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Davide, morto a 19 anni: forse investito da un’auto e abbandonato

La morte di Davide Borgione, 19 anni, resta avvolta da molti interrogativi. Il giovane è stato trovato in gravissime condizioni nella notte a Torino, nella zona di San Salvario, all’incrocio tra corso Marconi e via Nizza. Soccorso da alcuni passanti che hanno chiamato il 118, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale CTO, dove è deceduto poco dopo nonostante i tentativi di rianimazione.

Accanto al ragazzo è stata trovata una bicicletta elettrica, ma la dinamica dell’accaduto non è ancora chiara. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un investimento da parte di un’automobile, che potrebbe essersi allontanata senza fermarsi a prestare soccorso. Al momento non risultano testimoni diretti e le indagini si concentrano sull’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

Davide era conosciuto per la sua passione per il calcio e per la musica e aveva trascorso la serata con amici prima di rientrare verso casa.

La Polizia postale di Torino smantella rete di pedopornografia: coinvolto 17enne

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La rete di  pedofili coinvolgeva un sacerdote di Brescia e un medico di Chivasso, nel Torinese. Ma il fulcro dell’organizzazione era un ragazzo minorenne di Como, 17 anni, che gestiva il gruppo Telegram attraverso il quale le immagini pedopornografiche venivano diffuse in tutta Italia. I membri del gruppo non si limitavano a scambiarsi il materiale, ma lo producevano direttamente, e abusavano delle vittime coinvolte. Al termine di due anni di indagini sotto copertura, la polizia postale di Torino ha denunciato il diciassettenne e arrestato tre uomini: un 52enne di Cuneo e un 40enne di Genova, accusati di detenzione di materiale ottenuto tramite sfruttamento sessuale di minori, e un 27enne residente a Pordenone, che deve rispondere anche del reato di produzione di materiale pedopornografico. L’operazione è il risultato di una lunga attività investigativa condotta dagli specialisti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Piemonte e Valle d’Aosta.

La rettrice dice no al concerto, attacco dei collettivi: “atteggiamento vigliacco e autoritario”

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L’Università ha disposto la chiusura temporanea di Palazzo Nuovo, sede storica delle facoltà umanistiche, dopo che sui social era stata pubblicizzata una festa a sostegno di Askatasuna, accompagnata da slogan come “Que vive Askatasuna” e dalla presenza di dj e artisti. L’iniziativa, però, non aveva ricevuto alcuna autorizzazione ufficiale e non offriva garanzie adeguate sul piano della sicurezza. La rettrice ha chiarito che, se l’evento fosse stato organizzato ugualmente, l’ateneo avrebbe informato le autorità competenti.

Il provvedimento ha provocato una dura reazione da parte di collettivi studenteschi e ambienti antagonisti, . Secondo i contestatori, la rettrice avrebbe ceduto alle pressioni delle forze dell’ordine, restringendo così gli spazi di aggregazione e socialità all’interno dell’università.”In piena sessione viene blindato Palazzo Nuovo per impedire lo svolgimento di una festa, come se ne sono fatte tante fino ad oggi, momenti in cui condividiamo una socialità fuori dalle logiche del profitto, organizzata e autogestita dalle studentesse e dagli studenti che ogni giorno vivono l’ateneo.

Riteniamo quello della rettrice un comportamento vigliacco, autoritario e inutilmente allarmista, che succube delle intimidazioni della questura cerca in ogni modo di montare casi mediatici dal nulla ed esercitare la propria influenza su tutte le emanazioni istituzionali della città”. Così in una nota  sui social, il Collettivo universitario autonomo (Cua), realtà studentesca vicina al centro sociale Askatasuna, dopo la decisione della rettrice dell’Università di Torino di chiudere Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, fino a lunedì per motivi di sicurezza

