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Servizi sanitari più vicini ai cittadini: Piemonte e Liguria rilanciano la cooperazione

A Ceva si è svolto un incontro tra l’assessore alla Sanità della Regione Liguria Massimo Nicolò, l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi e la Direzione Generale dell’Asl CN1 sullo stato di attuazione e sulle prospettive di sviluppo delle convenzioni sanitarie attive tra i territori di confine di Piemonte e Liguria.

Le convenzioni attualmente in essere hanno consentito ai residenti nei Comuni di confine di accedere ai servizi di assistenza primaria, Medici di Medicina Generale e Pediatri di libera scelta, secondo il criterio della maggiore prossimità territoriale, indipendentemente dalla Regione di appartenenza del professionista sanitario. Il modello ha interessato in particolare i Comuni di Massimino per la Liguria e di Alto e Caprauna per il Piemonte. Gli accordi sono stati aggiornati alla luce del nuovo assetto istituzionale entrato in vigore il 1° gennaio 2026, che ha previsto il passaggio dell’ASL2 alla nuova configurazione di Area Sociosanitaria Locale 2 nell’ambito di ATS Liguria.

Nel corso dell’incontro Massimo Nicolò ha evidenziato come il percorso rappresenti un esempio concreto di collaborazione istituzionale finalizzata a fornire risposte pragmatiche ai cittadini delle aree montane e di confine, sottolineando la necessità che la sanità superi i confini amministrativi quando questi rischiano di creare disagi e ribadendo la volontà condivisa con il Piemonte di rafforzare un modello organizzativo moderno, sostenibile e in grado di garantire pienamente i Livelli Essenziali di Assistenza, valorizzando le sinergie tra territori e professionisti.

Durante la riunione sono stati analizzati i risultati conseguiti nel periodo di vigenza delle convenzioni ed è stata approfondita la possibilità di rinnovare e potenziare tali accordi, valutando l’eventuale estensione del modello collaborativo ad altri territori di confine. L’obiettivo condiviso dai partecipanti è garantire continuità assistenziale, prossimità dei servizi e pieno rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza attraverso un modello organizzativo capace di rispondere alle specificità geografiche delle aree montane, interne e di confine. Al termine dell’incontro è stata condivisa una Dichiarazione di Intenti tra ATS Liguria e ASL CN1 finalizzata a strutturare e rafforzare la cooperazione interregionale nei principali ambiti dell’assistenza territoriale e ospedaliera.

Federico Riboldi, intervenuto all’incontro, ha illustrato il lavoro svolto negli ultimi mesi per il rilancio dell’ospedale di Ceva, citando il potenziamento tecnologico, il rafforzamento della rete territoriale, il piano di sicurezza antisismica, lo sviluppo della chirurgia ambulatoriale complessa e della Day Surgery. Nello stesso contesto ha evidenziato come l’accordo con la Liguria preveda un rafforzamento della cooperazione tra le due Regioni per migliorare i servizi nelle aree di confine, con interventi finalizzati a garantire una migliore copertura dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di libera scelta, la collaborazione in ambito radiologico, anche attraverso convenzioni per la lettura dei referti dello screening mammografico, il rafforzamento dell’Emergenza-Urgenza e della sicurezza sanitaria mediante lo sviluppo della rete 118, lo sviluppo di setting assistenziali condivisi legati alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità di Cairo Montenotte e Ceva, oltre alla collaborazione per l’utilizzo congiunto di personale sanitario per affrontare le criticità di organico medico e migliorare le liste di attesa. Riboldi ha inoltre espresso la convinzione che l’accordo potrà migliorare il livello di erogazione dei servizi sanitari nelle zone di confine tra le due Regioni con benefici rilevanti per il territorio.

Tra gli ambiti prioritari di collaborazione individuati nella Dichiarazione rientrano l’erogazione di prestazioni sanitarie di assistenza primaria e pediatrica di libera scelta, la collaborazione in ambito radiologico anche attraverso convenzioni per la lettura dei referti di screening mammografico, il rafforzamento dell’area dell’Emergenza-Urgenza e della sicurezza sanitaria mediante lo sviluppo della rete 118, lo sviluppo di setting assistenziali condivisi in relazione alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità di Cairo Montenotte e Ceva e forme di utilizzo congiunto del personale per superare le criticità di organico medico e migliorare i tempi di attesa.

La collaborazione sarà attuata attraverso l’istituzione di un Gruppo Tecnico Congiunto, la definizione di un Piano di Lavoro Annuale e l’organizzazione di incontri periodici di monitoraggio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro della cooperazione istituzionale tra le Regioni Liguria e Piemonte e rappresenta un ulteriore passo verso un modello di integrazione interregionale orientato all’efficienza, alla sostenibilità e alla qualità dei servizi sanitari a favore delle comunità locali.

