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Successo per Tattoo Convention

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Entra nel vivo l’edizione 2022 della Torino Tattoo Convention, in programma fino a domenica 25 settembre al Pala Alpitour, che inaugura con un’ottima affluenza e un programma ricco di appuntamenti.

Tre palchi con musica dal vivo e DJ set, oltre 20 contest nel fine settimana e 250 tatuatori da tutto il mondo che sono già al lavoro con tantissime session prenotate. Dai tatuaggi minimal a quelli più articolati fino ad arrivare a delle vere e proprie immense opere d’arte sulla pelle. Alcuni tatuaggi richiederanno l’intero weekend per essere completati.

Tra i visitatori c’è chi arriva con un’ idea ben precisa e chi sceglie sul momento; chi ha prenotato da tempo il suo slot e chi invece resta folgorato dalla maestria dei tatuatori presenti e decide di tatuarsi in un contesto unico come la Torino Tattoo Convention.

Giunta alla sua XI edizione, la Torino Tattoo Convention, ospitata quest’anno al Pala Alpitour, è un evento anticonformista, colorato, pieno di musica e di festa: live show, concerti, esposizioni, lo street food più rock e un dj set con artisti d’eccezione. Per i visitatori è l’occasione per vedere al lavoro i grandi maestri internazionali e per farsi realizzare un tatuaggio da professionisti altrimenti inavvicinabili.

Tra gli ospiti più particolari i tatuatori orientali: Horizakura, Jinta2 e Shun Tattoo dal Giappone, Liu Shanqui dalla Cina, maestri dello stile orientale e figurativo, i cui tattoo sono vere e proprie opere d’arte, capolavori di tecnica ricchi di dettagli minuziosi. Nutrita la presenza di tatuatrici donne, tra tutte Roberta Mazziotti e Paola Currado, bravissime esponenti dello stile fine line, vera tendenza tattoo 2022: a differenza dei tatuaggi tradizionali, più spessi e pesanti, che li hanno preceduti, i tatuaggi a linee sottili sono diventati lo stile preferito da chiunque voglia aggiungere un disegno delicato o minuscolo alla propria collezione.

Un cane in classe in aiuto all’insegnante

La sua presenza migliora la capacità degli allievi ad apprendere e socializzare  

Sono ancora molte le persone che provano una sensazione di fastidio quando vengono a sapere che, nel loro condominio, arriva una nuova famiglia in cui uno dei componenti è un cane.

Talvolta succede che nei giorni successivi l’insediamento dei nuovi venuti, compaiono cartelli sul portone d’ingresso in cui si invita, con una evidente punta di umorismo involontario, a “non far abbaiare i cani…”

Il migliore amico dell’uomo non può fare altro se non che proteggere il proprio territorio, manifestando il proprio disappunto rumoreggiando a modo suo e questo capita specie nei primi giorni in cui la simpatica bestiola si installa in maniera definitiva nella sua nuova sistemazione, imparando a conoscere e a distinguere quanto gli succede intorno, riuscendo a distinguere quali possano essere gli eventuali pericoli.

Il cane fa la guardia, è vero, ma non solo. Oltre ai noti compiti che gli vengono assegnati ne scopriamo uno nuovo, quello di poter essere impiegato come elemento tranquillizzante in un luogo dove l’irrequietezza non manca, come una classe composta da ragazzi di età compresa fra i 13 e i 16 anni.

Nella città di Ausburg, in Baviera, ne parlo con il professor Florian Dorfler che vedo arrivare in aula accompagnato da un bell’esemplare di Hovawart/ Border Collie, una cagnetta di medie dimensioni di nome “Bella”, con cui entra nell’aula in cui insegna, già occupata dai suoi allievi, per nulla sorpresi dell’arrivo di quella che, ormai, considerano una nuova compagna.

Il professore, poco più che trentenne, è il responsabile di un esperimento, finora unico nel suo genere nei licei di Augsburg, e per il quale la classe 5d è stata giudicata adatta ad una innovativa  sperimentazione, sia in questo che nel prossimo anno scolastico.

Professore, come mai un cane in classe, fra gli allievi intenti ad ascoltare le sue lezioni?

“E’ un nuovo test. L’équipe di insegnanti sarà rafforzata dal mio cane Bella, che arricchirà la vita scolastica del Maria-TeresiaGymnasium, soprattutto della 5d dall’inizio del secondo semestre. Bella è un cane da scuola certificato, e viene continuamente addestrato. Vive nella mia famiglia ed è abituata al contatto costante con i miei due figli, Simon ed Helene, di cinque e tre anni, è pertanto abituata all’irrequietezza tipica dei bimbi, quindi non si scompone di fronte a situazioni in cui è presente una notevole agitazione, in particolare durante i giochi, a cui non disdegna di partecipare. Ovviamente Bella è andata a scuola per essere preparata alla convivenza con i bambini, ha concluso il corso con il massimo dei voti, ed ha avuto la medaglietta, il segno distintivo di ogni alunno presente in quest’aula.

Il suo carattere e da quel momento, la sua capacità di affrontare lo stress quando ha a che fare con i bambini, sono già stati messi a dura prova più volte”.

Qual è il compito specifico da svolgere, a cui è chiamato il suo cane?

“Un cane da scuola è un cane con un addestramento speciale; viene valutato da una equipe di specialisti della materia che hanno il compito di accertare la natura equilibrata dell’animale. A Bella

che, come tutti i cani impiegati nel progetto, viene regolarmente controllata da un veterinario, vaccinata, sverminata ed a cui è applicata la profilassi parassitaria regolare per garantirne uno stato ottimale di  salute, è stato assegnato il compito di svolgere il ruolo di cane da presenza in classe; per il momento mi accompagnerà nelle lezioni di tedesco solo per una doppia lezione (martedì, 08:00-09:30) e lavorerà con me, solo in squadra.

