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Il mistero del sogno e l’inconscio collettivo di Jung

L’alchimista può ricevere in sogno l’indicazione principale per iniziare l’Opera, così raccontano i Maestri di questa antica Tradizione. Il sogno può dunque aprire la nostra mente a dimensioni sconosciute e essere considerato dunque “rivelatore”?Nessuno ha la certezza che questo sia possibile, ma alcuni indizi possono farci sospettare che tale fenomeno possa, sia pure in condizioni speciali, verificarsi.

Prima di proseguire nella intrigante supposizione, è però necessario interrogarsi su cosa siano i sogni e il sonno che permette il loro apparire alla coscienza.

Il sogno è principalmente una storia, una serie di immagini che la nostra mente crea mentre siamo addormentati, la possibilità di ricreare nella nostra mente situazioni che siamo in grado di percepire come reali, tanto da poterne essere intristiti, spaventati o, al contrario, capaci di regalarci gioia e serenità. Una manifestazione che si verifica durante il sonno, dunque, uno stato fisiologico irrinunciabile, di cui non conosciamo ancora tutti i dettagli, una condizione che occupa circa un terzo della nostra vita, di importanza vitale per l’essere umano e non solo. Tentare di definire cosa sia il sonno si è rivelato, sin dall’inizio degli studi su tale materia, molto complicato; sappiamo per certo che il sonno è un periodo in cui, a un osservatore esterno, il dormiente appare in stato di incoscienza, mentre in realtà il cervello rimane molto attivo. La fisiologia ha permesso, infatti, di rilevare nelle cellule cerebrali una intensa attività biologica in cui è possibile elaborare risposte a quesiti rimasti irrisolti durante il giorno. Un problema da cui si era angustiati trova, come per incanto, la soluzione al risveglio successivo: “la notte porta consiglio non è soltanto un modo dire, ma in questa frase si cela una verità positiva, accertata in innumerevoli casi. Un sonno tranquillo, adeguato e soddisfacente, aiuta inoltre le persone a rimanere in salute e in un ottimale equilibrio psichico. E’ appurato, ormai da tempo, che durante il sonno si ha una intensa attività cerebrale in cui sono riconoscibili cinque fasi; ognuna è importante per assicurare il completo riposo della mente e del corpo. Alcune fasi sono necessarie per sentirsi rilassati ed energici il giorno dopo, mentre altre fasi permettono di memorizzare quanto appreso durante il giorno e a dare origine ai ricordi. La più importante fra queste è la fase cosiddetta REM (rapid eye movement), poiché in quest’ultima si verificano i sogni. La mancanza di sonno, o un sonno agitato tale da non consentire un adeguato riposo, aumentail rischio di scompensi nel fisico, come l’aumento della pressionee una maggiore facilità all’insorgenza di malattie cardiache. Un buon sonno è uno dei tre pilastri fondamentali per godere di una buona salute, oltre a una dieta equilibrata e un regolare esercizio fisico, e i parametri che sono stati individuati per tentare di definire cosa sia “un buon sonno”, sono essenzialmenterappresentati, in primo luogo, dalla durata, che dovrebbe essere compresa fra le sette e le nove ore al giorno. Ridurre il sonno, anche solo di un’ora, può rendere più difficile la concentrazione il giorno successivo e ridurre il tempo di reazione. Oggi è accettato da tutti gli specialisti che un sonno insufficiente rende anche assai più probabile correre dei rischi e prendere decisioni sbagliate. Un sonno breve può rendere una persona facilmente irritabile e contribuire a problemi di relazione, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, che sono più esposti all’eventualità di sviluppare comportamenti ansiosi e scivolare gradualmente in uno stato depressivo. Inoltre, durante il sonno, il corpo produce ormoni che aiutano i bambini a crescere e, nel corso della vita, aiutano a produrre massa muscolare, a combattere le malattie e a riparare i danni al corpo.

La seconda condizione, capace di garantire un sonno efficace per la ripresa ottimale delle funzioni fisiologiche al risveglio, è la continuità; senza di questa i soggetti che subiscono numerosi risvegli, avvertono una notevole stanchezza e appaiono facilmente irritabili. La terza, la più difficile da definire, è la profondità del sonno, ovvero, la condizione in grado di isolare il più possibile una persona dal mondo esterno, permettendo all’organismo di esercitare in modo ottimale le molteplici funzioni che, oggi,sappiamo avvenire durante il riposo notturno, fra queste la più misteriosa, quella del sognare. La teoria scientifica oggi più accettata è che i sogni rappresentino un meccanismo essenzialeper consolidare i ricordi e rafforzare le connessioni neurali che utilizziamo di più, scartando quelle che non sono utili.

Secondo questa teoria, i ricordi si formano in due fasi. La prima è la codifica dei ricordi, che avviene mentre siamo svegli e il nostro cervello riceve informazioni dai sensi; le informazioni che riceviamo durante il giorno sono molte; queste, nella maggior parte dei casi, vengono fissate debolmente e pertanto i ricordi che formiamo sono fragili e di breve durata.

Secondo tale teoria, il consolidamento dei ricordi avviene durante le fasi del sonno profondo e del sonno REM. In ogni caso, nonostante le conquiste tecnologiche che ci permettono di studiare da un punto di vista squisitamente meccanico le teorie della formazione dei sogni, mediante l’utilizzo di macchinari complessi e assai evoluti, quali TAC, Risonanza Magnetica, PET e così via,non hanno ancora fornito i dati utili a rispondere alla domanda che le persona curiose si pongono  da sempre, ovvero: dove va a finire la nostra coscienza quando dormiamo?

Quesito intrigante interrogativo, di pertinenza non solo medica, ma anche filosofica, è l’arcano principale del nostro essere costretti a dormire. Quante volte sarà capitato a tutti noi di provare un senso di smarrimento al risveglio, ripensando a un sogno occorso pochi attimi prima di riaprire gli occhi per affrontare un nuovo giorno, oppure ci si è domandati quale possa essere il significato dell’aver vissuto situazioni incomprensibili alla nostra mente razionale, tanto assurde da riuscire a farci sorridere, oppure spaventarci, a seconda delle circostanze che si è appena terminato di vivere in una dimensione che avvertiamo ben vicina a noi, ma di cui fatichiamo a fare nostra la sua esistenza?  

Durante i sogni può succedere di incontrare persone conosciute, oppure perfetti sconosciuti con cui si intrattengono conversazioni sui più svariati argomenti, ci si può trovare da soli o in compagnia di amici o di sconosciuti e spostarsi con loro, condividendone gli eventi e le situazioni fino al risveglio, quando si resterà perplessi nel domandarsi dove si fosse diretti e perché.