LE REAZIONI POLITICHE
«Preservare la libertà di espressione di un luogo sacro per lo studio come un Ateneo è un dovere di ogni cittadino. È questo quello che ha fatto, ancora una volta, Cristina Prandi, Magnifica Rettrice dell’Università di Torino, ed è anche per questo che esprimo a lei la mia solidarietà, come in passato avevo avuto modo di manifestarle tutto il mio apprezzamento per il prezioso lavoro già svolto in questi mesi», lo dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, che prosegue:
«La decisione di chiudere temporaneamente il Polo universitario di Palazzo Nuovo è un atto di responsabilità istituzionale, assunto per garantire la sicurezza degli studenti, del personale e dei beni pubblici, di fronte al rischio concreto di iniziative non autorizzate e a un clima di tensione alimentato da sigle che strizzano l’occhio ad Askatasuna e ad altre realtà eversive.
Siamo di fronte a una galassia antagonista impegnata a pianificare disordini, scontri e attacchi alle Forze dell’Ordine. Chi diffonde manuali di guerriglia urbana, inneggia alla violenza e minaccia le istituzioni si colloca deliberatamente fuori da ogni perimetro di dialogo civile. L’Ateneo è un luogo di sapere, libertà e confronto democratico e non può diventare una zona franca per l’illegalità né un palcoscenico per feste abusive o iniziative che mettono a rischio l’incolumità pubblica. Accusare di autoritarismo chi tutela sicurezza e legalità significa ribaltare la realtà ed è un gioco pericoloso che va fermato», conclude il ministro Zangrillo
«Askatasuna e i satelliti di eversione che le ruotano attorno non hanno nulla a che vedere con il diritto allo studio. Le Università non possono e non devono concedere alcuno spazio, né fisico né politico, a chi sostiene organizzazioni che hanno già annunciato per il prossimo 31 gennaio una giornata di guerriglia, distruzione e attacchi alle Forze dell’Ordine. Alla Rettrice Cristina Prandi va la nostra piena solidarietà e il nostro totale appoggio per la fermezza con cui ha scelto di dire no alla prepotenza e all’intimidazione», dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e vicesegretario regionale del partito, e Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia a Torino che proseguono
«Gli insulti e le minacce rivolti alla Rettrice confermano la pericolosità di certi ambienti. Chi oggi attacca l’Ateneo non difende gli studenti, ma tenta di piegare l’università agli interessi di un universo antagonista che da anni usa Torino come laboratorio di scontro. La chiusura temporanea di Palazzo Nuovo è una scelta obbligata di sicurezza, non censura. È irresponsabile far finta che il problema non esista mentre gli stessi circuiti diffondono online manuali di guerriglia urbana e istruzioni operative per colpire le Forze dell’Ordine.
L’università non è una zona franca né una retrovia logistica per centri sociali e gruppi che pianificano disordini. Il tempo dell’ambiguità è finito: o si sta con lo Stato e con la legalità, o si è complici di chi vuole trasformare Torino in un campo di battaglia», concludono Rosso e Fontana.

Nuovo Piano regolatore, prosegue il tour di presentazione del documento che cambierà Torino

 

Proseguono gli incontri di presentazione del nuovo Piano Regolatore ai principali interlocutori della Città. Un tour de force dell’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni e del suo staff per illustrare al meglio gli investimenti, le linee guida e, più in generale, le azioni del nuovo Piano regolatore per i prossimi decenni. Dopo l’approvazione in giunta lo scorso dicembre e le consultazioni di queste settimane, l’iter prevede l’approdo del Piano, a inizio marzo, in consiglio comunale per la sua approvazione.

Nei giorni scorsi l’Assessore Mazzoleni ha incontrato i costruttori edili dell’Ance di Torino nella loro sede di via San Francesco da Paola e ha spiegato le linee guida che hanno portato alla stesura del Piano: «il Collegio costruttori edili di Torino e i suoi associati sono interlocutori preziosi per l’Amministrazione. Con loro c’è sempre stato un confronto franco e costruttivo, che continuerà ad essere fondamentale per dare concreta attuazione al nuovo Piano Regolatore. Il Piano guarda al futuro della città ed è pensato come uno strumento inclusivo, adattivo e innovativo – prosegue Mazzoleni –. La valutazione di partenza è stata quella demografica: il nuovo Piano è costruito su uno scenario di 1 milione e 50 mila abitanti e sull’attrattività nei confronti dei giovani. Ogni anno una quota significativa di studenti universitari sceglie di restare a Torino dopo la laurea, un elemento che può contrastare un futuro di lenta decrescita demografica. Gli investimenti strategici per rendere Torino più attrattiva puntano sulla qualità urbana complessiva: spazi verdi, servizi, centralità di quartiere e politiche per l’housing sociale. Il Piano introduce meccanismi che incentivano gli operatori a contribuire a questi obiettivi, attraverso strumenti perequativi e premiali, rendendo più conveniente investire in interventi con ricadute pubbliche positive. Abbiamo inoltre individuato 34 quartieri su cui concentrare un’azione di cura e sviluppo della città. All’interno di questi ambiti sono state riconosciute delle centralità già esistenti e da valorizzare, come luoghi di servizi, spazi pubblici e relazioni. Il Piano Regolatore è pensato come un processo di trasformazione progressiva: gli effetti degli investimenti si vedranno nel medio periodo, nei prossimi 5–10 anni, con ricadute positive sull’intera città e anche sul settore edilizio, che avrà un ruolo fondamentale nel contribuire alla sua trasformazione».

