ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 756

La comunità ebraica si apre alla città

Molto attiva nel recupero delle proprie radici storiche (ricerche, mostre, restauri) e nell’educazione, è ormai da anni un punto di riferimento nella vita culturale torinese. Ecco il ritratto tracciato dal sito internet della comunità

 

dossier

La sinagoga si erge maestosa in Corso Vittorio Emanuele II. Tutti ci passano davanti ma non molti hanno avuto occasione di visitarla. E, soprattutto, sono pochi i torinesi che conoscono le molteplici iniziative della comunità israelitica cittadina. Prima di visiatre il tempio israelitico, vale la pena visitare il sito web della comunità:www.torinoebraica.it .

 

Oggi, quella di Torino è la comunità ebraica più importante della nostra regione e la quarta in Italia. E’ composta da un migliaio di persone e ha raccolto nel corso della storia le comunità di Alessandria, Asti, Acqui Terme, Carmagnola, Cherasco, Chieri, Cuneo, Ivrea, Mondovì e Saluzzo. La comunità subalpina, molto attiva nel recupero delle proprie radici storiche (ricerche, mostre, restauri) e nell’educazione (con la Scuola dell’Infanzia “Colonna e Finzi” e la Scuola secondaria di 1°grado “Emanuele Artom”), è da decenni un prestigioso punto di riferimento nella vita culturale e sociale torinese.

 

Ecco le tappe storiche più salienti, raccontate nel sito web:

 

“Le prime presenze ebraiche in Piemonte risalgono all’inizio del XV secolo e pare vadano collegate all’espulsione degli ebrei francesi decretata nel 1394. La comunità più popolosa era allora quella di Savigliano, di cui si hanno notizie fin dal 1404. A Torino gli ebrei furono ammessi ufficialmente solo nel 1424: per i secoli precedenti non si hanno informazioni circa una loro residenza nella città sabauda. Gli Statuta Sabaudiae di Amedeo VIII (1430) regolamentarono, oltre alle questioni fondamentali dello Stato, la situazione degli ebrei. Accanto ad una certa severità, anche una basilare accettazione ispirò questo documento: rigida separazione tra ebrei e cristiani, segno giallo distintivo, limitazione delle sinagoghe; ma anche rispetto della libertà religiosa. Nel Cinquecento un forte impulso venne alle comunità piemontesi dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna. Giungendo dalle regioni costiere della Francia meridionale, dalla Provenza e, attraverso itinerari più intricati, dalla Germania, gruppi piuttosto folti di ebrei approdavano in Piemonte alla ricerca di sicurezza, stabilità, possibilità di sviluppo economico.

 

Tra alti e bassi, condotte concesse e revocate, agiatezza economica e diffusa povertà, grandi commerci e piccoli traffici ambulanti, la condizione degli ebrei era comunque legata alla politica di rafforzamento ed accentramento con cui il Ducato di Savoia andava trasformandosi in stato moderno. La Controriforma segnò anche in Piemonte un netto peggioramento della situazione degli ebrei. Nel 1679, in ottemperanza a quanto ormai si stava realizzando altrove da più di un secolo (Venezia 1516; Roma 1555; Firenze 1571), Maria Giovanna Battista di Nemours, reggente in nome del figlio Vittorio Amedeo II, decretava che tutti gli ebrei torinesi dovevano prendere residenza nella zona dell’antico Ospedale di Carità: tra le contrade S. Filippo (oggi via Maria Vittoria), dietro al Palazzo del Principe Carignano (l’attuale via Bogino), dietro S. Filippo (ora via Principe Amedeo) e la via S. Francesco di Paola nasceva il primo ghetto piemontese, destinato a prendere corpo e a popolarsi già dal 1682, per iniziativa del nuovo duca. Divenuto re dopo la guerra di successione spagnola nel 1723, Vittorio Amedeo II confermò e accentuò le rigide regole per la società ebraica piemontese con le sue Regie Costituzioni.

