Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea sarà aperto il 15 agosto dalle ore 11 alle 0re 18.
Alle 11, 14 e 16 le Artenaute del Dipartimento Educazione accompagneranno i visitatori alla mostra ” Artisti in Guerra ”
La Caffetteria osserverà gli stessi orari del Museo.
Idee per #ferragosto
(Facebook Castello di Rivoli)
A cura di Associazione Decima Arte
BENY E IL CINEMA è una retrospettiva di opere bidimensionali – pezzi unici e serigrafie – di Beny Giansiracusa,in corso da Sabato 12 agosto a Domenica 3 settembre 2023 presso gli spazi OPEN ADA di via Repubblica 6 a Torre Pellice, dedicata ai ritratti di carismatici personaggi della cinematografia internazionale realizzati nell’ arco di un oltre un trentennio. Le sue rivisitazioni declinano, attraverso una carrellata immaginifica di quasi un centinaio di anni di storia del cinema, le icone più popolari e amate dei film: da Stan Laurel & Oliver Hardy a Charlie Chaplin, da Sophia Loren a Penelope Cruz, da Tina Pica a Marylin Monroe, da Audrey Hepburn a Brigitte Bardot.
Alle ore 17, per l’ inaugurazione ufficiale, un Ospite d’eccezione: la scrivania del centro culturale sarà presieduta dall’esperto di cinema ed estetica Prof. Liborio Termine, per un approfondimento tematico, insieme a Monica N.Mantelli (Direzione artistica di Open ADA), sul simbolismo rappresentato da Beny Giansiracusa attraverso l’amalisi di alcune icone del vasto panorama della celluloide. A schermo, un coloratissimo slideshow, racconterà visivamente la vasta produzione di Giansiracusa, a compendio della quarantina di opere esposte ai muri e su cavalletti.Con l’occasione, il Direttivo di ADA spiegherà al pubblico il prezioso lavoro di catalogazione dell’archivio storico del noto serigrafo torinese scomparso nel 2022. Si parlerà della fenomenologia ibrida a cui appartiene questo peculiare artista. Si segnala: l’ allestimento di una speciale vetrina tematica con cinematografo d’epoca e autoritratto dell’artista.
“Beny Giansiracusa, di origini siracusane, nasce a Torino il 20 marzo 1951. Sin da giovanissimo entra a far parte del mondo della grafica e della serigrafia, un’arte popolare. Pochi lo sanno, ma, la serigrafia, è una delle tecniche grafiche più antiche che risale all’epoca dei Fenici. Beny Giansiracusa inizia ad inserirsi in questo mondo creativo dapprima attraverso la creazione di cartelli stradali, lamiere, insegne e manifesti. Solo dopo gli anni ‘70, Beny inizia ad usare la tecnica serigrafa per comporre una straordinaria moltitudine di immagini, collaborando con moltissimi artisti torinesi. La sua opera da un nuovo impulso alla tecnica serigrafa, mescolando insieme le forme e i colori in modo tutto originale, mai visto prima. L’animo da creatore che lo contraddistingue, si rinnova continuamente e questo lo rende sicuramente il maestro indiscusso della serigrafia italiana. La sua semplicità e la sua spontaneità gli permettono di districarsi con estrema abilità nel disegno, nella pittura, nel ritratto di personaggi storici, nella pubblicità, nella decorazione, nel fumetto. La particolarità straordinaria della sua opera sta nella non somiglianza ai modelli artistici tradizionali. Beny Giansiracusa riesce ad andare contro corrente, riesce a creare ciò che nessun altro artista ha mai immaginato che si potesse fare. E’ un personaggio unico ed irripetibile, che lavora con serietà e perseveranza e che possiede conoscenze tecniche capaci di consentirgli di affrontare qualsiasi sfida. Le sue opere diventano sempre di più delle vere e proprie icone della nostra società. In tutta la sua esistenza Beny Giansiracusa insegue la magia, scrivendo fiabe in molteplici forme. Altra particolarità caratterizzante la sua opera è il suo estremo senso del colore. Tutta la sua arte è essenzialmente colore. Un colore vitale, intenso, quasi impetuoso. Beny utilizza il colore come mezzo di espressione, per comunicare i suoi pensieri, è quasi una forma di intelligenza. “Beny Giansiracusa fa tutto questo per una ragione essenziale, perché vuole dare umanità a quello che compone ed è l’umano che deve affiorare nelle sue immagini. Egli, quando dipinge, disegna ed inventa diventando testimone di quel senso dell’umanità che la sua opera più genuina esprime.” (Janus)
La prima vive e lavora oggi in Svizzera, a Locarno (Canton Ticino), dov’è direttrice artistica, dal 2022, de “La Rada- Spazio per l’Arte Contemporanea”. Nel 2016, fonda a Milano il “Fuzao Studio”, un’organizzazione no profit dedicata alla comunicazione artistica a livello internazionale, la cui collezione nasce dalla collaborazione con Case Editrici Indipendenti e con artisti che si “auto producono” . I più diversi, gli ambiti legati all’arte contemporanea, in cui si muove il “Fuzao”, dagli eventi espositivi alle residenze artistiche fino all’editoria e alla distribuzione di “libri d’artista”. “Anima inquieta, inarrestabile”, Zhang Yimei. Come l’atmosfera che volutamente si respira nel suo “Fuzao”, termine – 浮躁 (Fùzào) – che in lingua cinese significa letteralmente “l’uomo errante che si muove nell’assurdità”. Così, per la mostra al “MAO”, l’artista ha selezionato una serie di “libri di artisti” e di “editori indipendenti asiatici”, per lo più in edizione limitata, difficilmente reperibili in Occidente e che rimarranno esposti e fruibili dagli spettatori per tutta l’estate per poi, al termine della mostra, entrare a far parte della Biblioteca del “MAO”.



