LIBRI / “VENEZIA DA BERE”: il nuovo libro della giornalista milanese Alessandra Iannello. Un sorso di storia e di cultura alla scoperta delle nuove tecniche di preparazione del cocktail più famoso nato all’ombra della Laguna Veneta, lo Spritz.
Venezia. Utilizzata come location per tantissime pellicole cinematografiche, fonte di ispirazione per scrittori e poeti, oggetto di numerosi dipinti ad opera di famosi autori nazionali ed internazionali, sede di uno dei Festival del Cinema più importanti del mondo, è stata messa sotto la lente d’ingrandimento anche per un altro aspetto non meno importante: i bar tender e le coraggiose iniziative manageriali dei locali storici di una delle piazze più famose al mondo, Piazza San Marco, hanno fatto da apripista alla ripresa volta alla valorizzazione della promozione della tecnica più in voga in questo momenti, quella della “mixologia” , nella realizzazione di numerosi cocktails legati alla ricetta base di quello che è considerato originario della città di Venezia, lo Spritz.
“Venezia da Bere”, nelle librerie dal 20 settembre, di Alessandra Iannello, in collaborazione con il giornalista eno gastronomico Marco Gemelli (ed. Il Forchettiere, 200 pag. 18 euro), raccoglie gli indirizzi, le storie, i protagonisti e i signature dei 25 migliori cocktail bar di Venezia, divisi per sestieri (senza tralasciare la Giudecca, il Lido e le isole).
Sento Alessandra al telefono: finalmente riesce a dedicare del tempo alla redazione del Torinese, per raccontarci e ad emozionarci sul percorso realizzato per la stesura del suo libro.
R: “ Come mai tu e Marco Gemelli avete deciso di scrivere ed editare un libro sulla mixology a Venezia?
A: “Quest’anno ricorrono i 1600 anni dalla fondazione di Venezia. Così ho deciso di proporre a Marco Gemelli, editore del magazine online Il Forchettiere ed editore dell’omonima casa editrice, di fare una guida ragionata sui cocktail bar di Venezia. Ho pensato a Marco perché, oltre a essere un amico di lunga data, ha grande esperienza nell’editoria dedicata alla mixology. Infatti Il Forchettiere ha editato, fra l’altro, “Toscana da bere “ scritto da Marco e Federico Bellanca. Ma anche “Cocktail estetica” di Luca Manni e “Gingegneria applicata “di Lorenzo Borgianni. “
R: “ Saranno raccontati solo cocktails ispirati alla tradizione veneta o, come è nello spirito storico di Venezia stessa come sede di incrocio di popoli e culture diverse, ne avete illustrati anche altri di diverse tradizioni liquoristiche?
A: “ I barmanager ci hanno raccontato le loro creazioni che vanno dai più tradizionale Spritz o Bellini fino ai più innovativi cocktail che impiegano materie prime della Laguna passando per i twist delle pietre miliari della cocktaileria mondiale. Inoltre abbiamo anche raccolto i tributi delle 20 regioni alla tradizione veneziana. Fra questi ci sono lo Spritz di Torino, dove il bitter è sostituito dalla quintessenza della piemontesità con 9 di Dante Vermouth di Torino Superiore, o quello romagnolo con Lambrusco e aceto balsamico di Modena IGP. “
R: “ Se dovessimo preparare uno spritz casalingo secondo la vera tradizione veneta, quali ingredienti non dovrebbero mai mancare?
A : “Lo Spritz è entrato nel 2011 nella lista degli Offical Drinks di IBA (International Bartender Association) che ne codificato il disciplinare che prevede 90 ml di Prosecco, 60 ml di Aperol e una spruzzata di soda.
R: In quali città state promuovendo il libro e quali riscontri avete tra il pubblico o tra gli addetti ai lavori ?
A: “ Abbiamo presentato il libro a Venezia il 20 settembre scorso con un evento alla Locanda della Fenice, uno storico cocktail bar cittadino. Siamo poi stati a Firenze nel calendario della Florence Cocktail Week. Le prossime tappe vedono Milano dopo la seconda metà d’ottobre e, la data non è ancora stata fissata, Torino e Roma. I riscontri sono stati ottimi tanto che Venezia da bere è stato inserito nei libri di testo di alcune scuole di mixology del Veneto.
R : Il cocktail che più ti rappresenta e che potrebbe rappresentare questo periodo di ripartenza ?
A: “ Come ho scritto nel libro il mio cocktail preferito è il Citrus Lavander Sage Spritzer di Starbucks con lavanda (il mio profumo d’elezione), salvia e limone. Per quanto riguarda questo periodo di ripartenza, la grande voglia di uscire e ritrovarsi fanno sì che ogni cocktail sia perfetto!
Molto altro ancora in questo meraviglioso viaggio tra i bacari di Venezia, le interviste ai personaggi che hanno fatto la storia del bere miscelato, le curiosità e gli aneddoti legati al mondo dei cocktail e i piatti d’autore degli chef del territorio realizzati secondo abbinamenti ben studiati con lo Spritz o il Bellini.
“Venezia da Bere” è un autentico itinerario nel mondo della mixology in Laguna, un viaggio dove storie, luoghi e personaggi si mischiano come gli ingredienti di un buon cocktail in un bicchiere.
Chiara Vannini
Nella foto di copertina Alessandra Iannello e Marco Gemelli (credits ph Luca Managlia)
Il titolo risulta già emblematico nell’evidenziare lo scarto presente tra il contenuto realmente espresso dalla Bibbia e quello che ci è pervenuto, attraverso le successive versioni, i tagli e le scelte, spesso dettate dalla volontà di perseguire un preciso obiettivo.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
La storia al centro del romanzo di Camille è torbida, ma raccontata con lucidità e bravura estreme.
