ARTE- Pagina 2

“Happy New Art” inaugura il nuovo anno del Museo MIIT

Mercoledì 21 gennaio, alle ore 18, inaugura la mostra collettiva dei maestri contemporanei italiani e stranieri curata dal Museo MIIT Italia Arte e BM Events, dal titolo “Happy New Art”, che sarà visitabile fino al 6 febbraio prossimo. Riparte quindi la stagione del MIIT con una selezione di opere di pittura, scultura e fotografia che raccoglie circa 50 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Il Museo MIIT realizzerà il calendario 2026 con la pubblicazione  delle opere selezionate. L’esposizione racconterà, con stili e tecniche diverse, la visione dei singoli maestri, in un percorso avvincente e originale, che illustrerà le tendenze del contemporaneo.

In esposizione le opere di Akshita Lad, Stéphanie Arpels, Milena Buti, Giuseppe Caresio, Sergio Cavallerin, Cristina Cornaglia, Paola De Pascale, Antonio Fittipaldi, Guido Forlani, Maria Pia Giacomini, Leo Giampaolo, Francesca Guetta, Fadilja Kajosevic, Marina Lo Re, Gabriele Maquignaz, Anna Mazza, Mirko Monti, Giuseppe Oliva, Barbara Pecorari, Christine Penon, Franz Pelizza, Roberto Ramirez Anchique, Raimondo Romanazzi, Anna Rota Milani, Clare Shouten, Angele Simoliuniene, Josefina Temin, Milena Buti, Laura Graziani, Maria Elena Ritorto, Sonia Abbruzzetti, Ugo Angelini, Blubordeaux, Nadia Carrà, Antonella Cerabona, Chiuto, Susanna Dore, Carolina Frances Ramos, Emanuela Giannetti, Francesca Locurcio, Antonio Minchella, Adriana Puppi, Mila Margini, Margherita Realmonte, Francesca Riva, Daniela Ruvolo, Sonia Salvetti, Luca Spinoni, Eleonora Timberi, Emanuela Tomassi, Lorenzo Trombino.

Museo MIIT – corso Cairoli 4, a Torino

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio, ore 18 – orario visite: da martedì a sabato 15.30-19.30 – info: 011 8129776 – 334 3135903

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 23 GENNAIO

 

Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 alle ore 18:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Evento di chiusura in Piazza San Carlo.

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza in piazza San Carlo, pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

I gruppi si riuniranno davanti all’opera luminosa per una sessione pubblica condivisa, alla presenza di Riccardo Previdi, autore dell’opera, che assisterà al dialogo tra la sua creazione e le voci dei partecipanti.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

maggiori info

 

 

DOMENICA  25 GENNAIO

 

Domenica 25 gennaio ore 16

PICCOLE STORIE, PICCOLE MEMORIE 

MAO – attività per famiglie

La visita si sofferma in particolare sui lavori di Chiharu Shiota collocati negli spazi del museo in dialogo con le opere della collezione cinese e di arte islamica e sull’uso del filo rosso come segno di connessione. Al termine, in laboratorio, i partecipanti potranno modellare in argilla piccole forme che richiamano storie e memorie e connetterle con fili rossi.

Costo: € 7 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto € 10 (gratuito con Abbonamento Musei).
Prenotazione obbligatoria T. 011.4436927/8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

 

 

LUNEDI 26 GENNAIO

 

Lunedì 26 gennaio ore 17

IL CASTELLO RITROVATO. UN NUOVO PERCORSO MUSEALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.

 

Giovanni Carlo Federico Villa

Direttore di Palazzo Madama e Presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, è docente di Storia dell’Arte Moderna e di Museologia e Museografia all’Università degli Studi di Bergamo. Già componente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura (2019-2022), è stato direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria Pubblici Monumenti (2015-2018). Ha curato numerosi progetti espositivi all’estero e in Italia, tra cui quelli per le Scuderie del Quirinale di Roma (2006-2013). Autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche e monografie, numerose sono le sue presenze divulgative relative al patrimonio artistico nazionale sui principali canali radiotelevisivi italiani e stranieri.

