Era di fine giugno la notizia degli arretrati accumulati dagli Uffici anagrafici pari ad un totale di circa 300mila documenti complice, senza dubbio, la chiusura causa Covid, di molte sedi anagrafiche decentrate.
Il presidente del Veneto Luca Zaia richiama giustamente alla necessità di trovare una linea di comportamento omogenea fra i Paesi alpini sull’imminente stagione sciistica.
Avendo sollevato questo profilo di un problema che è di importanza capitale per il turismo invernale e con un impatto notevole sul Pil, osservo che Paesi dell’Unione europea come Francia, Austria e Slovenia, e, fuori dalla Ue, la Svizzera, hanno già deciso in piena autonomia di aprire le piste da sci e dunque gli impianti e quant’altro. Il governo italiano è davanti a un bivio complicato e difficile per decidere quale strada prendere: adeguarsi alla concorrenza dei Paesi Alpini, e consentire l’apertura di tutti gli impianti? Oppure bloccare la stagione sciistica mandando gambe all’aria migliaia di imprese e lasciando sul lastrico decine di migliaia di lavoratori?
Esiste una terza via, che mi permetto di suggerire al presidente Conte e al ministro Spadafora: adottare misure molto restrittive sul piano sanitario, evitare gli assembramenti dell’ “après ski” nei pub o nelle discoteche per non ripetere i disastri ferragostani, e con questo favorire la stagione sciistica. Trovo che sarebbe un modo intelligente per evitare il collasso economico del settore ma anche per reggere la competizione con i Paesi alpini. Anzi, sono convinta che un sistema di ferree regole sanitarie potrebbe attirare turisti di altri Paesi. Agli operatori turistici un suggerimento: perché non includere nel pacchetto vacanze un test antigienico all’arrivo e uno alla partenza per ogni ospite?
on. Daniela Ruffino, deputata piemontese di Forza Italia
“E lasci nei cassetti i sogni della gioventù paninara”
“La commissione regionale è stata l’ennesima messinscena, è persino imbarazzante discutere in poche ore un impianto progettuale che dispone di oltre un miliardo di euro, ma lo è ancora di più se, come ci hanno detto gli Assessori Marrone e Tronzano, quei progetti sono il loro libro dei desideri o un elenco di sogni nel cassetto: significa che la Giunta piemontese non fa sogni da un po’ di tempo, metà sono scopiazzati male e l’altra sono sogni di una gioventù che non esiste più. Noi quando sogniamo lo facciamo talmente forte che ci sanguina il naso” – è il commento di Marco Grimaldi, capogruppo di Liberi Uguali Verdi a margine della discussione in prima commissione regionale che ha discusso i piani della Giunta per il Recovery Fund.
“La Giunta regionale ha detto agli uffici di tirare fuori dai cassetti tutti i progetti che là giacevano ma alcune cose era meglio se ci rimanevano: il lavoro di sintesi manca totalmente di una visione del futuro della nostra regione, è un groviglio di progetti venuti per la metà fuori dagli anni ’90 con un buon numero di marchette territoriali mal distribuite, coperti da un inglese “Smart” copia e incolla. Non esiste una sola soluzione ai problemi dei nostri tempi – commenta Grimaldi – siamo uno dei territori più inquinati d’Europa e la Capitale della disoccupazione giovanile eppure di queste sfide epocali non c’è traccia nel piano della Giunta”.
“Là fuori ci sono giovani donne e giovani uomini che ci chiedono risposte vere ai loro problemi, ci sono tante cose che possiamo fare per noi e per loro: possiamo risolvere il problema delle abitazioni per il diritto allo studio e per le fasce più povere di piemontesi per i prossimi 25/30 anni; possiamo rivoluzionare completamente la mobilità del capoluogo attraverso 10 flotte per 10 linee leggere di superficie; possiamo sfruttare le linee del Governo per abbattere i costi energetici di tutto il patrimonio pubblico regionale a partire dalla sanità e dalla cultura, riconvertendo in senso ecologico l’economia piemontese; possiamo far diventare gli Atenei della nostra Regione un’attrazione internazionale senza pari. Possiamo sognare in grande – conclude Grimaldi – spero davvero che avremo il coraggio di ripensare i progetti scoraggianti che ci sono stati presentati oggi dai paninari, e spero che potremo farlo insieme alla vera Next Gen, che è già in strada a pretendere un futuro che non puzzi di questo tempo”.
«La DGR 1-2253 dell’11 novembre 2020 traccia le linee di indirizzo per le strutture residenziali e semi residenziali per disabili, minori, anziani, area dipendenze, area contrasto alla violenza, nella fase 4 dell’emergenza da COVID-19. Vi si prevede che, prima dell’inserimento di un nuovo ospite, deve essere disponibile, nelle 48-72 ore precedenti, l’esito negativo di un tampone molecolare nasofaringeo per la ricerca di Covid-19.
