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CENTRO STUDI PIEMONTESI

Fardel… corredo o fardello? Ecco il significato della parola piemontese

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Fardel libro dizionario

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Fardel può essere tradotto in diversi modi a seconda del contesto. Intanto è il “corredo” da sposa, un tempo ogni donna si preparava il Fardel/Corredo.

Ma significa anche: fardello, fagotto, bagaglio, preoccupazione: fé fardel, vale per far fagotto, andarsene. Porté un fardel vuol dire avere un peso, una preoccupazione. Varianti: fardò, fardlagi. Etimo interssante: citiamo dal Repertorio Etimologico Piemontese REP: “L’etimo è il latino medievale Fardĕllum…., a sua volta dall’arabo Farda….”.

Brodarìa, una parola piemontese oggi poco in uso

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brodarìa lavorare a maglia

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Brodarìa: Termine oggi poco in uso. Si traduce in italiano con ricamo, ornamento. Diverse le parole collegate: brodà, ricamato; brodé, ricamare, lavorare di ricamo; arricchire con ornamenti; brodeur, ricamatore; brodeusa, ricamatrice. E quel che vorremmo tutti: un cel brodà dë stèile: un cielo trapuntato di stelle!. Per saperne di più vedi: Camillo Brero, Vocabolario Italiano-Piemontese/Piemontese Italiano, Torino, Editrice Il Punto/Piemonte in Bancarella, 2001; per l’etimologia REP-Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2015

Fé l’erlo, un’espressione piemontese inconsueta

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centro studi piemontesi fé l'erlo

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Una amica mi ha chiesto se sapevo cosa vuol dire fé l’erlo? Era da tanto tempo che non sentivo usare questa espressione che mi fa piacere condividere con i nostri lettori: possiamo tradurlo con “fare il bullo”, “fare il furbo”, “fare lo smargiasso”. Ma Èrlo è lo “smergo maggiore/Mergus merganser merganser”, maschio dell’oca.

Per saperne di più vedi al solito il REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015).

Lësca, parola piemontese poco nota e poco usata

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Lësca palude

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Parola piemontese poco nota oggi e poco usata, ma dai tanti significati: erba palustre, Sala; sottile fetta di carne o di altre sostanze commestibili; pula; scheggia di legno…E ha dato anche origine al cognome Lesca, come si può leggere in “Studi Piemontesi”, la rivista di studi semestrali del Centro Studi Piemontesi, vol. XLIX, fasc. 1, giugno 2020, nella rubrica curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia, Onomastica piemontese, l’undicesima della serie: “cognome di origine fitonimica, è tratto dalla voce dialettale lësca, erba di palude…”. La grande diffusione sul territorio di questi “giunchi” ha influenzato – leggiamo sempre nell’articolo – la toponomastica locale, si trovano infatti toponimi come “Lesche e Liscole, località storiche rispettivamente a Pollenzo (Cn) e a Moncalieri (To), la Regione delle Lesche a Costigliole d’Asti, la Fontana della Lesca a San Germano (Vc) e l’Alpe di Pian Lesca nell’alto Canavese…”. Quanto camminano le parole!

Carcaveja, conosci il significato di questa parola piemontese?

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castello spettrale Carcaveja

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Carcaveja. Non è un esercizio noioso curiosare tra le pagine dei dizionari: porta sempre a scoprire parole che da anni non capitava di sentire o di leggere. Facendo una ricerca sul REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) mi sono imbattuta in Carcaveja: una parola che ricordo in uso in anni lontani e poi scomparsa, e per forse per questo conserva una specie di magia. La traduzione è: incubo, spettro, fantasma; miraggio; aria piena di vapori delle giornate di gran caldo estivo…. Leggiamo dal REP: “voce di uso domestico, versione piemontese dell’espressione ‘calca la vecchia’, derivata da un’antica e diffusa credenza secondo la quale l’incubo è l’anima di un mostro o di una strega che, nelle sembianze di una vecchia, ‘calca, schiaccia’ nel sonno il dormiente disturbandone la quiete…”.

“Ombra giaja”, conoscete quest’espressione piemontese?

