ARTE- Pagina 2

Artigianato sì … ma “che artigianato!”

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari

Caravaggio. Una vita difficile

MUSEI REALI DI TORINO | PALAZZO REALE

Sala da ballo | secondo piano

 

MARTEDÌ 7 LUGLIO 2026, ORE 17.30

 

 

CONFERENZA DI

FRANCESCA CAPPELLETTI

Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma

CARAVAGGIO. UNA VITA DIFFICILE

 

 

Uno degli appuntamenti del public program che accompagna la mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

 

 

“La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo”; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

I Musei Reali di Torino proseguono il percorso di collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni culturali italiane, promuovendo un dialogo fondato sullo scambio di capolavori, sulla condivisione di competenze e sulla valorizzazione comune del patrimonio attraverso incontri, conferenze e progetti condivisi.

 

Martedì 7 luglio 2026, alle ore 17.30, la Sala da ballo al secondo piano di Palazzo Reale a Torino ospita la conferenza di Francesca Cappelletti, Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma, dal titolo Caravaggio. Una vita difficile.

 

L’incontro è uno degli eventi collaterali che accompagnano la mostra La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo, in corso fino al 15 settembre 2026 nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, che propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548).

Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca.

 

 

 

Conferenza

Francesca Cappelletti. Caravaggio. Una vita difficile

Torino, Palazzo Reale | Sala da Ballo, secondo piano (Piazzetta Reale, 1)

Martedì 7 luglio 2026, ore 17.30

 

Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali di Torino, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prenotazioni al link:

https://forms.zohopublic.eu/intranetmuseireali/form/ConferenzelegateallamostradossierLottoeSavoldo/
formperma/ReaEOEegGYgSrK_Bpxk5MW8-dmEg12lrxayHfY98ocg

 

 

Mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1)

30 maggio – 15 settembre 2026

Orari: dal giovedì al martedì, 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)

Chiuso il mercoledì

 

La mostra dossier è a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli

Progetto allestitivo Stefania Dassi e Barbara Vinardi

Progetto grafico Paolo Mamino

Filmato prodotto da Stefano P. Testa per Lab80 Film su un testo di Alessandro Uccelli

 

I Musei Reali di Torino ringraziano

L’Accademia Carrara di Bergamo

La Biblioteca Marciana di Venezia

La Fondazione Roberto Longhi di Firenze

 

Ingresso alla Galleria Sabauda compreso nel biglietto dei Musei Reali

Intero € 15,00; Ridotto: € 2,00 (ragazzi di età dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni; persone con disabilità e un loro accompagnatore; Insegnanti con scolaresche; Guide turistiche con gruppi; Personale del Ministero della Cultura; Possessori di Abbonamento Musei, Torino + Piemonte Card, tessera ICOM; Giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine.

 

Web

https://museireali.beniculturali.it/

Chiharu Shiota: The Soul Trembles vince i Touchpoint Awards Engagement

La campagna di comunicazione integrata per la mostra 

Torino, 3 luglio 2026 – La campagna di comunicazione ideata dall’agenzia Melismelis per la mostra Chiharu Shiota: The Soul Trembles al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ha ricevuto il premio Premio Comunicazione integrata on/off nell’ambito dei Touchpoint Awards Engagement, che si sono tenuti il 2 luglio alla Fabbrica delle Lampadine di Milano.

Un riconoscimento che premia la capacità di costruire attorno a un progetto espositivo un racconto che ha saputo raggiungere pubblici diversi utilizzando canali e linguaggi differenti, con coerenza e forza comunicativa, trasformando il contatto tra museo e persone in relazione, partecipazione e valore.

La mostra, la prima grande retrospettiva italiana dell’artista giapponese Chiharu Shiota, nasce dalla volontà di superare la dicotomia mostra temporanea/collezione permanente proponendo invece un progetto trasformativo ed esperienziale che trascende l’idea di esposizione per concentrarsi sulla narrazione del museo come luogo di cura e di emozione, dove la visita diventa un percorso narrativo trasformativo

Il risultato è stato straordinario: oltre 180.000 visitatori in nove mesi di apertura, numeri che collocano The Soul Trembles tra le esposizioni di arte contemporanea più visitate in Italia negli ultimi anni.