Nel caso di esito negativo del tampone, la persona può essere ammessa in struttura prevedendo 14 giorni di isolamento e al termine tampone antigenico (rapido) di controllo. La Giunta regionale ha previsto uno screening periodico ogni 15 giorni nelle RSA per anziani e ogni 30 giorni nelle altre strutture. Ha inoltre fornito gratuitamente i test rapidi a molte strutture (non tutte). Tuttavia, per i tamponi da fare in caso di nuovo inserimento o di comparsa dei sintomi in un momento diverso da quello dello screening periodico, ogni struttura deve organizzarsi in autonomia. La Giunta, infatti, non ha dato un preciso mandato alle ASL o alle USCA. Accade pertanto che le RSA riescano a fare i tamponi rapidi avendo degli infermieri in struttura, mentre le residenze per disabili, minori o per le dipendenze si trovano scoperte, pur essendo anche queste realtà molto vulnerabili al contagio. Alle richieste di aiuto delle residenze le ASL rispondono in modo eterogenero, col risultato che nei casi di urgenza le residenze pagano di tasca propria il tampone in regime privatistico. L’assenza di un mandato chiaro alle ASL in merito all’assistenza da fornire a queste strutture genera pertanto pericolosi ritardi e disomogeneità territoriale, anche all’interno della stessa ASL. Purtroppo-nel rispondere al mio Question Time-l’assessore Icardi ha ribadito che ogni struttura deve organizzarsi in autonomia, dimenticando che si tratta di organismi accreditati, cioè concessionari di pubblico servizio, per di più ad alto rischio contagio. Chiediamo alla Regione di garantire anche a queste strutture prive di personale sanitario il necessario supporto per eseguire i tamponi senza ritardi. Icardi dice che si farà parte diligente, ma non spiega come. È un “Ponzio Pilato diligente”?».
Monica CANALIS – vice Segretaria Pd Piemonte e consigliera regionale
Ruzzola (Fi): “Stagione sciistica in sicurezza”
“La conferenza Stato-Regioni ha tracciato la rotta sugli impianti sciistici, approvando all’unanimità delle linee guida per la loro riapertura in sicurezza
Non è praticabile pensare di stoppare il secondo settore per fatturato in Piemonte non considerandolo essenziale. Non esiste una quantificazione economica per ristorare i danni che subirebbe questo comparto che rischia veramente di collassare se venisse fermato per tutti i mesi invernali, dopo aver già subito ingenti danni lo scorso inverno. Lancio un appello al Governo affinché riveda l’ipotesi di chiusura degli impianti che pare più improntata ad una visione ideologica della montagna, come luoghi di vacanza di una piccola minoranza di privilegiati e ricchi. La montagna è economia culturale, turistica, produttiva e molto altro ancora, se il Governo dovesse non prendere in considerazione il nostro appello di apertura degli impianti in sicurezza rischia di buttare al macero anni di politiche a favore del ripopolamento delle aree marginali italiane”. Ad affermarlo in una nota il capogruppo di Forza Italia in Regione Piemonte Paolo Ruzzola.
A Giaveno nasce la Buona Destra
Riceviamo e pubblichiamo / Buona Destra Piemonte, nell’ottica di una sempre maggiore radicazione nel territorio, annuncia la nascita di un nuovo Comitato Locale: Buona Destra Giaveno.
Con la nascita di questo comitato, la Buona Destra punta ad instaurare un maggior contatto e confronto con i cittadini di una zona fondamentale sia dal punto di vista economico che culturale, per rappresentarne al meglio le problematiche e le istanze in sede istituzionale.
In un momento di grossa crisi economica e sociale, come quello che stiamo attraversando ora, e che influirà sul futuro prossimo del nostro paese, Buona Destra si prefigge l’obiettivo di progettare proposte politiche concrete, lontane dalla politica degli slogan urlati e dall’imperversante populismo attuale.
Anche sul territorio di Giaveno, Buona Destra punterà a rappresentare i valori liberali, laici ed europeisti che ne contraddistinguono il manifesto politico, dando voce a tutti coloro che si riconoscono in questi principi.
Il grandissimo interesse suscitato verso il nostro ambizioso progetto politico, e le tante adesioni di questi giorni, ci fanno capire quanto si senta la necessità di un ritorno ad una politica progettuale, programmatica, moderata e che fondi, la propria comunicazione, sulla condivisione e non sulla ricerca continua dello scontro.
