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Torna al Museo MIIT l’amato appuntamento con Lady Oscar

Dal 12 al 31 luglio, presso il Museo MIIT di corso Cairoli 4, a Torino, torna per il quarto anno consecutivo l’appuntamento con la mostra dal titolo “Una rosa a Torino. Omaggio a Lady Oscar”, nata dalla collaborazione con il progetto di aggregazione artisti del mondo no profit “Virtual Art Workshop Social Group”, la scrittrice di libri fantasy Elena Romanello e i membri in costume dell’Associazione di volontariato no profit “Le tenere piume ETS-OdV”

La mostra aprirà domenica 12 luglio alle ore 15.30, al fine di poter includere nella stessa gli anniversari della morte dei personaggi principali, ovvero Andrè Grandier (12 luglio) e Oscar François des Jarjeyes (13 luglio), oltre alla ricorrenza legata alla Presa della Bastiglia, datata 14 luglio 1789.

Martedì 14 luglio è prevista la conferenza di Elena Romanello, alle ore 15.30, momento in cui esporrà al pubblico le sue nuove uscite editoriali e le pubblicazioni presenti in mostra.
L’Inaugurazione dell’evento, invece, si svolgerà il giorno seguente, a partire dalle 17.30, alla presenza della scrittrice Elena Romanello e di tutti i partners, degli artisti e di alcuni membri della commissione artistica, per illustrare le sue ultime pubblicazioni. L’evento sarà accompagnato dalle presentazioni di altri scrittori provenienti da tutta Italia e presenti in live conference.
In contemporanea, negli altri spazi del Museo MIIT, saranno inaugurate le personali di alcuni artisti internazionali.
Sabato 18 luglio, dalle ore 15.30, avverrà la proiezione del fan film “Due destini travolti dalla Rivoluzione”, a cura della compagnia teatrale “ I giocolieri delle stelle”, proveniente da Viareggio e rappresentata dal regista Yatta. Un altro evento riguarderà la “Giornata Cosplay” insieme ai membri del direttivo e volontari dell’Associazione *LE TENERE PIUME ETS-ODV*, che accompagneranno i visitatori per tutta la mostra.

Gli artisti in esposizione provengono da tutto il Paese e dall’estero. Tra gli altri, sono presenti Silvia Belleri, Chiuto, Susanna Dore, Nikolett Juhas, Lady Rotsuko, Francesco Larghi, Alice Martin, Mkajitsuno, Gabriele Montagnani, Vania Perale, Angela Rossetti, Thabita Sakamaki, Sota, Christian Tarricone, Thesavior e Patrizia Venanzi.

Sono previste, nel periodo della mostra, varie giornate di performance gratuite curate dagli artisti partecipanti. Durante l’esposizione è prevista l’assegnazione di alcuni premi artistici con conferimento da parte del Museo MIIT e del Comitato Scientifico Internazionale.

Tutti i partecipanti riceveranno Attestato di Merito Artistico, patrocinato da vari Partners e da ITALIA ARTE Editore e MUSEO MIIT – https://www.museomiit.it/

Info: la mostra è visitabile dal martedì al sabato con INGRESSO LIBERO dalle
15.30 alle 19.30 fino al 31 luglio.

Gradito, ma non obbligatorio, l’abbigliamento in cosplay.

“Una rosa a Torino. Omaggio a Lady Oscar” – dal 12 al 31 luglio 2026 presso il Museo MIIT di corso Cairoli 4, a Torino

Orari visite: da martedì a sabato 15.30-19.30 –  011 8129776 / 3343135903

Mara Martellotta

Duecentomila Lire per Alfonso Ferrero della Marmora in piazza Bodoni

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Alla scoperta dei monumenti di Torino / Il monumento equestre si erge fiero ed imponente nel centro della piazza. Il generale Alfonso Ferrero della Marmora viene rappresentato con indosso la sua divisa militare, il mantello sulle spalle ed il capo calzato di feluca voltato verso sinistra, mentre è in sella ad un elegante cavallo con la zampa sinistra sollevata in segno di forza ed autorevolezza

