ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 744

Nosiglia dopo la morte del clochard: "Questa è una sconfitta della città e anche della Chiesa"

barboni

L’arcivescovo: “Non può essere questa la carta d’identità di Torino da presentare al Santo Padre quando verrà”

 

Un senzatetto romeno di 48 anni è morto assiderato  nella notte  di lunedì su una panchina nel centro città, in largo Montebello. Il medico legale  ha immediatamenre escluso che la morte sia avvenuta per cause violente. E’ stata disposta l’autopsia e la polizia sta indagando sul caso. Il clochard soffriva già di molti malanni.

 

 Ecco il commento dell’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia:   “Mi spiace dirlo di una città che per la carità, e per l’accoglienza, fa tantissimo. Non colpevolizzo nessuno e so bene la difficoltà ad aiutare queste persone, a volte a convincerle ad accettare un rifugio caldo e sicuro, ma di questa giustificazione non facciamone un alibi. Questa è una sconfitta della città e anche della Chiesa. Non può essere questa la carta d’identità di Torino da presentare al Santo Padre quando verrà qui”.
  

Nuova vita per il Po e la Dora

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I due fiumi principali sono rappresentati come un uomo ed una donna adagiati su un fianco, con il busto leggermente sollevato. Con un riferimento all’iconografia aulica, le due figure sono nude ed hanno un drappo appoggiato morbidamente sulle gambe

 

Ed eccoci nuovamente giunti al consueto appuntamento settimanale per la nostra passeggiata con “il naso all’insù” alla scoperta delle meraviglie torinesi.Quest’oggi cari amici lettori e lettrici, visto la recente (e sottolineo finalmente) rimessa in funzione delle due fontane del Po e della Dora, vorrei cogliere l’occasione per parlarvi e scoprire insieme a voi queste magnifiche opere dedicate ai due fiumi che attraversano la nostra città.

 

L’opera è composta da due fontane disposte simmetricamente rispetto all’asse di via Roma. I due fiumi principali sono rappresentati come un uomo ed una donna adagiati su un fianco, con il busto leggermente sollevato. Con un riferimento all’iconografia aulica, le due figure sono nude ed hanno un drappo appoggiato morbidamente sulle gambe; il Po e la Dora Riparia, rappresentati come fonti di fertilità, tengono nelle mani rispettivamente una spiga di grano e una mela. Le due statue in marmo bianco proveniente dalle cave di Seravezza, sono poste su un basamento in pietra di Serizzo, un semi tronco di piramide rovesciata con la base minore in appoggio nella fontana. Sul fronte di questo una bocca lunga e stretta lascia sgorgare il getto d’acqua, una sorta di cascata spumeggiante, raccolto in vasche dall’andamento mistilineo. Le vasche sono rivestite in materiale ceramico e delimitate da un bordo lineare arrotondato.

 

Piazza C.L.N. risulta compresa tra via Roma e piazza San Carlo. L’aspetto attuale lo si deve alla ristrutturazione prevista dal progetto di Piacentini del 1935, riguardante il secondo tratto di via Roma e la zona circostante. In seguito venne invece soprannominata piazza delle due fontane per via appunto dei due monumenti che rappresentano le allegorie dei principali fiumi di Torino: il Po e la Dora.L’elemento scultoreo venne ideato come parte integrante di un progetto urbano di ricomposizione secondo criteri di aulica uniformità. Fu Marcello Piacentini che tra il 1934 ed il 1935 lavorò con la Pubblica Amministrazione alla progettazione del secondo tratto della via Roma nuova, ed è a lui infatti che può essere attribuita l’ideazione delle fontane.

