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Passeggiando per Cioccolatò

CIOCCO

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Ci piacerebbe vedere (ed assaggiare) molti più prodotti artigianali visto che Torino è la patria del cioccolato, ma comunque torniamo a casa soddisfatte con i nostri dolci acquisti attendendo con ansia la prossima edizione!

 

Domenica pomeriggio, passeggiando per Piazza San Carlo, veniamo investite da un profumo eccitante e aromatico che percorre le vie del centro. Il nettare degli dei: la Cioccolata, declinata nelle sue molteplici forme, è la sovrana assoluta della nostra bella Torino, soprattutto dal 21 al 30 novembre in occasione di CioccolaTò.

 

Arrivando con il 4 da Borgo Filadelfia, scendiamo all’altezza di Piazza CLN,  percorriamo Via Roma buttando uno sguardo alle due fontane rappresentanti il Po e la Dora e, finalmente, arriviamo nel salotto buono di Torino: Piazza San Carlo.

 

Il primo stand che incontriamo sulla sinistra è quello dei Pan di Stelle, uno dietro l’altro si susseguono vari stand promozionali fino ad arrivare al padiglione collegato all’Expo 2015 e allo stand della Centrale del Latte che dà degli assaggi di panna montata e che ha fornito i grembiuli agli operatori degli stand. Ma la parte veramente interessante è sul lato opposto: uno dopo l’altro possiamo ammirare montagne di cioccolato di vari tipi, gusti e forme(dalle palle di natale ai liquori, dalle classiche tavolette a varie opere artistiche).

 

La novità di quest’anno è senza dubbio il cioccolato al farro che, a nostro giudizio, rimane più croccante di quello con il riso soffiato…Voltiamo lo sguardo e rimaniamo colpite da un immenso gianduiotto pronto per essere tagliato a fette, poco lontano occhieggia un cremino di uguali dimensioni… per non parlare degli spiedini di frutta intinti nella cioccolata calda e delle crepes ripiene di cioccolata spalmabile situate poco più in là.

 

Alcuni stand offrono  assaggi gratuiti, altri no, ma vale sicuramente la pena lasciarsi andare ai peccati di gola. Interessanti gli stand con i gadget a tema…cioccolatoso. Ci piacerebbe vedere (ed assaggiare) molti più prodotti artigianali visto che Torino è la patria del cioccolato, ma comunque torniamo a casa soddisfatte con i nostri dolci acquisti attendendo con ansia la prossima edizione!

 

(Foto: il Torinese)

Chiara Mandich
Maria Ferreri

Vetrine infrante e svastiche al circolo Pd di Santa Rita

POLIZIA CROCETTA

Blitz vandalico in via Dina a Torino

 

AGGIORNAMENTO

Il segretario regionale Pd, Davide Gariglio su facebook: “É l’ennesimo vile atto teppistico contro il principale partito della nostra Regione. Ripareremo i danni e continueremo ad essere presenti sul territorio”.

 

Vandali scatenati contro una sede del Partito Democartico di Torino. Le vetrine sono state infrante e  sono state disegnate svastiche sui muri in via Dina a Torino, presso  il circolo Santa Rita-Mirafiori Nord del Pd. Il blitz  da parte di sconosciuti è avvenuto  ieri in tarda serata. La polizia sta cercando attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, di identificare gli autori dell’atto vandalico. Anche per capire se si tratta di “normali” teppisti o se il gesto abbia una effettiva matrice politica.

 

(Foto: il Torinese)

Crisi galoppante, Alenia in piazza mentre cala il fatturato dei commercianti

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A protestare sono i avoratori degli stabilimenti torinesi di Finmeccanica, 4.700  in tutto, che scioperano quattro ore contro un temuto  ridimensionamento delle attività produttive

 

 E’ vero che a Torino nell’ultimo anno sono stati aperti centinania di nuovi bar e ristoranti ma, purtroppo, Il fatturato delle imprese piemontesi del commercio al dettaglio e della ristorazione è in calo  tra luglio e settembre 2014. Registra, infatti, un -0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non va meglio  l’abbigliamento (-0,9%), l’alimentare (+0,1) è sostanzialmente stabile. E, se un’indagine di qualche mese fa diceva che l’effimero “non tira”, in realtà cultura e tempo libero  sono in crescita: +2,8%. La conferma che è su questi ambiti che si deve investire. La fotografia economica subalpina arriva dall’indagine congiunturale del terzo trimestre 2014 realizzata da Unioncamere Piemonte. L’organismo chiede alla politica e alle istituzioni di “adottare misure di sostegno alle strutture commerciali del territorio”.