Senza elenchi di problemi, senza puntare il dito contro il nemico del momento, Buona Destra attuerà una politica propositiva volta ad immaginare e concretizzare soluzioni per il futuro del paese, sia a livello nazionale che locale.
Attraverso una classe dirigente nuova, competente e preparata, Buona Destra riporterà concretezza e responsabilità all’interno della dialettica politica contemporanea.
Il paese, i comuni, ed i cittadini tutti, necessitano di un riferimento politico serio ed affidabile nel quale riconoscersi ed al quale affidarsi e la Buona Destra, attraverso la nascita di questo nuovo Comitato, si prefigge di raggiungere questo obiettivo.
Buona Destra Piemonte ed i suoi comitati territoriali locali, rimangono a disposizione di tutti coloro che sentono l’esigenza di avvicinarsi e ritrovare una casa politica che li possa rappresentare, contribuendo alla ripresa del paese sia dal punto di vista economico che culturale.
Riceviamo e pubblichiamo / “Quando l’ho ascoltata pensavo fosse uno scherzo”: queste le parole di Mario Campanella, Coordinatore regionale del Popolo della Famiglia, medico ed ex infermiere, alla notizia dell’inserimento nella nuova manovra di bilancio dell’indennità giornaliera per gli infermieri.
“So per esperienza personale cosa vuol dire fare l’infermiere: un mestiere bellissimo ed impegnativo, sempre a contatto con i pazienti in ascolto dei loro bisogni. Proprio per questa vicinanza in molti hanno pagato addirittura con la vita il loro impegno contro il virus. Ora forse l’esecutivo li “premia” con un’indennità di specificità infermieristica, quale parte del trattamento economico fondamentale, stanziando “ben” 335 milioni, da suddividere per 278000 infermieri e infermieri pediatrici che operano in Italia nel settore pubblico. Un aumento lordo annuo in busta paga di 1205 euro, che spalmati su 13 mensilità equivalgono a circa 90 euro mensili lordi (62 euro di incremento netto al mese): un netto giornaliero in più di appena 2 euro. Una cifra ridicola, davanti alla fatica e all’esposizione di questi lavoratori, in prima linea nei reparti Covid e sul territorio”.
“Una notizia mortificante per tutta la categoria, soprattutto per l’enorme squilibrio esistente con gli aumenti previsti per la dirigenza, che avrebbe dovuto creare migliori condizioni di lavoro per una categoria ormai allo stremo delle forze: perché non sono stati previsti per esempio turni più brevi, perché non sono stati concessi più giorni di ferie o recupero, perché non sono stati assunti tutti gli infermieri necessari (ne mancano in Italia oltre 50.000), perché non viene controllato frequentemente il loro stato immunitario?”
“Come Popolo della Famiglia – conclude Campanella – siamo vicini a tutta la categoria e chiediamo più attenzione alle loro esigenze professionali ed un aumento salariale consono al grande servizio che offrono alla nazione. Non è possibile che la professionalità e la vita di un infermiere valgano come una brioche al giorno”
Covid, Pd: “Ancora ritardi e dati incompleti”
Molta distanza tra le comunicazioni della Giunta regionale e i problemi presenti nella realtà piemontese.
Anche oggi, nel corso della quarta commissione e della commissione di indagine è stato necessario richiedere alcuni correttivi che ci auguriamo possano essere messi in atto al più presto.
L’assessore Icardi ha fatto il punto sulle assunzioni destinate all’emergenza Covid-19, ma non ha fornito i dati delle dimissioni, dei pensionamenti e dei contratti inferiori a un anno che pure diverse ASL hanno emanato. Inoltre, non è stato possibile avere i dati relativi alle assunzioni a tempo indeterminato, al turn over ordinario e alle graduatorie ancora aperte a tempo indeterminato. Eppure in un momento di tensione sul mercato del lavoro medico – sanitario, si tratterebbe di uno strumento fortemente attrattivo, sia verso le altre regioni, sia verso il privato. Solo la settimana scorsa i sindacati hanno denunciato che quest’anno non verranno coperti neanche i pensionamenti, perchè ci si sta appoggiando ai contratti a tempo determinato legati all’emergenza covid (i cui costi verranno ripagati dai ristori statali). Si sta forse approfittando dell’emergenza per scaricare costi regionali sullo stato? In ogni caso, una ricostruzione parziale che non risponde al grido di sofferenza che arriva dalle nostre strutture ospedaliere e dai territori.
Nel corso della cosiddetta seconda ondata, si sono moltiplicate le segnalazioni, in particolare da parte dei Sindaci, riguardo alle campagne di screening volontario e alle procedure di accesso ai tamponi. Sulla base delle disposizioni regionali, infatti, in caso un tampone rapido, eseguito in ambito privato, dia esito positivo, sarebbe necessaria una conferma con un tampone molecolare anch’esso a pagamento a carico del cittadino. Riteniamo che questa indicazione vada modificata. Qualora ci sia un esito positivo del tampone rapido, il successivo tampone deve essere in carico all’ASL e non esser pagato dal cittadino, altrimenti rischiamo di disincentivare singoli e amministrazioni locali a procedere con queste campagne di screening.
