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Badanti e baby sitter: i datori di lavoro chiedono aiuti economici

META’ DEI DATORI DI LAVORO DI BADANTI E BABY SYTTER CHIEDONO AIUTI ECONOMICI. L’ASSESSORE CAUCINO: «LA REGIONE C’E’ E CI SARA’».

I dati derivano da un’indagine Fidaldo-Irs sul lavoro domestico presentata oggi. La titolare del Welfare della Giunta regionale ha voluto far sentire la vicinanza dell’Ente, esporre le misure già messe in campo e rilanciare, auspicando una sempre maggiore interlocuzione con le associazioni che rappresentano le famiglie. «Per meglio comprendere e, di conseguenza, rispondere ai bisogni effettivi di cura». 

Mediamente oltre il 91% dei datori di lavoro domestico si affida al passaparola o alle conoscenze personali per assumere colf, badanti e baby sitter. E se generalmente prevale la soddisfazione per la scelta dei propri collaboratori (8, in una scala da 1 a 10), nella metà dei casi le famiglie considerano quelle prestazioni non sufficienti a soddisfare i propri bisogni domestici: in particolare il 19% dichiara di riuscire a soddisfare solo parzialmente i propri bisogni di assistenza, mentre il 28% afferma di non riuscirci proprio. I più insoddisfatti sembrano essere i datori di lavoro di baby-sitter: solo il 32% di questi vede infatti le proprie esigenze di assistenza corrisposte, a fronte del 36% e 60% di chi assume, rispettivamente, badanti e colf. È quanto emerge da un’indagine esplorativa sul lavoro domestico in Italia che la Fidaldo, Federazione Italiana dei Datori di Lavoro Domestico, ha commissionato all’Irs, Istituto per la Ricerca Sociale.

L’indagine conferma una natura fortemente privata e autogestita dell’assistenza a domicilio, un welfare ‘fai da te’ in cui il datore di lavoro gestisce in quasi totale autonomia l’intero processo: dal reclutamento alla ricerca di eventuali aiuti esterni e non senza criticità: il 37% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver trovato ‘impegnativo o complicato’ il reclutamento della badante, così come il 34% di chi ha cercato una baby sitter, contro il 13% di chi selezionava una colf.

Quanto alla dimensione economica, in generale solo il 6% dei datori di lavoro ha ammesso di ricevere sostegni economici al lavoro domestico da parte di enti pubblici (esempio: bonus badanti o baby sitter). Anche il welfare aziendale per i genitori-dipendenti di aziende o imprese non sembra raggiungere un gran numero di utenti, circa il 10% di chi impiega baby sitter. In più, per chi assume una badante o una baby sitter prevale l’interesse per forme aggiuntive di aiuti economici: il 47% dei datori di lavoro di badanti sarebbe interessato ad ottenerli così come il 47% delle famiglie con una baby sitter. Accanto a questo le famiglie dichiarano di aver bisogno di servizi di informazione e orientamento, che vengono chiesti dal 34% di chi ha assunto una badante e dal 22% di chi ha una tata.

«Come Regione e in particolare come assessorato al Welfare – spiega l’assessore regionale, Chiara Caucino – siamo molto attenti a questa tematica. Prova ne è la nostra partecipazione odierna a questo evento, finalizzata a presentare le iniziative e le misure messe in campo per il supporto famigliare e, in particolare, gli interventi di qualificazione della figura professionale dell’assistente famigliare con il progetto “Assistenza famigliare e reti territoriali”, oltre ai provvedimenti già approvati per sostenere i caregivers e per il supporto ai non auto sufficienti». Caucino pensa però al futuro e auspica «una sempre maggiore interlocuzione con le parti direttamente coinvolte – e in particolare con le associazioni che rappresentano le famiglie – per meglio comprendere e, di conseguenza, meglio rispondere, ai bisogni effettivi di cura che vengono espressi».

La principessa ereditaria Victoria di Svezia in visita alla Skf

Per esplorare le opportunità di cooperazione per promuovere un’Europa più verde, più digitalizzata e più competitiva, si svolge in questi giorni la visita in Italia della Principessa Ereditaria Victoria di Svezia e del Principe Daniel, della Ministra per il Commercio Estero Anna Hallberg e di una delegazione di aziende e istituti di ricerca svedesi. È la prima visita in Italia di un ministro svedese dall’inizio della pandemia di covid-19.

