CRONACA- Pagina 1359

Picchiati e costretti da una banda criminale a spacciare per ripagare il debito

I carabinieri arrestano 4 persone

All’alba di oggi, in Moncalieri, 30 Carabinieri del Comando Provinciale di Torino, con il supporto dei colleghi del Nucleo Cinofili di Volpiano (TO) e del Nucleo Elicotteri di Volpiano (TO), hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino, su richiesta della locale Procura, nei confronti di 4 italiani ritenuti responsabili, a vario titolo, di sequestro di persona, rapina, estorsione, minaccia e lesioni aggravate e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Moncalieri, trae origine da una denuncia presentata, nel dicembre 2019, da un italiano di 32 anni, che era stato sequestrato e caricato su una macchina fuori da una discoteca dai suoi aguzzini, con la finalità di obbligarlo a lavorare per loro. Il giovane nell’occasione, riuscì a liberarsi e a scappare, gettandosi dall’auto in corsa.

Le successive indagini condotte dai Carabinieri hanno consentito di acclarare come i quattro appartenenti al gruppo criminale, che gestivano una florida attività di spaccio di sostanze stupefacenti presso alcuni locali pubblici della provincia di Torino, costringessero i loro clienti morosi in quanto in “ritardo” con i pagamenti della droga, a spacciare per loro al fine di ripianare i debiti contratti. In caso contrario la banda non esitava porre in essere raid punitivi con percosse e sequestri, impossessandosi talvolta anche dei loro beni personali, come auto e telefoni cellulari.

Tumore della vescica: un innovativo intervento

Permette la ricostruzione dell’organo e preserva le funzionalità urinarie e sessuali

 

La particolare tecnica di ricostruzione è stata messa a punto daI dott. Mari, Responsabile Unità Operativa di Urologia a Maria Pia Hospital di Torino

 Si stima che in Italia, durante il 2019, siano stati diagnosticati 29.700 nuovi casi di tumore alla vescica. Si tratta di neoplasie con un’incidenza in crescita; tuttavia un’attenta prevenzione e i progressi delle tecnologie di imaging permettono una diagnosi precoce e le innovazioni in campo medico-chirurgico registrano importanti risultati nel trattamento del tumore anche nella sua forma infiltrante, più rara, a carattere maligno. L’équipe di Urologia di Maria Pia Hospital di Torino riserva una grande attenzione alle problematiche oncologiche in questo ambito, come testimonia un recente caso che ha coinvolto un uomo di 64 anni affetto da tumore vescicale infiltrante, sottoposto ad una specifica ricostruzione vescicale che ha consentito di conservare le funzionalità urinarie e sessuali.

Il dott. Mauro Mari, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia a Maria Pia Hospital, con la collaborazione del dott. Andrea Cugudda e del dott. Davide Vaccino, si è occupato della diagnosi e del trattamento della neoplasia del 64enne, un fumatore. Il tabagismo è infatti uno dei fattori di rischio per questo tipo di tumore, insieme all’esposizione professionale a sostanze nocive contenute in vernici e solventi.

L’équipe ha inizialmente sottoposto il paziente a TURP (resezione della prostata per rimuovere eventuali ostacoli allo svuotamento della vescica, dall’inglese TransUrethral Resection of the Prostate); dopodiché ha pianificato un’operazione di cistectomia radicale con linfoadenectomia iliaco-otturatoria bilaterale e ha confezionato una neovescica ortotopica a Y con ileocapsuloplastica. Una terminologia complessa che sta a significare che al paziente sono state rimosse la vescica colpita dal tumore e la sola parte interna della ghiandola prostatica, che non era stata intaccata dalla malattia, preservandone la capsula. Utilizzando una parte dell’intestino, è stata poi creata una nuova vescica che, collegata all’apparato genitale, svolge oggi correttamente la sua funzione consentendo al paziente di preservare l’autonomia urinaria e sessuale.

Il paziente è stato dimesso dopo 16 giorni di degenza post operatoria, con buona continenza e istruito sulla modalità di una corretta minzione. “L’intervento ha avuto successo e il paziente ha imparato a gestire una nuova routine per la funzionalità urinaria – spiega il dott. Mari –. Al controllo eseguito successivamente abbiamo riscontrato la conservazione della funzione erettile. Infine, l’esame istologico ha confermato l’assenza di neoplasia in altre sedi, pertanto il paziente non necessita di altre terapie ma solo di regolari controlli”.

