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Nino the mischievous elf an incredible Christmas adventure of friendship and magic
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RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Barbara Lanati “The Village Generation” -Ombre Corte- euro 20,00
Barbara Lanati è un’autentica autorità e uno scrigno di sapere nel campo della letteratura anglo-americana. E’ docente emerita all’Università di Torino, straordinaria traduttrice e biografa di Emily Dickinson, americanista tra le più quotate, profonda conoscitrice della vita e dell’arte di autori classici di lingua inglese. Con il valore aggiunto di una straordinaria abilità comunicativa e divulgativa.
In questo libro -scorrevole e appassionante come un romanzo- ripercorre idee e azioni della generazione di uomini e donne, nata a fine Ottocento, che ha dato il via a cambiamenti epocali, in campo sociale e culturale ed impresso un’accelerazione agli albori del Novecento.
Lanati è straordinaria nel guidarci all’inseguimento di personaggi che hanno segnato la letteratura, l’arte e le idee nelle strade del Village nella Big Apple, intorno a Washington Square, a Provincetown sulla punta estrema di Cape Cod nel Massachussetts, poi fino alla strepitosa luce di Taos nel New Mexico.
Ancora prima, ce li presenta a Parigi, dove le ide innovative della cultura europea fanno da apripista all’era che verrà. Lì ci fa incontrare i fratelli Leo e Gertrude Stein; lei geniale e ricca mecenate, collezionista di capolavori all’epoca sconosciuti e di autori ancora in cerca di fama. Il suo studio-soggiorno in Rue de Fleurus, (con le pareti ricoperte di quadri oggi esposti nei maggiori musei del mondo) era il crocevia di creatività e delle menti più geniali delle avanguardie parigine. Tra loro: Hemingway Picasso, Joyce, Fitzgerald ….
Lanati ricostruisce, anche con l’interessante contributo di foto d’epoca, il clima di nuove idee e movimenti politici e, tra pubblico e privato, riprende, tra le altre, anche le complesse traiettorie di vita e battaglie di Emma Goldmann e John Reed.
Poi ci introduce nella vita privilegiata e stravagante di Mabel Dodge. Ricchissima, 4 matrimoni, parecchio disinvolta, ambiziosa, caratterizzata da una sorta di ingordigia culturale. Avrebbe voluto essere un’ape regina – come la Stein- dotata della sovrana capacità di intuire le potenzialità ancora in embrione dei grandi geni che raccoglieva intorno a sé.
Nelle pagine di Barbara Lanati attraversiamo il mondo insieme a Mabel Dodge e viviamo le sue mille scoperte ed esperienze, fino all’approdo a Taos. E’ lì, nell’incredibile luce del New Mexico, che troverà la sua dimensione e creerà la sua oasi, calamita di artisti.
Marco Tornar “Nello specchio di Mabel”
-Edizioni Tracce- euro 11,00
Questo libriccino è un’autentica perla preziosa, rara e purtroppo difficile da trovare. L’ha scritto il poeta e scrittore Marco Tornar, nato a Pescara nel 1960, dov’è morto improvvisamente per un malore nel 2015, a soli 54 anni. Uomo di grande sensibilità e profonda cultura, innata classe, una vita dedicata alla poesia e alla patria delle lettere.
Mabel Ganson era nata a Buffalo il 26 febbraio 1879 in una facoltosa famiglia di rigoroso stampo vittoriano. Il padre severissimo; la madre totalmente disinteressata alla figlia, che crebbe tra nonne, babysitter, scuole elitarie, spostata da un luogo lussuoso all’altro e senza dimostrare particolare inclinazione allo studio.
Disinvolta e capricciosa ebbe una vita movimentata.
Impalmò 4 mariti. Fu la signora Evans nel 1900, Dodge nel 1904, Sterne nel 1916 e in ultimo Luhan nel 1923; consorte con cui, lasciata New York, rimase fino all’ultimo in New Mexico.
Eccetto questo, gli altri furono tutti matrimoni avventati.
Neppure il ruolo di madre fu nelle sue corde. Ebbe un figlio dal primo marito John Evans e negli anni successivi anche una figlia adottiva, ma entrambi sono praticamente assenti dalla sua vita e dalle sue memorie.
Dopo la morte (in un incidente di caccia) del primo marito, la madre la convinse ad allontanarsi da Buffalo. Diretta a Parigi, sul transatlantico conobbe e si innamorò dell’affascinante architetto bostoniano Edwin Dodge e nel giro di 4 mesi lo sposò.