 

Cristina Maritano è conservatore di Palazzo Madama per il Lapidario medievale e le Arti decorative. Tra le sue pubblicazioni sono da citare i saggi Le ceramiche di Palazzo Madama. Guida alla collezione (Fondazione Torino Musei, 2008), Il riuso dell’antico nel Piemonte medievale (Scuola Normale Superiore, 2008) e i cataloghi Profumo. Origini, storie, confezioni (Silvana, 2018), L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica (Allemandi, 2019). Ha infine curato il volume di Cristina Campanella La fabbrica Rossetti a Torino. Maioliche e porcellane (Silvana Editoriale 2025).

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

GIOVEDI 29 GENNAIO

 

Giovedì 29 gennaio ore 19:30

RAI TATEISHI (goat JP) feat. Koshiro Hino

MAO – performance nell’ambito del public programme di The Soul Trembles

Un approccio olistico che spinge gli antichi strumenti a fiato oltre i loro limiti

Rai Tateishi è suonatore di shinobue e flauto noh, interprete di tamburi taiko giapponesi, e una forza vitale tanto nella musica tradizionale quanto in quella sperimentale. Dopo essersi formato con il rinomato ensemble Kodo Taiko Performing Arts Ensemble, ha fondato il proprio gruppo Azuma e fa parte del gruppo cult d’avanguardia goat (JP).

Vivendo un’esistenza da eremita in un villaggio giapponese spopolato, Tateishi ha affinato il suo suono in profonda comunione con gli strumenti, sviluppando uno stile che trascende i loro confini abituali, canalizzando spiriti ancestrali attraverso improvvisazioni ardite, che spaziano da soffi melodici a passaggi percussivi, sonorità inaspettate e un’intensità dal carattere rituale.

Il suo debutto solista Presence (uscito per l’etichetta NAKID di Koshiro Hino) è stato registrato senza sovraincisioni, intrecciando shinobue con shakuhachi, organo a bocca khene e flauto irlandese in una musica che risulta assolutamente personale. Al MAO sarà affiancato dal musicista Koshiro Hino, suo compagno nei goat (JP), che processerà in tempo reale il suo suono.

Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso alla mostra The Soul Trembles.

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

“Una pièce per Ivo Saglietti”

A due anni dalla scomparsa dell’indimenticato fotografo e fotoreporter di origini francesi, “ArtPhotò” dedica uno spazio-incontro alle “Gallerie d’Italia”

Venerdì 23 gennaio, ore 17,30

Premessa dovuta.

Ricordo bene. E ancora porto negli occhi e nel cuore quelle suggestive immagini in bianco e nero assetate di luce, quasi tutte di piccolo formato con passepartout e incorniciate di nero (come ancora insegna la grande “scuola francese”), ultimo rifugio di vite sospese, senza ipotizzabili vie di fuga, da mondi vocianti di “amore, ma anche disperazione e speranza”. Si era nei primi giorni del gennaio 2024. Uscivo dal “Museo Nazionale del Risorgimento” per immergermi nell’urbana delizia di piazza Carlo Alberto, portandomi appresso quelle immagini che raccontavano oltre quarant’anni di vita e di professione (dagli anni ’80 al 2018) dell’indimenticato fotografo e fotoreporter Ivo Saglietti (Tolone, 1948 – Genova, 2023). Avevo appena visitato (e ne riportavo ancora addosso gli emozionanti effetti) la sua prima mostra del “dopo”. Saglietti non partecipò infatti a quell’inaugurazione. La morte lo aveva preso con sé pochi giorni prima dell’avvio della sua personale, ospitata nella “Manica” della “Camera Italiana” del “Museo” di “Palazzo Carignano”, diventando– secondo i piani di un amaro beffardo destino – la sua prima “retrospettiva”, dal titolo “Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade”. Oltre 50, gli scatti allora esposti, documenti indimenticabili di un’importante carriera professionale (ben tre i “World Press Photo Award” vinti, affiancati ad altri, numerosi riconoscimenti a livello internazionale) e di un “vagabondare”, l’immancabile “Leica” sempre fida compagna di viaggio, nei luoghi più “impegnativi” e drammaticamente segnati del mondo. Per oltre quarant’anni. Raccontati come lavori in assignement per il “New York Time Magazine”, per “Time”“Der Spiegel” e “Newsweek” o come collaborazioni con prestigiose “Agenzie di Fotogiornalismo”, da “Sipa Press” a “Stern” e a “Zeitenspiegel”: dalle rivolte in Centro America – Cile e Perù – ad Haiti e ancora dal Vicino Oriente al “Mar Musa” in Siria, dove conosce padre Paolo Dall’Oglio, con cui stringe un’importante amicizia e complicità di idee sfociate non solo in toccanti scatti fotografici (carico d’amore l’abbraccio – slancio fra Padre Paolo e un Imam musulmano), ma anche nel libro (negli anni ne ha realizzati otto) “Sotto la tenda di Abramo” (“Peliti” editore), prima del rapimento in Siria del gesuita italiano, mai più ricomparso. Scatti fotografici che, come sempre, “non hanno nulla da ‘dimostrare’ – sosteneva umilmente Saglietti – ma tanto da ‘mostrare’”. Pagine specchio di profonda disperazione umana, in cui fioriscono e rifioriscono, a più riprese, segnali, atti, visioni in grado di ritrovare i sentieri più tortuosi di umanità e fratellanze perdute. Forse ancora rintracciabili. Nonostante le molte inquietanti “forze” e “figure di potere” (cui d’“umano” è rimasto assai poco) che s’ergono oggi, più che mai, a montagne invalicabili fatte di terrore e disumane entità.

