La parola alle stelle (dal 3 al 9 gennaio)
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CAPRICORNO
DENARO E LAVORO. Si moltiplicano le occasioni e le proposte di lavoro interessanti; guadagni in vista e nuovi stimoli. Osate ed andate oltre! Alzate pure il tiro e chiedete di più a voi stessi ed alla vita.
AMORE E ARMONIA. Non potete progettare il futuro prima di risolvere il passato. Più che il rapporto di coppia adesso la priorità spetta alla famiglia.
BENESSERE E SALUTE. Alcuni esami clinici possono evitare che piccoli sintomi si tramutino in qualcosa di più grave.

ACQUARIO
DENARO E LAVORO. In famiglia, una spesa improvvisa vi rende cupi e pensierosi più del dovuto. Il denaro è importante ma non essenziale, con spirito d’iniziativa e capacità di “annusare” il vento, potrete recuperare la perdita subita.
AMORE E ARMONIA. Rilassatevi ed abbiate fiducia, provate di cambiare look, un nuovo taglio di capelli o un vestito elegante favoriranno le conquiste.
BENESSERE E SALUTE. Dopo un periodo di stress, avete scoperto che prendere del tempo da dedicare a voi stessi è piacevole ed ora, giustamente, non ne potete più fare a meno.

PESCI
DENARO E LAVORO. Le vostre innegabili capacità sembrano inutili di fronte a un problema diverso dal solito, ma non perdetevi d’animo, è proprio nel superare le difficoltà che date il meglio di voi stessi.
AMORE E ARMONIA. Momento romantico e appassionato. Voi e il partner avete un mondo felice tutto vostro ma non siate troppo esigenti. Ridimensionate le vostre pretese.
BENESSERE E SALUTE. A volte vi sembra di non esprimervi al meglio ma non è così. Un po’ di magnesio, aiuta a rilassare e calmare i nervi.

ARIETE
DENARO E LAVORO. Fate attenzione alla particolare congiuntura di alcuni pianeti che vi rendono vulnerabili per qualche settimana. Metteteci tutto l’impegno di cui siete capaci, è il momento di agire con determinazione.
AMORE E ARMONIA. Non confrontatevi, ma godetevi soltanto la complicità, dimostrate a chi vi ama di essere coinvolti e affidabili.
BENESSERE E SALUTE. Attenzione al calo delle difese immunitarie, sia per il troppo carico assunto sia per l’inizio di una intensa attività sportiva.

TORO
DENARO E LAVORO. Non azzardatevi a fare passi più lunghi della gamba in ambito economico per alcune settimane. Posticipate gli acquisti programmati o voluti. Un particolare passaggio astrale impone la prudenza nelle vostre azioni.
AMORE E ARMONIA. Insoddisfatti e un po’ troppo rissosi. Potrebbero sorgere delle incomprensioni ma, se non esagerate, tutto si risolverà e seguiranno momenti appassionati.
BENESSERE E SALUTE. La stanchezza si fa sentire e c’è il rischio di qualche malessere. Meglio prevenire con la pappa reale e lo yoga.

GEMELLI
DENARO E LAVORO. Certi di essere sostenuti, arrischiate iniziative che possono finire bene…o male! Lavorare da soli o in gruppo per voi è lo stesso. Nessuna delle due opzioni risulta spiacevole.
AMORE E ARMONIA. Relazioni sentimentali senza particolari sorprese anche se la congiuntura attuale promette momenti magici. I rapporti a due si fanno gratificanti ma dovete cercare di evitare inutili complicazioni.
BENESSERE E SALUTE. Concedetevi qualche momento di intenso relax, ad esempio un bel bagno caldo con essenze aromatiche oppure una benefica sauna in una SPA o centro termale.
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CANCRO
DENARO E LAVORO. Una decisione presa da una persona che conta nel vostro lavoro, mette fine a un periodo di incertezza e scarsa produttività. Avete mano libera nella scelta degli obiettivi e una guida sicura per poterli raggiungere.
AMORE E ARMONIA. Per evitare conflitti, sempre in agguato, sarà meglio mettere le cose in chiaro d’altronde, discutete su tutto ma non vi sentite per nulla avversari. Il partner è poco espansivo ma presente quando serve.
BENESSERE E SALUTE. Vi definiscono simpatici, socievoli, cerebrali, a volte distratti, ritardatari, elusivi e inaffidabili, utopistici, eccentrici, pigri e ribelli, scarsamente dotati di senso pratico…contraddizioni, in qualche caso, solo apparenti.