 

Già nei suoi schizzi, attraverso i quali studiava i caratteri architettonici e spaziali della nuova piazzetta dietro le chiese di San Carlo e Santa Cristina, egli disegnò le due fontane, inquadrate da nicchie e composte da un semplice basamento sul quale si distendevano le figure allegoriche del Po e della Dora. L’architetto poi, nell’ottica di disegnare uno spazio governato dal principio dell’uniformità, progettò per piazza C.L.N. la copertura delle pareti delle chiese con facciate monumentali in pietra da taglio, alle quali addossa centralmente le fontane, centri focali capaci di raccordare il vuoto della piazzetta con le solenni forme delle facciate. Proprio perché parte del progetto urbano complessivo, la realizzazione della parte edile dell’opera venne curata direttamente dalla municipalità. Solo nel gennaio 1936, quando i lavori di ricostruzione degli edifici privati sulla piazza furono ormai giunti a buon punto, la Città deliberò l’attuazione del progetto di sistemazione delle facciate posteriori delle chiese, comprensivo della realizzazione delle vasche, delle fontane e dei basamenti per le statue.

 

L’ideazione delle statue allegoriche invece fu rimessa ad un concorso pubblico, il cui bando, approvato il 1° dicembre 1936, lasciò al giudizio del concorrente atteggiamento e proporzioni delle statue; nel maggio del 1937 la commissione giudicatrice giudicò vincitori i due bozzetti dello scultore Umberto Baglioni. Per la realizzazione delle statue, il 28 novembre 1937, la Città di Torino stipulò una convenzione con lo scultore che stabilì anche i tempi di consegna delle opere: sei mesi dall’approvazione del modello.Le statue (costate £. 143.000 cadauna) vennero scolpite nell’era fascista (1938), come riportato dall’iscrizione sul loro basamento e collocate nei primi mesi del 1939, precisamente nel mese di marzo il Po e ad aprile la Dora.

 

Da quel momento, la mancata impermeabilizzazione delle vasche fu causa da subito di gravi problemi: pesanti infiltrazioni interessarono i locali tecnici sottostanti portando immediatamente ad un funzionamento saltuario delle fontane. Il problema, aggravato da ogni accensione del flusso d’acqua, fece sì che a partire dal 1987, la Pubblica Amministrazione abbia deciso di disattivare definitivamente il sistema idraulico arrivando, per un periodo, perfino a trasformare le vasche in fioriere.  Il problema si protrasse sino al giugno del 2005 quando, grazie ad un completo e attento restauro, fu possibile restituire alle fontane i loro caratteri formali originali.

 

Le fontane sono state nuovamente spente in quest’ultimo periodo a causa di un atto vandalico dovuto al rovesciamento di una grossa quantità di detersivo all’interno della “Dora” che ne ha bloccato, durante la notte del 2 gennaio, il funzionamento. Entrambe le fontane sono state disattivate ma pochi giorni fa finalmente, il “Po” e la “Dora” hanno ripreso a funzionare e sono tornate a far “risplendere” la piazza.

 

Anche per questa volta è tutto. L’appuntamento come sempre è alla prossima settimana, per un’altra (si spera) entusiasmante passeggiata tra le meraviglie della città.

 

(Foto: il Torinese)

Simona Pili Stella

Piemonte e Lombardia a scuola di Sacri Monti

PIEMONTE

Il progetto “Tutti a Scuola” fa riferimento ad un bando di finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali

 

È entrato nella fase operativa il progetto “Tutti a Scuola” che vede impegnati nell’organizzazione di un rilevante progetto didattico indirizzato a classi di scuola primaria e secondaria, i 9 Sacri Monti che fanno parte, dal 2003, del sito seriale UNESCO “Sacri Monti di Piemonte e Lombardia”.  Il progetto “Tutti a Scuola” fa riferimento ad un bando di finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali che, attraverso la Legge 77/2006, prevede “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del Patrimonio Mondiale” posti sotto la tutela dell’UNESCO”.

 

Nel 2013 la Regione Piemonte ha presentato la candidatura per l’ottenimento del finanziamento destinato alla promozione e valorizzazione del sito UNESCO “Sacri Monti di Piemonte e Lombardia” di cui fanno parte sette Sacri Monti del Piemonte – Belmonte (TO), Crea (AL), Domodossola (VB), Ghiffa (VB), Oropa (BI), Orta (NO), Varallo (VC) – e due della Lombardia – Ossuccio (CO), Varese (VA).