Farmaci solidali, fino a oggi la raccolta in oltre 600 farmacie piemontesi

Fino a lunedì 16 febbraio si svolge la XXVI edizione delle Giornate di Raccolta del Farmaco, indetta dal Banco Farmaceutico di Torino

Da martedì 10 a lunedì 16 febbraio prossimi si svolgerà la ventiseiesima edizione delle Giornate di raccolta del Farmaco. Nelle farmacie che partecipano alla raccolta in tutte le città italiane, e che espongono la locandina dell’iniziativa, si chiede ai cittadini di donare uno o più medicinali da banco per chi ne ha bisogno. I farmaci raccolti nel 2025 sono stati 653 mila e 339 confezioni, lari a un valore di 5.988 euro e una media di 111 confezioni donate in ogni farmacia, saranno consegnati a più di 2 mila realtà benefiche che si prendono cura di almeno 502 mila persone, di cui 145 mila sono minori, in condizioni di povertà sanitaria, offrendo loro aiuto e medicine. Il fabbisogno segnalato al Banco Farmaceutico è superiore a 1,2 milioni di confezioni di medicinali. Servono soprattutto farmaci antinfluenzali e pediatrici, decongestionanti nasali, analgesici, antistaminici, antifebbrili, preparati per la tosse e per i disturbi gastrointestinali, preparati per il trattamento di ferite e ulcerazioni, antinfiammatori, disinfettanti e farmaci per i dolori articolari.

In Piemonte la raccolta si farà in 603 farmacie, circa un terzo di quelle attive. I farmaci raccolti sosterranno circa 160 realtà benefiche del territorio che, annualmente, si interessano di 100 mila persone povere italiane, straniere, residenti in Italia e straniere seguite all’estero con progetti di sostegno sanitario. A Torino e Provincia si concentra il maggior numero di farmacie aderenti: nel 2026, 335 su 603 distribuite in 90 Comuni, Enti beneficiari 71 su 160, tre in più dello scorso anno. Nel 2025 sono stati donati 48.317 farmaci. Il fabbisogno richiesto per il 2026 è di 167 mila farmaci da automedicazione e beni di salute. Per avvicinarsi il più possibile a questo obiettivo, l’organizzazione prevede il coinvolgimento di 1200 volontari, che saranno presenti all’interno delle farmacie, in particolare nella giornata di sabato 14 febbraio.

“Le Giornate di Raccolta del Farmaco sono un gesto semplice, ma essenziale, per tante persone fragili che, per tante ragioni, non possono curarsi in modo adeguato. Chiediamo sostegno a chiunque abbia la possibilità di partecipare alla Raccolta per rispondere a un bisogno concreto, e anche perché in un mondo in cui le preoccupazioni sono tante e complesse, e la condizione economica di migliaia di famiglie italiane è sempre più fragile, si avverte il bisogno che emergano gesti di speranza, come scegliere di entrare in farmacia per compiere un gesto di gratuità  – dichiara Sergio Daniotti, Presidente della Fondazione Banco Farmaceutico ETS”.

“La farmacia è un presidio vicino alla collettività, sempre aperto e vicino al cittadino, anche nelle aree più interne del Paese, per garantire a tutti uguaglianza di accesso al farmaco – dichiara il Presidente di Federfarma Nazionale, Marco Cossolo – questo ruolo è testimoniato dall’adesione alle Giornate di Raccolta del Farmaco. Anche quest’anno le farmacie hanno partecipato con impegno e grande spirito di responsabilità sociale, per dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà”.

Mara Martellotta

Il futuro di Torino è nelle fiere?

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L’INTERVENTO

Torino soffre da oltre vent’anni di una bassa crescita economica che ha impoverito la metà della Città che soffre di cui parlava Mons. Nosiglia. Riappropriarsi delle FIERE vuol dire riappropriarsi di un MOTORE di CRESCITA su cui Torino puntava già nell’800 dopo la perdita della Capitale. La Galleria Subalpina venne costruita proprio per esporre le produzioni dell’epoca. Negli anni 60 e 70 il Salone dell’automobile e quello della Tecnica che portavano in Città imprenditori e ricercatori di tutto il mondo fecero da vetrina alle nostre produzioni automobilistiche e delle macchine utensili. Alberghi pieni e ristoranti costretti ai doppi turni alla sera. Per Milano e Bologna le Fiere rappresentano un volano di sviluppo notevole. Recentemente Bologna ha approvato  un Piano di sviluppo di 200 milioni di euro. Il Salone della Mobilità del futuro potrebbe rilanciare il ruolo di ideazione e di progettazione che a Torino ci sono ancora se pensiamo alle decine di aziende italiane e straniere che operano nel settore della innovazione dalla guida autonoma alla IA applicata all’auto del futuro. Torino potrebbe riprendersi così i suoi storici SALONI da quello dell’auto a quello ferroviario. Ovviamente va considerata la necessità di avere nuovi spazi espositivi che vedremmo bene localizzati nella Zona Nord della Città. Sarebbe la occasione di rilancio che da Barriera alle Vallette si aspettano.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Cent’anni fa moriva Gobetti, l’eretico del liberalismo italiano

