POLITICA- Pagina 213

Magliano: Le strade di Torino? Per il 118 come percorsi a ostacoli

Ho chiesto un Tavolo di Confronto per la risoluzione di tutte quelle criticità che attualmente rallentano l’operatività dei mezzi di soccorso.

Il tratto a una sola corsia di via Nizza tra piazza De Amicis e piazza Carducci, la sempre più angusta corsia nord di corso Monte Lungo, i Murazzi e il Valentino con i loro pilomat: questi sono solo alcuni dei tratti viari torinesi più lenti e difficoltosi da percorrere nell’esperienza di Volontari e personale delle ambulanze, oltre che nelle loro segnalazioni. Rotonde, nuove piste ciclabili e dossi non sempre progettati pensando alle esigenze dei mezzi di soccorso, oltre alle condizioni non sempre ottimali di manutenzione dell’asfalto, sono solo alcuni degli ostacoli che rendono lento e macchinoso il passaggio dei mezzi di soccorso del 118 a Torino, con le conseguenze che si possono immaginare in termini di rapidità di intervento e, dunque, di sicurezza e salute dei cittadini. Ho  chiesto e ottenuto, per risolvere il problema, l’inserimento nell’ordine del giorno del Consiglio Regionale del Piemonte di un mio OdG che, se approvato, impegnerà la Giunta all’apertura di un Tavolo di Confronto con i rappresentanti di Azienda Zero, della Città di Torino, delle Associazioni di Volontariato operanti sul territorio (ANPAS, Comitato Regionale del Piemonte, Coordinamento Misericordie Piemonte, Associazione ARESA Piemonte, SOGIT Croce di San Giovanni -Comitato Regionale del Piemonte, Associazione della Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale del Piemonte), con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e con le Forze dell’Ordine, affinché siano identificate soluzioni adeguate e praticabili per la risoluzione del problema.

Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.

Accossato: “È iniziata la privatizzazione della sanità piemontese”

“Come nello stile di questa Amministrazione abbiamo dovuto scoprire da un servizio del TG3 Piemonte di lunedì 11 dicembre dell’avvenuta privatizzazione di alcune funzioni fondamentali dell’ospedale di Tortona: pronto soccorso, medicina ambulatoriale e riabilitazione sono stati oggetto di una gara di esternalizzazione evidentemente affidata superando il ricorso al Tar presentato dai sindacati dei medici – spiega la Presidente di LUV Silvana Accossato che già un anno fa aveva sollevato la questione insieme all’Onorevole Fornaro recandosi in visita presso la struttura raccogliendo le preoccupazione di degenti e personale.

“Sempre dal servizio giornalistica si evince come dal 1 gennaio al personale sanitario pubblico subentrerà quello di un raggruppamento di imprese che gestiranno il tutto per 9 anni per un corrispettivo di circa 50 milioni di euro” – sottolinea la Presidente Accossato che non nasconde le proprie preoccupazioni sulle conseguenze che questa decisione potrà avere sulla qualità e costi dei servizi che verranno offerti ai pazienti dal primo gennaio prossimo.

“Si tratta di una scelta strategica di destinare risorse pubbliche ai privati sottraendole al potenziamento di quelle attuali a cominciare dal personale medico ed infermieristico in servizio presso le strutture sanitarie coinvolte dalla privatizzazione” – conclude l’esponente di Liberi Uguali Verdi “un modo palese di far entrare dalla porta principale i privati nella gestione della sanità pubblica piemontese”.

 

Valle Pd): “Regina Margherita, tante ambizioni ma nessuna idea dei costi”

Il vice Presidente del Consiglio regionale Daniele Valle: “Continuano a mancare risposte chiare su costi di personale, impianti e gestione.”

 

«I numeri illustrati  in IV Commissione segnalano che c’è l’ambizione di crescere, ma che al momento i numeri non supportano la proposta. Anzi, direi che non hanno proprio idea dei maggiori costi di questa operazione». Lo afferma il vice Presidente del Consiglio regionale Daniele VALLE a margine della seduta della IV Commissione dove si è svolta l’audizione sul progetto di istituzione della nuova azienda sanitaria Ospedale Infantile Regina Margherita.