Il premio riconosce il lavoro di un’intera squadra che ha saputo tradurre la complessità dell’opera di Shiota rendendolo accessibile al grande pubblico anche attraverso un progetto di comunicazione ambizioso e coerente. Le installazioni dell’artista giapponese, capaci di evocare memoria, perdita e connessione umana, hanno trovato nella campagna ideata da Melismelis in sinergia con le competenze interne della Fondazione Torino Musei – la creatività del videomaker Alessandro Muner, l’ufficio comunicazione e lo staff del museo – una voce visiva e narrativa riconoscibile, emozionante, capace di generare conversazione ben oltre il circuito tradizionale dell’arte.

Questo premio è la conferma che lavorare in sinergia, condividendo un obiettivo e delle modalità comuni, paga“, dichiara Davide Quadrio, direttore del MAO di Torino. “La mostra di Chiharu Shiota ha dimostrato che un museo civico può competere ai massimi livelli, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello della comunicazione e i 180.000 visitatori sono la misura più concreta di questo successo.

“Tra autenticità storica e nuova architettura”, ecco lo spazio museale del domani

Presentato il progetto di rigenerazione della GAM

Era il 1959 quando, dopo otto anni di lavori, i giovani architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti inaugurarono – negli spazi tra corso Galileo Ferraris e le vie Magenta e Vela – la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, per tutti in seguito più semplicemente e familiarmente quasi “la GAM”: che vide raccolte al suo interno, sui suoi due piani, per volere di Vittorio Viale, le collezioni che racchiudevano i nomi dei pittori e degli scultori più importanti degli ultimi due secoli – da Canova a Fontanesi, da Medardo Rosso a Cremona, da De Chirico a a Morandi, da Picasso a Calder a Pistoletto -, che chiuse negli anni Ottanta per la dichiarazione d’inagibilità e che, dopo una serie di restauri, venne riaperta nel luglio 1993. Si respirava aria di accesa vocazione sperimentale e d’innovazione circa settant’anni fa e la medesima aria la si è respirata pochi giorni fa, mentre tra le mura del teatro Regio è stata presentata la nuova veste, modernissima e sfavillante, quella che la GAM – pur ben ancorata in un passato che la rende la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia, grandiosa nella sua collezione di 50.000 opere – sarà negli anni futuri. Grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – “tra i più importanti investimenti nazionali in ambito museale e più significativi a livello europeo”, è stato sottolineato durante la presentazione: in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’Architettura / Torino insieme al gruppo vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione, MVRDV di Rotterdam, Balance Architettura ed EP&S Group di Torino -, il medesimo luogo vedrà nascere e svilupparsi il grandioso progetto da 27,5 milioni di euro, tutto questo in un tempo che visto dai più ottimisti dovrebbe concludersi entro un anno o che si prolungherà a quattro nella necessità da parte del Comune di dover reperire un luogo – il dismesso Museo Ettore Fico? la Biblioteca Civica di corso Palestro quando in autunno ci sarà il trasloco nei nuovi spazi di Torino Esposizioni? – pronto a contenere le cinquanta mila opere durante il lungo periodo dei lavori.

Mentre dal primo luglio sono in mostra anche i progetti finalisti che completano la cinquina – sulle 49 proposte di altrettanti studi d’architettura provenienti da tutto il mondo -, specchio della “volontà di cogliere le sfide contemporanee” che porta a “un importante percorso di trasformazione e di nuova partecipazione”, ci poniamo di fronte al vincitore di patria olandese che guarda a “una grande piazza civica, piattaforma culturale e luogo di incontro: la nuova GAM abbraccia un modello di museo contemporaneo e internazionale, pensato per le nuove generazioni, mettendo al centro una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità, accessibilità e partecipazione per una rinnovata fruizione culturale, nel solco della vocazione sperimentale che da sempre la caratterizza e nel rispetto della sua identità storica e architettonica.” A proporre e a firmare questo nuovissimo quanto efficace balzo verso il futuro, incontro alle prossime generazioni, in una ferma idea di coinvolgimento del pubblico che animerà le ancora inesplorate forme, erano presenti il Sindaco della città Stefano Lo Russo, il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria Marco Gilli, il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, con i rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Schippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S.