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Cent’anni fa moriva  in esilio a Parigi il 15 febbraio 1926  Piero Gobetti a cui verranno dedicate celebrazioni sontuose, in fondo assai poco gobettiane, se consideriamo il rifiuto della retorica che caratterizzò il giovane torinese. Figlio di un droghiere di provincia trasferito a Torino, Gobetti è l’esempio di come una scuola seria possa riscattare le origini modeste ed aprire i giovani alla cultura. Questo resta il suo primo insegnamento del tutto trascurato. Certamente fu un giovane prodigioso che  seppe bruciare i tempi e diventare protagonista della vita culturale fin dai tempi dell’ Università. Bruciò le tappe di una vita difficile e  molto impegnata sotto il profilo etico, intellettuale e politico. Cio’ detto, è impossibile vedere in lui un pensiero compiuto e meno che mai maturo. Il suo fu e resta un pensiero in nuce, l’inizio di un percorso non privo di contraddizioni e contrasti. La morte improvvisa e precoce ha interrotto la sua storia. Dare giudizi precisi su di essa sarebbe disonesto : sia la mitizzazione acritica, sia la demolizione codarda. Gobetti era in una fase di ricerca aperto a tutte le letture possibili. Sicuramente non comprese la portata oppressiva della Rivoluzione sovietica che giudicò impropriamente  liberale. Si entusiasmò delle tesi operaiste  gramsciane, pur senza aderire al comunismo. Non comprese il Risorgimento che considerò “senza eroi”, seguendo Oriani e trascurando Croce. Poteva essere comprensibile ribellarsi ad un Risorgimento solo  fondato sul mito sabaudo, ma il moto unitario fu tanto altro: da Cavour a Mazzini, da Garibaldi a Cattaneo, da Pisacane a Ferrari che Gobetti non fece a tempo a considerare. Seppe sacrificare la vita a nobili ideali e capì subito la portata autoritaria del fascismo di cui subì la persecuzione. Il fascismo non fu un’auto biografia della Nazione, come egli sostenne, ma fu anche la risposta reazionaria  della borghesia impaurita dal biennio rosso in cui non si covò la rivoluzione, ma si manifestò l’estremismo violento  già condannato da Lenin. Resta comunque una delle coscienze più alte della prima metà del Novecento. Peccato che poi la sua figura sia stata monopolizzata da un certo settarismo illiberale che ancora oggi si considera depositario unico di un pensiero complesso e, ripeto, anche contraddittorio. Diceva il gobettiano Carlo Dionisotti che l’espressione “Rivoluzione liberale“ è un ossimoro perché i rivoluzionari sono assai poco liberali e i liberali sono assai poco rivoluzionari. Una osservazione che merita di essere considerata anche oggi quando sedicenti studiosi piuttosto grossolani discettano sul giovane torinese morto cent’anni fa. Dopo un secolo occorrono distacco, autonomia critica e rifiuto delle Messe cantate, per studiare Gobetti come  davvero merita, evitando le strumentalizzazioni  politiche del passato e del presente.   Gobetti non appartiene totalmente ai marxisti, anche se ovviamente non appartiene pienamente al mondo liberale di cui fu un esponente eretico. Pannunzio non amava Gobetti, ma Cavour e il Risorgimento. Sono liberalismi diversi, in parte contrapposti, come diceva Manlio Brosio che nella giovinezza fu seguace di Gobetti.
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Nella foto di copertina Piero e Ada Gobetti

CioccolaTò, Torino capitale della filiera golosa del cioccolato

Torino riabbraccia CioccolaTò, l’appuntamento che dal 13 al 17 febbraio 2026 trasforma Piazza Vittorio Veneto nel centro nevralgico italiano della filiera del cioccolato.