 

La situazione socio-economica degli ebrei piemontesi tendeva uniformemente ad abbassarsi di livello, scendendo gradualmente fino a quello stato di miseria che caratterizza la vita delle comunità nella prima metà dell’Ottocento. La prima emancipazione, giunta in Piemonte al seguito dell’esercito napoleonico, non arrivò del tutto inaspettata agli ebrei subalpini, mentre inatteso e traumatico fu il ritorno nei ghetti sancito dalla Restaurazione. La liberazione definitiva giunse nel 1848 con lo Statuto albertino e gli ideali del Risorgimento. Parità di diritti, intensa e proficua partecipazione alla vita della società circostante sul piano economico e culturale, impegno emergente nel processo risorgimentale, ma anche graduale allontanamento dalla tradizione e dall’osservanza dei precetti: questo il quadro di un ebraismo piemontese emancipato e sempre più urbanizzato. Le leggi razziali nel 1938 furono l’avvio verso il precipizio. Poi la tragedia, la Shoah: quasi quattrocento furono gli ebrei torinesi deportati. Molti gli ebrei piemontesi impegnati nella Resistenza. Nel dopoguerra la difficile ricostruzione della sinagoga bombardata e della Comunità.”

 

La comunità torinese si avvale anche dell’opera della Fondazione ebraica Marchese Guglielmo De Levy, eretta Ente Morale con decreto del Presidente della Repubblica nel 1951. “Il Marchese De Levy, – si legge nel sito internet – nato a Bonn nel 1861 e deceduto in Torino – dove è sepolto – nel 1947, ha destinato la sua cospicua eredità ad una erigenda Fondazione con lo scopo di promuovere una migliore conoscenza dell’ebraismo e di combattere l’ignoranza e il pregiudizio, mediante lezioni, pubblicazioni, conferenze e ogni altro mezzo giudicato idoneo”.

 

E’ attivo anche il Gruppo di Studi Ebraici, sorto nel 1968, dedicato al confronto delle opinioni sui principali temi di cultura e di attualità nell’ebraismo, alla diffusione e allo sviluppo di posizioni ed iniziative mirate alla pace in Israele ed alla convivenza nel Medio Oriente. Inoltre, a dimostrazione che la comunità è davvero attiva nella vita torinese e collabora con le altre realtà religiose, è nato il nuovo premio collaterale Interfedi, in occasione della trentunesima edizione del Torino Film Festival. Nella città che vide nel 1848 la concessione dei diritti civili alle minoranze valdese ed ebraica, la Chiesa Valdese e la Comunità Ebraica locali hanno promosso, con il patrocinio del Comitato Interfedi, l’istituzione del “Premio per il rispetto delle minoranze e per la laicità attribuito dalla Giuria Interfedi”. Il nuovo Premio mira a richiamare l’attenzione su film che contribuiscono a dare voce a tutti i tipi di minoranze.

 

Comunità Ebraica di Torino, Piazzetta Primo Levi, 12 – Torino

Tel. 011.650.83.32 – Fax 011.669.11.73 – www.torinoebraica.it

 

Aloi: "Le mie vignette online per riflettere su Charlie Hebdo"

 

dino 3 aloi“La tristezza è grande per i colleghi scomparsi, ma il tono in loro memoria deve rimanere scanzonato”

 

Dino Aloi, il disegnatore ed esperto di storia della satira, titolare della rubrica “Le vignette di Aloi” sulla homepage de Il Torinese, ha realizzato 4 vignette sull’attentato a Charlie Hebdo e le ha  inviate alla Feco France, Federation of Cartoonists Organisations, che pubblicherà sul web disegni satirici provenienti da tutto il mondo. E Buduar, il mensile umoristico online diretto dallo stesso Aloi  insieme con Alessandro Prevosto realizzerà una fotogallery. “Ho cercato di tenere un tono leggero perché questo contraddistingue il nostro mestiere. La tristezza è grande per i colleghi scomparsi, ma il tono in loro memoria deve rimanere scanzonato”, spiega Aloi.

