IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Le riflessioni che ho scritto sul referendum e sul quorum da rispettare e non raggiunto sono state autorevolmente confermate sul “Corriere della sera” da Sabino Cassese, il principe dei costituzionalisti in un mondo di improvvisatori che interpretano e distorcono la Costituzione, non più la più bella del mondo, come vogliono, in misura del loro tornaconto politico e della loro ignoranza giuridica. Cassese evidenzia come i quesiti referendari siano stati considerati talmente negativi da non meritare neppure la partecipazione al voto. E’ un’ipotesi che ha trovato conferma nel non voto. Il giurista inoltre riflette sulle ragioni che portarono i costituenti a scegliere il quorum per i referendum abrogativi ( in assenza di quorum una minoranza di votanti avrebbe potuto smentire la maggioranza parlamentare che aveva legiferato) , creando la regola della maggioranza degli aventi diritto al voto (il 50 % più 1) a tutela della fondatezza dello strumento referendario che non può essere posto in mano ai primi che capitano: la democrazia è una cosa seria e solo Mussolini parlava di <<ludi cartacei>> . Cassese inoltre ribadisce l’intangibilità del quorum che non può essere abbassato a piacimento dei demagoghi che hanno tentato di usare il referendum per scopi impropri come quello di abbattere il governo in carica. Ci sono tuttavia due riflessioni da aggiungere: la necessità di aumentare il numero di 500mila firme per richiedere il referendum, un numero equo nel 1948, oggi nella società della comunicazione di massa e dei social assolutamente ridicolo. Ma l’assurdo è giunto quando si è consentita la raccolta per via informatica, mentre il voto continua a dover essere espresso di presenza. Quella raccolta si è rivelata una passeggiata che non ha trovato conferma nel non voto degli italiani . Le spese sostenute per i referendum falliti andrebbero addebitati ai proponenti che nel caso di raggiungimento del quorum avrebbero avuto diritto ai rimborsi. Il danno erariale appare evidente e gli unici ad avere diritto al rispetto sono i cittadini, non gli attivisti accorsi a votare.

Era presente il consigliere regionale Sergio Bartoli, già sindaco e ora consigliere comunale di Ozegna, presidente della Commissione Ambiente della Regione. Ecco il suo commento : “Per me, tornare a sedere tra i banchi del Consiglio come primo eletto della lista Trasparenza e Futuro – Pozzo Sindaco è stato un onore e una grande emozione. Ringrazio ancora tutti coloro che mi hanno accordato fiducia: continuerò a lavorare con serietà, spirito di servizio e piena dedizione al nostro paese. L’insediamento del Consiglio segna l’inizio di un nuovo percorso, nel segno della continuità, della trasparenza e della concretezza, con l’obiettivo comune di costruire, insieme, il futuro di Ozegna. Auguro a tutti i colleghi Consiglieri – di maggioranza e minoranza – buon lavoro. Le sfide non mancheranno, ma con il contributo di ciascuno potremo affrontarle con equilibrio e senso delle istituzioni”.

Ma ve lo immaginate un Franco Marini, per citare l’ultimo grande leader nazionale del popolarismo