LEONE
DENARO E LAVORO. È un buon momento per farsi avanti e chiedere un aumento di stipendio o iniziare un’attività più redditizia ma siate prudenti e morigerati, non fate il passo più lungo della gamba… Un’autoanalisi coscienziosa della vostra giornata, vi aiuterà a migliorarvi.
AMORE E ARMONIA. Il vostro lato ultra romantico si risveglia e vi sembrerà di sognare, amati come non mai, corteggiati, invitati e coccolati. Se desiderate legarvi per sempre questo è il momento per farlo: incontri, novità e piacevoli fuori programma grazie alla frizzante congiuntura astrale.
BENESSERE E SALUTE. Notizie contraddittorie, non fatevi troppo influenzare. Godetevi la vita e alzate pure il tiro, la parola d’ordine è… osare!

VERGINE
DENARO E LAVORO. Nell’ambiente lavorativo per fortuna non si dà credito a notizie incerte propagate per moltiplicare le difficoltà. Non andrebbe poi male se solo faceste lo sforzo di contenere le spese superflue, non lasciatevi tentare dai giochi d’azzardo né da investimenti apparentemente “troppo” attraenti.
AMORE E ARMONIA. Si mormora che le versioni moderne delle passate passioni non possano essere paragonabili a quelle originali. Provate a metterle vicine e noterete la differenza, ciò che andava bene allora potrebbe non funzionare oggi e, le cose sono belle, se sono inserite nel loro tempo. È il caso di lasciarsi la “storia” alle spalle e concentrarsi sul presente.
BENESSERE E SALUTE. L’insoddisfazione monta oltre il livello di guardia, ma una lucida analisi vi consentirà di prendere le giuste contromisure in tempi brevi.

BILANCIA
DENARO E LAVORO. Affinché il nostro libero arbitrio non sia spento, pensate che la fortuna sia arbitra solo della metà delle nostre azioni ma che l’altra metà, venga a noi lasciata da governare…allora vale la pena rischiare incondizionatamente?
AMORE E ARMONIA. Approfittate a piene mani di questa fase favorevole, la durata delle nostre passioni non dipende da noi, così come non dipende da noi la durata della vita.
BENESSERE E SALUTE. Vi ricaricate di energia da persone che avete vicino. Riflettete sul fatto che pensieri positivi come gioia, felicità soddisfazione, realizzazione e apprezzamento danno risultati positivi quali entusiasmo, calma, benessere, relax, energia, amore. Al contrario pensieri negativi come giudizi, inaffidabilità, sfiducia, risentimento, paura, producono risultati negativi quali tensione, ansietà, alienazione, rabbia, fatica.

SCORPIONE
DENARO E LAVORO. Visto che finalmente le vostre finanze segnano una netta e meritata ripresa, potrete divertirvi ad acquistare con gioiosa impulsività giocattoli tecnologici, creme antirughe miracolose e coloratissimi accessori.
AMORE E ARMONIA. A volte vi vedete come “esseri” in volo, uccelli migratori senza meta e scrivete le vostre storie con il vento in faccia, saltando da una roccia all’altra, concedendo solo una rapida sbirciata all’abisso che si apre sotto il vostro volo. Perfino in amore gli abissi vi emozionano e non sapete nemmeno voi in quali contesti complicati siete finiti ma una grande passione ha bisogno di qualche punto fermo.
BENESSERE E SALUTE. La famiglia necessita di più energia del previsto, è meglio risolvere i problemi sul nascere. Introducete nella dieta i frutti di stagione.

