ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 755

Luci, Artissima e Paratissima, a novembre Torino è capitale dell’arte

artista luci 2E l’8 novembre ci sarà la Notte delle Arti, con tutti i musei e gallerie cittadine aperti, una vera festa della cultura tra mondano, didattico e commerciale

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In occasione dell’inaugurazione di Luci d’ Artista 2014-2015, la Città di Torino, in collaborazione con Turin Marathon, IREN s.p.a. e Fondazione Teatro Regio, ha organizzato “La Maratona accende le Luci d’Artista”, una corsa a piedi non agonistica di circa 7 km. L’appuntamento era fissato ieri intorno alle 17e30. Partenza da piazza Carlo Felice alle 18.00, dove la prima luce ad essere accesa è stata quella montata sul fronte della stazione di Porta Nuova, “Vento Solare” di Luigi Nervo.

 

Il percorso ha visto il passaggio dei partecipanti nelle vie e nelle piazze dove sono allestite le opere di luce, come ad esempio via Roma, piazza Carignano, via Lagrange, via Verdi, via Montebello, piazza Carignano, via Garibaldi e molte altre, fino al raggiungimento del traguardo, fissato in Piazza Castello alle 19e15. Al passaggio dei “maratoneti” l’illuminazione è stata spenta e le Luci d’Artista si sono accese gradualmente una ad una ed in contemporanea con il sopraggiungere dei partecipanti, creando così un’atmosfera suggestiva ed uno spettacolo unico da vedere.

 

Una band musicale sopra un furgoncino aperto in movimento, ha animato il percorso dei podisti mentre una guida turistica Federagit-Confesercenti, presente sempre sul furgone, ha presentatoogni luce al passaggio dei corridori.All’arrivo in piazza Castello tutti i partecipanti ed il pubblico sono stati accolti da alcuni rappresentanti della Città e a tutti quanti è stato offerto, come ristoro, un piccolo aperitivo.

 

Non servivano requisiti particolari per partecipare alla “mini-maratona”, infatti le iscrizioni sono state aperte a persone di qualsiasi età residenti a Torino e non. L’unico accessorio obbligatorio  avere con sé, durante la corsa, una fonte luminosa che può andare dalla torcia alla candela, passando anche per il caschetto da minatore.

 

Simona Pili Stella

 

IL MESE DI CONTEMPORARYART SPECIALE AUTUNNO

 

Questo è il  mese più ricco per Torino capitale  del contemporaneo: Contemporaryart Speciale Autunno 2014 è il pacchetto contenente i tanti appuntamenti a tema che culmineranno nei primi giorni del mese quando al Lingotto aprirà Artissima, verranno accese le 19 Luci d’Artista e partiranno Paratissima, sulla creatività giovanile e The Others, nelle ex carceri Le Nuove.

 

ll programma – reso possibile dalla compartecipazione tra Città di Torino, Regione Piemonte e Fondazione per l’Arte Crt e il contributo di tutti gli enti e istituzioni operanti nel settore dell’arte contemporanea a Torino e in Piemonte – è indubbiamente ricco: l’8 novembre ci sarà la Notte delle Arti contemporanee, con tutti i musei e gallerie cittadine aperti, una vera festa della cultura tra mondano, didattico e commerciale. Tra i progetti di Contemporary, da sottolineare anche gli appuntamenti legati al gemellaggio “Torino incontra Berlino” tra cui, il 9 novembre al Teatro Regio la serata musicale “Nove novembre -1989 Berlino: il suono dei muri che cadono”.

 

Innumerevoli le mostre nei tanti musei di Torino e cintura. Oltre, a quella pensata da Maurizio Cattelan per Artissima, “One Torino” a Palazzo Cavour, “Shite and Die”, una riflessione su arte, vita e senso della morte. Alla Gam vi sono le esposizioni di Roy Lichtenstein e Cecily Brown, il Castello di Rivoli fino al 15 febbraio ppropone “2015 Sophie Calle.MadRe” e “Intenzione Manifesta. Il Disegno in tutte le sue forme”. E ancora: la Pinacoteca Agnelli fino al 22 febbraio psèiya “Martino Gamper. design is a state of mind”, Palazzo Madama la mostra fotografica di National Geographic “Women of Vision”, Palazzo Chiablese la mostra sull’Avanguardia russa.