L‘uso di un cane da scuola può risultare assai positivo per i bambini, permettendo, sia di aiutare l’insegnante nel ridurre l’ansia, nei soggetti più emotivi, permettendo loro di ridurre squilibri derivanti da disagi familiari, riducendo in loro il senso della solitudine, aiutandoli a soffrire di meno dei disturbi del linguaggio, dell’attenzione e dell’aggressività. Il fedele amico dell’uomo permette una maggiore capacità di percezione e di comunicazione. Aiuta inoltre lo sviluppo delle abilità motorie,  siaquelle grossolane che e quelle fini, lo sviluppo delle abilità sociali e della struttura della classe sociale.

L’obiettivo principale che spero di raggiungere è quello di promuovere le competenze emotive e sociali degli studenti. Allo stesso tempo, la presenza motivante di un cane nelle lezioni di tedesco è un buon modo per allenare il contatto con questi animali, essendoci numerosi studi che confermano gli effetti positivi che un cane può avere sullo sviluppo della personalità complessiva di una persona”.

La presenza di una simpatica bestiola fra i banchi, per quanto tenera e educata, non può essere una fonte di distrazione per i giovani allievi?

“Per nulla. Vi sono numerosi lavori in cui vi è descritto che facilita la capacità di concentrazione, ed è un notevole stimolo per la creatività e l’immaginazione. Rappresenta un esempio ottimale della perseveranza, del senso di responsabilità e dell’empatia. Soddisfa il bisogno di vicinanza, e aiuta a restare sereni, svolgendo una funzione rincuorante sull’ l’umore. Incrementa la fiducia in stessi e, anche se può sembrare incredibile, migliora le abilità linguistiche e di lettura. E’ interessante notare che vi sono cani utilizzati proprio per la promozione della lettura perché, leggendo una novella ad un cane, i bambini si rilassano, non sono imbarazzati come quando leggono ad altri compagni. Accarezzandolo calmano lo stress, ed è stato dimostrato che la lettura avviene in maniera assai più fluida. Altri aspetti positivi dimostrati da un monitoraggio medico alla presenza di un cane, sono la riduzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, il rilassamento muscolare, gli effetti positivi sugli ormoni e un generale effetto positivo sulla salute.

Vi sono stati problemi o incomprensioni con le famiglie dei suoi allievi?

No, anzi, hanno dimostrato notevole entusiasmo e si sono dichiarate d’accordo nel tentare questa esperienza; del resto non poteva essere altrimenti di fronte alla prospettiva di un percorso didattico che si propone di permettere al proprio figlio di acquisire una maggiore fiducia, associata a un incremento dell’autostima, permettendo un miglioramento delle competenze sociali, a cui si deve aggiungere la scoperta di quel che un cane può offrire ad una persona, specie se molto giovane che assimila il concetto del  rispetto dovuto ai nostri fratellini, che vogliamo minori, ma che sono in grado di insegnarci a crescere e donare a chi vuole loro bene, un affetto  infinito.  Si tratta di un esperimento a cui guardare con grande interesse, meritevole di essere esaminato a fondo, per poter essere replicato in tutti gli istituti scolastici, visti i notevoli benefici descritti da varie fonti specifiche.

Le istituzioni scolastiche si sono dimostrate soddisfatte di questo lavoro che intendo continuare, anche in futuro in un’altra sede scolastica, in una città diversa in cui presto mi trasferirò per proseguire un’esperienza la cui valutazione, da più parti, è stata riconosciuta come molto positiva.

Rodolfo Alessandro Neri

Colazioni, aperitivi e non solo da Gerla 1927

Nell’incantevole porticata di Corso Vittorio Emanuele 88, ecco la principale sede di Gerla, una delle pasticcerie più rinomate di Torino.

La sua storia è lontana e risale al 1927, ma è a metà degli anni ’50 che i fratelli Gerla fecero conoscere la loro pasticceria sia a Torino che fuori dalle porte della città. Oggi i loro locali sono numerosi ed oltre alla sede di Corso Vittorio Emanuele 88, segnaliamo anche la croisette in corso Alcide del Gasperi 19E, il Motor Village Bistrò sito in Piazza Cattaneo 9 e la pasticceria caffetteria in Via Lagrange 34/H. Gerla non si trova però solo in Torino, ma si è spinta oltre la città anche in località montane aprendo una sede a Bardonecchia “Gerla La Tavola Rotonda” e San Sicario “ Ristorante Gerla 1927 Sporting”.

Infine e non di meno importanza, molto noti sono i catering Gerla che, oltre a fornire servizi a privati, sono in collaborazione costante con lo Stadio Olimpico Grande Torino e con il Teatro Regio, offrendo ai clienti un’eccezionale punto di ristoro. In particolare, nella location principale di Gerla 1927, che è stata luogo della nostra splendida esperienza, si può sperimentare colazione, pranzo ed un ottimo aperitivo. Le colazioni sono molto curate e rispondono ad ogni tipo di esigenza, tutti i giorni escono dai laboratori Gerla venticinque tipi diversi di brioches, tutte fatte a mano e farcite con prodotti freschi di prima qualità. La miscela di caffè scelta da Gerla è Lavazza che oltre alla caffetteria, offre Tè e Tisane. Non solo croissant ma la pasticceria offre, inoltre, un’ampia scelta di prodotti quali 75 varietà di cioccolatini , creme spalmabili, gianduiotti , macarons, biscotti, pasticceria secca e fresca e torte di ogni tipo,  classiche e  non. A pranzo vengono serviti piatti freschi del giorno, sia tavola calda che fredda.