A Firenze si trasferirono nel 1905 iniziando la loro vita a villa Curonia. Dimora di probabile impianto tre-quattrocentesco, che acquistarono dai baroni lettoni De Nolde. La lasciarono nel 1914, ma risultarono proprietari fino al 1935.
Queste 155 pagine racchiudono affascinanti scorci di quel periodo
sulle colline di Arcetri, immersi nello sfarzo degli interni e degli arredi; intenti ad ampliare stanze e bovindo. Impegnati anche a piantare roseti, rampicanti e ridisegnare il maestoso parco che ancora oggi racconta del passaggio dei Dodge e ci parla dei loro prediletti angoli segreti in mezzo alla spettacolare e rigogliosa natura.
Villa Curonia divenne soprattutto punto di ritrovo di grandi nomi blasonati e della cultura. Mabel fu assidua frequentatrice della colonia aristocratica inglese, molto amica di Lady Walburga Paget (moglie dell’ex ambasciatore inglese a Roma e Vienna) che l’aiutò a raccogliere attorno a sé tutti quelli che più contavano.
Tra gli ospiti di maggior spicco nella villa, Mabel ebbe anche Gertude Stein con la sua compagna Alice B. Toklas. A loro assegnò la camera da letto vicino alla sua e annotò le abitudini della Stein, tra le quali, scrivere di notte. Sempre molto attenta a quell’acuta mecenate che lei cercava di emulare anche lì sulle colline fiorentine.
Nel libro poi ci sono altri aneddoti, come la particolare amicizia con il marchese Bindo Peruzzi de Medici, ultimo spiantato della gloriosa casata. Il suo legame con Mabel suscitò pettegolezzi, la gelosia e l’aut aut di Edwin che per un po’ mise l’oceano di mezzo. Al ritorno dall’America, dopo un del tutto casuale incontro per strada, scivolato nell’indifferenza di Mabel, il marchese nel volgere di poche si uccise con un colpo di pistola…
Norman Mailer “Il difficile mestiere dello scrittore” -La nave di Teseo”- euro 25,00
Mailer è un gigante della letteratura mondiale, nato in New Jersey nel 1923, morto a New York nel 2007, dopo una vita densa come poche altre.
Due volte premio Pulitzer, altrettante il National Book Award, ha attraversato un caleidoscopio di passioni, impalmato 6 mogli (fu arrestato per aver accoltellato la seconda) e collezionato svariate amanti, messo al mondo 8 figli e uno lo ha adottato.
L’esordio clamoroso risale al 1948 con l’opera colossale “Il nudo e il morto”, frutto della sua esperienza di due anni sul fronte filippino e giapponese durante la Seconda guerra mondiale; per molti, uno dei migliori romanzi americani del Novecento. Da allora non si è più fermato e ha pubblicato oltre 30 opere.
“Il difficile mestiere dello scrittore”, invece, risale al 2003 e solo ora è stato tradotto in italiano; e ci sommerge con una messe di scritti, pensieri, intuizioni, approfondimenti, osservazioni sullo stile, a partire dall’autoanalisi del suo.
Grande grafomane -con un enorme bagaglio di vita e qualche stravizio- in questo libro, Mailer, mette al centro i pericoli del suo mestiere, le sue sventure e le gioie. Ma anche il senso di solitudine e cosa abbia comportato la fama, tra pro e contro.
Poi ragiona su trama, personaggi e la loro psicologia, intreccio e dialoghi. Guarda agli altri scrittori che l’hanno ispirato o che non amava per niente…ma questa è solo la punta d’iceberg di un libro che racchiude davvero un immenso e affascinante mondo, tutto da scoprire.
Jaime Bayly “I giganti” -Feltrinelli- euro 19,00
Un lutto ha segnato recentemente il mondo letterario; la morte dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, nato ad Arequipa il 28 marzo 1936, morto a Lima il 13 aprile scorso 2025. Aveva festeggiato da poco l’89esimo compleanno, circondato dai familiari.
E’ stato uno dei massimi romanzieri e saggisti contemporanei. Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, esponente di spicco della rinascita della letteratura latinoamericana.
Impegnato politicamente negli anni Cinquanta, dapprima sostenne la rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro, poi ne prese le distanze criticandola apertamente e in seguito fu fondamentalmente liberale.
Questo libro mescola vicende realmente accadute e fatti inventati che riguardano due giganti della letteratura sudamericana, Mario Vargas Llosa e Gabriel García Márquez. Legati per anni da una profonda intesa, entrambi scrittori, vicini di casa, padrini ognuno di un figlio dell’altro.
