‘Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio’
Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 | Parcheggio Lancia
Piazzale Chiribiri, Torino
Torino, 2 luglio 2026 – The Others annuncia la sede della sua XV edizione, un appuntamento particolarmente significativo che celebra quindici anni di attività e sperimentazione all’interno della Contemporary Art Week torinese. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, la fiera internazionale dedicata alle pratiche artistiche emergenti e indipendenti si svolgerà nel piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, grazie alla sinergia con GTT – Gruppo Torinese Trasporti che ha concesso – su indicazione dell’amministrazione comunale – l’utilizzo della struttura.
La scelta interpreta perfettamente il tema di questa edizione, “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, trasformando un luogo progettato per l’attesa, la custodia e il transito in una piattaforma dedicata all’incontro, alla produzione culturale e alla costruzione di nuove relazioni. Le caratteristiche dello spazio fondono infatti l’architettura industriale con una straordinaria forza plastica: l’edificio è celebre per la sua splendida rampa elicoidale, che si presenta come una riedizione in scala ridotta di quella monumentale del Lingotto.
Una cornice che ha già dimostrato la sua vocazione culturale con TUTTOLIBERO, progetto inedito al suo secondo anno di attività, ideato da Fondazione Merz e condiviso da MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, in collaborazione con la CIttà di Torino, Gruppo GTT e IREN. The Others prosegue questo percorso e rilancia la sfida espositiva per la sua XV edizione attraverso un’operazione di valorizzazione che restituisce nuova vitalità a un luogo ordinario, reinterpretandolo come parte integrante del progetto curatoriale.
Il Parcheggio Lancia, infrastruttura urbana per definizione temporanea e funzionale, si trasforma così in uno spazio di possibilità, capace di accogliere gallerie, artist run spaces, spazi indipendenti, progetti interdisciplinari, curatori e pubblico in una riflessione condivisa sul valore della pausa come momento generativo.
“L’obiettivo di The Others è sempre stato portare l’arte contemporanea al di fuori dei classici centri culturali cittadini – sottolineano Roberto Casiraghi e Paola Rampini, ideatori e fondatori di The Others – dimostrando come questi spazi metropolitani siano luoghi capaci di ospitare la creatività attivamente, innescando un dialogo tra spazio e contenuto, in cui l’uno contribuisce alla definizione dell’altro e viceversa. Il parcheggio cessa di essere una mera area di transito automobilistico. Si ferma, per diventare un nucleo accessibile di sperimentazione e cultura”. Una scelta che rimanda ad una tradizione artistica ormai consolidata e apprezzata dal pubblico per la sua capacità di rinnovare e sorprendere lo sguardo, in cui l’architettura industriale e funzionale si fa quinta scenografica per esposizioni d’avanguardia, diventando il centro di una riflessione sul rapporto tra mobilità, trasformazione urbana e produzione culturale.
In un presente segnato da accelerazione continua e trasformazioni costanti, il parcheggio diventa dunque metafora di un luogo intermedio tra ciò che è e ciò che può ancora diventare: fin dalla sua nascita, The Others ha infatti costruito la propria identità attraverso l’occupazione temporanea e la riattivazione di spazi non convenzionali, trasformando luoghi in disuso o inattesi in piattaforme dedicate all’arte contemporanea. La scelta del Parcheggio Lancia prosegue questa ricerca e assume un valore particolarmente significativo nella XV edizione: uno spazio sospeso dove immaginare nuove direzioni e nuove forme di indagine interdisciplinari.
Con quindici anni di ricerca alle spalle, The Others riconferma Torino come laboratorio instancabile di sperimentazione urbana, dove il passato industriale si trasforma nel terreno fertile per le idee del futuro.

Perch





La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.