Carl Gustav Jung parlò di inconscio collettivo per definire la struttura della psiche dell’intera umanità, uno spazio inconscio la cui estensione potrebbe comprendere e accomunare tutta la popolazione del pianeta.

E se questo spazio inconscio fosse un luogo in cui ognuno può avere accesso quando sogna?

Anche a costo di ricevere critiche feroci, osando avanzare una ipotesi forse meno fantasiosa di quanto si possa credere, è forse possibile azzardare l’ipotesi della esistenza di “un luogo di incontro collettivo a livello inconscio”, comune all’intera umanità?

La nostra psiche, durante il sogno, può forse incontrare e interagire con persone che, abbandonato il corpo fisico, nel sonno potrebbero disporre della facoltà di ritrovarsi nella medesima dimensione eterica, priva di tutto ciò che nella vita “reale” frena le potenzialità dell’individuo, come capita a chi vive ignaro di questo aspetto della sua esistenza, al pari della maggior parte di noi.

Ipotesi di cui ci parlavano già studiosi del passato, consci di una composizione più complessa dell’essere umano, non limitata solo all’involucro fisico, ma costituita anche da altri corpi invisibili, percepibili a quanti, in quegli istanti, stanno utilizzando il loro corpo spirituale, nel rispetto della regola che ogni corpo può essere utilizzato solo al livello in cui si trova.

Il corpo fisico vedrà e potrà interagire solo con altri corpi fisici; i corpi spirituali potranno rapportarsi solo con quelli incontrati nel mondo spirituale che, forse, raggiungiamo durante il sonno.

Tale teoria, che spiega almeno in parte il “sogno lucido”, presuppone che la nostra vita possa dunque essere assai più ricca di quanto avvertiamo comunemente, essendo ipotizzabile un territorio in cui, forse, sia possibile trasferirci quando si cade addormentati.

Un ambiente percorribile talvolta nel sonno, che rimane ancora tutto da scoprire.

Alla luce di questa visione basata su teorie risalenti a tempi assai lontani da quelli della nostra evoluta, ma fragile civiltà, è forse possibile che le nostre vite si incontrino non solo su di un piano terreno, ma anche in una dimensione “altra”, raggiungibile quando apparentemente incoscienti, abbiamo la possibilità di trasferirci in mondi sconosciuti. Per questo motivo, d’ora in poi, varrà forse la pena ricordare bene quel che accade quando i nostri sogni ci appaiono assurdi e per lo più incomprensibili, anche se si sono impressi nella nostra mente come se avessimo davvero viaggiato nella vita reale, riuscendo a apprezzare la bellezza di luoghi a noi sconosciuti, assaporandone profumi portati dal vento, che avvertivamo carezzarci il volto mentre discutevamo amabilmente con uno sconosciuto, intento ad  illustrarci qualcosa a cui, forse, avremmo dovuto prestare più attenzione perché, stando così le cose, è possibile che quell’individuo potesse essere un Maestro,venuto a trovarci per offrirci insegnamenti che noi non siamo stati, almeno in quel momento, in grado di cogliere, perché incapaci di riconoscerlo come tale.

Rodolfo Alessandro Neri

Antica Focacceria S. Francesco, la Sicilia a Torino

Nel 1834 il Principe di Cattolica cede al cuoco di corte Salvatore Alaimo la cappella del
proprio palazzo di Piazza San Francesco a Palermo: nasce così l’omonima Focacceria,
coniugando le tradizioni umili del cibo di strada con l!amore per la migliore cucina popolare
siciliana. Ingredienti tipici e ricette semplici segnano l!incontro tra culture diverse, nelle
strade affollate di questa multietnica città.

Oggi il brand Antica Focacceria S. Francesco, sinonimo di autentica cucina tradizionale
siciliana, sbarca per la prima volta a Torino, con l’apertura del suo dodicesimo punto
vendita in Italia.

Un’apertura annunciata e attesa, che finalmente ha una data ufficiale: il 29 aprile le porte
dell’Antica Focacceria S. Francesco di Torino si apriranno al pubblico in Via
Principe Amedeo, 3, angolo di Piazza Carignano. Una location prestigiosa, in una delle
piazze più belle e storiche della città, significativamente proprio di fronte al luogo che per
la prima volta vide il Nord e il Sud Italia uniti in un unico Stato, nel suo primo Parlamento.
Qui, Antica Focacceria S. Francesco, proporrà ai Torinesi le specialità che l’hanno resa
celebre negli anni: a cominciare dallo Schiticchio (una sorta di aperitivo a base delle più
rinomate specialità dei cibi di strada palermitani) con la focaccia o vastedda ca’ meusa
(un piccolo panino tondo ricoperto di sesamo con milza e polmone di vitello), le panelle,
le crocché di latte, i cazzilli (ossia le crocchettine di patate e menta), le arancinette al
burro, al ragù siciliano ed alla Norma, lo sfincione, la caponata). Per continuare, poi, con i
celeberrimi primi piatti (l’immancabile pasta alla Norma, ma anche quella con l’anciova, i
bucatini con sarde, passando per il golosissimo timballo di anelletti al forno e la
parmigiana di melanzane); e ancora i secondi: le sarde a beccafico, la bistecca di tonno,
per esempio o, nella sezione carni, l’involtino gratinato ai pistacchi. E come dimenticare
gli strepitosi dolci siciliani? Nel menu di Antica Focacceria S. Francesco non possono che
avere un posto d’onore: la cassata, il cannolo farcito di ricotta, la “pistacchiosa”, fino alla
degustazione di cioccolato dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica e, ovviamente, i
gelati e le granite, servite nella tradizionale brioche col tuppo.

Piccola – ma non poco importante – menzione per la carta vini e birre, che propone alcune
eccellenze siciliane: la birra artigianale del birrificio Tarì di Modica, ad esempio, o i vini
bio di alcune belle realtà locali, come la cantina Baglio di Pianetto nel piccolo comune di
Santa Cristina Gela o le altre cantine che compongono la carta vini (Cusumano, Firriato,
Duca di Salaparuta, Tasca d’Almerita), insieme a eccellenze storiche come il marsala
Florio. Siciliano anche l’olio, che arriva dal Premiato Oleificio Barbera, fondato in Sicilia
nel 1894, le bibite Tomarchio e il caffè Moak di Modica.