 

 

(Fonte: www.regione.piemonte.it – Foto: il Torinese)

 

 

 

Apidge per le materie giuridiche ed economiche nella scuola

Classe studentiUna particolare convergenza di intenti si è avuta relativamente al nuovo Liceo Economico – Sociale, ritenuto un eccezionale veicolo per la diffusione dello studio delle materie giuridiche ed economiche, particolarmente adatto a costruire competenze specifiche importanti per tutto il “Sistema Paese”

 

 

Vogliamo promuovere il riconoscimento della specificità delle discipline giuridiche ed economiche nella scuola italiana, attraverso la formazione e l’aggiornamento dei docenti, dando piena dignità ad insegnamenti sinora ritenuti trasversali quali Cittadinanza e Costituzione e le Scienze Finanziarie”. Così Ezio Sina, Presidente di Apidge– Associazione professionale insegnanti discipline giuridiche ed economiche (www.apidge.altervista.org) illustra quanto ha esposto al Sottosegretario all’Istruzione Angela DOnghia in un incontro avuto in Senato, nel Corridoio dei Busti.

 

Il colloquio, molto costruttivo, si è incentrato sulla presentazione degli obiettivi che l’Associazione nata a Roma nel giugno 2014 e articolata su tutto il territorio nazionale, si prefigge in un momento particolarmente delicato e significativo per la Scuola. Una particolare convergenza di intenti si è avuta relativamente al nuovo Liceo Economico – Sociale, ritenuto un eccezionale veicolo per la diffusione dello studio delle materie giuridiche ed economiche, particolarmente adatto a costruire competenze specifiche importanti per tutto il “Sistema Paese”. Su questo argomento il Miur si appresta ad organizzare un importante convegno a Roma nella giornata del 13 novembre prossimo.

 

 

Nelle righe seguenti, il responsabile della comunicazione dell’associazione, il giornalista piemontese Massimo Iaretti, illustra che cos’è Apidge

 

L’APIDGE  si propone come interlocutore critico e propositivo delle istituzioni per tutti gli aspetti che riguardano la professione docente, partendo dal presupposto che nessun sistema scolastico può raggiungere le sue finalità formative  se gli insegnanti, individuati come professionisti responsabili e non come meri esecutori, non sono messi nelle migliori condizioni per svolgere la loro attività di estrema rilevanza sociale.

 

L’APIDGE  intende evidenziare, promuovere e sviluppare, in primo luogo tra i docenti, una cultura e una coscienza professionale contro i pericoli di impiegatizzazione e di riduzione al fatto burocratico dell’attività di insegnamento. Strumento fondamentale per raggiungere pienamente tale scopo è la costituzione di un ORDINE PROFESSIONALE degli insegnanti che divenga parte essenziale dei processi di reclutamento dei docenti e della loro formazione iniziale ed in servizio, che promuova un rigoroso Codice Deontologico-Professionale e che partecipi a pieno titolo nelle varie fasi di valutazione di sistema.

 

L’APIDGE si propone perciò come interprete e portavoce di quel disagio che abbia ragioni coerentemente professionali e come interlocutore con le Istituzioni per tutte le questioni afferenti la FUNZIONE DOCENTE attraverso attività di formazione, di informazione e di confronto attraverso pubblicazioni, eventi, convegni, momenti di dibattito sulle questioni didattico-disciplinari e professionali con tutte le componenti della società e in stretto collegamento con analoghe esperienze a livello europeo.

 

L’APIDGE, in pieno rispetto al sistema dell’autonomia scolastica, ritiene necessario che funzioni e retribuzioni in ambito scolastico siano diversificate contro ogni forma di egualitarismo e appiattimento economico e professionale.

 

Torino “s’illumina” correndo

luciIn occasione dell’inaugurazione di Luci d’ Artista la Città di Torino, in collaborazione con Turin Marathon, IREN s.p.a. Fondazione Teatro Regio, organizza “La Maratona accende le Luci d’Artista”, una corsa a piedi non agonistica di circa 7 km.

 

Se il grande poeta Ungaretti recitava : “M’illumino d’immenso”, pare che, questa settimana, la città di Torino l’abbia quasi preso in parola.

 

In occasione dell’inaugurazione di Luci d’ Artista 2014-2015, la Città di Torino, in collaborazione con Turin Marathon, IREN s.p.a. Fondazione Teatro Regio, organizza “La Maratona accende le Luci d’Artista”, una corsa a piedi non agonistica di circa 7 km. L’appuntamento è fissato per sabato 1° novembre intorno alle 17e30.