«Ringraziamo l’Assessore per la sua disponibilità nell’illustrarci il nuovo Piano regolatore – ha detto il Presidente di Ance Torino Antonio Mattio –. Le preoccupazioni del nostro settore ci sono e riguardano sia alcuni temi puntuali come la perequazione, l’housing sociale, la flessibilità del Piano stesso e lo

snellimento delle procedure. Soprattutto preoccupa il periodo di salvaguardia, ovvero quello prima dell’entrata in vigore del Prg, dove temiamo un periodo di incertezza, blocco delle pratiche, aumento dei costi e lentezza».

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Torino dà il via al Carlevè 2026 con l’investitura di Gianduja e Giacometta

Con l’investitura di Gianduja e la presentazione della Giacometta a Palazzo Civico, accolti  dall’assessora alle Politiche Giovanili ed Educative Carlotta Salerno, la Città dà ufficialmente il via alle celebrazioni per il Carnevale 2026.

Come da tradizione, la nomina si è svolta con atto pubblico davanti al notaio: per il 2026 sono stati confermati Marco Raiteri nei panni di Gianduja e Tina Scavuzzo in quelli di Giacometta.

Alla cerimonia di investitura è seguita una parentesi dedicata alla musica e alla danza popolare piemontese, curata dal gruppo folkloristico Ij danseur del Pilon, insieme a un monologo su Gianduja. L’intervento, presentato dal direttore del Museo Gianduja di Grugliasco Alfonso Cipolla e dall’attore Mario Brusa, ha celebrato i cento anni dalla prima apparizione di Gianduja, avvenuta il 20 febbraio 1926 e interpretata dal commendator Ernesto Pioda.

Il programma del Carlevè ‘d Turin 2026, organizzato dal Comitato Manifestazioni Torinesi con il coordinamento della Pro Loco Torino e con il patrocinio di Città di Torino, Città metropolitana di Torino e Regione Piemonte,è entrata nel vivo sabato 24 gennaio con la sfilata inaugurale in centro città e domenica 25 gennaio con la sfilata dei carri allegorici intorno al circuito del Parco della Pellerina (corso Regina Margherita, corso Lecce, corso Appio Claudio). Come ogni anno ad attendere i torinesi anche il grande luna park con oltre 100 attrazioni.

Sabato  anche un’altra storica manifestazione cittadina, l’Antico Carnevale del Balon, che nel Cortile d’Onore di Palazzo Civico, vede la simbolica consegna delle chiavi della Città alla Rusnenta, insieme al gruppo di rievocazione storica Pietro Micca, alla banda della Polizia Locale e alla Famija Turineisa.

Partirà invece alle 15 da piazza Palazzo di Città la sfilata con la partecipazione di Gianduja e Giacometta, delle altre maschere e dei personaggi dei Carnevali piemontesi e delle suggestive e spettacolari maschere veneziane. Ad accompagnarli, la banda musicale e le majorettes sul percorso via Garibaldi, piazza Castello, via Roma, piazza Carignano, e ritorno in piazza Palazzo di Città. La giornata si concluderà alle 18.30 con la Messa di Carnevale, un momento solenne per ricordare due figure storiche dell’Associassion Piemonteisa: Andrea Flamini, l’indimenticato Gianduja di Torino, e il suo successore Aldo Rocchietti March.

