Curato da “CAMERA” e promosso da “Exposed Torino Foto Festival” con il sostegno dell’Azienda Vinicola “Garesio”
Giovane, classe 1982, fotografa svizzera – italiana, oggi residente a Losanna, sul lago di Ginevra (nel Cantone di lingua francese del Vaud), è Olga Cafiero la vincitrice della prima edizione del “Garesio Wine Prize”, il nuovo Premio dedicato alla valorizzazione e alla promozione dei giovani talenti della fotografia contemporanea, promosso da “Exposed Torino Foto Festival”, il “Festival Internazionale di Fotografia” della Città di Torino. Dopo una laurea in “Fotografia”, un Master in direzione artistica all’“ECAL – Ecole cantonale d’art de Lausanne” e studi di Storia dell’Arte all’ “Università di Losanna”, Olga non è nuova ai successi e ai “momenti di gloria”. Fra i non pochi premi vinti figurano, infatti, l’“Hyères Festival de Mode et de Photographie”, il “BFF-Förderpreis”, lo “Swiss Design Award” e “L’enquête photographique Neuchâteloise”. Ragguardevole anche il numero delle mostre a lei dedicate in Svizzera, Italia, Francia, Olanda, Germania, Cina e Stati Uniti.
La giuria composta dal direttore artistico di “Exposed”, Menno Liauw, dal direttore artistico di “CAMERA”, Walter Guadagnini, e dalla titolare di “Garesio” (Azienda vinicola emergente di Serralunga d’Alba), Giovanna Garesio, ha incoronato, per questa prima edizione del Premio, Olga Cafiero , selezionandola tra i circa cento nuovi talenti della piattaforma europea “FUTURES Photography”, della quale “CAMERA” è l’unico rappresentante in Italia.
Al giudizio degli esperti, l’artista ha presentato alcune sue intense immagini appartenenti al Progetto “Flora Neocomensis” (2020) a lei assegnato dal Cantone di Neuchâtel, un vero e proprio censimento per immagini della flora locale, inseriti in un forte contesto storico, improntato sul rapporto “paesaggio e innovazione”, tema del Premio . “In poco più di un anno – sottolinea la Cafiero – ho dissotterrato più di 160 esemplari su più di 2.300 attualmente censiti, per un totale di sette serie fotografiche”. Il risultato è un singolare corpus di immagini, tanto rigoroso nell’approccio scientifico quanto poetico e affascinante nella sua resa visiva, “in cui l’incontro tra botanica, storia e fotografia dà vita a uno sguardo inedito e multidisciplinare sulla natura”. Il tutto attraverso cifre stilistiche capaci di ricondurre a giochi curiosi di sperimentazioni artistiche legate al contemporaneo, strizzando l’occhio al gusto parco e lineare della ricerca “minimal” o al groviglio di forme evanescenti di stesura e lettura informale, così come – in senso totalmente opposto – a certosine e vigorose perfezioni di tono seicentesco in cui “pittoricamente” paiono rispecchiarsi le “caraffe di vetro con i fiori” o i “canestri di frutta” di derivazione caravaggesca.

Per la sua vittoria, Olga Cafiero riceverà un premio in denaro e prenderà parte a una “residenza” presso la sede della “Garesio” a Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe del Barolo, dove sarà impegnata nella realizzazione di un progetto fotografico che sarà presentato durante l’edizione 2025 di “Exposed”.
La premiazione si terrà a “CAMERA” (via delle Rosine 18, a Torino) martedì 9 luglio, alle 18,30, nel corso di un evento aperto al pubblico, cui seguirà un aperitivo a base dei prodotti dall’“Azienda Vinicola Garesio”.
L’incontro sarà anche un’occasione per presentare il “Premio”, approfondire il lavoro dell’artista e introdurre alcune anticipazioni sull’edizione 2025 di “Exposed”.
Per ulteriori info: “CAMERA”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to
Gianni Milani
Nelle foto dalla serie “Flora Neocomensis”:
– Olga Cafiero
– “Promenade”, 2020
– “Lolium temulentum”, 2020
– “Lilium martagon”, 2020













Siamo, semplicemente, alla “Reggia di Venaria”e questi “strani personaggi” sono solo alcuni dei 20 protagonisti in bronzo, realizzati fra il 1978 ed il 2020, appartenenti al fantastico “Bestiario” di Luigi Mainolfi (avellinese di nascita ma torinese di lunga adozione, fin dagli anni Settanta, caratterizzati da ricerche performative basate sul rapporto fra corpo, gesto e scultura) ospite d’onore per tutta l’estate e, fino a domenica 10 novembre, della “Reggia di Venaria”. Selezionate dal direttore generale del “Consorzio delle Residenze Reali Sabaude” Guido Curto e dalla Conservatrice della “Reggia” Clara Goria, le sculture sono tutte “a tema zoomorfo”. Da qui il titolo, “Bestiario”, che rimanda ai “Bestiari” dei codici miniati medievali illustrati con raffigurazioni di animali reali e immaginari, e anche al celebre “Manuale di zoologia fantastica”, saggio del 1957 scritto, con la collaborazione di Margarita Guerrero, dallo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges, inventore eccezionale e non privo di singolare humor di un numero incredibile di creature partorite girovagando per “universi fantastici”, assolutamente ignoti ai più, dall’“Anfesibema” a “L’elefante che preannunziò la nascita di Buddha”, fino alla “Scimmia dell’Inchiostro” o allo “Zaratan”. Tema che ben presto ammalia anche Mainolfi, già autore del “Bestiario del Sole” (serigrafia su carta, 2008), popolato di colorate creature metamorfiche, sospese tra mito e fiaba, e nel 2018 del “Bestiario del firmamento”, realizzato per la Collezione dei “Sipari d’artista”, progetto della fiorentina “Associazione Amici della Contemporaneità” che, nel tempo, ha visto coinvolti nomi prestigiosi del “contemporaneo”, da Carla Accardi ad Aldo Mondino, fino a Mimmo Paladino a Getulio Alviani a Nicola De Maria e a Pino Pinelli.
