Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Guadalupe Nettel “La figlia unica” -La nuova frontiera- euro 16,90
Questo magnifico romanzo della scrittrice messicana 47enne condensa in poco più di 200 pagine temi potenti come la vita, il dolore, la morte, le malformazioni genetiche, la maternità e anche il rifiuto di essa.
Tutto scorre sul filo delle scelte di 3 donne, a partire da quella della voce narrante, Laura, ragazza benestante di Città del Messico, che sta lavorando a una tesi di dottorato ed ha la mentalità aperta di chi ha studiato anche in Francia. La sua decisione di non voler diventare madre è
netta -tanto che decide di farsi legare le tube- e dice così addio per sempre alla possibilità di riprodursi, cosa che considera un «errore irreparabile».
Poi però si scopre capace di un grande amore imprevisto per il ragazzino della porta accanto. Si chiama Nicolás, ha 7 anni e violente crisi di rabbia contro la madre Doris, ex cantante country, bella e tormentata, fatta a pezzi dalla depressione e da un ex compagno violento..
E dopo il caso di Laura che la gravidanza l’ha rifiutata, quella di Doris è piuttosto subita…quasi senza scampo.
Poi c’è chi madre vuole diventarlo a tutti i costi, è Alina, amica di Laura dai tempi dell’università, epoca in cui anche lei si diceva contraria alla maternità vista come convenzione sociale.
Poi il suo orologio biologico ha battuto il tempo ed è ricorsa alla fecondazione assistita pur di fare un figlio con il marito Aurelio. Ma i piani del suo destino saranno diversi: scopre che in pancia le sta crescendo una bimba con una grave malformazione al cervello, alla quale tutti i medici danno pochissime chance di sopravivenza.
Questa è una maternità cercata con convinzione, una gestazione portata avanti con dolorosa consapevolezza, preparandosi a dare la vita e la morte allo stesso tempo. Invece la piccola Inès sorprende tutti con il suo tenace attaccamento alla vita e per un po’ le cure di medici e fisioterapisti sembrano dare qualche luce di fievole speranza.
Laura vive di riflesso il dramma di Alina e accudisce anche il figlio di Doris, attraversa le loro vite e scopre i possibili 1000 volti dell’amore.
Un romanzo sulle fragilità umane, sull’impossibilità di scappare dal dolore e l’incertezza che attanaglia ogni madre, che non può sapere quanto vivranno i suoi figli, e non è neanche detto siano quelli che avrebbero desiderato..sani, belli, intelligenti e docili da crescere.
Ilja Leonard Pfeijffer “Grand Hotel Europa” -Nutrimenti- euro 22,00
E’ un romanzo fluviale (oltre 600 pagine) scritto dall’autore olandese che dona molti suoi tratti caratteristici al protagonista, che come lui di chiama Ilja ed è uno scrittore che ha lasciato l’Olanda.
Il libro inizia a Venezia, al Grand Hotel Europa, dove Ilja si è rifugiato per metabolizzare il dolore della storia d’amore finita con Clio e scriverne.
Dalle sue pagine emerge una passione infuocata e travolgente per la giovane ed elegante storica dell’arte incontrata a Genova, che lo ha trascinato in giro per l’Europa alla ricerca di un quadro. Sarebbe la misteriosa Maddalena del Caravaggio, opera scomparsa dopo la morte del pittore.
La storia d’amore tra Ilja e Clio si ammanta di toni gialli, in un inseguimento che è romanzo nel romanzo e trascina gli amanti a Venezia (deturpata dal turismo di massa volgare e ignorante), Palmaria per una fuga romantica e a Malta.
Ma il romanzo va ben oltre.
Iljia quando non scrive vaga per l’albergo e fa amicizia con gli ospiti fissi e con il personale, di cui racconta le storie; a partire dal facchino Abdul immigrato tra mille difficoltà che narra la sua Odissea.
Sullo sfondo c’è sempre il Grand Hotel Europa, dal passato glorioso e ora romanticamente decadente, deturpato dal nuovo proprietario cinese che bada più agli introiti che alla conservazione del fascino storico della struttura.
Ed è anche una romanzo caleidoscopico pieno di digressioni sull’Europa di oggi per finire nel kitch opulento di Abu Dabhi dove gli sceicchi intendono costruire un museo collegato al Louvre, attratti non dal valore culturale delle opere d’arte europee, ma solo dal fatto che siano costosissime e quindi ambite come status simbol.