Fabio Conticello, patron storico di Antica Focacceria S. Francesco ed erede della famiglia
di fondazione, ha voluto salutare così il pubblico torinese: “Benvenuti a Palermo! Lo so, ci
aspettavate da tempo, ma quel tempo, finalmente, è arrivato. E così, dopo tantissime
edizioni al Salone del Gusto, ma anche le tante partecipazioni al Borgo Medievale, al
Lingotto per Gourmet, a Cheese nella vicina Bra e ad altri numerosi eventi, ma soprattutto
dopo che tantissimi di voi siete venuti a trovarci nella nostra sede storica di Palermo e a
gran voce ci chiedevate “Quando a Torino?”, eccoci sbarcati in una delle più belle piazze
della Città che, ne sono certo, diventerà la nostra seconda casa. Non vediamo l’ora di
iniziare questa nuova avventura, consapevoli della responsabilità di un’azienda con quasi
190 di storia alle spalle e ben tre secoli di cultura popolare siciliana. Quindi, Amici Torinesi
e Piemontesi, Vi aspettiamo numerosi, non vi deluderemo, è una promessa”.

“CIRFOOD, leader in Italia nella ristorazione collettiva, nel 2019 fonda CIRFOOD Retail
con l’obiettivo di sviluppare la ristorazione commerciale attraverso un portafoglio di marchi
autentici, e l’acquisizione di Antica Focacceria S.Francesco è il primo importante esempio,
trattandosi del più storico marchio di ristorazione a catena in Italia e probabilmente al
mondo”, spiega Leopoldo Resta, Amministratore Delegato di CIRFOOD Retail. “Il
nostro impegno, ma anche la ricetta del successo è il rispetto dell’autenticità che
acquisiamo, dunque avere a bordo la famiglia fondatrice dei Conticello è stato il nostro
primo passo, anzi il prerequisito. L’apertura di Torino è particolarmente importante, anche
perché segna una svolta rispetto ai due anni faticosi appena trascorsi. Inoltre Torino ci è
particolarmente cara, qui abbiamo acquisito anche un marchio meno storico ma
straordinariamente diffuso: Poormanger”.

 

Antica Focacceria S. Francesco. Una storia di profumi, cultura e tradizione
Una storia che inizia nel 1834 quando Salvatore Alaimo, dopo una vita al servizio
dei principi di Cattolica come monsù (cuoco di corte) riceve, come spettanze degli
oltre 25 anni passati alle dipendenze dei nobili del Palazzo, la cappella sconsacrata
dell’edificio di via Alessandro Paternostro a Palermo. Proprio in questo luogo, nel
cuore del capoluogo siciliano, decide di aprire la “Focacceria”, così come scrive
sulla tavola di legno posta all’ingresso.

Da allora cinque generazioni della stessa famiglia hanno gestito questa attività
simbolo della storia della Sicilia e d!Italia, luogo d!incontro di esponenti della politica
e della letteratura, simbolo di lotta alla mafia e punto di riferimento della
gastronomia siciliana. Pare infatti che nel 1860, poco prima di risalire l’Italia per
unificarla, Giuseppe Garibaldi si sia fermato a Palermo accampandosi per alcuni
giorni proprio nella “piazza della Focacceria” che diventò così suo punto di ristoro
quotidiano.

Tra i clienti illustri si ricordano anche Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Renato
Guttuso che, insieme ad altrettanti illustri scrittori e artisti, iniziano a incontrarsi alla
Focacceria rendendola loro punto di riferimento, caffè letterario e luogo di
espressione della cultura italiana del 900.

Ernesto Basile, infine, una delle grandi firme dell’architettura liberty europea,
disegnerà il logo, i tavolini in ghisa e le sedie in ferro battuto, segni distintivi
dell’arredamento di tutti i locali di quella che poco dopo verrà ribattezzata come
Antica Focacceria S. Francesco. Questo nuovo nome di battesimo si deve
soprattutto a Vincenzo Florio, grande imprenditore palermitano e grande amico
della famiglia Alaimo. Pare infatti sia stato proprio Florio a proporre, intorno al 1896
le modifiche alla cappella sconsacrata di via Paternostro per renderla in linea con le
tendenze dello stile liberty il cui massimo esponente, nell’accezione sicula, era
senz’altro Ernesto Basile.

Basile iniziò a disegnare su un pezzo di carta l!attuale facciata della Focacceria e i
piedi dei tavoli in ghisa che furono poi realizzati dalle Fonderie (Oretea) di proprietà
della famiglia Florio. Proprio da quel momento la Focacceria diventa Antica ed
entra a pieno titolo nel Liberty palermitano.

L!Antica Focacceria S. Francesco, ancor prima che luogo di cultura, è considerata
luogo simbolo della gastronomia e dello street food siciliano. Basta mettersi in fila e
scegliere tra panelle, crocchè, arancine e sfincione, involtini di melanzana o di
pesce spada, timballo di anelletti al forno ma anche tra cannoli, cassate, granite e
la più recente torta Setteveli.

Prodotto di punta dell!Antica Focacceria S. Francesco è, però, la focaccia. La
focaccia o vastedda, è una pagnotta croccante fatta da farina bianca, acqua, pasta
acida e sale che viene cotta nel forno a legna. Appena sfornata viene farcita e due
sono le varianti tra cui scegliere, la versione schietta o schetta, in cui la candida
ricotta di pecora viene bagnata nello strutto e condita con l!aggiunta di trucioli di
caciocavallo di Roccamena o di Godrano, così denominata perché il bianco della
ricotta ricorderebbe il velo di una donna vergine che si dirige all!altare vestita di
bianco. C’è poi la versione maritata, quindi sposata, con l’aggiunta di milza,
polmone e trachea di vitello che vengono fatti bollire e poi insaporite nello strutto
all!interno del tianu (il tegame, per i non siciliani) e che vengono affettati
quotidianamente in quantità industriali.

Il sapore della Focacceria è anche quello della libertà, della lotta alla mafia e alle
prevaricazioni. Tutti valori che si riflettono nella scelta di fornitori e collaboratori che
condividano valori come correttezza e trasparenza e che con determinazione
procedono verso la realizzazione di questi obiettivi.

Alcuni aneddoti
Vi siete mai chiesti perché Antica Focacceria S. Francesco proponga anche i
sorbetti?
Pare che l!invenzione si debba sempre al suo fondatore Salvatore Alaimo che, in
una afosa giornata estiva del 1851, si trovava seduto davanti alla Focacceria
insieme all!amico Alfredo Tutone. All!epoca non esistevano i frigoriferi ma le
neviere, luogo in cui si immagazzinava la neve presa dalle nevi perenni di Geraci
Siculo, nelle Madonie. Salvatore Alaimo chiese alla moglie Sarina di portare un po’
di neve che i due cominciarono a prendere col cucchiaio per rinfrescarsi.
L!amico Alfredo chiese a Salvatore Alaimo qualche goccia di zammù, uno sciroppo
a base di fiori di sambuco e anice, da miscelare alla neve fresca e da lì nacque il
sorbetto all!anice, o gelato d!acqua, una delle specialità della Focacceria.
Successivamente, dopo qualche sperimentazione con i limoni, nacque anche il
rispettivo sorbetto.

