Rubrica a cura di Progesia Management Lab
La Merlo S.p.A. è un’industria metalmeccanica di Cervasca (CN) che conta circa 1.500 dipendenti e ha una rete di distribuzione composta da 6 filiali ed oltre 600 concessionari che le consentono un posizionamento internazionale. L’Amministratore Delegato di questa azienda leader che opera nel settore dei sollevatori telescopici, autobetoniere auto caricanti, sistemi e tecnologie per la movimentazione e il sollevamento, è Silvia Merlo che ricopre cariche anche nei Consigli di Amministrazione di altre società appartenenti al Gruppo. Laureata in Economia Aziendale, è stata componente del Consiglio di Amministrazione di Erg S.p.A. oltre che membro del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Controllo Rischi e Sostenibilità, del Comitato per le Operazioni con Parti Correlate e Presidente del Comitato Remunerazione di Sanlorenzo S.p.A e a fine aprile è stata nominata Presidente di Saipem, il colosso petrolifero tra i più importanti fornitori di servizi a livello mondiale del settore della costruzione e manutenzione delle infrastrutture al servizio dell’industria energetica, con una operatività nei cinque continenti.
Infaticabile e competente, ha inoltre ricoperto incarichi di consigliere di amministrazione e di membro di comitati interni in diverse altre società tra cui Leonardo S.p.A., BNL Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. e Banca CRS Cassa di Risparmio di Savigliano S.p.A. Per il Gruppo Merlo, e dunque per lei, al centro di tutto c’è la persona. Per questo l’azienda si impegna a rispettare l’ambiente e a rendere più sicuro e confortevole il lavoro degli operatori. Non stupisce quindi che nel 2014 Silvia Merlo sia stata insignita della Mela d’Oro nell’ambito del premio Donne ad Alta quota della Fondazione Marisa Bellisario per la sezione imprenditoria e che nel 2017 abbia ricevuto il Premio Amelia Earhart su iniziativa dello Zonta Club Alba-Langhe e Roero.
Con Intesa Sanpaolo avete sottoscritto una collaborazione a sostegno della filiera per fronteggiare la crisi causata dal Covid-19. Un’azione importante per i clienti e i fornitori?
“All’inizio di questa pandemia, anche memori delle precedenti crisi, è stata nostra cura mettere in sicurezza e portare valore aggiunto alla filiera per cui i clienti e i fornitori hanno potuto avere accesso ad una convenzione che abbiamo sottoscritto noi come gruppo e che ha permesso loro di godere di una serie di benefit. Utilizzando un canale semplificato con interlocutori dedicati e con un iter ragionato prima, chi ne ha avuto bisogno ha potuto accedere ad una serie di fondi che probabilmente avrebbe fatto difficoltà ad ottenere. Noi per loro abbiamo dettato i tempi di risposta della banca, che sono stati di circa 5 giorni, abbiamo concordato un tasso predefinito e abbiamo strutturato a priori l’iter procedurale. Tutto ciò ha portato dei grandi benefici e ci risulta che la filiera abbia usufruito di più di 140 milioni di erogazioni per cui sicuramente un aiuto lo abbiamo dato. Parlo al plurale perché Intesa Sanpaolo è stato un partner attento, rapido nella risposta e flessibile”.
Siete un gruppo con una visione di lungo termine. Parlando di sostenibilità, quale ruolo svolgeranno le energie rinnovabili nel nostro futuro?
“Tutto ciò che è sostenibile ci vede impegnati e attenti e anche se questo è il tema del momento noi, non seguendo le mode ma essendo dei precursori, nel 2013 abbiamo esposto il nostro primo sollevatore telescopico ibrido al quale abbiamo iniziato a lavorare già nel 2009. Nel 2020 abbiamo presentato nella nostra gamma il primo sollevatore telescopico full electric. Siamo interessati al tema della sostenibilità sia nel prodotto sia nei processi di produzione e per noi il concetto di energy saving è fondamentale perché la sostenibilità passa anche per il non spreco e per l’ottimizzazione delle energie e dei materiali”.