 

Nel novembre del 2014 la candidatura è stata accolta e a seguito dell’approvazione del progetto “Tutti a Scuola” si è ora entrati nella fase operativa che prevede l’individuazione delle scuole coinvolte nello sviluppo del progetto che propone, agli alunni coinvolti, di scoprire e conoscere il bene Unesco presente sul proprio territorio e di condividerlo con altri studenti delle altre realtà del Sito. Il lavoro sarà organizzato attraverso un percorso di scambio di visite e di informazioni che si svilupperanno e concretizzeranno nella realizzazione e pubblicazione di schede didattiche, di una guida e di un’applicazione web (geoblog) – un potenziale comunicativo e promozionale per altri visitatori (turismo scolastico e gruppi famiglia) la cui utilità ed efficacia divulgativa proseguirà oltre la chiusura del programma didattico, essendo utilizzabile dalla moderna tecnologia rappresentata dai cellulari e dai tablet, strumenti di comunicazione sempre più diffusi e in facile continuo aggiornamento.

 

L’incontro del gruppo di lavoro dell’Ente di gestione dei Sacri Monti alla presenza della del project leader Anna Maria Bruno, avvenuto il 27 gennaio AL sacro Monte di Orta, rappresenta una tappa preliminare alle scelte operative che nel mese di febbraio porteranno l’individuazione degli istituti scolastici che proseguiranno nella realizzazione degli obiettivi del progetto e che interesseranno circa 400 alunni appartenenti alle scuole presenti nei territori dei 9 Sacri Monti che nello specifico insistono su oltre 10 Comuni, 8 provincie e due Regioni. Non mancheranno approfondimenti, opportunità di studio ed occasioni di incontro che non potranno che favorire la relazione e l’arricchimento culturale tra gli alunni delle realtà scolastiche dei diversi territori del sito Sacri Monti al fine di valorizzare e promuovere il sito stesso, attraverso la ‘voce locale’ degli studenti interessati.

 

M.Iar.

La dimensione politica nella visione di Papa Francesco

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Sarà un’occasione per soffermarsi sulle parole del santo padre e per comprendere il suo pensiero in merito ad una dimensione umana tanto importante come quella politica

 

L’Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune promuove,  lunedì 9 febbraio, alle ore 21, presso la Sala Esposizioni della Piazza dei Mestieri (via Jacopo Durandi 13 Torino), l’incontro La dimensione politica nella visione di Papa Francesco, al quale interverranno Alessandro BanfiDirettore di TGCOM 24, e Don Francesco Saverio VenutoDocente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica di Torino. Modererà l’incontro Silvio MaglianoVice Presidente Vicario del Consiglio Comunale di Torino, e introdurrà Giampiero Leo,Componente della Direzione Nazionale del Nuovo Centrodestra.

 

L’incontro è organizzato in collaborazione con il Centro Culturale Pier Giorgio Frassati e l’Associazione Difendiamo il Futuro. All’iniziativa hanno finora aderito anche le seguenti realtà: il Movimento Cristiano dei Lavoratori (MCL Piemonte), il Manifesto di Torino, l’Associazione Arca della Nuova Alleanza, l’Istituto Piemontese di Studi Economici e Giuridici (IPSEG) e l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche (AGeSC Provinciale Torino). Siamo inoltre in attesa dell’adesione di numerose altre associazioni. Sarà un’occasione per soffermarsi sulle parole di Papa Francesco e per comprendere il suo pensiero in merito ad una dimensione umana tanto importante come quella politica.

 

Per ulteriori informazioni: Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune
E-mail: info@associazionenuovagenerazione.it – Tel: 011.19821320

 

(Foto: il Torinese)

Torino in festa per il suo Don Bosco

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Il culmine della giornata di sabato sarà la celebrazione solenne, alle ore 11, presieduta dall’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Alle ore 17 la Santa Messa verrà celebrata invece dall’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo

 