«C’è una grande distanza che separa oggi il Regina Margherita dagli altri grandi ospedali pediatrici d’Italia. Il Gaslini di Genova con 27.000 pazienti, ne attrae il 43% da fuori regione. Il Bambin Gesù di Roma registra 75.000 ricoveri, 30% da fuori. Il Meyer di Firenze 26%. Il Regina Margherita, invece, il 6% su 13000 pazienti. Il Bambin Gesù effettua 2700 interventi chirurgici, il 25% da fuori regione. Al Regina Margherita siamo a 500, di cui esterni 6%. A questo tutto ciò si deve aggiungere il terribile trend demografico che interessa il Piemonte. Senza dimenticare che il Regima Margherita sconta un passivo di 20 mln euro all’anno. Ad oggi non sono arrivate risposte chiare sul tema dei costi di personale, impianti, gestione, ecc., nonostante le relazioni quantomeno problematiche predisposte dai dirigenti dell’AOU Città della Salute. Per quanto riguarda la neonatologia prevista al nuovo Regina Margherita, si tratterebbe della presa in carico della struttura ospedaliera del Sant’Anna. Toccherà al commissario distinguere percorsi e responsabilità fra ostetricia e ginecologia da un lato e neonatologia dall’altro, senza escludere la realizzazione di un nuovo punto nascite al Sant’Anna al momento del trasferimento di questo presidio nel nuovo Parco della Salute».

Fissolo (Moderati): “Anche il crocifisso fa parte della storia e della tradizione di Torino”

 

Il Capogruppo dei Moderati Simone Fissolo è intervenuto in Sala Rossa durante il dibattito sulla rimozione o meno del crocifisso: “Il crocifisso non rappresenta solo un simbolo religioso. La Sala Rossa porta con sé la storia di Torino e quella storia comprende il rapporto tra la Città, il Consiglio comunale e la Fede”.

Conclude Fissolo: “Sono convinto che se oggi dovessimo scegliere come arredare una sala istituzionale, questa sarebbe completamente spoglia e laica. Ma svuotare di simboli le attuali sale auliche è irrispettoso nei confronti del capitale storico culturale della nostra Città”.

 

Merlo: Elezioni Regione Piemonte, si vince al Centro

“Anche alle prossime elezioni per il rinnovo dei vertici della Regione Piemonte, come del resto
avviene in quasi tutte le consultazioni, si vince al Centro. Ovvero, chi riesce a farsi carico delle
istanze e delle domande del vasto elettorato che è riconducibile al cosiddetto ‘campo centrista’
parte avvantaggiato. E una realtà come il Piemonte per ragioni storiche, culturali, sociali e
politiche rientra a pieno titolo in questa tipologia.
Al riguardo, e contro ogni radicalizzazione della lotta politica e respingendo la logica della feroce
contrapposizione ideologica e di pregiudiziale personale, la potenziale lista del Presidente Cirio
può rispondere a questo requisito. E cioè, una presenza centrista, radicata nei territori, civica,
espressione degli amministratori locali e legata alla cultura di governo.
Insomma, il Centro, checchè se ne dica, continua ad essere un luogo politico decisivo per
affrontare e vincere le elezioni. Un luogo dove la cultura cattolico popolare e sociale può, ancora
una volta, giocare un ruolo politico e programmatico decisivo e determinante”.

Giorgio Merlo, Dirigente nazionale Tempi Nuovi-Popolari nuovi.

Il colorante verde nel Po: gesto che distrae dai veri problemi ambientali

 In risposta all’ultima iniziativa di Extinction Rebellion, che ha visto il colorante verde  versato nelle acque del fiume Po a Torino e in altri corsi d’acqua in città italiane come Roma, Venezia, Milano e Bologna, Andrea Cerutti, Consigliere Regionale del Gruppo Lega Salvini Piemonte, ha espresso preoccupazione per l’efficacia e l’impatto di tali azioni simboliche.
Il consigliere leghista sottolinea che tali gesti potrebbero avere l’effetto indesiderato di distogliere l’attenzione dai problemi ambientali più urgenti. “È importante che le manifestazioni per il clima non si trasformino in atti puramente simbolici. Noi stiamo già dirigendo la nostra energia verso soluzioni pratiche e azioni politiche concrete che affrontino problemi come l’inquinamento e la crisi dei rifiuti. Questi sono i veri nemici della sostenibilità ambientale”, ha dichiarato.

