Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Margaret Storm Jameson “Mai guardarsi indietro” -Fazi Editore- euro 18,50
Pubblicato per la prima volta nel 1936, a Londra, questo è il 3° capitolo (dopo “Company Parade” e “Amore a prima vista”) della trilogia “Lo specchio nel Buio” della giornalista e scrittrice inglese Margaret Storm Jameson, (1891-1986). Non una donna qualunque, ma la prima a laurearsi in inglese all’Università di Leeds e ad ottenere una borsa di studio per una tesi post- laurea, diventata anche presidente della British Section of International Pen.
Nel libro ritroviamo come protagonista Hervey Russel, nel 1926, a 32 anni.
E’ al suo secondo matrimonio con Nicholas Roxby ed è madre del figlio di primo letto, Richard, col quale il rapporto è tutt’altro che facile.
Ma soprattutto Hervey è alle prese con una difficilissima sfida personale: deve affrontare l’operazione necessaria per estirpare dal suo utero un tumore che l’affligge da 8 anni.
Come vivrà questo momento la nostra eroina che ha sempre dato prova di essere una giovane donna coraggiosa, indipendente e fiera…. lo scoprirete voi stessi.
La storia narra anche le difficoltà di Nicholas che è stato derubato dalla sua segretaria e deve reinventarsi sul piano professionale.
Tutto sullo sfondo della Gran Bretagna in cui si sta organizzando uno sciopero generale dei lavoratori, che chiedono maggiori tutele e riforme dallo Stato.
Hervey spicca in mezzo a tanti personaggi maschili.
E’ un’eroina forte, che è stata capace di voltare pagina e lasciare il primo marito che non soddisfaceva le sue aspettative. Ha saputo ricostruirsi una vita più realizzata nel secondo matrimonio, ed è stata molto abile nell’aiutare il compagno a trovare un nuovo lavoro. Un’eroina che incarna moltissimo lo spirito ribelle della Storm Jameson, suffragetta e femminista.
Alessandro Robecchi “Flora” -Sellerio- euro 15,00
Questa è l’ottava avventura di Carlo Monterossi, alle prese con il rapimento della regina dei talk show Flora De Pisis.
Primadonna e anima del programma “Crazy Love”: basso livello di contenuti, alto tasso di dolore mediatico, stereotipata emotività che mette tutto in piazza.
Insomma è protagonista incontrastata della tv trash; campionessa di share che porta alla ribalta tutte le possibili sfaccettature della meschinità umana; abilissima nel tirare dentro persone qualunque che per un attimo sfiorano una pseudo notorietà.
E se pensate alla conduttrice nostrana con le luci sparate in volto per togliere gli anni, forse non vi sbagliate, anche se come lei ce ne sono tante altre che fanno pessima tv.
Dapprima lo notizia del sequestro di Flora non ha eco pubblica, perché siamo a luglio, il programma è in pausa estiva e tutti pensano che si stia godendo un meritato riposo in una località top secret, per avere un po’ di rilassante privacy.
Poi la notizia balza prepotentemente sulle prime pagine di cronaca, e viene fuori che le richieste dei rapitori sono alquanto particolari.
Come riscatto chiedono un mucchio di soldi, 1° milione di euro, e un’ora di diretta televisiva nella fascia di maggior ascolto, senza spazi pubblicitari né controlli.
Vietato anticipare troppo una trama simile, però vale la pena sottolineare che questa volta Robecchi si stacca un po’ dalla sua Milano, e si spinge fino a Dresda, Praga e, con flashback sapientemente ambientati, planan anche nella Parigi dei folli anni 20.
Un esperimento letterario che consente all’autore di mettersi sulle tracce del poeta surrealista Robert Desnos, che sfidò Hitler e trovò la morte a 45 anni in un lager. Autore caro a Robecchi che ne ripercorre le tracce; a partire da quando visitò il campo di concentramento di Terezìn, dove una piccola lapide ricorda “qui morì Robert Desnos poeta e resistente”.
Gaia Servadio “Giudei” -Bompiani- euro 19,00
E’ l’ultima fatica letteraria della scrittrice, giornalista e pittrice nata a Padova nel 1938, che divide il suo tempo tra Londra e l’Umbria. Autrice di una trentina tra saggi e romanzi; insignita del titolo di Cavaliere Ufficiale dal Presidente della Repubblica Pertini e nel 2013 Commendatore al merito della Repubblica Italiana.
Qui narra la storia di due famiglie, i Levi e i Foà, unite da un matrimonio combinato, sullo sfondo della Storia drammatica del 900. Due nuclei familiari diversissimi che si amalgamano con l’unione di Zaccaria Levi e Rebecca Foà.
I Levi sono di Torino, borghesi, conservatori, religiosi e filosabaudi; i Foà di Ancona, intellettuali amanti della cultura, di arte e musica e decisamente poco osservanti.