Domenica 1 febbraio, a partire dalle ore 9 il celebre mercato dell’antiquariato e del vintage del Balon si trasformerà nel cuore pulsante del carnevale torinese, ospitando suggestive rievocazioni storiche che animeranno le vie del quartiere. A partire dalle 15, la festa si sposterà anche in corso Regina Margherita. Qui prenderà il via la sfilata del Carlevè ‘d Turin, un grande evento che vedrà esibirsi i gruppi dell’Associazione Maschere Internazionali, bande musicali, gruppi mascherati e una selezione di carri allegorici provenienti da diverse località del territorio.

Il calendario degli eventi carnevaleschi proseguirà fino a metà febbraio. Sabato 14 febbraio alle 15 il Carnevale raggiungerà l’area commerciale al fondo di corso Giulio Cesare per un pomeriggio di festa dedicato ai più piccoli e alle famiglie, che avranno l’occasione di incontrare Gianduja e Giacometta. Domenica 15 febbraio l’appuntamento è fissato per le 10 con il suggestivo Carnevale Eridaneo sul Po, promosso dall’associazione Vie d’Acqua insieme alle società remiere. La manifestazione inizierà con il ritrovo presso la sede dei Marinai d’Italia al Valentino, dove i ciclisti provenienti dalle Vallere si uniranno a Gianduja, Giacometta e alle maschere veneziane; il gruppo discenderà poi il fiume a bordo di gondole e imbarcazioni storiche fino ai Murazzi, dove la sfilata fluviale si concluderà con la festa finale alla presenza delle autorità.

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Grave donna ferita alla testa con una sparachiodi. Fermato il figlio

Dopo una discussione con la madre, è scattata la violenza: un quarantenne, titolare di un’azienda agricola, avrebbe impugnato una pistola sparachiodi e colpito la donna alla testa all’interno della loro abitazione di via Torino 90, a Caselle Torinese, nel Torinese. L’episodio si sarebbe verificato intorno alle 3 della scorsa notte.

Subito dopo l’aggressione, l’uomo ha contattato il numero di emergenza 112. La donna, 65 anni, è stata trasportata in condizioni disperate all’ospedale Giovanni Bosco di Torino, dove si trova ricoverata in pericolo di vita. I soccorritori del 118 di Azienda Zero, giunti sul posto, hanno riscontrato ferite gravissime al capo e hanno iniziato immediatamente le manovre di rianimazione, proseguite anche durante il trasferimento in ambulanza.

Il quarantenne è stato fermato e condotto nella caserma dei carabinieri di Caselle con l’accusa di tentato omicidio. In base alle prime ricostruzioni, l’aggressione sarebbe avvenuta al termine di un litigio, le cui cause sono ancora al vaglio degli investigatori. Le indagini sono affidate ai carabinieri.

Muore 19enne trovato per strada privo di conoscenza

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E’ ancora sconosciuta la causa della morte di un ragazzo di 19 anni, trovato nella notte senza vita all’angolo fra corso Marconi e via Nizza, a San Salvario di Torino. Potrebbe essere stato investito mentre attraversava la strada ed essere stato abbandonato lì da un pirata della strada  che lo ha investito.

Sul posto verso le 3 di mattina è giunta la polizia municipale. Il ragazzo era in condizioni gravissime e a nulla sono valse le manovre di rianimazione prima di trasferirlo d’urgenza al Cto, dove è  morto poco dopo.

TAV, i gravi ritardi costano caro all’economia e al lavoro. Chi chiederà scusa? 

