Torino Comics cambia date

La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.

“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato  Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano,  un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community, mettere al centro il pubblico e rispettare il lavoro di artisti, editori, espositori, fornitori e partner resta una priorità. La cultura  cresce quando si tutela il valore delle relazioni e si costruiscono spazi di partecipazione autentica”.

“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città,  in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format  outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.

La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità  dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione,  gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza,  area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali,  l’area dedicata al fumetto erotico,  concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.

L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà  Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale,  a cui è  intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile.  Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione,  aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.

Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.

Mara Martellotta

L’eco della passante

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

 

Letizia Carattini mi parla della sua poetica artistica come di una domanda che non smette di farsi: una domanda opprimente raggomitolata in un fazzoletto di pensiero accartocciato nell’immenso di un deserto abbuiato.
Schiudendosi, come una preghiera laica, espande il tessuto di questa pezzuola psichica, dilatandola inesauribilmente e bisbigliando di sfere sovrumane, margini, eternità e zone abissali.

Raccontandomi il suo percorso, parte da un’immagine letteraria: una figura che attraversa la strada, un’occhiata e il suo rapido eclissarsi. È La passante di Baudelaire. Un incontro liminale capace di increspare violentemente la superficie della vita quotidiana. Da quell’immagine nasce in Letizia un asse dal quale si diramano innumerevoli raggi, direzioni.

Mi viene in mente la poesia senza titolo di Amalia Rosselli, ispirata anch’essa da una persona sconosciuta incrociata su un marciapiede dalla poetessa: “Se sinistramente, ti vidi / apparire, come un sole nero / la tua biondezza, e il sole / recuperava tutto – o quasi / il tutto che in te trovai

Carattini nasce nel 1993 a Santiago del Cile.
Dopo l’adozione l’infanzia e l’adolescenza si svolgono però in Svizzera, dove vive per circa vent’anni.
Più tardi decide di trasferirsi a Milano e di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il passaggio accademico arriva dopo un inizio quasi solitario: i primi disegni compaiono durante gli anni del liceo linguistico, senza una formazione tecnica specifica. Disegnare non è ancora un proposito.

Nel tempo l’artista ha avuto la possibilità di lavorare anche in Francia.
Alcuni soggiorni, incontri con fondazioni e con collezionisti parigini, perfino l’ospitalità inattesa di anziani mecenati che hanno deciso di sostenerla.

Nonostante gli studi si definisce autodidatta: prima della tecnica deve essersi già rivelato uno sguardo sul mondo – o almeno una sua propensione – che è poi la febbrile fucina della domanda di cui accennavo prima.
Nel suo caso lo sguardo si articola e struttura soprattutto attraverso la letteratura.

Nella nostra chiacchierata mi parla di influenze come Rimbaud, Céline e del già citato Baudelaire, ma anche di Dostoevskij, Thomas Bernhard, Lyotard e il suo L’inumano.
Poeti e scrittori del sottosuolo che dal male e dal vuoto hanno eretto cattedrali che sono rifugio di tanti.

Nel 2020, a Torino, realizza l’etichetta per una bottiglia di gin prodotta dalle Distillerie Subalpine, sviluppando un progetto grafico ispirato all’immaginario egizio.

Nel 2022 collabora con Artàporter Torino, realizzando una serie di disegni destinati a edifici commerciali.

Nello stesso anno partecipa a Paratissima, presso l’ARTiglieria Con/temporary Art Center di Torino. Proprio in quell’occasione entra in contatto con diversi collezionisti torinesi, che iniziano a seguire con interesse il suo percorso artistico.

La prima cosa che ho avvertito quando ho visto le opere di Letizia è la sensazione che abitino un territorio sospeso: non sembrano essere accadute nel momento rappresentato sulla tela, nel tempo dell’evento, ma in uno ad esso precedente e che ciò che osserviamo ne descriva solo l’eco.

La pittura che sorge da questa zona d’interesse non è dunque narrativa: le figure, quando appaiono, sembrano piuttosto scaturire da un nodo mal sciolto della memoria.
Alcune di esse mi rievocano i Muselman, che nel perverso idioma Lagersprache dei campi di sterminio nazisti, erano quei prigionieri ridotti ormai a ombre fataliste.

Oltrepassando il concetto di ritratto nel senso classico del termine, si definiscono dunque più come presenze che galleggiano incerte nella materia, come per un disguido, e che hanno una consistenza e una durata crepuscolare.

In molti suoi lavori la figura si dissolve fino a diventare percezione pura, come se la sua pittura cercasse di raggiungere il momento in cui un profilo non è ancora definito ma sta per levarsi.

Un’immagine che mi viene in mente è quella dello sviluppo fotografico in camera oscura: i volti e le forme di Letizia risiedono nella fase in divenire del procedimento in cui i cristalli d’argento stanno man mano venendo colpiti dalla luce per essere ridotti ad argento metallicoma a processo ancora incompleto.
Ciò che si distingue è quindi sul crinale tra l’abbagliante e il percepibile.

Anche la scelta dei materiali segue questa logica: il pastello su carta è uno dei suoi strumenti preferiti.
La carta, fragile per natura, costringe il gesto a una certa delicatezza, dunque il segno non può essere violento ma restare vicino alla superficie, similmente ad una traccia di pulviscolo.

Le superfici sono leggere, talvolta quasi in evaporazione in uno spazio vuoto che le invade.

Tra i pigmenti che utilizza compare il nero di candela, un nero profondo, quasi organico, capace di assorbire la luce invece di rifletterla.
Accanto a questo lavoro sulla carta esiste anche una ricerca su tela.

Per anni l’artista ha usato l’acrilico sovrapponendo centinaia di strati di avorio.
Una pittura volutamente povera nel medium, lontana dalla tradizione più “nobile” dell’olio, ma trattata con una lentezza quasi sfiancante.
Nelle ultime opere sta tornando proprio all’olio, mantenendo però quella stratificazione lenta che caratterizza il suo metodo.

Il risultato sono superfici dove la luce sembra sedimentata mantenendo però un fulgore intenso, più psicologico che fisico.

Una delle serie più informali del suo lavoro si intitola P288.
Il titolo è preso in prestito dal nome di una coppia di asteroidi binari: sistemi composti da due corpi celesti, che gravitano uno attorno all’altro mentre, insieme, orbitano il Sole errando nel cosmo secondo una matematica invisibile.

