Scorcio serale in Piazza Corpus Domini: l’ora blu esalta i contrasti tra il cielo e la calda luce dei palazzi storici. Foto di Alessandra Macario
SOMMARIO: XX settembre ed IMI – Un’Italia sempre più illiberale – Lettere



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Il cammeo musicale di Shreveport
Caleidoscopio rock usa anni 60
Ciclicamente ritorniamo a parlare di grafica delle etichette discografiche, sapendo bene che nella seconda metà degli anni ‘60 negli Stati Uniti i loghi variavano incredibilmente, dalle fattezze spartane a soluzioni quasi artistiche e complesse, dalle scelte squadrate a toni perfino neoclassicheggianti e “retro”.
In quest’ultimo caso rientra pienamente l’etichetta “Paula Records” (sussidiaria di “Jewel Records”) dell’area di Shreveport (Louisiana), fondata da Stanley Lewis nel 1965; il logo è da sempre noto agli appassionati, dal momento che presentava caratteri assolutamente “retro”, con grafica quasi dai toni “liberty” e con una sorta di cammeo centrale e profilo femminile (con colori di fondo dal bianco al rosa confetto). D’altronde il nome si riferiva espressamente ad una donna, in particolare alla moglie Paula dello stesso Stanley Lewis, non di rado senza nemmeno l’indicazione “Records”. I generi coperti erano variegati (dal rock al rhythm&blues, al soul, al funk etc.) e l’attività (intensa fino almeno al 1973) si protrasse ulteriormente per decenni, finché il notevole catalogo venne rilevato nel settembre 2005 dalla compagine giapponese “P-Vine Records”, con estensione del mercato al sud-est asiatico.
Si può affermare che nell’ambito del garage rock l’etichetta “Paula Records” possa apparire marginale; tuttavia la qualità musicale delle incisioni ha fatto sì che vari 45 giri “Paula” siano tranquillamente entrati in “compilations” di garage rock, anche recenti.
Qui di seguito verranno elencati esclusivamente i 45 giri di surf, garage e psychedelic rock del lustro 1965-1970, con rilevante predominanza della produzione musicale del gruppo “The Uniques”, che con “Paula Records” vantò una solida collaborazione:
– THE UNIQUES “Not Too Long Ago / Fast Way Of Living” (219) [1965];
– THE UNIQUES feat. Joe Stampley “Too Good To Be True / Never Been In Love” (222) [1965];
– JOHN FRED “Fortune Teller / Making Love To You” (225) [1965];
– THE UNIQUES “Lady’s Man / Bolivar J” (227) [1965];
– THE UNIQUES “You Ain’t Tuff / Strange” (231) [1966];
– JOHN FRED “Sun City / Can’t I Get (A Word In)” (234) [1966];
– THE CHAPS “Forget Me / Tell Me” (236) [1966];
– TOM AND THE CATS “Walkin’ Man / Summertime Blues” (242) [1966];
– JOHN FRED “Leave Her Never / Doing The Best I Can” (244) [1966];
– THE UNIQUES “Run And Hide / Good Bye, So Long” (245) [1966];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOYS “Outta My Head / Loves Come In Time” (247) [1966];
– THE CHAPS “Remember To Forget Her / You’ll Be Back” (250) [1966];
– TOM AND THE CATS “Nothing In This World / Good Good Lovin’” (253) [1966];
– THE BAD BOYS “Love / Black Olives” (254) [1966];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Up And Down / Wind Up Doll” (259) [1967];
– FIVE BY FIVE “Shake A Tail Feather / Tell Me What To Do” (261) [1967];
– THE UNIQUES “Groovin’ Out (On Your Good Good Lovin’) / Areba” (264) [1967];
– THE SPECTRES “Psychodelic Situation / I Cried” (270) [1967];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Agnes English / Sad Story” (273) [1967];
– THE UNIQUES “Every Now And Then (I Cry) / Love Is A Precious Thing” (275) [1967];
– ONE WAY STREET “Tears In My Eyes / I See The Light” (281) [1967];
– FIVE BY FIVE “You Really Got A Hold On Me / Harlem Shuffle” (283) [1967];
– FIVE BY FIVE “Fire / Hang Up” (302) [1968];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Little Dum Dum / Tissue Paper” (310) [1968];
– FIVE BY FIVE “She Digs My Love / Ain’t Gonna Be Your Fool No More” (311) [1968];
– FIVE BY FIVE “Apple Cider / Fruitstand Man” (319) [1969];
– THE UNIQUES “Sha-La-Love / You Know That I Love You)” (320) [1969];
– FIVE BY FIVE “15 Going On 20 / Penthouse Pauper” (326) [1969];
– FIVE BY FIVE “Good Connection / Never” (328) [1970];
– FAMILY TREE “Electric Kangaroo / Terry Tummy” (329) [1970];
– OXFORDS “Come On Back To Beer / Your Own Way” (331) [1970];
– JOY “Get Outta My Mind / Your Mama” (341) [1970].
