GLI AGENTI HANNO VINTO LA LOTTA CONTRO IL TEMPO E LA CORRENTE DEL FIUME
Un quotidiano servizio di controllo del territorio si è trasformato in una corsa contro il tempo per salvare la vita di un uomo, quando ieri sera alcuni agenti sono stati avvicinati in Corso Moncalieri da un passante che ha visto il 55enne salire sul parapetto del ponte Vittorio Emanuele I con il chiaro intento di saltare.
Rapida è stata la risposta degli operatori delle volanti del Commissariato Centro e dell’UPGSP intervenute. Giunti sul posto, gli agenti hanno visto l’uomo in grave difficoltà e alcuni di loro non hanno esitato a lanciarsi in acqua per raggiungerlo, dato che si trovava molto distante dalla riva, mentre altri da terra coordinavano le operazioni di soccorso.
Quando sono riusciti a raggiungere il soggetto, che rischiava di annegare essendosi incastrata una gamba tra le rocce, lo hanno liberato e riportato a riva sulle sponde di Corso Casale, dove vi era un’ambulanza che lo ha trasportato in ospedale in codice giallo. Durante l’intervento, uno degli operatori ha riportato una distorsione del polso sinistro.
Di Piero io ricorderò soprattutto l’indipendenza, lo spirito critico, la calma anglosassone del parlare. Piero Angela con il suo distacco cordiale, proprio dell’uomo di scienza che sapeva condividere con gli altri le sue conoscenze, è stato un unicum neppure solo sul piano televisivo. La boria dei colti non gli apparteneva e anche gli incolti refrattari ai temi della cultura scientifica, dovevano un qualche modo dargli ascolto. Ricordo che una volta quando Norberto Bobbio concesse l’Aula Magna dell’Accademia delle scienze alla CGIL che confuse quella sede prestigiosa con la Camera del lavoro, attivando una polemica dozzinale e faziosa, Angela mi disse il proprio disgusto. Angela veniva da solidi studi costantemente aggiornati nel corso dei decenni come si impone ad un uomo che studia la scienza. Non aveva amato i suoi professori del “d’Azeglio“ dove non tornava volentieri. Ricordava invece con affetto la sua compagna Bertini che fu anche il suo primo amore e me lo fece conoscere. Fu certamente un grandissimo divulgatore che rifiutò sempre la semplificazione a cui il piccolo schermo condanna per conquistare pubblico. Anche la semplificazione ideologica gli fu estranea e rifuggi ‘ dall’impegno politico. Amico di Pannella , sentì fastidio per la Bonino. Basti pensare per capire lo stile Angela ad un suo collaboratore come Alessandro Barbero che gli deve la sua notorietà. Tanto semplificatore e fazioso è Barbero, quanto equilibrato, chiaro e profondo era Angela. Appartenne ad una famiglia illustre del Canavese, il padre medico ebbe una clinica in cui salvo ‘ molti ebrei. Aveva vissuto lui stesso il dramma della guerra civile e una volta mi raccontò il suo orrore per la fine barbaramente inumana a cui fu condannato un giovane repubblichino di Salo’ nei giorni della fine di aprile 1945 . Non era un uomo di parte, mantenne sempre l’onestà intellettuale dell’uomo libero e questa resta la sua più grande lezione intellettuale e civile. Ha fatto bene l’amico Gilberto Pichetto Fratin a proporre come viceministro un francobollo a lui dedicato. Quando gli consegnai il Premio “Pannunzio“ imperversava Santoro in Tv e io lo definii l’antiSantoro come definii anni dopo Daverio l’antiArgan. Gli feci un grave torto nell’accostarlo a questo volgare erede di Masianello, ma lui capi’l’intento delle mie parole che volevano evidenziare il rifiuto di ogni facile demagogia nel suo rapporto umano e televisivo. Angela è stato l’esempio alto dell’Italia civile che pochi uomini hanno rappresentato con dignità solitaria. Lui stesso si definì un pannunziano e interese la sua laicità sopratutto come indipendenza dello spirito. Il suo magistero è destinato a restare e il suo esempio rappresenta una delle pagine più alte della vita intellettuale. Ha onorato Torino come pochi. Occorse un mio articolo per ricordare la necessità di conferirgli la cittadinanza onoraria perchè forse Appendino non sapeva neppure chi fosse. Torino è stata fredda con uno dei suoi figli più illustri. Adesso è tutta una gara per proporre l’intitolazione di vie e lapidi. Un segno ancora una volta del provincialismo piemontese. Non a caso Angela per affermarsi da dovuto come tanti torinesi, da Soldati a Zolla, trasferirsi a Roma.