 Direttiva Casa Green: Panza (Lega) sconfitta la linea estremista green dell’UE

Abbiamo vinto una battaglia di buonsenso

Bruxelles – Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea alla fine hanno dovuto concordare e apportare significative modifiche alla direttiva Case Green, una revisione sostanziale alla direttiva proposta due anni fa dalla Commissione europea che voleva imporre nuovi standard di efficienza energetica per gli edifici, in tempi e modi irrealizzabili.

Abbiamo vinto una battaglia di buonsenso in cui mi sono esposto personalmente – dichiara l’europarlamentare della Lega Alessandro Panza –  organizzando una petizione da sottoporre al Parlamento Europeo che è stata un successo, con la raccolta di migliaia di firme contro quello che era visibilmente un madornale errore. Bene quella che è una evidente retromarcia unanime dell’UE.

Il testo della direttiva, che tanto il centrodestra e la Lega si sono impegnati per far modificare, è il frutto di un compromesso che fornisce ora linee guida più generali e con modifiche  significative – spiega Panza -: di fatto si è stabilito di lasciare il compito di decidere quali edifici ristrutturare e con quali tempi agli Stati membri,  è stato eliminato l’obbligo di installare pannelli solari sugli edifici residenziali, requisito che ora si applicherà solo agli edifici pubblici e non residenziali di grandi dimensioni, con ampie eccezioni.  Inoltre, l’obbligo di abbandonare i combustibili fossili nelle caldaie è stato posticipato dal 2035 al 2040.

Una sconfitta evidente per la linea estremista green dell’UE, bene la correzione con obiettivi più pragmatici e l’approccio realistico: è questa l’Europa che vogliamo – conclude Panza.

Così in una nota l’europarlamentare della Lega Alessandro Panza.

Conte propone Appendino come vice presidente di M5S

Il leader del Movimento 5Stelle, l’ex premier Giuseppe Conte, ha proposto l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino come vice presidente nazionale del partito. Commenta l’interessata  su Facebook: “Il Movimento 5 Stelle è la mia casa.
Mi ha fatto avvicinare alla politica sognando un’Italia più giusta e sostenibile e mi ha accolta quando ero poco più di una ragazza, interessata semplicemente al bene della mia città.

In questi 15 anni abbiamo condiviso vittorie e sconfitte.
Nei momenti difficili con tutta la comunità di attivisti e rappresentanti ci siamo fatti forza. E li abbiamo superati.

Hanno profetizzato tante volte che eravamo destinati a sparire, invece siamo ancora qui, orgogliosi della nostra comunità politica.

Ed oggi sono davvero felice ed onorata di essere stata proposta da @giuseppeconte come vicepresidente del @movimento5stelle”

Ma l’Ulivo si farebbe con i 5 stelle?