Il racconto di Bayly inizia dalla rottura della loro amicizia, frantumata con il celebre cazzotto che Mario Vargas Llosa diede a “Gabo” davanti a un cinema di Città del Messico. Il pugno fu accompagnato da queste parole: «Questo è per quel che hai fatto a Patricia».
Era il 1976 e in queste pagine l’autore tenta di ricostruire i fatti che sarebbero dietro questa motivazione; ma non si è mai saputa la vera ragione di quel gesto violento che mise fine a un legame tra due geni amici e le rispettive famiglie.
Bayly narra l’epoca del boom intellettuale e politico sudamericano e nel libro sfilano, tra gli altri, personaggi come Neruda, Cortázar, Fidel Castro e Salvador Allende.
E’ raccontato il periodo in cui Márquez e Llsoa si frequentavano in Spagna, condividendo anche la stessa agente letteraria che contribuì ai loro successi. Dopo lunga corrispondenza epistolare, si trovarono a Barcellona, a breve distanza uno dall’altro con le rispettive famiglie, sebbene a due livelli e in due momenti diversi della carriera.
Gli inizi furono stentati e difficili per entrambi, in cerca di fama e con pochi soldi in tasca, aiutati anche dai sacrifici delle mogli.
Márquez spiccherà il volo con “Cent’anni di solitudine” nel 1968; Vargas Llosa tra il 1963 con “La città dei cani” e il ’66 con “La casa verde”.
Due geni letterari con caratteri diversi e divergenze politiche (quando Llosa da castrista andò poi verso la destra liberale), tendenti a eccessi e qualche follia, capaci di grandi passioni e disamoramenti spiazzanti, entrambi voraci di vita.
Ma dopo quel cazzotto il filo della loro amicizia e della condivisione dei loro pensieri restò spezzato per sempre.
Proseguiamo a parlare del Colore dell’anno 2025, il Mocha Mousse, tonalità di marrone della quale ora, anche grazie alla sua diffusione, abbiamo ben percepito l’esistenza e stiamo conoscendo la versatilità.
Proprio questa è la caratteristica principale di questo colore: riuscire ad assumere connotazioni e, quindi, veicolare messaggi diversi a seconda degli abbinamenti con altri colori. E’ straordinario, se consideriamo che il Mocha Mousse è già di per sé un colore con caratteri originali, dei quali si è detto all’articolo precedente: un colore classico, raffinato, sofisticato.
Come si abbina il Mocha Mousse per avere effetti diversi?
Il carattere classico e senza tempo viene enfatizzato dagli abbinamenti con il marrone cioccolato, con marroni freddi, con i taupe, i crema, i beige, i cipria. L’abbinamento con i taupe e i cipria trasmette tranquillità. Gli abbinamenti con il cioccolato, il beige, il crema denotano maggiore personalità. Tutti sono sofisticati. Altrettanto lo è quello tra Mocha Mousse e il nero: splendido e sofisticato, trasmette autorevolezza.
Importante avere presente che possiamo abbinare il Mocha Mousse sia a colori caldi sia a colori freddi e, in tema di abbigliamento – di cui si occupa questa rubrica – mai si possono indossare più di tre colori, in proporzione diversa, accessori compresi. Questo non è un dettaglio, ci aiuta a comprendere perché talvolta, guardandoci allo specchio, notiamo “qualcosa che non va”. Se riguarda il colore, può essere l’abbinamento, la proporzione tra i colori o la loro collocazione nella figura. 
Altrettanto raffinati – e meno scontati – possono essere alcuni abbinamenti del Mocha Mousse con colori non in tonalità o non neutri.
Penso alle tante tonalità del rosa, fredde e calde. Ne ho scelte tre, che ravvivano il Mocha Mousse mantenendolo elegante, senza tempo e aggiungendo una nota di sottile vivacità. Come scegliere quello migliore per ciascuno? Sulla base della classificazione secondo l’Ora del Giorno, di cui ho scritto. Le nostre caratteristiche fisiche, insieme alle preferenze, ci indicheranno la tonalità (in questo caso del rosa) da scegliere. 