 

Quest’anno l’evento compie un importante salto di qualità, evolvendosi in un vero e proprio hub strategico capace di far dialogare l’intero ecosistema produttivo con l’intrattenimento educativo per le nuove generazioni. La grande novità di questa edizione è la nascita dell’Area B2B, uno spazio esclusivo ospitato nei locali di Signorvino in Piazza Vittorio Veneto, nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 febbraio. Qui, tra la sessione mattutina (9:30 – 12:00) e quella pomeridiana (15:00 – 18:30), produttori d’eccellenza e buyer nazionali e internazionali potranno incontrarsi per stringere nuovi accordi commerciali. Più che una semplice area incontri, questo spazio è stato progettato per accogliere tutti i protagonisti che rendono grande il settore: dagli espositori di CioccolaTò agli sponsor, fino agli operatori individuati dalla Camera di commercio di Torino e dalle principali associazioni di categoria. Il networking coinvolgerà i decision-maker del settore Retail, inclusi buyer della GDO e del Normal Trade, e l’intero comparto HoReCa, dalle pasticcerie e bar caffetterie fino alle catene di ristorazione e al catering. Sarà, inoltre, punto di riferimento per l’artigianato industriale, la Food Industry e le realtà d’eccellenza nel Food Packaging e Food Equipment, specializzate nei macchinari per la lavorazione del cacao. Grazie alla piattaforma di business matching Bsquare, gli operatori potranno contare su un’agenda di appuntamenti ottimizzata, alternando i meeting a momenti di confronto tecnico nella Sala Convegni, dove si terranno conferenze e workshop dedicati ai nuovi trend, all’innovazione e alle principali tematiche della produzione, distribuzione e promozione del cioccolato. Questi momenti formativi si alterneranno a pause più informali nell’Area Relax e Ristoro, creando un equilibrio tra networking, aggiornamento professionale e convivialità.

Ad oggi, sono circa una cinquantina i professionisti registrati sulla piattaforma dedicata https://b2b.cioccola.to.it attraverso cui, nelle fasce orarie 9.30–12.00 e 15.00–18.30, è possibile prenotare un tavolo riservato per i meeting, organizzati in slot della durata di un’ora. Tra i professionisti già iscritti, produttori di cioccolato ed espositori di CioccolaTò, ma anche consulenti aziendali in ambito economico e legale, aziende agricole biologiche, birrifici e un oleificio. Una platea eterogenea per molteplici opportunità. L’impresa del cioccolato: qualche dato di filiera Al 30 settembre 2025, si contavano in Italia 755 imprese della produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie. In Piemonte erano presenti 106 imprese, il 14,0% del totale nazionale. A Torino e provincia 52, il 6,9% del totale nazionale. Allargando lo sguardo non solo alla produzione ma al commercio, il commercio all’ingrosso di zucchero, cioccolato e dolciumi a fine settembre 2025 erano presenti 1.929 imprese a livello nazionale, di cui 128 in Piemonte (il 6,6%) e 65 nella città metropolitana di Torino (il 3,4%). Il cioccolato nel mondo. Le esportazioni italiane di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie sono ammontate a 2,4 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2025, in crescita del 93,2% nei confronti dello stesso periodo del 2020; anche rispetto al periodo gennaio – settembre 2024 le vendite all’estero nazionali di cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao crescono (+21,3%; 2,0 miliardi di euro). Le spese delle famiglie. Nel 2024 (ultimo dato disponibile), le famiglie italiane hanno speso in media 23 euro al mese per zucchero, prodotti dolciari e dessert (il 4,7% delle spese alimentari), di cui 6,85 euro nella sola categoria del cioccolato, cacao e prodotti alimentari a base di cacao. Il dato è in crescita rispetto al 2022, quando la spesa media famigliare complessiva per dolci e dessert era pari a 20,95 euro, di cui 6,19 per prodotti in cioccolato. Se si analizzano le spese per tipologia famigliare della macrocategoria zucchero, prodotti dolciari e dessert, nel 2024 sono le coppie con oltre tre figli a sostenere la spesa mensile più elevata (37,16 euro), seguite da quelle con due figli (36,05 euro) e un figlio (29,56 euro).

Al contrario, le persone sole over 65 anni sono le famiglie che spendono meno per la categoria (13,31 euro). Nella città di Torino, nel 2024 le 240 famiglie indagate nell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi della Camera di commercio di Torino, hanno speso 43 euro mensili in dolciumi (il 10,6% delle spese alimentari), dato in crescita di +1 euro rispetto al 2023. Il ritorno della Casa del cioccolato Dopo il grande successo dell’edizione 2025, che ha registrato il tutto esaurito per ciascuno degli appuntamenti che vi si sono svolti, ritorna anche quest’anno, nel cuore di Piazza Vittorio, lo spazio della Casa del cioccolato, che ospiterà tra il 13 e il 17 febbraio ben 30 appuntamenti totali tra degustazioni, show-cooking, incontri tematici e assaggi da ricordare. La ricca programmazione della Casa del cioccolato si divide infatti in quattro filoni tematici: Dialoghi – che interrogherà i grandi nomi della cioccolateria torinese e internazionale sul futuro del cioccolato, Assaggi – con degustazioni guidate dai grandi nomi della pasticceria locale, Incontri possibili – che introducono i partecipanti all’universo degli accostamenti più o meno inusuali del cioccolato, Show-cooking – con spettacoli da gustare a cura del circuito Mangebin.