Eccoci di nuovo pronti ad accompagnare i nostri lettori alla scoperta delle meravigliose opere d’arte presenti a Torino. Oggi vogliamo soffermarci sulle maestosità equestri, prendendo come soggetto della nostra usuale passeggiata “con il naso all’insù”, il monumento dedicato ad Alfonso Ferrero della Marmora. (Essepiesse)

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Il monumento equestre si erge fiero ed imponente nel centro di Piazza Bodoni. Il generale Alfonso Ferrero della Marmora viene rappresentato con indosso la sua divisa militare, il mantello sulle spalle ed il capo calzato di feluca voltato verso sinistra, mentre è in sella ad un elegante cavallo con la zampa sinistra sollevata in segno di forza ed autorevolezza. Il generale ha gli stivali infilati nelle staffe e mentre con la mano sinistra stringe le briglie, con la destra impugna la spada puntandola in avanti, di fianco alla gamba. La statua poggia su un piedistallo lapideo quadrangolare arricchito da importanti volute angolari e ornato con elementi in bronzo, foglie d’acanto e teste di leone. Nel gennaio 1878 morì a Firenze Alfonso Ferrero della Marmora, tenente generale e comandante dell’esercito, ministro della Guerra nei governi Pinelli, Gioberti, D’Azeglio e Cavour, governatore di Milano, prefetto di Napoli nel 1861 e primo ministro a Torino dal 1864 al 1866. Due giorni dopo la città di Torino, con una delibera della Giunta, decise di rendere onore alla memoria del generale erigendogli un monumento pubblico, mettendo a disposizione 20.000 lire e aprendo una sottoscrizione di ampiezza nazionale. 

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Il proposito era quello di realizzare un’opera di particolare rilevanza sia dal punto di vista artistico che dimensionale, un “Monumento Nazionale” per l’appunto, il cui costo fu stimato intorno alle 200.000 lire. Al finanziamento dell’opera partecipò anche il capitano Luigi Chiala, deputato al Parlamento e amico intimo di La Marmora, che inviò le 9.011 lire ricavate dalla vendita delle sue memorie, intitolate “Ricordi della giovinezza di Alfonso La Marmora” e “Commemorazione di Alfonso La Marmora”. La raccolta di fondi, nonostante la notevole partecipazione, riscontrò una notevole difficoltà nel raggiungere la cifra necessaria, tanto che il Municipio di Torino dovette mantenere aperta la sottoscrizione per ben dodici anni. Visto l’evolversi della situazione il marchese Tommaso della Marmora, nipote del generale e suo erede, preoccupato per il protrarsi dei tempi e per l’insufficienza dei fondi fino ad allora disponibili (nel 1890, anno della chiusura della sottoscrizione, si era raccolta la cifra di 73.639 lire) propose alla città di occuparsi direttamente della realizzazione dell’opera, integrando la somma raccolta con capitali propri. Tale proposito, che evidentemente aveva in mente da qualche tempo, l’aveva portato ad affidare il disegno del bozzetto di “una statua equestre in bronzo, grande circa due volte il vero, con proporzionato piedistallo” al conte Stanislao Grimaldi, aiutante in campo del generale e Regio disegnatore del re Vittorio Emanuele II che, si presume, portò a compimento l’opera senza ricevere alcun compenso. Nell’ottobre del 1886 Tommaso della Marmora, in accordo con lo scultore Grimaldi, propose al Municipio di collocare la statua al centro della nuova piazza Bodoni. Su richiesta del Sindaco di Torino, nel 1889 il Ministero della Guerra venne coinvolto nella realizzazione dell’opera equestre, rendendosi disponibile a fornire il bronzo necessario; la fusione del monumento venne eseguita nel 1891 nel Regio Arsenale di Torino, a spese del Ministero.Per la protezione del monumento si ebbe l’idea di realizzare una cancellata su disegno dell’Ing. Lorenzo Rivetti, già ideatore dell’elegante piedistallo su cui poggia la statua, ma fotografie di Mario Gabinio del 1924, testimoniano invece la presenza di una delimitazione costituita da catene poggianti su pilastrini in pietra, che venne in seguito rimossa. 