Regina Porter “I viaggiatori” -Einaudi- euro 20,00
E’ un romanzo complesso che intreccia numerose vite sullo sfondo dell’America degli ultimi 60 anni.
Per orientavi nella lettura il libro si apre con una lista dei personaggi, 35 viaggiatori divisi tra le famiglie Vincent, Christie, Camphor e Applewood, più un corollario di entità minori.
4 nuclei familiari e 3 diverse generazioni che si muovono tra la Georgia, New York, Memphis, Portsmouth, ma anche Francia, Germania e Vietnam.
I Vincent e i Camphor sono famiglie bianche di vigili del fuoco che rompono la tradizione di famiglia; invece i Christie e gli Applewood sono di colore.
Tutti i vari personaggi si trovano prima o poi davanti alla scelta se partire o restare sullo sfondo di un’America che veleggia tra segregazione razziale e prima presidenza Obama.
Impossibile riassumere un affresco di tale portata in cui compaiono stralci di vita dei personaggi a delineare tanti viaggi e tanti viaggiatori che sono infinite avventure di vita.
Greg Iles “Cemetery road” – Harper Collins- euro 22,00
Violenza, omicidi, corruzione, amori e passione, ricchezza e potere: sono questi gli ingredienti strategici di questo crime thriller ambientato nella piccola cittadina del sud, Bienville, nel Mississippi.
Protagonista è il giornalista Marshall McEwan che ha lasciato il suo paese d’origine a 18 anni giurando di non volerci tornare mai più, e a Washington si è costruito una carriera di tutto rispetto come firma di punta.
Ma quando il padre si ammala e gli resta poco tempo da vivere, ecco che ritorna a Bienville, e tenta di salvare il giornale di famiglia.
In questo paese dove tutti si conoscono le cose sono molto cambiate negli anni e Marshall si trova davanti una città governata da ricchi e potenti, privi di scrupoli, che hanno fatto del Bienville Poker Club la loro roccaforte.
Rivede pure il suo amore giovanile Jet, ora moglie di un ricco imprenditore, e scopre che la passione non si è spenta.
Poi ci sono due morti sospette, quella che più tocca Marshall è il ritrovamento del cadavere di Buck Ferris, che per lui era stato come un padre: l’aveva salvato da un tentativo di suicido e poi l’aveva aiutato a crescere, diventare più forte per trovare la sua strada.
Il libro interseca la vicenda privata del protagonista – il suo passato doloroso e le vicende che più lo hanno segnato- con l’indagine a tappeto per trovare i colpevoli di omicidi e malaffare.
Marshall entra nel mirino del gruppo di potere che gestisce la città con minacce, ricatti, corruzione…Insomma tutto il marcio che è nascosto viene a galla poco a poco e la resa dei conti finale vale da sola tutto il romanzo.
E questo non è solo un thriller ricco di continui colpi di scena, ma anche uno spunto per riflettere sui lati oscuri della ricchezza, sui dilemmi morali e sul potere di corruzione degli uomini.
Ciò premesso, sarebbe intellettualmente disonesto non evidenziare che sul tema cruciale della pandemia nulla è cambiato e che Draghi segue la stessa linea infruttuosa di Conte . Già la riconferma di Speranza ministro della Salute, espressione di un partitino di poche unità di parlamentari e quindi assolutamente non determinante per la maggioranza, era un cattivo presagio. Ma il discorso fatto ieri davanti alle Camere non dal premier, ma dal suo ministro, rivela una continuità di metodi che allarma. Draghi segue pedissequamente Conte? Il discorso di ieri ci porta a pensare di sì. Eppure la politica di un anno si è rivelata fallimentare sotto tutti i profili . Il Paese potrebbe non reggere una clima da arresti domiciliari che sta provocando gravi guasti alla vita degli Italiani. Draghi si è presentato come la novità. Anche sui vaccini non si vede discontinuità. Tutta la politica dei vaccini va reinventata e Arcuri, per i gravi errori commessi ,va allontanato. Draghi rischia la sua immagine, se continua a sovrapporre la sua con quella politicamente squalificata di Speranza,responsabile fin dall’inizio della pandemia di errori gravissimi . Draghi deve dare un segnale forte di cambio di passo e identificarsi con Speranza e’ l’esatto opposto di ciò che dovrebbe fare. E’ persona troppo intelligente è accorta per non coglierlo . Allora viene d’obbligo domandarsi chi protegge occultamente Speranza a cui gli italiani non possono continuare a dare fiducia. E’ in gioco la nostra vita. E con la vita dei cittadini i politicanti non possono scherzare impunemente. Può suscitare un incendio di rivolta indomabile che travolge tutto il sistema politico e i suoi esponenti.