La bellezza salverà il mondo. Con queste parole (citazione – mantra fin troppo abusata … ma pazienza!), messe in bocca dal “genio crudele” Dostoevsij al suo principe “idiota” Miskin, me ne uscivo nei giorni scorsi dalle Sale del quattrocentesco “Palazzo Lomellini” di Carmagnola – dal ’39 proprietà del Comune e sede della “Civica Galleria d’Arte Moderna” – dopo aver visitato l’enciclopedica Rassegna espositiva “Stanze da un altro secolo”, promossa dal Comune di Carmagnola, in collaborazione con l’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini” e l’organizzazione e la curatela di Elio Rabbione, amico e critico d’arte, da alcuni anni organizzatore attento, competente e instancabile (mai come questa volta) di mostre ad alto tasso di gradevolezza. Come quella attualmente in corso, per l’appunto, nello storico Palazzo carmagnolese: una cavalcata attraverso cinque secoli di storia dell’arte, alla rincorsa di un soggetto neppure poi tanto praticato (Sei-Settecento a parte), come gli “interni”, le “stanze” di casa, botteghe d’arte, salotti borghesi o umili antri popolari o cucine con frutta ortaggi e pollame e selvaggina in bella vista o, ancora, squallide bettole con vogliosi “vecchiacci” intenti a corteggiare le giovani e generose bellezze di turno. Cinque secoli di storia, si diceva. Dal “Sei-Settecento” fino al “Contemporaneo”. Oltre 120 i pezzi esposti, un’ottantina abbondante gli artisti rappresentati. Chapeau a Rabbione! Ma impossibile dar conto di tutti. D’obbligo, per la pagina seicentesca menzionare la grande tela (immagine – guida della mostra) “La bottega dell’arte” appartenente al “secolo d’oro” dell’arte fiamminga e firmata da Jacques de Claeuw: gli alunni impegnati a lavorare di buona lena, il maestro che corregge gli errori di un giovane discepolo, busti e fogli sparsi a terra, una statua di classica fattura e una colonna dorica sullo sfondo che apre al plumbeo paesaggio esterno, in primo piano un mappamondo a rappresentare il potere della Repubblica olandese
dopo la “Guerra degli 80 anni”, che ne sancì l’indipendenza. E via fra cucine più o meno “importanti”, il rituale protetto dalle mura domestiche della “ricerca di pidocchi”, le tante oscure bettole con il ridanciano “brillo” che alza il calice a se’stesso o con il monaco (di Godgried Schalcken) che offre denaro alla ragazza abbondante “di petto”, fino al triplice susseguirsi degli ambienti raffinati e di minuta eleganza di Pieter de Hook e al “Gesù nella stanza del Fariseo” del nostro Michele Antonio Milocco. Passando all’Ottocento, che meraviglia (da starci davanti a tempo illimitato) quegli “Occhi severi” di Demetrio Cosola da San Sebastiano Po: gli occhi del padre (è proprio vero! Allora bastava uno sguardo), la mano pronta al ceffone della mamma e il sorriso bonario del nonno. Lui, il piccolo “furfantello”, cappellino in testa, occhi bassi, atteggiamento pentito da non lo faccio più. Olio godibilissimo. E poi nomi che non necessitano di presentazioni, dal “fiammingo piemontese” Giovanni Battista Quadrone, alla “Donna al focolare” del biellese Lorenzo Delleani, seguito dal più estroso e “moderno” Vittorio Cavalleri, via via fino alle stupende incisioni di Celestino Turletti e del francese Carl Albert Waltner. Una trentina di artisti ci regala il Novecento. Dagli ambienti intimi e famigliari di Nella Marchesini, allo studio d’artista (al lavoro) di Ottavio Mazzonis, fino all’inquietante “Sogno – Presagio” di Francesco Tabusso, alle incisioni di Mario Calandri, Vincenzo Gatti e Giacomo Soffiantino, accanto a quattro corpose sculture di Riccardo Cordero, alla magnifica donna immobile di “Tre palle un soldo” di Guido Bertello, fino a “L’odalisca” di Giulio Da Milano, alla nitida sincerità di Enrico Paulucci, all’esaltazione del colore di Gianni Sesia della Merla (di recente
scomparso e a cui la mostra al “Lomellini” è dedicata) e all’onirica evanescenza dell’“Autoritratto in studio” di Francesco Menzio. Due su tutti i contemporanei. Pippo Leocata con la poetica ma ingegnosa site-specific “Stanza dei ricordi” (legni e acrilici), separé dai blu profili umani e dalle “iconiche” skyline di cupole e santuari, memorie di storie e paesaggi lontani nel tempo e nello spazio, ma ben vive e presenti per l’artista – architetto di origini siciliane, che in mostra presenta anche un “Omaggio a Mollino”, suo indimenticato maestro. E, per ultimo, l’“Inside. La vita è lì dentro” di Luisella Rolle. Finestre accese nel buio della sera. In attesa di spegnersi per dare spazio alla notte. Scrive Rabbione: “E’ la rarefazione dell’intera mostra, per offrire in chiave moderna un panorama nuovo, solitario e anonimo, il respingimento, il ritratto del tempo che stiamo vivendo”.