Gian Marchisio
FRECCIATE
Ieri all’istituto Zerboni di Torino, all’arrivo del ministro Valditara una trentina di militanti del collettivo Ksa ha pensato bene di trasformare il dissenso in guerriglia da cortile. Cori, insulti, spintoni con la polizia, fino al punto da costringere le forze dell’ordine a ricorrere ai lacrimogeni. Non proprio il manifesto di una gioventù che ha voglia di confrontarsi.
Che la contestazione sia legittima non c’è dubbio: siamo in democrazia, e in democrazia chiunque ha il diritto di dire “non sono d’accordo”. È il sale della vita civile. Ma altra cosa è impedire all’altro di parlare, riducendo il dissenso a rissa, a sopraffazione fisica, a intimidazione.
Chi zittisce l’avversario non difende la libertà: la uccide. Chi scambia la violenza per coraggio non è un ribelle, ma un conformista del peggio, che si limita a replicare i metodi che dice di combattere.
Si può applaudire da una finestra, si può fischiare da un marciapiede, si può perfino voltare le spalle: tutto questo è democrazia. Ma quando serve il gas lacrimogeno per proteggere il diritto di parola, vuol dire che la protesta ha già smesso di essere protesta. Ed è diventata qualcos’altro: una caricatura della libertà che pretende di difendere.
Iago Antonelli

Sfiziosi cestini di patate preparati con del semplice pure’ e farciti con provola. Pochi ingredienti per una coreografica preparazione da servire come contorno o antipasto, un’idea originale che si prepara velocemente, da realizzare anche in anticipo. Bella ed elegante, ideale per i vostri ospiti.
***
Ingredienti
500gr. di patate
1 uovo
30 gr. di burro
30 gr. di parmigiano
Provola q.b.
Noce moscata, sale q.b.
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Lessare le patate, pelarle e preparare il pure’ con il burro, il parmigiano, l’uovo, il sale e la noce moscata. Mettere l’impasto in una sac a poche e su una teglia rivestita di carta forno, formare delle ciambelle che riempirete con dei dadini di provola. Cuocere in forno a 200 gradi per circa 15 minuti fino a doratura. Servire caldo.
Paperita Patty
Quando ci si avvicina a Torino, al ritorno da un periodo altrove, si vede una città grigia. E’ stato, per decenni, il grigio-fabbrica; ora la fabbrica non c’è più, ma il grigio è rimasto.
Molte signore torinesi si adattano al grigiore: anche in virtù dell’understatement sabaudo, scelgono grigio, blu e nero, un po’ di beige, e bianco nelle stagioni più calde. All’arrivo a Torino, si tende a conformarsi a questa tendenza: gli altri colori ci sembrano fuori posto. Continuiamo così, a ignorare (pressoché) gli altri colori, o prendiamo atto che qualche altro colore ci piace e ci sta pure bene?
Io credo che uscire dalla monotonia e dall’uniformarsi sia sempre un bene.
Nero, grigio, blu, sabbia sono senza dubbio eleganti e raffinati. Essi rientrano tra i cosiddetti “Crossovers”, cioè i colori che stanno bene a tutti e si abbinano con tutti gli altri colori. Diversamente, il bianco è un colore, che esiste in tonalità diverse ciascuna delle quali è consigliata a seconda delle caratteristiche di ciascuno. Un capo o accessorio bianco non è particolarmente facile da abbinare, se non con i colori Crossovers. Dipende, poi, dal tipo di capo: una camicia bianca – capo base del guardaroba – sarà più semplice da abbinare di un blazer bianco. Certamente i commercianti hanno facilità a trattare i colori Crossovers: come le taglie uniche e i capi base, quale la citata camicia bianca, possono essere proposti a tutti i clienti indistintamente. Proporre questo gusto come simbolo di unica, o preferibile, eleganza mi pare invece una forzatura, che non tiene conto dei possibili gusti del cliente. I colori citati lo sono sicuramente, ma escludere gli altri tout court è limitativo.
