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I Grandi Laghi del Rock

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Caleidoscopio rock usa anni 60

La Iowa Great Lakes Recording Company, Inc.” era etichetta e studio di registrazione di Milford, nella zona dell’Iowa conosciuta come la regione dei “Grandi Laghi dell’Iowa”. Co-fondatori e proprietari originali erano Roger Blunt, Cliff Plagman e John Senn, che iniziarono il processo di costruzione dello studio nel febbraio 1965; dopo circa 5 mesi, con un costo di oltre 10.000 dollari per l’attrezzatura e un costo indeterminato per la manodopera impiegata dal trio nel progetto, lo studio aprì ufficialmente i battenti nel giugno 1965. La “IGL Recording Company” fu tra le prime società ad utilizzare registratori a nastro multitraccia, coprendo stili musicali diversi, tra cui rock, pop, gospel, ballabili e cori scolastici. Oltre ad offrire uno spazio professionale e l’attrezzatura necessaria per la registrazione, IGL si occupava pure della gestione della stampa e del confezionamento del prodotto registrato; gli artisti potevano scegliere l’impronta IGL/Sonic o, se lo desideravano, progettare la propria etichetta. Nel 1965 il compenso richiesto da IGL per l’utilizzo della struttura, che includeva un ingegnere del suono, era di 45 dollari l’ora. Come parte di questo costo IGL inviava copie di 45 giri alle stazioni radio della zona e a quelle dell’area di residenza degli artisti; venivano inviate anche più copie a distributori di dischi delle relative aree, nella speranza che accettassero le offerte dello studio. Questo meccanismo sembrava piuttosto congeniale per le bands, tanto che IGL tuttora rientra tra le etichette che popolano regolarmente “compilations” del genere surf e garage rock. Dopo alterne fortune nel corso degli anni Settanta e successivi cambi di proprietà, IGL chiuse i battenti nel 1980; da rilevare che “IGL Recording Co.” è stata inserita nella “Iowa Rock ‘n’ Roll Hall of Fame”, nella “Minnesota Music Hall of Fame” e nella “South Dakota Rock and Roll of Fame”. Qui di seguito si elencano i soli 45 giri di surf, garage e psych rock degli anni 1965-1969:

– SHA-DELS “Hand Jive / Suddenly” (101) [1965];

– THE ROCKERS “There’s A Pain / Runaway” (45-102) [1965];

– DEE JAY AND THE RUNAWAYS “Peter Rabbit / Three Steps To Heaven” (45-103) [1965];

– THE CONTINENTAL CO-ETS “I Don’t Love You No More / Medley Of Junk” (45-105) [1966];

– THE SCAVENGERS “But If You’re Happy / It’s Over” (45-106) [1966];

– THE CASTELS “Look What Love Has Done / How Can You Tell” (45-107) [1966];

– TOMMY TUCKER & THE ESQUIRES “Peace Of Mind / How Did I Know” (45-108) [1966];

– THE “7” SONS “Don’t You Dare Say No / House Of The Rising Sun” (45-110) [1966];

– THE DARK KNIGHTS “Dark Knight / Send Her To Me” (45-111) [1966];

– BYRON BREFFLE “Why Did It Happen / Maybe Baby” (45-112) [1966];

– EPICUREANS “I Don’t Know Why I Cry / Baby Be Mine” (45-113) [1966];

– THE TORRES “Play Your Games / Don’t You Know” (45-114) [1966];

– THE X-MEN “Believe Me / Untill I Leave” (45-115) [1966];

– DALE & THE DEVONAIRES “Take A Look At A Fool / Never Be Free” (45-116) [1966];

– THE MAD HATTERS “Route 66 / Her Love” (45-117) [1966];

– BIRD DOGS “Shoppin Around / Unchain My Heart” (45-118) [1966];

– CANOISE “Something I Could Do / Born In Chicago” (45-120) [1966];

– TOMMY TUCKER & THE ESQUIRES “Don’t Tell Me Lies / What Would You Do” (45-121) [1966];

– BILLY RAT & THE FINKS “All American Boy / Little Queenie” (45-122) [1966];

– THE GOLDEN CABALEERS “Come Back To Me / All Alone” (45-123) [1966];

– THOSE OF US “Without You / Thats Love” (45-124) [1966];

– THOSE GUYS “You’re Gonna Leave Me / Sinner Man” (45-128) [1967];

– THOSE GUYS “It’s Been A Long Time Coming / Love Is A Beautiful Thing” (45-129) [1967];