 

 Intanto la crisi si manifesta (e manifesta) in piazza. A protestare sono i avoratori degli stabilimenti torinesi di Finmeccanica, 4.700  in tutto, che scioperano quattro ore contro un temuto  ridimensionamento delle attività produttive. Il corteo nel centro città è  stato aperto dai lavoratori dell’Alenia di Caselle. I sindacati Fim, Fiom e Uilm incontrano il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino per chiedergli l’apertura di un tavolo di crisi sull’aerospazio.
   

Da segnalare che un delegazione cinese si trova nel Cuneese per un educational che prelude a Expo 2015, nell’ambito del progetto BookingPiemonte.it. Lo scopo è sviluppare pacchetti turistici verso il Piemonte. Per Expo in Cina sono già stati venduti 1.2 milioni di biglietti. C’è da sperare che anche la nostra regione venga lambita dal successo dell’esposizione milanese.

 

AGGIORNAMENTO

Il governatore  Chiamparino chiederà un incontro all’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti,  sul futuro del settore aerospaziale. Ne ha parlato nell’incontro con i sindacati e i lavoratori dell’azienda.

 

 

 

(Foto: archivio)

Sanità, o si taglia o si muore. Chiamparino: “Time is over”

regione giunta

giunta regionale chiampa

A Susa un migliaio di cittadini ha manifestato in piazza D’Armi di fronte all’ospedale che la Giunta regionale intende ridurre a struttura di area disagiata chiudendo  il reparto di ginecologia

 

 AGGIORNAMENTO

“Time is over – dichiara Sergio Chiamparino all’Ansa a proposito della riforma degli ospedali – se qualcuno pensa che basti una manifestazione per cambiare una decisione, non è così. Le uniche modifiche possibili sono quelle che possono avvenire a parità di soldi, tempi e qualità dei servizi”.

 

L’allarme era stato lanciato dal presidente Anci e sindaco metropolitano Piero Fassino in Parlamento: per città e province, a causa dei tagli del governo,  si rischia il default. E anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che si trova a fare i conti con la pesante situazione finanziaria del suo ente, aveva parlato  di “rischio effetto domino” poiché le competenze delle amministrazioni necessitano di risorse o è l’inizio della fine. E per la Regione Piemonte è anche peggio del previsto.

 

La pesante situazione finanziaria che ha portato la Regione alla riforma ospedaliera di Antonio Saitta sta dando vita a proteste sul territorio, nonostante il governatore regionale abbia spiegato ai suoi che senza i tagli nelle strutture sanitarie si rischia il fallimento. A Susa un migliaio di cittadini ha manifestato in piazza D’Armi di fronte all’ospedale che la Giunta regionae intende ridurre a struttura di area disagiata chiudendo  il reparto di ginecologia. E’ stato il comitato «Io ho partorito a Susa» ad organizzare la protesta che ha raccolto l’adesione  di diversi sindaci dei comuni della Valleche, presenti con le fasce tricolori. Al corteo sono intervenuti  anche parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle.

 

Attraverso le colonne della Stampa Claudio Savio, portavoce del comitato, dice «negano il diritto sanitario alle piccole donne e ai piccoli uomini del futuro, la Valsusa è molto lunga e le donne dovranno percorrere distanze anche di 70-80 chilometri». Ora si vedrà se la manifestazione annunciata si terrà anche a Verbania, patria dell’assessore al Bilancio Aldo Reschigna, titolare della impegnativa delega al Bilancio regionale. Reschigna ha condiviso in pieno la linea Chiamparino: o si taglia o si muore. Anche il segretario regionale Pd, Davide Gariglio richiama tutto il partito al senso della responsabilità. Di fronte alle necessità i localismi devono essere abbandonati. La Regione spera che l’incontro con il ministro Padoan dei giorni scorsi dia il via al famoso Salva Piemonte, che rappresenterebbe una boccata di ossigeno per le casse regionali.

I No Tav tornano in piazza a Torino e Chiomonte

no tav locandinaIl movimento chiede la liberazione dei quattro attivisti in carcere alle Vallette per terrorismo

 

Due manifestazioni no Tav oggi pomeriggio,  una a Torino in piazza Castello e la seconda al cantiere di Chiomonte. Alle 15 dalla piazza torinese è partito un corteo per denunciare quelle che gli attivisti contro la Torino-Lione definiscono le “bugie del governo” sui costi dell’opera e sui fondi europei. I No Tav, inoltre, chiedono la liberazione dei quattro attivisti in carcere alle Vallette per terrorismo.