“Una pièce per Ivo Saglietti”

Premessa dovuta, in cui mi è piaciuto intrecciare i miei ricordi legati a una  delle mostre fotografiche più emozionanti fra quelle visitate di recente. Mostra dedicata a un grande uomo e a un immenso fotoreporter che è giusto ricordare per la sua lezione di profonda professionalità e umanità regalate, attraverso i suoi scatti più iconici, al mondo intero. A farlo, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 17,30) sarà “ArtPhoto”, progetto realizzato nel 2015 da Tiziana Bonomo, teso a proporre, organizzare e curare eventi legati al mondo della fotografia.

L’appuntamento, dal titolo “Una pièce per Ivo Saglietti” (composto dalle sue immagini, dai suoi testi e dai ricordi e riflessioni di illustri “ospiti”) si terrà, a due anni dalla scomparsa di Saglietti, nella sede di “Gallerie d’Italia”, in piazza San Carlo 156, a Torino. Inserito nell’ambito della serie “Intrecciare Parole e Immagini”, l’evento si svolgerà, sottolinea Tiziana Bonomo “grazie alla presenza di alcuni testimoni che hanno intrecciato con Ivo amicizia, condivisione, visione, apprendimento, progetti, speranze, dialoghi, discussioni vive, accese, appassionanti”. Presenze illustri. E un ricco parterre.

A ricordare Saglietti interverranno infatti: la sua allieva (narratrice di mondi spesso invisibili o ai margini) Valeria GradizziFederico Montaldo (titolare dell’“Archivio Saglietti” e autore del libro “Ivo Saglietti. Lo Sguardo inquieto”, edito da “Postcart”); Francesca Peliti ( impegnata in Studi di “Teologia” e attività a sostegno dell’ “Associazione Amici di Deir Mar Musa” ispirata all’opera di Padre Dall’Oglio): Paolo Pellegrin (amico di Ivo, che fu – parole sue – “suo mentore” e fotografo di “Magnum Photos”); Andrea Pontini (titolare della testata on line “InsideOver”Domenico Quirico (noto giornalista, inviato di guerra e coautore con Saglietti del libro “Rivoluzioni”); l’attivista in “fotografia sociale”, Roberto Colacioppo e Tiziana Bonomo, anima e cuore di “ArtPhoto”, nonché curatrice e organizzatrice di ben tre mostre di Saglietti. A lei tutti (o quasi) gli onori per l’organizzazione dell’evento.