– THE NOBLEMEN “Things Aren’t The Same / Night Rider” (45-130) [1967];

– THE SECOND HALF “Forever In Your World / Knight In Armour” (45-131) [1967];

– THE BERRIES “Baby, That’s All / I’ve Been Looking” (45-133) [1967];

– KOATS OF MALE “Life’s Matter / Swinebarn No. 3” (45-134) [1967];

– THE DYNAMIC HURSEMEN “You Tell Me Why / Love Is A Beautiful Thing” (45-135) [1967];

– THE MAD LADS “Runaway / Everything Is Blue” (45-136) [1967];

– THE PRINCEMEN “Love Is A Beautiful Thing / Don’t You Even Care?” (45-137) [1967];

– NAPOLEON I & HIS RELATIVES “Summer Love / Good Times” (45-139) [1967];

– GEMINI 6 “Two Faced Girls / One Last Kiss” (45-142) [1967];

– PAWNBROKERS “Someday / This Fine Day” (45-143) [1967];

– THE RESTRICTIONS “She’s Gone Away / Down On The Corner” (45-147) [1967];

– THE SENDERS “She Told Me / Sometimes Good Guys Don’t Wear White” (45-149) [1967];

– DYNAMIC DISCHORDS “Passageway (To Your Heart) / This Girl Of Mine” (45-150) [1967];

– THE KING PINS “Come And See / What Kind Of Love Is That” (45-151) [1967];

– THE FOWL “You Know / My Love Has Changed” (45-179) [1968];

– LIBERTY STREET FERRY “Gloria / Bear’s Blues” (45-184) [1968];

– FREEDOM ROAD “Hayseed / You Ain’t Goin Nowhere” (45-193) [1969].

Gian Marchisio

Nome di battaglia, Camelia

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Lucia si faceva chiamare Camelia. Per quale ragione avesse scelto quel nome di battaglia era un mistero. Gianpiero, il Bruno, sosteneva derivasse dalla passione per le piante che il padre coltivava nel parco della Villa delle Rose, dove svolgeva la mansione di giardiniere per i marchesi d’Angera. Mario, il Milanese, accennava ad una storia ben diversa, riferita in confidenza da Giacinta, la miglior amica di Lucia. “Nel linguaggio dei fiori – raccontò – la camelia è sinonimo di bellezza e devozione eterna tra gli innamorati. Ma in questo caso l’amore è finito in tragedia quando Martino, il promesso sposo di Lucia, uscito in barca per pescare, era annegato durante un’improvvisa burrasca che l’aveva colto quand’era al largo di Stresa”. E forse quella era la ragione della malinconia che rivela il suo sguardo triste. Parlava poco, Camelia.