Il corteo ha visto la partecipazione di un migliaio di persone è  si concluso con l’incendio di un finto compressore: un messaggio simbolico rispetto all’accusa di terrorismo rivolta ai quattro anarchici, simpatizzanti No Tav, accusati dell’assalto al cantiere della Torino-Lione in cui un compressore venne bruciato. Sul finto compressore dato alle fiamme c’erano i nomi di alcuni imprenditori valsusini che lavorano per  realizzare la Tav.

 

Ecco cosa scrive il sito notav.info a proposito della manifestazione:

 

“Il 14 novembre è stata formulata la richiesta di 9 anni e 6 mesi di reclusione per i NOTAV Chiara, Claudio, Mattia, Niccolo’, in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo, per un atto di sabotaggio, incendiando un compressore, anche se la Cassazione ha già escluso si possa parlare di terrorismo. A dicembre sarà emessa la sentenza. Altri tre compagni sono in carcere per lo stesso episodio, in attesa di giudizio.A gennaio, invece, verrà emessa la sentenza del Maxiprocesso ai 53 No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011, date storiche della lotta No Tav, in cui sono state richieste condanne per un totale di quasi 200 anni di reclusione e più di due milioni di euro per danni a persone, cose e “all’immagine dello Stato italiano”!”

 

Partendo da queste premesse il movimento ha invitato attraverso il web a partecipare alle manifestazioni.

La sinistra torinese tra Caporetto sanitaria e mercatini di Natale

molinetteLa medicina che la Giunta del Chiampa ha somministrato alla sanità è ben più severa di quella che era stata approntata dall’allora assessore Monferino e che la Giunta Cota, sommersa dalle proteste e non ben salda nei suoi propositi, non era riuscita a imporre

 

Di sanità si è discusso un po’ ovunque, nell’ultima settimana, meno dove sarebbe stato opportuno! E’ questa, in sostanza, l’accusa che l’opposizione lancia ad Antonio Saitta, reo di aver fatto approvare dalla Giunta la riorganizzazione sanitaria senza farla pervenire prima a Palazzo Lascaris. Di fronte all’ennesima volta in cui l’assessore si presentava con le generiche slide, già viste e straviste, il giovane leghista Alessandro Benvenuto è sbottato sui social: “Ma siamo su scherzi a parte?”.

 

Il comportamento del titolare della sanità piemontese era dettato tutt’altro che dall’intenzione di irritare l’opposizione (non sia mai…) ma piuttosto necessitato dalla suprema prudenza alla quale è stato abituato dalla lunga navigazione nell’amministrazione e nei meandri del Pd. Infatti, Saitta non voleva esporre in commissione le scelte, proprio perché non si fidava della reazione che correnti ed esponenti piddini avrebbero avuto, di fronte a tagli dolorosi e chiusure di reparti e ospedali. Sì, perché la medicina che la Giunta del Chiampa ha somministrato alla sanità è ben più severa di quella che era stata approntata dall’allora assessore Monferino e che la Giunta Cota, sommersa dalle proteste e non ben salda nei suoi propositi, non era riuscita a imporre.

 

Sarà chiusura non solo per Valdese e Oftalmico, nella scorsa legislatura difesi “a sangue” dalla sinistra, ma anche per il M. Vittoria, con il ridimensionamento del S. Luigi, l’eliminazione di emodinamica a Moncalieri (che la graziosa sindachessa aveva difeso dall’assalto monferin-cotiano), un incerto destino per il Gradenigo… Insomma, un massacro, a fronte del quale, in effetti l’opposizione può soltanto accampare problemi di forma (“non ci avete fatto vedere le tabelle”) piuttosto che di sostanza, perché da questo punto di vista vi è la conferma che la Giunta Cota  aveva visto giusto, senza però riuscire a portare a termine il compito.

 

Scontata la rivolta dei campanili, dei primari (200 posti in meno su 800), si attendono gli assalti dei comitati “salviamo l’ospedale” in arrivo in forze a Torino. E anche il più importante quotidiano ha soffiato un po’ sul fuoco, con titoli e sommari da “l’ospedale non può morire” a “le partorienti valsusine saranno costrette a farlo a Rivoli, se non addirittura a Torino” (una deportazione!), insomma uno scenario da Caporetto annunciata. Centra poco con la sanità, ma a confronto ha fatto tenerezza l’appello, pubblicato sull’altro quotidiano, per scongiurare la mannaia sull’Agenzia per le adozioni, un “salvate il soldato Colella” in piena regola, che cerca di evitare l’eliminazione dell’ente di cui è appunto direttrice Anna Maria Colella, già portaborse dell’ex-ministro Livia Turco (anche lei recentemente riapparsa a piangere in tv).