L’intervento di cistectomia e ricostruzione della neovescica

Dopo l’asportazione della vescica e della sola parte interna della prostata, la vescica del paziente è stata ricostruita utilizzando un tratto di ileo – una parte dell’intestino – autologo (ovvero del paziente stesso) alla quale vengono collegati gli ureteri che portano le urine dai reni alla vescica. Questa procedura normalmente provocherebbe una sicura incontinenza notturna e una discreta incontinenza diurna, con una compromissione dell’attività sessuale. In questo caso, invece, attuando prima la disostruzione prostatica e poi asportando la vescica, vengono preservate sia la continenza urinaria che la potenza sessuale.

L’intervento viene eseguito in una sola seduta chirurgica della durata di circa 4-5 ore.

Attualmente il tumore vescicale infiltrante non può prescindere da un intervento chirurgico di cistectomia radicale con ricostruzione della vescica. La ricerca sta progredendo per individuare terapie farmacologiche e trattamenti chirurgici che permettano sempre meno invasività e sempre più la conservazione delle funzionalità, per un minor impatto fisico e psicologico per il paziente.

“Quando possibile, procedure meno invasive possono prevenire delle vere e proprie disabilità, migliorando infinitamente il tenore di vita post-operatorio – commenta il dott. Mauro Mari –. L’impotenza e l’incontinenza sono delle disabilità in grado di innescare problematiche psicologiche, oltre che fisiche, nei pazienti coinvolti.  L’Urologia di Maria Pia Hospital è molto attenta a questi aspetti e, quando possibile, adotta tecniche conservative e meno invasive anche in ambito Oncologico”.

Alternative chirurgiche: la tecnica MICT

Quando non è possibile procedere con la ricostruzione della vescica, si interviene con una cistectomia, ovvero la rimozione della vescica colpita da tumore e conseguente derivazione urinaria con un sacchettino all’esterno. Nella tecnica originaria (derivazione urinaria secondo Bricker) il sacchettino viene posto sulla parte destra del corpo, per cui l’uretere di sinistra deve fare un percorso complicato e una curva per arrivare sulla destra e attaccarsi a questo serbatoio. Questo corso dell’uretere può provocare il restringimento dell’uretere di sinistra e la gestione delle problematiche connesse (coliche renali, infiammazione del rene) è complessa.

Il dott. Mari ha ideato la tecnica MICT (tecnica del condotto ileale modificata), brevettata e presentata ai Congressi internazionali di urologia: tramite la MICT il chirurgo non sposta l’uretere ma è il tratto di intestino che va verso l’uretere di sinistra. Così facendo, il fenomeno di restringimento non si verifica più.

Qualora non fosse stato possibile ricostruire la vescica nel 64enne, si sarebbe attuato questo intervento.

Vaccini antinfluenzali mancanti, l’impegno di Uncem con le farmacie

I Comuni montani e Uncem sono fortemente preoccupati e lanciano l’allarme per la mancanza di dosi sufficienti di vaccini antinfluenzali nelle farmacie. Uncem agisce su questo fronte in accordo con Federfarma e con il Sunifar Federfarma che coordina le ‘farmacie rurali’. È Andrea Garrone, Sindaco di San Germano Chisone (TO) – con il presidente di Federfarma Marco Cossolo, il Presidente del Sunifar Gianni Petrosillo, i vertici del sunifar territoriali, tra i quali Stefano Rossi e Clara Mottinelli – a lavorare su questo fronte insieme a Uncem.

Da lunedì 16 novembre tutte le farmacie si sono rese disponibili a distribuire i vaccini contro l’influenza e potranno iniziare ad erogare il prodotto, ma il numero dei vaccini sarà assolutamente insufficiente a coprire il fabbisogno.