Stefano Lo Russo ha sottolineato come “per la GAM è iniziato un percorso di rinnovamento che, anche attraverso il grande piano di riqualificazione architettonica che l’esito del concorso di progettazione sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo permetterà di mettere in campo, la riporterà all’antico splendore, riprendendo quello spirito avanguardistico che caratterizzò la sua nascita arricchito di elementi nuovi e innovativi, per valorizzarne sempre di più il prestigio al livello nazionale ed internazionale” mentre Marco Gilli ha spiegato: “Come per il Museo Egizio e per la Cavallerizza Reale, crediamo che la valorizzazione del patrimonio debba misurarsi con le esigenze del presente e con le sfide del futuro. È un investimento sulla qualità della città, sulla sua capacità di attrarre talenti, generare conoscenza e offrire nuove opportunità di partecipazione culturale alle generazioni future”. Ha ribadito Massimo Broccio: “Il progetto affronta le principali sfide contemporanee legate alla evoluzione dei musei e dei luoghi di cultura: sostenibilità ambientale, risparmio energetico, innovazione architettonica e tecnologica, ma anche e soprattutto l’attuazione di nuovi modelli di fruizione museale orientati al pubblico di domani”; e Winy Maas, socio fondatore di MVRDV, ha dichiarato: “Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l’ottimismo che hanno ispirato la realizzazione di questo edificio settant’anni fa; il nostro obiettivo è ripulire e rendere il più accessibile possibile questo edificio, creando un dialogo tra passato e futuro. Mi piace pensare che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere oggi la nostra proposta sarebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e i valori contemporanei possano spingere le loro intuizioni progettuali ancora oltre rispetto a quanto fosse possibile negli anni Cinquanta.”

Parole che siglano un ulteriore successo dello studio di architettura fondato nel 1993, cresciuto negli anni grazie all’affermazione dei tanti progetti, non ultimi la sede dell’emittente pubblica olandese Dutch Public Broadcaster VPRO e il complesso residenziale per anziani WoZoCo di Amsterdam, che gli hanno permesso di divenire uno studio di fama internazionale, in cui operano oltre trecento persone e che s’avvale di quattro sedi satellite a Shanghai, Parigi, Berlino e New York, dove prevale “un metodo progettuale fortemente collaborativo, basato sulla ricerca e il coinvolgimento di esperti di ogni settore, clienti e stakeholder nella propria rigorosa indagine tecnica e creativa”. Allora, che cosa hanno “inventato” i vincitori? Non soltanto un’eccellenza nel panorama dei luoghi espositivi e di conservazione, ma un luogo di comunicazione e di scambio, di incontri attorno alla Grande Bellezza, che avrà la propria centralità in una nuova piazza civica per la città, in uno dei suoi cuori più elegante e pulsante, destinata a ospitare numerose iniziative all’aperto, uno sguardo ampio approfondito da generazioni e culture, una porzione di quotidianità infiltrata nella grande componente museale. All’eccellente valorizzazione dell’essenza dell’impianto originario, fatta di un occhio tutto contemporaneo, nell’inserimento totale di Storia e nuova architettura, si aggiungeranno aree verdi nuovamente disegnate, pronte ad accogliere opere d’arte poste in permanenza nel paesaggio urbano e oltremodo amplificate nella eliminazione della cancellata esterna, e un nuovo percorso pedonale – definito “Diagonale di luce” – a collegamento del centro del tessuto centrale e dei quartieri più recenti, fatto salvo il vecchio ingresso tra corso Galileo Ferraris e via Magenta.

Per quanto riguarda l’interno, il progetto vedrà il recupero della spazialità dovuta a Bassi e Boschetti, alleggerita delle stratificazioni successive, in una totale restituzione di “chiarezza e continuità”, nella valorizzazione della luce naturale, di una maggiore fluidità nei differenti percorsi, nella più facile delineazione degli spazi. Spazi che s’apriranno maggiormente fruibili al pubblico, ad iniziare dalla riordinata visibilità delle 50.000 opere custodite, non più nascoste nei depositi ma finalmente libere: mentre il piano interrato sarà predisposto alla trasformazione in un “Deposito vivente”, autentico luogo espositivo attivo. Al piano terra, gli spazi dell’accoglienza s’affiancheranno all’area educational, a un’altra per la ristorazione dotata di ingresso indipendente che non escluderà per il visitatore un tempo spaziato durante l’intero arco della giornata, ad un auditorium con foyer aperto, un angolo “pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni formative dell’arte contemporanea”. Tra il primo e il secondo piano verranno distribuite le collezioni permanenti e le aree per le mostre temporanee, nella conclusione piena di suggestioni tra aperture e polifunzionalità. Il occasione dell’evento, è anche stato annunciato un ricco Public Program che accompagnerà la fase di cantierizzazione dell’edificio sino all’estate 2027: a seguire gli inizi e l’intero percorso che ridarà una veste davvero inattesa a quello che nulla vieta a definire il “monumento” torinese per eccellenza del nuovo millennio.