 

Dall’elenco dei protestatari manca solo un protagonista non proprio minore … quel Comune di Torino che esce con le ossa rotte dalla cura saittiana. Eppure a Palazzo Civico continuano signorilmente a ignorare quello che succede in Piazza Castello, a poche centinaia di metri dal municipio. Forse perché sono impegnati a discutere di ben altri, più urgenti, fondamentali ed epocali problemi, che non una banale riforma sanitaria che spegne la luce in tre o quattro ospedali cittadini. Infatti, assessori e consiglieri comunali di maggioranza si sono sfidati, questa settimana, sul tragico e angoscioso dilemma: bancarelle per il mercatino di Natale in via Roma, sì o no?

 

Ghinotto

 

(Foto: il Torinese)

Caso Eternit tra rabbia, delusione e (poca) speranza

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Spuntano le carte processuali da cui emergerebbe il tentativo dell’azienda di insabbiare la pericolosità dell’amianto: “Dobbiamo combattere con tutti i nostri mezzi” affinchè l’amianto non venga screditato nei confronti dell’opinione pubblica

 

Per i familiari delle vittime della fabbrica della morte le speranze che – dopo la sentenza choc della Cassazione – venga fatta un po’ di giustizia restano appese a tre inchieste in corso a Torino per il caso Eternit. La prima riguarda l’ accusa contro Schmidheiny per omicidio volontario per a morte causata da  mesotelioma di 213 persone. La seconda è relativa alle morti degli italiani che lavoravano negli stabilimenti del gruppo industriale in Svizzera e Brasile. Il terzo ha invece a che fare con  le fabbriche di Balangero, su cui uno studio epidemiologico commissionato dal giudice Raffaele Guariniello ha trovato le prove di 214 decessi riconducibili al contatto con l’ amianto bianco. Il magnate Schmidheiny è indagato perché la fabbrica di Balangero faceva parte dell’azienda Eternit.

 

Nel dibattito sul caso Eternit interviene anche l’arcivescovo di Torino: “E’ una tragedia per gente che soffre e piange i suoi morti. La giustizia deve dare segni concreti di fiducia e speranza”. Così monsignor Cesare Nosiglia che sollecita la politica “a mettere subito in agenda la riforma della giustizia e delle norme sulla prescrizione. Se ne parla tanto, poi passato il caso tutti se ne dimenticano, ma questa è una priorità che bisogna affrontare subito”.

 

Intanto spuntano le carte processuali da cui emergerebbe il tentativo dell’azienda di insabbiare la pericolosità dell’amianto: “Dobbiamo combattere con tutti i nostri mezzi” affinchè l’amianto non venga screditato nei confronti dell’opinione pubblica. Così riporta un documento aziendale del 1976 approvato  con il consenso dell’amministratore delegato Stephan Schmidheiny, entrato a far parte delle carte processuali. I pm torinesi dopo l’annullamento della condanna per disastro ambientale stanno indagando  per omicidio volontario e , a loro parere, il magnate svizzero fece opera di disinformazione.

Parte il 32° TFF con una valanga di film e prime mondiali

torino-film- Un festival più semplice, senza una diva per la cerimonia di apertura, ma i film non ne risentiranno. 195 titoli, con  45 anteprime mondiali e 23 internazionali, si parte con Gemma Bovery (di A.Fontaine, 2014) e si concluderà il 29 con Wild (di J.Vallée, 2014)

 

Questa nuova edizione del TFF è all’insegna della sobrietà. Molti film horror, tra i quali la copia restaurata di Profondo Rosso (1975), presentata dallo stesso Dario Argento, thriller e noir, ha spiegato la direttrice Emanuela Martini. In tempi di crisi Torino non ha voluto rinunciare all’importante appuntamento dedicato al cinema.

 

Anche se è un festival più sobrio, senza una madrina per la cerimonia di apertura, i film non ne risentiranno. 195 titoli, con  45 anteprime mondiali e 23 internazionali, si parte il 21 con Gemma Bovery (di A.Fontaine, 2014) e si concluderà il 29 con Wild (di J.Vallée, 2014), molte le sezioni presenti da Torino 32 ai fuori concorso presentati in Festa Mobile, che vedrà fra gli altri l’ultimo film di Woody Allen, Magic in the Moonlight, e una nuova sezione Diritti e Rovesci, curata dal Guest Director Paolo Virzì, che tratterà i temi dei diritti umani e  dei risvolti negativi. Paolo Virzì, attualmente negli Stati Uniti per la promozione de Il Capitale Umano il lizza per gli Oscar, sarà in sala per parlare insieme ai registi dei documentari che popolano questa sezione e per parlare con il pubblico. 