Gianni Milani

Nelle foto: Ivo Saglietti: “Mar Musa2”; “Cuba” e “Malaria_ Ghana”

Biblioteca Levis Sismonda di Racconigi: “Facciamo pace”

Presso la Pinacoteca civica  Levis Sismonda di Racconigi inaugurerà  il 24 gennaio prossimo alle ore 16.30 una rassegna d’arte dal titolo “ Facciamo pace”, importante rassegna collettiva visitabile fino al 25 marzo prossimo ed incentrata sul tema della pace, alla quale hanno aderito una trentina di artisti contemporanei selezionati.
L’esposizione, promossa dalla Città di Racconigi, è organizzata dall’Associazione PresidiARTE ApS, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, del Comune di Racconigi, dell’ANPI Comitato Provinciale Cuneo e Terre dei Savoia. È  curata da Anna Cavallera, direttrice artistica della Pinacoteca Levis Sismonda di Racconigi, con l’assistenza artistica di Benedetta Lauro. Presenta una cinquantina di opere grafiche, pittoriche, plastiche, incisorie, installative, fotografiche, di street art e di design scelte, frutto del talentuoso lavoro di ventinove personalità dell’arte contemporanea riunite per il progetto, ma diverse per provenienza, percorso stilistico ed espressivo.
La mostra comprende molteplici lavori tra cui quelli di Rodolfo Allasia, Stefano Allisiardi, Maura Banfo, Maria Battaglia, Silvia Beccaria, Riccardo Cordero, Micaela Delfino, Ugo Giletta, Giancarlo Giordano, Stefano Giovanni Giuliano, Marcello Gobineau, Mario Gosso, Lorenzo Lanfranco, Elena Monaco, Franco Negro, Guido Palmero, Cristina Pedratscher, Marina Pepino, Luisa Piglione, Diego Prunotto e altri artisti.
La rassegna introduce ad un’idea di pace rivalutata, intesa come colore, forma, energia emotiva e gestuale e solleva riflessioni sugli immaginari intimi e collettivi che la riguardano, proponendo una tregua alla retorica bellica. Discostandosi dal concetto di “conflitto” suggerisce indagini sul senso di responsabilità individuale e collettiva,  sulla possibilità di partecipare ad obiettivi comuni improntati all’armonia, alla giustizia, all’integrazione e alla tolleranza. Un’arte da coltivare, i cui frutti ci auguriamo possano essere raccolti dalle nuove generazioni.
Non si tratta di un progetto utopico, ma di un’azione concreta e attuale, fatta di nuovi orizzonti costituiti da opere d’arte capaci di veicolare negli occhi e nell’anima dei visitatori un’alternativa alla violenza diffusa che permea il presente. Si tratta di prospettive nuove che forse solo l’arte, nelle sue varie estensioni, con la sua forza simbolica ed espressiva  e con il suo linguaggio profondo e universale, è in grado di costruire, creando nuove connessioni, nuovi dialoghi interculturali improntati alla comprensione e al rispetto reciproco, alla gentilezza e all’ascolto, alla libertà di espressione e di interpretazione, alla fratellanza e alla solidarietà.
In occasione dell’inaugurazione è  prevista una performance musicale di musica rinascimentale e barocca ad opera del coro Vox Amica di Bruino, diretta dal Maestro Luca Ronzitti, già direttore dell’Accademia del Santo Spirito.

Orari mostra sabato ore 15.30-18.30, domenica ore 10- 12/ 15.30-18.30. Piazza Vittorio Emanuele II, Racconigi

Visite guidate su prenotazione, possibilità  di aperture straordinarie su prenotazione per gruppi e scolaresche.

Mara Martellotta

Francesca Pasini  presenta alla Gam: “Slalom. Arte Contemporanea”

Martedì 20 gennaio 2026, ore 17:00

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Sala incontri

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

 

Intervengono:

Chiara Bertola, Direttrice GAM Torino

Francesca Pasini, Autrice

Olga Gambari, Critica d’arte

La GAM  ospita la presentazione del volume di Francesca Pasini Slalom. Arte Contemporanea. Scritti e Letture. 1990–2024, pubblicato da Mimesis Edizioni.