In queste opere la pittura tende verso un orizzonte a tratti monocromo, dominato da un bianco avorio che ricorda l’acqua vaporizzata nell’aria dopo l’eruzione di un geyser.
Nello schermo della tela si agita dolcemente qualcosa di primordiale, metafisico.

Quando la luce si intensifica, il bianco si avvicina al nero, all’oscurità, come nei racconti di coloro che a Hiroshima e Nagasaki hanno assistito all’esplosione della bomba atomica e che descrissero di un secondo Sole apparso nel cielo, seguito poi, immediatamente, dal buio della cecità.
Il principio di opposizione e differenza nella sua massima attuazione: ogni cosa richiama il suo inverso.

E in questa indeterminatezza si spalanca la domanda: ciò di cui facciamo esperienza è il vero, o la sua corteccia ingannevole? Ciò che si cela al di sotto è ciò che più conta?
Per quanto mi riguarda anche l’ingannevole ci parla del vero.

Oggi Letizia seguita a lavorare nel suo studio milanese, che sta lentamente trasformando in uno spazio più aperto alle visite e agli incontri.
Seguita anche a guardare dentro la domanda, che strofinandosi tra i gherigli del nostro cervello ne elettrifica le sinapsi.

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La cura della vista su misura a Torino

Informazione promozionale

Lenti e montature per ogni problema visivo

In giornate intense alternate al lavoro al computer, spostamenti in metropolitana e momenti di relax, la vista merita attenzioni specifiche. Da Ottica Catalanotto di Via XX Settembre 51, Marta accoglie i clienti con un approccio che unisce misurazioni refrattive digitali a una consulenza sull’uso quotidiano delle lenti, trasformando la scelta di montature e lenti in un percorso personalizzato per il ritmo torinese. La differenza sta nel dettaglio: non si tratta solo di correggere un difetto visivo, ma di abbinare la lente giusta alla montatura adatta, insegnando le abitudini corrette per mantenerne l’efficacia nel tempo.

I difetti visivi più comuni e le lenti specifiche

Ogni problema visivo richiede una soluzione tecnica precisa. Ecco le corrispondenze più frequenti:
Dato curioso: Il 68% delle montature italiane poggiano male sulle tempie, causando emicranie croniche secondo studi optometrici europei.
Miopia (difficoltà a vedere da lontano): lenti con indice di rifrazione personalizzato per ridurre spessore
Presbiopia (difficoltà da vicino sopra i 40 anni): lenti progressive con canali di progressione larghi 16-18mm per transizioni fluide
Astigmatismo (vista sfocata in alcune direzioni): lenti che garantiscono nitidezza periferica senza distorsione
Affaticamento digitale (sindrome da schermo): lenti office con filtro blue block (410-450nm) e deprogressione asimmetrica
Marta abbina queste prescrizioni a montature corrette per forme e del viso specifiche: visi ovali richiedono forme squadrate, tondi necessitano linee angolari, rettangolari catene leggere e sottili.

Lenti giuste per ogni momento torinese

Mattina in ufficio (Piazza Castello): lenti office digitali per i 60 cm tra monitor e tastiera.
Sera in automobile: trattamenti antiriflesso multistrato per ridurre abbagliamenti.
Weekend aperitivo: fotocromatiche polarizzate che scuriscono in 20 secondi.
Passeggiate collinari: lenti sportive idrofobiche antigraffio.
Ogni tipo di lente ha regole d’uso specifiche che Marta spiega direttamente.

Il valore della consulenza personalizzata

Mentre le catene offrono prescrizioni standardizzate, Ottica Catalanotto costruisce un piano visivo individuale: controllo della vista gratuito e senza impegno, scelta lente/montatura, istruzioni d’uso e follow-up, servizio di valutazione occhiali vecchi o rotti in collaborazione con noicompriamoocchiali.it. Questo approccio facilita il ritiro della tua vecchia montatura danneggiata o rotta direttamente in negozio, con la valutazione ed il rilascio di un coupon spendibile in un nuovo paio di occhiali completo di lenti.
Torino, con la sua luce particolare e i suoi ritmi, richiede occhiali che funzionino davvero: “La lente perfetta è quella che migliori la qualità visiva senza che tu ci pensi” spiega Marta durante ogni consulenza.

Territorio torinese nelle scelte quotidiane
La posizione in Via XX Settembre, arteria storica tra Porta Nuova e il Quadrilatero Romano, rende Ottica Catalanotto punto di riferimento per professionisti che cercano soluzioni rapide senza rinunciare alla qualità. Aperti da Martedì al Sabato dalle 10:00-13:30 e dalle 14:30 alle 19:00.

Ottica Catalanotto Torino
Via XX Settembre 51, 10121 Torino TO
3515514151 | torino@otticacatalanotto.it

www.noicompriamoocchiali.it

 

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Uci Lingotto)

Chopin – Notturno a Parigi – Drammatico. Regia di Michal Kwiecinski, con Wryk Kulm e Lambert Wilson. Parigi, 1835. Frédéric Chopin ha 25 anni, celebrato nei salotti parigini, adorato dall’aristocrazia e dal re di Francia. Nessun evento culturale di rilievo è completo senza una sua apparizione. Lo vediamo durante scorribande notturne e alla feste che seguono ai suoi concerti – quasi sempre traboccante di energia, mentre nasconde la sua malattia dietro una maschera ironica. La vita gli scivola tra le dita ma lui si rifiuta di rallentare. Compone le sue opere più grandi, talvolta su commissione speciale, mentre impartisce lezioni di pianoforte per sbarcare il lunario. È ammirato dagli amici, adorato dalle donne, ma con il tempo scoprirà che la cosa più importante della sua vita è la musica. Durata 133 minuti. (Romano sala 2)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo e sala Chico, Greenwich Village V.O., Ideal, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Romano sala 1)