Aperte inoltre le prenotazioni per l’intero palinsesto culturale di CioccolaTò con un centinaio di proposte, incontri, letture, laboratori per adulti e bambini, proiezioni al cinema, visite guidate e molto altro, tutto su https://www.cioccola.to.it/.

Al Cottolengo inaugurato il nuovo Centro di Chirurgia Ambulatoriale Complessa

Nel contesto della Giornata Mondiale del Malato alla Piccola Casa-Cottolengo di Torino, venerdì 13 febbraio, si è tenuto un importante convegno sul tema della Salute mentale a cui è intervenuto lo psichiatra Alberto Siracusano, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità. È poi stato inaugurato il nuovo Centro di Chirurgia Ambulatoriale Complessa dell’Ospedale Cottolengo.

 

Nell’introdurre i lavori il Padre generale della Piccola Casa, Padre Carmine Arice, ha annunciato, proprio a partire dalm,0k c convegno, l’avvio di un percorso che porti la Piccola Casa, in sinergia con le istituzioni, ad ascoltare il grido delle persone affette da malattie mentali, in costante aumento dalla pandemia in poi, e delle loro famiglie.

 

«In quasi 200 anni di storia», ha detto Padre Arice, «la Piccola Casa ha sempre cercato di dare risposte alle vittime della cultura dello scarto». Oggi al primo posto ci sono gli anziani con patologie degenerative e non autosufficienti per i quali l’opera fondata dal Santo Cottolengo offre risposte grazie all’imponente investimento sui centri di accoglienza per le persone anziane in tutta Italia.

 

Segue l’attenzione ai malati che necessitano di cure palliative per i quali la Piccola Casa il 2 settembre 2022 ha aperto un hospice a Chieri, come risposta concreta al dibattito sul fine vita: «quando la solitudine è vinta», ha osservato il Padre generale, «e il dolore è controllato in modo adeguato la domanda di morte scende fortemente fino a sparire». Ed ecco allora una terza frontiera per la Piccola Casa: quella della malattia mentale, «una sorta di pandemia nascosta».

 

Lo psichiatra Prof. Siracusano nella sua Lectio magistralis ha invitato a formare una rinnovata cultura della Salute mentale attraverso il contributo di nuove riflessioni, fra cui il concetto di «One mental health», che esprime la necessità di una visione olistica nell’approccio ai disturbi psichici, che tenga presente di fattori sociali, ambientali ed economici. «Proponiamo allora dei progetti di saluto-genesi», ha osservato Siracusano, «per prevenire la sofferenza psicologica e psichica, che va sempre più diffondendosi soprattutto tra le giovani generazioni».

 

Ed ecco allora la proposta concreta della Piccola Casa di impegnarsi ad aprire un servizio – un ambulatorio – in cui la Salute mentale venga presa in carico in modo olistico, anche in ottica di prevenzione e contro il dramma della solitudine.

 

Padre Arice e l’Avv. Gian Paolo Zanetta, Direttore generale dell’Ospedale Cottolengo, hanno poi presentato il nuovo Centro di Chirurgia Ambulatoriale Complessa che è stato inaugurato.

 

L’opera, al primo piano dell’Ospedale Cottolengo, rientra nel programma complessivo di riorganizzazione, ristrutturazione e miglioramento del presidio ospedaliero attraverso un piano quinquennale (2025-2030).

 

I lavori hanno consegnato due nuove sale per gli interventi qualificabili nel setting di chirurgia ambulatoriale complessa relativi principalmente alle specialità di oculistica, ortopedia e, più in generale, di piccola chirurgia con un importante investimento su impiantistica e tecnologie all’avanguardia.

 

L’opera è stata realizzata anche grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

 

«La nuova area dedicata alla C.A.C.», sottolinea Zanetta, «si pone l’obiettivo di accogliere i pazienti candidati a sottoporsi ad interventi – come ad esempio la cataratta, le varici, il tunnel carpale – che non richiedono un pernottamento e che si caratterizzano per delle significative liste di attesa a livello territoriale. Il nuovo ambulatorio porterà dunque a decongestionare le sale operatorie centrali dell’ospedale e a migliorare i percorsi per i pazienti».

 

Alla Giornata sono interventi anche l’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi, il Direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco, e il Responsabile della Pastorale della Salute dell’Arcidiocesi di Torino don Paolo Fini. A tagliare il nastro delle nuove sale operatorie accanto a Padre Arice, all’Avv. Zanetta e al Prof. Siracusano è intervenuta anche la Dott.ssa Silvia Dorato della Fondazione Compagnia di San Paolo.