Al peso che portava nell’anima per quella disgrazia si era aggiunto quello del padre che era stato deportato in Germania con un gruppo di altre persone, durante una retata delle SS. L’episodio, con le sue drammatiche conseguenze, era avvenuto sulla sponda magra del Verbano, a Sesto Calende, nei pressi della Savoia-Marchetti, l’azienda aeronautica che da poco aveva cambiato come in SIAI Marchetti. La villa dei marchesi d’Angera si trovava da quelle parti e il giardiniere venne arrestato insieme a un gruppo di operai accusati di aver sabotato gli aerei destinati alla Regia Aeronautica. Una dannatissima disgrazia per lui, di cui non si seppe più nulla, e anche per la ragazza che, orfana di madre morta nel darle la luce, era rimasta sola e senza parenti prossimi, se si escludeva un anziano cugino della madre che viveva a Saronno. Così Lucia prese la sua decisione. Contattati i partigiani della banda del Mottarone, si unì a loro con quel nome – Camelia – che crucchi e camicie nere impararono ben presto a temere. La notte profumava d’erba tagliata. Merico, nell’alpeggio più a est di Vidabbia, si era dato da fare con il taglio maggengo, per ottenere il foraggio più ricco di graminacee per le sue due vacche. Benedetto uomo! Grazie a quel latte, che generosamente ci forniva insieme ad un poco di farina gialla, si riusciva a calmare i brontolii della fame che salivano cupi dai nostri stomaci spesso vuoti. Rannicchiato dietro a un masso erratico, ricoperto di una patina verdastra di muschi e licheni, guardai su verso il crinale, oltre la chioma degli ultimi alberi. La luna, tonda e bianca come latte appena munto, segnava il profilo del monte Zughero. Poi, volgendo lo sguardo verso il lago, vidi che la luna riverberava quella sua luce sulla superficie dell’acqua, accarezzandola. Una larga fascia d’argento si stendeva tra le due sponde, da Baveno a Pallanza. Le isole Borromee parevano macchie scure e buie, annegate in quella luce. Le rive erano anch’esse tenebrose, con le poche luci soffocate dal coprifuoco. Pensai a chi era giù, nei paesi. Dormivano, dietro quelle persiane chiuse? O erano ancora svegli, tormentati dall’insonnia in quei tempi tristi e duri? E se dormivano, com’era il loro sonno? Sereno o agitato? Sognavano o il loro riposo era ghermito dagli incubi? Chissà. Io, intanto, qui di vedetta con gli occhi che tentavano di chiudersi per la stanchezza e la testa pesante, pensavo a come sarebbe stato il giorno in cui avremmo finalmente raggiunto la libertà, posando il fucile, tornando a casa. Ci saremmo arrivati, a quel giorno? E quando? E chi, di noi? Non certamente Maurizio, l’amico più caro di Camelia. Dinamite, così aveva scelto di farsi chiamare, era morto in quella maledetta, gelida alba sulle balze del monte Camoscio. Non era rientrato al comando. Attendemmo a lungo e poi mandammo alcuni uomini a pattugliare il bosco delle querce verso la cava di granito. Lo trovammo io e Pernod, all’indomani, morto. Era duro, rigido, con la pelle diafana per il freddo. Una smorfia in volto che pareva quasi un mezzo sorriso e la camicia lacera, strappata sul petto dalla raffica di mitra che l’aveva falciato. Accanto al suo, il corpo di Rolando. Aveva solo sedici anni e, con il suo moschetto, quasi più grande di lui, l’aveva accompagnato in quella che era stata la loro ultima missione. Camelia era distrutta dal dolore ma quando si riprese disse che l’avrebbero pagata quei delinquenti in camicia nera e i loro alleati tedeschi. Era il 24 dicembre, la vigilia di Natale del 1943. Una festa triste, dove nessuno ebbe voglia di aprir bocca. Solo Marcello, che aveva studiato in seminario, mormoro una breve preghiera: “L’eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen”.

Marco Travaglini

Rock Jazz e dintorni: Dream Theater e Fabri Fibra

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Chiusura del Flowers Festival a Collegno con l’esibizione di Fabri Fibra. Al Set Scalo Eventi Torino Sonic Park concerto di Nino D’Angelo. Per AstiMusica in piazza Alfieri è di scena Tony Hadley (cantante dei Spandau Ballet).

Martedì. Per Sonic Park al Set Scalo Torino arriva Gianna Nannini. Al Blah Blah suonano i The Wind. Per Astimusica arriva Roberto Vecchioni

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana è di scena Leonardo Gallato. Per Sonic Park al Set Scalo Torino, si esibisce Jacob Collier. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Vera Gheno. Al Blah Blah suonano i Private Function. Per Astimusica si esibiscono i Coma Cose.

Giovedì. Inaugurazione del “Due Laghi Jazz Festival” con il concerto del quintetto della vocalist Rossana Casale. Doppio appuntamento e chiusura per Sonic Park. Al Set Scalo Eventi Torino suonano i Dream Theater mentre al Parco della Certosa di Collegno si esibisce Paul Kalkbrenner. Vi sarà in realtà ancora un concerto il 19 novembre alle OGR con l’esibizione di Asco. A Cervere inizia l’Anima Festival con la cantante Noemi. Al Blah Blah suona la Momo Rock Band.

Venerdì.A Cervere per l’Anima Festival si esibisce Nek. Al Circolino suona l’Art Explorers Jazz 4Tet. Per Astimusica è di scena Alessandra Amoroso.

Sabato. Allo Ziggy sono di scena gli Zolle e a seguire Bezoar. Al Blah Blah suonano gli Hateworld+ Rawfoil. Per Cervere Festival si esibisce Marco Masini.

Domenica. Per Evergreenfest al parco della Tesoriera, suonano gli Smoking Monkey. A Cervere per “Anima Festival” è di scena Simone Cristicchi.

Pier Luigi Fuggetta

L’importanza di essere consapevoli dei valori che ci guidano / 1

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I valori personali sono l’elemento che, se conosciuto, rispettato e ben seguito, dà senso, equilibrio e armonia alla nostra esistenza. Essi sono fondamentali per il benessere personale di ognuno di noi. Ma siamo consapevoli dei valori che ci guidano? Li conosciamo davvero?