Amantes, più di un circolo culturale

amantes

Il programma delle iniziative di gennaio è ricchissimo

 

Il Circolo Culturale Amantes in via Principe Amedeo 38/a, dal 1996 è galleria esclusiva per l’arte contemporanea, circolo Arci, nuova sala spettacoli dal vivo. E’ aperto da martedì a domenica dalle ore 18 alle ore 3. Il programma delle iniziative di gennaio è ricchissimo:

 

Giovedì 15 gennaio dalle ore 19.00
Flanella XL con Paolone aka – Ospite ore 21: Andrea Seren Rosso (Live)
ingresso libero con tessera ARCI
Scelta di tempo impeccabile, quella di Andrea Seren Rosso: il versatile multi strumentista, autore a cantante torinese si presenta a Flanella XL il giorno stesso in cui pubblica in vinile e download l’album “Delicato a te”. Temperamento underground maturato dietro la batteria, voglia di raccontare e suonare, spirito teso come un elastico tra passato, presente e futuro. Andrea ce ne parla e dà vita con il suo gruppo a un live set intenso e raffinato.

 

venerdì 16 gennaio ore 21.00
LIVE. SPECIAL RAMON MORO – BETRUMPET con Giorgio Li Calzi e Ramon Moro
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Come una vera e propria residenza artistica Amantes presenta con tre appuntamenti l’attività musicale del musicista torinese Ramon Moro. Trombettista decisamente singolare con un’impronta stilistica di confine, in questi ultimi quindici anni ha lavorato in ambiti jazzistici, sperimentazioni elettroniche, pura improvvisazione, supporto per band rock, preziosi interventi su album di musica leggera e cantautorale. Il primo appuntamento vedrà la partecipazione di un altro musicista, compositore e trombettista di assoluto rilievo, Giorgio Li Calzi, che insieme a Ramon Moro con il loro progetto BETRUMPET, sperimenteranno ogni forma di manipolazione elettronica applicata alla tromba.

 

Sabato 17 gennaio ore 21.00
TEATRO: PERFORMING CLUB SHOW di e con: YURI FERRERO e DAMIANO MADIA
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Uno show comico, drammatico, fisico e politico, un irresistibile mix di personaggi grotteschi e caricaturali che incarnano i dubbi e i problemi della vita quotidiana. Due presentatori in giacca e cravatta conducono questo mirabolante spettacolo che fa il verso ai moderni talk-show televisivi trasformandosi istantaneamente da conduttori a personaggi.Un cocktail di linguaggi teatrali diversi che si mischiano vorticosamente passando dal cabaret, al teatro di narrazione, al teatro danza che vi farà ridere, commuovere nonché riflettere su alcuni temi fondamentali della nostra società.

 

Mercoledì 21 gennaio ore 19.00
VERNISSAGE: Monica Torasso e Francesco Puppo, gli autori della tessera ARCI 2015 
ingresso libero in galleria, al circolo con tessera ARCI
Per la prima volta la tessera Arci è nata grazie ad un concorso pubblico e ad aggiudicarselo sono stati due torinesi. Vincitore è infatti risultato il progetto Liberi di volare di Monica Torasso e Francesco Puppo, che propone un trapezista baffuto nell’atto di volteggiare sul trapezio di un circo. L’illustrazione dal sapore vintage e giocoso è stata valutata come ben rappresentante lo spirito ‘acrobatico’ dell’Arci, leggera e sognatrice appunto. Ai vincitori è stato conferito un premio di 3.000 euro oltre ovviamente a veder riprodotto il loro progetto su oltre un milione di esemplari di tessere che accompagneranno i nostri soci per tutto il 2015. Monica Torasso e Francesco Puppo proporranno all’Amantes sketch, bozzetti preparatori, errori e ripensamenti grafici precedenti la realizzazione della tessera, insieme a progetti artistici personali. In mostra fino al 27 gennaio.

 

Giovedì 22 gennaio dalle ore 19.00
Flanella XL con Paolone aka – Ospite ore 21: Orlando Manfredi. Duemanosinistra
ingresso libero con tessera ARCI
Torna all’Amantes Orlando Manfredi, cantautore giramondo che ha di recente trasformato in disco il suo spettacolo “From Orlando To Santiago”, figlio della sua esperienza al Cammino galiziano che debuttò a Torino Spiritualità. Chiacchiere con lui sulla musica del progetto Duemanosistra, contributi video e il solito charme nel raccontare e cantare storie e personaggi.

