Domenica 24 maggio in terra lucana si corre il Cicloturismo Randonnée sulle colline di Matera. A Bergamo c’è la Cicloscalata su strada Torre de’ Busi-Valcava
Mentre proseguono le tappe del Giro d’Italia, il ciclismo amatoriale per domenica 24 maggio ha fissati due appuntamenti nazionali, a cura del Centro Sportivo Italiano. Il primo traguardo tricolore è in Lombardia, quello della Montagna CSI, ossia la Cicloscalata su strada, da Torre de’ Busi a Valcava, in provincia di Bergamo: 11,56 km con un dislivello totale di 960 m e una pendenza media dell’8,3%.
Partenza soft nei primi 1.300 metri assai pedalabili; salita fino a metà gara in località San Marco, poi tanti tornanti con pendenza dal 12 al 15%, da affrontare con rapporti agili dal gruppo atteso in terra orobica. Ultimo km decisamente più morbido, quasi pianeggiante, fino al traguardo di Valcava. Al via previsto per le ore 9,30, attesi un centinaio di ciclisti, fra cui alcune maglie dalla Puglia e dal Veneto. Sul podio i campioni per ogni categoria saranno premiati con le maglie tricolori.
L’altro traguardo nazionale per le bici del CSI sarà sempre il 24 maggio in Basilicata.
La Randonnée “Le Colline Materane” – memorial Adriano Pedicini quest’anno è appuntamento di grande prestigio per l’endurance nazionale, essendo valida come Campionato Nazionale di Cicloturismo Randonnée 2026, ed è un evento capace di unire lo sport e la passione alla valorizzazione del territorio lucano. Da Matera a Matera passando per Montescaglioso, Pomarico e Grottole, due i percorsi possibili: uno di 208 km e 2.900 metri di dislivello ed uno di 125 km e 1.700 metri di dislivello. Il percorso lungo proseguirà attraversando Grassano e Irsina, per poi tornare a Matera. La Randonnée è inserita nel calendario dei circuiti Tour Magna Grecia e Tour Puglia & Basilicata. Nel tragitto i partecipanti (anche qui attesi oltre un centinaio di corridori al via) potranno ammirare panorami mozzafiato tra colline, borghi e paesaggi tipici regionali, oltre ad usufruire di ristori ad hoc dove saranno offerte specialità e prodotti locali. Le premiazioni della gara saranno effettuate presso la sede del CSI materano.
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Non c’è alcun dubbio che la scelta degli eletti alla Camera e al Senato non è una variabile indipendente ai fini della credibilità e della serietà di una legge elettorale. Al riguardo, tutti conosciamo – o almeno coloro che sono attenti alle dinamiche delle leggi elettorali che, purtroppo, nel nostro paese sono una ristrettissima minoranza di persone – le vicende che hanno concretamente caratterizzato il dibattito politico italiano in merito al capitolo delle leggi elettorali. Ora, e per non farla lunga ripetendo sempre e solo le stesse riflessioni, credo che non possiamo aggirare un tema che, periodicamente, fa capolino. Parlo, cioè, del ricorso alle preferenze per eleggere i futuri parlamentari. Certo, è sicuramente vero e non si può negare. Con le preferenze si restituisce lo scettro della scelta degli eletti agli elettori. Ma non possiamo, anche per onestà intellettuale, fermarci a questo ritornello. E per svariate ragioni. Proviamo ad elencarne alcune. Nella prima repubblica, cioè per 50 anni, c’erano le 4 preferenze per circoscrizione per la Camera dei Deputati e il cosiddetto “provincellum” al Senato. Cioè un proporzionale di partito disciplinato, però, dai collegi uninominali. Ovvero, un sistema come quello utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali. Ma, per restare alle preferenze, si trattava di un sistema che permetteva ai partiti – perchè in quella lunga fase storica esistevano i partiti popolari, di massa e radicati sul territorio – di organizzare la selezione delle rispettive classi dirigenti rispettando il voto popolare. Per fare un esempio concreto, la sinistra sociale di Forze Nuove della Dc – che è quasi sempre stata minoranza in quel partito – attraverso le 4 preferenze aveva la possibilità concreta di eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento. E così valeva per tutti i partiti democratici e popolari. Ma con la preferenza unica quel sistema è saltato. E, seconda considerazione, proprio con la preferenza unica l’unico elemento che svetta è il massiccio investimento finanziario ed economico per le campagne elettorali. Perchè con le preferenze multiple c’era la possibilità che “i ceti popolari diventassero classe dirigente”, per dirla con Carlo Donat-Cattin. Con la preferenza unica, invece, hai la possibilità di farcela solo se disponi di ingenti mezzi finanziari e straordinarie risorse. Cosa vietata, come ovvio e persin scontato, per i ceti popolari se non ricorrendo ad operazioni oscure e poco raccomandabili. In terzo luogo non è affatto vero che con le preferenze si incrementa la partecipazione al voto. Siamo reduci da una massiccia consultazione elettorale per il rinnovo di molte ed importanti amministrazioni regionali. Soprattutto al Sud. Ebbene, proprio in quei territori dove il legame tra l’eletto e l’elettore è più forte anche per motivazioni culturali e storiche, nonchè per ragioni clientelari, abbiamo registrato un massiccio e quasi storico astensionismo dal voto malgrado il sistema elettorale prevedesse le preferenze. È sufficiente ricordare questo dato per arrivare alla conclusione che non sempre il ricorso alle preferenze coincide con il ritorno dei cittadini alle urne. Anzi, proprio il recente voto al Sud ha confermato il contrario. In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono altre modalità concrete per fare tornare il cittadino protagonista nella scelta dei futuri eletti. A cominciare, per fare un solo esempio, dai collegi uninominali. O ritornando ad una sorta di “mattarellum” oppure ripristinando il cosiddetto “provincellum” del vecchio Senato. Insomma, e per concludere, le preferenze – o meglio, la preferenza unica – non vanno santificate a prescindere. Non sono, come ovvio, lo strumento migliore per garantire più partecipazione, più trasparenza – soprattutto sui costi delle campagne elettorali – e, in ultima istanza, più credibilità per la scelta della futura rappresentanza parlamentare. È bene pensarci bene prima di lanciarsi in sentenze definitive ed inappellabili.




