ARTE- Pagina 20

Riapre al pubblico la mostra allo Studio Museo Casorati di Pavarolo

Domenica 28 settembre ha riaperto al pubblico la mostra “Felice Casorati  Designer”, che è stata protagonista la scorsa primavera di un grande successo di pubblico. L’esposizione si arricchisce di un nuovo dialogo tra passato e presente, grazie all’intervento del designer Piergiorgio Robino. Il nuovo percorso infatti propone un dialogo inedito all’interno delle arti applicate associando Felice Casorati al Designer e artista piemontese Piergiorgio Robino.
La mostra rientra nel progetto intitolato “Pavarolo. Borgo Felice. Turismo sostenibile tra arte  e paesaggio”, che è vincitore del bando Territori in luce della Fondazione Compagnia di San Paolo; è visitabile fino al 9 novembre e segue un percorso che comprende lo Studio Museo Felice Casorati, la Veranda di Casa Casorati e la Torre Campanaria di Pavarolo.
Nello studio Museo, sito in via del Rubino 9,  sarà  possibile da parte del pubblico ammirare un tappeto steso sotto il tavolo di Casorati, una sorta di spazio pittorico a terra, e una poltrona contemporanea che dialoga con un cactus scultoreo del maestro. Nella Veranda di casa Casorati, in via Maestra 31, divenuta dal Duemila uno spazio espositivo, sarà avviato un con’fronto tra gli arredi originali progettati da Casorati e le nuove opere di Studio Nucleo create apposta per la mostra. Vi è la serie Assenze, che esplora il rapporto tra spazio reale e spazio virtuale, superficie e profondità,  trasformando la macchina in strumento espressivo. Nella Torre Campanaria di Pavarolo, in via Maestra 2, trovano posto i lavori più recenti del nucleo, tra cui il pezzo ‘Chaise en l’occurrance’.

Il critico Damiano Gullì sottolinea come le ricerche di Casorati possano essere considerate  una forma di proto-design, volumi essenziali e geometrie pure che hanno anticipato la nascita del design italiano. Parallelamente Studio Nucleo ha contribuito negli anni Duemila a legittimare il design da collezione in contesti di gallerie e musei, con un approccio totalmente svincolato dalla serialità produttiva.

Mara Martellotta

Gli Stati Generali dell’Enoturismo a Rosignano Monferrato

Domenica 5 ottobre 2025, Rosignano Monferrato celebra la 30ª edizione di Vendemmia in Arte con un programma che intreccia approfondimento, valorizzazione territoriale e spettacolo. Al centro della giornata: la tavola rotonda dedicata al futuro dell’enoturismo, l’Infernot Wine Festival con la Banca del Vino e, nel pomeriggio, il concerto di Giorgio Conte in trio – Sconfinando Tour 2025 in Piazza XI Settembre (ore 16.00, ingresso libero; in caso di pioggia al Teatro Ideal).

La mattinata si aprirà alle ore 10.00 al Teatro Ideal con la tavola rotonda:
“Vino, mercato ed enoturismo in Monferrato. La tendenza del calo dei consumi in quale modo può incidere sull’enoturismo nei territori del sito Unesco I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato?”

Un confronto di alto profilo, che vedrà la partecipazione di: Paolo Sabbatini (Università di Torino), Gianpaolo Fassino (Università Piemonte Orientale), Maurizio Gily (Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), Giovanna Quaglia (Presidente Associazione Paesaggi Vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato), Claudio Coppo (Presidente Consorzio Tutela Vini Colline del Monferrato Casalese – Piemonte Land of Wine), Federico Piemonte (Banca del Vino di Pollenzo). La tavola rotonda sarà coordinata dal giornalista Pier Ottavio Daniele.
Al termine, nel cortile d’onore del Palazzo Municipale, spazio al vino e alla convivialità con l’Infernot Wine Festival: un momento che celebra la tradizione locale e che segna un nuovo patto monferrino con la Banca del Vino di Pollenzo.
La festa proseguirà nel pomeriggio con il concerto di Giorgio Conte in trio – Sconfinando Tour 2025, alle ore 16.00 in Piazza XI Settembre, a ingresso libero.
Durante la giornata si ricorderà quarantennale del Consorzio del Barbesino e sarà inaugurato il murales dedicato al senatore Paolo Desana, padre della legge sulle Denominazioni di Origine Controllata, di cui fu promotore e primo firmatario.

“Questa edizione speciale di Vendemmia in Arte mette in risalto il ruolo dell’enoturismo come risorsa strategica per il Monferrato – ha dichiarato Cesare Chiesa, Sindaco di Rosignano Monferrato – con la presenza di autorevoli voci del mondo accademico, la nascita della sede monferrina della Banca del Vino e il contributo artistico di Giorgio Conte vogliamo offrire una giornata che unisce pensiero, cultura e comunità”.