La saga ripercorre le vicende di 3 generazioni, diverse per fede e impegno politico, ma prima di tutto ebrei che si sentivano italiani a tutto tondo.
Proprio per questo saranno annientati nel profondo dal tradimento della loro patria che li relegò in ghetti, privandoli di tutte le libertà e dei loro beni, e infine anche della vita.
C’è il 900 martoriato da una guerra e poi l’altra e, tra le due, pagine terribili e buie dell’Italia fascista, delle leggi razziali e della persecuzione degli ebrei, la fatica della ricostruzione dopo sterminio e macerie.
Il romanzo, pur non essendo un’autobiografia, contiene molti riferimenti alla storia familiare dell’autrice, che fa scendere in campo una miriade di personaggi in parte realmente esistiti e in parte frutto della sua fantasia.
Inizia con suo nonno Zaccaria (giovane serio e appassionato di letteratura) che racconta un fatto realmente accaduto.
Nel 1903 vagava in calesse per la Lucchesia insieme al cugino Samuele (laureato in ingegneria ma con il sogno di diventare impresario teatrale) e per puro caso si trovarono sulla strada in cui il grande e famoso Giacomo Puccini aveva appena avuto un incidente.
E’ l’avvio della storia familiare che attraversa anche i campi di battaglia di due guerre.
Nella prima, sul Carso, muore Samuele Levi, lasciando la giovane crocerossina Sara Foà, segretamente innamorata di lui, ad occuparsi di sua figlia Giovanna rimasta orfana.
Cinque sono le sezioni del romanzo che scandiscono le varie fasi della tragedia di un popolo: ebrei, poi chiamati giudei e diventati Nessuno, condannati a fuga e continuo vagare nella diaspora.
Stephen King “Later” -Sperling & Kupfer” – euro 19,90
Veleggia tra l’horror e il thriller l’ultimo libro del maestro Stephen King che qui rimanda un po’ al suo grande successo “Carrie lo sguardo di Satana” (del 1974, da cui il film con Sissie Spacek).
Protagonista è il piccolo Jamie Conklin che conosciamo all’età di 6 anni, non un ragazzino qualunque.
Ha un dono-condanna straordinario: vede i morti, interagisce e parla con loro, anche se per il poco tempo che ai trapassati è concesso di aleggiare sulla terra.
A saperlo è solo la madre single Tia che lo sta crescendo da sola e nel frattempo manda avanti un’agenzia letteraria.
Le similitudini con Carrie ci sono: entrambi crescono senza padre, a scuola sono derisi e tiranneggiati dai compagni e l’unico modo che hanno per vendicarsi è ricorrere ai loro poteri misteriosi e ultraterreni.
Il romanzo inizia con la morte della moglie del vicino, stramazzata in casa per un ictus, e Jamie la vede al funerale seduta sugli scalini del pulpito in Chiesa.
Così racconta a sua madre: «era lì in carne ed ossa, ma aveva ancora la vestaglia addosso. Sono rimasto sorpreso di vederla, perché è morta già da tre giorni. Di solito non durano così tanto….spariscono e basta…..Se ne stava lì seduta e basta. Ha dato un’occhiata alla sua bara, un paio di volte, ma per il resto del tempo è rimasta a fissare lui….ha detto qualcosa però non sono riuscito a sentirla. Poco dopo la morte le loro voci cominciano a diventare deboli».
Poi la storia si infittisce: la madre di Jamie perde tutto con il crollo finanziario del 2008, sfiora la bancarotta e dall’appartamento di 6 stanze su Park Avenue, a New York, traslocano in uno assai più modesto sulla Decima.
I poteri di Jamie diventano la sua condanna quando a sfruttarli sarà la detective corrotta Liz Dutton, che ha avuto una relazione con Tia, finita male quando ha scoperto che la poliziotta portava droga a casa sua.
Per salvare la sua carriera Liz si fa scudo di Jamie e il resto è al cardiopalma……
Mercoledì.