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

C’è poco da fare. Quando la politica langue e il populismo rischia ancora di avere il sopravvento, malgrado il leggero cambiamento rispetto alla stagione che abbiamo vissuto dopo l’esplosione del grillismo anti politico e demagogico, il ritorno del passato, seppur rivisto ed ammodernato, è sempre una tentazione molto forte ed insidiosa. Ed è sempre dietro l’angolo. Sotto questo versante, è tornato d’attualità – anche se lo era già da tempo – l’Ulivo. Che, è bene non dimenticarlo, è stata una grande intuizione politica, culturale, sociale e programmatica. Un progetto che è stato possibile anche perchè si sono unite in una riconosciuta e spiccata cultura di governo alcune storiche culture politiche attraverso le rispettive soggettività politiche. Ovvero, il cattolicesimo popolare e sociale, la sinistra democratica ex e post comunista, il filone laico, socialista e ambientalista e la tradizione liberal democratica. Un impasto, appunto, culturale e politico che ha reso possibile il decollo di un progetto di governo altrettanto credibile e serio. Dopodichè, per svariate e ben note motivazioni, quella stagione si è spenta progressivamente e gli stessi obiettivi politici dei vari partiti sono cambiati anche in modo radicale. Ora, per restare all’oggi, forse è opportuno avanzare due sole ri flessioni. Soprattutto quando si parla di riproporre l’Ulivo o qualcosa di simile per cercare di battere la coalizione di centro destra. La prima attiene al perimetro politico di quella alleanza. E questo perchè l’Ulivo non era l’Unione. Cioè non era un pallottoliere. Non era una coalizione che sommava il diavolo e l’acqua santa, come si suol dire. Perchè si trattava di un’alleanza di governo che partiva da una vera, convinta e coerente convergenza programmatica tra le varie forze politiche. Elemento, questo, che giusti fi cava la natura di governo dell’Ulivo. In secondo luogo, e di conseguenza, non si può oggi pensare di riproporre una esperienza come l’Ulivo sommando partiti un po’ meno riformisti di ieri, come l’attuale Pd a guida Schlein con un movimento schiettamente populista, anti politico e demagogico come quello dei 5 stelle. Cioè il partito di Grillo e di Conte. Con una deriva, oltretutto, profondamente trasformistica ed opportunistica. Semmai, e se così fosse, somiglierebbe più ad una sorta di pallottoliere – o ad una ‘santa alleanza’, appunto – costruita unicamente per battere il nemico di turno ed irriducibile ma con una scarsa, se non nulla, cultura di governo. Ecco perchè, quando si parla di “ritorno dell’Ulivo” non basta individuare burocraticamente un “federatore” – l’ennesima fi gura che scorrazza nella politica italiana e nel potere da svariati decenni – ma è necessario elaborare un progetto politico autenticamente di governo che faccia della cifra riformista la sua bussola di riferimento. Ed è proprio su questo versante che si gioca la scommessa della costruzione di una vera e credibile alleanza di governo. Ma adesso, però, serve un “di più” di politica e di cultura politica che, è bene sottolinearlo con forza, è l’esatto contrario del populismo anti politico e demagogico del grillismo. Di ieri e di oggi.

Giorgio Merlo

Ruffino (Azione): “Da Meloni parole, per i cittadini curarsi è un lusso”

“Alla presidente Meloni i collaboratori descrivono un quadro della sanità lontano dalla realtà. Il governo non ha dato le risorse minime necessarie alle Regioni per salvaguardare il livello minimo di assistenza. L’incremento del fondo per 4 miliardi non copre minimamente il surplus di spesa dei due due anni di pandemia. Quanto alle liste di attesa, Meloni ha idee molto vaghe. Non sa che da circa 15 anni le aziende ospedaliere non fanno assunzioni al punto che oggi c’è una carenza di almeno 15 mila medici e quasi 30 mila infermieri. Le liste di attesa non le smaltisci con i premi di produzione ai medici già in servizio, per la semplice ragione che quei medici lavorano anche 10 ore al giorno, tutti i giorni, senza neppure vedersi retribuito lo straordinario. Meloni pensa di allungare ulteriormente le ore di servizio per smaltire le liste di attesa? Sa che l’Italia viola in moltissimi casi la direttiva europea che prevede per i medici turni di riposo di almeno 11 ore fra un turno di servizio e l’altro?
Ha rifiutato il Mes sanitario, per migliorare le infrastrutture sanitarie e l’acquisto di tecnologie moderne. Ha rifiutato di destinare ogni euro disponibile alla sanità a favore di altre spese più redditizie sul piano elettorale. Con le chiacchiere non si fanno le diagnosi, né si prescrivono le terapie. La sanità è l’ultima delle preoccupazioni del governo, purtroppo. Azione aveva chiesto, inascoltata, di rovesciare l’agenda delle priorità e mettere al primo posto la sanità. Il governo ha preferito altre scelte e gli italiani ne pagano ogni giorno le conseguenze”.
Così l’on. Daniela Ruffino (Azione).