Elio Rabbione

Nelle immagini: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Progetto architettonico MVRDV + Balance, Credito fotografico MVRDV: in successione, “La diagonale di luce – Un attraversamento urbano all’interno del quartiere”, “La nuova dimensione dell’arte – Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano”, “L’angolo civico – Dei nuovi ingressi al Centro Civico e all’Auditorium”, “”Le mostre temporanee – Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto”.

I reperti etruschi di Veio al centro di una conferenza al Castello di Agliè

Lunedì 6 luglio prossimo, presso il Castello di Agliè, sarà tenuta da Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di via Giulia di Roma, una conferenza dal titolo “Nuovi scavi nell’antica città etrusca di Veio”, che metterà in relazione le più recenti scoperte emerse nell’antico centro laziale con la collezione raccolta nell’Ottocento da Maria Cristina di Borbone, vedova di re Carlo Felice, e custodita nella residenza sabauda.

Sarà un’occasione per conoscere e approfondire i risultati delle recenti campagne di scavo a Veio, che offriranno al pubblico una chiave di lettura aggiornata per comprendere il contesto storico e culturale da cui provengono i reperti etruschi conservati ad Agliè. I manufatti, oggetto di un recente e accurato restauro, sono attualmente in fase di studio per essere esposti prossimamente nei locali del Castello.
L’appuntamento fa parte del ciclo “L’archeologia si racconta nei Musei Nazionali del Piemonte”, il progetto promosso dalle Residenze Reali Sabaude – Direzione regionale Musei Nazionali Piemonte che porta il pubblico dentro attività e progetti che stanno trasformando musei e aree archeologiche in luoghi di ricerca, sperimentazione e accessibilità. Il ciclo, che coinvolge archeologi, studiosi, direttori di musei e professionisti del settore, è curato da Elisa Lanza, responsabile delle collezioni archeologiche delle Residenze Reali Sabaude – Direzione regionale Musei Nazionali Piemonte.

Info e modalità di accesso: Lunedì 6 luglio 2026 / ore 16.30-18.30
Castello di Agliè, piazza Castello 1, Agliè (TO)
“Nuovi scavi nell’antica città etrusca di Veio”

Al termine della conferenza, verrà proposta una breve visita alle collezioni archeologiche.
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Mara Martellotta

The Others annuncia la sede: il Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri

Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio’

Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 | Parcheggio Lancia

Piazzale Chiribiri, Torino

Torino, 2 luglio 2026The Others annuncia la sede della sua XV edizione, un appuntamento particolarmente significativo che celebra quindici anni di attività e sperimentazione all’interno della Contemporary Art Week torinese. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, la fiera internazionale dedicata alle pratiche artistiche emergenti e indipendenti si svolgerà nel piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, grazie alla sinergia con GTT – Gruppo Torinese Trasporti che ha concesso – su indicazione dell’amministrazione comunale – l’utilizzo della struttura.

La scelta interpreta perfettamente il tema di questa edizione, “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, trasformando un luogo progettato per l’attesa, la custodia e il transito in una piattaforma dedicata all’incontro, alla produzione culturale e alla costruzione di nuove relazioni. Le caratteristiche dello spazio fondono infatti l’architettura industriale con una straordinaria forza plastica: l’edificio è celebre per la sua splendida rampa elicoidale, che si presenta come una riedizione in scala ridotta di quella monumentale del Lingotto.

Una cornice che ha già dimostrato la sua vocazione culturale con TUTTOLIBERO, progetto inedito al suo secondo anno di attività, ideato da Fondazione Merz e condiviso da MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, in collaborazione con la CIttà di Torino, Gruppo GTT e IREN. The Others prosegue questo percorso e rilancia la sfida espositiva per la sua XV edizione attraverso un’operazione di valorizzazione che restituisce nuova vitalità a un luogo ordinario, reinterpretandolo come parte integrante del progetto curatoriale.