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Drammatico. Regia di Gus VAN Sant, con Bill Skarsgård e Al Pacino. La mattina dell’8 febbraio 1977, AnthonyG. “Tony” Kiritsis, 44enne, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, a Indianapolis, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, ovvero un cavo teso dal grilletto al collo di Hall. Questa è la vera storia del confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e le scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”. Scrive di Van Sant Maurizio Porro nelle colonne del Corsera: “In questo film riannoda il passato al presente come fosse un secondo fucile legato al collo della nostra società, girando clastrofobicamente dentro la casa con ragionata tensione con una sceneggiatura di Austin Kalodney calibrata tra psicanalisi e tribunale: è l’indipendenza di un cinema che ausculta la società quando le saltano i nervi. Sono super le prove dell’eroe Bill Skarsgård e della sua vittima, il futuro colpevole, introverso junior, Dacre Montgomery”. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici ItalianI: “Nella tesissima black comedy di Gus Van Sant non si respira solo una lucida nostalgia per il cinema degli anni Settanta maanche una attualissima riflessione sulle storture del capitalismo alimentate dalla crudeltà dei media. Una lezione di regia in cui, in una relazione di luci e ombre, si muovono personaggi che non sono più solo vittime o carnefici, ma espressione di un’ansia di giustizia sociale molto contemporanea”. Durata 101 minuti. (Nazionale sala 4 anche V.O.)

La Gioia – Drammatico. Regia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betty Pedrazzi. Gioia è un’insegnate di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare la madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che abbia mai amato. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Una storia incrociata di menzogne e amori sognati e non realizzati: contano solo i soldi, i baci impiccano. Coi ritmi di un sovvertimento dei sensi alla Zweig, di un doppio processo alle intenzioni, il film tiene un impeccabile equilibrio tra i personaggi, grazie al cast perfetto”. Durata 108 minuti. (Romano sala 3)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzionr, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1)

Lavoreremo da grandi – Commedia. Regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e e Nicolò Ferrero. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua a immaginarsi grande musicista, ma partorisce soltanto creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestato e due figli, Toni e Beppe. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa ma lei gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte mentre trasportano quest’ultimo in stato semicomatoso, Umberto Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente – credono di aver travolto con l’auto qualcuno in bicicletta – del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via a una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione. Durata 91 minuti. (Fratelli Marx sala Chico)

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin – Drammatico. Regia di Olivier Assayas, con Jude Law, Paul Dano e Alicia Vikander. Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Orima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Durata 149 minuti. (Reposi sala 2, Romano sala 1 e sala 3)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massimo anche V.O.)

La mattina scrivo – Drammatico. Regia di Valérie Donzelli, con Bastien Bouillon e Virginie Ledoyen. “Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna.” La storia vera di un fotografo di successo che rinuncia a tutto per dedicarsi alla scrittura, e scopre la povertà. Questo racconto radicale, che unisce chiarezza e autoironia, ritrae il viaggio di un uomo disposto a pagare il prezzo più alto per la propria libertà. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Un racconto rigoroso e paradigmatico sulle difficoltà e le crudeltà del lavoro contemporaneo, attraversato dal sogno ostinato di un aspirante scrittore. Delicato nei toni ma feroce nella sostanza, il nuovo lungometraggio di Valérie Donzelli offre uno sguarda necessario e poetico sulla tenacia, sul compromesso e sulle nuove forme di povertà.” Durata 92 minuti. (Nazionale sala 3 anche V.O.)

Nouvelle Vague – Commedia drammatica. Regia di Richard Linklater, con Guillaume Marbeck, Zoey Deutch e Aubry Dullin. 1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca soltanto a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convincerà a farlo trovando l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà “Fino all’ultimo respiro”, film-simbolo della corrente, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Nel mettere in scena la cronaca della lavorazione di “Fino all’ultimo respiro”, Richard Linklater non si limita a comporre un’ode divertita a Jean-Luc Godard e alla Nouvelle vague tutta, ma testimonia la possibilità di prendere in eredità quella forza rivoluzionaria per ripensare la prassi del cinema, ripartendo dalle radici.” Durata 105 minuti. (Nazionale sala 3)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Eliseo sala Blu e sala Rosso, Massaua, Ideal, Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6 V.O., Eliseo sala Rosso e sala Blu, Greenwich Village V.O., Romano sala 2 e sala 3)

La sposa – Commedia horror. Regia di Maggie Gyllenhaal, con Jessie Buckley, Christian Bale, Jake Gyllenhaal, Annette Bening, Penelope Cruz e Maggie Gyllenhaal. Nella Chicago degli anni Trenta, un solitario Mostro di Frankenstein viaggio in cerca dell’aiuto della pionieristica scienziata Dr. Euphronious, chiedendole di creare per lui una compagna. I due riportano in vita una giovane donna assassinata e così nasce la Sposa. Ma ciò che segue va ben oltre ogni aspettativa: Omicidi. Possessioni. Un movimento culturale selvaggio e radicale. E due amanti fuorilegge uniti in una storia d’amore esplosiva e incontrollabile. Durata 126 minuti. (Massaua, Fratelli Marx sala Harpo e sala Groucho, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Il suono di una cadutaDrammatico. Regia di Mascha Schilinski, con Hanna Hecht e Lena Urzendowsky. Unità di luogo, diversità di tempo. Quattro generazioni, quattro donne in una stessa fattoria tedesca. Alma, una bambina all’epoca della Grande guerra che avrà a che fare con un parente con una gamba amputata, Erika che da quella stessa persona sarà attratta, Angelika, sua nipote, che negli anni Ottanta scoprirà la sua sessualità d’adolescente, Lenka ai giorni nostri diventerà amica di una ragazza che ha perso la madre. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Quattro sorelle attraverso cent’anni di storia della Germania, ma quella del Paese che non ha conosciuto il benessere bensì la povertà e la fatica delle campagne, i dolori delle guerre, il senso della morte che non vuole abbandonarle, quasi una condizione metafisica che maschera il sacrificio con il dovere, la rinuncia con la rassegnazione, la perdita con la vita. E tutt’intorno la natura mostra la sua bellezza, insensibile alla fatica e alla sofferenza. Mascha Schilinski delinea le coordinate sociali e politiche che segnano il secolo come echi lontani, attutiti da una narrazione che abbandona presto la linearità dei fatti, per fermarsi dove il dolore ha fatto più vittime”. Premio ex aequo della Giuria a Cannes, a rappresentare il miglior film straniero agli Oscar 2026. Durata 149 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