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Finalmente il 25 ottobre 1891, alla presenza di numerose autorità politiche, civili e militari, venne inaugurata l’opera dedicata a Alfonso Ferrero della Marmora; per l’occasione il Municipio di Torino “vestì a festa” piazza Bodoni addobbando i balconi delle case, allestendo alcuni palchi e studiando una “illuminazione straordinaria”.Va ricordato e fatto notare che il monumento a La Marmora è l’unico monumento equestre, presente a Torino, dedicato ad un militare e uomo politico. Per quanto riguarda un piccolo accenno alla piazza che ospita l’opera, va ricordato che Piazza Bodoni (inserita nel cosiddetto Borgo Nuovo), ha origini ottocentesche ed è stata realizzata frammentariamente nel corso di oltre un secolo. Il primo intervento edilizio risale al primo decennio dell’Ottocento ma, per giungere alla conformazione attuale della piazza, bisognerà attendere fino al 1928, anno nel quale venne realizzato l’edificio che accoglie l’Istituto Musicale Giuseppe Verdi, diventato dal 1936 Conservatorio di Stato.Nel 2002 piazza Bodoni è stata interessata da un intervento di riqualificazione: è stata pedonalizzata e ripavimentata con lastre in pietra poste secondo un disegno a cerchi concentrici che hanno come fulcro il monumento a Alfonso Ferrero della Marmora.

 

 

Simona Pili Stella

(Foto: www.museotorino.it)

 

Maddalena, Marta, Anna, Giacomo Le storie dei Santi a Ranverso

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO)

 

Domenica 12 luglio, ore 15

 

 

Un percorso guidato tra gli affreschi per scoprire le vicende dei santi celebrati nel mese di luglio attraverso immagini, simboli e tradizioni dell’immaginario medievale

 

 

Le storie dei santi prendono forma negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, dove arte e devozione si intrecciano in un percorso dedicato alle figure di Maddalena, Marta, Anna e Giacomo. Domenica 12 luglio l’appuntamento “Luglio è il mese del racconto” propone una visita guidata che conduce il pubblico alla scoperta delle vicende di quattro protagonisti della tradizione cristiana, celebrati dal calendario liturgico nel corso del mese.

L’iniziativa accompagna i visitatori in un racconto costruito attraverso le immagini conservate nella Precettoria. Gli affreschi diventano il punto di partenza per ripercorrere episodi, leggende e attributi iconografici che hanno contribuito a definire la devozione popolare e l’immaginario medievale, offrendo una nuova chiave di lettura del patrimonio artistico del complesso. Il percorso mette in relazione le opere con le storie dei santi, evidenziando come la pittura fosse uno strumento capace di trasmettere racconti, valori e significati a un pubblico che, nel Medioevo, trovava nelle immagini una delle principali forme di conoscenza e di narrazione.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 12 luglio 2026, ore 15

Luglio è il mese del racconto

Costo della visita: 7 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

 

Il “Forte” atterra di nuovo a Milano Malpensa

Rinnovata la collaborazione tra SEA Aeroporti e il valdostano “Forte di Bard”. Allo “Scalo Milano-Malpensa”, la mostra “Magnum America”

Fino a domenica 4 ottobre

Bard (Aosta)