Mara Martellotta

Spazio Giorgio Tonti, omaggio all’arte e alla libertà di pensiero 

Si è svolta sabato 27 settembre a Sala Monferrato l’inaugurazione dello “Spazio Giorgio Tonti”, pittore e grafico, fondatore nel 1968 dello Studio Zero a Milano, mancato a Sala nel 2021 dopo oltre venti anni di residenza nel nostro paese. Artista eclettico e versatile, Tonti ha attraversato molte avanguardie, sperimentate con libertà di pensiero, tocco originale unico e immediatamente riconoscibile. Attraverso uno straordinario curriculum di oltre cinquanta mostre in ogni parte del mondo, è considerato dalla critica uno degli artisti contemporanei più rappresentativi.

La presentazione del nuovo “Spazio Giorgio Tonti” è stata curata dal sindaco Mario Melotti e dalla figlia dell’artista Alessandra con l’apprezzato intervento della critica d’arte Giuliana Romano Bussola che ha sapientemente tratteggiato le caratteristiche stilistiche delle opere del grande artista e, in particolare, dei quadri esposti nelle due sale completamente ristrutturate dell’ex Asilo Comunale. Le delicate melodie dell’arpa, interpretate da Tera Trivero, hanno accompagnato il percorso artistico che i numerosi presenti hanno dimostrato di apprezzare. Un gustoso buffet, offerto dalla amministrazione comunale, ha completato il piacevole pomeriggio all’insegna della bellezza e dell’arte. L’allestimento è stato curato da “Espressioni” di Asti (Sergio Ollino e Tullio Smaniotto) con il supporto della raffinata grafica di Francesco Gemelli (“Tribe Communication” di Milano).
Ha dichiarato, soddisfatto, il sindaco Mario Melotti: “Lo Spazio Giorgio Tonti arricchisce una già importante offerta artistica e culturale del nostro paese che propone anche un museo dedicato a Nanni Ricordi, l’infernot di S. Francesco, l’antica ghiacciaia comunale e le belle chiese che custodiscono preziose tele e affreschi di Guglielmo Caccia. Ringrazio tutti i professionisti, i consiglieri comunali, gli amici e i volontari che si sono prodigati in questi mesi per la buona riuscita di questo grande evento”.

Al Museo Miit la personale di Sergio Cavallerin

“La disseminazione del segno”, dove a regnare sono i polimeri

Il Museo MIIT, diretto da Guido Folco e sito in corso Cairoli 4, sino al 15 ottobre 2025, ospiterà la mostra “Sergio Cavallerin. La disseminazione del segno” di un artista grande interprete della cultura creativa italiana e internazionale. Poliedrico, ironico, vulcanico, il maestro Sergio Cavallerin ha fatto della professionalità, del rigore la sua cifra stilistica primaria, eccellendo in ogni ambito artistico in un si è impegnato, dal fumetto alla grafica, dell’illustrazione alla pubblicità, fino alla pittura. In mostra sono esposte opere della famosa serie Polimeri,lavori pittorici, creativi e originalissimi, con un’importante valenza ideale. Qui l’artista sperimenta effetti ottici in una declinazione dello spazio abitato da reiterate presenze di personaggi dell’immaginario collettivo, in cui all’improvviso spunta un ospite da scoprire. Sembra quasi che l’autore abbia voluto provocare l’osservatore e la sua spesso distratta fruizione dell’opera d’arte coinvolgendo in un gioco-dialogo di un percorso visivo e mentale. Non tutta l’arte è uguale, sembra volerci dire il Maestro, e deve essere scoperta nel dettaglio per poterne assaporare fino in fondo l’alchimia e la bellezza. Le opere, definite dall’artista Polimeri, riprendono il senso insito nella parola, una ripetizione continua di presenze ed elementi più piccoli uniti attraverso legami indissolubili. Una sorta di simbolica e concettuale visione della società odierna, perennemente interconnessa, in cui ogni elemento si fonde con il tutto.

Ogni polimero di Cavallerin si distingue per una domanda, la cui risposta allude al gioco. Se ci troviamo in un polimero con dei palloni, ci viene chiesto di trovare l’arbitro. Su uno con delle faci su fondo rosso, ci viene chiesto di trovare il martello; se ci troviamo in un altro polimero con degli spinaci, si chiederà di trovare Braccio di Ferro. Ogni polimero è un’opera d’arte, stimolando una riflessione ben oltre la superficie, perché l’artista vuole portarci dentro il senso nascosto dell’enigma. La vera opera non è il quadro in sé, ma il rebus celato dietro la domanda, rivelandosi nel piccolo elemento della risposta, che il fruitore dovrà rielaborare nel senso. Prendiamo il polimero che ci chiede dove sia la mosca bianca, che rappresenta un modo di dire per sottolineare una rarità. La mosca bianca non esiste se non nell’immaginario metaforico, ma diventa simbolo delle cose rare e preziose, come le risposte create da Cavallerin, perché non dipinte ma realizzate su metalli pregiati, oro bianco e argento, da lui stesso disegnate, ritagliate e applicate sulla tela come un diadema incastonato su un qualsiasi oggetto al fine di definire una maggiore pregevolezza e unicità.

