È stata riaperta la galleria Monte Basso sulla Strada Provinciale 1 a Lanzo, in cui si sono conclusi i lavori per la definitiva messa in sicurezza del tunnel. Nella galleria sono in vigore il divieto di sorpasso per tutti i veicoli, il limite di velocità di 50 km orari, il divieto di transito ai veicoli che trasportano merci pericolose, ai pedoni e alle biciclette.
“Nei mesi scorsi, – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, che ha la delega ai lavori pubblici –mentre procedeva il delicato lavoro all’interno della galleria, la Direzione Viabilità 1 ha sostituito le barriere stradali sui due ponti che consentono l’accesso all’infrastruttura, quello al km 29 adiacente alla galleria e quello al km 30 all’incrocio tra le Provinciali 1 e 2. Sono stati sostituiti i giunti dei ponti e sono state collocate nuove barriere nel tratto intermedio, al Km 29+500 circa. Gli accessi sui due lati della galleria sono stati riasfaltati“.
“Quella che è stata riaperta stamani è praticamente una nuova galleria. – aggiunge il Vicesindaco Suppo – Nei suoi 5 decenni di storia il tunnel ha sempre avuto problemi derivanti dalle infiltrazioni di acqua dalle rocce sovrastanti. Durante le indagini tecniche sono state rinvenute rocce contenenti fibre di amianto, il che ha comportato particolari precauzioni durante le lavorazioni. Oggi dobbiamo ringraziare tutti gli esperti e le maestranze della Città metropolitana, degli studi tecnici e della ditta appaltatrice, che hanno restituito al territorio un’infrastruttura moderna e sicura“.
LE LAVORAZIONI ESEGUITE
Nella galleria Monte Basso è stato necessario procedere ad un risanamento strutturale delle zone degradate, al riempimento dei vuoti presenti sotto il rivestimento, al placcaggio tramite elementi di rinforzo in acciaio per la messa in sicurezza definitiva del rivestimento e alla regimazione delle acque, per rientrare nei parametri tecnici attuali per un tunnel della tipologia di quello di Lanzo. La soluzione tecnica del blindaggio è stata presa in considerazione e sviluppata durante la redazione del progetto di fattibilità ed è stata preceduta da un risanamento conservativo, riguardante le fessure e le discontinuità del rivestimento, che è stato imbullonato. Le fessure sono state chiuse utilizzando resine ad altissima resistenza. È stata poi applicata una malta di isolamento e sono state sistemate apposite canalette tra i conci, utili per convogliare le acque di infiltrazione.
Forse ha ragione Pina Picierno. Quando si parla, oggi, di riformisti, di europeisti e di centristi – e quindi si respingono al loro destino i populisti, gli estremisti e i massimalisti – non si può non convergere tutti nel medesimo campo. O luogo, o soggetto, o partito o lista elettorale che dir si voglia. Fuorchè, come purtroppo capita concretamente, non ci si rassegni a giocare un ruolo del tutto irrilevante, insignificante ed ininfluente sul versante politico, culturale e, soprattutto, programmatico. Perchè quello che avviene oggi è proprio questo. Ovvero, le forze centriste e riformiste sono e rischiano di essere definitivamente marginali nel contesto complessivo delle due coalizioni maggioritarie. Ora, anche un marziano si rende conto che nel cosiddetto “campo largo” le forze centriste sono del tutto impercettibili e politicamente insignificanti. Fuorchè si voglia sostenere, comicamente e fantasiosamente, che il Pd della Schlein è un partito di centro o di centro sinistra e i vari Maraio, Spadafora, Magi e Onorato rappresentano la nervatura centrista essenziale della coalizione. E visto che Carnevale è ormai passato da un pezzo, nessuno ci crede, come ovvio e persin scontato. Appunto, il Centro da quelle parti è quello che mirabilmente ha descritto in tempi non sospetti l’antico ed efficace stratega delle manovre all’interno Pd e dello stesso “campo largo”, Goffredo Bettini. Ovvero, diceva Bettini, serve una “tenda” – ovviamente pianificata dall’alto come è puntualmente avvenuto – che, com’altrettanto ovvio, non metta affatto in discussione la funzione, il profilo, la natura e il progetto politico dello zoccolo duro dell’alleanza. Che era, e resta, chiaramente di sinistra e progressista. Una sorta, cioè, di nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra l’autorevolezza, il carisma e il peso della Premier Giorgia Meloni sono talmente forti ed invadenti che qualunque altra sensibilità politica e culturale è certamente importante ma drasticamente minoritaria. Insomma, destinata a svolgere un ruolo puramente ancillare se non addirittura fastidioso. Ed è per queste motivazioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che chi oggi vuole concretamente e credibilmente rappresentare nella cittadella politica italiana le ragioni di un Centro riformista, europeista e di governo non può che guardare da un’altra parte. Ben sapendo che tutti coloro che pensano, o vogliono, declinare un’offerta politica centrista, riformista e di governo in contenitori elettorali che negano alla radice quei postulati, lavorano direttamente – o indirettamente – per indebolire se non addirittura per annullare definitivamente quella specificità politica e culturale. Ecco perchè, come sosteneva giustamente Pina Picierno, è partita l’ultima chiamata per tutti i riformisti, gli europeisti e i centristi del nostro paese. La sfida politica è alta e in gioco c’è anche la sopravvivenza di un progetto politico, culturale e programmatico che non può più essere sacrificato sull’altare del ritorno degli “opposti estremismi” che oggi sono anche e soprattutto opposti populismi.