Federfarma, sia a livello regionale che nazionale, ha espresso preoccupazione circa lo scarso numero di dosi acquisite dallo Stato per la distribuzione alla popolazione. Sono ancora troppe poche le dosi medie di vaccino ad esercizio per far fronte alle più che ragionevoli e numerose richieste. La prassi vaccinale contro l’influenza rappresenta uno strumento fondamentale per evitare che l’insorgere dei sintomi di quest’ultima, facili a confondersi in prima istanza con quelli del Covid-19, possano concorrere a rallentarne riconoscimento e contenimento. Per questo, anche alla luce delle reiterate richieste d’aumento delle forniture rimaste disattese, è necessario che vengano recapitate alle farmacie le forniture di vaccino richieste. Anche e specialmente nelle farmacie dei Comuni montani italiani. I farmacisti ricevono da giorni svariate richieste da parte dei clienti e, nonostante abbiano assicurato la loro disponibilità ad erogare i vaccini, si trovano ora nella condizione di sapere che non potranno soddisfare i bisogni di tutti.
Destinatari dei vaccini sono tutti i residenti o domiciliati sul territorio che appartengano alle categorie a rischio, cui il farmaco dovrebbe essere erogato in forma gratuita. Per tutti gli altri (ammesso che ve ne sia disponibilità) avrà un costo di poco più di dieci euro.
“Ci auguriamo – auspica il Presidente Uncem Marco Bussone – che lo Stato riesca ad ottenere una maggior produzione di dosi di vaccini per far fronte alla situazione e, in un periodo di profonda insicurezza e costante preoccupazione come quello che stiamo vivendo, metta nella condizione le farmacie di poter erogare ai cittadini con la dovuta puntualità questo importante servizio. Con Federfarma e con il Sunifar continuiamo nell’azione per potenziare le farmacie dei territori. Ringrazio Andrea Garrone, Marco Cossolo, Gianni Petrosillo, tutti i dirigenti Federfarma per il lavoro che si sta facendo insieme a vantaggio delle nostre comunità”.

Una giornata tra furti e rapine

I fatti accaduti la scorsa settimana

 

4 interventi, 5 arresti. Questi i numeri prodotti la scorsa domenica dagli agenti della Squadra Volante, impegnati nei vari servizi di controllo del territorio.

Intorno alle 10, il primo intervento: personale della vigilanza di un supermercato in corso Traiano sta trattenendo un uomo, cittadino italiano di 59 anni, che era stato visto poco prima appropriarsi di una confezione di noci, una barretta di cioccolato e due confezioni d’integratori, per un totale di circa 40 euro, presentando però in cassa solo una birra ed un mocio. Scoperto dalla vigilante, l’uomo ammette il furto dichiarando di essere disposto a saldare la differenza. Una volta a conoscenza della somma da integrare alla spesa, il cinquantanovenne inizia a dare in escandescenze, aggredendo la dipendente, tentando poi, invano, la fuga. Arrestato per tentata rapina.

Nel primo pomeriggio, una pattuglia in transito su via Cernaia, sente delle urla provenire da sotto i portici. Avvicinandosi in direzione delle grida, gli operatori vedono un uomo con una ferita profonda all’altezza della fronte e due soggetti fuggire via. Entrambi vengono immediatamente bloccati. Uno dei due, cittadino italiano di 23 anni, aveva appena scagliato una bottiglia di birra contro il volto del titolare di un esercizio commerciale che li aveva redarguiti per essersi allontanati dal locale senza aver pagato la merce. Sottoposti a perquisizione, il secondo individuo, ventenne ivoriano, viene trovato in possesso di due tessere sanitarie appartenenti a terzi, una delle quali risultata essere provento di furto, e di un sacchetto contenente frammenti di sostanza stupefacente, nascosto nel risvolto dei pantaloni. Rinvenuto inoltre, durante la perquisizione domiciliare, un bilancino di precisione. I due, entrambi con numerosi precedenti di Polizia, sono stati arrestati per tentata rapina con annesse lesioni personali aggravate per il ventitreenne, mentre l’ivoriano è stato denunciato per ricettazione e detenzione ai fini di spaccio. La vittima verrà dimessa con una prognosi di 10 giorni.

Tra le 20.30 e le 21 la sala operativa della GTT segnala alle forze dell’ordine un episodio di rapina ed uno di furto. Non rintracciando alcun soggetto al loro arrivo, gli agenti iniziano a visionare le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Nel primo episodio osservano tre soggetti allontanarsi, correndo da un convoglio, inseguiti da una cittadina. Le seconde immagini mostrano uno dei tre scippatori del video precedente, spingere una donna e sbatterle la testa contro la parete per poi strapparle il telefonino dalle mani e darsi alla fuga. L’uomo, un cittadino romeno di 21 anni, è stato rintracciato poco dopo. Arrestato per rapina e sanzionato in quanto inottemperante alle norme previste per il contenimento da covid19.