Altra scelta da suggerire: il blu. Anche qui vi mostro tre tonalità di blu molto diverse tra loro da abbinare al Mocha Mousse per un effetto di contrasto sofisticato. Quale scegliere? Dipende dalle vostre caratteristiche. E il blu, anche nelle fantasie, è splendido con il Mocha Mousse anche nella stagione estiva, della quale parleremo nel prossimo articolo
Chiara Prele



Black Bag – Doppio gioco – Thriller. Regia di Steven Soderberg, con Cate Blanchett, Michael Fassbender e Pierce Brosnan. George Woodhouse, agente segreto di Sua Maestà, è incaricato di una difficile missione: dovrà, in una sola settimana, per ordine del suo diretto superiore Meacham, scoprire il colpevole della fuga di notizie al cui centro è un software conosciuto con il nome in codice Severus. Cinque gli agenti sospettati, tra i quali Kathryn, la moglie di George. Durante una cena in comune, l’agente dovrà smascherare che è il traditore del gruppo. Alla morte, quella stessa sera, di Meacham, ecco che George vede crescere i propri sospetti nei confronti della moglie. L’uomo si ritrova questa volta diviso tra l’amore per lei e il dovere nei confronti del suo paese. Durata 93 minuti. (Nazionale sala 5)
Black Tea – Drammatico. Regia di Abderrahmane Sissako, con Nina Melo. Una storia d’amore, che supera i limiti geografici e le frontiere, attraverso le distese sconfinate dell’Africa fino ad arrivare nelle cerimonie del tè in Cina. Racconta il film la storia di Joice, una giovane donna africana, trentenne, che nel giorno del suo matrimonio dice “no” e decide di lasciare la Costa d’Avorio per raggiungere il quartiere africano di Guangzhou, in Cina, e crearsi una nuova vita. Qui inizia a lavorare in un negozio di tè, apprendendo tutti i rituali delle cerimonie cinesi. Durata 110 minuti. (Classico V.O.)
Divertimento – Drammatico, musicale. Regia di Marie Castille Mention Schaar, con Oulaya Amamra e Niels Arestrup. 1195, sobborghi di Parigi. Zahia, 17 anni, sogna di diventare direttrice d’orchestra, mentre sua sorella gemella Fettouma è già un’affermata violoncellista. Cresciute immerse nella musica classica, entrambe desiderano condividerla con tutti, rendendola accessibile a chiunque e ovunque. Ma il loro sogno si scontra con le difficoltà di essere giovani donne di origine algerina ai margini della società. Da questa determinazione nasce “Divertimento”, un’orchestra che vuole abbattere ogni barriera e offrire a tutti l’opportunità di fare musica. Durata 100 minuti. (Eliseo)
Fino alle montagne – Drammatico. Regia di Sophie Deraspe, con Antoine Duval e Solène Rigot. Mathias, giovane agente pubblicitario di Montréal, decide di lasciare la sua frenetica vita di città per seguire il desiderio di riconnettersi con la natura e diventare pastore nel sud della Francia. Arrivato in Provenza senza alcuna esperienza, Mathias si scontra presto con la dura realtà del mondo pastorale, che lo costringe a mettere in discussione la sua visione romantica della professione. L’incontro con Elise, una giovane impiegata che sceglie di lasciare il lavoro per seguire il ragazzo, porta una nuova luce nel percorso formativo di Mathias, che riacquista così fiducia in se stesso e nel proprio obiettivo. I due, dopo aver ottenuto l’affidamento di un gregge di pecore, partono per la transumanza, compiendo un viaggio negli incantevoli paesaggi montuosi delle Alpi di Provenza, dove si confronteranno con sfide e incontri che li condurranno verso un nuovo stile di vita in montagna. Durata 113 minuti. (Romano sala 3)
Francesca e Giovanni – Regia di Simona Izzo e Ricky Tognazzi, con Ester Pantano e Primo Reggiani. Ci sono l’amore e l’intesa. L’impegno e il sacrificio in un paesa in tempo di guerra. Ci sono gli amici e i nemici, le battaglie e i processi, la vita quotidiana e una parte importante della nostra storia, interrotta improvvisamente quel tragico giorno di maggio del 1992, oscurato dalla strage di Capaci. Al centro della scena è una donna, Francesca Morvillo, in all’uomo con cui ha scelto di vivere accanto fino all’ultimo: Giovanni Falcone. Le loro vite si intrecciano nella stagione più difficile del conflitto tra lo Stato e Cosa Nostra. Francesca è figlia, sorella, moglie di giudici e magistrato a sua volta. Giovanni lancia la sfida più ambiziosa alla mafia insieme ai giudici del pool. Durata 90 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)