E il nostro percorso esistenziale, le nostre scelte grandi e piccole, le situazioni in cui decidiamo di entrare o meno, le persone e gli ambienti che scegliamo di frequentare, il lavoro che facciamo, il modo in cui conduciamo la nostra esistenza sono in linea con i nostri valori?

Rispondere consapevolmente e positivamente a queste domande è essenziale per la qualità della nostra vita, per il nostro equilibrio interiore, e per vivere serenamente e in armonia con noi stessi. La maggior parte dei nostri disagi emotivi, delle nostre confusioni e dei nostri squilibri comportamentali nasce proprio dalla non sufficiente conoscenza dei valori che ci guidano.

Valori che sono diversi per ciascuno di noi, che affondano nella nostra più profonda natura, nella nostra specifica personalità e nel carattere, plasmato nel tempo dalle nostre esperienze, e che sono la causa e l’origine delle nostre passioni, desideri, sogni.

Se non li conosciamo sufficientemente e se non li viviamo adeguatamente, ne consegue una serie di negatività che vanno dal disorientamento esistenziale, ai comportamenti contraddittori, e a emozioni negative quali rabbia e frustrazione. Fermarci a riflettere sui nostri valori guida, pertanto, è davvero il primo passo verso un’esistenza piena e gratificante.

Soltanto l’essere consapevoli dei nostri valori ci permette di fare le giuste scelte e conseguentemente di agire nel modo migliore per vivere in pace con noi stessi e proiettati verso il benessere e la nostra armonia personale e della nostra esistenza.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della prima parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Il tempo libero dei torinesi: tra parchi cittadini e fughe nel verde