L’ultimo intervento in via Roccavione dove un cittadino dal proprio balcone allerta il 112 NUE di aver visto un soggetto in sella ad una bicicletta sostare nei pressi di un lampione, estrarre una tenaglia, tranciare la catena che assicurava un’ulteriore bicicletta al palo e successivamente allontanarsi a bordo di questa, abbandonando nello stesso punto la precedente. Bloccato sul marciapiede di via Cigna in contromano, l’uomo, un cittadino italiano di 44 anni, viene trovato in possesso dello stesso arnese precedentemente segnalato. Con numerosi precedenti di Polizia per reati contro il patrimonio ed un divieto di dimora nel comune di Torino, il quarantaquattrenne è stato arrestato per furto e denunciato per ricettazione e violazione delle normative anticovid19.

Le partite Iva: “In piazza eravamo tremila”

Riceviamo e pubblichiamo/ Covid, in piazza Castello 3mila partite Iva chiedono interventi strutturali per superare la crisi

Fipi (Futuro italiano partite Iva): Vogliamo essere ascoltati dalle Istituzioni

“Dopo la serrata evitiamo la bancarotta”. La voce delle partite Iva si è fatta sentire oggi in piazza Castello a Torino, in una manifestazione pacifica che ha visto oltre 3mila persone unirsi nell’Alleanza delle Partite Iva per rappresentare diverse categorie di lavoratori autonomi, tra le più importanti per la tenuta del sistema Italia. La manifestazione che si è conclusa intorno alle 17 si è svolta ordinatamente e nel rispetto delle disposizioni sanitarie previste. “Abbiamo voluto sottoporre un elenco di interventi concreti, per scongiurare il crack. Alcune attività hanno già chiuso, molte sono in sofferenza e altre chiuderanno”, spiega Beba Pucciatti, presidente di Fipi (Futuro Italiano Partite Iva). “Noi siamo per il rispetto delle regole e per la tutela della salute, ma a fianco dei provvedimenti sanitari ci devono essere nell’immediato decisioni che vadano oltre i piccoli rimborsi sinora effettuati e che siano strutturali. Per questo vorremmo essere ascoltati dallo Stato e ragionare con la Regione affinché possa fare da tramite con il Governo per trovare soluzioni che non mettano ko i professionisti e le piccole imprese”, prosegue Pucciatti.

“A questo punto, con molte partite Iva che devono scegliere se pagare bollette e tasse, oppure fare la spesa per mangiare, occorre intervenire concretamente – aggiunge la presidente Fipi  – come? Chiediamo l’anno fiscale bianco, una tassa ad aliquota unica, finalmente l’avvio di una seria riforma fiscale, unita alla revisione dei sistemi di controllo legati alla centrale rischi. Sostanziale per tutti è tornare a lavorare il prima possibile e prevedere indennizzi per le chiusure prolungate”.

Tra gli altri punti enunciati nel corso della manifestazione, anche la revisione previdenziale della gestione separata dell’Inps per le partite Iva: “Sono stati sospesi i contributi Inps per le aziende con dipendenti – sottolinea Paolo Fresi, vice presidente Fipi e atleta paralimpico – ma niente di analogo è stato pensato per i liberi professionisti”. Anche il mondo dello sport e degli eventi è tra i più colpiti dalle serrande abbassate per virus. “Praticamente tutte le attività sono ferme, bloccate – ha aggiunto Fresi – chi lavora con partita e chi collabora è al palo in questo momento”.

Dal palco allestito in piazza Castello, i manifestanti dell’Alleanza delle Partite Iva hanno preso le distanze dai negazionisti che si sono presentati verso la fine dell’incontro. Queste persone sono state esortate ad allontanarsi dalla piazza, specificando che non avevano nulla a che fare con l’organizzazione, volta invece a chiedere alle Istituzioni interventi concreti per l’economia del paese.

Alla manifestazione hanno partecipato come Alleanza Partite Iva:

FIPI (Futuro italiano partite Iva)
NCC (Noleggio con conducente)
AFI (Associazione Fieristi Italiana)
GOIA (Gruppo organizzato indipendente Autonomi)
AAPICAST (Artisti, Artigiani, Piccoli Imprenditori, Commercianti, Ambulanti, Simpatizzanti Torino)
Ambulanti Settimo
Associazione San Mauro Centro
FRI (Associazione civica diretta da avvocati, medici, scienziati, imprenditori, professionisti, artisti)
VRPI (Vera Rivolta Partite Iva)
Gruppo ‘Tutti in piazza. Torino C’è’
UBAT (Unione Battitori Ambulanti Torinesi)

La pacifica protesta delle partita Iva

Le partite IVA rappresentanti di una dozzina di categorie  colpite dagli effetti dell’ultimo Dpcm del Governo e che hanno visto limitare drasticamente o chiudere le proprie attività a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 si sono unite nell’Alleanza delle Partite Iva per far sentire la propria voce in modo unanime. 