Secondo il critico Andrea Baffoni, si tratta dell’inedito regno della Pop Alchimia, qualcosa di mai sperimentato prima e con cui riflettere il senso di entropia contemporanea, un linguaggio dal risvolto esistenziale in cui la centralità è incarnata dalla risposta, in virtù della sua realizzazione in metallo raro. Ogni polimero diventa spazio di indagine individuale e real, un personale cammino iniziatico per arrivare a u a verità che, di fatto, rappresenta il raggiungimento della consapevolezza. I Polimeri di Cavallerin rappresentano personaggi letterari amati e conosciuti da tutti, come Pinocchio e Geppetto, elementi naturali come il Sole e la Luna, simbolo degli opposti e delle energie esistenziali che si completano, animali ripetuti come la mosca, ma con una speranza di cambiamento ideale alla ricerca del loro sempre più raro mutamento.

“Nell’arte di Cavallerin – spiega il direttore del Miit Guido Folco, curatore della mostra – l’aspetto comunicativo passa anche attraverso i cromatismi vibranti e accesi di luce, dal rosso al giallo, dal verde all’arancio, creando un impatto visivo potente, elemento impresso nell’osservatore, come uno spot che lancia un messaggio sempre diverso, ma sempre condiviso dai fruitori dell’opera. Cavallerin è riuscito nell’impresa di raccontare il mondo a modo suo, trasversale alle mode del momento con uno stile definito e maturo, catturando l’attenzione del pubblico attraverso un linguaggio accessibile e diretto, coinvolgente e, contemporaneamente, stimolante”.

Mara Martellotta

Ultima settimana: “Ritratti…”. 90 e tutti “da incorniciare”

In mostra al “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano”, un secolo di grande Fotografia internazionale in arrivo dalla “Collezione Bachelot”

Fino al 5 ottobre

Correva l’anno 1960. Una bellissima, poco più che ventenne e dal sorriso irresistibile Romy Schneider (icona cinematografica della “Principessa Sissi”), accanto a un cinquantenne, un po’ distratto, Luchino Visconti, ammicca divertita al “paparazzo” che la “punta”, benevolmente “minacciandolo” di diventare lei la fotografa e lui, a breve tiro, il bersaglio del suo scatto. Il “povero” malcapitato fotografo è il celebre americano Sanford H. Roth (grande amico e fotografo quasi “personale” di James Dean che considerava Roth e la moglie come una sorta di “genitori adottivi”) e la foto è una delle circa 90, originali, esposte, fino a domenica 5 ottobre, negli spazi del “Corridoio della Camera Italiana” – Museo Nazionale del Risorgimento” di piazza Carlo Alberto (Palazzo Carignano) a Torino. Tutte in arrivo  da Parigi, dalla “Collezione Florence e Damien Bachelot”, fra le più importanti raccolte fotografiche private a livello europeo, rappresentano una suggestiva, protratta nel tempo, “città di ritratti” – secondo la calzante definizione assegnata alla mostra dalla curatrice Tiziana Bonomo (“ArtPhotò”) cui si deve anche, quale immagine guida, la scelta di “Lanesville”, 1958, di Saul Leiter – promossa dall’Associazione Culturale “Imago Mundi” di Torino e titolata, in linea con i soggetti esposti, “Ritratti. Collezione Florence e Damien Bachelot”.

 Una “città di ritratti”, per l’appunto: antologia di volti e figure che sono narrazioni di vite, le più varie e intense, immagini glamour e di umane miserie, di infinite gioie e struggenti dolori, di amori e odi senza fine, uno “sguardo rivolto – ancora Bonomo – alla nostra umanità fatta di miti, di emozioni e di concrete attuali realtà sociali”. Articolato, infatti, in quattro emblematiche sezioni – “Attualità”“Miti”“Società” ed “Emozioni” – l’iter espositivo ci porta dallo scatto iconico (che fece il giro del mondo) del neozelandese Brian Blake, immortalante Pablo Picasso mentre assiste a una corrida con la moglie Jacqueline Roque e Jean Cocteau alla potente capacità documentaria di Lewis Hine, che nella prima metà del Novecento fece dell’arte fotografica uno prezioso strumento di denuncia sociale, ritraendo i volti dei bambini migranti italiani negli States per raccontare la brutalità del lavoro minorile, fino ad arrivare ai toccanti ritratti dei soldati ritratti dal fotoreporter francese  Gilles Caron in Israele, durante la “Guerra dei sei giorni” (giugno, 1967) e in Irlanda del Nord, in occasione  del “The Troubles”, il conflitto fra comunità cattolica e i protestanti dell’Ulster, che durò circa trent’anni. Ma anche scatti meno “impegnativi” come quelli di un’inedita Nan Goldin, fotografa e attivista statunitense, oggi 71enne, con due immagini dedicate a una seducente (classe ’62) Jennifer Jason Leigh, attrice considerata, secondo la Rivista “Harper’s”, una delle dieci donne più belle d’America.