 

Si partirà da piazza Carlo Felice intorno alle 18.00, dove la prima luce ad essere accesa sarà quella montata sul fronte della stazione di Porta Nuova, “Vento Solare” di Luigi Nervo.

 

Il percorso prevede il passaggio dei partecipanti nelle vie e nelle piazze dove sono allestite le opere di luce, come ad esempio via Roma, piazza Carignano, via Lagrange, via Verdi, via Montebello, piazza Carignano, via Garibaldi e molte altre, fino al raggiungimento del traguardo che sarà fissato in Piazza Castello intorno alle 19e15.

 

Al passaggio dei “maratoneti” l’illuminazione sarà spenta e le Luci d’Artista si accenderanno gradualmente una ad una ed in contemporanea con il sopraggiungere dei partecipanti, creando così un’atmosfera suggestiva ed uno spettacolo unico da vedere.

 

Una band musicale sopra un furgoncino aperto in movimento, animerà il percorso dei podisti mentre una guida turistica Federagit-Confesercenti, presente sempre sul furgone, presenterà ogni luce al passaggio dei corridori.

 

All’arrivo in piazza Castello tutti i partecipanti ed il pubblico verranno accolti da alcuni rappresentanti della Città e a tutti quanti verrà offerto, come ristoro, un piccolo aperitivo.

 

Non servono requisiti particolari per partecipare alla “mini-maratona”, infatti le iscrizioni sono aperte a persone di qualsiasi età residenti a Torino e non. L’unico accessorio obbligatorio è avere con se, durante la corsa, una fonte luminosa che può andare dalla torcia alla candela, passando anche per il caschetto da minatore.

 

Per partecipare bisogna iscriversi al sito http://www. mysdam. net/store/data-entry_30515.do oppure registrarsi il pomeriggio stesso direttamente in piazza Carlo Felice.

 

Uniniziativa allegra ed originale che permetterà ai torinesi di amalgamarsi con l’arte della propria città in modo divertente ed innovativo. Quindi non ci rimane altro che “illuminarci ed illuminare” la nostra città.

 

Simona Pili Stella

E’ pronto il censimento amianto

Non bisogna abbassare la guardia su un tema così delicato per i cittadini 

 

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Il censimento delle aree con presenza di amianto, predisposto da Arpa Piemonte, è già pronto e sarà presentato a breve. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia, nel corso dell’assemblea “Piemonte oltre l’amianto”, organizzata da Cgil, Cisl e Uil nell’aula magna del campus Luigi Einaudi di Torino.

 

“Una volta ottenuto il quadro della situazione – ha spiegato Valmaggia – potremo proseguire in modo più puntuale con gli interventi di bonifica. Il motore di tutto è il Comitato strategico sull’amianto riunitosi lo scorso 10 ottobre. Siamo ripartiti insieme al Comune di Casale, all’assessorato regionale alla Sanità, all’Arpa e alle organizzazioni sindacali, ma non bisogna abbassare la guardia su un tema così delicato per i cittadini piemontesi”.

 

Tuttavia, per intervenire servono fondi, e il grande paradosso è che il Comune di Casale, pur potendo contare sui trasferimenti di Stato e Regione, non può disporne a causa dello sforamento del Patto di stabilità: “Abbiamo chiesto in tutte le sedi che i finanziamenti per le bonifiche siano stralciati dal Patto, ma l’amianto è un problema diffuso in tutte le città, non solo nei siti di interesse nazionale come Casale Monferrato e la cava di Balangero. Recentemente abbiamo avuto un primo segnale di apertura dal ministro dell’Ambiente con l’approvazione di un apposito emendamento al decreto Sblocca Italia in merito alla possibilità per il Comune di Casale impiegare risorse al di fuori del patto di stabilità. Al momento, tuttavia, nulla è ancora stato approvato in via definitiva.

Social Media, il Piemonte a Milano

con reg lascarisL’assemblea “nell’ultimo anno si sta interrogando sull’etica dell’informazione e sta studiando l’adozione di piattaforme “civiche” per favorire la partecipazione dei cittadini” ha spiegato il direttore della Comunicazione istituzionale, Domenico Tomatis

 

“Sta finendo l’epoca dell’informazione e del giornalismo come l’abbiamo sempre conosciuta. Oggi siamo di fronte alla comunicazione senza mediazione”. Così il presidente dell’agenzia Ansa, Giulio Anselmi, ha aperto il corso di formazione per giornalisti “La comunicazione e i social media: esperienze a confronto”, organizzato il 27 ottobre dal Consiglio regionale della Lombardia con l’Ordine dei giornalisti lombardo. L’appuntamento ha visto un confronto ad ampio raggio su molteplici aspetti della comunicazione, dalla trasformazione dei giornali fino all’uso del digitale nelle Pa, aspetto sul quale il Consiglio regionale del Piemonte ha portato la propria esperienza.