La pasta della discordia
Salvatore Alaimo, uomo coraggioso, curioso e temerario, decise di svelare al
popolo diverse ricette dei piatti apprezzati dalla nobiltà palermitana alla quale fu
dedito per molti anni. Quella che destò più scalpore fu la rivelazione, nel 1861, della
ricetta della pasta con le sarde. Questo evento infatti portò la nobiltà dell!epoca ad
accusare alle autorità il cuoco, “reo” di aver svelato e diffuso al popolo quella
preparazione che fino a quel momento era riservata soltanto alle mense altolocate.
La ricetta della pasta con le sarde è rimasta immutata da allora e prevede l!utilizzo
di sarde fresche, finocchietto, qualche acciuga sott!olio, cipolla, u(o)va passa, pinoli
e zafferano, oltre all!immancabile pan grattato, “a muddica”, per i siciliani!
Comu a vuole, schietta o maritata, (v)assa trase ca c’ ha conzo!

Su questo tema, quello della focaccia o pane ca’ meusa si fa sempre grande
confusione. In origine la focaccia o vastedda, una pagnotta croccante fatta di farina
bianca, acqua, pasta acida e sale cotta nel forno a legna, veniva preparata
bagnando la ricotta di pecora nello strutto e farcita con l’aggiunta di caciocavallo di
Roccamena o di Godrano stagionato. Il colore candido della ricotta fece si che
questa venisse chiamata schietta o schetta proprio come le giovani ragazze vergini
che vestite di bianco andavano all!altare.

Qualche tempo dopo, gli operai del mattatoio iniziarono a fornire ad Alaimo le
interiora di manzo in cambio di pane. Il fondatore decise di aggiungere milza e
polmone di manzo alla focaccia schietta e da questa unione nacque la focaccia
maritata. Nino Alaimo allora inventò uno slogan che i suoi collaboratori recitavano
per attirare i clienti, con la classica “abbanniata” palermitana: comu a vuole,
schietta o maritata, vassa trase ca c’ha conzo!

I luoghi ricchi di armonia da scoprire a Torino

L’armonia può essere ricercata dovunque, non solo nelle melodie e nei suoni. Si può ritrovare nella perfetta combinazione di alcuni elementi che seppur diversi, nelle loro precise proporzioni e nell’accordo unico delle loro sfumature di forma e colore hanno la capacità di generare una piacevole sensazione di equilibrio.

E di questa stessa incantevole percezione di perfezione ci si può trovar investiti in determinati luoghi della città. Ecco quali sono i luoghi più ricchi di armonia, pace e bellezza racchiusi nella città di Torino.

Parco Europa e Cavoretto – Via Nuova

Il parco Europa chiamato anche “Parco di Cavoretto” è un parco che si trova sulla collina di Torino nel delizioso borgo omonimo situato nella circoscrizione 8. Per raggiungerlo si può imboccare una delle avvincenti stradine in pendenza situate alla destra di Corso Moncalieri e scoprire Piazzetta Freguglia, cuore del borgo di Cavoretto per poi proseguire sulla strada che conduce all’ingresso ufficiale del parco, la quale, è da sottolineare non è priva di qualche entusiasmante tornante.

Giunti al Parco Europa, questa splendida area verde a circa 370 metri di altezza, si può subito ammirare dal suo belvedere una vista speciale su Torino, ma anche passeggiare nei deliziosi vialetti circondati da pini, platani e cipressi, soffermarsi in una delle panchine presenti, alcune baciate dal sole e altre nascoste sotto le fronde degli alberi ed infine lasciarsi avvolgere dall’armonia del bello che questa terrazza panoramica così amata dai torinesi è capace di regalare a tutti i suoi visitatori.

 

Mausoleo della Bela Rosin – Strada Castello di Mirafiori 148/7

Un imponente e austero edificio neoclassico circondato dal verde sorge in uno dei quartieri periferici di Torino. Si tratta del Mausoleo della Bela Rosin. Non tutti sanno della sua presenza e soprattutto non tutti sanno che questo Mausoleo ha una storia avvincente.

Innanzitutto è la copia, anche se in versione ridotta, del più noto Pantheon di Roma ed è stato intitolato alla “Bela Rosin” ovvero Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori e Fontanafredda e moglie di Vittorio Emanuele II.

Questo affascinante luogo si apre proprio come una luccicante perla all’interno di una conchiglia: al suo interno il visitatore può rimanere rapito dall’armonia delle forme architetture, dal perfetto dualismo che mette in una relazione perfetta e duratura un solenne edificio con la quieta e verdeggiante vegetazione che lo circonda e dal senso di pace e quiete che si può respirare passeggiando al suo interno.

Murazzi del Po – Corso Cairoli / Lungo Po Armando Diaz / Lungo Po Luigi Cadorna

C’è un punto un po’ speciale a Torino dove il suolo sabaudo si avvicina all’altro grande elemento della città: l’acqua. Questo punto si è trasformato anche in uno dei simboli della città: i Murazzi del Po.

Queste antiche arcate e rimesse per le barche che costeggiano il grande fiume sulla sponda ovest sono nate nei secoli scorsi per preservare la città dalle piene del fiume. Da allora ne è passata molta di acqua “sotto i ponti” e questa zona dopo esser stata per decenni – sperando anche che possa ritornare ad esserlo – la meta preferita dei torinesi nelle serate del week end grazie a vivaci locali notturni (Il “Giancarlo dei Murazzi” è stato uno dei luoghi iconici della Torino anni 90) possiede ancora oggi un fascino unico.

Questa lunga passeggiata che costeggia il Po a Torino è uno dei luoghi più ricchi di armonia di Torino, capace di regalare un bellissimo scorcio da cartolina della città e snocciolare ad ogni passo ai torinesi che la scelgono come luogo per una passeggiata a piedi o in bicicletta o per una corsa serenità e quiete.

Recentemente il tratto dei Murazzi del Po che dal Ponte Vittorio Emanuele I raggiunge Ponte Regina Margherita è stato intitolato al cantautore torinese Ferdinando “Fred” Buscaglione mentre il tratto precedente il Ponte Vittorio, dove tra l’altro fino a pochi anni fa erano ormeggiate i due battelli Valentino e Valentino è dedicato al torinese Gipo Farassino.