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primavera ombra giaja centro studi piemontesi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Ombra giaja. Anche: ombra gaja (vedi Renzo Gandolfo, Da ‘n sla riva…, Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 1998, p. 37). Riposarsi a l’ombra gaja o giaja, significa cercare un luogo sotto gli alberi, dove può filtrare tra le foglie qualche raggio di sole: un’ombra “chiazzata”.  Giaj vuol dire anche lentigginoso, striato, cosparso di chiazze, variegato, maculato…. Alla voce Giaja, il vocabolario di Gianfranco Gribaudo (Ël Neuv Gribàud. Dissionari piemontèis, Torino, Daniela Piazza, 1996), dà varie indicazioni tra cui: “aggettivo e nome dato alle vacche di pelo nero”; “creta, terra secca e bruciata”. Da Giaj poi derivano giajèt, giajolà, giajolura…un mondo di parole e di cose. Chi vuole approfondire etimi e significati deve prendere i diversi dizionari a partire dal REP, che sempre citiamo in questa rubrica, e sfogliarseli con calma all’ombra giaja.

Rabadan, la parola piemontese che ricorda “ramadan”

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Rabadan bambino che grida al microfono

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Rabadan. La parola piemontese Rabadan ha diversi significati: baccano, fracasso; ma anche cianfrusaglie (altrimenti dette ciapapoér!); persona di poco conto, e perfino donnaccia. Bella la storia etimologica: nel REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015), la voce rabadan rimanda a ramadan, sempre col significato di baccano, e come “spregiativo riferito a cose e a persone”. La parola viene dall’arabo “RAMADĀN  ‘caldo torrido, mese del digiuno’….voce del lessico religioso giunta in Italia attraverso le città di Genova e Marsiglia che in piemontese ha assunto il significato di ‘rumore’ per la gozzoviglia…” ecc..

Quanto camminano le parole, e cambiano il loro significato originale!

Mascarin-a, parola piemontese attualissima

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Mascarin-a

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Mascarin-a. C’è un’altra parola che ci lascia in eredità il Covid 19: mascherina!

E come possiamo dirlo a nòsta manera, in piemontese?

Pesco dai vocabolari più noti, ma questa volta la creatività dei nostri lettori sarà davvero indispensabile!

Parto da Giuseppe Gavuzzi, Vocabolario-Italiano Piemontese (1896): per Machera ci dà mascra, mostacia, bavéra, visagéra; Ballo in maschera: bal masché.  

Per mascheretta, mascherina, dà: mascarin-a. Su Ël Neuv Gribàud. Dissionari piemontèis (1996), troviamo anche le forme mascherin-a, mascrin-a.

Per Mascra il REP (Repertorio Etimologico Piemontese, 2015), parla di etimo incerto, probabilmente dal latino medievale MĂSCAM “STREGA”,  e altro…

Una marenda sinòira “poetica” proposta da Tavo Burat

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Marenda sinòira salumi e formaggi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontese

Na marenda sinòira poetica proposta da Tavo Burat (1932-2009)

Na tomatica

doe feuje ‘d basiricò

‘nt ël tond un drapò.

Un pomodoro/ due foglie di basilico/ nel piatto di terra una bandiera.

(Tavo Burat, Poesìe, Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 2008)

Marenda sinòira, ecco un sonetto ispirato a questa tradizione piemontese

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Marenda sinòira salumi e formaggi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Marenda sinòira. Avete presente l’happy hour? I piemontesi lo praticavano dal tempo dei tempi. Sarebbe la nostra tradizionale Marenda sinòira, merenda-cena, o merenda cenatoria. 

“A la ciamo marenda, ma sinòira /ch’a veul dì na marenda ‘n pòch viròira /përchè ch’a l’é come na via ‘d mes…/ … e fin-a farinela,/ ch’an buta ‘n alegrìa, an buta ‘n tema/ përchè ch’a l’é n’anvìt ëd comunion/…/… na copà ‘d vin e tanti bon bocon”

(La chiamano merenda, ma cenatoria/ che significa una merenda un po’ bizzarra/ perché è come una via di mezzo,/… ci mette in allegria, ci mette in tema/ perché è un invito di comunità/… una coppa di vino e tanti buoni bocconi).

Sono alcuni versi di un Sonetto inedito di Giovanni Tesio. 

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