L’aperitivo è molto curato , si possono scegliere tra una varietà di vini pregiati e cocktail alcolici e  analcolici Il personale è molto preparato e professionale; il maitre ci ha subito consigliato un’eccellente Franciacorta . La nostra scelta quindi si è diretta verso un calice di bollicine  ed il classico spritz. Entrambi serviti ad una temperatura perfetta, e, per quanto riguarda lo spritz, composto con le giuste dosi. Gli stuzzichini sono deliziosi, variano tra pizzette e mini panini in curcuma ripieni con crema di philadelphia, che vengono serviti su un elegante sheffield d’argento a “due piani”. Il nostro aperitivo si è svolto all’esterno. Il locale vanta anche una sala interna da loro denominata “L’Orangerie”, un luogo raffinato ed elegante, disponibile per pranzi aziendali, rinfreschi o semplicemente per prendersi una pausa ed evadere dalla frenesia della città. E’ stata un’esperienza senza dubbio da ripetere e da noi consigliatissima. Buon appetito e buon divertimento!

Alice Borgogno Colombo

Il Business match del Piemonte si gioca ai Ronchiverdi di Torino

Da Martini a Valmora, da Carlo Pignatelli a Caffè Vergnano da Head a Generali al Torino F.C. Venticinque eccellenze del territorio piemontese, aziende che si sono fatte conoscere a livello internazionale, si sono sfidate ai Ronchiverdi in un Business Match fino all’ultima idea imprenditoriale, che si è tenuto per tutta la giornata di martedì 20 settembre.

Si tratta della seconda edizione del B2B, evento unico nel panorama Torinese e non solo, l’appuntamento dedicato all’economia più atteso da Ceo e Ad, che ha lo scopo di fare incontrare aziende leader al fine di creare connessione fra loro, fare network e generare, di conseguenza, importanti opportunità. Le 25 imprese si sono sedute insieme ai tavoli dei Ronchiverdi dove, due rappresentanti alla volta di altrettante realtà imprenditoriali, si sono confrontate in match dedicati alla formazione di idee e partnership. Il tutto è avvenuto sullo sfondo del tema dell’illusionismo aprendo simbolicamente le celebrazioni agli Europei e ai Mondiali di Magia che si terranno a Torino nel 2024 e nel 2025. Ogni tavolo “da gioco” portava il nome di un mago, da Silvan a Houdini passando per Copperfield.

 

Alla conferenza stampa con i rappresentanti delle 25 aziende partecipanti. Hanno aderito: l’Assessore allo Sport e ai Grandi Eventi Mimmo Carretta, il Responsabile Marketing Confindustria Torino e l’Amministratore della Scuola di Amministrazione Aziendale Torino.

Presentazione dell’artista torinese Antonio Lapone che per l’occasione ha creato un’opera dedicata all’evento in 70 copie ciascuna delle quali numerata e firmata ed omaggiata a tutti i Partner Ronchiverdi. Alla fine del match, il pranzo firmato e curato da Marco Sacco, chef del “Piccolo Lago” sul lago Mergozzo e la brigata di “Piano 35”, all’interno del grattacielo IntesaSanpaolo di Torino, ha deliziato e ristorato i “campioni” sulla terra rossa per un giorno. Il tutto, fatto precedere da un aperitivo preparato dai bartender di “Casa Martini”, accompagnato dai vini dell’azienda Damilano e terminato dai dessert del gelatiere per eccellenza nella Città di Torino e partner del Circolo, Alberto Marchetti.

Nel corso della giornata i match sono stati intervallati da spettacoli di magia ai quali ha partecipato  anche il pluripremiato Luca Bono ex allievo di Arturo Brachetti.

“Noi crediamo fortemente nel fare impresa – spiega il Direttore Marketing dei Ronchiverdi, Massimo Di Conza – soprattutto in momenti complessi come questi l’unione crea opportunità, fatturati e di conseguenza posti di lavoro. E’ ormai universalmente riconosciuto che il network di impresa rappresenta un elemento centrale per sviluppare la capacità competitiva delle aziende. Fare rete per le imprese rappresenta un nuovo modello che si sta affermando come opportunità reale di competitività, per questo Ronchiverdi in occasione della giornata del B2B presenta in anteprima l’innovativo abbonamento Business che verrà poi ufficialmente lanciato entro la fine di ottobre”

 

Ronchiverdi

Corso Moncalieri, 466 – 10133 Torino

 

Chiara Vannini

Alberto Marchetti presenta a Terra Madre la linea Zaba’

Torino si prepara all’appuntamento di Terra Madre Salone del Gusto dal 22 al 26 settembre, nello spazio dedicato al Piemonte. Lo zabaione rappresenta una delle ricette più  tipiche della cucina piemontese,  una crema a base di tuorli d’uovo, zucchero e Marsala, da accompagnare con ogni genere di biscotto e gelato da versare su una fetta di pandoro, arricchita poi con la panna.

Molte leggende sullo zabaione fanno risalire la sua origine e creazione proprio a Torino. Il maestro gelatiere Alberto Marchetti risulta da sempre innamorato delle cose semplici e genuine e ha scelto Torino per presentare ufficialmente “Zaba’: la nuovadolcissima linea tutta dedicata allo zabaione”.

Il ricavato delle vendite di Zaba’ sarà devoluto alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

Fedele alla filosofia con cui realizza i propri gelati, Alberto Marchetti utilizza pochi ingredienti, scelti con cura.