Il libro nasce alla fine del 2019, in un momento immediatamente precedente alla pandemia, e prende forma come un percorso autobiografico e critico che attraversa oltre trent’anni di scrittura e pensiero sull’arte contemporanea. Composto da testi pubblicati su diverse testate tra il 1990 e il 2024, il libro intreccia analisi, riflessioni e letture di opere altrui, creando un paesaggio di voci e rimandi che invita il lettore a muoversi liberamente – proprio come in uno slalom – tra i temi, le epoche e le esperienze condivise.

La presentazione del volume si sviluppa come un momento di scambio, tra le parole dell’autrice e gli interventi della Direttrice della GAM e di Olga Gambari.

A Camera la mostra dedicata al celebre fotografo Edward Weston 

 

“La materia delle forme”

Dopo le tappe di Madrid e Barcellona, la mostra dedicata ad Edward Weston intitolata “La materia delle forme”, curata da Sérgio Mah, approda a Torino presso Camera dal 12 febbraio al 2 giugno prossimo. Si tratta di un percorso da non perdere che farà riscoprire il ruolo dell’artista,  pioniere di una visione rigorosamente moderna nel riconoscere e consolidare la fotografia quale linguaggio poetico e intellettuale.
La mostra, promossa dalla Fundación MAPFRE, in collaborazione con CAMERA,  ripercorre oltre quaranta anni di attività di Weston, dal 1903 al 1948, in 171 immagini  per un viaggio immersivo che ripercorre tutte le fasi della sua intensa ricerca, a partire dalle prime prove segnate dal pittorialismo alla piena affermazione come figura centrale della ‘straight photography’. Il percorso mette in luce il ruolo di Weston, cofondatore del Group f/64 nel definire la fotografia come un linguaggio autonomo, rigoroso e profondamente moderno, in dialogo ma anche in contrasto come le avanguardie europee.
Attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria precisione formale, realizzate con la fotocamera a grande formato, Weston esplora nature morte, nudi, paesaggi, ritratti ormai diventati iconici.
Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, la sua opera offre una prospettiva unica nell’affermazione della fotografia quale elemento centrale della cultura visiva europea.

“Edward Weston. La materia delle forme” dal 12 febbraio al 2 giugno 2026

Camera

Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, Torino

www.camera.to

MARA MARTELLOTTA

Il silenzio che parla: Jeff Wall illumina le Gallerie d’Italia  

Le Gallerie d’Italia di Torino (Piazza S. Carlo, 156) dedicano fino al 1° febbraio 2026 una grande mostra a Jeff Wall, maestro della fotografia messa in scena e narratore raffinato del quotidiano. Le sale accompagnano il visitatore in un percorso che attraversa quarant’anni di ricerca, tra immagini monumentali e momenti di sospesa intimità, dove ogni dettaglio sembra parlare.

Un osservatore del nostro tempo

L’esposizione racconta Jeff Wall come uno dei più acuti osservatori e cronisti visivi dell’epoca contemporanea, capace di trasformare gesti minimi e situazioni ordinarie in immagini dense di significato. Le sue fotografie nascono spesso da lunghi processi di preparazione e collaborazione, ma mantengono una calma apparente che invita lo spettatore a immergersi come in una lettura silenziosa.

Wall lavora su scene che sembrano frammenti di vita quotidiana, ma costruite con la precisione di un set cinematografico: figure immobili, atmosfere sospese, tensioni sottili che affiorano nella luce. In mostra si alternano momenti insieme enigmatici e contemplativi, nei quali la fotografia diventa uno spazio di riflessione sulle difficoltà della vita, sulle sue micro-drammaticità e sulle sue zone di mistero.

La fotografia come racconto

I testi di sala spiegano come molte opere derivino dalla letteratura: lavori come After “Spring Snow” by Yukio Mishima, chapter 34 e Informant sono definiti dall’artista “incidenti di lettura“, immagini che nascono dallo scontro fra parola scritta e visione. La fotografia diventa così una traduzione visiva di emozioni di atmosfere letterarie, nate appunto dalle appassionate letture del fotografo ma messe visivamente a disposizione dello spettatore.