E’ davvero una lunga, suggestiva galoppata attraverso il Novecento della Fotografia fino alla contemporaneità, quella cui ci invita (e l’invito, in ogni istante, è sempre particolarmente ben accetto) dalla rassegna, “attraverso – si specifica in nota – un genere, quello del ritratto, che ben prima dell’era del ‘selfie’ e dei “social”, ha seguito un proprio percorso, riflettendo i mutamenti di costumi, identità e visioni del mondo”. Così, accanto a ritratti di “quotidiana umanità”, regalatici da grandi maestri come Dorothea LangeSaul LeiterWilliam KleinElliot Erwitt e la panamense Sandra Eleta (oggi, a 82 anni, la fotografa forse più famosa a livello internazionale) presente in mostra con “Siembra” (1976) eccezionale “reportage” sulla vita quotidiana degli abitanti e delle “campesinas” di Portobelo, troviamo anche un raro “lightbox” contenente immagini di Brigitte Bardot, firmato dal romano Elio Sorci, fotografo “maximus” della “Dolce Vita” e “cacciatore” super agguerrito delle più note celebrità del “jet set” americano.

Nota interessante: la mostra in naturale armonia con il “Museo”, propone anche in un video un saggio del patrimonio dei 17mila documenti fotografici custoditi. Tra i protagonisti del Risorgimento spiccano i ritratti della Contessa di Castiglione, pioniera nell’Ottocento nell’utilizzo della fotografia come strumento per costruire e diffondere la propria immagine e il proprio fascino. Sottolinea, in proposito, Luisa Papotti, presidente del “Museo”: “La fotografia, inizialmente percepita come surrogato del ritratto pittorico, diventa rapidamente linguaggio autonomo e strumento di propaganda e costruzione dell’identità nazionale. I ritratti di sovrani, patrioti, combattenti non solo eternano i volti del Risorgimento, ma diffondono l’ideale unitario. Esporre questi materiali accanto ai ritratti contemporanei della ‘Collezione Bachelot’ significa restituire continuità al racconto dell’identità attraverso l’immagine”.

Gianni Milani

“Ritratti. Collezione Florence e Damien Bachelot”

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, piazza Carlo Alberto 8, Torino; tel. 011/5621147 o www.museorisorgimento.it

Fino al 5 ottobre –  Orari: mart./dom. 10/18

Nelle foto: Roth H. Sanford “Romy & Luchino Visconti”, ca. 1960; Brian Brake “Picasso’s Bullfight, Valauris, 1955; Gilles Caron “Israel …” 1967; Sandra Eleta “Siembra”, 1976  

“Riprendiamoci la vita”, personale di Paola Agosti

E’ un suggestivo viaggio fotografico alla scoperta dei “movimenti femministi” anni ’70  alla biellese “BI-Box Art Space”

Dal 4 settembre al 19 ottobre

Biella

“Riprendiamoci la vita”. Il titolo della mostra replica in parte il titolo  (“Riprendiamoci la vita. Immagini del Movimento delle donne”, Savelli, ’76) della prima, importante pubblicazione della fotografa e scrittrice torinese Paola Agosti (classe ’47, figlia del magistrato antifascista Giorgio Agosti, fra i fondatori del “Partito d’Azione”), cui la Galleria “BI-Box Art Space” di Biella dedica, nell’ambito del Festival “Contemporanea. Parole e storie di donne”da giovedì 4 settembre a domenica 19 ottobre, una coinvolgente rassegna concepita come una sorta di “viaggio fotografico”, rigorosamente e dovutamente in b/n, all’interno di quel “movimento femminista” anni ’70, capace in allora  di prendere forma impetuosa come forza collettiva tesa a cambiare e a lasciare un segno profondo nella società. Titolo che richiama anche uno dei motti allora più in voga fra le giovani e meno giovani femministe in marcia costante per manifestazioni, cortei e girotondi, fra grida di alta “sorellanza”, e assemblee tenute in ogni dove, in cui spesso risuonavano per l’appunto slogan come La lotta non è finita, riprendiamoci la vita. O Donna è bello, strega è meglio graficamente accompagnato, come ci raccontano alcune foto in mostra, dal tipico “simbolo di Venere” (un cerchio con croce sottostante) fra i vari – il colore viola, la pianta di mimosa e la labrys, l’ascia bipenne simboleggiante forza ed indipendenza e il supergettonato “gesto della vagina” o del triangolo “manuale” – adottati all’interno del “movimento”, straricco di un patrimonio visivo che raccontava (e ancor oggi dovrebbe raccontare) il desiderio e il diritto a quella libertà e a quell’eguaglianza in grado di trasformare profondamente (e in gran parte ci riuscì) la società italiana di quegli anni. Un lascito ereditario importantissimo per le future generazioni (che in parte sembrano oggi averne perso contezza) e che invece per chi, come il sottoscritto, porta ormai il peso del tempo sulle spalle, restano echi remoti ma ancora ben vivi e importanti (quanto importanti, oggi più che mai!) negli occhi e nella memoria.