 

“Non dobbiamo aspettarci dei giornalisti-ingegneri – ha aggiunto Anselmi – ma dei professionisti che abbiano dimestichezza con i nuovi mezzi tecnologici perché le competenze cambiano velocemente. Pubblicità, informazioni e servizi sono tutt’uno e servono per coinvolgere le persone, stiamo passando da newspaper a newsbrand”. I social media attualizzano problematiche tradizionali, come ad esempio la diffamazione a mezzo stampa, ha spiegato l’avvocato Carlo Melzi d’Eril: “Internet non è prateria senza regole, ma si applicano vecchie prassi a nuovi comportamenti. La professione giornalistica deve tenere conto di questo, spesso anche un retweet o la semplice riproposizione di un contenuto possono generare dei comportamenti sanzionabili”.

 

Il problema dell’“etica dell’algoritrmo” è emersa forte durante la tavola rotonda tra professionisti di testate che da tempo coniugano le diverse forme di comunicazione: Paolo Liguori (direttore TgCom24 Mediaset), Michele Mezza (giornalista Rai), Francesco del Vigo (responsabile Giornale.it). “Le piattaforme social sono programmate per assecondare determinate finalità e condizionano il modo in cui le persone si informano. È imprescindibile il rapporto tra media tradizionali e social network, i giornalisti certificano le notizie attraverso le fonti e la capacità di distinguere le notizie. Nell’epoca della dittatura dell’algoritmo il giornalista è la figura sociale per riorganizzare l’automazione della comunicazione”.

 

Una prima risposta è arrivata dalle amministrazioni pubbliche come il Consiglio regionale del Piemonte, che “nell’ultimo anno si sta interrogando sull’etica dell’informazione e sta studiando l’adozione di piattaforme “civiche” per favorire la partecipazione dei cittadini” ha spiegato il direttore della Comunicazione istituzionale, Domenico Tomatis. “L’Assemblea piemontese – ha proseguito – è stata pioniera nell’utilizzo dei social, in particolare Twitter, per raccontare le sedute di Consiglio e coinvolgere in un confronto disintermediato politica, mondo dell’informazione, cittadini”.

 

(www.cr.piemonte.it – Foto: il Torinese)

Parole oltre il tempo

NAPOLEONE MORTERievocazione degli ultimi atti di vita dei grandi del passato

 

La Socrem organizza da molti anni in occasione della ricorrenza dei defunti l’iniziativa “Parole oltre il tempo” a cura dei cerimonieri della Società per la Cremazione di Torino. Si tratta di un momento d’incontro fra tutti coloro che desiderano ricordare collettivamente i propri cari. In questo incontro, letture di brani tratti dai classici e sonorizzazioni in sottofondo costituiscono un invisibile e essenziale supporto nel passaggio dalla solitudine del dolore alla condivisione del conforto.

 

In occasione della Commemorazione dei defunti la tradizionale cerimonia “Parole oltre il tempo” si terrà il 1° novembre alle ore 15.30 nella Sala del Commiato del Tempio Crematorio in Corso Novara 147/B. Attraverso  alcune letture tratte dai classici dell’antichità greca e latina i cerimonieri Socrem rievocheranno  gli ultimi atti di vita dei grandi del passato.

I paliotti, questi (non più) sconosciuti

Un’iniziativa che si è articolata in quattro province e si chiude a Torino per fare conoscere i rivestimenti decorativi che si ponevano avanti agli altari

 

paliotto

Paliotti – Scagliole intarsiate nel Piemonte del Sei e Settecento è il titolo che chiude mercoledì 29 ottobre, a partire dalle ore 14.30,  a Torino nel salone degli Svizzeri di Palazzo Chiablese, il progetto “Sulle tracce dei Solari”, curato dall’Associazione culturale Pentesilea, dall’Associazione Idea Valcerrina e dall’Associazione Municipale Teatro e l’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario. Occorre però precisare cosa sono i paliotti, termine non conosciuto proprio a tutti, quanto riservato agli addetti ai lavori. Si indica il rivestimento decorativo del fronte dell’altare, in uso nel Medioevo.