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IL COMMENTO

Caro Direttore,
A proposito dei rilievi della Corte dei Conti europea sull’aumento dei costi per la costruzione della TAV vedo che chi interviene pensa al proprio ruolo ma all’interesse nazionale chi ci pensa ? Per capirci la TAV per la nostra economia è molto più importante del Ponte. La TAV e’ l’anello centrale di un corridoio ferroviario lungo circa  3.000 km che attraversa Paesi che producono 1/5 del PIL europeo e incrocia altri corridoi ferroviari Sud Nord che valgono anch’essi oltre il 40% del PIL europeo. Oltre a creare vantaggi economici importanti nei prossimi decenni , la TAV , trasferendo traffico merci e passeggeri dalla strada alla rotaia , migliorerà nettamente l’ambiente e farà diminuire il numero molto alto di cittadini europei che muoiono prima per problemi di respirazione. Ogni ritardo nel costruirla danneggia tutti noi a partire dalla crescita della economia e del lavoro. Per un Paese con un Debito Pubblico di 3000 miliardi che costa 90 miliardi di interessi, sottratti alle spese più importanti come Scuola, Salute e Ricerca, la Crescita deve essere il primo obiettivo. Dopo i fatti di Venaus il Governo Berlusconi nel 2006 istituì l’Osservatorio presieduto da Mario Virano e chiese di modificare il progetto. Il progetto fu corretto da Virano nel 2011 e ora è assolutamente meno impattante ma ci si mise altri 4 anni per definire il progetto con il relativo costo. Nell’ultima Legge Finanziaria del Governo Berlusconi, novembre 2011,  fu inserita la norma che consentiva di proteggere il cantiere definendolo di interesse nazionale . Una norma che ho l’onore di aver illustrato nelle Commissioni parlamentari come Sottosegretario di Stato ai trasporti. Grazie a quella norma e all’impegno del Comune di Chiomonte , di alcune coraggiose imprese locali e al forte impegno delle forze dell’ordine , fu costruita la galleria di sicurezza che ora sarà strategica per i lavori di costruzione della tratta italiana del tunnel ( la tratta francese è già in costruzione da tempo perché nessun francese si sogna di andare a tirar pietre o altro a un cantiere così importante. In Francia il senso dello Stato è molto alto). . I ritardi incidono sui costi, ritardano le ricadute positive sulla economia locale , ritardano la assunzione di lavoratori che nella attesa fanno fatica a vivere , cosa mi pare cui molti incaricati di seguire l’opera non pensano. Di più. Dalle elezioni del  2018 nacque il primo Governo Conte ostile all’opera . Solo la nostra grande Manifestazione di piazza Castello del 10.11.2018 fece cambiare idea e il 7.8.2019 il Senato col voto decisivo della Lega boccio la Mozione NOTAV dei Cinquestelle. Purtroppo anche durante il Governo Conte PD l’opera stette ferma . Al ritardo politico si aggiunse il ritardo dovuto al Covid. I lavori dalla parte italiana anche in questo periodo procedono con molta lentezza e l’entrata in funzione dell’opera è stata spostata al 2033/4. Nel frattempo ogni anno tre milioni di tir passano  il versante francese attraverso Ventimiglia e i trafori del al Frejus e del Bianco, congestionando le autostrade e inquinando.  In questi anni in Svizzera sono stati costruiti due tunnel simili a quello della TAV. Nel frattempo il PIL procapite della Bassa Valle e’ sceso ai livelli delle regioni del Sud. Per fortuna alcuni  ragazzi valsusini nel frattempo hanno preso il diploma da macchinisti a Bologna e ora sono stati assunti dalle aziende private che gestiscono il trasporto merci su ferrovia.  A dimostrare che al trasporto green ci crediamo perché vogliamo bene al nostro Paese e ai nostri figli, nel 2009, quando ero al governo, feci approvare la norma del FERROBONUS , l’incentivo alle aziende a usare il trasporto merci su rotaia . Siamo stati i primi in Europa e all’epoca Greta andava ancora l’asilo. L’Italia cioè non costruisce solo le reti ferroviarie ma si è data un incentivo che spinga ulteriormente le aziende a scegliere il trasporto su rotaia. Siamo più green noi che non molti che si dicono ambientalisti e si battono contro la TAV.  In questi lunghi anni I costi sono sicuramente aumentati di tre miliardi di euro. Mi fido della assicurazione del Direttore della TELT, Bufalini, che i lavori termineranno nel 2033. Mi piacerebbe però che la Regione insieme al bravissimo Commissario MAUCERI riuscisse a supportare molto meglio i Comuni nella realizzazione di tutte le opere di compensazione concordate nei mesi scorsi.  Se tutti capiamo che quando ci sarà la TAV, Torino sarà nel centro della futura rete di trasporti merci e passeggeri europea con enormi ricadute . Se in Val Susa tutti capissero che attorno alla nuova Stazione internazionale e alla linea ferroviaria verso Torino i terreni si valorizzeranno come mai prima, allora i prossimi anni saranno anni di attesa del meglio e non di paura di mostri immaginari. Capirlo ora ci aiuterà molto, capirlo dopo che l’opera sarà realizzata sarà una magra consolazione.
Mino GIACHINO 
SITAV SILAVORO