Complessivamente sono venti le immagini esposte a Biella nelle loro stampe originali “vintage”. Sottolinea il curatore della rassegna Marco Albertaro, studioso di storia della “militanza politica” e docente di “Storia Contemporanea” presso l’Università di Torino: “Agosti restituisce la complessità di un’epoca, con fotografie che documentano manifestazioni, assemblee, cartelli, striscioni e soprattutto i volti delle donne che hanno creduto nella possibilità di una vita diversa, più libera e autodeterminata. Il divorzio, la parità nella famiglia, la tutela della maternità, la possibilità di scegliere per se stesse: per chi oggi è giovane, molti di questi diritti possono sembrare scontati. Ma dietro alla loro conquista c’è stato un lungo percorso collettivo, fatto di battaglie, coraggio e partecipazione. Questa mostra intende creare un ‘ponte generazionale’, offrendo l’occasione di riflettere sul presente a partire da uno sguardo rivolto al passato”. La stessa mostra sarà anche occasione per un successivo incontro con Paola Agosti a “Palazzo Ferrero”, sempre a Biella e sempre nell’ambito del Festival “Contemporanea”, in programma per sabato 27 settembrealle 16,30 (ingresso libero), in cui verrà presentato il suo ultimo libro edito nel 2023 da “Einaudi”, dal titolo “Covando un mondo nuovo. Viaggio tra le donne degli Anni Settanta”. A partire dalla raccolta di fotografie del volume, insieme a Bendetta Tobagi e in conversazione con Daniele Scaglione“l’incontro permetterà di ripercorrere quella che è stata definita la sola rivoluzione riuscita del Novecento, ovvero quella delle donne”. Non solo. L’incontro consentirà anche di tracciare in modo più ampio il ritratto di un’artista impegnata da oltre cinquant’anni e a tutto campo, in chiave non solo estetica ma fortemente socio-politica, su tematiche che nel corso del tempo hanno veleggiato dal mondo femminile e femminista, all’apartheid in Sudafrica, alle condizioni miserevoli delle contadine e dei contadini incontrati sui sentieri langaroli di Nuto Revelli e a quelle, non meno impietose, degli emigrati piemontesi in Argentina; via via fino alla “Rivoluzione dei garofani” (’74) a Lisbona, ai movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam, al Cile di Salvador Allende, che fotografa e conosce personalmente, prima del “golpe” dell’11 settembre del ’73. Una vita per la “sua” fotografia. Un mondo di immagini, di storie e ritratti. Di denuncia sociale e incrollabile monito politico in scatti “mai fine a sé stessi, ma indissolubilmente intrecciati al contenuto. Anche quando quest’ultimo è il semplice ritratto di una persona”.

Gianni Milani

“Riprendiamoci la vita. Immagini del Movimento delle donne”

BI-BOx Art Space, via Italia 38, Biella; tel. 3497252121 o www.bi-boxartspace.com

Fino al 19 ottobre. Orari: giov. – ven. 15/19,30; sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto: “Occupazione femminista alla ex-Prefettura di Roma”, 1976; “Manifestazione studentesse femministe”, 1976

A The Others in arrivo 57 espositori da tutto il mondo

THE OTHERS ART FAIR – XIV EDIZIONE

The future is here, right now!

 

30 ottobre – 2 novembre 2025

International Training Centre of the ILO

Viale Maestri del Lavoro, 10 – Torino

www.theothersartfair.com

The Others Art Fair svela l’immagine guida della XIV edizione e annuncia i 57 espositori che parteciperanno alla fiera in programma a Torino negli spazi dell’ITCILO dal 30 ottobre al 2 novembre 2025, dando vita a costellazioni di pratiche che invitano a comprendere, e non soltanto a immaginare, l’arte che verrà.

 

Dopo l’anticipazione di luglio delle sei gallerie che interagiranno con le suite – A.MORE Gallery, Antonio Colombo Arte Contemporanea, Artra, Contour Art Gallery, Galleria Davide Di Maggio e Gaze-Off – e le novità sui focus dedicati a performance, video d’arte e opere sonore, The Others rivela non solo i nomi degli espositori provenienti sia dall’Italia che dall’estero – tra cui Slovacchia, Spagna, Perù, Cuba, Lituania, Francia, Svizzera, Argentina e Portogallo – ma anche tre percorsi trasversali che emergono nei loro progetti e che diventano chiavi di lettura per questa edizione: la soglia e la città, il viaggio e l’interculturalità, il corpo e gli inganni della visione.

 

A guidare questo processo è il direttore artistico Lorenzo Bruni, curatore indipendente con una lunga esperienza internazionale, affiancato da un board curatoriale composto da Caterina Angelucci, Carolina Ciuti, Lýdia Pribišová ed Elisabetta Roncati, le quali approfondiranno i temi di questa edizione per mezzo di focus, visite guidate e tavole rotonde. Un gruppo che ha lavorato insieme per mantenere fede alla vocazione di The Others: essere un laboratorio critico e relazionale più che un semplice appuntamento fieristico.

 

Per il secondo anno consecutivo, The Others trasformerà il Campus dell’ITCILO in un organismo culturale vivo: un luogo dove realtà internazionali mettono in dialogo tecniche tradizionali e algoritmi, corpo e città, memoria e futuro. Visitare The Others significa confrontarsi con un mosaico ricco di spazi non profit, gallerie emergenti e consolidate, artist run space e home gallery che, insieme, confermano la vocazione della fiera: generare opere e pratiche capaci di dialogare non solo con lo spazio fisico che le accoglie, ma anche con le tensioni del nostro tempo.