Da sempre il Gruppo Merlo mette al centro la persona. Con quali attività avete maggiormente sostenuto i vostri dipendenti?
“Sosteniamo e facciamo un’azione quasi di push verso i nostri collaboratori. Esiste un’associazione coordinata dagli stessi dipendenti che sostiene e promuove tutta una serie di iniziative, che vanno dalle gite alla formazione, passando per l’attenzione ai giovani. Sono iniziative legate al tempo libero, ma sono fondamentali per creare aggregazione e sentirsi parte di un gruppo, un requisito per noi fondamentale. Da sempre a Natale organizziamo una festa per i figli dei dipendenti: svuotiamo un capannone e lo riempiamo di giostre di grandi dimensioni come ottovolanti e trenini. Realizziamo molte iniziative, alcune anche legate al welfare, ma soprattutto ogni giorno diamo attenzione alle persone cercando di farle sentire non dei numeri, ma ognuno importante per la crescita della società. Perché ciascuno di loro non è un ruolo, ma un individuo con le proprie peculiarità”.
Rientrano in quest’ottica anche il Centro Formazione e Ricerca Merlo e il Master Universitario di secondo livello che organizzate con il Politecnico di Torino?
“Collaboriamo da molto tempo con il Politecnico di Torino, ma sono particolarmente affezionata a quest’ultimo progetto che riguarda la formazione di alto apprendistato di 12 ingegneri neolaureati che sono stati selezionati e assunti per essere formati attraverso un master organizzato in collaborazione con la Regione Piemonte e il Politecnico. Il master è durato 2 anni e la docenza è stata sia del Politecnico sia nostra. Il primo corso si è tenuto in parte a Cuneo e in buona parte a Torino e, quando non seguivano le lezioni, i ragazzi con il loro tutor erano all’interno dell’organizzazione aziendale. Abbiamo inserito 12 ingegneri in 12 aree differenti del gruppo e, terminato l’apprendistato di alto apprendimento, sono stati tutti assunti. Il risultato è stato così soddisfacente che anche quest’anno abbiamo deciso di assumere ulteriori 12 ingegneri con la stessa formula, e lo abbiamo fatto a prescindere dal Covid-19 per lungimiranza, perché crediamo che questi studenti saranno dei pilastri importanti per l’azienda di domani. Abbiamo la volontà di guardare avanti e vogliamo dare un segnale forte sia dentro che fuori dal gruppo: vogliamo puntare sul futuro e sulle giovani generazioni. La nostra è un’azienda che parla di innovazione e che ha insita quella curiosità che è tipica dei giovani, ma anche dei non giovani. Mio padre, ad esempio, è un ragazzino di 85 anni ed è una persona estremamente innovativa e curiosa”.
Donna per lei significa?
“Non mi sono mai posta la questione uomo-donna, ma mi sono chiesta dove fossero le competenze, a prescindere dal genere. Io ho avuto il privilegio di poter fare un certo percorso, anche se non è stato facile. Ha iniziato ad essere meno dura quando ho deciso di andare diritta verso la meta senza farmi problemi sul fatto che fossi donna. È stato complicato, ma credo che sia importante avere un’attitudine più legata alla direzione e alla meta e meno alla differenza tra maschile e femminile. Sarò contenta quando smetterò di parlare ad una platea di sole donne. Se ce la raccontiamo tra di noi, a cosa serve? Soprattutto se a prendere le decisioni sono gli uomini”.
IL FOCUS DI PROGESIA
Il Gruppo Merlo è un importante gruppo industriale a conduzione familiare, leader italiano delle macchine operatrici, con un forte spirito internazionale e al tempo stesso con un forte legame con il territorio dove sorge l’azienda.
Al centro del progetto c’è l’essere umano e l’impegno del Gruppo a rispettare l’ambiente e rendere più funzionale, sicuro e confortevole il lavoro di chi utilizza macchine operatrici a marchio Merlo e di chi, ogni giorno in azienda, si dedica al costante miglioramento dell’efficienza e delle performance dei prodotti.