E’ stata rinnovata nei giorni scorsi la collaborazione tra “SEA – Aeroporti” (la Società che gestisce il sistema aeroportuale milanese, compresi l’Aeroporto di “Milano Malpensa” e “Milano Linate”) e il valdostano “Forte di Bard”. Accordo concretamente siglato da un prezioso “cadeau-prestito”, da parte dell’ottocentesca “Fortezza” sabauda – sempre più “Polo Culturale” d’eccellenza per quanto riguarda eventi espositivi di assoluta rilevanza – che permetterà all’estate di “Milano Malpensa” di proporsi quale suggestiva location espositiva dedicata, fino alla prossima domenica 4 ottobre, alla grande fotografia internazionale. Presso lo Spazio “Art Hub”, al mezzanino “Food Court” del “Terminal 1”, è stata infatti inaugurata, martedì 7 luglio scorso, la mostra fotografica “Magnum America”, Progetto prodotto, sotto la curatela della critica d’arte tedesca Andréa Holzherr, dal “Forte” valdostano e da “Magnum Photos – Paris”, una delle più importanti “Agenzie Fotografiche” a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata (con due sedi a New York e a Parigi) nel 1947 da “Maestri – mito” del calibro di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William (detto Bill) e Rita Vandivert. Ispirata all’omonimo volume pubblicato da “Thames & Hudson” nel 2024 e dopo il notevole successo registrato, lo scorso inverno, al “Forte di Bard”, la mostra, organizzata in capitoli decennali, racconta gli States attraverso oltre settant’anni di fotografia (dagli anni Quaranta ai giorni nostri), restituendo un ritratto complesso e affascinante del Paese: la promessa del sogno americano, i grandi cambiamenti sociali, le contraddizioni, le battaglie per i diritti civili, la quotidianità delle metropoli e delle province, fino ai grandi momenti della storia contemporanea. In parete, tra le tante, un’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) a firma dell’americana Eve Arnold, la prima freelance donna della “Magnum”; e ancora i toccanti “Ritratti” di gente comune incontrata a Coney Island piuttosto che a New York centro di Bruce Gilden, accanto ad una “grandiosa” immagine di “Ella Fitzgerald” scattata da Wayne Forest Miller, tra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima.

“La mostra – già si leggeva in occasione dell’esposizione di Bard – ha quale primo obiettivo, quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos”, fin dai suoi inizi, ha guardato con interesse e profonda capacità di analisi critica, com’era e com’è necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.

Oggi, ahinoi, più che mai!

L’inaugurazione della mostra al principale “Scalo Intercontinentale” del Nord Italia , alla presenza di Alessandro Fidato – “Chief Operating Officer” di “SEA Aeroporti di Milano” – e della Presidente del “Forte di Bard” Ornella Badery, ha rappresentato anche l’occasione per celebrare, tra “SEA” e il “Forte”, una “partnership” che negli ultimi anni ha consentito di portare negli spazi di “Milano Malpensa” importanti progetti espositivi internazionali, confermando la volontà condivisa di promuovere la “cultura fotografica” anche in un luogo di transito, trasformando il viaggio in un’esperienza capace di sorprendere e ispirare.

“Siamo lieti di poter proseguire – ha dichiarato la presidente Ornella Badery –  la collaborazione con ‘SEA’ che consente di promuovere la fotografia di alta qualità e l’arte all’interno dell’aeroporto di ‘Milano Malpensa’. L’iniziativa trasforma il transito dei passeggeri in un’esperienza culturale di indubbio interesse, legando la vetrina internazionale dello scalo ad un’opportunità di promozione importante anche per il ‘Forte di Bard’”.

Gianni Milani

Nelle foto: La presidente Ornella Badery presenta l’accordo con “SEA” e la mostra; visita all’esposizione

De Amicis, il monumento grazie a un amico

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I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

Museo Accorsi-Ometto, un progetto innovativo per il trentennale dell’apertura

Ricerca, internazionalizzazione e rinnovamento sono le parole chiave del nuovo percorso intrapreso dal Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, sito in via Po 55, a Torino. Un processo, quello dell’intera Fondazione che, se da una parte ha avuto inizio negli anni precedenti con le molteplici acquisizioni di oggetti datati tra il XV secolo e il Novecento, dall’altra vede in atto una vera e propria mutazione, un profondo cambiamento di pelle che porterà il Museo a trasformarsi in un foro aperto al vasto pubblico nazionale e internazionale, evolvendosi, così, dall’attuale condizione di “tempio elitario” dalla tipica espressione localistica.

Il progetto di rinnovamento, la cui conclusione è prevista entro la fine di dicembre 2029, in occasione dei festeggiamenti per il trentennale del Museo Accorsi-Ometto, comprende importanti lavori di restauro di quest’ultimo e di tutto il Complesso della chiesa di Sant’Antonio, dove oggi si trova la Fondazione. La finalità è quella di recuperare, ristrutturare e dare nuovamente forma agli edifici storici, risalenti al XV secolo e nati per accogliere i viandanti che giungevano in città da Est, per rivederli in un’ottica di “varco d’accesso culturale” alla città, di vetrina attraverso la quale raccontare le eccellenze del territorio locale, nazionale e internazionale.