Fuori – Drammatico. Regia di Mario Martone, con Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie, Corrado Fortuna e Stefano Dionisi. Goliarda finisce in carcere per un furto di gioielli, cinque giorni di carcere, ma a Rebibbia l’incontro con alcune giovani detenute diventa per lei un’esperienza di rinascita. Una volta uscite di prigione, in una torrida estate romana, le donne continuano a frequentarsi. In questo tempo che sembra sospeso, Goliarda stringe una relazione profonda e decisiva per la sua vita, un legame autentico e trascinante che nessuno, lì fuori, riuscirà a comprendere. Questo film racconta un momento della vita di Goliarda Sapienza, scrittrice, una storia di amicizia, di amore e di libertà. Unico film italiano in concorso a Cannes, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Abbandonando qualsiasi ambizione biografica per raccontare l’estate di due amiche che si sono incontrate in carcere e decidono di lasciarsi andare alla deriva, Mario Martone trova non solo l’approccio giusto per raccontare un personaggio complesso come Goliarda Sapienza, ma anche la chiave per arricchire di sfumature il suo approccio realista, rimescolando i piani temporali e disallineando le immagini mentali. Grazie anche alla straordinaria prova delle sue attrici.” Durata 117 minuti. (Massaua, Eliseo Grande, Ideal, Nazionale sala 1, Reposi sala 5, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)
Mission Impossible – The Final Reckoning – Azione. Regia di Christopher McQuarrie, con Tom Cruise, Hayley Atwell, Vanessa Kirby, Hannah Waddingham e Ving Rhames. Ultima tappa del lungo percorso iniziato nel 1996 da Ethan Hunt e le sue mirabolanti imprese. L’eroe con l’intero suo gruppo è impegnato ad affrontare una nuova pericolosa minaccia: sarà suo compito scoprire due chiavi che possono sbloccare un sistema di intelligenza artificiale, in grado di far esplodere disastri e distruzioni a livello mondiale, entrando in circuiti bancari come gettando nel caos migliaia di chilometri di reti elettriche. Dovranno superare la sfida che gli tende Daniel, misterioso individuo chiuso nel passato di Ethan, anch’egli alla ricerca delle due chiavi. L’impresa sarà quella di impossessarsi del codice sorgente da un sottomarino affondato. Durata 165 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)
One to One: John & Yoko – Documentario. Regia di Kevin Macdonald e Sam Rice Edwards, con john Lennon e Yoko Ono. Vita della celebre coppia durante la permanenza nel Greenwich Village a New York tra il 1971 e il 1973, ricostruita attraverso immagini di repertorio, registrazioni di conversazioni telefoniche e un montaggio di filmati carpiti dalle trasmissioni tv dell’epoca. Il titolo si riferisce all’unico concerto completo tenuto da Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles: un evento nato per raccogliere fondi per la Willowbrook State School, luogo di ricovero per disabili minorenni in condizioni di forte disagio. Durata 100 minuti. (Greenwich Village V.O.)
Paternal Leave – Drammatico. Regia di Alissa Jung, con Luca Marinelli e Juli Grabenhenrich. La giovane Leo, quindicenne, vive in Germania e non ha mai conosciuto il padre. Venuta a sapere della sua esistenza, decide di andare alla sua ricerca, arrivando al mare della Romagna e a un chiosco chiuso per l’intera stagione invernale. Paolo è sconcertato e confuso da quell’arrivo che riapre momenti che lui ha tentato di dimenticare, vorrebbe disfarsi di quella ragazzina, non essendo facile venire incontro alle domande che Leo fa: nei giorni successivi, tra padre e figlia si creano situazioni e interessi che prendono a renderli sempre più vicini. Ma non tutto nella convivenza risulterà facile. Durata 113 minuti. (Nazionale sala 4 V.O.)