L’AD del gruppo, Silvia Merlo, sottolinea che la Merlo è un’azienda di famiglia a tutti gli effetti e che ci lavorano tutti quotidianamente all’interno; proprio per questo il riconoscimento ottenuto nel 2014 con l’iscrizione nel Registro delle Imprese Storiche è per tutti loro motivo di grande orgoglio; l’attività dell’azienda inizia nel 1911 con Giuseppe Merlo (nonno di Silvia) che apre un’officina per la lavorazione del ferro di soli 250 metri quadrati e quindi nel 2011 la Merlo Spa entra ufficialmente nella ristretta cerchia di aziende centenarie che hanno fatto la storia d’Italia e della provincia di Cuneo.
Oggi nella sede di San Defendente di Cervasca lavorano circa 1500 persone e nei loro confronti l’azienda attua numerose politiche di welfare, gestite da un apposito ente interno, nella convinzione che dipendenti e i collaboratori siano parte fondamentale di un’impresa e con il loro lavoro quotidiano contribuiscano a concretizzare i valori imprenditoriali.
Spiega Silvia Merlo: “la nostra scelta di welfare non è dettata dalla necessità di avere ritorni di indice, ma è legata ad una decisione della mia famiglia che sente molto forte la responsabilità di essere un’azienda del territorio e che vuole contribuire attivamente e concretamente al benessere dei nostri 1500 dipendenti e delle loro famiglie. Perché, nonostante la forte vocazione internazionale che ci contraddistingue, siamo ancora oggi un’azienda a misura d’uomo e di donna”.
Questo modello di welfare aziendale, evoluto e personalizzato, permette al Gruppo Merlo di rafforzare la propria immagine come datore di lavoro (employer branding) e al tempo stesso di fidelizzare i collaboratori aumentando il loro benessere e il senso di appartenenza. In questo modo si coniuga il welfare aziendale con la responsabilità sociale d’impresa e con l’incentivazione della forza lavoro, facendo sentire i collaboratori parte integrante dell’azienda in cui lavorano.
Coordinamento e Focus: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
È più semplice di quel che sembra passeggiare per Torino senza accorgersi della preziosità dei suoi palazzi o della geometria perfetta delle vie del centro: Torino è “sempre lì”, sempre la stessa e ormai rischiamo –noi torinesi- di essere assuefatti al suo fascino malinconico, tanto da notare piuttosto una nuova vetrina o scoprire la chiusura di un negozio a cui eravamo affezionati e non osservare invece i decori aggettanti che inquadrano una precisa attività commerciale. Torino è una città esteticamente complessa, abbracciata dalle Alpi in lontananza, colorata dalle tinte degli alberi dei parchi e della collina, segnata da grandi architetture del passato e del presente. Nel capoluogo convivono in sorprendente armonia capolavori barocchi, edifici liberty e più recenti strutture, nate per la maggior parte negli anni Novanta, grazie soprattutto all’importante avvenimento dei XX Giochi Olimpici svoltisi proprio nella “nostra” città, per quest’ultima categoria ritengo opportuno ricordare la zona dell’ex Villaggio Olimpico, che sorge sull’area occupata fino al 2001 dai Mercati Generali.
strutture stessero sorprendentemente in equilibrio. “È l’istante in cui il calcolo matematico coincide con il percorso della fantasia che tende a Dio, l’istante in cui la logica coincide con la fede, l’istante in cui Dio si manifesta nel pensiero e nell’opera dell’uomo” (Argan, “Storia dell’Arte Italiana”, Rizzoli, 1981).