 

Venerdì 23 gennaio ore 21.00
LIVE: SPECIAL RAMON MORO – AMERICAN SPLENDOR
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Il secondo concerto “Special Ramon Moro” sarà l’occasione per ascoltare l’ultimo lavoro discografico del progetto della chitarrista Maria Teresa Soldani, American Splendor, desert rock, atmosfere che rimandano ad immagini cinematografiche americane, progetto intitolato “Crash” in cui Ramon Moro ha dato una particolare un’impronta.

 

Sabato 24 gennaio ore 21.00
TEATRO: ETTORE SCARPA in “Ride bene chi ride.”
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Parole sparse e racconti inventati da racconti veri, Una serata che sarà sorpresa per tutti e anche per me. Ettore Scarpa, classe 1976, attore, Torino, punk nella testa ma non nella cresta per ovvi motivi.

 

Giovedì 29 gennaio dalle ore 19.00
Flanella XL con Paolone aka – Ospite ore 21: “Numero Zero” di Enrico Bisi 
ingresso libero con tessera ARCI
Numero Zero – Alle origini del rap italiano” è il titolo del prezioso documentario di Enrico Bisi nato a Torino da Withstand con Zenit Arti Audiovisive e dedicato alle radici dell’hip hop nazionale con interventi, interviste e contributi dei protagonisti di allora, da Neffa a Militant A, da J–Ax a The NextOne, Deemo, Ice One, Frankie e tanti altri. Immagini, parole con Paolone aka e con chi desideri intervenire, dj set a tema.

 

venerdì 30 gennaio ore 21.00
LIVE: SPECIAL RAMON MORO – Ramon Moro in solo
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Il terzo ed ultimo appuntamento “Special Ramon Moro” vedrà la presentazione del solo di Ramon, “concerto per flicorno elettrico e cornetta Victor 1935”, set studiato sull’espansione del suono, viaggio mistico con radici dark metal e incursioni melodiche rarefatte.
Trombettista decisamente singolare con un’impronta stilistica di confine, in questi ultimi quindici anni ha lavorato in ambiti jazzistici, sperimentazioni elettroniche, pura improvvisazione, supporto per band rock, preziosi interventi su album di musica leggera e cantautorale.

 

Sabato 31 gennaio ore 21.00
TEATRO: BILOURA Intercultural Theatre Collective in “MEMENTO performance”
ingresso UP2YOU con tessera ARCI
Un’ode alla Vita e alla gioia di vivere che emerge da una riflessione sulla Morte e su quanto traumatico sia diventato il nostro rapporto (di civiltà occidentale) con essa. Tre performers occidentali: Silvia Ribero (Italia) e Angela Rottensteiner (Austria) in scena e Amandine Gros (Francia) alla regia. Propongono una riflessione fisica, musicale e visuale prima che testuale, la performance è intesa come un tableau vivant, e cioè un’opera d’arte che si offre alla fruizione come fosse un affresco, ma è viva – appunto – per cui canta, danza e ci parla.

 

Dopo ogni spettacolo Amantes prosegue la serata con i suoi dj set.Sono disponibili le tessere Arci 2015 (10 €) e Arci/Aiace (18,50 €)

segui Amantes sulla pagina fan: https://www.facebook.com/ilmioamantes

 

 

Il monito di Nosiglia: "Sacche di povertà invisibili o che non vogliamo vedere"

nosiglia e giovani

“Torino da sempre ha attenzione verso i più bisognosi – ha concluso così l’omelia l’arcivescovo – ma se accadono questi fatti significa che  ci sono sacche invisibili, o forse che noi non vogliamo vedere ma che dobbiamo illuminare

 

Attapirato o meno per la mancata consegna della berretta cardinalizia da parte di Papa Francesco, il capo della Chiesa torinese, mons. Cesare Nosiglia non ha perso la sua verve. Dopo l’invito natalizio ad invitare a cena un bisognoso e  i ripetuti strali contro la ricchezza ingiustificata, anche in occasione dell’Epifania l’arcivescovo ha voluto inviare un messaggio ai fedeli: “Sono i poveri che spaventano, perché da loro viene il rinnovamento e per mezzo di loro cambia la storia del mondo”. L’Ansa riporta  così la sintesi del monito dell’omelia per la messa dell’Epifania.

