In piazza San Carlo a Torino
È dedicata a Mimmo Jodice la mostra che Intesa Sanpaolo apre al pubblico fino al 7 gennaio 2024 presso le gallerie d’Italia di piazza San Carlo, dal titolo “Mimmo Jodice. Senza tempo”.
Si tratta del secondo capitolo del progetto “La grande fotografia italiana”, curato da Roberto Koch e avviato con la mostra di Lisetta Carmi, allo scopo di realizzare un omaggio ai grandi della fotografia del Novecento in Italia. Nella mostra è coinvolto anche il regista Mario Martone, che ha diretto e realizzato un filmato documentario sulla vita di Mimmo Jodice, suo amico e concittadino che, per la prima volta, viene mostrato nelle sale espositive.
La mostra presenta ottanta opere dell’artista, di cui 22 fotografie della produzione di Mimmo Jodice dagli anni Sessanta agli anni Settanta e undici opere ( tra cui un dittico e un trittico) realizzate su commissione di Banca Intesa, dove la natura si fa immagine e interprete di una dimensione senza spazio e senza tempo. La sezione intitolata, appunto, “Natura”, esposta per la prima volta in una retrospettiva di Mimmo Jodice, aggiunge un nuovo valore alla ricerca.
Mimmo Jodice dimostra una straordinaria capacità di travalicare ogni contingenza temporale per fornirci delle immagini che mostrano una consistenza diversa da quella che fatti e foto di cronaca potrebbero dare.
Il tempo è un fattore decisivo in questo. E proprio il tempo, la capacità nel ribaltare il senso e quella di non farsi assoggettare alle sue regole, rappresentano quelle peculiarità che costituiscono la sapienza di Mimmo Jodice, che rifiuta le leggi del rapido consumo di immagini prese al volo. Il suo è, invece, il tempo della lentezza, il tempo lungo della comprensione, della sintonia con ciò che si ha davanti ed è anche il tempo della camera oscura, in cui si trova a contatto diretto con le immagini. Alla fine riesce a creare opere che sono reperti di un mondo sconosciuto, di un universo poetico e al tempo stesso straniante, senza tempo.
Nato a Napoli nel 1934 Jodice si è avvicinato alla fotografia attratto dalla sua capacità di creare visioni. Si tratta di un processo raffinato e intimo, che si nutre delle Sue memorie personali, di un’esistenza vissuta in una città sfolgorante e al tempo stesso segreta come Napoli, fatta di luoghi e memorie da svelare e comprendere. La mostra è dedicata alla capacità unica di Mimmo Jodice di mostrarci la realtà vista attraverso il filtro di un tempo sospeso e diverso.
I suoi esordi avvengono a stretto contatto con il tessuto culturale e sociale della sua città natale, Napoli. Nel corso degli anni Settanta sperimenta nuovi linguaggi tecnici e la materialità dello stesso oggetto fotografico, facendo della fotografia uno strumento fondamentale di impegno sociale. La figura umana dagli anni Ottanta non è più presente nelle sue fotografie e il centro della sua ricerca diventa il paesaggio, inteso come paesaggio di memoria, di sogno e di civiltà.
In occasione dell’esposizione, dal mese di ottobre, sarà presentato un ricco palinsesto per il tradizionale pubblico program INSIDE, in programma il mercoledì sera alle 18.30, con appuntamenti aperti a tutta la cittadinanza.
Mara Martellotta
Il catalogo della mostra è realizzato da Edizioni Gallerie d’Italia Skira.
“Mimmo Jodice. Senza Tempo”).
Gallerie d’Italia.
Dal 29 giugno 2023 al 7 gennaio 2024

Momenti che esprimono fascino e curiosità quelli dei pranzi dei sovrani sebbene raramente trattati dagli artisti. Di qui la grande ricerca dei curatori, per portare alla luce le occasioni pubbliche come quelle private delle teste coronate, non trascurando le rappresentazioni simboliche, le allegorie che racchiudono momenti e personaggi lontani nel tempo: in mostra, di anonimo fiammingo del finire del XVI secolo, “Il pranzo degli Asburgo”, proveniente da Varsavia, ovvero tre generazioni d’Asburgo, succedutesi sul trono delle Fiandre tra il ‘500 e il ‘600, Carlo V e Filippo II al centro della scena, a servirli i governatori di quei paesi, con un probabile Emanuele Filiberto ossequioso nei confronti del potente imperatore. Tra il pubblico (per i numerosi ospiti ammessi) e il privato altalena il “Banchetto offerto da Clemente IX a Cristina di Svezia il 9 dicembre 1668”, tramandatoci in grafica da Pierre-Paul Sevin, dove il pontefice occupa, davanti a una tavola riccamente imbandita, una posizione sopraelevata rispetto a quella della regina, in evidente segno di sudditanza e di rispetto, due silenziosi mondi chiusi in sé, se si pensa, ci dicono le cronache, che soltanto alla fine del pranzo venne offerta una poltrona a Cristina, accanto a Clemente, perché potesse avere con lui qualche attimo di conversazione.
(usato tra le corti come doni, in special modo quella sabauda), tele commissionate dal granduca Cosimo III a Bartolomeo Bimbi per il suo casino della Topaia; e le immagini delle bevande esotiche, il caffè, la cioccolata e il tè, frutto degli ampi commerci della Compagnia delle Indie che hanno il potere, tra l’altro, di dare il via ai tanti servizi in pregiata porcellana, magari con i decori cinesi e giapponesi che verranno in seguito imitati dalle manifatture europee. Gioiello di queste sale “Un tè a Evian”, opera di Ludwig Guttenbrunn del 1787, proprietà di una nobildonna inglese che l’ha volentieri ceduta per la mostra e quindi esposta per la prima volta al pubblico: il quadro a olio, di non rilevanti dimensioni (43,2 x 57,8 cm), racconta il rito pomeridiano del tè all’interno della sala di una residenza nobiliare sul lago di Ginevra. Carlo Emanuele, principe di Piemonte, e la consorte Maria Clotilde di Borbone sono ospiti di due dame inglesi: un momento assai privato in cui il sovrano non disdegna di servire amabilmente la bevanda alla sua dolce metà.