Erano più di mille in piazza Castello oggi pomeriggio per manifestare pacificamente contro la grave crisi economica.  Commentano i promotori:

“C’è una forte sofferenza economica, trasversale a più categorie lavorative e che a caduta tocca tutto l’indotto collegato. È ingiusto che chi lavora, paga le tasse, debba trovarsi a colmare le incapacità di chi, in questi mesi, non è stato in grado di rendere più efficiente il sistema sanitario”.

Il mondo lavorativo ne è ampiamente coinvolto, dagli autonomi ai dipendenti delle piccole imprese, dai fornitori alle famiglie:“C’è una platea enorme che ruota attorno ai lavoratori con partite iva e ai piccoli imprenditori.  Sono stati decisi i ristori, ma non rappresentano una misura adeguata, servono veri provvedimenti fiscali. E vogliamo essere propositivi per non soccombere in questo lockdown”.

In piazza lavoratori autonomi, esercenti ambulanti, dello spettacolo e del turismo, noleggiatori di autovetture con conducente e tassisti.

(foto Fipi)

Covid, la difficile prova di Poggio: “Non sottovalutatelo”

A mesi di distanza dalla guarigione, il consigliere regionale della Lega Daniele Poggio parla della sua personale esperienza con il Covid, che lo ha colpito lo scorso marzo.

“Sono risultato positivo al virus – spiega Poggio – quando ancora si sapeva poco o nulla a riguardo. Leggera febbriciattola e senso di spossatezza mi hanno portato ad effettuare una prima visita di controllo all’ospedale di Novi Ligure. Qualche giorno dopo, a casa, utilizzando un saturimetro, strumento che misura la quantità di ossigeno nel sangue, mi sono accorto che la situazione stava peggiorando e nel giro di pochissimo tempo mi sono ritrovato in coma nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Alessandria. Dei 45 giorni trascorsi lì non ricordo ovviamente nulla. I successivi 15 giorni li ho passati nel reparto di pneumologia, continuando le terapie e assumendo l’eparina contro i coaguli che non permettevano il passaggio dell’ossigeno dai polmoni al sangue”.

“Una volta migliorata la mia capacità di respirare – prosegue il consigliere della Lega -, sono stato dimesso e ho iniziato pian piano a tornare alla normalità. Di certo, è stato un percorso lungo, difficile e doloroso, non solo per me, ma anche per la mia famiglia. Questa malattia, oltre ai danni fisici, causa depressione e stati d’ansia, dai quali sono lentamente uscito anche e soprattutto grazie alla forza che sono riuscite a trasmettermi le persone a me vicine, che non finirò mai di ringraziare. Come non ringrazierò mai abbastanza i primari, i medici e il personale ospedaliero dei reparti di rianimazione e di pneumologia dell’Ospedale Civile di Alessandria. Il nostro ospedale è una struttura efficiente ed il reparto di rianimazione è veramente un’eccellenza sanitaria sotto ogni punto di vista. Tutti noi ci dobbiamo rendere conto della fortuna che abbiamo a poter contare su di loro”.

“Io ho perso in tutto 25 chili e l’ultima Tac, 10 giorni fa, ha evidenziato cicatrici sui polmoni, ma posso dire di esserne uscito. Quello che mi sento in dovere di suggerire a tutti – sottolinea Poggio – è di non sottovalutare questa malattia. Purtroppo, c’è ancora tanta, troppa gente che agisce con leggerezza, senza pensare alle conseguenze a cui potrebbe andare incontro. Il mio appello è di osservare tutte le disposizioni, stare molto attenti in qualunque situazione, indossare sempre la mascherina e rispettare le distanze di sicurezza”.

“Da medico, poi – conclude Poggio -, credo che la chiusura totale per almeno un mese sia l’unica strada per uscire dall’emergenza e cercare di ridare respiro agli ospedali. Personalmente, avrei istituito le zone rosse molto prima. Certo, chiudere comporta danni economici, che lo Stato deve necessariamente coprire con interventi a favore di attività e piccoli commercianti, ma se vogliamo bloccare il diffondersi dell’infezione non esiste altra via se non quella di restare a casa il più possibile e ridurre al minimo i contatti”.