In particolare, oggi, mercoledì 20 ottobre la Principessa Victoria ha visitato il polo industriale SKF Industrie di Airasca (Torino), uno dei più grandi e importanti siti di produzione di componenti per il mercato automotive mondiale, oggetto di un investimento da parte del Gruppo SKF di 40 milioni di euro per la costruzione green field di un nuovo stabilimento dedicato alla produzione di cuscinetti di precisione per applicazioni industriali. Il management SKF ha illustrato alla Principessa e alla delegazione come, in linea con le politiche del Gruppo SKF, il nuovo stabilimento italiano avrà zero impatto ambientale e dovrà essere certificato Leed, con ampio ricorso ad energie rinnovabili.

 

Nella foto: la Principessa insieme al Factory Manager SKF Guido Gaveglia (a sin. nella foto) e all’Ambasciatore Jan Björklund

 

Maschere a forma di teschio sulle statue dei giardini Balbo

Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, sulle statue di diverse città italiane (a Torino quelle dei patrioti risorgimentali Cesare Balbo e del generale vercellese Eusebio Bava, in piazza Cavour, aiuola Balbo) sono comparse delle grosse maschere a forma di teschio. Si tratta di un’azione curata dall’artista Michele Tombolini in collaborazione con Extinction Rebellion.

“Il teschio, simbolo dei lavori dell’artista Tombolini, – si legge in una nota di Extinction Rebellion – qui assume il valore simbolico della morte del pianeta e dei rischi che l’umanità sta correndo.
A Firenze, quattro persone sono state fermate e denunciate dalla polizia per “Deturpamento di beni di interesse storico artistico” (art. 639 c.p.), sebbene si tratti di semplici maschere di cartapesta appoggiate sul capo della statua, issate con una canna di bambù per non danneggiare in alcun modo il monumento”.

La Regione: “Duplicati i fondi per i più fragili”

FAMIGLIA, L’ASSESSORE CAUCINO: «LA REGIONE NON LASCIA, MA “RADDOPPIA”. 

 

Maxi intervento a favore dei nuclei famigliari piemontesi. Anche grazie alle risorse statali, via libera a 2 milioni e 290mila euro a disposizione dei 44 centri sparsi su tutto il Piemonte e per i 48 Enti gestori, per sostenere i più fragili. E con un accordo con Comune di Torino e San Vincenzo, la Regione sosterrà il call center h24 dedicato alle mamme con bambini. 

Il sostegno alle famiglie. Concreto, tangibile. Soprattutto a quelle più fragili, spesso «invisibili». L’assessore regionale al Welfare, Chiara Caucino, ci crede molto e ha voluto approfittare dell’aumento dei fondi statali per le politiche per la famiglia per rilanciare, proporzionalmente, altrettanto con le risorse regionali: complessivamente arriveranno 2 milioni e 290 mila euro di cui 1 milione e 840 mila da Roma e 455mila dalla Regione. Lo scorso anno la somma era stata ben più contenuta, con un contributo statale di 861,600 euro e 281mila euro da piazza Castello.

Le risorse, come deciso dalla giunta su proposta di Caucinoverranno impiegate su tre fronti: il primo riguarda i 44 centri per le famiglie sparsi per tutto il Piemonte (vedi allegato, con l’elenco dei Centri). Si tratta di servizi istituiti dalla Regione per affiancare le famiglie nel loro ruolo educativo, sociale e di cura in tutti i passaggi evolutivi del ciclo di vita, sostenendo in particolare la genitorialità a fronte di eventi critici inaspettati. I Centri per le famiglie sono realizzati dai Comuni, in raccordo con i consultori familiari, con lo scopo di fornire informazioni e favorire iniziative sociali di mutuo aiuto, in collegamento e raccordo con gli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali. Tali strutture forniscono informazioni, consulenza e servizi, per sostenere le famiglie, sia nella formulazione del proprio fabbisogno, sia nella ricerca della risposta più adeguata, attraverso la rete dei servizi territoriali.

Ma la novità, voluta esplicitamente da Caucino, è che quest’anno partirà un progetto in tutta la Regione per allestire centri sostegno aggiuntivo per famiglie con figli 0-6 anni. Non solo: verrà realizzata una carta che illustrerà – relativamente a quella fascia di età – tutti i servizi disponibili per i bimbi sul proprio territorio di appartenenza.