 

Torino 2006 venti anni dopo, i volontari si sono ritrovati

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L’orgoglio di aver contribuito al successo delle XX Olimpiadi Invernali e delle IX Paralimpiadi Invernali di Torino 2006, la consapevolezza di quanto e come sono cambiati la città e il suo territorio metropolitano grazie ad un evento irripetibile: nell’evento che la Città metropolitana di Torino e l’associazione Etica e Sport hanno organizzato nella sala panoramica al XV piano della sede di corso Inghilterra, chiamando a portare la loro testimonianza i volontari e i vertici organizzativi dell’evento olimpico e paralimpico.

Per tutti è stato un tuffo indietro di vent’anni, indossando divise olimpiche e paralimpiche simboli dei Giochi Invernali del 2006: per amministratori pubblici e volontari è stato un bellissimo pomeriggio di ricordi, ma con lo sguardo rivolto al futuro.

Soddisfatto il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, che ha donato una pergamena a Valentino Castellani e Tiziana Nasi, in segno di riconoscenza per il loro straordinario impegno al vertice dei Comitati organizzatori dei Giochi Olimpici e Paralimpici. Oltre a Castellani e Nasi, hanno portato la loro testimonianza Mercedes Bresso, che ha guidato la Provincia di Torino dal 1995 al 2004 e a seguire la Regione Piemonte dal 2005 al 2010; Antonio Saitta, presidente della Provincia dal 2004 al 2014; Silvana Accossato, assessora allo sport e al turismo nelle Giunte provinciali di Mercedes Bresso e responsabile del progetto “I Ragazzi del 2006” che coinvolse 25.000 giovanissimi residenti in 200 tra Comuni e Comunità Montane, a partire dal 1999; Pierpaolo Maza, vicepresidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi e attuale presidente di Etica e Sport; il giornalista Luca Rolandi, uno dei protagonisti della comunicazione del Comitato organizzatore di Torino 2006; Michele Calleri, presidente dell’associazione Volo2006 ODV che raccoglie diverse centinaia di volontari che proseguono il loro impegno nei grandi eventi sportivi piemontesi e non solo. Per tutte e tutti le foto-ricordo di gruppo in divisa e con le fiaccole olimpiche di vent’anni fa, nella speranza che tra quattro anni i Giochi Olimpici Invernali nella vicina Francia possano coinvolgere ancora il territorio torinese.

Condizioni favorevoli ai giovani artigiani: il Piemonte quarto in Italia

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Indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), punteggio di 673

Quarto posto per il Piemonte per l’indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), con punteggio di 673, che va letto senza filtri: siamo al secondo posto per occupazione, e scendiamo al quarto posto per vitalità del sistema produttivo, solo al decimo posto come performance del sistema educativo e precipitiamo al sedicesimo posto per capacità amministrativa e inclusione territoriale.
L’indice elaborato da Confartigianato Imprese misura quanto le regioni italiane offrano condizioni favorevoli ai giovani, ed è calcolato a partire da 27 indicatori elaborati dall’ufficio studi di Confartigianato sulla base di dati INPS, ISTAT e Unioncamere, ognuno dei quali standardizzato su una scala compresa tra 100 e 1000 punti. Ai primi tre posti troviamo la Lombardia, con un indice pari a 709, il 22,5% superiore alla media nazionale, seguita dell’Emilia Romagna con indice pari a 687, il 18,6% rispetto alla media nazionale, e il Veneto, con indice pari a 680, il 17,4% superiore alla media nazionale.

Torino è la provincia più performante della regione, con indice ICYF a 657 punti, in quarta posizione nazionale. Analizzando i singoli pilastri emergono Cuneo per occupazione e dinamiche giovanili, e Torino, per struttura e vitalità del sistema produttivo, per capitale umano e istruzione, per capacità amministrativa e inclusione territoriale.

Per occupazione e dinamiche giovanili, siamo di di fronte a una categoria che riassume la capacità di offrire ai giovani opportunità lavorative di qualità, contratti stabili. In questa categoria si registrano condizioni migliori nel Veneto, prima in classifica, e a seguire Piemonte e Umbria. Quelle peggiori si registrano in Sardegna, Campania e Calabria.
Per struttura e vitalità del sistema produttivo, categoria che indica quanto un territorio sia capace di crescere e coinvolgere le nuove generazioni, e che comprende l’indicatore di presenza di imprese nuove giovanili e la loro capacità di sopravvivenza a livello retributivo di dipendenti, si registrano condizioni migliori, in ordine, in Lombardia, Campania, Lazio e Piemonte, e peggiori risultano quelle di Valle d’Aosta, Marche e Toscana. Il Veneto si ferma al nono posto.