Gozzini ha detto che non ne ha mai letto uno,sicuramente esagerando. Anch’io ho solidarizzato con Meloni soprattutto come donna insultata pesantemente,pur avendo verso di lei una scarsa considerazione. Lo hanno fatto in molti ,anche il Presidente Mattarella .Chi non lo ha fatto si è rivelato un becero e, se donna, persona spregevole. Val la pena di tornare, a bocce ferme, sul prof. Giovanni Gozzini, figlio del senatore comunista legato al sinistrume fiorentino catto – comunista di La Pira e di padre Balducci, sfociato nel Pci. Gozzini padre e’ passato alla storia per una legge sui carcerati, carica di utopie e di forme demagogiche e dannose. Il figlio non credo passerà alla storia per gli insulti alla Meloni. E’ uno storico contemporaneista di stretta osservanza marxista come molti docenti senesi e non solo ed è stato allievo a Firenze di Ernesto Ragionieri, un capo -scuola che oggi rivela i cascami ideologici della sua opera ormai tramontata. Anche a Torino attorno a Tranfaglia in tempi successivi si formò qualcosa del genere. Come tutti o quasi i marxisti Gozzini è convinto di una sua superiorità morale assoluta rispetto ai comuni mortali, un po’ come, Eco quando giudicava con parole offensive gli elettori di Berlusconi o altri che non meritano di essere citati, che ironizzarono sulla statura di Brunetta.
Rubrica settimanale a cura di Lura Goria
In 174 pagine la Allende concentra le tappe fondamentali della sua notevole esistenza: le sue rivendicazioni femministe fin dai tempi dell’asilo, i suoi amori e la convivenza con il terzo marito. Mentre le donne più importanti sono state la madre e la figlia Paula, morta a 29 anni per una malattia rara (tragedia che ha raccontato nel libro “Paula” del 1994).
Lui è Arnold Condorex, spregiudicato uomo politico, schiavo di un matrimonio di convenienza e irresistibilmente attratto da Harriet.
Questo è il secondo romanzo della scrittrice messinese in cui protagonista non è più l’anatomopatologa Alice Allevi (che tanto abbiamo amato anche nella fiction tv interpretata da Alessandra Mastronardi), bensì una nuova accattivante eroina che abbiamo conosciuto nel precedente romanzo “Questione di Costanza”.
Oggi a cinque anni di distanza mi sento più libero e soprattutto dopo aver letto le agiografie pubblicate in questi giorni mi sento in dovere di bilanciare il discorso con una critica più severa. Eco è stato sicuramente un grande personaggio e uno scrittore di successo , anche se la sua opera è quasi scomparsa dalle librerie, se escludiamo quello che viene considerato il capolavoro : Il nome della rosa. Quel romanzo ebbe un grande successo perché un film lo “volgarizzo’“ presso un pubblico ampio forse non in grado di capire almeno una parte del libro.
Non voglio sollevare vespai di polemiche perché l’aborto può ancora essere usato come una clava tra credenti e non credenti. Ma voglio invece evidenziare che non è un tema che possa eludere a priori la riflessione morale. E allora mi è tornato alla mente uno dei maestri più cari che ritengo davvero decisivi per la mia formazione: Norberto Bobbio . Il filosofo che viene considerato il papa laico della cultura italiana del secondo ‘900 come lo fu Croce nella prima metà del secolo scorso , nel 1981 alla vigilia del referendum sulla legge 194 che legalizzo ‘in Italia l’aborto , nel corso di una intervista, ebbe il coraggio di andare controcorrente rispetto a tutto il fronte laico e sollevo’ delle perplessità che mi fecero riflettere e mi portarono a votare in modo diverso da quello che ritenevo, anche se non ebbi mai il coraggio di dichiararlo pubblicamente e questo resta un mio rimorso e un mio atto di viltà . Illuminante fu un lungo colloquio con il filosofo che ebbi sotto casa sua, quando lo stavo riaccompagnando in macchina a casa dopo una conferenza .