MAO
Dal 15 luglio al 3 settembre 2023
Sala Polifunzionale
Anche il MAO Museo d’Arte Orientale partecipa alla rassegna diffusa organizzata per celebrare i 90 anni del MAUTO e propone la video installazione dell’artista Axl LE The Six Realms of Reincarnation 2023, che mescola temi ecologici con la visione dei sei regni buddisti come mondi ipertecnologici e distopici.
Utilizzando la tecnologia CG, Axl LE combina un personaggio digitale scansionato in 3D con la sua visione immaginaria del futuro, cercando di reinterpretare il concetto dei sei regni della reincarnazione. L’artista immagina sei regni: il Regno del Cielo, dove le persone caricheranno la loro coscienza sul cloud, entrando in un regno digitale dove tutto è possibile; il Regno Ashura un mondo dove l’intelligenza artificiale prende coscienza di sé e ingaggia una guerra costante con il Regno del Cielo; il Regno umano, un’epoca di coltivazione spirituale attiva; il Regno dell’Inferno, antitesi del Regno del Cielo derivato dalle conseguenze catastrofiche causate da insetti maligni nel mondo delle nuvole; il Regno del fantasma affamato, in cui le persone sono ridotte a schiavi di un’intelligenza artificiale consapevole; il Regno degli animali, in cui le persone hanno perso la resistenza del proprio spirito e del proprio corpo fisico e vivono in un perenne stato di malinconia, incapaci di liberarsi dalla loro situazione.
L’opera è installata in sala Polifunzionale ed è visibile tutti i giorni in orario di apertura del museo.

PALAZZO MADAMA
Dal 15 al 24 luglio 2023
Atrio del museo. Momento inaugurale: lunedì 17 luglio alle 12:30
Torino, luglio 1968: tre Mini Cooper con i colori della bandiera inglese – blu, bianca e rossa – rombano fuori dalla Sala del Senato del Regno d’Italia e si precipitano a capofitto giù per lo Scalone juvarriano di Palazzo Madama.
È Un colpo all’italiana (The Italian Job) di Peter Collinson a segnare un clamoroso caso cinematografico che renderà la città sabauda protagonista di folli inseguimenti tra vie monumentali e i capolavori recenti di Italia ‘61.
Per i 90 anni del MAUTO Palazzo Madama rievoca questi avvenimenti esponendo una Austin Mini Cooper S del 1962 nel suo atrio, accompagnata da una narrazione di quei giorni e da un serrato montaggio a rievocare quanto fu.
Ingresso libero
GAM
Dal 18 luglio al 3 settembre 2023
Atrio del museo. Apertura al pubblico: martedì 18 luglio alle 18:30
In occasione del novantesimo anniversario del Museo dell’Automobile di Torino, la GAM propone nella grande parete dell’atrio del museo due opere d’arte della sua collezione, entrambe legate alla rappresentazione di un moderno veicolo, possibile o immaginato. Sia nel caso della Macchina del 1963 di Alberto Moretti sia in quello dell’invenzione del Black Scooter realizzato nel 1969 da Gianni Piacentino siamo posti di fronte alla irruzione di una nuova iconografia nell’opera d’arte. Siamo, in entrambi i casi, nei pieni anni sessanta, e dunque in coincidenza con gli anni del boom economico e la massima espansione dell’industria dell’auto e del motore. Queste opere – così come nel caso della auto da corsa ‘ricostruita’ da Salvatore Scarpitta, la mitica Rajo Jack del 1964, acquistata per le collezioni del museo e ora esposta alle OGR – nascono forse sul filo della parodia, ma sono correlate, comunque, a una rivoluzione comportamentale e a un senso della modernità che non si era più visto dai tempi del mito della macchina e della velocità propugnati dai Futuristi al principio del secolo. Da sottolineare è la quasi perfetta coincidenza della nascita di queste opere con i “Car Disasters” di Andy Warhol, proprio del ’63, di cui la GAM possiede il famoso Orange Car Crash, esposto nella collezione permanente.