Il Piemonte scende al decimo posto in classifica nella categoria “capitale umano e istruzione”, ambito che raccoglie la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione di competenze alfanumeriche trasversali fra i giovani, la quantità di laureati, nonché la capacità di valorizzare giovani ad alto titolo di studio. Il Piemonte è al sedicesimo posto per quanto riguarda il pilastro della capacità amministrativa e inclusione territoriale, categoria che valuta quanto l’Amministrazione Pubblica locale e i servizi territoriali siano efficienti, accessibili e di qualità, contribuendo a creare un contesto favorevole per i giovani e le famiglie, e che include l’indicatore relativo alla capacità di conciliare vita e lavoro alla diffusione dei servizi sociali ed educativi, alle condizioni abitativeq (affitti e equità abitativa), e alle relazioni digitali con con la Pubblica Amministrazione.

“Oggi il Piemonte è davanti a un bivio: continuare a vivere di rendita, contando su un mercato del lavoro altalenante, oppure elaborare una politica generazionale che rimetta al centro istruzione, servizi, qualità della vita e innovazione produttiva – afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – in Italia, come in Piemonte, il numero legato alla crescita giovanile è crollato, per questo riteniamo fondamentale sostenere le imprese guidate da under 35 attraverso misure concrete che favoriscano l’accesso al credito, la semplificazione burocratica e il supporto alla formazione e all’innovazione. È fondamentale inoltre riconoscere un credito d’imposta per i giovani che vogliano rilevare l’azienda di famiglia, subentrare in un’azienda già avviata o creare una propria attività. Se da un lato i settori tradizionali soffrono maggiormente, dall’altro la crescita dei servizi alle imprese e la stabilità di altri settori dimostrano che, con le giuste competenze e opportunità, i giovani possono ancora costruire il proprio futuro da protagonisti”.

Mara Martellotta

“Innamorati di Torino”: lavoratori e sindacati in piazza per il futuro dell’auto

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Nel giorno di San Valentino Torino è  teatro della manifestazione “Innamorati di Torino”, un’iniziativa che ha portato in centro città lavoratori, rappresentanti sindacali, amministratori locali e cittadini per richiamare l’attenzione sul destino del settore automotive e, più in generale, sul futuro economico e produttivo del capoluogo piemontese. Il corteo ha attraversato le vie del centro di Torino, trasformando la giornata simbolicamente dedicata all’amore in un momento di mobilitazione collettiva per difendere il tessuto industriale e occupazionale del territorio.

La manifestazione ha riunito le principali organizzazioni sindacali del comparto metalmeccanico insieme a delegazioni di lavoratori provenienti non solo dalla città ma anche da numerose realtà produttive della provincia e della regione. Tra i temi più discussi è emersa la necessità di definire strategie industriali solide e di lungo periodo in grado di accompagnare la trasformazione del settore automobilistico, oggi alle prese con cambiamenti profondi legati all’innovazione tecnologica, alla transizione energetica e alla competizione internazionale. Secondo i promotori, il rischio è che la riconversione industriale avvenga senza adeguate garanzie occupazionali e senza un piano complessivo capace di tutelare competenze e professionalità costruite in decenni di storia industriale.

Dai sindacati un appello ai cittadini, alle associazioni, agli studenti, agli artisti, agli intellettuali:  “il rilancio del territorio riguarda tutti. Chiediamo a Stellantis investimenti a Torino, è troppo semplice scappare via come sta facendo Elkann”, così il segretario generale della Fiom torinese, Edi Lazzi.  “A Stellantis  chiediamo responsabilità sociale verso il territorio nel dare commesse alle aziende dell’indotto torinese e chiediamo alle istituzioni azioni di sistema”, dice Ficco. “Domani c’è un’altra puntata di un ciclo di iniziativa sindacale che abbiamo aperto due anni fanello stesso giorno. Un percorso che ha coinvolto le associazioni datoriali, le istituzioni, la società civile”, commenta Rocco Cutrì, della Fim torinese.  “ Il percorso iniziato due anni fa, unitariamente, proseguirà con coerenza e determinazione. È un cammino che ha già prodotto un primo risultato concreto con l’avvio della 500 ibrida, ma non può e non deve fermarsi” aggiunge Lillo Taormina della segreteria Fismic Confsal di Torino.

Al centro del dibattito si è collocata la situazione dello storico Stabilimento Fiat Mirafiori, simbolo della produzione automobilistica nazionale e nodo cruciale per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. Il sito produttivo, legato alle attività del gruppo Stellantis, sta attraversando una fase di ridefinizione industriale che ha alimentato preoccupazioni tra i dipendenti e tra le aziende che gravitano attorno alla filiera. I partecipanti alla mobilitazione hanno sottolineato come il futuro dello stabilimento rappresenti una questione centrale non solo per l’occupazione locale ma anche per l’identità produttiva della città, storicamente legata all’industria dell’automobile.