Il loro arrivo non passa inosservato, anche perché Brad ha fatto costruire una sontuosa piscina al posto degli alberi che regalavano un po’ di ombra ai vicini, gli Alston-Holt. Famiglia di colore formata dalla madre Valerie, professoressa di silvicoltura ed esperta botanica, amante della natura rigogliosa fatta di alberi maestosi, fiori e piante da frutta. Con lei vive il figlio Xavier, talentuoso giovane appassionato di chitarra classica che in autunno partirà per il San Francisco Conservatory of music.
Ha rinunciato ai suoi sogni giovanili di realizzazione, accarezzati quando viveva a New York e avrebbe tanto voluto diventare una cantante.
E’ divertentissima l’idea della regina Elisabetta II di Inghilterra trasformata in detective dal fiuto infallibile.
Poi c’è la loro giovanissima figlia adolescente, Melanie: brillante negli studi, sveglia, intelligente, più che matura per i suoi 19 anni. Ed è lei che viene coinvolta in un fattaccio, due anni dopo lo scadere del mandato presidenziale del padre.


Interviste. Racconti. Documenti. Alla sua prima, riuscita, esperienza letteraria Tiziana Bonomo racconta in 280 pagine (e oltre settanta immagini) edite da “Jaca Book” l’uomo e il grande professionista della cronaca giornalistica, Domenico Quirico. Lei, un lavoro, dietro le spalle, nel campo del marketing e nella comunicazione di grandi aziende internazionali nonché nel 2016 ideatrice e fondatrice di “ArtPhotò” con cui promuove e sperimenta progetti legati alla fotografia di documentazione e di impegno sociale; lui, astigiano di nascita, classe ’51, il grande giornalista che tutti conosciamo, caposervizio esteri e inviato di guerra per “La Stampa”, narratore acuto e attento della “Primavera araba”, di guerre, rivoluzioni, migrazioni, rapito in Libia (per due giorni) nell’agosto del 2011 ed il 9 aprile del 2013 in Siria dal libero esercito siriano che lo passa poi alla brigata Abu Ammar per cinque terribili lunghi mesi, fino all’8 settembre. Esperienze forti di giornalista-viaggiatore “in luoghi complicati della Storia” che Quirico ha raccontato in numerosi libri, guadagnandosi importanti Premi, dal “Montanelli” al “Terzani” al “Brancati” nel 2015 con “Il grande califfato”. A Domenico sono anche stati dedicati due documentari: il primo, “Ombre dal fondo”, diretto da Paolo Piacenza ha chiuso le “Giornate degli Autori” della “Mostra del Cinema” di Venezia nel 2016, il secondo nel 2018, dal titolo “Domenico Quirico.Viaggio senza ritorno” per la regia di Paolo Gonella che in lui ha visto la “capacità unica di restituire con la forza delle parole esperienze estremamente difficili da raccontare”. Esperienze che ritroviamo, raccolte in cinque capitoli (“La lettura”, “L’accoglienza”, “L’Europa”, “La vita”, “La fede”) nel libro della Bonomo.“Attraverso i documenti, le fotografie e soprattutto le parole vive raccolte dall’autrice –si legge in presentazione- il libro cerca di svelare la percezione originale di un narratore del nostro tempo restituendo la sua testimonianza vissuta in drammatica presa diretta sugli avvenimenti storici più rilevanti degli ultimi trent’anni. Il tentativo di rimanere con l’uomo Quirico in quella affascinante zona di imperfezione, erranza, incompiutezza che sembra innervare il nostro mondo”. Ma da dove nasce per una donna che oggi fa della fotografia la sua “finestra aperta sul mondo” per tentare di capire sé stessa e i risvolti più o meno laceranti e impietosi di questa “vita ferrosa”, l’idea di raccontare in un libro il grande giornalista? “Un giorno per caso – risponde Tiziana – ho letto ‘Esodo’ di Domenico Quirico… Mi sono commossa. La sua personale capacità di far capire i fatti, le sue sconvolgenti parole hanno scavato nella mia coscienza fino a farmi realizzare per la prima volta quanto avessi smesso di prendermene cura. Ho
LIBRIcapito che se volevo riprendere il mio viaggio nella conoscenza, finalmente potevo farlo sulle orme di un grande narratore contemporaneo. Pazientemente ho letto tutti i suoi libri, raccolto tutti i suoi articoli, le interviste televisive, gli incontri e le lezioni magistrali e pian piano ho iniziato a prendere posizione”. Il tutto per tre anni. Incontri. Domande e domande. Riflessioni. Interrogativi. La voglia di capire i grandi fatti della Storia e della Vita per meglio guardarsi dentro e scoprirsi nel cuore e nell’anima. Un libro quindi che é anche manuale prezioso di autodifesa esistenziale. Specchio vero di sé. Grazie all’altro. Intervistatrice (per caso) e intervistato. Insieme per sentieri conoscitivi insidiosi. Ma sempre avvincenti. “All’inizio della nostra conoscenza – scrive Tiziana – conversavo con Domenico Quirico per un interesse del tutto personale. Ben presto, però, la qualità delle nostre conversazioni ha fatto nascere in me l’ambizione di farlo conoscere a fondo attraverso un libro.Così ho pensato di trasformare alcuni pomeriggi passati con lui al caffè in altrettante brevi interviste. Ho continuato a raccogliere le sue risposte e, quando gli ho proposto il libro, ha risposto di sì”. E conclude: “Questa semplice conferma mi ha spinto a proporre le interviste in maniera diretta, con il fascino della sua parola e con le imperfezioni che la generano”. Il fascino dell’imperfezione, appunto.