 

I paliotti potevano essere mobili o fissi: i primi erano realizzati in materiale vario ed erano cambiati a seconda della liturgia, i secondi, erano realizzati in marmo oppure, come accade in molte chiese piemontesi, in un materiale più povero quale la scagliola. Questi poi si diffusero in diverse aree del Piemonte e la loro produzione era spesso a cura di maestranze provenienti dalla Lombardia o dalla Svizzera. All’incontro dopo l’introduzione di Gian Paolo Bardazza, presidente di Idea Valcerrina, interverranno Annamaria Giuseti su “Fortuna della scagliona nel Settecento toscano”, Effi Rusch “Scaglione dei Solari di Torino”, Alessandra Lanzoni e Sofia Uggè “Paliotto ritrovato. L’intervento di restauro sul paliotto in scagliola del San Francesco di Cuneo”, Giuseppe Dardanello su “Scagliole intarsiate: elaborazione e consumo dell’invenzione decorative”, Elena di Majo su “Dalla ricerca alla divulgazione. Sulle tracce dei solari”.

 

L’appuntamento di Torino chiude il progetto “Sulle tracce dei Solari”, iniziato a luglio con la visita a 7 chiese di Monferrato, Astigiano e Vercellese che contengono i paliotti di scagliola realizzati dalla bottega dei Solari, famiglia lombarda attiva in Piemonte dall’inizio del Settecento.  Tutto ha preso le mosse da una ricerca avviata nel 2011 dalla Diocesi di Casale Monferrato e dall’Associazione Idea Valcerrina con la collaborazione dell’Università degli Studi di Torino e le Soprintendenze ai Beni storici ed ai Beni architettonici del Piemonte. Inoltre si sono tenuti anche un convegno ed uno spettacolo teatrale “Tre once di colla tedesca”, andato in scena a Torino il 10 ottobre ed a Moncalvo il 19 ottobre.

 

Massimo Iaretti

 

 

 

Preghiere di artisti “visionari”

MONTAGNA PIEMONTEDaniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio regionale ha ricordato l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico, inteso anche come motivo di rilancio economico e sociale del territorio

 

Luogo mistico e religioso, nonchè patrimonio storico-architettonico straordinario del Piemonte, regione di cui è monumento simbolo. La Sacra di san Michele, a Sant’Ambrogio di Torino, ospita la mostra “Preghiere d’Artista”, collettiva d’arte contemporanea che si tiene dal 26 ottobre al 26 novembre.

 

L’iniziativa  presenta  quarantasei opere di pittori e scultori attivi in Piemonte  nel novecento, scelti  dalla curatrice, la giavenese Concetta Leto,  a rappresentare il tema della spiritualità, fra santi, paesaggi, nature morte e scene di fede.

 

Significativa la presenza di artisti  del gruppo Surfanta e le opere di Lorenzo Alessandri,  l’artista giavenese che scelse il  nome Surfanta per fondare il movimento formato dai pittori fantastici e visionali quali Abacuc, Camerini, Colombotto Rosso,  Ponte Corvo, Macciotta, Molinari e il cui tracciato artistico è stato in questi anni oggetto di  valorizzazione e conoscenza attraverso diverse iniziative.

 

Accanto a loro  la collettiva  propone altri grandi maestri scomparsi come Mazzonis, Tabusso, Jervolino e Albano e   presenze artistiche capaci e virtuosi  fra loro valsangonesi e giavenesi  affermatisi in questi decenni: il simbolista Bruno Fassetta, l’informale Giorgio Flis, il suggestivo Marco  Pauluzzo e il ceramista Giulio Vigna.

 

Presenti all’inaugurazione Don Claudio Massimiliano Papa, Vittorio Sgarbi e Daniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio regionale che ha ricordato l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico, inteso anche come motivo di rilancio economico e sociale del territorio.