L’assessore Marnati ha confermato che questa è effettivamente una criticità e ci auguriamo che la Giunta intervenga al più presto.
Altro aspetto su cui urge un intervento dell’esecutivo è quello relativo ai rimborsi per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per le RSA. Non sono, infatti, comprese nei ristori previsti dalla Regione le residenze per anziani rientranti tra le Onlus, per esempio gestite da IPAB o Fondazioni, a differenza di quanto accade per le imprese. Si tratta di una discriminazione che va sanata: una condizione penalizzante, sul piano economico e gestionale, che rischia di dare il colpo di grazia a un settore già messo duramente alla prova da questa pandemia.
Diverse criticità, infine, ci sono state segnalate nell’accesso delle strutture all’applicativo per registrare gli esiti dei tamponi e nella distribuzione dei tamponi rapidi alle strutture: ci auguriamo che progressivamente queste difficoltà vengano superate.
Domenico Rossi, Vicepresidente Commissione Sanità
Daniele Valle, Coordinatore Gruppo di indagine sul Covid19
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni Il generale Charles De Gaulle morì nel novembre di 50 anni fa.
Oggi si parla poco di lui, ma De Gaulle è un gigante della storia, un generale e uno statista di eccezionale levatura che salvò due volte la Francia: dopo la sconfitta del 1940 ad opera della Germania nazista e durante la crisi della IV Repubblica e la crisi d’Algeria. Essere statisti e militari e’ virtù molto rara nella stessa persona. Non era un politico , ma fu uno statista e soprattutto un patriota, un uomo di inesausta passione civile e di limpida onesta’. Capi’ la crisi della governabilità in atto nella IV Repubblica dilaniata dai politicanti e diede vita ad una nuova Repubblica che ancora oggi garantisce democrazia ed efficienza.Fu un anticipatore. Quando senti’ che i Francesi non avevano più fiducia in lui, si ritirò a vita privata due volte. Oggi l’Italia andrebbe totalmente liberata dai politicanti incompetenti e ladri che stanno definitivamente mandandoci in rovina anche a causa del COVID che non hanno saputo fronteggiare. Il piccolo De Gaulle italiano fu Randolfo Pacciardi che si rivelò un inetto, per non dire dell’ex ambasciatore golpista Sogno, un personaggio da operetta, se non politica mente mitomane. Era un uomo simpatico per una partita a scopa, ma nulla di più. Aveva ben operato come partigiano, ma poi tu tto il resto fu un fallimento e un pasticcio. Tutti e due opacizzarono il nome di De Gaulle , dandone un’idea del tutto errata. Anche la Francia di oggi avrebbe bisogno di lui perché Macron non è adeguato ai tempi duri. Una grande riforma dello Stato e del metodo elettorale per una Repubblica presidenziale forte e democratica, sarebbe indispensabile . Sarebbe anche necessario spazzare via le regioni che si sono rivelate inutili, costose, controproducenti e ricettacolo di corruzione molto evidente. Andrebbe rifondato lo Stato , cacciando gli inetti. Peccato che De Gaulle sia morto 50 anni fa e che ne’ in Francia ne’ in Italia ci sia qualcuno che possa essere a lui paragonato. Forse in Italia avremmo una donna molto decisa, capace, onesta e controcorrente che potrebbe salvarci . Una sorta di Giovanna d’Arco o di Veltro dantesco perché nella situazione in cui ci troviamo non bastano le mezze figure che sono sulla scena. Tanto per essere chiari, non mi riferisco alla donnina delle borgate romane che proviene dal MSI che parla spesso a vuoto e si è anche un po’ montata la testa. Occorrerebbe invece gente di specchiata tradizione democratica e di alto profilo intellettuale come lo fu il grande Generale che senti ‘ la Patria come ragione di vita. Fu l’ultimo Re di Francia , ma un Re capace di fare dei passi indietro . Un esempio unico nella storia del ‘900. Peccato che la sua grande eredità politica sia stata sprecata in Italia da uomini ambiziosi e incapaci. Richiamarsi a De Gaulle oggi avrebbe un senso profondo perché De Gaulle fu un uomo di Stato nel senso più alto e nobile , un qualcosa di molto raro sia nella storia di Francia che in quella italiana. Io gli perdono anche il tentativo che fece dopo la guerra di annettersi l’italianissima Valle d’ Aosta.