SICUREZZA: “CIRIO CHIEDA A CROSETTO DI NON CHIUDERE LA CASERMA BARRIERA CASALE”
Il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd) annuncia un’Interrogazione: “La stazione in strada Traforo del Pino è un presidio importante: cosa pensa di fare la Regione? Mettere qualche telecamera in più?”
«La Regione era a conoscenza della decisione dell’Arma dei Carabinieri di chiudere la stazione Barriera Casale di strada Traforo del Pino, sulla collina di Torino? C’è stata qualche interlocuzione con la Regione Piemonte, oppure anche la Giunta regionale, come i cittadini della Circoscrizione 7, è stata colta alla sprovvista? Benissimo ha fatto il Presidente Luca Deri a sollevare immediatamente la questione e, vista l’importanza che l’assessore Ricca ripone sul tema della sicurezza, la Regione pensa di attivarsi per chiedere al ministro Crosetto, che ben conosce le esigenze dei nostri territori, di ripensare la decisione presa? La stazione Barriera Casale è l’unico presidio delle forze dell’ordine su tutta la zona dell’Oltre Po, svolge un ruolo molto importante per gli abitanti di questa area collinare, e l’accorpamento con la stazione Barriera Piacenza in corso Moncalieri, anche se non dovesse comportare una riduzione dell’organico, crea legittime preoccupazioni, in particolare alla luce delle notizie di rapine e di truffe che colpiscono chi abita in tali zone. Né crediamo che la presenza fisica di un presidio possa essere sostituita con telecamere, che tanto piacciono alla Giunta Cirio. Siamo consapevoli che esiste un problema di risorse e questo impone piani di accorpamento, ma dal Governo Meloni ci aspetteremmo più investimenti a favore dell’Arma, istituzione che continua a godere di una grande fiducia, e un potenziamento della presenza delle forze dell’ordine. Presenterò un’Interrogazione in Consiglio regionale, chiedendo all’assessore Ricca e alla Giunta di prendere un’iniziativa finalizzata a trovare una soluzione che eviti la chiusura della caserma»
Comunità umane innanzitutto. Cioè vere e proprie scuole di formazione, momenti di autentica amicizia tra i vari leader, militanti e simpatizzanti, luoghi dove si cresceva politicamente e culturalmente. Certo, luoghi anche di sano confronto e di duro scontro ma sempre riconducibili alla politica e al rispetto tra le persone e delle persone. Qualcuno potrebbe dire, e forse anche giustamente, che si tratta di un periodo ormai consegnato alla storia e che non sarà mai più riproponibile. C’è però un aspetto che non può essere facilmente eluso. E cioè, in quella lunga stagione – che coincide con l’intera prima repubblica e con l’inizio della cosiddetta seconda repubblica – i partiti, e le rispettive correnti al loro interno, coincidevano non solo con la militanza delle persone, il radicamento territoriale, la rappresentanza sociale e culturale ma erano anche momenti di crescita personale e comunitaria. Insomma, a prescindere che si facesse, o meno, politica per tutta la vita, si continuava a mantenere un ricordo straordinario per una esperienza che ti aveva segnato profondamente. A livello politico ed umano.