Il secondo filone di intervento riguarda, invece, un tema molto delicato e sentito: il sostegno a chi ha adottato minori sopra i 12 anni o con disabilità comprovata. Si tratta – il Piemonte è l’unica Regione in Italia ad averlo fatto – di circa 100 ragazzi che sono già stati analizzati e schedati in modo da rendere più efficace e mirato il sostegno. Il servizio sarà somministrato dai 48 Enti gestori piemontesi. (in questo link la è possibile consultare l’elenco di ogni Asl e provincia: http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/polsoc/ricerca/enti/index.cgi )

Due le novità introdotte quest’anno: sostegno a interventi per famiglie con figli adolescenti in accompagnamento e implementazione e abbellimento dei luoghi che accolgono gli incontri tra genitori e figli in spazio neutro per far sì che il «bello» contribuisca al benessere psicofisico e sociale di ragazzi e famiglie.

La terza iniziativa – non meno importante – è l’intervento, in forma di sostegno economico, a favore del call center (in collaborazione con i Gruppi di volontariato vincenziano e con il Comune di Torino) dedicato alle mamme con figli che hanno bisogno di un sostegno, anche immediato. Tanto che il servizio è attivo 24 ore su 24. Si tratta di realtà molto delicate, donne per lo più sole, senza una rete di sostegno e di solidarietà che spesso necessitano di un supporto nella gestione del proprio bambino.

«Il sostegno alle famiglie, in particolare quelle più fragili – spiega l’assessore regionale al Welfare, Chiara Caucino – è sempre stato al centro della mia azione politica, così come quello alla genitorialità. Per questo sono estremamente orgogliosa del risultato ottenuto con questa delibera appena approvata, che viene incontro a chi ha davvero bisogno di una mano concreta. Penso alle tante mamme in difficoltà, penso a chi ha subito le gravi conseguenze, economiche, psicologiche e anche sociali della pandemia da Covid19 e che oggi meritano di essere sostenute con ogni mezzo a disposizione. Ebbene queste famiglie sappiano che nonostante le enormi difficoltà che stiamo vivendo e che vivremo la Regione sarà sempre al loro fianco, per aiutarle e sostenerle con pragmatismo e concretezza».

Finge di essere stato rapinato, denunciato

Sono le 11 del mattino in zona Mirafiori quando un cittadino contatta il 112 NUE riferendo di essere stato appena derubato. Gli agenti del commissariato di zona raggiungono la vittima, che racconta loro quanto accaduto poco prima.

L’uomo, dopo aver prelevato ad un bancomat in corso Traiano, era stato bloccato da due soggetti a bordo di un motociclo, che gli avevano intimato di consegnare il denaro ritirato. Questi aveva ubbidito ed i malfattori si erano poi allontanati, facendo perdere le proprie tracce.

Nel visionare le immagini della video sorveglianza di un’attività commerciale presente nella zona interessata, gli operatori non trovano riscontro con il racconto della vittima.

Dopo alcuni istanti l’uomo confessa ai poliziotti di aver inventato tutto nel tentativo di giustificare alla moglie il fatto di aver smarrito il denaro prelevato.

Scattata la denuncia per simulazione di reato e procurato allarme.

Il bollettino Covid di mercoledì 20 ottobre

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.00

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 280 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 102 dopo test antigenico), pari allo 0,5% di 53.556 tamponi eseguiti, di cui 46.980 antigenici. Dei 280 nuovi casi, gli asintomatici sono 158 (56,6%).

I casi sono così ripartiti: 130 screening, 111 contatti di caso, 39 con indagine in corso.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 386.445, così suddivisi su base provinciale: 31.794 Alessandria, 18.478 Asti, 12.185 Biella, 55.705 Cuneo, 29.986 Novara, 205.800 Torino, 14.368 Vercelli, 13.752 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.592 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.785 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 19 (invariato rispetto aieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 189(+ 5 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 3.225.

I tamponi diagnostici finora processati sono 7.771.587(+ 53.556 rispetto a ieri), di cui 2.312.159 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 11.799

Un decesso di persona positiva al test del Covid-19, non di oggi,è statocomunicato dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale diventa quindi 11.799 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia:1.580 Alessandria, 721 Asti, 436 Biella, 1.466 Cuneo, 950 Novara, 5.637 Torino, 533 Vercelli, 375 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 101 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

371.213 GUARITI

I pazienti guariti diventano complessivamente 371.213 (+230rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 29.926 Alessandria, 17.595 Asti, 11.688 Biella, 53.686 Cuneo, 28.902 Novara, 198.356 Torino, 13.723 Vercelli, 13.308 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.503 extraregione e 2.526 in fase di definizione.