“Le uova – dichiara Alberto Marchetti con orgoglio – sono fresche, ricavate da galline felici allevate a terra, selezionate da Fantolino

Alberto Marchetti è  convinto che la bontà  sia disarmante e, per questo motivo, il progetto nasce nella Torre dell’Eremo di Pecetto, in provincia di Torino, insieme a un gruppo di ragazzi diversamente abili. Insieme a una rete d’impresa costruita con i partner di filiera, Zaba’ sostiene l’Arsenale dell’Armonia, progetto di Ernesto Olivero che dà forma al sogno della pace, dell’accoglienza, integrazione e armonia che sono stati da lui realizzati nel 1964.

Zaba’ è buono anche da bere, caldo e ottimo per accompagnare biscotti. Basta togliere il tappo e scaldarlo a bagnomaria o in microonde. Perfetto a temperatura ambiente per variegare gelati o arricchire creme e panna montata.

Lo zabaione cremoso e profumato, dal colore dorato, è  diventato un must per tutti gli amanti delle golosità  di Alberto, che lancia una linea dedicata, per il momento composta da sei varianti.

Accanto allo Zaba’, zabaione classico di Alberto, compaiono lo Zaba’ riserva, lo Zaba’ per birra Baladin, Beermouth Baladin, lo Zaba’ per mago Rabin, bianco chinato del mago, lo zaba’ per terra madre, al moscato presidio di Strevi, e lo Zaba’ per gli aironi, nero sake’ italiano.

Mara Martellotta

Deliziosi biscottini da tè farciti all’uva fragola

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Rubrica a cura de La Cuoca Insolita 

Settembre è il mese dell’uva fragola. Lo sa bene chi vive in campagna o chi fa la spesa al mercato dai contadini. La sua fama non è solo dovuta al fatto che è buonissima, ma anche perché nell’800 fu la salvezza del nostro patrimonio di vigneti. In quel periodo infatti le radici di molte vigne europee furono gravemente danneggiate da un insetto, la Fillossera. Le radici della pianta di uva fragola (o vite americana), invece, non erano vulnerabili a questo parassita. Fu così che si diffuse rapidamente la tecnica dell’innesto, ancora oggi in uso, con la quale si impianta la vite europea sull’apparato radicale della vite americana.

Ma veniamo alla tavola: l’uva fragola può essere usata per produrre il fragolino, ma è buona da mangiare anche come frutta (anche se è un po’ difficile separare i semi dalla polpa) oppure può essere impiegata per preparare il succo o per tante ricette dolci. Qui la vediamo qui protagonista di una confettura. E siccome una confettura così buona e naturalmente dolce (l’uva fragola contiene circa il 17% di zuccheri) non poteva restare tutta sola in un barattolo, ecco la ricetta dei biscottini farciti all’uva fragola. Un connubio delizioso, dove la dolcezza della confettura e una leggera nota di acidità dovuta al succo di limone sono contrastati dal profumo delle mandorle della pasta frolla. Biscotti saporiti, morbidi e molto leggeri, perché senza burro e preparati con soli due cucchiai di zucchero. L’ideale per una merenda sana e golosa (anche per i bambini) o per una coccola pomeridiana, magari davanti ad una tazza di tè.

 

vasetti di confettura uva fragola biscottini

Tempi: Preparazione (30 min); Cottura (15 min)

Attrezzatura necessaria: Estrattore di succo o centrifuga (oppure un passaverdure), casseruola media da 1 L circa e coperchio, vasetti di vetro per la confettura, contenitore a bordi alti, matterello, taglia-biscotti rotondo, teglia e carta da forno.

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 6,50 €

Ingredienti per 1 kg di biscottini farciti

Per 500 g di confettura:

Per i biscottini di pasta frolla speciale:

  • 160 g di farina di riso integrale
  • 120 g di farina di mandorle
  • 120 g di fecola di patate
  • 2 uova intere
  • il lato dolce: 60 g eritritolo+ 30 g dolcificante alla stevia* + 30 g di zucchero
  • 50 g di olio di girasole o di oliva
  • 1 bustina di vanillina + scorza di meno di mezzo limone
  • 1/4 di cucchiaino di lievito per dolci (1 g)

* dolcificante alla stevia: lo potete trovare anche nei supermercati, insieme agli altri dolcificanti. È una polvere bianca, che ha lo stesso aspetto dello zucchero. Sarebbe meglio usare le foglie di stevia essiccate, più naturali (potete produrle anche a casa vostra https://lacuocainsolita.it/ingredienti/stevia/), ma darebbero alla pasta frolla un colore meno invitante e in questa ricetta, quindi, non le consiglio.

Succo di limone (facoltativo) – 15 g

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Valori nutrizionali: rispetto ad una confettura di uva fragola preparata con lo zucchero, la ricetta de La Cuoca Insolita ha meno 60% di calorie e meno 60% di carboidrati.
  • È una confettura senza zuccheri aggiunti. Se quindi avete qualche problema con la glicemia, è certamente più indicata rispetto a quelle che si trovano in commercio. Non abusatene però, perché l’uva fragola ha comunque un alto contenuto di zuccheri.
  • È ottima anche per preparare una merenda ai vostri bambini: L’uva fragola è ricca di vitamine (gruppo A e B, C, potassio, ferro, fosforo, calcio, manganese e magnesio).
  • Il kuzu ha proprietà alcalinizzanti sul nostro corpo.
  • L’agar-agar è un’alga – un prodotto naturale- ed è ricca di calcio e vitamine. Oltre a questo, il vantaggio di usarla al posto della pectina sta nel fatto che l’agar-agar non ha bisogno di zucchero per formare la gelatina (la pectina invece sì).
  • I biscottini di pasta frolla sono senza glutine, senza burro né latte e con solo 30 g di zucchero in totale. Gli altri dolcificanti (stevia ed eritritolo) sono a zero calorie.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).