 

 

Visionari in Piemonte

di Vittorio Sgarbi

 

Meritoria l’impresa di Concetta Leto che, a distanza di anni, approfondisce e perfe- ziona il mio remoto obiettivo di dare corpo e anima a un’ “arte segreta” (da lei perti- nentemente  evocata come l’arte Deus absconditus), risarcendo la storia lacerata e obliata del movimento “Surfanta”. L’amore più impegnativo e finora esclusivo per Lorenzo Alessandri, che del movimento fu il principale animatore, si apre a curiosi- tà finora marginali per gli artisti che gli furono vicini e che a quell’immaginario surreale e misterioso diedero volti diversi, a volte più estatici o naturalistici o onirici che esoterici.
L’esoterico è la cifra gloriosa e soddisfatta di Alessandri, come mostra il dipinto Medico condotto, pertinente  al pretesto  dell’occasione: la mostra  “Preghiere d’artista” nella tetragona e invincibile Sacra di San Michele, dove tutto pare evocare sublimi estasi visive e spirituali. Intorno ad Alessandri vi sono i vicini, gli amici, a partire da Colombotto Rosso che si è innalzato verso più alti cieli dal romitorio di Camino Monferrato, e la cui ricerca è sempre stata un viaggio interiore,  un percorso  dell’anima, come rivela anche l’Assunzione esposta alla Sacra di San Michele. Il più stretto compagno di vita e di idee, ancora attivo, è Abacuc, Silvano Gilardi, dotato di una tecnica perfezionatissi- ma, attraverso la quale dà consistenza di realtà ai suoi sogni, in una dimensione panica della grande madre terra, di respiro witmaniano. Tra i firmatari del primo manifesto di “Surfanta” va ricordato  Lamberto Camerini,  fedele allievo di Italo Cremona.  Al gruppo di “Surfanta” apparteneva  anche, come un giocoliere o un acrobata in un circo, Mario Molinari, fantasista anche nell’arte severa della scultura. Altro compagno di strada, appartato e solitario, è Bruno Schwab, così tecnicamente dotato, senza rinunciare alla libertà della fantasia, da dichiararsi, con finta ironia, maestro  falsario, come si vede nella composizione  in mostra.  Assai originale è anche l’esperienza di Giorgio Flis, partito realista e arrivato informale, con gusto e sensibilità, come si vede nel volto di Cristo. Tradizionalista invece, e neo quattro- centesco nella tradizione della ceramica giapponese raku, è Giulio Vigna.
Al di là degli stretti  confini  del movimento  “Surfanta”, la Leto registra  anche l’esperienza diversa e in diversi modi virtuosa, di artisti solitari, primo fra tutti Ottavio Mazzonis, spontaneamente dotato, ultimo erede della grande tradizione italiana che culmina in Tiepolo, dal quale Mazzonis sembra prendere il testimone. E, da lui, a un paesaggista arcaico e vibrante, Francesco Tabusso, che nel suo Paesaggio d’inverno fissa forse per l’ultima volta, un’ingenuità contadina.  Ma poi inizia a percorrere sentieri solitari riallacciando i fili dei compagni di strada dell’amato Alessandri.
Era accaduto anche a me, quasi per caso, di andare a cercare una pala d’altare nel Canavese, a Coassolo, oltre Lanzo torinese. E una persona gentile, cui chiedevo informazioni, mi aprì casa per mostrarmi le opere di un altro, a me sconosciuto, sodale di Alessandri: Giovanni Maciotta, la cui arte, sottile e sontuosa, è ben docu- mentata dalle esotiche Ortensie in mostra.
A partire da qui il cammino segreto della Leto indica sconosciute meraviglie, dal Dirupo di Agropoli di Raffaele Ponte Corvo, grafico vertiginoso, al San Francesco, come estratto da una cava, di Sergio Albano, allievo del romantico Gregorio Calvi di Bergolo. Ad essi si aggiungono i taccuini di viaggio di un architetto colto e sognato- re, in una Mesopotamia del cuore, Andrea Bruno, più a casa sua a Bamyan che nella Torino talebana di oggi.
Sono risarcimenti di una storia lacerata, prima che la Leto si cimenti nella proposta, spesso sorprendente, di giovani artisti di grande mestiere e originalmente visionari. Ancora nel clima di “Surfanta”, ormai evaporato in essenze, si possono registrare Davide De Agostini e Bruno Fassetta, estremi simbolisti.
Con loro, esotico e tellurico, in equilibrio fra Calandri e Tommasi Ferroni, sta un altro sognatore: Walther Jervolino.
Propriamente neosurrealisti possono essere considerati Rocco Forgione, narratore di favole, un immaginario infantile, e Marco Pauluzzo che sembra ripartire, nelle suggestioni musicali, dal poetico e dimenticato Luigi Zuccheri.
Eccellenti nel disegno si rivelano Luciano Spessot, con riflessioni sugli antichi mae- stri, e Sandro Lobalzo, di cui si apprezza la vena intimistica sulla scia crepuscolare di Mario Calandri.  Ma autentiche  rivelazioni sono il raffinato scultore Gabriele Garbolino Rù, ideale allievo di Adolfo Wildt, in un composto espressionismo,  e Vinicio Perugia, paesaggista solitario, le cui origini di Fabriano spiegano l’affinità della pittura  a olio con la paziente opera a bulino dell’incisore Roberto Stelluti, fabrianese, e di poetica affine.
Il percorso ordito dalla Leto è assolutamente originale. A partire dal nucleo di “Sur- fanta” indica una peculiare dimensione visionaria, anche nella prevalente matrice realistica che sembra caratterizzare tutti  gli artisti ricordati,  originari o attivi in Piemonte, come patria elettiva, tra densi pensieri e sogni.