Il Parcheggio Lancia, infrastruttura urbana per definizione temporanea e funzionale, si trasforma così in uno spazio di possibilità, capace di accogliere gallerie, artist run spaces, spazi indipendenti, progetti interdisciplinari, curatori e pubblico in una riflessione condivisa sul valore della pausa come momento generativo.

L’obiettivo di The Others è sempre stato portare l’arte contemporanea al di fuori dei classici centri culturali cittadini – sottolineano Roberto Casiraghi e Paola Rampini, ideatori e fondatori di The Others – dimostrando come questi spazi metropolitani siano luoghi capaci di ospitare la creatività attivamente, innescando un dialogo tra spazio e contenuto, in cui l’uno contribuisce alla definizione dell’altro e viceversa. Il parcheggio cessa di essere una mera area di transito automobilistico. Si ferma, per diventare un nucleo accessibile di sperimentazione e cultura”. Una scelta che rimanda ad una tradizione artistica ormai consolidata e apprezzata dal pubblico per la sua capacità di rinnovare e sorprendere lo sguardo, in cui l’architettura industriale e funzionale si fa quinta scenografica per esposizioni d’avanguardia, diventando il centro di una riflessione sul rapporto tra mobilità, trasformazione urbana e produzione culturale.

In un presente segnato da accelerazione continua e trasformazioni costanti, il parcheggio diventa dunque metafora di un luogo intermedio tra ciò che è e ciò che può ancora diventare: fin dalla sua nascita, The Others ha infatti costruito la propria identità attraverso l’occupazione temporanea e la riattivazione di spazi non convenzionali, trasformando luoghi in disuso o inattesi in piattaforme dedicate all’arte contemporanea. La scelta del Parcheggio Lancia prosegue questa ricerca e assume un valore particolarmente significativo nella XV edizione: uno spazio sospeso dove immaginare nuove direzioni e nuove forme di indagine interdisciplinari.

Con quindici anni di ricerca alle spalle, The Others riconferma Torino come laboratorio instancabile di sperimentazione urbana, dove il passato industriale si trasforma nel terreno fertile per le idee del futuro.

HAERETICA quando l’arte smette di essere immagine e diventa esperienza

Ci sono mostre che si osservano e mostre che, invece, sembrano osservare chi le attraversa. È proprio da questa suggestione nasce HAERETICA, il progetto espositivo curato da Gianluca Violino presso lo Studio FolLaw Avvocati di Torino, dove larte abbandona la semplice funzione estetica per trasformarsi in uno spazio di dialogo, riflessione e relazione.

Il titolo stesso della mostra richiama unidea di ricerca libera, capace di allontanarsi dai percorsi più prevedibili per interrogare il rapporto profondo tra immagine, identità e trasformazione. Una riflessione quanto mai attuale in unepoca in cui siamo continuamente circondati da immagini, ma raramente ci fermiamo a chiederci quale sia il loro autentico potere.

Attraverso linguaggi differenti pittura, collage, scultura e tecnologie interattive HAERETICA riunisce le sensibilità artistiche di Federica Rodella, Andrea Elvira Lillo e Daniele Accossato, tre percorsi autonomi che trovano una sorprendente armonia grazie alla visione curatoriale di Gianluca Violino.

Le opere di Andrea Elvira Lillo ribaltano il tradizionale rapporto tra osservatore e soggetto: il ritratto sembra restituire lo sguardo, trasformando chi guarda in parte integrante dellopera stessa. Limmagine non è più superficie, ma presenza viva, capace di generare un incontro.

Diversa, ma altrettanto intensa, la ricerca di Federica Rodella, che partendo dalla tecnica del collage apre un confronto con uno dei temi più discussi del nostro tempo: il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. Le sue opere invitano il visitatore a interrogarsi sul valore dellimmaginazione, sulle emozioni e su ciò che rende autenticamente umano latto creativo.

La materia diventa invece protagonista nelle sculture di Daniele Accossato, dove la forma fisica si trasforma progressivamente in simbolo. Le sue opere raccontano un equilibrio sottile tra presenza concreta e dimensione interiore, lasciando spazio allimmaginazione dello spettatore.