Preparazione dei biscottini farciti all’uva fragola

FASE 1: LA PREPARAZIONE DEL SUCCO DI UVA FRAGOLA

Lavate l’uva fragola sotto l’acqua corrente e sgranate gli acini. Se avete un estrattore o una centrifuga, non vi resta che versare gli acini nella macchina per ottenere il succo. Se decidete di fare più di mezzo litro di succo, vi consiglio di ripulire la macchina almeno una volta a metà lavoro, perché i semi potrebbero rovinare la macchina o intasarla. Potete aggiungere il succo di limone, eliminando i semi (il limone da un po’ più di acidità che equilibra il sapore dolce dell’uva, ma è facoltativo).

Se non avete l’estrattore, mettete nella casseruola gli acini e schiacciateli con le mani in modo che si rompano il più possibile. Aggiungete il succo di limone. Accendete il fuoco a calore moderato e lasciate cuocere per circa 20 minuti. Passate quindi tutto al passaverdure per eliminare buccia e semi.

prova del cucchiaino uva fragola biscottiniFASE 2: LA COTTURA

Ponete il succo e l’agar-agar nella casseruola, date una mescolata veloce e portate a bollore. Quando vedete le bollicine, abbassate il calore al minimo e lasciate cuocere per 10 minuti, coperto. Intanto sciogliete il kuzu in due cucchiai di acqua a temperatura ambiente. Passati i primi dieci minuti di cottura, aggiungete il kuzu sciolto nella casseruola, mescolate subito velocemente e fate cuocere ancora per 5 minuti a calore molto basso, sempre coperto. Se volete provare a vedere che la marmellata sia pronta, potete fare il test del cucchiaino o del piattino: metteteci un po’ di confettura e verificate dopo poco se, raffreddandosi, si è addensata. Versate quindi nei vasetti di vetro, chiudeteli e aspettate che si raffreddi del tutto (ci vorranno un paio d’ore).

FASE 3: I BISCOTTINI E LA FARCITURA

Mescolate insieme tutti gli ingredienti della pasta frolla fino a formare una palla morbida e compatta. Se l’impasto si divide, aggiungete pochissimo latte di riso. Lasciate riposare per mezz’ora in frigorifero, coperto con la pellicola. Stendete in strato spesso poco più di mezzo centimetro con un matterello, su un piano di lavoro infarinato con farina di riso. Formate dei biscottini rotondi e infornate a 160° C per circa 15 minuti. Resteranno morbidi e saranno irresistibili.

Ora, quando tutto sarà ben raffreddato (confettura e biscotti), spalmate su una metà di biscotto mezzo cucchiaino di confettura e poi chiudete con l’altra metà di biscotto.

Buon appetito!

“Un ponte con l’infinito” ricordando Gustavo A. Rol

Adriana Guglielminotti e Loredana Roberti del Gruppo  https://www.facebook.com/groups/dottorrol, grazie al patrocinio del Comune di San Secondo di Pinerolo, hanno organizzato una conferenza dal titolo “Un ponte con l’infinito” per il giorno 22/09 alle ore 16,00 presso la sala del Consiglio del Comune, in Via Bonatto 3, dove amici e testimoni condivideranno con affetto i ricordi dei loro incontri con Gustavo A.Rol.
Sempre il 22/09 presso la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Torino alle ore 18,30 verrà celebrata una messa in Sua memoria.

A Terra Madre 13 nuove delizie italiane per Slow Food

 

Dall’Italia e dal mondo, sono più di 100 le realtà virtuose presenti a Parco Dora, dal 22 al 26 settembre 

La 14esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, a Parco Dora di Torino dal 22 al 26 settembre, vede il debutto di 13 nuovi Presìdi italiani, che vanno ad arricchire lo straordinario bagaglio di biodiversità tutelata da Slow Food e si aggiungono ad altre storiche produzioni internazionali presenti all’evento. Tra queste, le ostriche bretoni dalla Francia e del mare di Wadden dai Paesi Bassi, lo zafferano di Jiloca e i capperi di Ballobar dell’Aragona, nel nord est della Spagna e i diversi tipi di formaggi a latte crudo irlandesi.

 

Da sempre Slow Food pone la difesa della biodiversità al centro dei suoi progetti con l’obiettivo di tutelare la straordinaria ricchezza del nostro Pianeta. Ed è proprio nella nostra Penisola, ricca di prodotti artigianali, tecniche tradizionali, specie autoctone e paesaggi rurali, che già nel 1999, l’Associazione ha dato vita a uno dei suoi strumenti più significativi: i Presìdi Slow Food. Questi progetti sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta. Oggi sono oltre 600 in 79 paesi (in Italia se ne contano più di 350) e coinvolgono migliaia di produttori.

 

Sono sei le regioni italiane che presentano quest’anno una nuova ricchezza da tutelare: Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Ecco le loro storie, simbolo di rinascita e resilienza.