Semaforo antismog, torna il livello 0 (bianco)

Secondo i dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte, da sabato 24 gennaio, e fino a lunedì 26 gennaio 2026 (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico torneranno al livello 0 (bianco), con le sole misure strutturali di limitazione del traffico previste del semaforo antismog.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute  .

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“Donna, Vita, Libertà”: presidio di solidarietà, in piazza Castello a Torino, con il popolo iraniano

In testa l’“Associazione Culturale Italia Iran”

Lunedì 26 gennaio, ore 18

Non si può non reagire, oltre che non inorridire.

Di fronte alla brutale ondata repressiva che sta colpendo l’Iran (oltre 2500 vittime dal 28 dicembre scorso, giorno di inizio delle proteste contro il regime dell’Ayatollah Alì Khamenei, che arrivano a 12mila per il sito di opposizione “Iran International” e addirittura a 20mila secondo “CBS”, fra le principali reti televisive americane), AcliAnpiArci e CGIL insieme all’“Associazione Culturale Italia Iran” promuovono un “presidio di solidarietà” con il popolo iraniano che si terrà lunedì 26 gennaioalle 18in piazza Castello, a Torino. Obiettivo: “dare voce – dicono i promotori – a una mobilitazione popolare ampia, non violenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali”.

“L’urgenza di questa manifestazione – proseguono – risiede nella volontà di esprimere una posizione politica e sociale limpida, fondata sulla condanna senza ambiguità della violenza del regime e sul sostegno incondizionato alle istanze di libertà che arrivano dalle piazze. I promotori riconoscono in questa rivolta il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, esacerbata dalla corruzione sistemica e da un apparato di potere che risponde alle richieste di dignità con l’uso illegale della forza, arresti di massa e torture”.

L’iniziativa subalpina risponde all’appello di “AOI – Associazione Organizzazioni Italiane” (la rete che rappresenta le “ONG” italiane di Cooperazione Internazionale), di “Rete Italiana Pace e Disarmo”“Sbilanciamoci” (rete di “Associazioni Italiane” che dal 1999 promuove un’economia di giustizia e sostenibilità, focalizzandosi su diritti, ambiente, pace, welfare e finanza etica) e “Stop Rearm Italia”; appello teso a chiedere con forza il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e una ripresa reale dell’iniziativa diplomatica internazionale. Dietro, l’impellente necessità, che l’Europa scelga la strada della “pace” e della “pressione politica”, abbandonando la “logica del riarmo” e dell’“escalation militare” per investire, al contrario, risorse nella “giustizia sociale” e nella “cooperazione”.

Forti, dietro e in appoggio a tali richieste, le parole di Samir Garshabi, membro dell’“Associazione Culturale Italia-Iran” di Torino:  “Come iraniani e iraniane della diaspora seguiamo con profonda preoccupazione e dolore quanto sta accadendo in Iran. Il regime ha oscurato i mezzi di comunicazione, isolando il Paese dal mondo mentre è in corso una repressione durissima e un massacro che colpisce la popolazione civile. Nonostante tutto, il popolo iraniano continua a scendere in piazza con straordinario coraggio, rivendicando diritti, libertà e dignità”.

“Per tutto questo chiediamo alle forze politiche progressiste e alla società civile italiana – aggiunge Samir – di non restare in silenzio e di schierarsi apertamente al fianco di chi oggi lotta per il proprio futuro. Allo stesso tempo, respingiamo ogni ipotesi di intervento militare esterno: la storia dimostra che le ingerenze straniere e le logiche di guerra non portano democrazia. L’unica via possibile è l’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua volontà, della sua pluralità e del suo diritto a costruire un futuro di libertà, democrazia e uguaglianza sociale”.

g.m.

Nelle foto:  Immagine repertorio Presidio, Locandina Presidio