Ad amplificare ulteriormente il dialogo tra le arti è la performance dellattrice Elisa Macario Ban, autrice di un monologo originale ispirato ai temi della mostra, capace di creare un ponte tra parola, gesto e arti visive.

Il filo conduttore dellintero progetto risiede nella visione curatoriale di Gianluca Violino, che costruisce un percorso in cui le diverse poetiche non vengono uniformate, ma valorizzate nella loro identità. Il suo lavoro sembra nascere dalla convinzione che larte contemporanea non debba fornire risposte, bensì suscitare domande; non limitarsi a rappresentare il mondo, ma contribuire a trasformare il modo in cui lo osserviamo.

In questa prospettiva, il ruolo del curatore diventa quello di un tessitore di relazioni: tra artisti, opere e pubblico. È una scelta che rivela una dedizione autentica verso la cultura e una concezione dellarte come esperienza condivisa, prima ancora che come semplice evento espositivo.

HAERETICA non propone dunque un percorso da contemplare passivamente. Invita il visitatore a mettersi in discussione, a lasciarsi interrogare dalle immagini, a riconoscere come ogni opera trovi il proprio compimento soltanto nello sguardo di chi la incontra.

Perché, forse, la vera trasformazione non avviene sulla tela, nella materia o nella tecnologia, ma dentro chi, uscendo dalla mostra, scopre di guardare il mondo con occhi leggermente diversi.

(Per informazioni : scrivere a Gianluca Violino 335.6766910  o Studio FolLaw  Avvocati: 011.0888312)

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Torino, il critico Federico Ottolini protagonista del finissage di “Metamorfosi dell’Anima”

Si chiude con un appuntamento dedicato all’arte e alla riflessione critica la mostra Metamorfosi dell’Anima, ospitata negli spazi di Ad Maiora Art Showroom di Torino. Martedì 30 giugno, alle ore 17:30, il finissage vedrà protagonista lo storico e critico d’arte Federico Ottolini, che offrirà al pubblico una lettura dal vivo delle opere esposte.
L’esposizione ha messo a confronto i linguaggi artistici di Lara Valentino e Cristiano Sandonà, dando vita a un percorso incentrato sul tema della trasformazione interiore. Un dialogo tra pittura e ricerca materica, promosso dal direttore della galleria Alessio Torzi, che ha riscosso interesse e partecipazione nel corso dell’intero evento.
L’intervento di Ottolini rappresenterà il momento conclusivo della mostra, con un’analisi che accompagnerà i visitatori alla scoperta dei significati più profondi delle opere, valorizzando il rapporto tra espressione artistica e dimensione umana.
L’appuntamento è a ingresso libero presso Ad Maiora Art Showroom, in via Santa Maria 4/C a Torino. Un’occasione per salutare la mostra e partecipare a un incontro che unisce artisti, critica e pubblico nel segno dell’arte contemporanea.

Enzo Grassano

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

Quelle montagne … così com’erano

Una mostra al sabaudo “Forte di Bard” per raccontare le “metamorfosi” del paesaggio alpino in oltre un secolo di storia

Fino a domenica 1° novembre

Bard (Aosta)

Dalla “Veduta della ghiacciaia della Brenva dietro il Monte Bianco” (olio su tela, 1825-’27) a firma del “regio pittore in paesaggi e boscareccie”, il “vedutista” Angelo Antonio Cignaroli (Torino 1761 – 1841), per passare ai circa 4.500 metri di altitudine della magnifica candida e innevata (allora sì!) “estrema punta piramidale” de “Il Cervino”, opera del “peintre – alpinista” Angelo Abrate (Torino 1900 – Sallanches, 1985), cui si devono anche centinaia di dipinti raffiguranti il “Monte Bianco” – suo incontestabile cavallo di battaglia – spesso realizzati direttamente in quota, fino (solo per citarne alcuni) al “Pascolo a Valtournanche”, olio su tela del 1930 ca. del bolognese, torinese di adozione, Giuseppe Gheduzzi, scuola all’“Accademia Albertina” di Torino e collaboratore del padre Ugo nella realizzazione delle scenografie del subalpino “Teatro Regio”  o, facendo un passo indietro, alla minuta, rigorosa ma di Anonimo “Caccia del re Vittorio Emanuele II di Savoia in Val Salvaranche” (1860 ca.): sono oltre 70 (tra le 400 e passa individuate ed appartenenti ad istituzioni pubbliche e a privati collezionisti), articolate in sei sezioni, le opere stilisticamente eterogenee e “racconto corale del mondo alpino” – dai dipinti ai disegni ai manifesti – raccolte nella generosa e suggestiva rassegna “Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche”, inaugurata nei giorni scorsi al “Forte di Bard” e lì ospitata, negli alloggiamenti del “Museo delle Alpi” fino a domenica 1° novembre.