Per amore di una donna – Drammatico. Regia di Guido Chiesa, con Ana Ularu e Marc Rissmann. Anni ’70. Esther, un’inquieta quarantenne americana, alla morte della madre riceve una lettera: deve trovare una donna vissuta negli anni Trenta in Palestina, – all’epoca sotto mandato britannico – che nasconde un segreto sulla sua vita. Arrivata in Israele, Esther è aiutata nella sua ricerca da Zayde, un professore dal passato ingombrante. Anni ’30. Un villaggio di coloni, l’atmosfera di un mondo nuovo. Il contadino Moshe, rimasto vedovo con due bambini, chiama a dargli una mano una giovane donna, Yehudit, che sconvolge la sua vita e quella di altri due uomini, il sognatore Yaakov e il commerciante Globerman. Intrecciando i fili che legano passato e presente, Esther e Zayde scopriranno una sorprendente verità sulle proprie vite. Durata 117 minuti. (Romano sala 2)
Questa sono io – Drammatico. Regia di Michal Englert e Malgorzata Szumowska, con Joanna Kulig e Mateusz Wieclawek. Aniela, fin dall’infanzia, si riconosce donna anche se alla nascita sia stata riconosciuta maschio con il nome di Andrej. Sposa Izabela e ha due figli, continua la vita di sempre ma sempre di più comprende che la sua esistenza non è quella che la sua autentica identità denuncia. Inizia il suo percorso d’affermazione di genere, un percorso fatto di difficoltà dettate nel privato come nel pubblico, continuamente ostile, anche da parte del governo del suo paese, la Polonia dove è nata, un governo avverso a riconoscere un diverso genere, attraverso anni di burocrazia e di intralci. Anche in famiglia le cose non sono facili, se genitori, figli, moglie e fratello si oppongono alla sua decisione. Durata 132 minuti. (Centrale anche V.O., Fratelli Marx sala Chico)
Scomode verità – Commedia drammatica. Regia di Mike Leigh, con Marianne Jean Baptiste. Pansy, una casalinga schiacciata dalle sue paure e in conflitto costante con il marito e il figlio, si richiude sempre più in se stessa. Sarà il confronto con la sorella Chantelle, più solare e indipendente, a riaprire vecchie ferite, ma anche a offrirle una possibilità di rinascita. Durata 97 minuti. (Nazionale sala 3)
La trama fenicia – Commedia drammatica. Regia di Wes Anderson, con Benicio del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Tom Hanks, Scarlett Johansson, Charlotte Gainsbourg e Bill Murray. Sopravvissuto a un incidente aereo per la sesta volta in tutta la sua vita, il magnate internazionale Zsa-Zsa Korda tenta di ricucire i rapporti con sua figlia Liesl, nel frattempo diventata suora, che non vede da troppo tempo. Durata 102 minuti. (Eliseo, Fratelli Marx sala Harpo anche V.O., Massimo V.O., Nazionale sala 2 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)
L’ultima regina – Storico, drammatico. Regia di Karim Aïnouz, con Alicia Vikander e Jude Law. Nell’Inghilterra dei Tudor intrise di sangue, Catherine Parr cerca di destreggiarsi nella politica inglese quando diventa la sesta (e ultima) moglie di Enrico VIII. Verrà nominata reggente mentre lui è fuori a combattere, quando il sovrano tornerà sarà costretta a fronteggiare non soltanto il suo terribile carattere – causa della fine di tutti i matrimoni precedenti, alcuni sfociati nelle morti sanguinose delle regine – ma anche l’intransigenza contro chiunque abbia simpatia per i protestanti. Evidentemente intenzionate a non edulcorare lai il proprio racconto, adattato dal libro “Queen’s Gambit” scritto da Elizabeth Fremantle, Ainouz racconta con stile asciutto e senza risparmiare dettagli cruenti e raccapriccianti una storia di corte che è al tempo stesso un thriller psicologico sulla violenza patriarcale, dentro e fuori le mura domestiche. Un titanico Jude Law è un collerico e delirante Enrico, sovrappeso, in tutti i suoi tratti shakespeariano. Durata 121 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village sala 3, Lux sala 3, Romana sala 1, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)
Sappiamo bene quanto le aspettative eccessive siano in grado di rovinarci l’esistenza. E come il sentimento e la cultura imperanti ci habbiano messo nella condizione di avere l’aspettativa di fondo che nella nostra vita tutto debba procedere in modo positivo.
Per cui tendenzialmente ogni situazione di difficoltà, di inciampo, appunto, viene vissuta in modo inadeguato, con fastidio, spesso drammatizzando la situazione, il che finisce inevitabilmente con il peggiorare in modo significativamente negativo l’impatto che su di noi hanno quelle occasioni.
“Benedette” aspettative… Dovremmo essere consapevoli che più elevate e intense esse sono, maggiore sarà il nostro livello di insoddisfazione e di disagio rispetto a quello che ci succede… Il vero piacere/dispiacere non nasce semplicemente da ciò che avviene, ma dal rapporto tra le nostre aspettative e ciò che avviene.
Per riuscire a utilizzare i nostri inciampi e farli diventare occasioni di crescita personale, è perciò necessario essere adattabili, avere capacità di recupero nelle varie situazioni negative e di difficoltà. E possedere la volontà di affrontare e superare le sfide e gli ostacoli che la vita ci propone.