 

“I poveri hanno il potere di scardinare i poteri forti:  l’esempio più eclatante lo ha dato Francesco d’Assisi che si è fatto povero con i poveri, innestando nella storia quella forza del Vangelo che ha scardinato i poteri forti. Allora come oggi”. Il messaggio di Nosiglia è quanto mai attuale in tempo di crisi. Basti pensare che la Regione sta varando un piano contro la povertà e che a Torino si stima vivano circa 2000 clochard. Oltre alla quotidiana precarietà delle loro vite – spesso di persone che fino a poco tempo fa avevavno un loro stipendio e un loro lavoro – vanno registrati purtroppo anche i casi drammatici estremi, come quello del senzatetto che, per scaldarsi, ha acceso un fuoco su un vagone abbandonato nel deposito ferroviario del Lingotto ed è morto divorato dalle fiamme.

 

Gesti simbolici come quello della cena organizzata a Natale dal Banco Alimentare, durante la quale lo stesso arcivescovo, il sindaco Fassino e altre personalità hanno servito una cena stellata ai poveri sono senza dubbio segnali importanti. Ma i continui messaggi lanciati dalla curia sono il segno che l’emergenza povertà è davvero preoccupante.“Torino da sempre ha attenzione verso i più bisognosi – ha concluso così l’omelia l’arcivescovo – ma se accadono questi fatti significa che  ci sono sacche invisibili, o forse che noi non vogliamo vedere ma che dobbiamo illuminare. Non esistono poveri, stranieri o immigrati ma soltanto persone. E i poveri cambiano il mondo”.

 

 

La verdura urbana è buona e rende più verde il quartiere

frutta

Assegnazione di orti urbani regolamentati alla Circoscrizione 10

 

La Circoscrizione 10 Mirafiori Sud pubblica un avviso pubblico per l’assegnazione di n. 20 orti urbani regolamentati. Le domande dovranno pervenire presso l’ufficio Protocollo della Circoscrizione 10 di strada Comunale di Mirafiori, 7 entro e non oltre le ore 16.00 di lunedì 12 gennaio 2015. Maggiori informazioni sul sito della Circoscrizione 10.

 

(www.comune.torino.it) Foto: il Torinese

I "baby Savoia" restano a Stupinigi

PRINCIPESSINA

Prorogata la mostra sui ritratti dei piccoli principi

 

Grazie all’apprezzamento espresso dalla maggioranza dei visitatori della Palazzina di caccia di Stupinigi negli ultimi mesi è stata prorogata fino al 31 Marzo 2015 la mostra Piccoli Principi a Stupinigi organizzata dalla Fondazione Ordine Mauriziano: una selezione dei dipinti appartenenti alla collezione dei ritratti di bambini -legati alla rappresentanza di Casa Savoia- che arredavano la Galleria dei Ritratti della Palazzina. All’inizio del percorso di visita le 19 tele -datate fra il 1648 e il 1766 e firmate da vari pittori della corte sabauda fra cui Giuseppe Duprà e Maria Giovanna Battista Clementi, detta la Clementina- sono esposte nell’Antibiblioteca e nella Biblioteca alfieriane.

 

Residenza Reale edificata a partire dal 1729 su progetto di Filippo Juvarra, la Palazzina di Caccia di Stupinigi (a pochi minuti da Torino in perfetta direttrice da Piazza Castello) è uno dei gioielli monumentali del Patrimonio Culturale Mauriziano, conservato in proprietà dello storico Ordine, ora Fondazione Ordine Mauriziano, ente esclusivamente dedicato alla sua conservazione e valorizzazione.