SAGITTARIO
DENARO E LAVORO. Favorite le iniziative audaci, nuovi impieghi e la creatività, credete nelle vostre capacità e ricordatevi che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino ma, non aspettate troppo a lungo, osate e sarete ripagati.
AMORE E ARMONIA. Il partner compensa con la prudenza la vostra impulsività e acuisce in voi il desiderio di qualcuno che, senza pretendere di volervi irretire, vi da tutta la sicurezza e la stabilità di cui non ammetterete mai di avere bisogno…
BENESSERE E SALUTE. Un amico vince la vostra riservatezza e vi sfogate. La vostra natura venusiana, sceglie e predilige pace e armonia, le necessità convenzionali non le volete nemiche del bene supremo della felicità, di corpo e di mente.


Prosegue la mostra “Giochi e giocattoli … infanzia d’altri tempi”, 
scambiare fioretti con grazie e bestemmiando quando le mie richieste non venivano esaudite.
soffitto il mio primo vagito.
Non era una colpa essere nati dalla parte sbagliata della barricata. Non era colpa di nessuno. “L’essenziale – diceva mia madre – è non fare del male al prossimo ed avere la salute”.
frittata, talaltra un volatile arrostito o bollito, quando si era fortunati.
Si trattava, effettivamente, di un’invocazione che toccava tutte le tematiche a lui care, senza tralasciare la sua grande debolezza per le belle donne e, tanto meno, la preoccupazione, sviluppatasi in tarda età, riguardante la vita dopo la morte, che il nonno auspicava sarebbe stata tra santi, angeli e cori celesti.
dell’attesa dei regali come al giorno d’oggi.
avrebbero finito per scontrarsi continuamente ed inutilmente, senza ottenere alcuna vittoria l’uno sull’altra, avevano deciso di tollerarsi, per poi sfogarsi, a turno, su mio padre che si trovava così stretto nella morsa di padre e moglie.





accomodati a tavola.
Quella che mi attende sarà una bella festa, ne sono sicura. So anche che mi hanno preparato regali e sorprese. Mi vogliono bene.
La nona edizione di Smartrams (STS) chiude il 2017 e inaugura
CAPRICORNO
torinese DOC poiché compra stampe ingiallite di Torino, ama l’insalata russa e il Bunet e si incanta ogni volta che entra in una residenza sabauda.Il suo blog (
dello stesso autore: “Mille case” riunisce le immagini relative al tema dell’abitare. “Fantasie di un quotidiano impossibile” è sull’atmosfera e l’espirazione surrealiste che hanno influenzato parte della produzione fotografica di Molino. “Mistica dell’acrobazia” è il titolo della terza sezione dedicata alla velocità movimento e dinamica. Infine “L’amante del duca”, la più ampia delle quattro sezioni con oltre 180 fotografie dedicata al tema del corpo e della posa. In chiusura si trovano documenti tra cui lettere, manoscritti, dattiloscritti originali e cartoline collezionate dall’architetto provenienti da tutto il mondo che evidenziano l’interesse per la Fotografia in ogni sua espressione. Tutti i materiali in mostra, salvo alcune eccezioni opportuna talmente indicate, provengono dalle collezioni del fondo Carlo Molino, archivi della biblioteca “Roberto Gabetti”, Politecnico di Torino.


Tra i pochi svegli mattinieri non c’era nessuno che pareva intenzionato a mettere fuori il naso dall’uscio di casa. Il freddo era pungente ma non nevicava più. Per tutta la notte, dal cielo erano state distribuite delle generose pennellate di bianco che, a poco a poco, avevano coperto tutto: tetti, strade, alberi