Li osserviamo con gratitudine.

 

Amici di Lazzaro: no alla tratta delle nigeriane

Lo studio contiene dati significativi e una analisi sulla situazione delle nigeriane: 289 sono sfruttate

 

nigeria

L’associazione Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.it, rende noto il proprio Rapporto annuale sulla tratta e sfruttamento. Lo studio contiene dati significativi e una analisi sulla situazione delle nigeriane a Torino e provincia. Sono state incontrate oltre 369 ragazze e donne nigeriane, di queste, ben 289 risultano sfruttate e sotto ricatto di “Maman” (sfruttatrici) o di “Bros” (sfruttatori).

 

Ecco il link per visionare nel dettaglio il  “Rapporto 2014 sulla tratta e sfruttamento delle nigeriane a Torino e provincia”.

 

http://www.amicidilazzaro.it/wp-content/uploads/2014/10/RAPPORTO-2014-sulla-tratta-nigeriana-in-torino-e-provincia.pdf

Il bus “leghista” di Borgaro-Alabama

parksIl fatto è che gli amministratori (di Borgaro, non di Montgomery) hanno dalla loro la  stragrande maggioranza dei passeggeri del bus. I cittadini sono stufi delle prevaricazioni dei nomadi che salgono a bordo. Contro la corriera razzista (di Montgomery, non di Borgaro) si sollevò persino Martin Luther King. Nel caso nostrano ci si dovrà accontentare delle reazioni di Chiamparino e Fassino

 

“Ah, se ci avessimo pensato noi…”. Devono aver ragionato  così, in casa padana, appresa la notizia che il sindaco – Pd, per giunta – di Borgaro torinese ipotizza un bus per i borgaresi doc e uno per i rom. Rigorosamente separati. Da Salvini a Calderoli le dichiarazioni leghiste sono tutte dello stesso tenore: “Se lo avessimo anche solo immaginato noi ci avrebbero crocifissi”.

 

In effetti, l’idea (“una provocazione”, ha detto lui) del sindaco dem della cittadina torinese Claudio Gambino, in piena sintonia con il suo assessore ai trasporti di Sel, Luigi Spinelli, di chiedere a Gtt di sdoppiare la linea dell’autobus 69, diretto dalla periferia torinese a Borgaro, suscita interrogativi e considerazioni. Il Pd non è più buonista e politically correct come una volta? Non sa un po’ di razzismo la pensata del sindaco?

 

Il parallelo sarà un po’ forzato, ma la vicenda ricorda vagamente lo storico 1º dicembre del 1955 , quando la donna di colore Rosa Parks (nella foto) venne arrestata con l’accusa di aver violato le leggi sulla segregazione, a Montgomery, in Alabama,  poichè si era fermamente rifiutata di alzarsi dal suo posto quando un bianco glielo aveva chiesto.  Dal 5 dicembre di quell’anno, le autorità decisero che nessun nero avrebbe più  potuto utilizzare gli autobus.

 

Il fatto è che gli amministratori (di Borgaro, non di Montgomery) hanno dalla loro la  stragrande maggioranza dei passeggeri del bus. I cittadini sono stufi delle prevaricazioni dei nomadi che salgono a bordo. Contro la corriera razzista (di Montgomery, non di Borgaro) si sollevò persino Martin Luther King. Nel caso nostrano ci si dovrà accontentare delle reazioni di Chiamparino e Fassino.                                                      

                                                                                                                                                                                                                                                 Ghinotto