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO
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Chi vive a Torino sa che per respirare non serve per forza scappare lontano. La città, oltre a musei, palazzi e caffè storici, offre un patrimonio verde che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. I torinesi lo sanno bene: quando hanno bisogno di staccare, di rilassarsi o di ritrovare un po’ di silenzio, si rifugiano nei parchi.
Il Parco del Valentino è una vera istituzione. Più di 400.000 metri quadrati di verde affacciati sul Po, con viali alberati, prati per sdraiarsi, angoli ombreggiati per leggere e piste perfette per correre o andare in bicicletta. È uno di quei luoghi dove si mescolano tutte le generazioni: dai bambini che rincorrono le bolle di sapone agli anziani che si ritrovano sulle panchine, dai ragazzi che ballano swing la domenica alle coppie che fanno il primo picnic della stagione.
Poi c’è la Pellerina, la distesa verde più vasta di Torino. Un polmone urbano dove si viene a correre, a portare a spasso il cane, a leggere un libro sotto un albero. Nei fine settimana si organizzano eventi, mercatini, attività per i bambini. Ci sono anche piccoli stagni, ponticelli in legno e spazi dedicati allo sport. È un parco vissuto, autentico, dove si respira la città in versione lenta.
Ma il verde torinese è fatto anche di spazi più raccolti, come il Parco Rignon con la sua villa storica, o il Parco della Tesoriera, che in primavera si riempie di colori e profumi. In centro, i Giardini Reali offrono una pausa elegante tra un museo e una passeggiata sotto i portici, mentre il Parco Dora, con la sua impronta post-industriale, attira giovani, skater e fotografi urbani. Insomma, ogni quartiere ha il suo angolo di natura: e ogni torinese ha il suo posto del cuore dove rallentare.
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Cibo e passeggiate: i piaceri della libertà
Per i torinesi, il tempo libero è anche un’occasione per vivere la città senza fretta. Il sabato mattina, ad esempio, è facile vederli passeggiare tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo o tra i banchi del Balon, alla ricerca di un vinile, un libro usato o un oggetto curioso. Poi si entra in una libreria indipendente, si prende un caffè in un dehors o si fa una pausa in una delle tante pasticcerie che resistono al tempo, con le loro vetrine piene di bignole e cioccolatini.
Nel pomeriggio si passeggia in via Lagrange o via Garibaldi, si sbircia tra i negozi, si entra in una galleria d’arte. E quando viene fame? Niente panico: Torino è una città che ama mangiare bene. Dai piatti della tradizione – come gli agnolotti, il vitello tonnato, la bagna cauda o i plin burro e salvia – alle reinterpretazioni moderne in ristoranti e bistrot che valorizzano i prodotti locali. E poi i formaggi, le nocciole, i vini: ogni pasto diventa un piccolo rituale.
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Weekend nelle Langhe: tra vigne, colline e grandi vini
Quando arriva il fine settimana, la voglia di cambiare panorama si fa sentire. E così i torinesi prendono la macchina e si dirigono verso le Langhe. In poco più di un’ora ci si ritrova immersi in paesaggi che sembrano disegnati: colline coperte di vigneti, borghi antichi, cascine, strade tortuose che regalano scorci sempre diversi.
Langhe, vigneti
A Barolo, piccolo gioiello collinare, si respira l’odore del vino ovunque. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi in una delle tante cantine per una degustazione o di prenotare un tavolo con vista. Ristoranti come Locanda Fontanazza o La Vite Turchese sanno coniugare cucina autentica e panorama mozzafiato. Qui si assaporano piatti come i tajarin al tartufo nero, la carne battuta al coltello o la fonduta di Raschera con verdure di stagione. Tra una passeggiata e l’altra, tra un bicchiere di Barolo e una visita al WiMu – il Museo del Vino – i torinesi riscoprono un tempo diverso, fatto di piccoli piaceri e grandi silenzi.
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Asti e Monferrato: sapori, colline e tradizione
Non solo Langhe. Anche il Monferrato e la zona di Asti sono mete amatissime. Meno affollate ma altrettanto affascinanti, queste colline dolci e ondulate sono punteggiate di borghi, castelli e filari di viti. Qui il tempo scorre ancora più lento, e il legame con la terra è fortissimo.
Asti, con il suo centro storico elegante, è perfetta per una passeggiata tra chiese romaniche, mercatini e botteghe artigiane. Il sabato mattina c’è il mercato in Piazza Alfieri, e in autunno il profumo di tartufi invade le vie del centro. Molti torinesi vengono qui anche solo per pranzare in ristoranti tipici come Tacabanda o Campanaro, dove si trovano piatti come la finanziera, il bunet, il brasato al Barbera.
Nel Monferrato, invece, si cercano esperienze più intime: una camminata tra i noccioleti, una visita in una cantina biologica, una notte in agriturismo con cena a lume di candela. Paesi come Cocconato, Montemagno o Grazzano Badoglio custodiscono una bellezza discreta, lontana dal turismo di massa.
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Alba, il gioiello delle Langhe
E poi c’è Alba, una città che i torinesi sentono un po’ loro. Capoluogo delle Langhe, è il punto di partenza perfetto per esplorare il territorio. Ma è anche una meta in sé: elegante, vivace, autentica. Le sue strade medievali, le torri, le piazze raccolte, i profumi che escono dalle botteghe artigiane: tutto invita alla calma, alla curiosità, al piacere.
Alba è famosa in tutto il mondo per il tartufo bianco, celebrato ogni anno con una fiera internazionale che richiama migliaia di visitatori. Ma la sua offerta non si ferma lì: vini eccellenti, dolci alla nocciola, pastifici storici, osterie con una cucina che sa rinnovarsi senza tradire la tradizione. Piazza Duomo, il ristorante tristellato dello chef Crippa, è un’esperienza unica. Ma anche trattorie come La Piola o Enoclub raccontano con autenticità il territorio.
Qui il tempo libero si fa arte di vivere: si passeggia senza fretta, si mangia con gratitudine, si brinda alla bellezza delle cose semplici. E al ritorno verso Torino, con il bagagliaio pieno di bottiglie e la testa ancora tra le colline, si porta a casa un pezzetto di quella quiete.
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Noemi Gariano

Elvio e Aida, “Fred e Ginger” di periferia

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Elvio e Aida condividevano una tal passione per il ballo tanto da esser protagonisti in tutte le feste che prevedevano musiche e danze. Lui, impeccabile nel suo abito scuro, con la camicia candida dal colletto inamidato e l’immancabile cravattino nero, era pronto a condurre la sua partner nel vortice del ballo. Lei, orgogliosa del nome impostole dal padre Augusto, melomane che adorava Verdi, portava con leggiadria e innata eleganza anche gli abiti più semplici e nello sguardo gli brillava una luce intensa, colma di passione. Non v’era danza o ritmo che li trovasse impreparati al punto da dover rinunciare a quel travolgente amore che li portava a misurarsi ogni volta con i più audaci passi del loro vastissimo repertorio. Dal liscio romagnolo da balera ai valzer viennesi, dalle veloci polke al sensuale tango argentino, dai ritmi sudamericani di samba e cha cha cha all’americanissimo foxtrot: nulla era precluso alla formidabile coppia. E pur scarseggiando l’abilità in pista non mancava loro il coraggio e la voglia d’essere protagonisti.