 

Il Lazio presenta: sua maestà la Mosciarella 

Oltre a vedere la nascita ufficiale della rete dei castanicoltori italiani, Terra Madre ospita per la prima volta il Presidio della Mosciarella delle casette di Capranica Prenestina, una cinquantina di chilometri a est di Roma. Mosciarella non è il nome della varietà di castagna, bensì quello del prodotto che si ottiene dall’essiccatura del frutto: un procedimento lungo ma indispensabile per conservare le castagne nel freddo inverno che, da queste parti a oltre 900 metri d’altitudine, non si fa attendere. Tipica è la lavorazione, che avviene nelle casette, i piccoli locali in pietra costruiti nei boschi, dove vengono bruciate le ramaglie della potatura dei castagni e la spulla (cioè i resti delle bucce di castagne dell’anno precedente): il fumo e il calore sprigionato asciugano le castagne novelle, affumicandole leggermente.

 

La Sicilia: sono oltre 50 i progetti attivi nella regione 

L’ultimo arrivato dei Presìdi Slow Food siciliani nasce a Tortorici, centro di seimila abitanti in provincia di Messina noto soprattutto per i noccioli, di cui oggi troviamo ancora numerosi ecotipi locali. Il Presidio tutela la pasta reale di Tortorici, dolce costituito da soli tre ingredienti: acqua, zucchero e le nocciole che crescono sui monti dei Nebrodi. Piatta e irregolare, la pasta reale si contraddistingue per un rigonfiamento al centro che si produce in cottura, nel momento in cui l’impasto “scoppia”, facendo sciogliere lo zucchero e generando la particolare forma. Non esiste una ricetta precisa, molto dipende da come vengono tritate le nocciole tostate.

 

Come per la pasta reale, anche nel caso della scattata di Alia la preparazione non richiede molti ingredienti. Il dolce tipico di questa cittadina montana a sud est di Palermo prevede solo mandorle, acqua e farina di maiorca, un grano antico presente ancora oggi nel territorio delle Madonie. Si dice che nessuna scattata viene mai uguale all’altra. La ricetta tradizionale, tipica dei giorni di festa, risalirebbe ai primi anni del Novecento e continua a essere tramandata da generazioni. Valorizzare questo lavoro artigiano è il principale obiettivo del Presidio, che mira anche a coinvolgere e rinforzare il tessuto agricolo e rurale del territorio, a partire dalle coltivazioni necessarie per realizzare il dolce, come il grano di maiorca e i mandorleti, nettamente diminuiti.

 

Nell’Agrigentano invece, il buttiglieddru di Licata non è solo un pomodoro che, come suggerisce il nome, ha una forma simile a quella di una bottiglia. La sua particolarità è data da una coltivazione pressoché unica, con semina a dicembre, maturazione a fine maggio e utilizzo di insetti “utili” al posto di fitofarmaci. Ottimo fresco per la sua dolcezza, il buttiglieddru viene da sempre trasformato anche in passata, polpa e pomodori secchi. Il Presidio oggi riunisce una decina di produttori attorno a un rigido disciplinare di produzione che prevede, tra le altre cose, l’autoriproduzione della semente, il divieto del diserbo e la semina in campo aperto.

 

Il Friuli-Venezia Giulia, un viaggio attraverso il Carso e le Alpi

Il Friuli-Venezia Giulia partecipa a Terra Madre con due nuovi Presìdi Slow Food, avviati quest’anno nella regione più orientale dell’arco alpino: il miele di marasca nell’area del Carso e il pestith, un pesto di rape macerate diffuso in Valecellina e Val Vajont in provincia di Pordenone.

 

Il miele di marasca si ottiene dal nettare dei fiori di ciliegio canino (Prunus mahaleb), conosciuto anche come ciliegio di santa Lucia, varietà che cresce spontaneamente sui substrati carbonatici del Carso triestino e goriziano. Dalla sua breve fioritura, più precoce vicino al mare rispetto all’entroterra, si ottiene un miele dal colore ambrato e dall’aroma delicato, con un leggero retrogusto amarognolo che ricorda quello delle mandorle.

 

Dal Carso poi ci spostiamo sulle Alpi con il pestith, che a seconda della località può venire chiamato anche pestìç, pestìth, pestìf o pastìç, ottenuto dalla macerazione della rapa dal colletto viola. Si tratta di una varietà di rapa che cresce anche nelle zone montane più fredde e poco soleggiate. Viene raccolta in autunno e lasciata macerare fino al periodo natalizio, quando le rape vengono lavate e pestate: a quel punto sono pronte per essere soffritte in olio oppure burro, cipolle, sale e pepe.

 

La Puglia, tra gioielli del mare, dolci tipici e lievitati tradizionali

A Taranto, la cozza nera è un nuovo Presidio Slow Food ed è anche molto di più: innanzitutto un riconoscimento che sfida i pregiudizi che da anni, per ragioni prima di tutto ambientali, affliggono la città pugliese, e poi anche un simbolo di rinascita di una comunità che ha nella mitilicoltura le origini della propria storia. Più di venti mitilicoltori hanno aderito al progetto, che prevede l’allevamento della cozza nera tarantina secondo un disciplinare che non garantisce soltanto la tracciabilità e la qualità del prodotto, ma anche il rispetto dell’ecosistema marino. Grazie alla collaborazione con partner scientifici, come il Cnr, e tecnici, come Novamont, i produttori che aderiscono al Presidio utilizzano infatti materiali ecosostenibili, prodotti in mater-bi e quindi compostabili.

 

Sempre in provincia di Taranto, a Manduria, il colombino è il dolce delle feste. Oggi sono pochi i pasticceri locali a conservarne la ricetta. Questo pasticcino dalla forma di tortino tronco-conico presenta due strati di pasta sfoglia farcita con pasta di mandorle all’arancia e crema pasticcera. Il tutto ricoperto da una soffice glassa di meringa fatta con zucchero, albume e limone, e da un decoro a forma di colombino, da cui deriva il nome, realizzato con confettura di albicocche. Un classico è il suo abbinamento con un bicchiere di Primitivo di Manduria Dolce Naturale.