addormentandoci alla sera. La nostra dimora, essendo un ex-fabbrica, sul piano del riscaldamento lasciava molto a desiderare. Ma i disagi non finivano lì. L’impianto elettrico risaliva alla destinazione industriale dello stabile e la tensione disponibile nelle prese di casa misurava 160 volt. Le lampadine si trovavano ancora in commercio (sempre più rare) ma per il frigorifero occorreva un piccolo e pesantissimo trasformatore per commutarla nei più idonei e “moderni” 220 volt (in seguito comprammo anche la Tv e i trasformatori diventarono due). Anche il rifornimento d’acqua potabile era un bel problema.
Solo il bosco di castagni e querce, le faggete e le macchie di robinie opponevano una testarda resistenza che, con il passare dei giorni, diventata sempre meno convinta. Quell’ostinata riluttanza a liberarsi della propria chioma in breve si esauriva e anche gli alberi del bosco, malvolentieri, erano costretti a cedere il passo all’inverno che bussava alla porta, lasciando a terra un soffice tappeto di foglie che rifletteva tutte le sfumature del giallo e del marrone. A scuola si andava a piedi, imbacuccati. Un paio di chilometri scarsi tra andata e ritorno, attraversando il paese fino al vecchio edificio bianco-verde delle scuole elementari (non ho mai capito per quale ragione estetica il colore dell’intonaco è restato sempre quello nel tempo, mah..).
D’inverno la parte bassa del Selvaspessa si prosciugava e il gelo solidificava l’aria umida in leggerissime e fragili lastre di ghiaccio tra un sasso e l’altro.Bastava lanciare una piccola pietra per incrinarle o frantumarle in mille pezzi. Ma i giochi sul fiume erano un frutto proibito per noi “reclute”. Questione d’età e d’autonomia. Solo i più “vecchi” tra noi ragazzi, quelli che avevano raggiunto il limite del primo ciclo scolastico e che – a dieci anni o giù di lì- erano pronti per “avviarsi” alle medie, avevano accesso alle meraviglie di quel luogo misterioso. Per quelli che come me frequentavano le prime classi, c’era l’obbligo dell’immediato rientro a casa quando, al termine della mattinata, lo squillo della campanella chiudeva le lezioni. Con la cartella di cuoio a tracolla o in spalla – salutata la maestra Pedrelli e i bidelli- uscivano dall’aula, imboccando di
corsa il cancello della scuola. Un breve saluto, la promessa di rivedersi l’indomani e via, ognuno per la propria strada. Siamo cresciuti così, in quei primi anni ‘60. Con la giusta attenzione a libri e quaderni e la voglia di giocare che si ha a quell’età. I nostri erano giochi poveri, dove a far la differenza – non costando nulla – la faceva la fantasia, arricchendoli e rinnovandoli al punto d’apparire sempre nuovi e differenti nonostante fossero il più delle volte gli stessi.
questi casi d’immaginazione ce ne voleva davvero tanta. Ricordo, ad esempio, le lunghe discussioni con la mia immagine riflessa nel vecchio frigorifero Ignis. In testa portavo una bustina militare di mio padre, sulle spalle uno zainetto grigioverde ereditato da chissachì e tra le mani uno “sciopp da legn”, un fucile di legno artigianale. A quell’epoca sottostavo agli ordini del “sergente”, la cui immagine rispondeva immediatamente al mio saluto militare, imitando ogni mio gesto nel mettermi sull’attenti davanti alla porta lucida del frigo. Non avendo il dono della parola toccava a me, improvvisandomi ventriloquo, dare una voce al “sergente” che, come tutti i
sergenti che si rispettano, l’aveva un po’ roca e un tantino autoritaria. Solo più tardi l’artigianale sciopp fu sostituito con il fucilino ad aria con il tappo di sughero tenuto dallo spago. Un’arma straordinaria, tecnologicamente avanzata per quell’epoca, che faceva risuonare nell’aria il suo minaccioso e secco “plop!”.