 

Non importava quale festa frequentassero, da quelle de L’Unità, dell’Avanti o dell’Amicizia alle sagre paesane del coregone o della cipolla ripiena, dagli appuntamenti delle Pro loco a quelli degli Alpini o ai festeggiamenti in piazza del Santo patrono. Ogni qualvolta vi fosse un orchestra, della musica e una pista da ballo, l’immancabile duo non esitava ad esibirsi in volteggi, passi veloci che s’incrociavano e sguardi assassini che tradivano un sentimento che raramente lasciava indifferenti coloro che li guardavano ballare. Ogni volta Elvio e Aida pensavano che il pubblico li stesse ammirando con qualche punta d’invidia. E pensavano che gli incitamenti e quell’averli paragonati a Ginger e Fred da quelli che li salutavano da bordo pista, fosse un giusto seppure un tantino esagerato riconoscimento alla loro bravura. Non osavano pensare che la somiglianza con la Rogers e  con Astaire riguardasse l’aspetto fisico. Ginger era bionda, bella e snella mentre Aida era bruna, piuttosto robusta e dotata di un naso importante. Elvio pareva un parente stretto dei pali del telegrafo da tanto era magro e allampanato. Per di più era quasi completamente calvo e solo un piccolo e solitario ciuffo di peluria rossiccia spuntava sulla parte posteriore della nuca. Dire che fossero belli era ben più che un azzardo ma erano più che certi che agli occhi del pubblico,  vedendoli ballare, ogni difetto spariva, cancellato dal fascino e dal portamento naturale dei due ballerini che si credevano baciati da Tersicore, la musa della danza nella mitologia greca. Per tanto tempo si esibirono  così, disinvolti e spensierati, incuranti del passar degli anni e degli acciacchi. Non c’era sciatica o artrite che potesse tenerli lontani da ritmi lenti o sincopati. Elvio trascinava nel ballo le sue lunghe gambe, calzando lucide e nere scarpe dalla suola antiscivolo. Aida, abbandonate definitivamente le décolleté con il tacco a causa dei calli e della difficile stabilità, aveva optato per delle Superga bianche, impreziosite da luccicanti brillantini. Che cos’è la bellezza se non una delicata espressione del meglio che possa inquadrare uno sguardo, della leggera ebbrezza che regala un gesto di così rara raffinatezza come può esserlo un volteggio, un caschè, un passo doppio perfettamente eseguito? La loro impressione era che il pubblico li ammirasse, sostenendo con affetto le loro evoluzioni. A parere di Elvio non occorreva essere esperti per intuire un segno d’eleganza in quelle loro movenze dove al notevole gesto atletico si accompagnava l’armonia lieve del talento. In fondo bastava crederci e loro, nel più profondo del cuore, ci credevano eccome. Cosa importava se quella che per i due funamboli del ritmo equivaleva ad una straordinaria prova di classe, al pubblico che frequentava feste e balere pareva più un insieme di impacciati tentativi di giri di danza, poco disinvolti e alquanto malfermi e vacillanti ? Nessuno osò mai avanzare una critica, una seppur minima osservazione, un timido e velato consiglio. Per tutti bastava quel binomio – Elvio e Aida – per perdonare tutto. Il senso della gioia del ballo della coppia faceva sognare anche chi non aveva dimestichezza con danze e melodie. Ma il tempo, com’è noto, è tiranno e così i nostri Ginger e Fred sono diventati troppo anziani per cimentarsi sulle piste delle balere. Ma non rinunciano a frequentare i luoghi che conobbero i loro successi e anche la sola presenza è ricompensata da un caldo applauso. Non è più quello caldo e generoso che sottolineava le loro prestazioni e che la coppia salutava con un inchino e un sorriso, ringraziando gli astanti. E’ diverso, quasi un omaggio alla carriera. L’intensità è sempre quella di un tempo, soprattutto da parte di coloro che hanno i volti incorniciati da argentee o bianche ciocche di capelli. Nei loro sguardi si legge una punta di nostalgia che, ben motivata, non guasta. Elvio e Aida, sorreggendosi uno con l’altra, ringraziano con un cenno delle mani e l’abbozzo di un inchino. Il tempo nella clessidra scorre senza guardare in faccia nessuno ma per i due danzatori ha deciso di fare uno sconto, salvando le loro gesta dall’oblio. E da critiche e rimproveri che comunque non si sarebbero meritati nemmeno ai tempi dei loro “anni ruggenti”.

 

Marco Travaglini