 

IL CONCEPT DELL’IMMAGINE GUIDA 2025 – “Allegoria del futuro

L’immagine guida della XIV edizione di The Others porta la firma di Simone Rotellanoto illustratore e grafico pubblicitario torinese, riconosciuto per uno stile distintivo, frutto di una rigorosa ricerca tra combinazioni di colori e punti di vista cinematografici. Per la fiera, Rotella ha realizzato “Allegoria del futuro”: un’illustrazione evocativa dal tono distopico che reinterpreta in chiave creativa il tema centrale di questa edizione, “The future is here right now”. L’immagine ritrae infatti tre figure di età diverse, due umane e una robotica, che si alternano in modo ciclico, suggerendo un percorso evolutivo nel tempo. «L’ispirazione mi è venuta osservando un quadro di Tiziano di metà ‘500, in cui tre teste maschili simboleggiano rispettivamente: la giovinezza, la maturità e la vecchiaia – racconta l’artista – Da qui una domanda mi è sorta spontanea: “Siamo pronti per cosa ci riserva il futuro? Le sfide tecnologiche ed i suoi nuovi ed imprevedibili orizzonti?”. Utilizzando un androide come simbolo di “maturità”, ho voluto immaginare visivamente una premonizione quasi aristotelica del cammino che l’uomo intraprenderà nei prossimi anni».

 

PROGETTI ESPOSITIVI – TEMI E PERCORSI

57 espositori animeranno la palazzina dell’ITCILO con proposte elaborate appositamente per l’occasione articolate in tre grandi macro-aree che diventano chiavi di lettura dell’edizione 2025

“L’arte del Giardino pittoresco” al Giardino Botanico Rea

Fino a venerdì 17 ottobre sarà visitabile, presso il Giardino Botanico Rea di San Bernardino di Trana, la mostra dal titolo “L’arte del giardino pittoresco”, da un’idea di Alessandra Maritano, Maria Luisa Reviglio della Veneria e Sabina Villa, con il patrocinio del Comune di Trana, Città Metropolitana di Torino, Consorzio Vittone e per iniziativa del Centro Arti e Tradizioni Popolari, Amici della Sacra di San Michele, Giardino Botanico Rea, UNIVOCA, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia.

La locuzione “giardino pittoresco” designa  una particolare tipologia di giardino, quella che noi definiamo “all’inglese”. La passeggiata è il suo cuore pulsante, il percorso iniziatico che il visitatore deve compiere per scoprire il luogo in cui si trova e, forse se stesso. A questo percorso romantico e peculiare è dedicata questa mostra. L’iniziativa nasce da un’idea di Alessandra Maritano che ha voluto far conoscere un percorso di ricerca compiuto da Maria Luisa Reviglio della Veneria e Sabina Villa, incentrato sulla moda del giardino pittoresco, nato in Inghilterra e approdato a metà del Settecento in Germania, Francia e, per ultimo, in Italia, a seguito di una moda culturale favorita da intellettuali ed eruditi e da una imponente divulgazione teorica. La mostra a pannelli è stata accolta con grande interesse dal Giardino Botanico Rea, dalla responsabile Liliana Quaranta e dal Comune di Trana.

L’amministrazione comunale di Trana è lieta di sostenere l’iniziativa “A spasso nel Giardino pittoresco…un per orso romantico”, ospitata al Giardino Rea. La mostra valorizza il patrimonio naturale e paesaggistico che parla di bellezza, natura e conoscenza, restituendo al visitatore le emozioni di un viaggio nella storia dell’arte dei giardini.

“Il Giardino Rea conferma così il proprio ruolo di presidio culturale e scientifico – spiega la Sindaca Cinzia Pachetti – nodo vitale all’interno della rete internazionale dei Giardini e degli Orti Botanici, luogo di ricerca, incontro e sperimentazione aperto a tutti. Con questa iniziativa il Comune ribadisce l’importanza di promuovere il dialogo tra natura e cultura, affinché il Guardino continui a essere un punto di riferimento per la comunità locale e per i tanti visitatori che lo seguono come spazio di conoscenza, meraviglia e condivisione”.

La mostra sarà visitabile dal lunedi al venerdi, dalle 9 alle 12  e dalle 13 alle 17. Sabato chiuso, domenica dalle 14 alle 18.

Mara Martellotta

Alla Fondazione Francesco Federico Cerruti “Confluenze e Interferenze”

La Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte presenta il calendario delle iniziative che animeranno la programmazione culturale dell’autunno 2025, intrecciando le tre principali linee di attività della collezione. “Interferenze”, programma avviato nel 2024, trasforma la Casa Museo in un laboratorio dialogico; ogni interferenza prevede l’intervento di un artista contemporaneo tra le sale della collezione, inserendosi nel suo palinsesto storico. “Confluenze” è lo strumento espositivo che, attraverso prestiti mirati di opere iconiche, accende nuove letture della collezione Cerruti. Le opere ospiti entrano in dialogo con i capolavori della Casa Museo, generando cortocircuiti di senso e nuove traiettorie di interpretazione. Infine, la collana edita da Allemandi e curata nei suoi primi tre numeri da Andrea Cortellessa, “I Quaderni di Fisica e Metafisica”, mette in scena la forma editoriale della collezione  Cerruti, che agisce come organismo vivo e di cui ogni volume è un esercizio critico che unisce indagine scientifica e riflessione filosofica, con il contributo di scrittori e artisti.