 

Tra le novità di quest’anno anche la collaborazione con la Fondazione Sandretto Rebaudengo che si auspica possa inaugurare quest’anno una forma di sinergia tra le diverse realtà legate alla cultura sul territorio piemontese. Continua anche la rassegna dedicata alla New Hollywood, per il secondo anno innumerevoli i titoli proposti da Emanuela Martini, che ha curato anche il volume pubblicato da Il Castoro e che sarà disponibile nei giorni del festival. Ricca anche la proposta di documentari, oltre che alla riproposizione di alcuni film cult tedeschi per celebrare il gemellaggio Torino-Berlino partito proprio pochi giorni fa. Ci aspettano, dunque, giorni intensi all’insegna del buon cinema e non ci resta che attendere la settimana prossima per saperne di più.

 

Cristina Colet

Rivoluzione Sanità, per Saitta è la strada giusta

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Forza Italia chiede la convocazione di un Consiglio regionale straordinario

 

L’assessore alla Sanità, Antonio Saitta ha annunciato che a breve ci sarà l’eliminazione del blocco del turn-over. Da parte del governo, dice Saitta, c’è la conferma che il percorso di risanamento intrapreso dal Piemonte in campo sanitario è la risposta giusta alle problematiche del settore.

 

“A luglio – dice l’assessore all’Ansa – avevamo ricevuto le ultime dure accuse di inadempienza riferite alla Giunta Cota, oggi torniamo da Roma con le prime parole di apprezzamento per la Giunta Chiamparino e non possiamo che essere soddisfatti”.

 

Non è dello stesso avviso l’opposizione in Regione. “Abbiamo fatto formale richiesta in Commissione Sanità di un Consiglio regionale straordinario per dibattere la riforma della rete ospedaliera”. Ad annunciarlo il capogruppo Gilberto Pichetto e i commissari del gruppo di Forza Italia nella IV Commissione Massimo BeruttiClaudia Porchietto, Daniela Ruffino Gianluca Vignale.

 

I consiglieri azzurri affermano: “Reputiamo che una riforma di tale portata deflagrante per i piemontesi non possa che approdare al dibattito in aula. Il centrosinistra fino ad ora ha evitato scientificamente il confronto: crediamo che sia giunto il momento che venga in Consiglio a spiegare le ragioni e le scelte di razionalizzazione che ha imposto sacrificando alcuni territori rispetto ad altri. È giunto insomma il tempo che il centrosinistra di assuma le proprie responsabilità di fronte agli elettori dopo quattro anni di false e vane promesse a semplice scopo elettorale fatte alle spalle del Piemonte” . 

 

Come già scritto precedentemente, la “rivoluzione” sanitaria della Giunta Chiamaprino suddivide il Piemonte in sei quadranti : l’ospedale hub registra oltre 70.00 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 di abitanti ed è dotato di tutte le specialità; il Dea di 1° livello registra oltre 45.000 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti, è dotato di punto nascita, cardiologia e neurologia; l’ospedale di base registra oltre 20.000 passaggi l’anno in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 80.000 e 150.000 abitanti, è dotato di pronto soccorso, medicina, chirurgia e ortopedia; l’ospedale in area disagiata registra meno di 20.000 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza inferiore a 80.000 abitanti, è dotato di pronto soccorso, medicina, chirurgia ambulatoriale.

 

(Foto: il Torinese)

Delitto Musy, spunta l’ipotesi di omicidio su commissione

La nuova pista è emersa nel corso del  nel processo in corso al Palagiustizia di Torino

+++FERITO MUSY: FERMATO IL PRESUNTO SPARATORE +++musy

Si infittisce il giallo del delitto di Alberto Musy, il consigliere comunale morto a seguito delle ferite procurate dai colpi di pistola sparati due anni fa dal misterioso killer con il volto coperto dal casco nero Acerbis Nano. Ora c’è l’ipotesi di un omicidio  compiuto su commissione. La nuova pista è emersa nel corso del  nel processo in corso al Palagiustizia di Torino, in cui  è imputato Francesco Furchì. E’ l’accusa ad avere prodotto un’intercettazione telefonica tra un conoscente dell’imputato, di nome Francesco Filippis e  la sorella, Caterina Furchì. Il pm Francesco Furlan ha “scovato” una cifra di 30mila euro che parrebbe essere  stata versata sul conto della donna e su cui la Corte d’Assise ha previsto accertamenti.