogno ce n’è oggi più che mai!) sui temi universali dell’“affettività”, come il possesso e l’attaccamento, il tradimento e la gelosia.

L’appuntamento è in programma lunedì 12 gennaio (ore 18,30), al “Teatro Studio Melato” del capoluogo lombardo (via Rivoli, 6); ospite il giornalista e scrittore torinese Massimo Gramellini, attualmente (dopo aver lavorato a “La Stampa”, al “Corriere della Sera” e su “Rai Tre”, ospite fisso di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”) conduttore del programma “In altre parole” su “La7”. Gramellini presenterà al pubblico il suo nuovo libro “L’amore è il perché” (“Longanesi”), in dialogo con Annalena Benini, giornalista, scrittrice e direttore del “Salone Internazionale del Libro”.

L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org, presso la Biglietteria del “Teatro Strehler” e tramite “biglietteria telefonica”.

Ad accompagnare gli incontri di “Prendersi cura” è il claim “Diamo spazio all’ascolto”, attraverso gli spunti e le riflessioni che i libri possono offrire alle lettrici e ai lettori, con appuntamenti a Torino e a Milano nei “Supermercati Esselunga” o in “spazi pubblici” (non prettamente sedi di eventi culturali, ma spazi comunque di intensa aggregazione) ad essi vicini e al “Salone”.

Ricorda Annalena Benini“Mettersi all’ascolto dell’altro significa molte cose. Prima fra tutte, una predisposizione allo sbilanciamento. Il passaggio avventuroso dal nostro sé più profondo al mondo fuori da noi (la famiglia, il lavoro, l’amicizia e naturalmente l’amore, in tutte le sue forme). È prima uno slancio del cuore, poi un sentimento che tiene in sé emozione e ragione e costruisce il ‘prendersi cura’. Delle relazioni, degli ambienti, della vita quotidiana, delle intermittenze del cuore nel rispetto della diversità, nella consapevolezza che tutto chiede di essere visto per ciò che è, e che ci sono tantissimi modi per chiedere aiuto e per offrirlo. Piccole cose e cose grandi”.

Parole in cui pienamente si riflettono i contenuti e le relazioni raccontate da Gramellini in “L’amore è il perché”, un ibrido tra “memoir” e “saggio narrativo”, una sorta di emozionante “viaggio interiore” che sospende chi scrive e chi legge tra il desiderio di un “amore assoluto”, capace di sconfiggere l’impossibile, e la “paura di farsi male”. Percorso, dunque, tormentato in aspra contesa fra cuore e ragione, in pagine che incontrano pur anche Platone e i “miti greci”, per divenire “storia di educazione sentimentale” e di “crescita esistenziale e spirituale”: la storia di tutti noi che aneliamo all’amore, ne soffriamo e a volte vi rinunciamo. Ma, sottolinea a ragione Gramellini“Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire”. E aggiunge la Benini“L’amore muove tutto e a tutto offre un senso, gioia e fatica insieme. ‘Prendersi cura’ significa anche imparare ad amarci”. Un buon auspicio per un anno che si apre riflesso in territori dell’anima in piena salita e confusione, nell’annullamento di sogni e umanità, bagliori di un mondo che urla, inascoltato, desideri di pace e amore, amore vero, amore totale.

Per infowww.salonelibro.it

Gianni Milani

Nelle foto: Locandina “Prendersi cura”; Massimo Gramellini (Ph. Lorenzo Fanfani); Cover “L’amore è il perché” (Longanesi)

L’eclettismo culturale di Mario Soldati

Il 19 giugno del 1999 Mario Soldati moriva a Tellaro, piccolo borgo marinaro ligure. Nato a Torino nel novembre del 1906, Soldati è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano.