 

Palazzina di Caccia di Stupinigi  Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi, Nichelino (TO)
T. 011 013 3073 – www.ordinemauriziano.it

Orari: Martedì-Venerdì dalle 10 alle 17.30 (ultimo ingresso ore 17). 
Sabato e festivi dalle 10 alle 18.30 (ultimo ingresso ore 18). Lunedì chiuso
Festività: 26 Dicembre 10-18.30; 31 Dicembre 10-15; 1° Gennaio 13-18.30; 5 Gennaio 10-17.30; 6 Gennaio 10-18.30. Chiuso 25 Dicembre.
Ingressi: Intero 12 €. Ridotto 8 €. Gratuito per minori di 6 anni, Abbonamento Musei e accompagnatori disabili
Mezzi pubblici: da Torino Porta Nuova bus Sadem linea 275/282 Torino-Pinerolo-Perosa-Sestriere o linea tram 4 fino al capolinea e bus 41 per tre fermate

Nomadi e rifugiati, la Lega Nord propone: "Schediamoli tutti"

moiCOTA SALVINI

L’urgenza della proposta, spiega Ricca, è dovuta al fatto che ultimamente sotto la Mole si sono registrati “numerosi episodi di criminalità, dal furto allo spaccio, direttamente riconducibili a nomadi o a presunti rifugiati”

 

Chissà la reazione scandalizzata dei benpensanti collinari torinesi alla proposta di  Fabrizio Ricca, il capogruppo della Lega Nord a palazzo Civico: “un censimento dei nomadi e dei presunti ‘rifugiati’ che vivono in città”. L’idea del consigliere padano sarà trasformata in una mozione da presentare in Sala Rossa dove – immaginiamo – il dibattito sarà infuocato. L’urgenza della proposta, spiega Ricca, è dovuta al fatto che ultimamente sotto la Mole si sono registrati “numerosi episodi di criminalità, dal furto allo spaccio, direttamente riconducibili a nomadi o a presunti rifugiati”.

 

Già sette anni fa la Lega, su iniziativa di Roberto Maroni, allora titolare del Viminale, aveva lanciato una analoga proposta a livello nazionale.  Tale ipotesi di schedatura venne però impedita dall’Unione Europea, poichè vagamente in odore di discriminazione etnica. Oltre ai movimenti progressisti di tutta Europa, anche Amnesty International aveva  parlato di azione discriminatoria e del tutto  ingiustificata.

 

L’idea di Ricca è stata appoggiata dall’ex governatore Roberto Cota e dallo stato maggiore leghista. Si attendono le prese di posizione (si suppone per la maggior parte contrarie) delle varie forze politiche a Palazzo di Città.

Cresce amianto ai piedi del grattacielo regionale

palazzo regione

Guariniello avvia gli accertamenti

 

Sono macerie contenenti amianto, quelle scoperte nell’ area del cantiere del nuovo grattacielo regionale al Lingotto, la torre Unica di Fuksas che ospiterà tutti i dipendenti regionali oggi sparsi tra 12 sedi in città. Il pm Raffaele Guariniello ha avviato gli accertamenti e l’Asl sta verificando i  piani di smaltimento. Potrebbe trattarsi dello scarto di lavorazioni precedenti all’acquisto del terreno da parte della Regione.

 

(Foto: il Torinese)

Il Papa "torinese" non nomina Nosiglia cardinale

nosigli fassino 2

Ancora una volta la città resta senza berretta cardinalizia

 

Il papa che ha Torino nel cuore (e familiari che vivono qui in città) e che sarà sotto la Mole il 21 giugno per l’ostensione della Sindone non nominerà’ cardinale l’arcivescovo Cesare Nosiglia. L’alto prelato torinese cederà il posto per la terza volta ad altri. Nell’elenco delle nuove berrette il Myanmar, la Thailandia, le Isole Tonga, Capoverde, Agrigento e Ancona. I rispettivi vescovi  il prossimo 14 febbraio entreranno nel Collegio Cardinalizio. E Torino  – ancora una volta – sarà priva di cardinale. Chissà che delusione in Curia. 