Tutto ciò può essere sintetizzato in una parola che negli ultimi tempi è stata forse usata troppo e a sproposito: resilienza. Possiamo definire questa qualità come la capacità di affrontare, resistere e riorganizzare in maniera positiva la nostra vita dopo aver subìto eventi particolarmente negativi e traumatici.
E uscendo dall’esperienza rinforzati e migliorati, se non addirittura trasformati. Talvolta gli eventi negativi, anche se naturalmente non desiderati ed evitati, possono addirittura diventare la condizione necessaria e indispensabile per i nostri positivi cambiamenti.
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.
(Terza e ultima parte)
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
Martedì. Al Blah Blah suonano i Kontravoid. Al Vinile si esibisce Alex Vaudano.
Mercoledì. All’Osteria Rabezzana è di scena il Corrado Abbate Trio. Al Jazz Club The Chicago Blues Jam!
Al Blah Blah suonano gli Hippie Death Cult + Supasonic Fuzz.
Giovedì. Al Peocio di Trofarello sono di scena gli Horse Power. Al Cafè Neruda suonano Gianni Denitto e Alberto Gurrisi. Allo Ziggy si esibiscono Notturno Kilroy+ Simone Villa + Mazaratee.
Venerdì. Al Jazz Club si esibiscono i 20 Strings. Al Circolino suonano gli After Dark “Blues Experience”. Al Blah Blah sono di scena gli Alteria + guest t.b.a. Allo Spazio 211 si esibisce Gaia Morelli. Allo Ziggy suonano Monade Stanca+ Bowelaw.
Sabato. Al Cap 10100 concerto Gospel. Al Jazz Club suonano i FarRock. Al Bunker per 2 sere consecutive “Jazz is Dead ! Festival. Al Blah Blah suonano gli Small Jackets + Fox Conspiracy + Onyrica. Allo Ziggy si esibiscono i Manicomio. Allo Spazio 211sono di scena i c+c= maxigross.
Domenica. Al Bunker “ “Jazz is Dead! Festival”. Al Blah Blah suonano i The Lings.
Pier Luigi Fuggetta
Chi avrebbe mai pensato che un giorno si potesse fare a meno dello zucchero per preparare qualcosa di dolce? Dalle bibite alla pasticceria, fino ad arrivare ad alcune preparazioni salate, lo zucchero è quasi sempre presente. Se pensiamo che lo zucchero bianco una volta non esisteva e che si usava solo frutta secca o frutta di stagione per dolcificare, oggi ci sembra impossibile fare a meno di questo ingrediente. Eppure, un’alternativa c’è, ed è anche alla portata di tutti. Parliamo della stevia. La stevia (Stevia rebaudiana) è una pianta originaria dell’America Latina che si usa come dolcificante naturale. Da qualche anno si impiega anche nella nostra cucina ed è un’ottima alternativa allo zucchero, perché è a zero calorie.
Chi è attento alla lettura delle etichette, avrà certamente notato che questo ingrediente inizia ad essere usata anche nei prodotti che si trovano sugli scaffali dei supermercati. Per chi ha bisogno di perdere peso o non dovrebbe impiegare troppi zuccheri semplici nella sua dieta, è davvero utilissimo. Tutto questo grazie ad un gruppo di molecole presenti nella pianta: i glicosidi steviolici. Si tratta di principi attivi, contenuti soprattutto nelle foglie: quando vengono fatte essiccare, hanno un potere dolcificante fino a 250-300 volte superiore rispetto allo zucchero! Questo significa che, pur essendo molto dolce, la stevia non fa alzare la glicemia. Inoltre, rispetto allo zucchero e ad altri dolcificanti alternativi, non favorisce la formazione di placca e carie e non provoca disturbi intestinali.
Come dolcificante si usano più spesso le foglie essiccate, ma anche le foglie fresche possono dare molta soddisfazione: sono così dolci che sembra siano appena state immerse nello zucchero. Provate a prenderne una dalla pianta (tra poco vi spiegherò come coltivarla) e a masticarla: quel sapore dolce resta in bocca per tantissimo tempo, anche dopo che avrete finito di mangiarla. Un po’ come il caffè. Oppure come se aveste mangiato un pasticcino: alla fine vi resta il senso di soddisfazione in bocca, ma con le foglie di stevia la cosa bella è che questa sensazione si ottiene a zero calorie!
L’unico inconveniente è che la stevia ha un retrogusto che ricorda un po’ la liquirizia, per cui si sconsiglia di fare un dolce interamente con questo tipo di dolcificante. In ogni caso è un buon compromesso usarla insieme ad altri dolcificanti, per abbassare le calorie totali della ricetta. Inoltre, a differenza di altri dolcificanti, non si degrada con la cottura, come l’aspartame, né perde il suo potere dolcificante, come il fruttosio.