 

Nel brindisino invece, il confetto riccio di Martina Franca è legato ad altre due occasioni speciali, i due giovedì che precedono il martedì grasso. Il confetto viene realizzato con mandorle di varietà locale di forma tondeggiante – la tondina in particolare, ma anche la catuccia, la spappacarnale e la carluccio – zucchero e limone. La preparazione prevede l’abbrustolimento delle mandorle all’interno della conca, un pentolone basso, tondo e largo di rame, riscaldato a temperatura costante, a cui l’artigiano del riccio imprime movimenti ondulatori. Segue poi l’arricciatura, che si ottiene riducendo la temperatura del fuoco e versando nella conca “lu gilueppu”, uno sciroppo cotto a filo, formato da acqua calda, zucchero e qualche goccia di limone.

 

La focaccia a libro di Sammichele di Bari è una focaccia dalla forma circolare, croccante e dal colore bruno esternamente, soffice e di colore bianco all’interno. Il nome deriva dalla chiusura a libro della sfoglia che, durante la lavorazione, viene stesa, condita con olio extravergine, sale e origano e poi richiusa su sé stessa per formare un rotolo sistemato a spirale. Tratto tipico nella realizzazione della focaccia a libro, fecazze a livre in dialetto, è l’utilizzo e la valorizzazione di ingredienti “poveri” e poco elaborati: farina provenienti da grani teneri coltivati localmente e legati alla tradizione cerealicola regionale – maiorca, risciola, bianchetta; sale delle vicine saline di Margherita di Savoia; olio extravergine di oliva di frantoi locali da olive della cultivar ogliarola barese; origano spontaneo raccolto nelle zone incolte, aride e assolate; lievito naturale proveniente dalla pasta acida dell’impasto precedente.


A chiudere il cerchio pugliese è il pane di Monte Sant’Angelo, un pane di farina di grano tenero di forma rotonda grande, a volte grandissima. Un tempo, infatti, le famiglie acquistavano il pane una sola volta alla settimana e quindi le forme potevano superare i 12 chilogrammi. Un aspetto curioso e caratteristico dei forni del paese garganico, è il fatto che molti fornai sono soliti esporre i pani all’esterno delle botteghe, a volte anche appendendoli al muro. La sua cottura avviene ancora in forni con camere in pietra refrattaria spesso molto vecchi che, con l’eccezione di Natale e Capodanno, rimangono sempre accesi. La preparazione prevede la lievitazione con la sola pasta acida, al quale ogni giorno si aggiunge la farina necessaria per la produzione quotidiana.

 

Dalla Calabria, il legume che non ti aspetti 

Storicamente considerato la carne dei poveri per la sua ricchezza in proteine, il fagiolo poverello bianco è un legume dalle ottime proprietà nutrizionali. La sua produzione avviene in provincia di Cosenza, all’interno del Parco Nazionale del Pollino, e le località coinvolte sono tre: Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo. Qui il fagiolo poverello bianco viene ancora coltivato secondo la tradizione: essendo un fagiolo rampicante, si utilizzano paletti di sostegno in castagno, ottenuti dai vicini boschi cedui, mentre la raccolta è manuale. I baccelli vengono lasciati essiccare sui cannizzi, cioè graticci di canna intrecciata, e poi inseriti per essere battuti. Una delle sue peculiarità è proprio la coltivazione, realizzata arricchendo il terreno soltanto con letame ben maturo, senza fertilizzanti chimici di sintesi.

 

In Campania la cipolla è di Vatolla

Ingrediente fondamentale del tradizionale “susciello di cipolla”, la cipolla di Vatolla, frazione del comune cilentano di Perdifumo, in provincia di Salerno, riflette secolari tradizioni contadine: dall’abitudine di accendere tre falò al momento della semina, a quella di vendere le cipolle rigorosamente intrecciate. L’associazione dei produttori che aderiscono al Presidio è composta in grande maggioranza da donne, coinvolte in particolare nel lavoro di intrecciatura, insieme alle quali collabora un gruppo di giovani, desiderosi di riscoprire la propria storia e le proprie radici. La caratteristica principale di questa cipolla è il sapore – spiccatamente dolce, poco pungente e dal profumo penetrante – che la rende perfetta per essere consumata cruda, in insalata, oppure nella classica frittata di cipolla e cacioricotta.

L’ipnosi, un potente presidio terapeutico che nulla ha a che vedere con la magia

L’ipnosi non si è ancora scrollata di dosso del tutto l’alone di tecnica magica che, da sempre, l’avvolge.

Ancora all’inizio del 1900 è possibile ritrovare le tracce delle antiche credenza, nel tentativo di spiegare quale fosse la visione di un essere umano da parte di un medico,il dottor Gerard Anaclet Encosse, che assunse il nome mistico di “Papus,  già citato in un precedente articoloche, si interessò a tale tematica, per tuttala vita.

I suoi insegnamenti, erano sempre dispensati in circoli ristretti , chiusi al pubblico ordinario , in società segrete di derivazione essenzialmente massonica.

Si tratta di tecniche, oggi ben conosciute, dispensate all’uomo ordinario che desideri elevarsi spiritualmente raggiungendo con gradualità   stati mentali e fisici in grado di permettergli di compiere azioni meravigliose ;

Un esempio dello stile con cui tali metodiche venivano diffuse lo  possiamo leggere nella prefazione del libro “Come si diventa Alchimista  “ di Jollivet Castelot accademico di Francia , da cui traggo brevemente alcune frasi:

In questa ininterrotta lotta con le distrazioni della vita ordinaria e con  gli schemi del  mondo psichico, la volontà dovrà trovare aiuto    in ciascuno dei tre organismi che  compongono  l’essere umano.

