15 ottobre 2025 – “Sessanta sforamenti annuali del limite di PM10: Vinovo è il secondo comune della provincia di Torino per inquinamento atmosferico e, con questo record negativo, supera persino il capoluogo. È una situazione allarmante che non può più essere affrontata con misure emergenziali e temporanee. La Regione deve intervenire con urgenza!” dichiara la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere azioni concrete e strutturali a tutela della salute dei cittadini di Vinovo e delle aree limitrofe.
“Ho raccolto le sollecitazioni e gli appelli provenienti dal territorio, in particolare dal Consigliere comunale Alessandro Maffucci e dal Segretario del Pd Vinovo Sandro Giancola. Le ordinanze restrittive sulla circolazione dei veicoli, infatti, non bastano. Serve una strategia integrata che affronti le cause dell’inquinamento: traffico, impianti di riscaldamento obsoleti – che con l’avvento della stagione invernale torneranno attivi, peggiorando maggiormente la situazione -, pratiche agricole inquinanti. Serve, inoltre, un piano locale, sostenuto dalla Regione, che metta al centro la salute pubblica e la transizione ecologica” aggiunge Laura Pompeo.
“Voglio chiarezza da parte della Giunta regionale e mi aspetto risposte chiare in merito alla valutazione dell’adeguatezza dell’attuale piano di interventi alla luce dei dati ARPA, all’attivazione di incentivi per il rinnovo degli impianti di riscaldamento, al potenziamento del tpl su gomma e rotaia nell’area di Vinovo, allo stanziamento di fondi dedicati a fornire assistenza tecnica al Comune per un piano d’azione locale e a promuovere campagne informative capillari sui rischi sanitari e sulle buone pratiche da adottare. La salute dei cittadini deve essere tutelata. I bambini, gli anziani e le persone con patologie respiratorie sono i primi a pagare il prezzo di questa situazione. La Regione ha il dovere di agire, di sostenere i Comuni e di garantire un futuro più sano e sostenibile per tutti” precisa la Consigliera regionale Pd.
“Vinovo è solo la punta dell’iceberg. Serve una visione regionale che affronti l’inquinamento atmosferico come una vera emergenza sanitaria e ambientale. Il Partito Democratico, nel corso degli anni, ha ribadito questa richiesta, rimasta, però, inascoltata” conclude la Consigliera Pompeo.

Il consigliere comunale Silvio Viale ha un chiodo fisso, se non una vera e propria ossessione: da decine d’anni tenta a più riprese, quasi cicliche, di trovare il modo di eliminare dalla Sala rossa del Comune di Torino il Crocifisso. Ancora quest’anno è stato smentito dal voto d’aula. Adesso ha lanciato una petizione on line che almeno in questa fase iniziale non ha fornito al consigliere un adeguato sostegno. Anzi, le contumelie nei suoi confronti appaiono prevalenti. L’obiezione principale riguarda l’irrilevanza della questione in un’epoca di forti contrasti, di odi razziali e di guerre. Quel piccolo crocifisso appeso al muro – dicono in molti – non fa male a nessuno. Il crocifisso fa parte della storia del mondo, in particolare dell’umanità sofferente. Magari Viale potrebbe tentare con la versione “ebrea” del Cristo : magari in un certo contesto troverebbe adesioni in passato non ipotizzabili. Ma non va neppure dimenticato, per altri versi, che gli Ebrei furono accusati di deicidio, una delle accuse più volgari dell’antisemitismo. Quella dei laicisti è la vecchia rancida tesi secondo cui in un luogo pubblico il Crocifisso offende la laicità dello Stato. E’ un’opinione che tanti laici hanno rifiutato perché, per dirla con le parole di un filosofo laicissimo, Benedetto Croce ,”non possiamo non dirci cristiani” al di là delle credenze religiose. Il piccolo saggio di Croce andrebbe letto e conosciuto. Io stesso l’ho pubblicato due volte. La storia non si cancella, mettendo in un cassetto il Crocifisso perché esso non è simbolo identitario della Chiesa cattolica o delle chiese riformate o ortodosse che siano, ma di una storia che fa parte non solo dell’Occidente, ma assume una valenza universale. E’ il simbolo della sofferenza, della passione e della morte di un uomo che, al di là del fatto di essere figlio di Dio, riassume un pensiero, quello dei Vangeli , con cui non è possibile non confrontarsi nel corso della vita umana. Solo una visione molto ignorante o nichilista o cinica potrebbe considerare la figura di Cristo un qualcosa di irrilevante. Laico non significa ateo : l’ateismo di Stato ha rappresentato un momento di grave negazione della libertà come già prima dimostrò il terrore giacobino che voleva cancellare il Cristianesimo perfino dal calendario. Portare la propria croce è diventato un modo di dire che anche gli atei adoperano. Ci sarebbero tante altre riflessioni che potrebbero essere scritte e che in passato ho condensato in una voce di enciclopedia dedicata alla laicità’. L’iniziativa di Viale non merita altro tempo. Vorrei concludere dicendo che deve essere lasciata la libertà di considerare quel pezzo di legno nei modi più intimamente diversi. Lo affermava già trenta e più anni fa l’atea filocomunista di origine ebrea Natalia Ginzburg, scrivendo che “e’ tolleranza consentire ad ognuno di costruire attorno ad un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”. La contro crociata contro Gesù Cristo nell’Aula del Consiglio comunale di Torino potrebbe portare per coerenza a dare la caccia ai crocifissi, un’azione priva di senso e fortemente carente di senso della storia. Nella crisi di tutte le fedi ideologiche il Cristianesimo resta la più duratura lezione di amore, fratellanza e pace tra gli uomini. Il rimedio all’odio e alle violenze fanatiche che sembrano prevalere.