Torino, ed in particolare la comunità salesiana, festeggiano sabato 31 gennaio San Giovanni Bosco, del quale ricorrono quest’anno i duecento anni della nascita. E se questo evento viene ricordato nel piccolo comune di Villamiroglio (ai confini della Provincia di Alessandria con la Città metropolitana di Torino) domenica 1 febbraio si celebra  il ricordo di don Giovanni Balzola, nato a Villamiroglio il 1 febbraio 1861 (quaranta giorni dopo sarebbe stata proclamata l’Unità d’Italia) da Francesco e Maria Balzola il 20 ottobre del 1887 venne ammesso al noviziato vestendo l’abito talare per mano di San Giovanni Bosco e nel dicembre 1892 divenne sacerdote, il 31 c’è tutto il mondo salesiano a ricordare il “suo” Santo fondatore. Il culmine della giornata di sabato sarà la celebrazione solenne, alle ore 11, presieduta dall’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Alle ore 17 la Santa Messa verrà celebrata invece dall’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo ed alle ore 18.30 vi sarà la solenne concelebrazione per i giovani dell’Mgs – Movimento giovanile salesiano presieduta da don Angel Fernandez Artime, rettore maggiore dei salesiani. La giornata verrà conclusa dalla Santa Messa della famiglia salesiana presieduta da don Enrico Stasi, ispettore dei salesiani di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania.

 

Massimo Iaretti

Moncalieri, la vendita di gelati al parco

PO COLLINA
Il servizio prevede la concessione in uso di spazi e locali dentro la Riserva

 

L’Ente di gestione delle Aree protette del Po e della Collina Torinese ha presentato un avviso gli operatori commerciali che intendono candidarsi per essere inseriti nell’elenco dei soggetti da interpellare per concedere in gestione il servizio di vendita ambulante di prodotti di gelateria e di organizzazione di attività informative dentro la Riserva Le Vallere. L’avviso è pubblicato sull’Albo Pretorio online, in data 23 gennaio 2015. Il servizio prevede la concessione in uso di spazi e locali dentro la Riserva, comprensiva di alcuni spazi di Cascina Le Vallere. La concessione dei servizi avverrà mediante una successiva procedura di gara informale fra gli operatori individuati con l’avviso di selezione. La durata della concessione sarà indicativamente: 21 marzo-25 ottobre 2015. Le candidature devono pervenire entro il 6 febbraio 2015. Info: infoparcotorinese@inrete.it; www.parchipocollina.to.it

Gli arazzi di Silvia Beccaria

beccaria

becariaE’ famosa per gli abiti scultura e le gorgiere rivisitate in chiave contemporanea, trasformate in collane; ora espone un’altra manifestazione del suo talento e della sua creatività

 

Arazzi come quadri, con la luminescenza del mare o la doratura del grano. La Penelope di Ulisse non arrivò a tanto; invece, dopo anni di ricerca, è la meraviglia di cui è capace  Silvia Beccaria.  E allora, save the date. Il 29 gennaio (alle 18,30) tutti all’inaugurazione di «Senza perdere il filo» (fino al 18 febbraio); sua prima personale a Torino, a “Internocortile”, lo spazio dedicato da Silvia Tardy alle tendenze artistiche più nuove e stimolanti. 

 

Silvia Beccaria è famosa per gli abiti scultura e le gorgiere rivisitate in chiave contemporanea, trasformate in collane; ora espone un’altra manifestazione del suo talento e della sua creatività. 15 arazzi -pezzi unici- che la Penelope contemporanea concepisce come quadri, collocandosi così tra le più interessanti esponenti della Fiber Art; espressione artistica legata all’intreccio, nata nell’ambito dell’Espressionismo Astratto.

 

Lei, il telaio e la natura: ecco la triade magica da cui nascono i lavori in mostra. Quadri tessili di varie dimensioni (dai più grandi di 150cm x 60, ai più piccoli di 40 x40) ispirati al mondo marino fluorescente, alle alghe e agli organismi unicellulari degli abissi; oppure alla terra.  Ed è con un entusiasmo, a dir poco contagioso, che Silvia Beccaria racconta la sua arte. «La finalità non è un prodotto, ma l’espressione artistica. Da 20 anni faccio questo mestiere,  dipingo col filo, cercando di rappresentare le mie emozioni».

 

-Le tue opere cosa aggiungono all’antica arte del telaio?

«La mia ricerca è sperimentazione. I miei lavori nascono dal telaio a mano, ma con una tecnica completamente mia, sperimentale, con cui vado oltre la regola».