 

(Foto. www.comune.torino.it – ScattTo)

In memoria di Gioberti, "l'illustre trapassato"

gioberti

Alla notizia della sua morte il Sindaco di Torino invitò, nella seduta di Giunta del 30 ottobre 1852, a provvedere al trasporto della salma in patria a spese del Municipio e ad aprire una pubblica sottoscrizione per “erigere un monumento alla memoria dell’illustre trapassato”. La salma giunse nel cimitero di Torino il 23 novembre 1852, mentre la commissione per il monumento a Gioberti si riunì per la prima volta il 3 gennaio 1853

 

Cari amici lettori, dopo divertenti serate in piazza e freddolose giornate sulla neve (purtroppo poca nonostante le speranzose previsioni meteo) eccoci finalmente giunti a quello che spero sarà il primo dei nostri numerosi appuntamenti nel nuovo anno. Quindi, tolti gli abiti scintillanti del veglione di Capodanno e in attesa di appendere la calza per l’arrivo della Befana, siamo pronti per la nostra consueta passeggiata “con il naso all’insù”alla scoperta delle meraviglie torinesi. (Essepiesse)

 

Gli altri articoli sui monumenti sono visibili nell’archivio della rubrica ARTE

 

Oggi vi parlerò del monumento dedicato a Vincenzo Gioberti situato nella piazza che ospita l’altro lato del Museo del Risorgimento, piazza Carignano. Collocato nel centro della piazza, proprio di fronte a Palazzo Carignano, Vincenzo Gioberti si erge retto in piedi su un alto basamento, indossando un cappotto sciancrato e mentre con la mano sinistra stringe un libro, tiene la destra in parte infilata nel corpetto. E’ accostato ad un trespolo coperto da un pesante drappo sul quale sono appoggiati altri due tomi.

 

Sul fronte del basamento c’è un bassorilievo in bronzo adorno di tre esili figure femminili in abito lungo, delle quali una (quella al centro) indossa una sorta di corona e trasporta una croce. Ai piedi della statua, vi è una targa sempre in bronzo, decorata con nastri e rami di alloro. Nato a Torino il 5 aprile 1801, Vincenzo Gioberti oltre ad essere il Primo Presidente della Camera dei deputati del Regno di Sardegna (ruolo che lo rese una tra le principali figure del Risorgimento italiano), fu anche un presbitero, politico e filosofo italiano.

 

Si laureò in teologia a soli 22 anni e ordinato sacerdote, insegnò alla Facoltà di teologia dove venne nominato cappellano dal Re Carlo Alberto in persona. Parzialmente influenzato da Mazzini, nel 1833 fu improvvisamente arrestato con l’accusa di complotto e, dopo quattro mesi di carcere, venne bandito dal Regno Sabaudo ed esiliato in Francia. Prima a Parigi e poi a Bruxelles (dove vi restò fino al 1845 ad insegnare filosofia), Gioberti trovò il tempo di scrivere diverse opere di importanza filosofica che lo fecero conoscere in tutta Europa come teorico del liberalismo, con una visione democratica dello Stato.

 

Allo scoppiare dei moti del 1848 fece ritorno a Torino dove, accolto da Carlo Alberto, venne nominato per acclamazione Presidente del Consiglio; in seguito ricoprì il ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione e di Ministro degli Affari Esteri. Si allontanò nuovamente da Torino per una missione diplomatica a Parigi da cui però non fece più ritorno. Rifiutò la pensione che gli era stata offerta e ogni promozione ecclesiastica, visse invece in povertà e passò il resto dei suoi giorni a Bruxelles dove si trasferì per dedicarsi agli studi letterali. Morì improvvisamente mentre si trovava a Parigi, il 26 ottobre 1852.