Tienimi presente – Commedia. Regia di Alberto Palmiero, con Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes e Alberto Palmiero. Alberto Palmiero ha 27 anni, ha frequentato la scuola di regia e ha realizzato alcuni cortometraggi. Ora vorrebbe cimentarsi con il primo lungometraggio. Il produttore indipendente Gianluca Arcopinto lo avvicina e gli allunga il suo biglietto da visita, dichiarandosi interessato al suo progetto. Tornato a Roma, Alberto gli invia il soggetto ma non ottiene risposta, e dopo sette mesi di inutile attesa decide di tornare al suo paese in provincia di Caserta. Durata 80 minuti. (Nazionale sala 4)

Un bel giorno – Di e con Fabio De Luigi, con Virginia Raffaele. Tommaso, vedovo e padre di quattro figlie, ha dedicato anni alla sua crescita, trascurando la propria vita sentimentale. Spronato dalle figlie, decide di rimettersi in gioco e incontra Lara, una donna affascinante e brillante. Tuttavia, Tommaso ha paura di confessarle la sua realtà familiare e rischia di sabotare la relazione. Quello che Tommaso però non sa è che anche Lara ha un segreto: è madre single di tre ragazzi e sta affrontando le sue stesse difficoltà. Tra esitazioni e fraintendimenti, Tommaso e Lara si trovano a fare i conti con la paura e la voglia di costruire un nuovo futuro insieme, non solo per loro stessi, ma anche per le loro complicate e vivaci famiglie. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Torino, muore donna investita da auto

Una donna di 80 anni è deceduta investita da un’automobile.  L’incidente è avvenuto questa mattina in corso Casale all’angolo con via Bricca, a Torino. Sul posto i soccorsi e la polizia locale.

Giornata Internazionale della Donna, le iniziative a Torino

8 Marzo, le iniziative della Città di Torino e del Consiglio regionale del Piemonte

In occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, la Città di Torino e il Consiglio regionale del Piemonte  propongono un ricco calendario  di appuntamenti, incontri e iniziative dedicati ai diritti, al talento e alla partecipazione femminile.
Momento centrale l’incontro pubblico di venerdì mattina 6 marzo, al Polo del ‘900: “Democrazia, sostantivo femminile. 1946–2026: 80 anni dal voto delle donne”: un appuntamento di alto profilo civile e culturale che intende offrire uno spazio di riflessione sul valore della partecipazione femminile alla vita democratica e sul significato storico del suffragio universale, ripercorrendo il cammino che ha condotto al riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia quale tappa decisiva nella storia del Paese.
La sera dell’8 marzo la Mole Antonelliana  si illuminerà di viola. L’ievento, curato da Iren in collaborazione con il Dipartimento Gabinetto del Sindaco della Città di Torino, rappresenta un segno visibile dell’impegno condiviso nel promuovere una cultura del rispetto, dell’inclusione e delle pari opportunità.
A supporto delle iniziative, la Città di Torino promuove una campagna di comunicazione dedicata a informare la cittadinanza sul significato della ricorrenza. In coerenza con il messaggio visivo della campagna, sono state realizzate delle locandine distribuite nelle biblioteche civiche e negli uffici comunali aperti al pubblico e  locandine elettroniche trasmesse sui mezzi di superficie di Gtt.
Come di consueto, tutte le ulteriori iniziative organizzate dalla Città e dalle associazioni ed enti della Rete del Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne in occasione della ricorrenza, sono indicate nel sito istituzionale della Città, i canali social e il portale delle Pari Opportunità “I.R.M.A.” ( http://www.irma-torino.it/it/ )
Il Consiglio regionale del Piemonte promuove la mostra “Donne del Piemonte. Potere, cura, diritti, futuro”. Allestita a Palazzo Lascaris dal 5 marzo al 30 aprile, inizia con Adelaide di Susa, figura centrale del Medioevo europeo, per arrivare ai primi del Novecento con Lidia Poët ed Emma Strada, Rita Levi-Montalcini e le tre donne piemontesi che fecero parte dell’Assemblea Costituente: Teresa Noce, Rita Montagnana, Angiola Minella.
“Donne del Piemonte. Potere, cura, diritti, futuro” si tiene in collaborazione con la Fondazione Torino Musei, in occasione della Giornata internazionale della Donna 2026.

“L’Anima del Vino” entra nel circuito Asti Musei

Un passaggio simbolico e significativo, oltre che strategico, rafforza il dialogo tra cultura, impresa e territorio. Il museo “L’Anima del Vino”, ospitato a  Castelnuovo Calcea, entra ufficialmente nel circuito di Asti Musei, consolidando un progetto che unisce arte contemporanea, memoria agricola e identità vitivinicola.
Il museo ha sede presso il Centro Enoturistico Il Risveglio del Ceppo, all’interno della Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli, nel territorio di Castelnuovo Calcea.

Nato da un ‘idea innovativa, il progetto recupera ceppi di vite colpiti dalla fillossera trasformandoli in opere d’arte grazie alla sensibilità creativa dell’artista. Materia viva che si fa linguaggio, radici che si fanno racconto, memoria agricola che si trasforma in patrimonio culturale.
Le opere accompagnano il visitatore in un percorso esperienziale in cui ogni ceppo conserva tracce di stagioni, vendemmie e lavoro nei vigneti, attraverso un racconto che valorizza la Barbera d’Asti non solo come eccellenza enologica, ma come espressione identitaria di un paesaggio e di una comunità.
L’ingresso nel circuito museale rappresenta un riconoscimento significativo per il territorio e per il modello di collaborazione tra realtà produttive e istituzioni culturali.

“L’ingresso de ”L’Anima del Vino” nel circuito di Asti Musei – ha sottolineato il Presidente Maurizio Bologna –  rappresenta un riconoscimento che va oltre il museo stesso: è un attestato del valore per il territorio, per la sua storia vitivinicola e per la comunità che ogni giorno lavora per custodire e innovare. Questo progetto nasce dalla nostra terra e alla nostra terra restituisce identità, cultura e prospettiva “.