L’habitat naturale della stevia è l’America Latina, dove questa pianta non muore in inverno. In Italia cresce anche bene, ma solo nella stagione calda. Per coltivarla, si inizia in primavera, partendo da una sola piantina di circa 10 cm. Tutti i consigli per l’acquisto della stevia a questo link. Dopo un paio di mesi si otterrà un cespuglio alto quasi un metro. Tra metà agosto e metà settembre è possibile raccogliere le foglie (si possono fare anche due raccolti a distanza di un mese): basta staccare le foglie dai rami e metterle in uno strato sottile su un panno pulito. L’ideale è al sole, al riparo dalla pioggia.
Nell’arco di qualche giorno, le foglie saranno già secche, ma ancora un po’ verdi (non è ancora ora di tritarle). È necessario aspettare qualche settimana, affinché diventino color marrone chiaro e non abbiano più residui di umidità.
Sminuzzando le foglie nel mortaio, un pochino alla volta, si ottiene una polverina piuttosto fine, che va separata quindi dalle parti più fibrose della foglia con un setaccio.
Il lavoro è fatto! Ora non resta che usarla per preparare qualche dolcino delizioso o qualche bibita. Ovviamente, a pochissime calorie!
Se è vero che il potere dolcificante rispetto allo zucchero può essere superiore di quasi 300 volte, in generale per le foglie ottenute in casa il rapporto è interiore (diciamo circa 50-70 volte di più). E’ comunque una proporzione molto vantaggiosa. Un cucchiaio di zucchero equivale più o meno a un quarto di cucchiaino di foglie essiccate e tritate. Quindi, se in una torta sono previsti 100 g di zucchero, si possono sostituire con un solo cucchiaino di foglie secche di stevia. Per avere qualche idea di come impiegare in cucina la stevia basta cliccare qui o seguire un corso di cucina con La Cuoca insolita (i corsi ripartono da settembre 2020).
La stevia è perfetta non solo per la pasticceria, ma anche per le bibite. Forse non tutti hanno notato che in mezzo litro di bibita può esserci l’equivalente di 10 bustine di zucchero. Basta leggere qualche etichetta.
Si sente dire spesso che è necessario bere tanto, per mantenere una buona idratazione (specialmente in estate). Ma come fare a dissetarsi se non si ama l’acqua? Ecco quindi due idee, utilizzando la stevia.
Questo tè freddo di menta e stevia è buonissimo, è super-rinfrescante e facile da preparare. Un tè freddo senza zucchero, a zero calorie.
Sciacquate la menta (circa 20 foglie) e la stevia (circa 10 foglie) velocemente sotto all’acqua (se la stevia è essiccata non è necessario sciacquarla). Mettete in una grossa pentola insieme a 2 litri di acqua e portate a bollore, coperto. Una volta preso il bollore fate sobbollire a fuoco basso, coperto, per circa 10-15 minuti.
Lasciate raffreddare, filtrate per eliminare le foglie e trasferite in bottiglie (meglio se di vetro se il tè è ancora un po’ caldo). Bevete fresco.

Se invece volete usare la stevia per una bevanda calda, potete ottenere un fantastico infuso: versate una piccola manciata di foglie (fresche o secche) in una tazza di acqua bollente e lasciate in infusione per 10 minuti. Otterrete una bevanda dolcissima che vi riappacificherà con voi stessi e il resto del mondo, senza bisogno di zuccherarla come forse siete abituati a fare con il tè o una tisana!
Per molti anni l’Europa ne ha vietato l’uso (è stata ammessa nell’elenco dei dolcificanti naturali solo dal 2011). Nei primi studi degli anni ’80 si temeva infatti che i principi attivi responsabili del sapore dolce potessero avere effetti dannosi sull’uomo, ma l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha sconfessato questa ipotesi nel 2011. È stato tuttavia fissato un limite massimo di 4 mg/kg al giorno di glicosidi steviosilici (per chi pesa ad esempio 60 kg si possono consumare meno di 1 g di steviosidi al giorno). Facciamo due calcoli: in una torta da 1 kg circa basta usare 4 g di stevia secca macinata. È facile capire quindi che è improbabile che si possa superare la dose giornaliera raccomandata dall’EFSA.
In caso di allergie…
Allergeni presenti: la Stevia non è considerata un allergene