 

Alla notizia della sua morte il Sindaco di Torino invitò, nella seduta di Giunta del 30 ottobre 1852, a provvedere al trasporto della salma in patria a spese del Municipio e ad aprire una pubblica sottoscrizione per “erigere un monumento alla memoria dell’illustre trapassato”. La salma giunse nel cimitero di Torino il 23 novembre 1852, mentre la commissione per il monumento a Gioberti si riunì per la prima volta il 3 gennaio 1853, decretando che in pochi mesi si potesse ottenere una somma sufficiente e adatta per celebrare degnamente il personaggio. Fu però solo nel dicembre del 1856 che le sottoscrizioni raggiunsero la quota “degna” di £ 29.000.

 

Per quanto riguardò la scelta dell’artista non si procedette per pubblico concorso, ma i membri della commissione proposero e votarono segretamente diversi artisti tra cui Vela, Buti, Simonetta, Dini e Albertoni; quest’ultimo ottenne più votazioni e nel 1857 venne direttamente incaricato per erigere il monumento a Vincenzo Gioberti. Dalle descrizioni dell’opera, l’artista propose una statua dell’altezza di 3 metri che ritraeva Gioberti in uno dei suoi atteggiamenti consueti, ovvero, “quello di tenere il vestito abbottonato, la mano destra poggiata sopra il primo bottone”. Il piedistallo su cui poggiava la statua sarebbe dovuto essere di 4 metri e adorno di 3 bassorilievi rappresentanti l’Italia, il Genio della filosofia e la Storia, ma per economia di spesa venne realizzato un solo bassorilievo che rappresentava 3 esili figure femminili con abiti lunghi.

 

Inizialmente restio ad accettare la proposta della commissione di collocare agli angoli degli scalini, 4 colonnine “per un maggiore ornamento” e a protezione del basamento, Albertoni, ad opera ultimata, dovette ricredersi e suggerì addirittura di collocare ben 8 pilastrini al fine di nascondere visivamente un errore di progetto dovuto, secondo lui, alle ridotte pedate degli scalini. A decoro dei pilastrini propose, inoltre, una catena in ferro che girava tutto intorno. Scoperto senza alcuna solennità il 13 agosto 1859, il monumento venne consegnato ufficialmente alla città, da parte della commissione, il 1°aprile 1860, giorno che precedette quello dell’apertura del Parlamento.

 

Una nota curiosa riguarda lo scultore Angelo Bruneri, che nel novembre 1853 fece omaggio alla città di un busto di Vincenzo Gioberti. Venuto poi a conoscenza dell’incarico ad Albertoni e convinto spettasse a lui una qualche riconoscenza per l’omaggio offerto, Bruneri scrisse al Sindaco lamentandosi di come le scelte dell’amministrazione ricadevano sempre su personaggi con già tanto lavoro, mentre artisti più modesti, come lui, vivevano in miseria e non riuscivano a mantenere la famiglia. La Giunta, dopo la lettera, decise di offrire in dono al povero scultore un anello d’oro del valore di £ 300.

 

Per quanto riguarda la collocazione del monumento, piazza Carignano, sulla quale si affaccia il palazzo omonimo, sede del primo Parlamento italiano, non poteva essere luogo più adatto per accogliere la statua del suo primo Presidente del Consiglio. La prima proposta avanzata dalla Commissione al Municipio fu di collocare la statua in un sito pubblico; successivamente si individuò piazza Carignano e la scelta non venne più messa in discussione. Piazza Carignano, a partire dagli anni Novanta, è stata inserita nel progetto di riqualificazione dello spazio pubblico “I luoghi ritrovati” che, razionalizzando il traffico, ha consentito di “liberare spazi” e restituirli come luoghi di passeggio in cui potersi vivere la città. Prima di questa trasformazione la piazza era un parcheggio ed il monumento era quasi soffocato dalle auto; con il tempo è diventata uno spazio vivo in cui è stato possibile realizzare numerose iniziative e allestimenti tra cui Luci d’Artista.

 

E anche per oggi la nostra passeggiata tra le vie di Torino termina qui. L’appuntamento è sempre per la prossima settimana alla scoperta delle meraviglie della nostra città. Per ora non mi resta che augurarvi una “buona Befana” e una felice (anche se tanto felice non è mai) conclusione delle vacanze natalizie.

 

Simona Pili Stella