Giardino Roccioso – Parco del Valentino

Chi entra per la prima volta all’interno del Giardino Roccioso di Torino potrebbe avere per un attimo un senso di smarrimento pensando di trovarsi anziché nella città sabauda in qualche delizioso angolo del Giappone, invece si trova proprio a Torino, all’interno dell’orgoglioso polmone verde che contraddistingue questa città, ovvero il Parco del Valentino.

Suggestivi giochi d’acqua, incantevoli ruscelli, piccole stradine, graziose aiuole in fiore, piante autoctone ed esotiche disseminate lungo i sentieri e anche la romantica panchina degli innamorati con due lampioni seduti e abbracciati creati dal giardiniere-artista Rodolfo Marasciuolo. Il Giardino roccioso è pura oasi di bellezza, pace e armonia a Torino.

Questo angolo di meraviglia e delizia si trova a pochi passi dal Borgo Medievale e dal Castello del Valentino ed è l’ideale per passeggiare curative e rilassanti.

 

Ex Cimitero di San Pietro in Vincoli – Via San Pietro in vincoli 28

C’è un ex cimitero nel quartiere Aurora di Torino capace di racchiudere un angolo di magia avvolgendosi anche in un alone di mistero. Si tratta dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, il primo cimitero di Torino edificato fuori dalle mura cittadine nel 1777. Dopo esser stato chiuso al pubblico per anni il cimitero negli anni 80 è stato ristrutturato ed oggi è utilizzato come interessante sede di eventi culturali e rassegne teatrali.

Una curiosa storia coinvolge questo spazio dall’architettura neoclassica. All’ingresso del cimitero fino a poco tempo fa c’era una statua di stile neoclassico denominata “La morte velata” raffigurante la principessa russa Varvara Belosel’skij che fu la moglie dell’ambasciatore russo presso la corte sabauda. La storia narra che la principessa si trovava nella città di Torino nel lontano 1792 quando una malattia mese fine alla sua giovane vita. E da allora circola la leggenda che proprio il fantasma della principessa passeggi intorno al cimitero nelle notti di luna piena.

Un luogo leggendario quindi questo ex cimitero torinese intriso di storie antiche ed avvincenti che si lasciano ascoltare solo da chi vuole e sa avvicinare l’orecchio alla curiosità.

Rossella Carluccio

Torna a fiorire il Ricetto di Candelo

Dal 21 maggio al 5 giugno il Ricetto medioevale di Candelo (vicino a Biella) tornerà a fiorire, anche grazie alla partecipazione del Consiglio regionale del Piemonte. 

La 18a edizione di “Candelo in fiore” quest’anno sarà all’insegna della ripartenza dopo un anno di stop dovuto alla pandemia. Oltre alla tradizionale esposizione di giardini fioriti all’interno delle stradine dell’antico borgo medioevale – che ogni anno attira 30mila visitatori dall’Italia e dall’estero, moltissime saranno le iniziative collaterali che animeranno le serate di Candelo: dall’arte della Fondazione Pistoletto a Slow Food, dall’economia circolare a Franco Collè plurivincitore di ultra-trail, al meteorologo Luca Mercalli, fino a Stefano Mancuso, botanico e accademico di Firenze, per concludere con l’alpinista Simone Moro, appena tornato dalle cime del Nepal.

I contenuti della manifestazione sono stati presentati oggi a Torino durante la conferenza stampa che si è svolta in Consiglio regionale.

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte ha sottolineato come “Il borgo medievale del Ricetto rientra a pieno titolo tra i borghi più belli d’Italia. L’augurio è che l’esposizione floreale al suo interno e il ricco calendario di eventi a corollario dell’iniziativa possano tornare a generare quei flussi turistici che sono ossigeno per il nostro splendido territorio”.

Il consigliere regionale biellese, segretario dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, ha affermato: “da sempre credo che il turismo e la promozione del territorio siano settori da valorizzare nel loro complesso. In quest’ottica, Candelo in Fiore rappresenta una delle manifestazioni di maggior richiamo di visitatori, che poi colgono l’occasione per scoprire le bellezze e le peculiarità locali. Per questo, il Consiglio regionale del Piemonte sostiene con entusiasmo l’iniziativa”.

Il presidente della Giunta regionale, intervenuto alla conferenza stampa, ha sottolineato che “turismo a cultura sono due settori che sempre più devono lavorare insieme e in questa occasione vediamo l’unione di questi sforzi. Ritornare ad organizzare eventi di grande portata dimostra grande passione e professionalità che la Regione apprezza e sostiene”.

Per l’assessore all’Agricoltura e Cibo e per l’assessore alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte la manifestazione Candelo in fiore “riporterà i visitatori in uno dei borghi più belli del nostro Piemonte, contribuendo a rendere ulteriormente attrattivo il territorio locale che si caratterizza per un’offerta culturale, paesaggistica ed enogastronomica di qualità. Il Ricetto di Candelo si è conservato proprio perché ha mantenuto nel tempo questa sua matrice rurale di custode della comunità contadina ed è una meta turistica dall’atmosfera particolarmente affascinante sia per gli appassionati di storia medioevale che per i turisti occasionali”.

Nel portare il saluto del Comune di Candelo, il sindaco della cittadina biellese ha detto che “la nostra manifestazione – giunta ormai al suo diciottesimo anno – è un valido esempio di come sia possibile applicare il concetto di sinergia tra le istituzioni del territorio per promuovere le nostre eccellenze”.

Il presidente della Pro Loco di Candelo, Cristian Bonifacio, e la direttrice artistica della manifestazione Danila D’Alessandro, hanno poi illustrato il ricco programma di Candelo in fiore che, oltre a veri e propri giardini temporanei realizzati dai florovivaisti biellesi, affianca numerose iniziative culturali: dalle vaie mostre fotografiche sul Biellese e le sue montagne, alle serate con grandi ospiti che parleranno anche di natura e sostenibilità ambientale.

Tutte le informazioni sulla manifestazione e le modalità di partecipazione sono reperibili sul sito www.candeloeventi.it

Apre a Torino l’antica Focacceria San Francesco

Venerdì 29 aprile prossimo aprirà a Torino un tempio della gastronomia siciliana, l’antica Focacceria San Francesco.

Si tratta della dodicesima apertura italiana del marchio, che ha scelto una sede storica e prestigiosa, aprendo in via Principe Amedeo 3, angolo piazza Carignano, in una delle piazze storiche e auliche più belle di Torino.

M. Mart.

Piscina e non solo al Palala’

Torino Wine Week, un vero successo!

Grande successo di pubblico per l’edizione primaverile di Torino Wine Week che sta volgendo al termine dopo una fitta settimana di degustazioni, cene a tema che hanno coinvolto ristoranti, enoteche, osterie e trattorie torinesi.