“Salva mutui e affitti”, la Regione interviene con nuovi fondi

L’ASSESSORE AL WELFARE ANNUNCIA IL VIA LIBERA ALLA MISURA 

Stanziati dalla giunta 2 milioni e 400mila euro per aiutare chi, anche a causa della grave crisi economica causata dalla pandemia da Covid19, necessita di trovare un alloggio in affitto e di coloro – compresi i genitori separati o divorziati – che, nonostante abbiano usufruito della possibilità, concessa dallo Stato, di sospendere la rata del mutuo per 16 mesi, sono ancora in difficoltà economica. 

 

Dalla regione arrivano quasi 2 milioni e 400mila euro per aiutare chi, (locatari, mutuatari e genitori separati) anche a causa della grave crisi economica causata dalla pandemia da Covid19, non è stato in grado, pur volendolo, di onorare i canoni di locazione o le rate del mutuo della propria abitazione. Lo ha stabilito  la giunta regionale, su proposta dell’assessore regionale al Welfare con delega alla Casa, Chiara Caucino.

La regione ha così deciso di destinare queste nuove risorse, rifinanziando le Agenzie Sociale per la Locazione (ASLo) dei 48 Comuni piemontesi che hanno deciso di attivarle. La lista è consultabile nell’allegato 1. 

Con questa nuova iniezione di danaro la Regione amplia così i soggetti che potranno beneficiare degli aiuti ai genitori legalmente separati o divorziarti che non abbiano disponibilità della casa coniugale, per effetto della separazione stessa.

Il provvedimento è destinato a chi cerca un affitto a canone calmierato e  ai mutuatari la cui rata è stata interrotta per il limite massimo di 16 mesi (quelli che erano garantiti dallo Stato) che non sono coperti da contratti assicurativi che, nonostante la “tregua” non hanno ancora risolto le situazioni che incidono negativamente sulla loro situazione economica. La modalità di gestione della misura è a sportello. I mutuatari o i locatari in difficoltà presentano quindi domanda di contributo agli sportelli «ASLo» del Comune di residenza o allo sportello «ASLo» del Comune capofila d’ambito territoriale per coloro che risiedono in comuni privi di sportello.

Insieme alla domanda di erogazione del contributo, il richiedente dovrà presentare la documentazione che comprova la situazione di interruzione del pagamento delle rate di locazione o del mutuo concessa dall’istituto di credito con le modalità e il persistere delle situazioni che hanno inciso negativamente sulla condizione del nucleo anagrafico.

Il Comune valuterà quindi l’ammissibilità delle domande pervenute in base ai seguenti parametri: cittadinanza italiana o di un paese dell’unione europea o per coloro non appartenenti all’unione europea, possesso di un regolare permesso di soggiorno; Isee non superiore a 26mila euro; residenza anagrafica o attività lavorativa da almeno un anno nel Comune sede di ASLo o nei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale, previo accordo tra i Comuni; cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa; cessazione dei rapporti di lavoro ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa e morte o riconoscimento di handicap grave, ovvero di invalidità civile non inferiore all’80 per cento.

L’immobile oggetto del contributo non può superare i 95 metri quadrati e non può essere classificato. Il valore iniziale del mutuo per l’acquisto della prima casa non può superare i 100mila euro. .Il contributo a fondo perduto per i mutuatari sarà di 12 rate mensili per coloro con Isee inferiore a 6.400 euro; 9 rate mensili quelli con Isee da 6.400 fino a 10.600 euro e 6 rate mensili per chi ha Isee da 10.600,01 fino a 26mila euro.

L’assessore regionale al Welfare con delega alla Casa spiega che “con questa misura la Regione ha voluto offrire una fondamentale boccata d’ossigeno a tutti coloro che, anche a causa della crisi innescata dall’emergenza Covid19, non è ancora in grado di pagare la rata del mutuo o dell’affitto, compresi i genitori separati o divorziati. L’assessore, così come la giunta regionale, considera la casa un diritto inalienabile ritenendo che sia compito della Regione fare tutto il possibile per sostenere i cittadini più fragili, che non sono ancora in grado di far fronte in autonomia i costi per la propria abitazione”.

 

Chivasso: la sosta sulle strisce blu si paga con Telepass Pay

Al via a Chivasso il nuovo servizio di pagamento della sosta sulle “Strisce blu” con lo smartphone attraverso l’app “Telepass Pay”, senza più spreco di tempo e denaro.

 

È ora attivo anche nel comune di Chivasso (TO) il servizio di pagamento delle soste nelle aree gestite con parcometro tramite l’app Telepass Pay: grazie alla collaborazione con GESTOPARK S.R.L., società di gestione del servizio di sosta, è ora possibile pagare la sosta sulle strisce blu con il proprio smartphone, anche senza avere il Telepass in auto. Comodo, intuitivo e cashless: il servizio, riservato ai clienti Telepass Pay, permette il pagamento dei soli minuti di sosta effettivi, sulla base delle tariffe indicate dal Comune, senza alcun costo aggiuntivo sulla tariffa della sosta.