Nel corso della giornata sono stati ribaditi appelli rivolti alle istituzioni affinché venga rafforzato il confronto tra enti locali, governo, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Tra le richieste principali figurano maggiori investimenti, nuovi progetti produttivi e strumenti di sostegno alla riqualificazione professionale, ritenuti indispensabili per affrontare le sfide poste dall’evoluzione del settore. L’attenzione si è concentrata anche sulle difficoltà che stanno colpendo numerose aziende dell’indotto, considerate parte essenziale dell’ecosistema industriale torinese e particolarmente esposte ai cambiamenti della produzione automobilistica.

La manifestazione ha assunto anche un valore simbolico e culturale, richiamando il legame storico tra la città e il lavoro industriale. Lo slogan scelto dagli organizzatori ha voluto sottolineare la volontà di difendere un patrimonio economico e sociale che per decenni ha rappresentato uno dei motori dello sviluppo locale. La partecipazione diffusa ha mostrato come il tema del rilancio produttivo venga percepito come una questione collettiva che coinvolge non solo i lavoratori del settore ma l’intera comunità cittadina.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di confronto già avviato nei mesi precedenti e destinato a proseguire con nuovi tavoli di discussione e proposte progettuali. Sindacati e rappresentanti istituzionali hanno evidenziato la necessità di costruire una visione condivisa capace di coniugare innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro, con l’obiettivo di garantire a Torino un ruolo centrale anche nel futuro dell’industria automobilistica europea.

Trapianto cuore-fegato mai eseguito prima salva giovane paziente a Torino

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Per la prima volta al mondo, un giovane paziente affetto da una rarissima condizione congenita è stato salvato grazie a un trapianto combinato cuore-fegato eseguito presso l’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

L’intervento ha riguardato un uomo di 32 anni nato con situs viscerum inversus, una rara anomalia anatomica che comporta la disposizione “a specchio” degli organi interni rispetto alla loro normale posizione. Il paziente, originario della Campania, conviveva fin dalla nascita con una grave cardiopatia congenita che lo aveva costretto a sottoporsi a tre interventi a cuore aperto tra infanzia e adolescenza.

Nonostante gli interventi gli avessero consentito di raggiungere l’età adulta, nel tempo le complicanze cardiache avevano determinato un progressivo deterioramento epatico, evoluto in cirrosi. Nell’ultimo anno, il quadro clinico si era aggravato ulteriormente con l’insorgenza di un carcinoma epatico. Le terapie locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo ha reso necessario un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità terapeutica.

La presenza del situs viscerum inversus rappresentava però una sfida straordinaria: l’anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente complesso l’impianto di organi provenienti da un donatore con struttura anatomica normale.

Il paziente è stato quindi affidato a un’équipe multidisciplinare torinese che ha coinvolto specialisti dell’Ospedale Infantile Regina Margherita e delle Molinette. I professionisti hanno elaborato una strategia innovativa, decidendo di inserire il paziente in lista per un trapianto cuore-fegato in blocco, procedura mai realizzata prima in un caso con queste caratteristiche.

La svolta è arrivata quando il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile al Centro Regionale Trapianti e al Centro Nazionale Trapianti. Si è così attivata una complessa macchina organizzativa che ha coinvolto numerosi operatori sanitari.

Durante l’intervento, mentre il paziente veniva preparato in sala operatoria, un’équipe multispecialistica si è recata nell’ospedale del donatore per il prelievo del blocco cuore-fegato, mantenendo un costante coordinamento con il team trapianti. Una volta giunti a Torino, gli organi sono stati impiantati mantenendo il cuore in continuità con il fegato e posizionando quest’ultimo nella sede fisiologica.

L’operazione è durata complessivamente 17 ore, di cui oltre 12 dedicate alla chirurgia. La complessa anatomia del paziente ha imposto soluzioni tecniche innovative, tra cui la ricostruzione di nuove connessioni vascolari utilizzando segmenti provenienti dal donatore. Al termine dell’intervento, il blocco cuore-fegato ha ripreso regolarmente la propria funzionalità.

Il decorso post-operatorio, seppur complesso come previsto per un intervento di tale portata, è stato gestito con successo dall’équipe di Cardio-Rianimazione e da specialisti di diverse discipline. Attualmente il paziente è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e sta proseguendo positivamente il percorso riabilitativo.

Secondo la direzione generale della Città della Salute, questo intervento rappresenta un risultato di eccellenza a livello europeo e mondiale e costituisce un modello destinato a essere sviluppato anche nel futuro Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione.

Anche l’Regione Piemonte ha sottolineato come questo trapianto, di straordinaria complessità tecnico-organizzativa, apra nuove prospettive nel campo dei trapianti combinati e confermi il ruolo di eccellenza del sistema sanitario piemontese.