Giuliani avrebbe potuto uccidere un carabiniere il quale per legittima difesa, sparò e uccise questo ragazzo. E il padre di Giuliani che è responsabile della sua educazione forse non proprio esemplare, non può oggi salutare su un palco e indignarsi perché non ci fu un processo. In più processi, anche alla Corte europea, il carabiniere venne assolto. Resta il dolore per la morte di un giovane ma la vera vittima appare oggi il carabiniere che non seppe difendersi al processo (e fu assolto!) e che ebbe la sua vita rovinata per sempre. Non si riprese più da quel trauma e da quel clima di odio creato attorno a lui. Anche la sua vita privata fu difficile e l’accusa di pedofilia da cui venne assolto è un segno di una realtà molto problematica che ha origine remota nell’episodio di piazza Alimonda a Genova. Su Facebook ho scritto che era vergognoso celebrare Giuliani e lo ribadisco. Lo striscione di esaltazione delle foibe (ispirato al libretto uscito qualche mese fa) ci rivela chi sono molti tra gli estimatori di Giuliani. Vetero-comunisti, giovani, meno giovani e vecchi malvissuti che fanno della violenza politica il loro metodo di lotta. Esaltare le foibe è un atto infame paragonabile al gesto di chi avrebbe potuto uccidere un carabiniere, lanciandogli un estintore. Questi estremisti sono nemici dell’Italia. Un assembramento, vietato a causa del Covid ma tollerato dalla Polizia, che rivela la stoltezza, l’ignoranza, la malafede di certa gente che io non esito a definire traditori e disertori nei confronti dell’Italia democratica e civile, in primis di quella nata dalla Resistenza. Gente che, se non fossimo dei liberali e dei democratici, andrebbe idealmente “messa alla gogna”. Loro ci metterebbero alla gogna senza la minima esitazione, ricorrendo alla violenza contro chi ha la colpa di non pensare in rosso.
Il Pontefice ha revocato con il Motu proprio “ Traditionis costodes “le concessioni dei suoi due predecessori relative ad una certa “liberalizzazione“ nella celebrazione della Messa in Latino secondo il Messale del 1962 ,precedente al Concilio Vaticano II. Tra le principali novità – scrive” Avvenire”, voce della CEI- viene affermato il ruolo esclusivo del vescovo nell’autorizzare l’uso del Messale precedente alla riforma liturgica voluta da Paolo VI.
Rubrica settimanale a cura di Lura Goria
monogamia e pronto a innamorarsi di nuovo. A Taylor confiderà «Ho bisogno del sesso per essere indomabile, per un breve istante immortale”.
Claudia è solare ed esplosiva, la sua femminilità viene potenziata quando indossa abiti maschili; Francesco è timido e ombroso e da lei accetta tutto o quasi, rodendosi in silenzio, e comunque felice anche di essere schiavizzato da colei che ama incondizionatamente.
Rebecca Solnit,-scrittrice, giornalista , storica e attivista femminista- in questo memoir si racconta e apre pagine intime e profonde sulla sua vita e le sue esperienze.
Questo è il primo volume della tetralogia intitolata “The Raj Quartet”, che lo scrittore inglese Paul Scott (nato nel 1920 e morto nel 1978), pubblicò a partire dal 1966. L’autore -che nel 1977 vinse il Man Booker Prize con il romanzo “Staing On”- durante la seconda guerra mondiale prese servizio in India e Malesia, diventando un profondo conoscitore del colonialismo britannico e del suo declino.
Many are the locations the producers chose for the crazy car chases between Mini Coopers and the Italian police. But do you know that Mr Gianni Agnelli offered, for free, a fleet of Fiats 500 and Lancias for the making of the movie? Legend has it that in this project he saw a great marketing opportunity but an English woman said “No, it is an English movie, it has to be made with English cars”. The woman, according to this legend, was Queen Elizabeth II. The Mini Coopers remained, but Mr Agnelli, as a perfect gentleman not only gave some cars, he also opened the doors of
The
But since we talked about movies, why not going to the
At the Natural Park 
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Questo romanzo è pura opera di fantasia. I luoghi citati appartengono solo alla geografia dell’invenzione letteraria. Nomi, personaggi, fatti e avvenimenti sono invenzioni dell’autore e hanno soltanto lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.