In occasione della conferenza di presentazione del progetto, il Direttore del Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, Luca Mana, ha svelato la recente acquisizione di un’opera appartenente a un pittore vercellese facente parte, probabilmente, della famiglia Oldoni: una “Natività” risalente al 1500 circa, individuata grazie agli studi sulla celebre famiglia milanese intrapresi durante la mostra su Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Tra le altra acquisizioni di rilievo si annoverano il “Trittico con la Crocifissione e Santi” (1390-1400), opera di origine tardo medievale della Bottega degli Embriachi, le “Tazze con le prove del colore blu della manifattura Ginori, a Doccia”, pezzi unici, datati tra il 1740 e il 1745, di cui fa parte la “Tazzina traforata”, la sola conosciuta in porcellana bianca traforata, e due vasi in vetro con coperchio atti a contenere i differenti campioni di terre utilizzati dalla manifattura Ginori nella produzione delle sue porcellane. Tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento sono, invece, collocati quattro bozzetti del pittore torinese Francesco Gonin e il “Ritratto della madre” dello scrittore e pittore Carlo Levi.

In un’ottica di rinnovamento e innovazione tecnologica, il Museo Accorsi-Ometto ha avviato una collaborazione con Reveel, una startup finlandese che permette di creare guide interattive e mappe senza dover scaricare la app sul proprio smartphone. Già utilizzata da diverse organizzazioni e attrazioni europee, Reveel consente al pubblico del museo (il primo in Italia ad essere dotato di questo strumento digitale) di fruire dei contenuti in 63 lingue.

“Siamo particolarmente felici di presentare le ultime acquisizioni, l’innovativa web app che consente di visitare il museo in 63 lingue differenti e di annunciare il progetto riguardante il Complesso di Sant’Antonio – ha dichiarato il Direttore Luca Mana – si tratta del primo passo di un percorso che, da qui a fine 2029/inizio 2030, ci porterà a festeggiare il trentennale dell’apertura del Museo. La Fondazione Accorsi-Ometto del futuro sarà nuova e dinamica: un luogo all’interno del quale si potrà parlare e confrontarsi, sull’esempio delle grandi piazze rinascimentali italiane”.

Info: Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto – Via Po 55, Torino

Info@fondazioneaccorsi-ometto.it – fondazioneaccorsi-ometto.it

Orari: Martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 18 / giovedì dalle 10 alle 20 / sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19 / lunedì chiuso.

Mara Martellotta

Il Liberty di Torre Pellice

Nel fine settimana, si aprono al pubblico le “Ville Liberty” della “Ginevra italiana”. Un patrimonio tutto da scoprire

Sabato 11 luglio

Torre Pellice (Torino)

Capoluogo dell’“Unione Montana del Pinerolese” e da sempre Centro principale della “Chiesa Valdese” italiana (tanto da essere definita la “Ginevra italiana”, un tempo “città-porto sicuro” per i Valdesi costretti a fuggire in Svizzera dal Piemonte sabaudo e dalle valli alpine), Torre Pellice, principale sito dell’omonima Valle, alla confluenza tra i torrenti Pellice e Angrogna, è storicamente associata (e non poteva essere altrimenti) alla “memoria valdese” e al suo celebre “Sinodo”, che proprio lì (nella “Casa Valdese”) si tiene ogni anno a fine agosto. Ma Torre Pellice è sì in gran parte questo, ma anche altro. E la sua antica Storia si lega a un presente fatto di importanti eventi sociali e culturali (è la città, ad esempio, sede non solo del “Museo Valdese” e di due importanti “Biblioteche” custodi di oltre 70mila libri – alcuni rari come la preziosa “Bibbia di Olivetano” del 1535 – ma anche della Civica Galleria d’Arte Contemporanea “Filippo Scroppo” – ricca di circa 400 opere dei più illustri artisti italiani del dopoguerra” – e del Festival annuale “Una Torre di Libri” organizzato dalla “Libreria Claudiana”) oltre che di magnifiche linearità urbane e di un paesaggio circostante ottimale quale base per escursioni alpine di grande interesse. E, forse pochi lo sapevano, è anche la città “Capitale del Liberty” in Val Pellice. Caratteristica tutta da esplorare e un capitolo rimasto a lungo nell’ombra. Di qui l’idea di dedicare proprio un evento sul tema, concretizzatosi in un “nuovo itinerario guidato” teso a svelare il “patrimonio architettonico” di una cittadina che, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, divenne una frequentata “meta di villeggiatura” per l’alta borghesia, non solo torinese, ma anche nazionale e internazionale.