Il direttore Enzo Gerbi ha evidenziato la coerenza tra filosofia produttiva e visione culturale: “Ogni ceppo recuperato è una testimonianza.  Trasformarlo in opera significa dare continuità alla sua storia. Qui il vino si racconta attraverso la materia stessa della vite, in un dialogo tra agricoltura, arte e consapevolezza. È un modo elegante e autentico per esprimere la Barbera d’Asti”.
Con questo ingresso il museo si inserisce pienamente nella rete culturale di Asti Musei, rafforzando la valorizzazione del paesaggio vitivinicolo quale patrimonio condiviso e interpretandolo attraverso linguaggi  contemporanei.

Mara Martellotta

Presentato il Rapporto OTI Nord 2025. Il punto sui sistemi infrastrutturali strategici

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L’Osservatorio Territoriale Infrastrutture conferma una dinamica complessivamente attiva, ma segnala la necessità di rafforzare strumenti di semplificazione, stabilità finanziaria e coordinamento tra livelli decisionali. Nella sede degli Industriali genovesi,  Assolombarda, Confindustria Genova e Unione Industriali Torino. 

Genova, 6 marzo 2026 – È stato presentato questa mattina, nella sede di Confindustria Genova, il Rapporto OTI Nord 2025, redatto dall’Osservatorio Territoriale Infrastrutture, nato nel 2001 su iniziativa di Assolombarda, Confindustria Genova e Unione Industriali Torino con l’obiettivo di monitorare lo stato di avanzamento dei sistemi infrastrutturali strategici di questa area del Paese.

Il Rapporto 2025 restituisce un quadro articolato delle principali opere strategiche del Nord Italia, evidenziando progressi significativi ma anche criticità che richiedono un rinnovato impegno istituzionale.

Delle 84 opere monitorate nel 2025, il 43% risulta in linea con il cronoprogramma (48% nel 2024), il 36% in lieve frenata (35% nel 2024) e il 21% riporta gravi ritardi (17% nel 2024). Le migliori performance riguardano il sistema portuale e i nodi metropolitani di Venezia e Bologna, con il 100% delle opere in linea con i tempi; la peggiore performance, invece, è del Corridoio plurimodale Tirreno-Brennero (TI.BRE), con il 100% delle opere in forte rallentamento.

Il 2026 è un anno significativo per il completamento di diverse opere necessarie a migliorare accessibilità e competitività del Nord del Paese, quali l’attivazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona, la conclusione del 1° lotto dell’Alta Velocità Verona-Padova nonché l’ultimazione di numerose opere del sistema portuale e di alcune ricomprese nei nodi metropolitani di Genova, Torino, Venezia e Bologna.

All’introduzione ai lavori, a cura di Andrea Carioti, vice presidente di Confindustria Genova con delega a Territorio, infrastrutture e rigenerazione urbana, è seguita una sessione dedicata a “I sistemi infrastrutturali strategici del Nord”, con gli interventi di Davide Zannotti (Unione Industriali Torino) su “I Corridoi Te-T”, di Andrea Agresti(Assolombarda) su “I grandi nodi metropolitani” e di Vincenzo Cellario Serventi (Confindustria Genova) su “Il Sistema portuale”.

Il completamento delle reti TEN-T (Trans-European Network – Transport) rappresenta l’infrastruttura strategica fondamentale per trasformare l’Europa da un insieme di reti nazionali isolate in un unico spazio economico e logistico interconnesso. In questa ottica, il triangolo MITOGENO (Milano-Torino-Genova) emerge come una piattaforma logistica integrata dove le grandi opere transfrontaliere devono trovare una sponda immediata nelle tratte nazionali di accesso. Se da un lato la Torino-Lione procede con 18 fronti di scavo attivi e il 28% dell’opera già completata verso l’orizzonte del 2033, dall’altro l’attenzione si sposta sulla continuità territoriale, strettamente legata alle opere citate in precedenza, come la tratta Avigliana-Orbassano e il potenziamento dello scalo merci di S.I.TO, dove risulterà fondamentale la sincronizzazione con l’ultimazione del tunnel di base. Allo stesso modo, l’efficacia del Terzo Valico dei Giovi è strettamente legata alla risoluzione delle “parti mancanti” verso la Lombardia, in particolare il quadruplicamento della Milano-Pavia-Voghera, essenziale per evitare che i flussi ad alta capacità provenienti da Genova si fermino alle porte di Milano. La sfida per il prossimo decennio, dunque, non riguarda solo la stabilità finanziaria ma la capacità di completare l'”ultimo miglio” ferroviario. Solo garantendola continuità degli standard europei su tutto l’asse Genova-Torino-Milano, il Nord-Ovest potrà trasformare la sua posizione geografica in un vantaggio competitivo permanente, agendo come un unico hub multimodale e connesso, capace di dialogare alla pari coni grandi distretti del Nord Europa.

Il Rapporto OTI Nord 2025 conferma il ruolo strategico dei nodi metropolitani nel garantire accessibilità, integrazione dei sistemi di mobilità e competitività del Nord Italia, evidenziando tuttavia un quadro differenziato nelle performance di avanzamento delle opere infrastrutturali. Nel 2025 si registrano risultati particolarmente positivi per i nodi metropolitani di Venezia e Bologna, che presentano il 100% delle opere in linea con i cronoprogrammi, e un andamento complessivamente favorevole per il nodo di Torino, seppur con alcuni rallentamenti. Tali contesti mostrano una buona capacità di attuazione e una maggiore stabilità dei processi realizzativi. Permangono invece criticità rilevanti nei nodi metropolitani di Milano e Genova, caratterizzati da un’elevata incidenza di opere in rallentamento o in grave ritardo. In particolare, il nodo di Milano si conferma tra i più problematici anche nel confronto con il 2024, a causa di complessità procedurali, vincoli autorizzativi e difficoltà nel reperimento delle risorse, che incidono sull’avanzamento degli interventi ferroviari e metropolitani.