Telepass Pay semplifica dunque la vita agli automobilisti anche in città. Grazie alla piattaforma, infatti, non è più necessario cercare parcometri, ricorrere a carte di credito, ricariche o monetine ma basta scaricare l’app Telepass Pay o Telepass Pay X, confermare la propria posizione e impostare la durata della sosta. Al resto ci pensa l’app che avvisa l’utente quando la sosta sta per scadere e calcola direttamente l’importo complessivo che sarà successivamente addebitato. Inoltre, è possibile modificare il termine della sosta, anticipandolo o posticipandolo, anche a distanza in modo da pagare l’effettiva durata della sosta ed evitare le multe.

La regolarità del pagamento della sosta con Telepass Pay è verificata dagli ausiliari del traffico tramite consultazione di un palmare, inserendo la targa del veicolo in sosta. Per poter ulteriormente segnalare agli ausiliari il metodo di pagamento (obbligatorio nel comune di Chivasso), è necessario esporre il tagliando Telepass Pay disponibile sul sito telepass.com o nell’ app. Quest’ultima segnalerà all’utente se nel comune in cui sta effettuando la sosta l’esposizione del tagliando è obbligatoria.

È possibile, inoltre, fare la propria nota spese accedendo all’archivio delle soste presente nell’app Telepass Pay.

Con l’avvio del servizio Strisce blu a Chivasso, diventa più semplice ed economico parcheggiare in città, con un vantaggio sia per le persone che per la mobilità urbana. – ha dichiarato Aldo Agostinelli, Chief Consumer and Marketing Officer di Telepass. – Grazie alla proficua collaborazione con GESTOPARK S.R.L., che gestisce la sosta a pagamento sulle strisce blu di Chivasso, la città si aggiunge alle oltre 140 località su tutto il territorio italiano dove il servizio è già attivo. Nello scenario attuale, la sfida di Telepass è offrire una rete di servizi che diano alle persone la possibilità di muoversi in libertà, in modo integrato, sicuro e sostenibile”.

Furti seriali di cellulari, tra le vittime un ragazzino di 11 anni

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I carabinieri arrestano un 27enne

Leinì, 19 ottobre. I carabinieri della locale Stazione hanno arrestato per tentata rapina un 27enne del posto. L’uomo, in via San Francesco al Campo, ha strappato il marsupio a una donna di 69 anni facendola rovinare a terra ed è poi fuggito a piedi. L’immediato intervento dei carabinieri, avvisati da alcuni testimoni al 112, ha permesso di fermare e arrestare il rapinatore mentre la vittima è stata accompagnata all’Ospedale di Ciriè per diverse ecchimosi alle braccia. Il marsupio, contenente un telefono cellulare, è stato recuperato e restituito alla donna. Successive verifiche hanno permesso di accertare che l’arrestato nella stessa mattinata aveva già commesso due furti con destrezza, in particolare era riuscito a rubare in strada i telefoni cellulari a un ragazzino di 11 anni e a una donna di 45 anni.

Il Calamandrei al Salone del Libro

DUE CLASSI DEL CALAMANDREI DI CRESCENTINO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO PER ‘ADOTTA UNO SCRITTORE’

Due classi dell’Istituto Tecnico Commerciale ‘Calamandrei, che appartiene all’Istituto di Istruzione Superiore Galileo Ferraris di Vercelli, dirigente Cinzia Ferrara, è stato lunedì 18 ottobre al Salone del Libro di Torino.

Le ragazze ed i ragazzi delle classi III e V Sia – Sistemi informativi aziendali con il vice preside Alberto Averono e le docenti di lettere Ilaria Rey e Beatrice Ferrari hanno preso parte, nella Sala Oro del Lingotto, all’incontro finale dell’iniziativa ‘Adotta uno scrittore’ (tre precedenti incontri erano avvenuti on line durante lo scorso anno scolastico) che, nel caso specifico, era Alessandro Robecchi, giornalista de ‘Il Fatto Quotidiano’, autore televisivo e scrittore di diversi libri di saggistica e narrativa. Per i partecipanti è stata un’esperienza di dialogo e di confronto con il mondo letterario a vari livelli. L’iniziativa era aperta alle scuole di ogni ordine e grado e agli istituti carcerari.

Massimo Iaretti