poiché, di lì a poco, con mio grande stupore e rammarico, iniziò a emanare uno sgradevole odore. Il cibo, fermentandole nel ventre di gomma, la fece marcire. Così, strappandomi qualche lacrima, fusoppressa. Peccato, se quella bimba mi avesse regalato una bambola di quelle magre, quasi anoressiche e dalle labbra strette e chiuse come le Barbie (che proprio in quel 1964, sbarcò in Italia provenendo dall’America), forse l’avrei conservata. Il mondo dei balocchi era racchiuso nella vetrina del negozio della signora Alfonsina. Guardare attraverso quell’esile barriera di vetro equivaleva ad affacciarsi su di una realtà fantastica. In quel piccolo negozio si comprava di tutto: dal sale ai tabacchi, dalle riviste piene di foto ai quotidiani che sfogliandoli annerivano le dita d’inchiostro, dalle mollette colorate per il bucato ai lumini bianchi e rossi per il cimitero. Ma noi, in prossimità del Natale, eravamo attratti da quelle luci colorate e intermittenti, capaci di
rendere ancora più straordinaria la piccola parata dei giocattoli esposti al centro della vetrina. Nulla a che vedere con quelle più ricche e ben fornite dei negozi di giocattoli di Intra, Pallanza o Stresa. Già a Baveno, in piazza del municipio, si trovava di meglio. Però, nella vetrina della signora Alfonsina, c’era quel tanto che bastava a farci rimanere con il naso incollato al vetro e la bocca aperta. Spiccavano le racchette da ping-pong dell’Arco Falc, rivestite di sughero, con cui giocare sul tavolo da cucina – quand’era sgombro- immaginando la stessa superficie simile del verde e scolorito tennis da tavolo che c’era nella sala dell’oratorio. C’era l’aquilone Air-Jet della Quercetti (la stessa ditta che produceva i chiodini colorati di gomma per comporre mosaici): bastava gonfiarlo – come ci aveva fatto vedere Luca, fortunato possessore di una copia – e diventava come una grande supposta bianco-rossa con le alette blu, quasi impossibile da governare perché andava di qua e di là in preda a un delirio di traiettorie anarchiche. C’erano i trasferelli, la cera Pongo, gli aerei di balsa con l’elastico che ti dovevi costruire da solo e che stavano in aria quei pochi secondi che separavano il lancio dallo schianto al suolo, pistole e fucili di plastica o metallo brunito, dal calcio di legno. M’incuriosiva la pistola di latta nera (che in seguito mi fu regalata): aveva le munizioni stese su dei rotolini di carta rossa che riproducevano lo stesso rumore delle nocciole schiacciate, lasciando nell’aria un odore acre e sgradevole. E come non citare il caleidoscopio, le trottole di legno e quelle di latta ( “di tolla”) a pressione, i pentolini e
le bambole, i pastelli a cera e il missile Mach-X, quello che si lanciava con l’elastico tenendolo fermo con i piedi e una volta giunto in aria apriva il paracadute. Ero terribilmente attratto da quel razzo ma, tempo dopo, avendone ottenuto un esemplare, restai deluso da quel vettore: per salire, saliva ma il più delle volte precipitava (appunto, come un missile..) a terra, schiantandosi al suolo e solo allora, beffardamente, il paracadute rotolava mollemente fuori. 
erano il signor Michele Rasi, bell’uomo forte e robusto, di una quarantina d’anni, la signora Ebrica sua moglie e suo figlio Giacomino, un ragazzetto di dieci anni, bruno, tozzo, coraggioso camminatore”. Mi piacque molto “Il piccolo alpino” di Salvator Gotta. L’edizione era la prima, già allora vecchia, del 1926. Il libro, pur essendo usato, era ben conservato. Lo zio l’aveva acquistato su una bancarella alla fiera degli “Oh, Bei Oh, Bei” che si svolgeva nei giorni dell’Immacolata nelle vie attorno alla Basilica di Sant’Ambrogio. Era lì, dove risuonava quell’esclamazione (oh bei, oh bei ! che belli, che belli!) che tradizionalmente si compravano i regali di Natale a Milano. Le bancarelle vendevano dolci e delle sleppe di torrone da far paura, che poi venivavo tagliate in tanti pezzi più piccoli. Gli ambulanti offrivano giochi, berrette e sciarpe, cianfrusaglie di ogni tipo.