Scrittore, giornalista, regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo, ha contribuito moltissimo alla cultura e al costume italiano. Intellettuale finissimo, regista di autentici capolavori come “Piccolo mondo antico” e “Malombra”, autore di romanzi come “America primo amore”, “Le lettere da Capri” (premio Strega nel 1954), “I racconti del maresciallo”, di reportage famosi come “Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini”, Soldati ha lasciato un segno indelebile con la sua poliedrica attività artistica. Lo storico e saggista Pier Franco Quaglieni, l’ha ricordato con il libro “Mario Soldati. La gioia di vivere”, pubblicato nel ventennale della morte dello scrittore e regista torinese. Un testo di grande interesse aperto da un ampio saggio del direttore del Centro Pannunzio, amico personale di Soldati che fu uno dei fondatori del sodalizio culturale subalpino, presiedendolo per due decenni. Un altro grande amico di Soldati, il novarese Enrico Emanuelli, grande firma de La Stampa e del Corriere della Sera, ne tratteggiò così il profilo: “Soldati è scorbutico. Dicono che spesso lo sia per posa. E’ anche legato ad umori repentini, una cosa gli va o non gli va, un po’ a capriccio. Ma dietro a questi suoi estri, vi è una natura d’uomo indipendente, acuto, pieno di difetti appunto perché ha virtù non comuni”. Il brevissimo racconto che segue ( La camelia di Mario Soldati) è un piccolo omaggio alla sua memoria.

“Mario l’aveva portata da Tellaro a Corconio, dalla frazione più orientale del comune di Lerici, nello spezzino, dove aveva scelto di vivere i suoi ultimi anni, al luogo che, forse, più di altri, aveva lasciato un segno, una traccia indelebile nel suo animo, sulla collina che guarda il lago d’Orta. La “General Coletti” era una camelia bella,forte e rigogliosa, con i suoi grandi fiori doppi, a peonia, rosso ciliegia intenso chiazzato a macchie di un bianco candido, puro. L’aveva curata con le proprie mani, pazientemente, con l’attenzione necessaria che si presta ad una creatura apparentemente fragile e delicata. Così l’aveva portata con sè, sul lago d’Orta. Tornare in quel luogo dove aveva vissuto, con il suo più caro amico, “l’altro Mario”, un lungo momento magico, tra l’autunno del 1934 e la primavera del 1936 quando il destino li appaiò, assecondandoli nella scelta di un volontario esilio sul lago d’Orta, si era rivelata una buona idea. Anche portare in dono la camelia agli eredi delle due sorelle Rigotti, l’Angioletta e la Nitti, che all’epoca gestivano l’alberghetto dove dimorarono, era stata un’ottima e gradita intuizione. La locanda non c’era più e il suo posto era stato preso da un’abitazione privata che, però, aveva mantenuto intatta la fisionomia dello stabile. Lì, entrambi, quasi adottati da quella famiglia, misero radici e vissero intere stagioni alloggiando in “una stanza d’angolo, la più bella e più soleggiata dell’albergo, con una finestra a nord e una a ovest”. I ricordi erano come un fiume in piena. Le lunghe chiacchierate davanti al fuoco del camino, mangiando castagne arrosto o bollite, bevendo il vino nuovo nelle ciotole, si accompagnavano alle pagine che vennero scritte, ai libri che presero forma, agli articoli e ai saggi critici che consentirono a entrambi di racimolare il necessario per poter vivere “da scrittori”. L’ambiente circostante si era offerto con generosità ai “due Mario”, Soldati e Bonfantini, ricompensando i loro sguardi con l’intensa bellezza del paesaggio da una sponda del lago all’altra; da Gozzano a Orta, fino ad Omegna e da lì verso Oira, Ronco, Pella e Lagna. Dal balconcino della casa di Corconio, il panorama era rimasto intatto. Mario guardava, ammirato, la camelia dai fiori color panna e fragola. Poi, chiusi gli occhi, annusando l’aria, immaginava i colori del lago. Mario dubitava di potervi tornare. L’età non consentiva grandi progetti e nemmeno di coltivare illusioni. Lo consolava il pensiero che la più bella delle sue camelie potesse rimaner lì, a dimora. Un gesto d’amore di un uomo che in quei luoghi aveva lasciato una parte del suo cuore”.

Marco Travaglini