Nel weekend i riflettori sono tutti puntati sul salone del vino. Ieri le sontuose sale del Museo del Risorgimento sono state invase da un pubblico variegato, dall’amante del vino al professionista del settore enogastronomico. Al dare il via le danze Patrizio Anisio, uno degli organizzatori della kermesse, che ha spiegato l’importanza di presentare al grande pubblico della città di Torino l’incontro tra la ristorazione e la produzione vitivinicola piemontese: “La Torino Wine Week nasce per cercare di dare un contributo, per rendere sempre più importante Torino nella narrazione del vino della nostra regione. Abbiamo la fortuna di essere nati in una delle regioni più importanti del panorama vitivinicolo e Torino deve avere un ruolo importante nella sua valorizzazione”. Ecco che il festival diventa la vetrina ideale per mettere al centro le eccellenze dell’intero territorio piemontese che in questi anni hanno saputo rinnovarsi, crescere, dare largo spazio ai giovani, riscoprire vitigni autoctoni e valorizzare il territorio, dal Canavese alle Langhe, passando per l’Astigiano e il Roero, senza dimenticare il Torinese, il Saluzzese, e l’Alta langa. Ospiti d’eccezione alcune cantine di altissima qualità dalla Toscana e dal Veneto e una selezione internazionale di 8 aziende in collaborazione con Elemento Ingideno, provenienti da Cile, Georgia, Sud Africa, Libano, Nuova Zelanda, Austria, Portogallo, Repubblica Ceca.
Nella sala centrale si spazia dall’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani che dà voce ai giovani vitivinicoltori canavesani che contribuiscono alla valorizzazione e promozione del Canavese con tutte le specialità enogastronomiche e i paesaggi suggestivi che ha da offrire, all’Erbaluce di Caluso della Tenuta Roletto alle porte del comune di Cuceglio piccolo comune ubicato tra le verdi colline moreniche del Canavese; nelle sale laterali si passa dalla Provinciale Bolgherese, la cui missione è quella di promuovere il territorio di Bolgheri in provincia di Livorno, raccontando la sua storia e facendo conoscere i suoi vini attraverso eventi degustativi, ai Poderi Moretti, azienda che ha radici profonde, nata dall’unione di due storiche famiglie di Monteu Roero, la famiglia Moretti e la famiglia Occhetti che sin dal Seicento tramandano le proprie conoscenze di generazione in generazione.
Le novità di quest’anno sono gli incontri di approfondimento con esperti del settore e dopo le masterclass e le degustazioni di ieri pomeriggio oggi tre incontri speciali dedicati alla “vita del vino” fuori dalla vigna, con tre professioniste del vino. Inaugura le conferenze con un primo incontro, dalle 12.30 alle 13.30 l’Avv.ssa Francesca Bassa, consulente esperta di digital privacy nel food & wine, Group DPO Fontanafredda. Si parlerà dell’importanza di proteggere la propria reputazione online, spiegando il valore dei dati e il loro utilizzo per le attività di marketing online. A seguire dalle 14.30 alle 15.30 Marianna Natale, socia fondatrice dell’agenzia iShock, specializzata nel settore dell’enogastronomia, porta l’attenzione sull’importanza della strategia di comunicazione, come raccontare la storia, i vini, i prodotti della propria terra in modo efficace per raggiungere e conquistare il pubblico giusto. Per concludere dalle 17.00 alle 18.00 Monica Pianosi, fondatrice di Le strade, blog e canale di marketing digitale per le piccola attività creative e indipendenti delle città italiane, porta al centro l’importanza dell’utilizzo delle nuove piattaforme digitali per raccontarsi online come produttori e produttrici e impresa.
Domani, lunedì 25 aprile, chiude in bellezza la manifestazione con una speciale cena negli spazi dell’Enoteca di Eataly, con ospiti tre produttori che racconteranno e faranno degustare i loro vini, in abbinamento alle tapas dell’Executive Chef Patrik Lisa.
La manifestazione è organizzata da associazioni KLUG APS, Bonobo Events e Orticola Piemonte. L’evento è realizzato con il supporto di Camera di commercio di Torino e con il patrocinio della Città di Torino. Partner di Torino Wine Week sono la Città del Gusto Torino – Gambero Rosso, Go Wine, Fisar Torino, Eataly Torino, Torino DOC, e Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino.. *
€ 10 – ingresso al salone del vino della Torino Wine Week + 2 token degustazione
€ 15 – ingresso al salone del vino della Torino Wine Week + 8 token degustazione
€ 30 – ingresso al salone del vino della Torino Wine Week + 20 token degustazione + Wine Pass
I professionisti del settore enogastronomico (produttori, distributori, ristoratori, sommelier etc…) potranno accedere al salone del vino accreditandosi OBBLIGATORIAMENTE sul sito della manifestazione. La disponibilità è limitata su entrambe le giornate.

Giuliana Prestipino

Per maggiori informazioni
www.torinowineweek.it

Il mistero del sonno e dei sogni lucidi, una esperienza ai confini del paranormale

La misteriosa sostanza utilizzata dagli alchimisti con cui iniziare il lavoro per realizzare la Pietra Filosofale e concludere la Grande Opera è l’arcano principale, il più difficile da affrontare.

La Tradizione vuole che solo in rarissimi casi lo studioso riceva il suggerimento da un Maestro, sempre difficile da rintracciare e riconoscere; come fare allora per scoprire quale sia la materia necessaria a iniziare La Grande Opera?  Secondo quanto viene raccontato può succedere che un fulmine colpisca un albero il quale, spezzandosi a metà, riveli la presenza di un libro in cui siacontenuta la soluzione, oppure che a spezzarsi, mettendo in evidenza il volume, sia una roccia. Sempre la Tradizione vuole,però, che sovente l’appassionato aspirante alla Conoscenza riceva indicazioni precise in sogno direttamente da un Maestro, che glielo comunica direttamente. Pura leggenda o una affermazione che cela un fondamento di verità? La comprensione di quanto succede davvero quando ci addormentiamo è ancora lontana,nonostante gli indubbi avanzamenti della medicina, ma recenti studi, suffragati da psicologi e psichiatri, sembrano indirizzare a nuove vie da percorrere, aprendo a possibilità descritte nella letteratura, dedicata per lo più a manifestazioni che si vogliono paranormali.