Lo storico Caffè San Carlo tornerà tra due anni, ma sarà un ristorante

Dopo due secoli di storia chiude e non riapre dopo il lockdown il Caffè San Carlo, uno dei più noti caffe’ storici torinesi

La proprietà dei magnifici locali decorati con affreschi, stucchi e oro zecchino, ha deciso di ristrutturare le antiche sale per riaprire tra un paio di anni nelle nuove vesti di ristorante elegante.

Dopo la chiusura già alcuni anni fa del caffè Caval ‘d Brons sull’altro lato della piazza, nel salotto di Torino resistono solo più tre “punti fermi” per i torinesi e per i turisti amanti di aperitivi e bicerin: il Mokita e gli storici Stratta e Caffè Torino.

(foto: il Torinese)

Addio ad Aldo Visca, il sindaco per bene

IL COVID HA PORTATO VIA ALDO VISCA, UNA GRANDE PERDITA PER TUTTA LA VALCERRINA ED IL MONFERRATO

Dal Piemonte/ E’ mancato nel pomeriggio di sabato Aldo Visca, sindaco di Cerrina Monferrato e consigliere provinciale di Alessandria. Lo ha portato via il maledetto Covid-19 che era sorto improvvisamente qualche giorno fa. Prima era stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito, con una forte febbre dove era stato portato e successivamente destinato alla terapia intensiva. Nei giorni del ricovero le sue condizioni erano apparse tali da fare sperare un miglioramento, seppure leggero, ma sabato la situazione è precipitata. Amministratore di lungo corso era stato più volte sindaco di Cerrina Monferrato dal 1987 al 2004 e poi, dopo la pausa di un quinquennio, ancora primo cittadino dal 2009 ad oggi. Ad Alessandria era stato eletto tre volte in consiglio provinciale, nel 2004 e nel 2009, ai tempi dell’elezione diretta, nel collegio di Mombello e ancora nel 2018 con l’elezione di secondo grado. Inoltre era stato alla guida del Consorzio Casalese Rifiuti e presidente dell’Assemblea dei sindaci dell’Asl. Sempre disponibile con tutti, molto presente in tutte le varie iniziative ed eventi della Valcerrina era conosciutissimo. Nella prima fase della pandemia, grazie al suo tempestivo intervento – aveva provveduto a fare chiudere subito tutti i possibili luoghi di aggregazione e diffusione del contagio – il suo Comune era passato quasi indenne. E questo è un merito che gli deve essere riconosciuto. Chi scrive lo ha apprezzato e stimato come persona molto attenta e prudente nell’amministrare e con lui ha sempre avuto un buon legame di amicizia. Aldo Visca è stato e continuerà ad essere un punto di riferimento, al di là delle idee dei singoli, per tutti gli amministratori (e non solo) della Valcerrina e del Monferrato. Alla moglie Anna ed al figlio Vittorio, le più sentite condoglianze e a tutti un appello, portiamo avanti il suo buonsenso e la sua partecipazione alla vita pubblica. E’ il miglior modo per non dimenticarlo mai, mai, mai.

Massimo Iaretti

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Ricordo Aldo Visca come persona equilibrata, mai sopra le righe, preparata e competente. Distante mille miglia da certa politica oggi purtroppo dilagante. Un sindaco amato, attento alle esigenze della sua gente e del suo territorio, un vero e nobile rappresentante delle istituzioni  che mancherà a tutti, ad incominciare dai suoi avversari politici. Un uomo per bene.

Cristiano Bussola

Direttore de “Il Torinese”

Più controlli nei parchi e nelle vie affollate

Sono ancora troppi i contagi a Torino e in Piemonte (anche se l’indice Rt sta fortunatamente calando)  e sebbene la Regione per ora non adotti nuove restrizioni, durante il weekend ci sarà una stretta sui controlli individuali nei parchi e nelle vie cittadine più affollate

E’ stato stabilito dal Comitato d’ordine e sicurezza, presieduto dal prefetto di Torino Claudio Palomba. Il governatore Cirio aveva già annunciato l’intenzione di applicare nuove limitazioni contro il ripetersi degli assembramenti dello scorso fine settimana ma è prevalso l’ appello alla responsabilità. Aumentano quindi  i controlli nelle aree più affollate. La sindaca Appendino intanto ha fatto dimezzare il numero di banchi al mercato di Porta Palazzo.