Quella fu la somma che spese dalla signora Alfonsina per il sale e per un camioncino di latta rossa e blu. Era il mio regalo per Natale. Quando vidi l’inaspettato dono sotto il piccolo abete addobbato con una dozzina scarsa di palline colorate, pensai che Gesù Bambino fosse stato molto generoso. Non credevo ai miei occhi: era un camioncino bello e colorato, con nere e lucenti ruote di gomma. Sull’abitacolo erano disegnate le porte e il rosso del cassone contrastava con il blu cobalto dell’intera struttura. Era il più bel camion di latta che avessi mai visto. Tanto bello e sfolgorante che a un certo momento non lo vidi più. Era sparito! Mi sembrava d’averlo sognato, anche se ero certo di averlo tenuto tra le mani, girandolo e rigirandolo sotto e sopra. Mia madre mi consolò, giocando con me, la nonna e la zia Annetta al gioco dell’Oca. Tiravo il dado, seguivo il percorso dell’oca di legno sulle caselle ma non dimenticai quel camioncino. Era successo qualcosa che non riuscivo ancora a capire. Fuori nevicava che era un piacere e nei giorni successivi mi divertii con i pupazzi e le palle di neve. Venne poi la notte della Befana. Nella calza appesa vicino al camino, che era sempre spento, trovai due mandarini, delle castagne secche, un cioccolato, un paio di rotolini di liquerizia e…un camioncino di latta rossa e blu. Non ricordo un ritorno tanto gradito quanto quello.
Questo comporta l’insorgere di uno stress emotivo e cognitivo rilevante, che nasce proprio dall’ideale che ci siamo imposti di raggiungere rispetto a quello che, invece, realmente potremmo fare per goderci una ricorrenza. Tutto ciò al punto tale da far vivere l’evento come un processo emotivamente faticoso e affettivamente quasi “scomodo”. Proprio per questo motivo sarebbe molto utile rifiutare qualsiasi schematizzazione del Natale dettata da imposizioni sociali o virtuali, abbassando le aspettative e mantenendosi impegnati e protagonisti in ciò che più ci appassiona, riducendo così di molto la propria influenzabilità individuale. Se siamo attivi in un’intenzione restiamo lucidi ed emotivamente concentrati, cosicché qualsiasi tipo di influenza esterna avrà maggiore difficoltà nell’attecchire dentro di noi. E’ importante, dunque, non farsi sommergere da ritmi imposti, spesso devastanti, che pervadono queste festività. Il Natale è nostro, non dei regali. Dona un abbraccio di almeno mezz’ora.
emozione o effetto speciale. Provare a riportare tutto al “quasi niente” per ridare valore e capacità apprezzante anche al minimo gesto, purché verso l’altro a cui vogliamo bene. E come? Raccontando complimenti sinceri, regalando baci e abbracci duraturi, prese per mano, libri, oggetti fatti a mano donando la nostra creatività di cuore.
facendo il bravo otterrai il regalo da Babbo Natale, la Befana non ti porterà il carbone e, dunque, anche da adulti continuiamo ad essere lì a chiederci se siamo stati bravi veramente e ad interrogarci su come sia stato il bilancio dell’anno passato. Iniziamo la “sagra” del voto ma rispetto a cosa? Dipende sempre dai parametri che ci diamo da rispettare. Dobbiamo provare ad essere meno severi con noi stessi e a non fare paragoni con gli altri e con quello che ci viene raccontato rispetto al “socialmente desiderabile”. Dovremmo essere più liberi. Se siamo capaci di essere più liberi e lontani dagli schemi imposti potremmo aprire una possibilità di riuscire a sentire meno il peso ineluttabile delle feste da calendario. Liberarsi dai voti, dai sensi di colpa, dai bilanci e lanciarsi negli abbracci, prima verso noi stessi, poi verso l’altro lontano dai mi piace, dai “like virtuali” e dalle condivisioni ossessive del miglior “selfie” occasionale. La vita non è un teatro di posa, non è un set fotografico dove cerchi la luce migliore per sembrare più alto o più magro. La vita è una scia di sensazioni che si trasformano in emozioni che, se coltivate, a loro volta sfociano in sentimenti. Per tutto questo serve il contatto, la presenza, non basta un messaggio vocale.
* Dott. Davide Berardi, Psicologo – Psicoterapeuta