Per quanto riguarda il sistema metropolitano di Genova, ottobre 2025 ha visto l’inaugurazione di una parte del Nodo ferroviario (quadruplicamento Voltri-Genova Principe), in attesa del completamento del Nodo (sestuplicamento Principe-Brignole) previsto nell’estate 2026. Purtroppo il 2025 registra un’opera fondamentale come la Gronda di ponente ancora ferma al lotto “0”, mentre è stato cancellato lo Skymetro in Val Bisagno in attesa di individuare sistemi di trasporto alternativi. Nell’ambito del sistema dei valichi alpini, il raddoppio ferroviario del ponente ligure è ancora privo di adeguata copertura finanziaria ma, attualmente, in Conferenza dei Servizi. Con riferimento al sistema portuale, a fine 2025 il Programma Straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e le relative infrastrutture di accessibilità e per il collegamento intermodale dell’aeroporto con la città ha raggiunto circa il 70% di realizzazione, Programma che registra un valore complessivo degli interventi superiore a 3 miliardi di euro. Sono proseguiti i lavori della nuova diga di Genova con previsione di ultimare la fase A tra fine 2027 e inizio 2028 mentre non è ancora chiara la data di completamento della fase B.

Per i presidenti di Assolombarda, Alvise Biffi, di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, e dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, è stata l’occasione per un confronto sui sistemi infrastrutturali, logistica e digitalizzazione in ottica “MITOGENO”, il progetto lanciato alcuni anni fa dalle tre Associazioni con l’obiettivo di condividere un percorso di integrazione delle proprie attività a vantaggio delle rispettive business community e dei territori sui quali operano.

«Le infrastrutture sono un fattore abilitante imprescindibile per rafforzare le connessioni tra territori ad alto valore economico come Milano, Torino e Genova e per valorizzare appieno asset strategici e alleanze industriali che rappresentano un motore di crescita per l’intero Paese – ha dichiarato Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. Molto resta ancora da fare, come evidenzia il Rapporto OTI Nord: il nodo centrale è certamente quello della burocrazia e dei tempi eccessivamente lunghi, ma anche della disponibilità delle risorse necessarie. Sono emblematici i prolungamenti delle linee metropolitane milanesi, la M4 e la M5, che insieme ai potenziamenti ferroviari risultano fondamentali per costruire un’area metropolitana sempre più accessibile e sostenibile, riducendo la congestione che oggi la penalizza e genera ricadute negative anche sui corridoi di lunga percorrenza che qui trovano un punto critico. Per accelerare su queste opere è ora necessario che il Governo pubblichi il decreto con il finanziamento dei 589 milioni di euro promessi per consentire l’avvio dei cantieri della M5 e si attivi con determinazione per reperire anche i 619 milioni di euro necessari all’estensione della M4 fino a Segrate. A livello generale, per semplificare la burocrazia sul tema delle infrastrutture, diventa fondamentale applicare un modello che renda “ordinario lo straordinario”, attraverso una collaborazione pubblico – privato virtuosa come successo per Expo 2015 e per le Olimpiadi Milano Cortina, dove sono stati accorciati i tempi raggiungendo ottimi risultati».

Per il Presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari «I sistemi infrastrutturali efficienti sono una condizione decisiva per rendere un territorio competitivo e attrattivosia per nuovi insediamenti produttivi sia per i giovani. Investitori nazionali e internazionali scelgono territori dove esistano connessioni rapide e reti logistiche integrate, elementi particolarmente cruciali per Genova, primo porto italiano e sempre più centrale nel traffico dati intercontinentale; così come collegamenti veloci e servizi urbani moderni contribuiscono a creare un ecosistema attrattivo per professionisti qualificati e startup. Elementi cruciali, appunto, per una città e una regione oggi, di fatto, isolate, eppure con grandi potenzialità di sviluppo, come abbiamo sottolineato anche nel nostro recente Position Paper(realizzato con il contributo di Confindustria Alessandria) sulle prospettive di rilancio delle attività siderurgiche e industriali nelle aree di Cornigliano e Novi Ligure. Un ultimo accenno alla Gronda, opera fondamentale non solo per Genova, della quale non si vedono avanzamenti: occorre intervenire con chiarezza sulle criticità ancora presenti, pena rinunciare a una straordinaria leva di crescita nazionale».

«Una rete di infrastrutture e di servizi logistici d’eccellenza è la precondizione della competitività – ha ribadito Marco Gay, Presidente dell’Unione Industriali Torino -, che ci consente di rimanere dentro le catene del valore globali. Perché l’export inizia sui nostri binari e nei nostri porti, e il triangolo MITOGENO – Milano, Torino, Genova – sta dando vita alla piattaforma produttiva più potente del Sud Europa perché connette tre sistemi industriali che si completano. Non dobbiamo però raccontare MITOGENO come una somma di cantieri ma come una metropoli lineare del Nord Italia, un sistema che supporta la nostra manifattura, i servizi, la mobilità di milioni di persone, grazie a infrastrutture connesse e a una posizione geografica grazie a cui siamo al centro dei flussi in Europa e nel Mediterraneo. Insieme, istituzioni e noi mondo produttivo, la stiamo realizzando».

Il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi ha inviato un messaggio dove si sottolinea come “il Governo ha messo in campo risorse, visione e volontà politica. Ora è necessario che tutto il sistema – dalle amministrazioni ai progettisti, fino agli enti coinvolti – contribuisca con responsabilità e rapidità a trasformare questi investimenti in infrastrutture reali, capaci di generare crescita, competitività e sviluppo per il Paese. In questo spirito mi farebbe piacere poter ricevere un documento che sintetizzi le principali istanze emerse dal dibattito. Sarà per noi uno strumento utile per proseguire il confronto e valutare con attenzione i contributi che arriveranno dal vostro lavoro”.

“I 25 anni di OTI Nord sono un patrimonio di analisi, competenze e confronto che ha contribuito a diffondere una visione più moderna della politica infrastrutturale. L’Osservatorio ha dimostrato che le infrastrutture vanno lette in relazione ai sistemi produttivi e ai flussi logistici, perché è così che generano competitività per i territori e per il Paese. La logistica è parte integrante della competitività industriale: le scelte infrastrutturali incidono direttamente sulla capacità delle imprese di esportare e attrarre investimenti. Per questo la politica infrastrutturale deve essere strettamente connessa alla politica industriale e sostenuta da una programmazione credibile: a piani, progetti approvati e poteri dei Commissari devono corrispondere risorse finanziarie certe e adeguate. E soprattutto oggi, alla luce del conflitto mediorientale, vediamo quanto infrastrutture materiali e immateriali solide possano essere essenziali per garantire continuità alle catene logistiche e allo sviluppo” dichiara Leopoldo Destro, Delegato del Presidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo.