Ph: Andrea Guermani

Altre immagini affrontano invece temi sociali e psicologici, raccontando spazi e relazioni attraverso la costruzione rigorosa dell’inquadratura. Opere come Changing RoomIvan Sayers e Sunseeker esplorano l’abbigliamento femminile e la rappresentazione di sé, interrogando il confine fra identità privata e messa in scena pubblica. Pair of interiorsStaircase e Two rooms aprono ambienti domestici e luoghi di passaggio, trasformando lo spettatore in un testimone discreto di situazioni che sembrano sul punto di cambiare da un momento all’altro.

Luce, grande formato e “quasi documentario”

Fin dalla fine degli anni Settanta Jeff Wall presenta molte sue opere come grandi diapositive retroilluminate: i celebri lightbox, che rendono l’immagine luminosa dall’interno, vicina all’impatto del cinema e della pubblicità. La fotografia appare così come una superficie seducente e insieme straniante, dove la luce è protagonista assoluta e condizione stessa di esistenza dell’immagine.

Ph: Andrea Guermani

Accanto alle scene più visionarie – come quelle ispirate a racconti fantastici, da The Thinker a The Giant e After “Invisible Man” by Ralph Ellison, the Prologue – la mostra affianca lavori che Wall definisce “quasi un documentario”. Qui l’artista collabora con attori o modelli che mettono in scena gesti apparentemente quotidiani, ma talvolta coinvolge anche persone che semplicemente svolgono il proprio lavoro, come accade in Morning Cleaning, dove l’addetta alle pulizie appare al lavoro nel padiglione di Mies van der Rohe a Barcellona.

La mostra a Torino

Alle Gallerie d’Italia di Torino, l’allestimento valorizza le grandi dimensioni delle opere e la loro natura “luminescente”, inserendo i lightbox in un percorso che alterna pareti dense di immagini a spazi più raccolti, dove il visitatore può sostare davanti a una singola scena.  Il risultato è una mostra che invita a guardare con lentezza: i volti, i corpi, gli oggetti e le strade fotografate da Jeff Wall rivelano un fascino profondo per l’aspetto delle cose, per la loro presenza silenziosa nel mondo. In questo equilibrio  la fotografia si conferma per Wall un mezzo capace di tenere insieme pittura, cinema, letteratura, moda e architettura, trasformando ogni immagine in un racconto aperto che continua nella mente di chi osserva.

Valeria Rombolà

Alla Galleria Sant’Agostino la 162esima mostra sociale del Circolo degli Artisti 

Alla Galleria Sant’Agostino si tiene dal 12 al 24 gennaio prossimi la 162esima mostra sociale del Circolo degli Artisti di Torino.
L’appuntamento annuale nella sua programmazione ha scelto una sede diversa da quella usuale della Giardiniera Reale di corso San Maurizio 6, dato l’elevato numero di artisti partecipanti novanta. La scelta espositiva si è concentrata sulla galleria Sant’Agostino, sede della omonima casa d’arte.
Quest’anno sarà presente anche una novità, quella della presenza di alcuni soci scrittori con delle personali composizioni. La mostra, allestita fino al 24 gennaio prossimo offre una vasta carrellata di tecniche utilizzate dagli artisti, dalla pittura figurativa a quella astratta, dalla scultura alla installazione, dalla grafica al disegno fino alla fotografia. Sarà anche esposta un’opera dell’artista Tiziana Inversi, dal titolo “Una fiaba in sogno”, già esposta ad una collettiva alla galerie Thuillier a Parigi e a Sanremo alla II Biennale d’Arte.
Il testo critico della mostra è stato curato da Angelo Mistrangelo.

Galleria Sant’Agostino
Corso Tassoni 56 Torino
Dal 12 al 24 gennaio 2026
Orari lunedì e sabato 14.30-18.30
Dal martedì al venerdì 9.30-12.30, 14.30-18.30
L’ingresso è libero.