Ingresso libero


Suggestioni mistiche e filosofiche (“Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza”). Suggestioni esotiche (“Vagavo per i campi del Tennessee/ come vi ero arrivato chissà”). Suggestioni oniriche (“Più veloci di aquile i miei sogni/ attraversano il mare”). C’è, in compendio, tutto il modo di fare e concepire musica e testi narrativi, come strumenti terreni in grado di far volare su sù sogni poesia memoria ed emozioni, in quello che può indubbiamente considerarsi il capolavoro musicale di Franco (al secolo Francesco) Battiato, nato a Ionia (oggi Riposto) nel 1945 e scomparso due anni fa sempre nel catanese, a Milo. Parliamo de “La cura”, una delle canzoni più note e amate del grande cantautore (ma anche scrittore, regista, pittore e politico) siciliano. Brano dal significato fra i più controversi della sua discografia, pubblicato nel 1996 all’interno dell’album “L’imboscata” e scritto insieme al filosofo Manlio Sgalambro, la canzone è oggi diventata un album illustrato “dai toni sognanti, intimi e delicati”, grazie ai disegni della reggiana di Canossa, Sonia Maria Luce Possentini, fra i nomi più apprezzati del panorama illustrativo contemporaneo, una cattedra di “Illustrazione” alla “Scuola Internazionale di Comics” di Reggio Emilia e all’“Università degli Studi” di Padova, nonché prestigiosi premi vinti in carriera.
Pittrice e illustratrice, Sonia Maria Luce Possentini, laureata in “Storia dell’arte” al “Dams” di Bologna, ha ricevuto molteplici riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il “Premio Andersen 2017” come miglior illustratrice, il “Premio Pippi” e il “Silver Award” all’“Illustration Competition West 49” di Los Angeles.
A 27 anni dalla sua mostra personale (“Campo 6”) ospitata alla “GAM” di Torino, in collaborazione con l’allora neonata “Fondazione Re Rebaudengo”, Giuseppe Gabellone, artista brindisino (oggi residente a Parigi) ritorna, fino al 1° ottobre, negli spazi della “Videoteca” del Museo di via Magenta, presentando il video “Km 2,6”, acquisito dalla “Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT”, assicurando così alla Collezione della “VideotecaGAM” un’opera cardine della stagione artistica degli anni Novanta. Erede fra i più rappresentativi dell’“Arte Povera” e della “scultura post-minimalista” (fra gli studenti – allievi all’“Accademia” di Bologna e a Brera di Alberto Garutti – che diedero vita a Milano al cosiddetto “Gruppo di via Fiuggi”), Gabellone (classe ’73) ha sempre rincorso sperimentazioni artistiche volte ad indagare la relazione fra “bidimensionalità” e “tridimensionalità”, coniugando in un tutt’uno linguaggi scultorei e fotografici, alla ricerca persistente, come ebbe a scrivere Francesco Bonomi in occasione di una sua personale del 2002 al “Museum of Contemporary Art” di Chicago, di idee che in sé contenessero i concetti di “presenza e assenza”. In quest’ottica si colloca anche “Km 2,6”, il video presentato alla “GAM” e realizzato, in una forma che sta fra l’idea di scultura e la dimensione filmica, nel ’93. Dice bene Elena Volpato, curatrice della mostra: “Il video è una di quelle rare opere che arrivano precocissime nel percorso di un artista eppure sembrano già contenere tutto intero il nucleo del suo pensiero. L’intelligenza che anima quel video si è andata infatti sviluppando con assoluta coerenza, in questi trent’anni, nella varietà dei frutti che va producendo”. Unità di misura lineare, quei “Km 2,6” diventano “misura di durata”. La lunghezza indicata è quella del nastro adesivo che Gabellone, nel video, va dipanando tutt’attorno ai mobili e agli esterni della sua casa di famiglia in Puglia, fino a inglobare in un’unica “ragnatela scultorea” anche alcuni alberi del giardino. Allo svolgersi dello scotch risponde lo scorrere del nastro magnetico che registra l’opera, traducendo lo spazio in tempo e il tempo in spazio. “Ogni singolo frame del video è in realtà una scultura – ancora la Volpato – e lo è doppiamente per via del monitor, un vecchio ‘hantarex’ il cui utilizzo si andava rarefacendo proprio in quell’inizio degli anni Novanta, ma che per i primi decenni della storia del video d’artista aveva prestato al linguaggio elettronico un volume, da solido minimalista, che sarebbe poi andato perduto nella consuetudine delle proiezioni e degli schermi piatti”.