L’uomo intellettuale dovrà utilizzare  la sua facoltà di meditazione, attraverso la  quale genererà consapevolmente idee: l’uomo animico  si svilupperà , eliminando   le emozioni personali ed acquistando il potere di provare le emozioni dell’Universale; l’uomo  fisico dovrà chiudere infine la porta alle sensazioni esterne mediante l’auto ipnosi…

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Vi è dunque citata l’auto ipnosi,procedimento all’epoca ormai ben conosciuto e praticato in numerosi studi medici e non , ancora di incerta attribuzione.

Vengono chiamati in causa inoltre altri organismi, o corpi, che comporrebbero l’essere umano ovvero l’uomo animico, l’uomo intellettuale e l’uomo fisico.

I primi due sono entità empiriche, descritte come visibili solo da alcuni “Iniziati” alle scienze esoteriche magiche, tenute rigorosamente nascoste agli occhi dei profani, la cui conoscenza e descrizione consentiva di spiegare alcune manifestazioni ben riproducibili, ma incomprensibili in base alle sole conoscenze dell’epoca.

L’ipnosi di inizio secolo si trova per  la prima volta in una condizione assai particolare : rimane infatti sospesa  fra l’indirizzo positivista ,razionale, via via che gli studi e le scoperte fisio-anatomiche  imporranno nuove vedute e chiariranno le teorie empiriche ,derivanti dalla impossibilità di  comprendere la vera essenza dei fenomeni osservati e che costringevano pertanto a colmare le lacune con spiegazioni  che chiamavano in causa l’intervento divino  e le manifestazioni magiche ,legando tutta una serie di fenomeni concreti  a teorie irrazionali ma che , nella loro irrazionalità , avevano una qualche ragione di esistere e possono essere spiegate perché provenivano da secoli di insegnamenti che avevano trasmesso quello che oggi siamo soliti definire  “credenze provenienti dal superstizioso mondo magico dei primitivi “, ma non solo da questo ,infatti tale modo di pensare  è da considerare anche derivante da teorie elaborate  da prestigiosi personaggi  del Rinascimento quali furono ad esempio; Marsilio Ficino e Giordano Bruno .

Per  poter dunque comprendere il modo in cui gli studiosi dei tempi  passati , anche  in epoche relativamente vicine a noi, tentassero di dare una spiegazione alla fenomenologia  ipnotica ed alle sue manifestazioni  è necessario esaminare il modo cui veniva concepito l’essere umano , che veniva considerato come composto da tre entità principali, distinte fra di loro di cui l’unica visibile rappresentata dal corpo fisico , entità solida ,tangibile ,con la prerogativa di poter facilmente essere sottoposta a verifica in ogni suo aspetto ed altre due entità corporali , dette “sottili “ ,invisibili ai più  e pertanto non accettabili dagli scienziati positivisti  che non erano e non sono ancora oggi  in grado di verificarne scientificamente tale teoria ,tutt’ora conosciuta , apprezzata  e diffusa dalle correnti spirituali della New Age.

Sono due interpretazioni del pensiero riguardo la costituzione dell’essere umano , una giunta a noi attraverso i libri scritti da Papus il quale , nato da padre francese e da  madre spagnola,  a Corona ,in Spagna , il 13 luglio 1865  e morto a Parigi nel 1916 , trascorse  la sua giovinezza  a Parigi, dove si laureò  in medicina. Ancor prima di terminare i suoi studi, si era imposto il compito di lottare contro lo scientismo dell’epoca diffondendo una dottrina formatasi alle sorgenti dell’esoterismo occidentale. Encausse si fece chiamare Papus assegnandosi il nome di uno spirito corrispondente al Genio della Medicina del Nyctameron di Apollonio di Tiana e di questi studi fu un capofila incontestato. Non voleva assolutamente essere considerato un taumaturgo o un ispirato, ma fu tra i primi a presentarsi come uno scienziato, uno sperimentatore. Deve le sue idee a Saint-Yves di Alveydre, a Wronski e soprattutto ad Eliphas Lévi ed a Fabre di Olivet., eruditi, filologi e cultori d’occultismo.

Peraltro, il pensiero di Louis-Claude di Saint-Martin lasciò  su lui una traccia profonda a partire da 1889 circa, poco dopo la sua rottura (nel 1888) con la Società Teosofica di M.me Blavatsky. Nel 1889 si affiliò all’ordine Kabbalistico della Rosa-croce fondato da Peladan e Stanislas de Guaita quell’anno. Autore tra i più prolifici, nella sua breve vita riuscì a pubblicare oltre duecento titoli e fu fra i più validi Maestri della scuola occultista francese.

Fu personaggio assai conosciuto all’epoca, la sua fama raggiunselo Zar Nicola II che, nel 1905 , lo invitò in Russia.  Dove ebbe modo di mettere ulteriormente in luce le sue capacità di conferenziere abilissimo .Rimase a lungo nel cuore degli allievi che lo avevano frequentato e seguito ,colpiti dal suo notevole carisma , cui attribuiva fantastiche possibilità ,sconfinanti nelle potenzialità descritte negli antichi testi di Magia, in cui è descritta una metodica che oggi sappiamo presentare un’alta validità terapeutica, che ben poco ha di magico, ma permette di svelare alcune potenzialità dell’essere capaci di sbalordirci se le confrontiamo con l’ordinaria realtà quotidiana.

Rodolfo Alessandro Neri