L’iniziativa nasce dal “Consorzio Turistico Pinerolese  e Valli” e dall’ Amministrazione Comunale”, in collaborazione con “In Val Pellice”, con l’obiettivo di scoprire un volto diverso e affascinante dell’antica “Torre di Luserna”, attraverso le sue eleganti dimore concepite secondo i canoni e i preziosi stilemi “floreali” dell’ “Art Nouveau”.

Il via per questo nuovo “percorso turistico” è fissato per il prossimo sabato 11 luglio. Altre due repliche seguiranno in autunno, già programmate per sabato 12 settembre e sabato 10 ottobre: occhi puntati su villini e dimore signorili, lasciate in dote all’epoca e capaci di ridisegnare il paesaggio, fondendo la “quiete alpina” con i dettami in voga nell’architettura del tempo. Una delle figure chiave di questa “metamorfosi” dello “skyline urbano” fu Ermanno Ceresole, geometra natio proprio di Torre Pellice, che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso si dedicò alla progettazione di numerose ville. La sua visione, spesso arricchita da “sfumature eclettiche”, trovò un appoggio e un importante confronto nel legame con il precedente lavoro del professore e progettista Alfieri Genta, suo lontano parente e attivo a Torino e sul Lago Maggiore tra fine ‘800 ed inizi ‘900. Il primo, durante l’ultima fase dell’epoca di villeggiatura torrese, firmò i progetti per decine di residenze di pregio stilistico destinate alle famiglie che animavano i mesi estivi della valle. Tra le tappe principali del percorso spicca il “Complesso Morè”, un chiaro esempio di fusione tra spazi abitativi e produttivi legato alla storica azienda dolciaria di famiglia (la famosa Azienda dei “Cri Cri”) fondata nel 1886, fino al 1923, allorché il proprietario scelse di unire la propria dimora privata all’attività lavorativa, dando vita a una struttura dall’alto valore architettonico e decorativo. Altrettanto significativo per comprendere il contesto sociale dell’epoca è il “Tennis Club”, edificato nel 1932, la cui nascita testimonia la vita attiva di una comunità cittadina allora in forte crescita.

Seguendo questo percorso, l’esperienza proposta offre dunque una giornata che unisce “storia”, “architettura” e (perché no?) “cucina locale”. Non solo. Per agevolare la partecipazione, l’organizzazione ha predisposto un “servizio di trasferimento in pullman” con partenze programmate sia da Torino, dalla stazione di “Porta Nuova” (ore 8) al costo di 80 euro a persona, sia da Pinerolo, dalla “stazione centrale” alle 9 e al costo di 70 euro a persona. La quota di partecipazione comprende il viaggio, il tour guidato condotto da professionisti in lingua italiana — con la possibilità di richiedere visite in altre lingue su prenotazione — e un “pranzo completo” con i sapori del territorio, al Ristorante situato all’interno del “Club Area Sport e Movimento”. Il rientro è programmato per le 16.

Per ricevere informazioni e riservare i propri posti, è possibile contattare l’ufficio prenotazioni del “Consorzio Turistico” telefonando al numero 331/3901745 oppure scrivendo all’indirizzo di posta elettronica prenotazioni@turismopinerolese.it

g.m.