Sono stato però amico di due juventini sfegatati : Mario Soldati e Vittorio Chiusano che fu anche presidente della squadra bianconera. Al contrario molte persone che mi stanno cordialmente antipatiche tifano per il Toro. Sarà sicuramente casuale e non come diceva Soldati un qualcosa che spiega tanti aspetti di una persona. Detto questo, ho sempre avuto simpatia per questo calciatore fuoriclasse che non soffriva del divismo intollerabile e dell’avidità spasmodica di denaro di molti calciatori. Boniperti rappresenta un’epoca in cui le squadre italiane avevano fuoriclasse italiani. Ed avevano anche presidenti adeguati a partire dall’avvocato Agnelli. Se guardo all’oggi, vedo molto cinismo e protagonismo arrogante. La famiglia Agnelli putroppo e’ finita non solo per l’auto, ma anche per il calcio. Resiste donna Allegra nel grande progetto umanitario di Candiolo, esempio eccezionale di efficienza e di scientificità e di filantropia vera. Boniperti lo vedevo spesso con Soldati che stravedeva per lui, ma lo incontravo anche dal mitico “Da Mauro “ in via Maria Vittoria dove io andavo a cena spesso con Aldo Viglione. Aveva un tavolo riservato quasi intoccabile. Un tempietto gastronomico bianconero. Una volta che andai con la senatrice Francesca Scopelliti, compagna di Tortora, Mauro mi concesse di cenare in quel tavolo bonipertiano perché amava la nobile figura di Enzo, vittima della malagiustizia. Mario Soldati lo volle socio vitalizio del Centro Pannunzio ed in effetti anche quando fu per cinque anni deputato europeo, dimostro’ di essere un vero liberale. A Bruxelles si trovò subito a suo agio. Era un vero signore che mantenne una sobrietà elegante tutta piemontese, anche quando fu al vertice del

La collezione di arte contemporanea presente al Castello di Rivoli è sicuramente rivolta agli esperti e ai “dottoroni” della contemporaneità, ma anche ai profani più coraggiosi. A questi prodi consiglio di arrivare a destinazione scarpinando su per la salita –non troppo ripida- che porta fino alla sommità della collina, dove sorge l’ex residenza sabauda e da dove si può godere una splendida vista su Torino. L’edificio, progettato da Juvarra su commissione di Vittorio Amedeo II di Savoia, sorge sulle fondamenta di un castello risalente all’XI secolo.
Cattelan da sempre vuole fondere vita e arte, realtà e finzione, attraverso azioni sempre più mass-mediatiche e stranianti come “A perfect Day”, “Hollywood”, “La rivoluzione siamo noi”, la teatrale “Him”. L’artista si comporta secondo lo standard della notizia televisiva, le sue opere fanno scandalo e di conseguenza fanno notizia, trasformandosi in informazioni di tendenza. Lo dimostrano installazioni come “La nona ora”, statua di Giovanni II colpito da un meteorite, esposta proprio in Polonia, presso la Galleria Zacheta di Versavia nel 2001, oppure “L.O.V.E.” acronimo di “libertà, odio, vendetta, eternità”, più comunemente conosciuta come “Il Dito”, una scultura in marmo di Carrara posta di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Milanese, che raffigura una mano intenta nel saluto romano con però tutte le dita mozze tranne una, quella del medio. La scultura si trasforma in un gesto irriverente, reso ancora più ironico dallo stile classico e monumentale che dialoga con l’architettura del ventennio del Palazzo Mezzanotte e se la prende con il mondo della finanza. Forse la più scandalosa rimane l’installazione del 2004, “Tre bambini impiccati in Piazza XXIV Maggio”, lavoro decisamente disturbante, costituito da tre manichini di bambini a piedi scalzi e con gli occhi sbarrati, impiccati ad una quercia. Lo stesso autore aveva così controbattuto alle critiche della cittadinanza: “La realtà che vediamo in questi giorni in TV supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”.
From 18 to 25 June,
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If you are familiar with the Italian language, from 17 to 20 June, Turin hosts a festival dedicated to spirituality:
Vinokilo
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In televisione mi ha costantemente divertito ed io sono di gusti molto difficili: farmi ridere è impresa ardua, a meno dell’ilarità involontaria che suscitano certe persone che non intendono affatto provocare il riso ed invece ci riescono come se fossero dei collaudati comici professionisti. Faletti mi piaceva da morire e non perdevo una puntata. Faletti con i suoi personaggi mi è rimasto nel cuore, ben oltre il divertimento che mi ha regalato. Sullo scrittore Faletti non sono così convinto, anche se nel 2013 come presidente del premio letterario “Albingaunum“ gli conferii quell’ambito riconoscimento che tocco’ anche a Gramellini. In quell’occasione nacque un rapporto molto cordiale e nel suo intervento fu molto gentile con me, con una definizione affettuosa ed ironica che mi lusingo’ molto e che non oso ripetere perché troppo generosa. E’ immaginabile il forte dolore e l’impressione emotiva che suscitò in me la notizia della sua morte neppure un anno dopo. Promossi già nel luglio 2014 un ricordo nella piazza San
Michele, la più importante di Albenga, che si riempì di gente partecipe e commossa. Io stesso ero così toccato dalla sua morte immatura e crudele che non riuscii a pronunciare il discorso che avrei voluto dedicargli. Mi limitai a poche parole del tutto inadeguate. Asti ,la sua città, per cui Faletti ha fatto molto, gli ha dedicato la Biblioteca diretta allora da sua moglie. Ma fuori Asti si è fatto poco per ricordarlo. Il Lions di un paese astigiano gli ha dedicato un ricordo legato alla canzone “Minchia, signor tenente”, come si può leggere su internet, ma si trattò di un’iniziativa locale.