È noto che il sonno viene definito come uno “stato di riposocontrapposto alla veglia”, un periodo di sospensione dello stato di coscienza durante il quale l’organismo recupera forza e energia mentale e fisica. Il dormiente risulta, all’occhio di un osservatore esterno, in un apparente stato di quiete anche se, in realtà, la fisiologia ha dimostrato la comparsa di complessi cambiamenti a livello cerebrale; cambiamenti che non possono essere spiegati solo con un semplice stato di riposo.

Il sonno oppone una vera e propria barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo esterno, uno stimolo sensoriale di un certo livello (rumore forte) può superare questa barriera e far svegliare chi dorme. Le moderne tecnologie, con cui è possibile monitorare l’attività del cervello durante il sonno, hanno permesso di notare evidenti differenze fra le varie fasi del sonno di una persona con comparsa di differenze nel tracciato elettroencefalografico, tali da consentire di notare come il sonno non sia un fenomeno lineare, ma sia caratterizzato dalla presenza di più fasi. Materia complessa, di pertinenza specialistica, ma fra le varie fasi ve ne è una meritevole di essere citata in relazione all’argomento trattato, ed è la fase REM. Vi sono più fasi REM nel corso della notte, della durata di circa 15 minuti ciascuna e sono importanti perché, proprio durante queste fasi, si ha lo straordinario fenomeno del sognare, ovvero la percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante.

Lo studio e l’analisi dei sogni permettono di riconoscere un tipo di funzionamento mentale a se stante, regolato da leggi e meccanismi diversi dai processi coscienti di pensiero di pertinenza della psicologia tradizionale. Si tratta di una manifestazione di cui si discute da sempre e su cui è stato scritto un incredibile numero di saggi e trattati. Oggi è riconosciuta la possibilità che, oltre al sognare comune, la forma più nota in assoluto, esista un’altraforma di sogno, che prende il nome di “sogno lucido”, definito in tale modo, non perché abbia una eccezionale chiarezza visiva, ma perché colui che sogna, si “risveglia nel sogno”, pur continuando a dormire, e si accorge di sognare e, in questa affermazione, si coglie la grande differenza con i sogni comuni

Caratteristica più interessante dei sogni lucidi è che colui che sogna, nel momento in cui si accorge di sognare, può avere un certo grado di controllo volontario sul corso successivo del suo sogno. È assimilabile ad una esperienza «bilocativa» in cui il soggetto sembra guardare il suo corpo fisico dall’esterno, come se fosse quello di un altro. Il lato interessante di questa possibilità èrappresentato dal fatto che il soggetto è cosciente in quel momentoe che la sua esperienza è diversa dall’usuale svolgersi della sua vita reale e, essendo cosciente nel sogno, può tentare di compiere alcuni esperimenti. Tutto questo è stato ampiamente descritto in uno fra i più interessanti testi dedicati a questo argomento, scritto dalla dottoressa Celia Green ( 26.11.1935), che ha ricoperto la carica di Research Officer presso la Society for Psychical Research di Londra e è stata la fondatrice dell’Istituto di Ricerca Psicofisica, di cui è stata la direttrice. Nel suo libro dal titolo “I sogni lucidi” sono riportate varie esperienze di persone che hanno raccontato i loro sogni inusuali e è citato van Eeden che, a metà dellOttocento, registrò un gran numero di sogni lucidi; lui stesso, nel corso di uno di questi, provò a colpire una bottiglia per vedere se si sarebbe rotta, cosa che non avvenne subito, ma solo pocotempo dopo. Riferisce la Green che, talvolta, al sognatore sembra  di  possedere « un altro corpo », simile al proprio, in grado di percepire le sensazioni derivate dall’essere in un ambiente estraneo, in cui si muove con naturalezza e, almeno in un certa misura, sotto il controllo della sua volontà, con la possibilità, però,di compiere azioni fisicamente impossibili nella nostra dimensione fisica, tanto da poter riuscire a passare attraverso muri e altri ostacoli materiali incontrati nel sogno. Un sogno con tali caratteristiche comincia sempre con uno stress emotivo determinato da una qualunque incongruenza come, ad esempio, vedere passare un’auto che vola, unanomalia che porta il sognatore a rendersi conto di trovarsi in una situazione non ordinaria e formulare il pensiero: “È impossibile, sono  in un sogno” e, da quel momento, risvegliata la sua coscienza nel sogno, potrà spostarsi a piacere nella dimensione in cui si trova, compreso il fatto di poter compiere azioni impossibili nella  dimensione fisica ordinaria, quali ad esempio il volare.

Il volo è infatti una caratteristica comune dei sogni lucidi, associato a emozioni positive, oppure utilizzato per sottrarsi a emozioni spiacevoli; sono possibili molte varianti del volo: possono comparire ali sulla schiena, oppure può capitare di scivolare sollevandosi sul terreno o fluttuare sul dorso. Si possono incontrare persone conosciute, ben definite, amici che conservano la loro identità oppure è possibile intrattenere conversazioni con sconosciuti. E’ anche possibile incontrare i propri parenti defunti,che mantengono inalterate le loro caratteristiche, di cui è possibile riconoscere atteggiamenti che li caratterizzavano, quali i tic o la cadenza dialettale. In genere, afferma la Green, i ragionamenti della persona che sogna seguono una logica corretta e si rivelano esatti.

L’onironauta”, il viaggiatore del sogno, essendo cosciente, consapevole che sta sognando, ha la possibilità di esplorare una nuova dimensione o realtà,  di modificarne a piacere gli  eventi  in quanto causa e non effetto del proprio sogno, come  comunemente avviene.

Il sogno lucido si differenzia ancora dalla maggior parte dei sogni che accompagnano la nostra vita notturna perché, di norma, viene ricordato perfettamente, anche a distanza di anni. Si tratta di un’esperienza che viene ad incidersi profondamente nella coscienza e che porta a chiedersi cosa rappresenti per tutti noi la possibilità di vivere una simile condizione, quella di potersi in apparenza svincolare dal corpo materiale e riuscire a farlo viaggiare in una dimensione altra. Sono state postulate alcune teorie, tutte ugualmente interessanti: è possibile che rappresentino i  “futuri alternativi” postulati nella fisica moderna, ovvero nuove ramificazioni del futuro per ogni decisione presa.

Possono rappresentare ancora un modo per fuggire da una realtà banale, per avvertire riconoscimento e soddisfazione, forza, volontà attiva e realizzazione.