Nelle foto: Alcune immagini di “Torre Pellice in tour”

Ad Maiora Art inaugura “Visioni Contemporanee”: al via la nuova collettiva estiva

 

Archiviato il successo della bipersonale di Cristiano Sandonà e Lara Valentino, Ad Maiora Art inaugura un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea. Dal 10 al 17 luglio (chiusura lunedì 13), la galleria di via Santa Maria 4/C ospiterà “Visioni Contemporanee”, mostra collettiva a ingresso libero che riunisce artisti accomunati da linguaggi e percorsi espressivi diversi, tra sperimentazione e richiami alla tradizione.
L’inaugurazione è in programma venerdì 10 luglio, dalle 17.30 alle 18, con un vernissage aperto al pubblico. L’esposizione segna anche l’introduzione del nuovo orario estivo della galleria, visitabile dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20, una scelta pensata per favorire una partecipazione più ampia e rispondere alle esigenze di studenti, lavoratori e appassionati.
«Vogliamo rendere l’arte sempre più accessibile e vicina alle persone», spiegano i fondatori Alessio Torzi e Andrea De Benedictis, ribadendo la volontà di promuovere uno spazio aperto, inclusivo e capace di coinvolgere pubblici sempre più eterogenei.
Tra gli artisti presenti figurano Daniele Bertuglia, Galileo Marino, Emanuele Longo, Chiara Renda, Vania Perale, Susanna Dore, Sam Vikers, Giorgio Patrignani e Nicolette Juhasz. Con questa nuova collettiva, Ad Maiora Art conferma il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo tra differenti sensibilità creative.

Enzo Grassano

Una vetrina di tre giorni, per guardare all’Architettura di domani

Negli spazi dell’ex mercato ittico di Porta Palazzo

Con le immagini che provengono da Italia, Estonia e Svezia, Danimarca e Paesi Bassi e Regno Unito, tre titoli firmati da Raffaello Pacini e dalla coppia Maia Molloy/Louis Jongsma, si è conclusa nello spazio del Bistrot Culturale Il ramo d’oro, nella Galleria Umberto I, la prima giornata del Festival di Architettura Torino, “frutto dell’impegno e delle competenze di un tavolo tecnico-scientifico multidisciplinare, composto da figure con profili diversi e complementari”. Responsabile dell’evento Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura / Torino, affiancata da Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino. Gli altri componenti del tavolo di cui sopra Luca Molinari, critico e curatore di architettura, Emanuele Piccardo, architetto e critico di architettura, Francesca Canfora, architetta libero professionista e curatrice indipendente e Giorgia Barbano, architetta, amministratore delegato e direttore tecnico di IPE Consulting. Tre giornate, dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17,30 alle 22,30, composte di talk – incontri tematici che affrontano alcune questioni che oggi stanno trasformando il progetto dell’abitare, una necessità abitativa sempre maggiore, il rapporto tra architettura, intelligenza artificiale e innovazione digitale, le politiche abitative del territorio messe a confronto con le esigenze poste in campo europeo -, keynote speech – vari protagonisti della scena architettonica internazionale a relazionare il proprio approccio progettuale, la ricerca sempre più approfondita, le esperienze messe a frutto nei tempi più recenti -, installazioni dedicate al tema dell’abitare, non ultima quella “effimera” dovuta a Raffaele Salvoldi (“la fragilità della bellezza genera responsabilità”), una costruzione composta da decine di migliaia di tavolette di legno sovrapposte senza colle né incastri, una costruzione che cresce durante le tre giornate per concludersi alla fine con un crollo a effetto domino, fragile specchio di un’opera (di un’operazione) non da contemplare ma un “processo da attraversare” -, laboratori educativi per bambini e ragazzi, proiezioni cinematografiche, un’occasione per i giovani progettisti under 35, “Future Homes Europe”, tre progetti che attraverso elaborati, immagini e scenari progettuali vogliono dare una risposta a come debba essere ripensato il tema dell’abitare “di fronte alle trasformazioni sociali, ambientali, tecnologiche ed economiche” attuali.

Per il momento siamo qui, a far nostra la domanda di Ettore Sottsass, “chi abiterà le case vuote”, iniziando a considerare “il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità”, nel luogo perno della manifestazione – il termine festival a chi scrive continua ad apparire piuttosto mastodontico, ci si aspetterebbe una maggiore durata e un più ricco frazionamento delle proposte, nella affettuosa domanda di un prolungamento per le edizioni successive: vogliamo per ora ridurlo a “vetrina”? -, quanto di più afoso si possa immaginare in una giornata afosa, in questo ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo che vede una benvenuta nuova inaugurazione, dopo una chiusura che data 2021, dentro questo mare di insegne luminose e no, di piastrelle bianche e azzurre, di angoli che ancora reclamizzano antichi venditori, luogo pronto a intraprendere una futura strada di eventi musicali, artistici e gastronomici che lo riapriranno al pubblico, posto nelle sue forme chiare al centro di questo mercato a cielo aperto che rimane il più vasto d’Europa.