“Interferenze”: Alessandra Ferrini, Gala Porras-Kim, Enrico David.

Avviato nel 2024, il programma introduce opere di artisti contemporanei all’interno delle sale della collezione Cerruti, generando disturbi creativi e innescando dialoghi inattesi fra patrimonio storico e presente. Questi interventi, prodotti in dialogo con le mostre del Castello di Rivoli o con i contenuti de “I Quaderni di Fisica e Metafisica”, creano cortocircuiti tra passato e presente, restituendo al pubblico nuove prospettive di lettura. La prima interferenza sarà quella di Alessandra Ferrini; faranno seguito quelle di Gala Porras-Kim e di Enrico David. L’opera video “Unsetting genealogies” del 2024 di Alessandra Ferrini (Firenze 1984) propone un’indagine critica sull’eredità del Fascismo e del Colonialismo, che anticipa il suo contributo al terzo Quaderno “La forma dell’Italia”. L’opera nasce dalla ricerca a lungo termine condotta dalla Ferrini sulla storia delle istituzioni culturali italiane. L’opera intreccia vicende famigliari e narrazioni storiche, interrogando il rapporto tra estetica, ideologia e propaganda, attivando una attenta riflessione sulla storia coloniale, le classi sociali, l’imperialismo europeo e l’eredità del Fascismo. In particolare, l’artista esamina la politica culturale del Fascismo sulle arti, mettendo in luce la relazione tra estetica, ideologia e propaganda. Il punto di partenza dell’opera è una fotografia che ritrae Giuseppe Volpi, Conte di Misurata, imprenditore e politico italiano, durante l’inaugurazione della terza Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nel 1935. In quell’edizione fu istituita la coppa Volpi, premio alla miglior attrice e al miglior attore intitolato proprio al Conte di Misurata, allora presidente della Biennale di Venezia e figura di spicco del Partito Nazionale Fascista, nonché ex Ministro delle Finanze del Governo Mussolini. Volpi ricoprì un ruolo centrale nella brutale repressione anticoloniale in Libia, che culminò nel genocidio dell’Ordine Selussita alla fine degli anni Venti. Queste immagini d’archivio hanno innescato una riflessione sull’origine della Mostra del Cinema di Venezia, fondata nel 1932 dallo stesso Volpi insieme ad Antonio Maraini e Luciano De Feo, ma anche sulla gestione della stessa da parte di Maraini e Volpi durante il regime fascista. Antonio Maraini, scultore e politico, fu direttore della Biennale d’Arte tra il 1928 e il 1942. Tre membri della famiglia di Alessandra Ferrini, una prozia, la nonna e il nonno, lavorarono presso la tenuta di Maraini, a Firenze, negli anni Trenta e Quaranta, come personale di servizio. Attraverso archivi personali e storici, Ferrini fa emergere microstorie individuali accanto a narrazioni storiche dimenticate o rimosse, mettendo in scena una tensione tra la sfera pubblica e un’altra domestica.
Alessandra Ferrini, artista, educatrice, ricercatrice italiana residente nel Regno Unito, ha realizzato il video “Unsetting genealogies” all’interno di un’installazione composta da due ambienti ispirati alla fotografia d’archivio dell’inaugurazione della Mostra del Cinema: uno richiama lo spazio domestico, mentre l’altro presenta grandi riproduzioni di immagini d’archivio riguardanti spazi istituzionali.

Mara Martellotta

Il Castello di Rivoli festeggia i quaranta anni  con  “Inserzioni”

Opere commissionate a Guglielmo Castelli, Lydia Ourahmane e Oscar Murillo, visitabili fino a febbraio 2026

Il Castello di Rivoli presenta nel solco dei festeggiamenti per i quaranta anni dalla sua fondazione, la nuova serie “Inserzioni”, un nuovo format volto a commissionare ad artisti contemporanei un’opera pensata per il Castello. La prima edizione del progetto, dal 26 settembre fino a febbraio 2026, vede coinvolti gli artisti Guglielmo Castelli (Torino, 1987), Lydia Ourahmane (Saïda,1992) e Oscar Murillo (Valle del Cauca, 1996). In concomitanza con “Inserzioni”, il Museo presenta anche l’opera vincitrice del Premio Collective 2025 “Cultural Lost and Learned by Heart: Butterfly”(2021) di Adji Dieye (Milano, 1991) e la recente acquisizione tramite il bando PAC del Ministero della Cultura italiano di “Mare con gabbiano” di Piero Gilardi (Torino, 1942-2023) e di “a.C.”(2017) di Roberto Cuoghi (Modena, 1973).