I sogni lucidi potrebbero essere una possibilità in più per lessere umano attraverso di loro, l’anima potrebbe rendere manifesto, sia pure in modo confuso, un messaggio utilizzando i nostri limitati  mezzi fisici. Ma il quesito più interessante riguardo questa tematica è la seguente: è possibile la percezione extrasensoriale durante il sogno lucido? Celia Green afferma che sia possibile che manifestazioni telepatiche possano manifestarsi nel corso di un sogno lucido, non solo, pare sia lecito pensare che tentativi di incontrare una persona in sogno, anche in ambienti sconosciuti,riescano, almeno in taluni casi a andare a buon fine. È possibile, in ultima analisi, che le persone incontrate possano rappresentare per noi un aiuto, siano in grado di offrirci suggerimenti utili per risolvere un problema da cui siamo assillati. Fantascienza? Forse, ma di questo si parla, come detto, da tempo immemore. Le Sacre scritture offrono l’esempio di quanto fin qui affermato; ne è esempio, per citare un episodio fra i più conosciuti, il racconto della scala di Giacobbe,contenuto nell’Antico Testamento: unanotte Giacobbe sognò una scala, con una estremità sulla terra e l’altra nel cielo. Sulla scala una gran numero di angeli andava e veniva e, alla sommità, vide Dio in persona con cui ebbe la possibilità di parlare, sentendosi promettere la terra su cui stava dormendo. Un sogno rivelatore, uno fra i tanti, impossibile citarne di più in questo ambito, ma tutti con il medesimo significato positivo, quello di permettere all’uomo di comunicare con una dimensione sconosciuta e, forse, di incontrare un Maestro che, come affermano gli alchimisti, può rivelare ad uno studioso, personel labirinto dell’ignoranza, quali siano i passi e la direzione da compiere per muoversi e rintracciare l’uscita che lo condurrà a trovare la Luce.

Rodolfo Alessandro Neri

Un viaggio enogastronomico nel territorio del Nizza Docg

 

24 APRILE 2022GIRO DEL NIZZA

alla scoperta delle vigne e delle cantine dei produttori

degustando, in loro compagnia, sia grandi vini sia assaggi della buona tavola locale

Domenica 24 aprile si svolge il Giro del Nizza, tour enogastronomico volto a far conoscere il territorio del Nizza Docg, con i suoi vigneti, unitamente alle realtà aderenti. Unasplendida occasione per visitare vigne, cantine e parlare con i produttori, direttamente a casa loro, seduti davanti ad un calice di Nizza Docg e ad un piatto con alcuni prodotti locali. Un modo per gustare appieno il sapore del territorio.

L’evento è organizzato dall’Enoteca Regionale di Nizza Monferrato e dalla Condotta Slow Food di Alessandria con il Territorio delle Colline Nicesi, in collaborazione con l’Associazione Produttori del Nizza, la città di Nizza Monferrato, il Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato con il patrocinio della Camera di Commercio di Alessandria.

Il Giro del Nizza, che vede le sue origini nel 2011 in seno a Cantine a Nord Ovest (evento di Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta), si propone come obiettivo primario la promozione del Nizza Docg e del suo territorio che di recente è divenuto Patrimonio Unesco. Per l’edizione 2022, la manifestazione ritorna nel suo mese canonico, dopo la parentesi dello scorso ottobredovuta alla situazione derivante dal COVID. Edizione autunnale che ha permesso di regalare nuove emozioni, offrendo uno spettacolo differente e suggestivo, complici i profumi della vendemmia accostati ai colori tipici della stagione.

I partecipanti avranno l’opportunità di conoscere ben 29 realtà aderenti all’iniziativa: oltre ai 27 produttori della denominazione Nizza Docg partecipano, in quanto presenti nellAssociazione Produttori del Nizza, anche le Distillerie Bertache con le vinacce del Nizza Docg producono la loro grappa e La Canellese che da tempo progetta di utilizzare questo vino per realizzarne uno aromatizzato.

La denominazione Nizza Docg nasce con la vendemmia 2014elevando la sottozona della Barbera a denominazione propria. Viene introdotta, inoltre, la possibilità di aggiungere la tipologia “riserva” e la menzione “vigna”. Questa denominazione si produce nel Monferrato e precisamente in un’area che racchiude ben 18 comuni (Agliano Terme, Belveglio, Bruno, Calamandrana, Castel Boglione, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castel Rocchero, Cortiglione, Incisa Scapaccino, Moasca, Mombaruzzo, Mombercelli, Nizza Monferrato, Rocchetta Palafea, San Marzano Oliveto, Vaglio Serra, Vinchio): diversi territori dai quali trae caratteristiche organolettiche uniche e particolari.

Ogni partecipante è libero di muoversi con i mezzi che preferisce (a piedi, in bicicletta, in moto o in auto) e secondo il personale itinerario tra le cantine che desidera visitare.

EVENTI COLLATERALI: AperiNizza e PreGiro

Ritorna con questa edizione l’AperiNizza che si svolge, venerdì 22 aprile al Foro Boario di Nizza Monferrato, a partire dalle ore 19.00 per concludersi alle ore 22.00. In questa occasione si possono degustare, tutti i ventisette Nizza Docg dei produttoripartecipanti al Giro del Nizza e assaggiare, dislocati in sette areedi degustazione, prodotti tipici del territorio, unitamente a prodotti ospiti. Il costo è di 20,00 euro.

Prosegue, inoltre, la tradizione del PreGiro che vede coinvolte, prima e dopo il Giro del Nizza, alcune vinerie, particolarmente legate alla manifestazione, che mettono in degustazione i Nizza Docg di tutti i produttori che fanno parte dell’evento.

MODALITA’ DI ISCRIZIONE A “IL GIRO DEL NIZZA”:

I biglietti per partecipare al Giro del Nizza si possono acquistare a 40,00 euro direttamente il giorno della manifestazione presso lEnoteca Regionale di Nizza Monferrato (Via Crova, 2 – Nizza Monferrato) dalle 9.45 alle 12.30 oppure in prevendita, a 35,00euro, sino al 21 aprile. Per i soci Slow Food, regolarmente tesserati, il costo del biglietto è di 35,00 euro. Posti disponibili limitati.

Nel costo del biglietto è compreso il Kit costituito da: tascaportabicchiere, calice, mappa con l’indicazione delle cantine partecipanti, spilletta di riconoscimento e tre buoni da 5,00 euro da spendere, in vino, nelle cantine del Giro del Nizza. Per partecipare all’evento è necessario essere in possesso del Green Pass che verrà verificato alla partenza prima della consegna del kit.

Sul sito www.girodelnizza.it è possibile trovare tutte le informazioni relative alla prevendita, ai produttori aderenti oltre ad altre curiosità.

CONTATTI

Enoteca Regionale Nizza Monferrato – Tel. +39 0141 439294 cell. +39 320 1414335

Piercarlo Albertazzi, Coordinatore “Il Giro del Nizza”: cell. +39 335 5348611 girodelnizza@gmail.com