Quattro compositrici per il concerto delle Domeniche dell’Auditorium RAI

In occasione della Giornata Internazionale per la Donna

È un programma tutto declinato al femminile quello che propone il terzo appuntamento del ciclo dei concerti cameristici delle “Domeniche dell’Auditorium “, previsto domenica 8 marzo alle 10.30 presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Il concerto sarà registrato su Radio 3 e trasmesso domenica 15 marzo alle 20.30.

Sarà  protagonista il Quartetto in Corda dell’Orchestra RAI, composto da Valerio Iaccio e Martina Mazzon al violino, Federico Maria Fabbris alla viola e Fabio Storino al violoncello, che proporrà un viaggio musicale attraverso le opere di quattro compositrici che  hanno sfidato le convenzioni sociali del proprio tempo per affermare le proprie voci artistiche.
Il Concerto si apre con il Quartetto n. 6 di Maddalena Lombardini, che fa parte della sua unica raccolta strumentale data alle stampe nel 1769, i sei Quartetti per archi op. 3. Considerate tra le primissime testimonianze storiche del genere, queste pagine godettero di una straordinaria fortuna editoriale nel Settecento, con pubblicazione nei principali centri musicali europei da Londra a Vienna.
Si prosegue poi con il Quartetto in mi bemolle maggiore di Fanny Mendelssohn, composto nel 1834 rielaborando i materiali di una Sonata pianistica incompiuta di cinque anni prima. Il brano rappresenta l’unica incursione della compositrice nel genere cameristico.
Si tratta di un’opera di rara eleganza e inventiva che, pur guardando alla lezione di Beethoven, rivela una maturità  e un’originalità espressiva sorprendenti per un’opera eseguita privatamente una sola volta durante la vita dell’autrice.

Il percorso prosegue nel Novecento con il Quartet for Springs in un movimento op. 89 di Amy Beach.
Abbozzato tra i boschi del New Hampshire nel 1921 e completato a Roma nel 1929, il brano è un’opera visionaria basata su tre melodie inuit. Amy Beach fonde questi temi ancestrali con un linguaggio moderno e dissonante, privo di centri tonali fissi, ma pervaso da un profondo lirismo. L’opera sarebbe divenuta un pilastro del repertorio della Society of American Women Composers e fu celebrata a Washington nel 1942, in occasione del 75esimo compleanno della compositrice.
In chiusura il programma approda alla contemporaneità con Sofia Gubaidulina  e il suo Quartetto n 2 composto nel 1987 su commissione del Quartetto Sibelius per il Festival di Kuhmo.
Il brano esplora il concetto di ‘simbolismo musicale’ caro all’autrice russa.

I biglietti per il concerto sono proposti al prezzo unico di 5 euro e in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino, in piazza Rossaro
www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

DOMENICA 8 MARZO

 

In occasione della Giornata internazionale della Donna, domenica 8 marzo tutte le donne avranno diritto all’ingresso ridotto alle collezioni permanenti dei musei della Fondazione Torino Musei e alle mostre temporanee Notti. Cinque secoli di sogni, stelle e pleniluni, Linda Fregni Nagler. Anger Pleasure Fear, Elisabetta Di Maggio. Frangibile e Lothar Baumgarten. Culture Nature alla GAM, Chiharu Shiota: The Soul Trembles e Zanabazar. The Wisdom of the Steppes al MAO, MonumenTOTorino CapitaleIl Castello ritrovato e Vermeer. Donna in blu che legge una lettera a Palazzo Madama.

 

VISITE GUIDATE TEMATICHE

 

GAM
Domenica 8 marzo ore 11:00
Insolite Muse
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la GAM propone un itinerario che rilegge la figura femminile nel suo fondamentale passaggio da musa ispiratrice a creatrice consapevole. Il percorso attraversa i secoli svelando il cammino di emancipazione di chi, da oggetto dello sguardo altrui, ha saputo trasformarsi in soggetto attivo, capace di dare voce alla propria interiorità.  Dalle donne rappresentate nell’800 da Francesco Mosso e Giacomo Grosso dove evidente erano la fragilità e la vulnerabilità, passeremo a liberare le forze primigenie e generatrici con Sister #1 e Serpentessa di Chiara Camoni, per chiudere con Carol Rama che ha saputo dare voce alla sua anima attraverso l’arte. Tra fragilità esposte e rinascite creative, la visita celebra l’arte come via di espressione del sé, dove la vulnerabilità non è più un limite ma una potente energia di resistenza e libertà.

MAO
Domenica 8 marzo ore 11:30

Donne da Oriente
Dai corredi funerari della collezione cinese, al rinnovato allestimento della collezione giapponese, fino alle raffinate decorazioni dell’arte islamica, il pubblico sarà guidato nelle collezioni del MAO in un itinerario dedicato a immagini e significati del femminile che figurano nella produzione artistica delle differenti culture dell’Asia.

Domenica 8 marzo ore 15:30
Dee da Oriente
Spaziando dall’Asia Meridionale alla Regione Himalayana, l’itinerario si concentra sulle opere d’arte del museo che rappresentano forme femminili del divino. Un’occasione per conoscere alcune fra le svariate manifestazioni pacifiche e irate della Dea che caratterizzano Induismo e Buddhismo.

PALAZZO MADAMA

Domenica 8 marzo ore 11

A tu per tu con un capolavoro: Vermeer a Palazzo Madama

Un’occasione irripetibile per scoprire, attraverso una visita guidata, l’universo silenzioso e luminoso di Jan Vermeer, ammirando l’iconica “Donna che scrive una lettera”. Il percorso svelerà i segreti del maestro di Delft: dall’uso magistrale della luce zenitale alla precisione quasi fotografica dei dettagli che animano la scena domestica. Esploreremo i simboli nascosti nel dipinto e la tecnica rivoluzionaria dell’artista, capace di fermare il tempo in un istante di pura poesia. Un’immersione guidata nel realismo magico del Seicento olandese, per comprendere come un come un gesto quotidiano possa trasformarsi in un intramontabile capolavoro universale.