Mara Martellotta

“Buon compleanno Forte di Bard”

Il nuovo anno segna il ventennale del recuperato “Forte” valdostano che, per l’occasione, esporrà il “San Giovanni Battista – Borghese” del Caravaggio

Martedì 13 gennaio 2026

Bard (Aosta)

Considerato oggi il “nuovo” polo culturale delle Alpi Occidentali, il complesso del “Forte” e del “Borgo di Bard” vanta una lunga, importante storia che arretra nel tempo fino al II millennio a. C. (per quanto riguarda le prime tracce in loco di “cultura materiale”) per passare via via, attraverso la fortificazione vera e propria della “rocca”, in epoca preromana, fino al passaggio diretto (1242) al dominio sabaudo con Amedeo IV di Savoia, diventando infine nel 1661 un vero e proprio Presidio delle forze del “Ducato” con Carlo Emanuele II. Un ampio arco temporale, dal “Castello medievale” alla “Fortezza sabauda”  che ne ha viste di “ogni”: memorabile in particolare la resistenza opposta a Bard dall’esercito di Vittorio Amedeo II alle truppe francesi nel 1704, nel corso della guerra di “successione spagnola”, e nel 1800 il distruttivo passaggio di Napoleone con l’“Armèe de Reserve” (di cui fece parte anche Henry Beyle, più noto sotto lo pseudonimo di Stendhal) e alla sua riedificazione voluta da Carlo Felice (e durata otto anni, dal1830 al 1838) affidata a Francesco Antonio Olivero, sotto la supervisione (da lui assai poco gradita!) dell’allora giovane Tenente del Genio, Camillo Benso Conte di Cavour. Da allora molteplici sono stati gli interventi architettonici utili ad ampliare e a potenziare le strutture difensive della “Fortezza”, seguiti da un lungo periodo di abbandono, durato fino al 1975 allorché, dismesso dal demanio militare, il “Forte” fu acquisito nel 1990 dalla “Regione Autonoma Valle d’Aosta”, con la gestione dal 2005 dell’“Associazione Forte di Bard”, cui si deve, dopo imponenti interventi di recupero durati dieci anni, l’apertura al pubblico. Era il 13 gennaio 2006. Un venerdì. Da allora sono trascorsi vent’anni di assiduo, proficuo e prezioso lavoro culturale. Vent’anni che l’“Associazione Forte di Bard” intende celebrare con una suggestiva “serata – evento” programmata proprio per il prossimo martedì 13 gennaio 2026.

Nell’occasione sarà presentato in anteprima il progetto “Capolavoro al Forte” che vedrà alternarsi ogni anno, sino al 2028tre grandi capolavori dell’arte italiana all’interno dell’ “ex Cappella militare”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare opere uniche, che raccontano non solo il genio di Maestri italiani, ma anche storie e iconografie eccezionali. Il primo capolavoro porta la firma di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1619): il “San Giovanni Battista – Borghese”. Un’opera intensa che racconta la maturità dell’artista (fondatore della “Corrente naturalistica moderna”, in contrapposizione a “Manierismo” e “Classicismo” e precursore della sensibilità barocca), ma soprattutto il “pathos emotivo” che la contraddistingue. Una rappresentazione inedita del “San Giovanni” (datata 1610) che doveva raccontare la sua redenzione e che invece l’ha accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la prematura morte.

L’opera verrà “svelata” al pubblico, dopo gli interventi delle Autorità locali, proprio il prossimo martedì 13 gennaio (ore 20,30), in occasione della “serata-evento”, programmata per il ventennale dell’apertura al pubblico del “Forte” e resterà esposta per ben quattro mesi, da mercoledì 14 gennaio a lunedì 6 aprile prossimi. Per partecipare è necessario compilare il “form online” disponibile sul sito www.fortedibard.it sino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo la visita al Caravaggio, la serata proseguirà con il taglio della torta del ventennale e con un brindisi accompagnati dal dj set firmato “Radio Monte Carlo” con la partecipazione dello speaker Marco Porticelli.

Il ventennale sarà poi caratterizzato da una serie di appuntamenti tematici accompagnati dal logo celebrativo dei “20 Anni”. Ogni mese sarà connotato da un tema legato agli ambiti di interesse in cui opera il “Forte” e attorno al quale verranno organizzate iniziative ed eventi satellite.