Che cosa pensiamo del cammello, colore non certo stravagante, che ha fatto la fortuna di tanti capi spalla e resta uno dei colori preferiti per il cappotto? Certo, non si può proporre a qualsiasi cliente, occorre avere nozioni di armocromia, alla base degli studi, e del successo planetario di Pantone. Che cosa vogliamo dire del bordeaux, o del melanzana, colori di grande eleganza, specie in autunno-inverno? Anche qui, occorre sapere individuare la giusta tonalità di questo colore per il singolo cliente. Altrettanto diciamo per il verde, altro colore che può essere indossato nella stagione alle porte. Ancora, il marrone: uno dei colori fantastici per l’autunno. Potrei continuare, per affermare che non soltanto i colori Crossovers come nero, blu, grigio sono eleganti e raffinati: sono semplicemente più facili da proporre.
Possiamo osare e indossare nella “città grigia” un tocco di colore? Se risponde al nostro gusto, perché no? E’ un’ottima occasione per distinguerci dalla massa, anche di livello elevato. Certo, indossare i colori è più difficile. I colori vanno scelti con armonia, in modo adatto a noi: oltre che secondo il nostro gusto, anche secondo le nostre caratteristiche. La scelta di una tonalità piuttosto di un’altra può avere effetti favolosi o devastanti. Eventualmente, l’occhio dell’esperto saprà aiutare e guidare negli abbinamenti dei colori, altro aspetto importante e non sempre facile.
Alla domanda: a Torino l’armocromia può esistere, chi la sa applicare risponde: perché no?

Chiara Prele
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. Al Le Roi Music Hall per il Festival MITO, concerto del pianista Francesco Tristano con sonorità che spaziano dalla classica alla techno. All’Hiroshima Mon Amour suona la CFM Big Band.
Mercoledì. Al Vinile è di scena l’electric duo SergioMoses & Tony DE Gruttola. All’Hiroshima si esibisce Motta. All’Osteria Rabezzana suonano i Korishanti.
Giovedì. Al Conservatorio G. Verdi concerto acustico di Daniele Silvestri.
Venerdì. Al Blah Blah si esibiscono i Vexovoid + Lilith Legacy. Al Circolino suona il Generation Quartet.
Sabato. Al Magazzino sul Po sono di scena gli Ozone Dehumanizer. Allo Spazio 211suonano Irossa +Stasi.
Domenica. Allo Ziggy si esibiscono Zolfo+The Apulian Blues Fondation.
Pier Luigi Fuggetta
Quando la nostra ansia non ha caratteristiche fortemente patologiche che necessitano di interventi di figure professionali specialistiche (psicoterapeuti o psichiatri) possiamo cercare di affrontarla con buone probabilità di successo e, se magari non riusciamo a eliminarla del tutto, abbiamo almeno la possibilità di ridurla in modo significativo, impedendole di invadere negativamente la nostra esistenza.
Chi percepisce di essere eccessivamente ansioso e di provare quelle emozioni e sensazioni che annunciano che l’ansia sta prendendo possesso dei propri giorni può riuscire a tenerla a bada, mantenendola a un livello sufficientemente limitato e tale da non interferire più di tanto, sia nell’intensità che nella durata, su di noi.
Stiamo in ogni caso attenti a evitare certi maldestri tentativi che, spesso indicati come tecniche calmanti, anziché aiutarci a contenere l’ansia, finiscono con l’alimentare ancora di più i nostri stati ansiogeni. Ad esempio, in previsione di imminenti e importanti eventi che ci coinvolgono, evitiamo di interrogarci continuamente sul modo migliore di comportarci.
Cosa che non fa che accrescere le nostre paure e incertezze, perché in questi casi si rischia di essere un po’ troppo confusi e di immaginare scenari eccessivamente pessimistici. Cosa fare quindi per recuperare la giusta tranquillità? La madre di tutte le regole per calmare l’ansia è la giusta respirazione, perché la prima reazione fisica all’ansia è la sensazione di mancanza di respiro.
Che concretamente si accorcia, si fa più affannoso e accelerato, così come i battiti cardiaci. È in questo momento che occorre concentrarci sulla nostra respirazione, inspirando lentamente e profondamente, utilizzando il muscolo diaframma, che si trova tra il torace e l’addome e che, proprio per la sua funzione sulla respirazione, viene chiamato “il muscolo della serenità”;
Nella respirazione diaframmatica la pancia “si gonfia”. Dopo una lunga inspirazione tratteniamo il respiro per alcuni secondi e quindi buttiamo fuori l’aria “sgonfiando l’addome”, come quando si soffia. Proviamo a farlo quando l’ansia sale, resteremo sorpresi dalla sua efficacia rilassante. A domenica per qualche ulteriore suggerimento per tenere a bada l’ansia.
(Fine della seconda parte dell’argomento).
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.
Scopri – To alla scoperta di Torino