Ci troviamo qui ad applaudire all’appuntamento, a veder tagliare obbligatoriamente il nastro di partenza, a dover sottostare a un sonorissimo chiacchiericcio di giornalisti e architetti e di ospiti che con nessuna fatica quasi nascondono gli interventi, degli odierni padroni di casa e delle autorità, di chi avrebbe il compito di buttare là una spiegazione, con un saluto, di quanto sta per prendere il via. S’avvicendano il sindaco Stefano Lo Russo e il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, prendono con signorilità e qualche fatica la parola le responsabili Siviero e Inghiramo. Ha sottolineato la Presidente della Fondazione per l’architettura: “Ci siamo chiesti come garantire abitazioni accessibili, sostenibili, di qualità e capaci di rispondere ai bisogni della società. Abbiamo creato una piattaforma di confronto e produzione culturale che mette in dialogo progettisti, istituzioni, università centri di ricerca, imprese, operatori culturali, giovani e cittadini per costruire una visione condivisa sul futuro dell’abitare, della città e della transizione ecologica. Questi tre giorni di festival rappresentano un evento straordinario per il nostro territorio, non solo per l’alto profilo degli ospiti coinvolti, ma anche per la rilevanza dei contenuti che guideranno ogni dibattito.” Un’occasione che è un punto di partenza, importante e abbracciata con differenti patrocini da Comune e Regione, da Città Metropolitana e Camera di Commercio, nonché sostenuta da Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens, Traiano Luce 73 e dott.gallina. Un’occasione che guarda al futuro, tassello che verrà riproposto negli futuri e pronto ad accompagnarci verso quel 2033 che vede per Torino una candidatura a capitale europea della Cultura.

Dice Roberta Ingaramo: “Le trasformazioni che interessano le nostre città richiedono una rinnovata attenzione alla qualità del progetto e al valore pubblico dell’architettura. Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenza e di costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità.” Sfide della professione, da portare avanti con il tempo, nell’importanza della “cultura del progetto”, nel fine non ultimo “di migliorare la qualità della vita degli abitanti e dei fruitori.” Tutto questo mentre i dati proposti parlano chiaro: quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata, mentre l’ultimo Censimento ISTAT afferma che sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di case censite, menttre a Torino il paradosso si legge ancor meglio nei numeri elaborati dal CRESME, per i quali tra il 2019 e il 2024 la città ha perso 4714 abitanti (943 l’anno, mentre i calcoli ci fanno sapere che nei prossimi dieci anni la città ne perderà oltre 12.200), ma ha guadagnato 13.590 famiglie, con un conseguente meno persone e più domanda di case. Proprio Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato per l’Edilizia e il Territorio – nel suo intervento ha lamentato: “In questo momento, quasi d’un tratto, in molti si trovano a parlare di casa: il fabbisogno abitativo è tornato sul tavolo della politica europea e italiana.” Ci si pongono in questi giorni delle domande, anche i numeri delle abitazioni che nei prossimi anni dovranno essere costruite non sono chiari, tra le tante suggestioni sarà necessario guardarsi indietro, all’inizio degli anni duemila e chiedersi l’origine della convinzione della negazione di un problema abitativo, dovrà essere affrontata quella nuova esigenza che sentiamo oggi, lo sguardo alla qualità che è necessario coltivare. Forse le tre giornate del Festival d’Architettura potranno dare anche alcune risposte a quelle tante e sfaccettate domande. Nei pomeriggi e nelle serate di oggi e domani, a rispondere e motivare, Barbara Caputo,Agostino Nikl, Andrea D’Antrassi, Raoul Forsoni, Ezio Micelli, Michael Obrist, Joan Cambronero Fernàndez, Anna Puigjaner e Francesca Canfora.

Elio Rabbione

Le immagini dell’ex mercato ittico sono di Daniele Ratti.

Artigianato sì … ma “che artigianato!”

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari