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POLITICA - page 132

Medici neo-specializzati, Grimaldi (SEL-SI): “si facciano i controlli”

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Dopo le denunce sulle condizioni di sfruttamento


Oggi l’Assessore Saitta ha risposto all’interrogazione urgente del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi sulle condizioni di sfruttamento e precarietà dei medici neo-specializzati, che sabato 28 ottobre si sono riuniti, ospitati dall’Ordine dei medici, per presentare una ricerca sulle proprie condizioni di lavoro e per affrontare una situazione estremamente critica.

A quanto si è appreso dagli organi di stampa, i bandi pubblici rivolti ai neo-specializzati proporrebbero loro di offrire, nei Pronto soccorso, prestazioni uguali a quelle dei colleghi con anni di esperienza ma a compensi nettamente inferiori. Inoltre negli ambulatori, i medici di base, qualora si trovino a chiedere una sostituzione, recluterebbero i giovani dottori pagandoli con una discrezionalità che non tiene conto delle indicazioni salariali dei contratti nazionali di riferimento. I giovani medici sostengono altresì che denunciare la situazione significhi sottoporsi al rischio di non essere più chiamati a lavorare. Come noto, pochi giorni fa, una segnalazione anonima ha denunciato che medici specializzandi sarebbero stati utilizzati per compiti destinati a colleghi che hanno già terminato il loro percorso di studi, medici neo-specializzati a tutti gli effetti.

La ricerca, condotta dai neo-specializzandi tramite un questionario a cui hanno risposto 312 giovani medici piemontesi, evidenzia alcuni dati sconfortanti sul grado e la percezione di sfruttamento, a quanto pare indifferentemente nel settore pubblico e in quello privato. Inoltre calcola il numero di medici che rischieranno di trovarsi senza lavoro in futuro nel caso in cui aumentino i laureati e il fabbisogno di personale medico resti invariato: secondo i dati, entro il 2020 la domanda di lavoro sarà tre volte maggiore rispetto all’offerta.

Nell’interrogazione si chiede alla Giunta quali interventi intenda mettere in campo per richiamare le ASL ad avviare direttamente le assunzioni di medici, in base a una mappatura delle reali esigenze del territorio, applicando il principio della giusta retribuzione e le dovute tutele. L’Assessore ha ammesso l’esistenza di un problema di precarizzazione dell’attività dei giovani medici. Ha aggiunto che c’è un tema che riguarda il privato, che sottopaga, per questo esistono disegni di legge per porre rimedio alla “giungla retributiva” che non offre le dovute garanzie. Per quanto riguarda le sostituzioni dei medici di famiglia, si parla di lavoro nero e paghe minime, problemi su cui l’Ordine dei medici dovrebbe prendere provvedimento. A livello nazionale la Regione ha ottenuto che fossero indetti i concorsi, mentre resta aperto il tema del numero insufficiente delle borse.

A settembre il Consiglio ha approvato un atto per chiedere al Governo una programmazione seria del fabbisogno di medici sul territorio nazionale e un incremento delle borse di studio per le Scuole di Specializzazione. “Alla domanda “Ti sei mai sentito sfruttato nel mondo del lavoro?”, l’85% degli intervistati nella ricerca risponde di sì; il 44,50% sostiene di essersi trovato a svolgere mansioni incongrue, il 39% di aver dovuto svolgere compiti mal pagati in relazione alla responsabilità richiesta, il 34% di aver ricevuto un compenso orario molto basso, il 24% di aver dovuto affrontare condizioni lavorative scadenti” – dichiara il Segretario di Sinistra Italiana Grimaldi. – “Certo, c’è qualcosa che la Regione può fare: con l’uscita dal Piano di rientro procedere a sbloccare le assunzioni e stabilizzare i precari. Però non basta: dopo le denunce sulle condizioni di sfruttamento, tutte le autorità competenti facciano i dovuti controlli”.

 

Piemonte flagellato. E la Regione?

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Il Piemonte è flagellato dagli incendi. Non voglio fare  polemica strumentale. Questo è un gioco che non mi è mai piaciuto. Però  la gestione del fenomeno non può essere fatta prevalentemente in termini di comunicazione come stiamo assistendo per lennesima volta da parte di Chiamparino. Non serve a molto la foto con la camicia a scacchi e la pacca sulla spalla. Come mai si è aspettato  prima di  chiedere lo stato di calamità e comprendere la gravità della situazione? Non si poteva intervenire in modo più massiccio per evitare questo inferno? Qual è la strategia da seguire per  salvare il nostro patrimonio boschivo  ed agire, se possibile, in prevenzione? Per esempio, farsi carico di un sistema di monitoraggio capillare attraverso la  protezione civile. Ancora, approvare un programma per incentivare unazione di pulizia che da anni  non viene fatta.Cento anni fa i nostri boschi erano più puliti di oggi perché i proprietari li curavano. Sono degli esempi , però, la sola  visita nelle zone colpite non basta.

Roberto Cota

“Ecco perché Grasso ha fatto la scelta giusta”

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Sulle colonne del giornale  ”  La Repubblica ” Stefano Folli, uno dei piu bravi commentatori politici, critica la decisione di Grasso, molto polemico verso il Rosatellum e l’apposizione della fiducia, di non essersi dimesso dalla Presidenza del Senato prima della approvazione della Legge.

A sostegno della sua tesi cita l’episodio verificatosi in occasione della approvazione della ” legge truffa” del 53 quando il sen. Giuseppe Paratore, Presidente del Senato, essendo in dissenso, si dimise prima che la legge truffa fosse votata. Il provvedimento venne approvato solo dopo l’elezione del suo successore. È una critica che non condivido e cerco di spiegarne le ragioni. Il Presidente del Senato è la seconda carica dello Stato. Se si fosse dimesso dalla carica prima della approvazione del Rosatellum  l’iter del provvedimento sarebbe diventato incerto e problematico. E questo si sarebbe verificato a pochi mesi dalla fine della legislatura e mentre sta per iniziare la discussione sulla legge di stabilità. Non oso immaginare le polemiche che quella decisione avrebbe scatenato, aggiungendo un ulteriore elemento di instabilità nella crisi delle nostre istituzioni . Sopratutto non oso pensare cosa avrebbero scritto  sui loro editoriali autorevoli commentatori politici, compreso lo stesso Folli. Il Presidente Grasso sarebbe stato accusato delle peggiori nefandezze; per esempio di essersi comportato in quel modo per impedire l’approvazione della legge elettorale e di aver voluto favorire l’iniziativa dei gruppi di opposizione. Secondo me Grasso ha fatto la scelta giusta. Ha denunciato che la decisione di porre la fiducia rappresentava una gravissima forzatura, difendendo le prerogative del Senato e la possibilità di emendare il provvedimento,  ma non si è messo di traverso. Poi una volta approvata legge, nel modo e con i contenuti che sappiamo, ha comunicato la scelta di abbandonare un Partito che ha rottamato anche la sua cultura istituzionale. I democratici dovrebbe imparare da Grasso e da Veltroni che, diversamente dalle invettive che al Presidente del Senato hanno rivolto alcuni esponenti del Pd, ha ricordato che il Pd è stato fondato affinché uomini come Grasso, un simbolo della lotta alla mafia, potessero entrarvi a far parte. Evidentemente non è più così. Ricordo, per averle vissute,le polemiche  del gruppo del PCI  nei confronti di Nilde Iotti, Presidente della Camera dei Deputati di fronte ad alcune sue decisioni che noi pensavamo che avrebbero favorito la maggioranza e la sua determinazione a difendere le sue prerogative e il ruolo delle istituzioni che vengono prima delle persone ( e delle loro ambizioni di potere) e dei partiti. Grasso è rimasto tra coloro che continuano a pensarla così e la sua decisione merita rispetto. In ogni caso non hanno titolo per criticarlo coloro che hanno considerato il Pd una ‘ porta girevole’ da utilizzare in base a convenienze e tornaconti personali o che  cambiano corrente a seconda di dove tira il vento.
Wilmer Ronzani

Ruffino: “Gli artigiani hanno bisogno di aiuto dalle istituzioni”

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“L’artigianato torinese e piemontese chiede il sostegno delle istituzioni per semplificare la burocrazia e per poter creare lavoro e sviluppo”.

È’ quanto afferma Daniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, a margine dell’assemblea di Confartigianato Torino.

“Per le imprese è fondamentale che la pubblica amministrazione sia efficiente. Ma, purtroppo – prosegue Ruffino – nei rapporti con le imprese così non è’: la Città metropolitana è assente, le Unioni dei comuni non funzionano a dovere, i Suap, gli sportelli per le attività  produttive, non decollano e gli artigiani restano privi di servizi importanti. Bisogna dare risposte concrete a chi lavora. Nella mia attività in Consiglio regionale sto puntando sulla riduzione dell’imposizione fiscale sui capannoni e sull’ abbattimento totale o almeno in parte per  le nuove

attività artigiane”.

“La politica deve essere più incisiva nell’aiutare chi , come gli artigiani genera lavoro e sviluppo. Per quanto mi riguarda – conclude Ruffino – proporrò nuovamente anche in sede di assestamento di bilancio misure specifiche. Bisogna anche puntare sulle imprese 4.0, sulla rete internet ultra veloce per i Comuni. Come auspica il presidente Dino De Santis, credo anche io fermamente nel dialogo tra le imprese artigiane e le istituzioni per realizzare progetti utili e concreti. Perché artigianato vuole dire certamente tradizione ma anche innovazione orientata al rilancio dell’occupazione e dell’economia”

Energie per l’Italia vuole riaccendere il Piemonte

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Progetti e strategia politica del movimento di Stefano Parisi a Torino e sul territorio

Energie Per l’Italia, il movimento politico guidato da Stefano Parisi, sta organizzando la propria presenza anche a Torino e in Piemonte. La diffusione in terra subalpina del programma liberal-popolare, riformista e federalista della formazione politica “parisiana” è stata affidata a Marco Francia.  In Fininvest nel 1988 a 23 anni, Francia resta  in Mediaset per 30 anni. Negli ultimi dieci ha rivestito  la carica di area manager di Publitalia Piemonte con la responsabilità della gestione budget di tutte le principali aziende presenti sul territorio che investivano sulle reti Mediaset. Nel 1994 ha fondato i circoli del Buongoverno in Piemonte, di cui è responsabile. Ora “scende in campo” con questa nuova avventura politica. Abbiamo incontrato Francia nella sede torinese del movimento, a due passi da piazza Statuto.

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Che cosa rappresenta il movimento Energie per l’Italia e come è strutturato qui in Piemonte?

Energie per l’Italia è un movimento nuovo, che parte da qualcosa di nuovo e che nasce con lo scopo di dare agli italiani una rappresentanza politica innovativa, coesa, onesta, libera e riformatrice. Prende vita circa un anno e mezzo fa dall’idea di Stefano Parisi che ha voluto sfruttare a pieno la sua “storia personale” e quella di molti suoi collaboratori che, arrivando dal mondo del lavoro, per così dire dal mondo imprenditoriale, necessitavano di una rappresentanza politica poco ideologica ma molto più pratica. Quello che Energie per l’Italia si propone è creare una nuova politica che ricostruisca un nuovo Stato basato su un mercato libero e trasparente: “meno stato più privato”; tutto quello che lo Stato non riesce più a fare e non è giusto che faccia, passa nelle mani del privato. In questo modo vogliamo sollecitare una sana concorrenza ma soprattutto il concetto di meritocrazia. Essendo un movimento nuovo, nato da meno di due anni, è ovviamente ancora in fase di strutturazione. Siamo partiti in quarta, soprattutto qui in Piemonte, cercando persone valide, idonee e motivate che potessero rappresentare al meglio tutto il territorio piemontese. Ci stiamo organizzando velocemente e abbiamo già una buona copertura su parecchie province quali Novara, Cuneo, Alessandria e molte altre.

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Energie per l’Italia intende presentarsi alle prossime elezioni politiche e poi successivamente sarà previsto un progetto per quelle regionali e comunali?

Energie per l’Italia si presenterà già adesso per le elezioni che si terranno il 5 novembre in Sicilia. Diciamo che le elezioni in Sicilia rappresenteranno per noi il primo vero “banco di prova” poiché, nonostante i nostri sondaggi ci diano tra l’1,2 e l’1,5 % (cifra per quanto mi riguarda molto significativa se consideriamo che è un movimento nuovo, senza una struttura storica e senza nessun tipo di appoggio economico), il riscontro che avremo in Sicilia ci indicherà se per il momento ci siamo mossi e ci stiamo muovendo nella direzione giusta. Quindi ci presenteremo sicuramente, il come ci presenteremo dipende da Stefano Parisi e da tutti noi ma anche dall’atteggiamento che il mondo politico di centro-destra avrà nei nostri confronti. Abbiamo chiaramente detto che il nostro scopo è quello di creare qualcosa di nuovo e di dare una “famiglia” a tutte quelle persone che non votano più perché non si sentono rappresentate da nessuna parte politica. Noi vogliamo essere il valore aggiunto, il partito in più che può dare a tutti quegli elettori che hanno smesso di crederci (sono circa 10milioni), la possibilità e la voglia di votare ancora.

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Quali sono, soprattutto in riferimento a Torino e al Piemonte, i principali problemi da risolvere su cui Energie per l’Italia ha intenzione di concentrarsi?

In realtà possiamo dire che le principali criticità in teoria di carattere nazionale come il tema della sicurezza, della disoccupazione o dell’immigrazione, vanno ovviamente a toccare dal vivo città per città, Regione per Regione. Noi ci siamo concentrati, sia a livello nazionale ma anche regionale, soprattutto per quanto riguarda un territorio delicato come è in questo momento il Piemonte, su 5 temi essenziali: il lavoro, il welfare, la sicurezza, la giustizia e l’immigrazione. Abbiamo pensato di battere il territorio nella sua totalità organizzando dei veri e propri “format” composti da convegni, incontri, dibattiti sul territorio, aperti a tutti. Ad esempio quando il 16 novembre Parisi verrà qui a Torino, il nostro compito sarà quello di portarlo in mezzo alla gente in modo da creare un confronto diretto e costruttivo. La giornata del 16 novembre per noi sarà molto significativa ed importante poiché da quella data in poi per noi si aprirà la vera e propria presentazione su Torino e su tutto il territorio piemontese, del nostro movimento.

                                                                                                 Simona Pili Stella

 

 

energieperlitalia.com

LO RUSSO: “CASO GIORDANA IL GIORNO DOPO”

in POLITICA

Prosegue la pubblicazione sul “Torinese” di commenti da parte di esponenti politici e di articoli e opinioni sul caso Giordana in Comune. Riportiamo qui di seguito il post che il capogruppo Pd a Palazzo Civico, Stefano Lo Russo, ha scritto su Facebook

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La rassegna stampa di oggi sul caso di #Appendino e delle dimissioni di Paolo Giordana è impietosa, a tratti forse fin esagerata. Leggendola ripenso ai lunghi mesi trascorsi, da quel lontano 30 giugno 2016. Mi tornano in mente coloro che, compresi alcuni miei compagni di partito, ci e mi hanno spiegato che eravamo “esagerati” nella nostra opposizione, che in fondo Appendino era “brava”, “intelligente”, “capace”. Ripenso a coloro che ci e mi spiegavano che in Consiglio Comunale dovevamo stare zitti, non dovevamo più parlare, correggere, controllare e denunciare le cose che non andavano. Zitti. Fermi. Ripenso a coloro che in una sorta di isteria catatonica collettiva, nazionale e cittadina, la vedevano addirittura Premier. Mi tornano in mente alcune celebri interviste sdraiate, le paginate in nazionale, i rotocalchi televisivi. E purtroppo anche le spallucce alzate da un conformista “milieu” quando denunciavamo con tutta la forza possibile in quel momento le degerazioni di un sistema di potere che si andava velocemente e visibilmente insediando, opaco e per questo pericoloso, come un virus. Un sistema opaco, dove era evidente a chiunque avesse un minimo di cognizione di causa che c’erano finti ruoli formali – gli Assessori, i Consiglieri Comunali – chiamati a ratificare in silenzio e ruoli sostanziali, veri. Altro che “onestà” e “trasparenza”. Altro che “casa di vetro”. Si stava insediando a Palazzo Civico un sistema decisionale inedito, in cui i tradizionali pesi e contrappesi tra forze politiche e tra Giunta e Consiglio, che sono comunque a mio parere un bene necessario per la democrazia e per evitare le degenerazioni, erano saltati, trascinati via dal “nuovo corso”. Liste di proscrizione per i dirigenti comunali “cattivi” e “riottosi” e anche qualche cambio di casacca di basso profilo per evitare ritorsioni e conservare pezzi di potere e qualche piccolo privilegio. In questi mesi abbiamo visto tollerare urla e scenate isteriche del Capo di Gabinetto, ora ex, e talvolta umiliazioni pubbliche di dirigenti e assessori comunali in riunioni interne e con esterni. Tutto concesso, tutto permesso. Colpevolmente. Concesso dai consiglieri comunali del #M5S, eletti con tante speranze e aspettative e palesemente immersi in un gioco più grande di loro. Zittiti quando intuivano ma non capivano cosa stava succedendo alle loro spalle, sulle loro teste. Credo che in fondo abbiano sempre avuto la sensazione di essere usati, ma forse solo ora stanno cogliendo il come e il perchè. Concesso anche da alcuni Assessori, in questo assai simili ai Consiglieri. Fintamente selezionati attraverso una finta selezione sui CV ma in realtà espressione di gruppi che avevano permesso l’ascesa di Appendino. E rimossi senza tanti complimenti quando non erano allineati al volere del vero gruppetto di comando oppure troppo fragili, come nel caso della Stefania Giannuzzi. Rileggere questa lunga fase oggi mi lascia comunque perplesso. Perplesso soprattutto su quanto fosse fragile il sistema di pesi e contrappesi politici, di come siano fragili alcune persone che rivestono ruoli di responsabilità in questa Città, Assessori e Consiglieri, che in questi mesi non avevano nessun bisogno di chinare la testa e baciare la pantofola del sedicente “Richelieu” de noartri. Lo stesso da cui oggi prendono le distanze con disinvoltura e in alcuni casi malcelata soddisfazione. Si sono liberati di un peso, ma non basterà purtroppo a mascherare il vuoto di proposte forti e l’inadeguatezza. I problemi sono tutti lì, sul tavolo. E non è l’uscita di scena di Giordana che li risolverà. Anzi, forse li aggraverà pure. La crisi strutturale di Appendino, la sua inadeguatezza al ruolo che ricopre e soprattutto la mancanza di visione e soluzioni per il futuro di Torino restano lì. Purtroppo per noi e per Torino. Si apre adesso una nuova fase, inedita, della vita della Città. Una Città in difficoltà, alla quale dobbiamo dare una mano. Questo uno dei compiti, il principale, che in questo momento ci compete. Pensare al futuro di Torino. Giordana è (forse) passato. Appendino passerà, come sono passati altri prima di loro e come capiterà ai loro successori. Torino invece resta, ed è a Torino e al suo futuro che dobbiamo guardare coinvolgendo in questo lavoro le energie positive economiche, sociali e politiche e tutti coloro che non vogliono arrendersi al declino.

 

Stefano Lo Russo

Il “bilancio” della Sindaca!

in POLITICA
Inizia oggi la mia collaborazione con il Torinese. Per questo spazio settimanale, dove poter scrivere in completa libertà ed autonomia, ringrazio l’editore.
RP

Secondo diversi commentatori la luna di miele della sindaca Appendino con la città è finita con i fatti di piazza San Carlo, dove migliaia di tifosi della Juventus si erano dati appuntamento per festeggiare la propria squadra ed invece sono stati vittime e protagonisti di una vera tragedia. Per quella serata la sindaca è indagata.  A quell’avviso di garanzia se n’è aggiunto un altro, di poche settimane fa. Chiara Appendino, come lei stessa ha annunciato via Facebook, è sottoposta ad un procedimento penale per “falso ideologico in atto pubblico”. In pratica è accusata di aver nascosto dal Bilancio un debito di 5 milioni di euro, che invece secondo chi ha presentato un esposto in procura (i consiglieri Morano e Lorusso) andava invece iscritto. Io non credo che la vicenda giudiziaria  abbia una rilevanza tale da mettere in difficoltà la Giunta comunale. Penso invece che l’insidia di questa indagine sia politico-contabile. Accendere i riflettori sul bilancio vuol dire aprire gli occhi su come i Comuni in questi anni di tagli e mancati trasferimenti dello Stato abbiano chiuso i loro conti. Stime di entrata ottimistiche e voci di spesa sottovalutate. Siamo sicuri che la dirigenza comunale sia ancora disponibile ad assecondare previsioni di bilancio poco realistiche? Chi certifica il bilancio e lo “stato” finanziario della città sarà probabilmente più critico e severo.La politica stessa compiendo un’azione di verità di bilancio avrà le risorse per affrontare la crisi e le esigenze della città? Non sarebbe più serio ammettere lo stato di difficoltà e mettere intorno a un tavolo Regione e Governo per salvare la prima capitale d’Italia?

Esposito, la politica “fuori dal coro” e i travagli del Pd

in POLITICA
“Un tempo si faceva politica  e si discuteva di politica. Ora, spesso,  prevalgono i personalismi senza contenuto”
Non è stato difficile né complicato concordare con il senatore Stefano Esposito luogo e orario per l’intervista.  Due telefonate e due messaggi. In uno gli ho scritto: “sempre fuori dal coro”. L’ho visto in televisione ad Agorà. Mi ha chiesto: in che senso? Dici ciò che pensi senza giri di parole. Faccina di conferma. Stefano è fatto così, questo lo so, senza peli sulla lingua. Arriva con un leggero ritardo anticipato via messaggio. Appuntamento alle 12 nel  bar  di via Garibaldi all’angolo con via della Consolata. Entra salutandomi e telefonando. Ordina un toast e un bicchiere d’acqua. Fuori la discreta scorta che osserva e vigila. Finita la telefonata inizia l’intervista. 
Stefano, sempre questa vita frenetica?
Si, sempre
Stufo?
No, stanco. Finisco il lavoro che ho intrapreso in Senato e poi mi prendo un anno sabbatico: ho voglia di stare di più con la famiglia. 
Ma come, non ti ripresenti alle politiche?
Probabilmente no. 
Chiudi con la politica?
Difficile starne fuori, ma sicuramente molte cose sono cambiate e non in meglio. 
Quando hai cominciato?
1986. Grande scuola quella del PCI.
Cosa rimpiangi?
Si faceva politica  e si discuteva di politica. Ora, spesso,  prevalgono i personalismi senza contenuto.
Da quando ti interessi di Tav?
Inizi 2000, potrei dire quasi in solitaria, anche se devo e voglio riconoscere l’interessamento di Chiamparino e di Piero (ndr: Fassino). Ma non tutti si ricordano che mi sono speso. ad esempio, anche per l’inceneritore, ora fiore all’ occhiello della città. 
Perché altri tuoi colleghi non si sono spesi per queste battaglie?
Devi chiederlo a loro. Forse non ci vedevano un tornaconto elettorale? Mi sembra che siano molto presenti sul territorio… Questo verrà pagato dal Pd.
È questo Pd come sta?
Non bene, è sotto gli occhi di tutti. Mimmo Caretta sono convinto sarà un buon segretario. Almeno ci tenterà ed già qualcosa in ” questa valle di lacrime “. Ma mi dà fastidio chi ,stando all’ Interno del Pd, se lo critica lo fa sempre in separate sedi, non apertamente.
Ti riferisci ad Orlando o agli Orlandiani?
No, lo conosco e sta facendo la sua battaglia politica alla luce del sole. Mi riferisco a chi all’interno ci rimane per mero opportunismo. 
E Articolo uno?
Di fatto sono in un vicolo cieco. Dispiace per una sinistra palesemente sbrindellata. 
Bisogna aspettare dopo le elezioni in Sicilia per avere novità nel Pd?
Non penso, credo dopo le elezioni politiche. E io sono molto pessimista sul risultato finale. 
Le maggiori soddisfazioni?
Avere contribuito politicamente alla realizzazione di infrastrutture per Torino e il Piemonte. 
Maggiore delusione?
La situazione troppo caotica di questo Pd.
Ultima domanda. Quando ti ho chiamato eri in Commissione Antimafia…
Sì, ero in Valle d’Aosta e considera che la commissione mancava dal 2002 da questa regione. Senza senso.
Stefano, posso scrivere tutto quello che ci siamo detti?
Sì, ampia delega.
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Poi una mia personale considerazione Su un punto certamente io ed Esposito siamo concordi: la legalità è un valore per tutti. Direi un valore universale.  Chi pratica violenza (vedi i disordini del G7 e alcune frange estremiste no tav) si mette fuori dalla democrazia.
Patrizio Tosetto

INCENDI, RUFFINO (FI): REGIONE E GOVERNO SOSTENGANO LE SPESE DEI COMUNI

in POLITICA

“In queste ore ho incontrato numerosi sindaci del torinese che hanno fronteggiato o stanno ancora affrontando incendi sul loro territorio. La situazione è ancora drammatica e si contano i danni e le spese sostenute per l’accoglienza delle famiglie presenti nelle zone più colpite. Chiederò in un documento a Regione e Governo che vengano erogate risorse per le spese sostenute dai Comuni in questi giorni”. Ad affermarlo la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino. Conclude Ruffino: “Un ringraziamento particolare va alle forze dell’ordine e della protezione civile impegnate sul campo. I vigili del fuoco in particolare  stanno facendo un lavoro fondamentale come ho avuto modo di verificare parlando con il Prefetto. C’è sicuramente molta preoccupazione per domani, quando é previsto di novo vento forte, confido che si riesca nel più breve tempo possibile a limitare i danni attraverso l’organizzazione che la Regione Piemonte si è data e che è sempre stata all’avanguardia nell’affrontare le emergenze e calamità naturali. La morte di un giovane a Cantalupa deve farci aumentare gli sforzi per superare questo difficile momento e se fosse necessario diventa fondamentale precettare le componenti non ancora attivate, come l’esercito”.

Magliano: un “appendino” (e non solo) nelle periferie dimenticate

in POLITICA

“L’amministrazione comunale torinese purtoppo – afferma il capogruppo dei Moderati in Consiglio comunale Silvio Magliano – nonostante le promesse elettorali avanzate, in particolare, a favore delle periferie, è ferma al palo. E questo capita su tanti fronti. Nelle periferie, appunto, non sono stati avviati i progetti di riqualificazione auspicati e promessi e, anzi, si può veramente affermare che il centro di Torino sia diventato una periferia, piuttosto che queste ultime siano state portate al centro dell’attenzione della giunta”.

 

“Uno degli esempi più evidenti – prosegue Silvio Magliano – già si coglie all’ingresso della città, entrando a Torino da Corso Unità d’Italia, dove il capolavoro architettonico di Nervi, il palazzo del Lavoro, appare come un rudere impresentabile. L’amministrazione ha bocciato diversi progetti di riqualificazione e riconversione dell’edificio e non ha neanche pensato di affidarsi a uno sponsor che potesse ricoprire l’edificio. Anche le sorti del Motovelodromo non appaiono migliori. Non è stato compiuto nessun passo in avanti dal momento della mia interpellanza dello scorso febbraio. Manca un bando e siamo ancora alla fase degli approfondimenti tecnici preliminari. Il bando che aveva pensato di proporre la giunta, lo scorso 31 agosto, appariva piuttosto generico, in quanto rivolto indistintamente a ogni tipo di soggetto e realtà, dalla cultura all’associazionismo fino allo sport. Un progetto velleitario perché prevedeva la ristrutturazione delle due tribune e di altre parti della struttura a carico dell’aggiudicario, senza prendere in considerazione i problemi dell’impianto e i vincoli imposti dalla Sovrintendenza””Purtroppo a Torino – prosegue Silvio Magliano – anche la movida è un fenomeno che si è tristemente trasformato nella cosiddetta “malamovida”, generando incresciosi episodi di violenza, quali la rissa accaduta a metà ottobre in piazza Santa Giulia, che ha coinvolto decine di persone. Si tratta soltanto dell’ ultimo episodio increscioso accaduto in ordine di tempo, e rappresenta l’ennesima prova dell’inadeguatezza dell’Amministrazione di fronte alle sfide di questa città, dopo i gravi fatti di piazza San Carlo del giugno scorso, che hanno provocato una vittima. Ogni mattina residenti, commercianti e operatori del mercato devono fare i conti con i resti delle notti brave e sperare che i violenti e i facinorosi non commettano nessun gesto irreparabile. Il quartiere è abbandonato dall’amministrazione cittadina al suo destino. Noi come Moderati abbiamo proposto per contrastare il disagio, anche attraverso la raccolta di firme, di riaprire la piazza al traffico”.

 

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“Un altro punto dolente del degrado torinese – aggiunge Silvio Magliano – è quello di via Germagnano dove sorge il campo nomadi. La situazione, nonostante un regolamento messo in atto dall’attuale amministrazione (che altro non è che una brutta copia del precedente), è addirittura peggiorata. I fumi da strada Aeroporto a via Germagnano continuano a intossicare gli abitanti della zona e i campi autorizzati sono un disastro. Quelli abusivi continuano a estendersi. L’obiettivo di superamento dei campi nomadi da parte di questa giunta, programmato in cinque anni, appare illusorio”.”Data la totale mancanza della presenza dell’amministrazione nelle periferie – conclude Silvio Magliano – ho deciso di segnalare con un “appendino”, inteso come gruccia, tutti i luoghi in cui sarebbe fortemente necessaria la presenza di questa amministrazione, che, finora, si è dimostrata più attenta a fare selfie che ad occuparsi dei problemi reali dei torinesi. Il primo “appendino” è stato collocato verso I primi giorni di ottobre davanti alla sede della Circoscrizione 5, alla Spina Reale, per denunciare i tanti problemi presenti nel quartiere. E di gruccia in gruccia si andrà, così, in futuro delineando la mappa delle criticità di una città in cui l’amministrazione non vuole investire nella crescita in campo industriale, turistico e delle opportunità di lavoro per i giovani.

 

Mara Martellotta

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