 

Domenica 8 marzo ore 15:30

Donne da scoprire

Una visita che pone a tu per tu con le collezioni di Palazzo Madama per raccontare la presenza e il ruolo di donne che furono protagoniste della vita politica e culturale. Il percorso si snoda tra pubblico e privato, svelando dietro l’ufficialità dei ritratti i dettagli dell’educazione, della moda e di un gusto artistico raffinatissimo. Incontreremo i volti di Caterina Michela d’Asburgo e Anna Maria Luisa d’Orléans, vissute tra il potere e il prestigio delle grandi corti europee. In occasione della Festa della Donna, sarà particolarmente affascinante narrare la storia di una figura meno nota ma straordinaria: Maria Giovanna Battista Clementi, detta “la Clementina”, la pittrice che con il suo talento divenne la ritrattista ufficiale della corte sabauda.
Un invito a restituire voce a biografie e talenti femminili che hanno lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura, forse ancora oggi non pienamente conosciuti.

Per info e prenotazioni: t. 011.19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

LUNEDI 9 MARZO

 

Lunedì 9 marzo ore 17

DAGLI INVENTARI AL DIGITALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

con Barbara Turchetta e Paolo Buffo, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Bergamo.

È possibile raccontare il castello medievale di porta Fibellona – l’attuale Palazzo Madama – facendolo rivivere attraverso una ricostruzione visuale? La sfida è stata raccolta dall’Università degli studi di Bergamo, i cui ricercatori hanno ricreato, con le tecniche della modellazione video in 3D, quattro ambienti dell’edificio: la grande corte interna, la sala “Acaia”, la cucina e la camera del principe di Piemonte. Per farlo hanno incrociato i numerosi dati provenienti dalle strutture architettoniche sopravvissute e dalla documentazione sabauda dell’Archivio di Stato di Torino: la contabilità degli ufficiali e soprattutto una serie di inventari quattrocenteschi che enumerano gli oggetti contenuti in ciascuna stanza. Il risultato coniuga il fascino della restituzione di ambienti scomparsi o profondamente trasformati con la didattica storica attraverso il linguaggio video.

Paolo Buffo

È ricercatore di Paleografia all’Università degli studi di Bergamo. È responsabile di un progetto di digitalizzazione e valorizzazione delle fonti documentarie, archeologiche e paesaggistiche sulla storia del principato di Monaco. Ha curato mostre e iniziative di ricerca sui manoscritti medievali palinsesti e sulla ricostruzione delle loro scritture invisibili. I suoi studi riguardano vari aspetti della storia della scrittura, del libro e del documento tra medioevo e rinascimento: in particolare, ha pubblicato libri sulla documentazione di casa Savoia e della città di Aosta, sull’alfabetismo e sui registri dei mercanti medievali.

Barbara Turchetta

È professoressa ordinaria all’Università degli studi di Bergamo, presso la quale ricopre anche il ruolo di responsabile scientifica delle attività di analisi e digitalizzazione dei patrimoni testuali nell’ambito del Partenariato esteso PNRR CHANGES, Spoke 3 “Digital Libraries, Archives and Philology”. È docente di Linguistic Landscape, Linguistica migratoria e Tipologia delle lingue. I suoi studi, raccolti in numerosi articoli e monografie, toccano numerosi ambiti delle discipline linguistiche: la linguistica del contatto, l’antropologia linguistica, la linguistica applicata, la sociolinguistica del multiculturalismo e l’apprendimento di lingue seconde.

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

MARTEDI 10 MARZO

 

Martedì 10 marzo ore 17

SCOLPIRE IL PRINCIPE. CARLO MAROCHETTI E LA SCULTURA NAZIONALE NELL’EUROPA DELL’OTTOCENTO

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra MonumenTO

La conferenza si svolge al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Sala Codici

Con Silvia Cavicchioli, Università degli Studi di Torino

L’interesse per la ricca e complessa biografia di Marochetti risiede non solo nella sua folgorante carriera, ma altresì nel ruolo culturale, oltre che politico e diplomatico, che egli ricoprì nella società del suo tempo. A una fama indiscussa, e al riconoscimento tributatogli dalle maggiori dinastie dell’Ottocento, si associarono in realtà numerose critiche, invidie e ostilità nei diversi paesi in cui Marochetti lavorò, le quali consentono una preziosa riflessione sul principio di nazionalità, direttamente legato alla damnatio memoriae di cui fu inesorabilmente vittima lo scultore.

Silvia Cavicchioli è Professoressa Ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Torino e Direttrice scientifica del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Tra le ultime pubblicazioni, I cimeli della patria. Memoria e politica nel lungo Ottocento (Carocci, 2022), Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi (Einaudi, 2017) e le co-curatele di Sfida al congresso di Vienna (Carocci, 2023) e Public Uses of Human Remains and Relics in History (Routledge, 2020).

Conferenza a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

 

GIOVEDI 12 MARZO

 

Giovedì 12 marzo ore 18:00

CONFERENZA TRA ARTE E FILOSOFIA

MASSIMO CACCIARI. Lo spirituale nell’arte

SALA FESTE / PALAZZO MADAMA

Nel dicembre del 1911 Wassily Kandinsky pubblica, dall’editore Piper di Monaco di Baviera, uno degli scritti di poetica più singolari del secolo. Si intitola Über das Geistige in der Kunst (Lo spirituale nell’arte). “Non è una dichiarazione di poetica, non è un trattato di estetica, non è un manuale di tecnica pittorica. È un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un’arte nuova. L’aurora della pittura, che Kandinsky crede di annunciare, si riverbera anche sulle sue pagine, che ci appaiono insieme incerte e perentorie, divise tra ombra e chiarore.” (Dalla postfazione di Elena Pontiggia).

Massimo Cacciari è un filosofo, accademico e politico. È stato per tre volte Sindaco di Venezia (1993-2000, 2005-2010). È ora professore emerito di Estetica presso la Facoltà Vita-Salute San Raffaele da lui fondata. Il suo pensiero, molto noto e discusso nell’ambito della filosofia contemporanea, si esprime in moltissime opere delle quali, tra le più recenti, ci si limita qui a ricordare Metafisica concreta (Adelphi, 2023).

Costo: 5€ con acquisto in biglietteria fino a esaurimento posti disponibili

6€ con preacquisto online

Info: https://www.gamtorino.it/it/evento/massimo-cacciari/

(comunicato stampa allegato)

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/