75 mila casi di siti infestati in tutto il mondo.

Qualche considerazione sull’attacco informatico globale

Dei rischi legati agli attacchi informatici si è parlato  anche al G7 delle Finanze a Bari.“Siamo d’accordo su molte cose, come sulla lotta al cyber crime, che è molto attuale”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

NE PARLIAMO CON UN ESPERTO TORINESE

Contro l’assalto hacker è in azione la tecnologia italiana, secondo la dichiarazione dell’amministratore delegato della Cyber Intuition,Stefania Ranzato. L’assalto è mondiale e sono saliti a 99 i paesi colpiti dall’attacco pirata: tra essi ci sono anche la Russia e la Cina, ha riferito la BBC online, sottolineando come tra i siti più colpiti ci sia quello del sistema nazionale britannico della Sanità. La società di sicurezza informatica Avast parla di circa 75 mila casi di siti infestati in tutto il mondo.

La situazione è grave. Quello che è certo è che per la sanità della Gran Bretagna si preannuncia un weekend di caos. Migliaia di operazioni sono state annullate, i servizi sono stati sospesi, le ambulanze dirottate verso indirizzi sbagliati. Ai pazienti non gravi è stato chiesto di tenersi lontani dagli ospedali; quelli con necessità più serie vengono dirottati verso ospedali i cui computer funzionano ancora.

È stato colpito anche lo stabilimento di produzione della Nissan a Sunderland, nel nordest dell’Inghilterra e la produzione del sito sarebbe stata fermata considerando che vi lavorano 7mila persone. Inoltre per evitare la propagazione del virus informatico il primo costruttore automobilistico francese Renault, è stato costretto a fermare alcuni impianti di produzione. Fra questi, secondo quanto si apprende, la fabbrica di Sandouville, in Normandia, che riaprirà lunedì. Sono stati colpiti anche i sistemi informatici di Deutsche Bahn, la società ferroviaria della Germania.

L’Italia a detta di Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi di Geopolitica, è tra i paesi meno colpiti perché sostanzialmente è un paese che può rappresentare una base logistica per tutti gli atti di terrorismo inclusi quelli della cibernetica legati alla tecnologia dell’informazione, inoltre è un paese che per quanto riguarda la diffusione del digitale è ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei, come ha riferito al TG2.

A tal proposito abbiamo ascoltato l’ingegnere dell’informazione Enrico Bettini  (nella foto) presidente dell’associazione nazionale A3I, con sede a Torino (www.a3i.it ) .“Noi di A3I lo diciamo inascoltati ormai quasi da dieci anni: il mondo ICT è trascurato e sottovalutato, non lo si vuole affrontare seriamente. Purtroppo in Italia, ma non solo, i problemi si considerano solo a posteriori, ovvero quando la realtà si manifesta in tutta la sua crudeltà ed evidenza” – ci riferisce Enrico Bettini . Come non dargli ragione ? Quelle che seguono sono le sue osservazioni .Ci vuole la catastrofe, ci vogliono i morti, solo allora qualcuno si darà da fare per far sì che ciò non accada più. Quest’ultimo massiccio attacco informatico ha provocato, se non una vera e propria catastrofe, qualcosa che le si avvicina molto. Numerosi sono stati i soggetti coinvolti, rilevanti per la salute e la sicurezza: una novantina di ospedali in Gran Bretagna. Chissà quanti pazienti saranno morti o si saranno aggravati per le conseguenze indirette dell’attacco? Mai lo sapremo. In Italia però abbiamo limitato i danni, “solo” due università sono state attaccate: lo stellone ci salva sempre, o siamo proprio più bravi, come del resto succede per gli attacchi terroristici? Comunque stiano le cose occorre convincersi che un sistema informatico sicuro, che protegga la privacy, sia di buona qualità e facilmente gestibile, non può prescindere dall’essere ben progettato, ben realizzato, ben collaudato e ben gestito. Ovvero non può non essere sottoposto obbligatoriamente alla procedura ingegneristica classica, come del resto accade per i lavori di ingegneria civile. Essa, al momento, è infatti l’unica procedura che può fornire le condizioni minime di sicurezza, che coinvolge personalmente e penalmente i professionisti, che quindi li stimola a dare il massimo su tutte le fasi del lavoro. In altre parole, i lavori ICT devono essere considerati “lavori pubblici”, al pari di ponti, strade ed edifici, non semplici “forniture di beni e servizi” al pari della fornitura di matite e carta o del servizio pulizia locali. “Quanto prima questo avverrà, tanto prima ci sentiremo sicuri e protetti sul web e sui nostri PC” ha concluso Bettini.

Vito Piepoli