“Inserzioni”, con cadenza semestrale, trasforma gli spazi dedicati alla collezione del Museo in una mostra collettiva in divenire, e introduce nuove commissioni nel tessuto della collezione del Castello di Rivoli, invitando una selezione di artisti contemporanei rilevanti oggi a intervenire ciascuno in una sala del museo, per relazionarsi con l’architettura aulica e le altre opere allestite. Il format, della durata di sei mesi, e rinnovato due volte l’anno, trasforma sale solitamente dedicate alla collezione in una mostra collettiva in continua evoluzione, apportando le nuove voci artistiche a cui normalmente i musei dedicano una sala a parte. Questo permette di arricchire l’offerta culturale degli allestimenti della collezione, con artisti, movimenti e aree geografiche finora non pienamente rappresentati nella storia espositiva e nel patrimonio artistico del Museo.
Ispirandosi alla formula inaugurata dal primo direttore Rudi Fuchs, per la prima mostra “Ouverture” del 1984, ogni artista è invitato a creare un’opera specificamente concepita per una stanza delle sale auliche del Castello, quasi a collaborare con esse attraverso il tempo storico. Come per la prima mostra, gli artisti vengono messi al centro del progetto sottolineando il valore delle ricerche individuali di ciascuno di loro. Il Museo intende mantenere la sua caratteristica apertura alle voci e agli artisti della storia dell’arte. Questo modus operandi incorpora oggi principi quali inclusione, apertura ad altre culture e approcci e partecipazione sociale e culturale.  Un’altra particolarità del Castello riguarda il suo carattere non finito, che lo trasforma in un contenitore che gli artisti possono completare, così da far nascere esperienze ed allestimenti unici.
Il progetto è sostenuto da Radical Commissioning Group, un gruppo ristretto di benefattori che crede, come Museo, nella necessità di dare carta bianca agli artisti per creare opere visionarie dando la possibilità contemporaneamente all’istituzione di espandere la propria voce.

Guglielmo Castelli presenta la nuova serie scultorea da esporre nella sala affrescata dedicata ai continenti, serie che vede alcuni dei personaggi che popolano i suoi dipinti sfuggire da essi per esibire in forma bidimensionale, in curiosi ambienti tridimensionali, un’idea di infanzia silenziosa e di attesa. Le figure umane delle opere, realizzate su ritagli di carta, sono coreografie intorno a piccole maquette di tavoli progettati dall’artista in ambiente casalingo e teatrale immaginario. Alle pareti una serie di dipinti, tra cui uno monumentale di oltre 3 metri, raffigurano le atmosfere fantastiche e condensate tipiche di Castelli, in cui si svolgono molteplici azioni, cadute e fallimenti. Nella sala adiacente sono esposte alcune opere su carta e, per la prima volta una speciale presentazione di materiali preparatori e di quaderni di schizzi di Castelli, che comprendono studi di personaggi del suo mondo inventato, apparenti scariche diventano ecosistema e stratificazione, insieme a prove di composizione che rivelano il processo di composizione dei suoi quadri.

“Per Voce” del 2025 è una nuova commissione di Lydia Ourahmane, realizzata in collaborazione con la sorella Sarah, compositrice e musicista. Una composizione scritta per tre cantanti non vedenti, che si sviluppa in due spazi del Museo: appena visibile, ma percettibile al tatto, la partitura è incastonata nelle pareti di ogni stanza, e rimane dunque aperta a future attivazioni. La partitura analizza l’architettura completamente determinata dalle dimensioni della stanza, con finestre e porte che dettano le pause e la lunghezza delle pareti che modella la durata. Una volta attivata, ogni cantante segue con la mano la propria parte tracciando la partitura in Braille, mentre si muove per il Castello. Le partiture si presentano come un’unica riga con le note, la loro durata, l’altezza in ottave, le legature, le pause e le istruzioni comunicative in sequenza.

In seguito a una visita al Museo, Oscar Murillo ha scelto la Sala 18 come ambientazione per la sua installazione immersiva site-specific “A see of history” (2025). L’opera riunisce 48 dipinti della serie “Disrupted Frequences”, di Murillo, che invita i visitatori a esperire l’opera dal basso, con l’affresco caduto e sospeso nel tempo. Composta da un arazzo di tele intrecciate, l’installazione esplora una tensione tra visione e vastità, immaginando nuovi territori scolpiti in un mare di segni stratificati. Iniziata nel 2013, “Frequences” prevedeva il posizionamento di tele vuote sui banchi di scuola di tutto il mondo, e la cattura di segni consci e inconsci lasciati dagli studenti. Concepite dall’artista come dispositivi di registrazione analogica, queste tele fungono da registro frammentato di una frequenza culturale, sociale e globale. Su questi frammenti Murillo ha lavorato con varie tonalità di blu, applicando pennellate gestuali di pittura a olio e una miscela di pigmento iridescente che ricorda sia l’oceano sia il cielo, elementi che legano e separano lo spazio geografico. In questo terreno sospeso, la storia e il tempo diventano incerti e aperti alla riconfigurazione. L’installazione sarà acquisita dal Museo al termine della mostra.

Mara Martellotta