Hector ‘Mono’ Carrasco è un talento artistico di caratura internazionale grafico, muralista, scrittore – che ha scelto come propria residenza la frazione Cantavenna di Gabiano Monferrato in Valcerrina. Ma ha anche un passato di militanza politica che lo ha costretto nel lontano 1974 a fuggire dal natio Cile dopo il colpo di stato dei militari di Augusto Pinochet che scalzò Salvador Allende, il medico/presidente che era stato eletto in una regolare consultazione sostenuto da Unidad Popular. Carrasco, sempre molto attivo sul piano artistico, intellettuale e sociale, ha raccolto le sue esperienze in un libro, ‘Cile Italia, sola andata – Storia di un profugo cileno’ edito per i tipi di FuoriAsse’. Domenica, alle ore 18.30, l’autore lo presenterà nella rassegna ‘Aperitivo d’autore’ al circolo Il Cortiletto di Villadeati, dialogando con la presidente Nicoletta Piazzo. L’evento segue la ‘prima’ al Circolo dei Lettori di Torino davanti a un pubblico numeroso (“quando sono entrato nella sala e ho visto così tanta gente ho avuto un momento di emozione anche se sono abituato a non esternare i miei sentimenti, retaggio del periodo di clandestinità prima di uscire dal Cile, perché se trovavi per strada un compagno o una compagna dovevi fare finta di niente, avresti potuto mettere a repentaglio la sua o la tua vita” dice Carrasco), poi ad Alessandria al circolo Luigi Longo. Il libro, come spiega ‘Mono’ era già pronto da oltre un anno ma ha preferito l’uscita nel 2023 perché ricorrendo i 50 anni del Golpe con l’assalto alla Moneda, il palazzo presidenziale e l’inizio della dittatura militare, avrebbe potuto essere presentato in diverse manifestazioni di memoria dell’evento. Il testo è introdotto da un prologo di rilievo, quello del presidente del Cile, Gabriel Boric Font. “Non lo conosco di persone, l’avevo mandato alla presidenza se fosse stato interessante, mi è stato risposto di mandarlo anche se ancora in bozza e non importava se il testo fosse in italiano. Poi è arrivato il contributo del presidente che l’ha certamente letto, come ho potuto capire dai particolari che ha ripreso” dice Carrasco. E di Boric Font, capo dello Stato e 38 anni, ricorda un gesto altamente emblematico: “Il giorno del suo insediamento, prima di andare alla Moneda, rompendo il protocollo, si è diretto verso la statua di Allende e gli ha reso omaggio, momento toccante e significativo”.
Sotto questo cielo azzurro terso, la Mole si staglia netta, come disegnata. Guardarla da sottinsù, intanto che percorro via Montebello, è sempre una sensazione che mi piace: tutti i dettagli architettonici, la peculiare curvatura della cupola e quella punta che pare allungarsi a seconda del punto di osservazione sono particolari che costantemente mi affascinano .
Ad oggi coordina il corso di illustrazione e animazione allo IED di Roma, a Torino invece, presso la Scuola Holden, tiene un corso di alta specializzazione di “puppet making” e animazione “stop-motion”. Ultimamente si dedica all’allevamento di coleotteri giganti tropicali.
Il termine va preso con le molle perché è un calderone enorme che include più attività. C’è chi come me fa ricerca seria, con professionalità e rispetto dei luoghi.
La
A volte mi sento piccolo come una formichina di passaggio, perché i tempi dell’uomo sono minuscoli riferiti a quelli dell’architettura che svela anche le storie dei vari gattopardi.