“Per onorare nel migliore dei modi questa tappa importante della seconda vita del Forte di Bard, trasformato da fortezza di difesa a luogo di arte e cultura – spiega la Presidente, Ornella Badery – abbiamo pensato ad un artista capace di esprimere in modo significativo e universale la qualità e l’importanza delle opere che dal Rinascimento all’epoca moderna il mondo ci invidia; la risposta unanime nella scelta è stata Caravaggio. Ringrazio la ‘Galleria Borghese’ di Roma e la sua direttrice Francesca Cappelletti per la disponibilità e la collaborazione prestate”.

Nella giornata di martedì 13 gennaio il “Forte di Bard” modificherà il suo abituale orario di apertura: mostre e musei saranno aperti dalle ore 14 alle 18 (la Biglietteria chiuderà alle 17).

Gianni Milani

Nelle foto: Forte di Bard, oggi (Ph. Roberto Roux); la presidente Ornella Badery

Prosegue “Oltre la moda”: Helmut Newton e Federico Scianna

Continua nel 2026 il programma di incontri pubblici dal titolo “Oltre la moda” curato da Monica Poggi e Fondazione Artea, che accompagna i visitatori alla scoperta di due grandi progetti espositivi, quello di Helmut Newton “Intrecci”, al Filatoio di Caraglio, e di Ferdinando Scianna “La moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo.

Dopo i primi tre appuntamenti del 2025, il nuovo anno offrirà nuove e imperdibili occasioni di dialogo con esperti di fotografia, moda e cultura visiva per leggere e contestualizzare il lavoro di due autori e riflettere sull intersezioni tra fotografia, produzione, collezionismo e società contemporanea. Venerdì 16 gennaio, alle ore 18, presso il Museo Lavazza di via Bologna 32, avrà luogo l’incontro “Costruire un’identità visiva”, il dialogo tra fotografia e mondo industriale, in una location in grado di contestualizzare al meglio questo rapporto. La sede scelta oer questo evento rappresenta questa alleanza, andando ad evidenziarne la ricchezza identitaria. In occasione dell’evento verranno presentati gli scatti di Helmut Newton e Ferdinando Scianna per gli iconici calendari Lavazza del 1993, 1994 e 1996 con approfondimenti di Matthias Harder, curatore e direttore della Fondazione Helmut Newton, Marco Amato, direttore del Museo Lavazza, Monica Poggi, storica della fotografia e Davide De Luca, direttore della Fondazione Artea. Seguirà un’esclusiva coffee experience guidata dai coffellier del Museo. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria su https://www.ticketlandia.com/m/event/talk-costruire-identita-visita.

Lunedì 19 gennaio, alle ore 21, sarà il Cinema Magda Olivero di Saluzzo, in via Palazzo di Città 15, a ospitare la proiezione del docufilm “Ferdinando Scianna – il fotografo dell’ombra”, diretto da Roberto Andò” e presentato alla Mostra cinematografica della Biennale di Venezia. Il film esplora la vita e la carriera di Scianna, coinvolgendo molti di coloro che ne hanno fatto parte, tra colleghi e amici di gioventù. Al termine della proiezione si potranno approfondire temi emersi dalla visione grazie alla presenza sul palco di Roberto Andò, del fotografo Ferdinando Scianna e del diretto della Fondazione Arte Davide De Luca. L’evento è in collaborazione con l’associazione Ratatoj APS nella rassegna Lunedì Cinema 2026.

Ingresso libero fino a esaurimento posti – apertura al pubblico dalle ore 20.30.

La mostra di Helmut Newton, “Intrecci”, presso il Filatoio di Caraglio, è visitabile fino all’1 marzo 2026 e giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Il progetto “Ferdinando Scianna – la moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo, in piazza Castello 1, curato da Denis Curti, è promosso dal Comune di Saluzzo e da Fondazione Artea, reso possibile anche grazie al supporto del Museo Lavazza, di Confindustria Cuneo, di Fondazione Amleto Bertoni e con il contributo della Atl del cuneese e il patrocinio della Provincia di Cuneo. Aperta fino all’1 marzo prossimo, il venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19.

Info: visitare il sito www.fondazioneartea.org

Mara Martellotta