Curata da Aldo Audisio e promossa nell’ambito del progetto “DAHU – Développement et Adaptation des occupations Humaines en montagne” (che coinvolge la “Regione autonoma Valle d’Aosta”, il “Comune di Issime”, il “Forte di Bard”, il “Dipartimento dell’Alta Savoia” e la “Comunità dei Comuni della Valle di Chamonix Mont-Blanc”), l’iniziativa “declina le finalità sotto il profilo artistico esplorando, invece, l’evoluzione del paesaggio montano tra la fine del XVIII e la metà del XX secolo, offrendo una visione arricchita da un approccio scientifico che spazia dalla storia dell’arte all’archeologia”. Il tutto sul lungo filo di una ricerca e di una narrazione espositiva, studiata ad hoc, frutto di una pluralità di sguardi – di artisti, scienziati e alpinisti – cha va, a grandi balzi, dalle iconografie legate alla vita pastorale e agli elementi naturali, fino alle nuove forme di “antropizzazione” legate al turismo e agli sport invernali, “evidenziando i profondi mutamenti climatici e paesaggistici avvenuti nel corso dei decenni”. Tema, per altro, al centro delle attenzioni del “Forte” valdostano già nell’arco degli ultimi anni (ancora in corso, fino al 27 settembre in proposito, e proprio incentrata sul drammatico argomento in questione, la mostra fotografica “Ghiacciai” del grande reporter brasiliano Sebastião Salgado“attraverso progettualità che hanno avuto l’ambizione di contribuire alla diffusione della conoscenza e della comprensione di quanto sia fragile il mondo della montagna e di quanto sia importante approfondirne la conoscenza”. Parole della Presidente dell’“Associazione Forte di Bard”, Ornella Badery, che aggiunge: “La mostra è il risultato di una poderosa ricerca condotta negli archivi pubblici e privati della Valle d’Aosta e della Valle di Chamonix e dimostra proprio come l’evoluzione del paesaggio delle terre alte si sia realizzata nel corso dei secoli e come i cambiamenti siano stati influenzati (‘troppo spesso negativamente’ aggiungiamo noi) dalla presenza dell’uomo”.

“Chi come noi – spiega, da parte sua, l’Assessore regionale all’‘Istruzione, Cultura e Politiche Identitarie’, Erik Lavevaz – ha a cuore il futuro della Valle d’Aosta, intesa tanto come territorio quanto come comunità, non può non interrogarsi sul futuro dell’ambiente alpino provando ad allontanarsi dalla retorica e dagli allarmismi, ma sviluppando una coscienza che ancora può essere autentica. Queste terre sono chiaramente un laboratorio a cielo aperto in cui la cultura non è un orpello intellettuale, ma un modo fondamentale per comprendere noi stessi e proiettarci in avanti”. Oggi più che mai. Sulla scia di quanto “auspicato” dal celeberrimo Manifesto (presente in mostra) “Val d’Aosta. Sport invernali” disegnato attorno al 1940 dal noto disegnatore barese Gino Boccasile (Bari, 1901 – Milano, 1952), inneggiante, pur negli anni bui dell’inizio della Secondo conflitto Mondiale, alla montagna come “meta glamour e accessibile”, luogo di divertimento, sport, gioia e incontro per tutti. Anche attraverso il sorriso radioso di una smagliante figura femminile (un “classico” del Boccasile) icona ideale di uno stile di vita che ha cavalcato i tempi. E messo oggi seriamente a rischio!

Gianni Milani

“Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche”

“Forte di Bard”, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it . Fino al 1° novembre. Orari: da mart. a ven. 10/18, sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Angelo Abrate “Il Cervino”, olio su tela, 1934; Giuseppe Gheduzzi “Pascolo a Valtournanche”, olio su tela, 1930 ca.; Gino Boccasile “Val d’Aosta. Sport invernali”, Offset a colori su carta, 1940