 

-I materiali con cui lavori?

«Sono tutti duttili: gomma, plastica, legno, metalli, carta. Tutto può diventare un filo se quel  determinato materiale mi permette di rappresentare al meglio quello che ho in testa».

 

-Ma come ci riesci?

«E’ proprio questa la sperimentazione. Cerco continui  escamotage per rendere la trama più  morbida possibile, studio come poter trasformare quel materiale e riuscire a lavorarlo al telaio. E’  quella la mia tavolozza, con il filo al posto del pennello».

 

-La sensazione quando finisci  un arazzo?

«E’come un parto, con un lungo percorso per arrivarci e la soddisfazione quando sono riuscita a rappresentare proprio quello che volevo».

 

-Ti capita, come a Penelope, di fare e poi disfare?

«Certo, anche perché il mio bozzetto non è su carta, ma su quel tipo di tavolozza. Non si può  semplicemente cancellare; ma fare, disfare e rifare».

 

-Qual è l’importanza della Fiber Art?

«In realtà l’arte tessile è ancora considerata un po’ minore, tutt’ora associata alla tessitura della bottega artigianale che produce maglieria e simili. Invece ha una grossa potenzialità. E’ un mezzo  espressivo che, anziché usare tela e pennello, impiega fili e telaio. E’un disegno che si crea filo dopo filo».

 

 Laura Goria

 

«Senza perdere il filo» di Silvia Beccaria

A “Internocortile” Via Villa Glori 6 (zona Piazza Zara) Torino

Inaugurazione 29 gennaio ore 18,30

Orari: 11-13 e 15,30-19 da martedì a sabato.

L'addio a suor Ambrogina, angelo del Cottolengo

COTTOLENGO

E’ mancata suor Ambrogina, suora del Cottolengo, che per diversi anni ha 
prestato il suo servizio ad Orbassano e Pasta. Personaggio molto amato dalla 
comunità di fedeli che l’ha conosciuta, amica del vescovo di Biella e Vercelli. 
Qui di seguito il saluto di Laura Sergi che la ricorda con affetto

 

Suor Ambrogina … delle suore cottolenghine della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino ha continuato il suo cammino incontro al Signore, suo sposo. Grazie suor Ambrogina per quello che sei e per quello che hai donato. Sei stata con noi come sorella e amica. Ci hai amato con tenerezza e passione, sempre pronta a donare conforto, a stare dalla parte di chi fa più fatica. Hai incontrato tutti, visitandoci con spirito missionario, nelle nostre case portando, con le parole e con la vita, la Gioia e la Speranza che nascono da un Amore grande vissuto nella ferialità e nella semplicità che rimanda alle cose essenziali della vita che tu hai trovato. La nostra vita cambia quando ci percepiamo dono di Dio in cui ci arricchiamo gli uni gli altri, in cui l’altro è uno spazio sacro.

 

Abbiamo imparato insieme l’Amore stesso di Dio: l’Amore che perdona. Senza il perdono non c’è la famiglia, la comunità, l’amicizia, le relazioni e abbiamo tanto bisogno tutti di sentirci amati in questo modo. Non è facile, ma il motto, tanto caro, del Cottolengo – Caritas Christi urget nos (“L’amore di Cristo ci sprona” 2 Cor 5,14) – ha illuminato i nostri passi nell’amare l’altro, ogni altro, così com’è, nella consapevolezza che Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.
Come in autunno, il chicco viene sepolto sotto terra, seminato e vi rimane fino alla primavera quando germoglia con due piccole foglie che emergono dal terreno, così come chicco di grano sei stata seminata nella nostra Orbassano ed ora stai vivendo la trasformazione in piccola  pianta che si svilupperà fino a diventare grande e produrrà una spiga con tanti chicchi. 

 

Arrivederci suor Ambrogina, ci ritroveremo perché ci riconosceremo.                                                                                                     

 

Laura Sergi

Tutto l'ambiente in rete

Dalla home page è possibile scegliere il proprio percorso navigando linearmente attraverso le tre grandi tematiche aria, acqua e territorio e poi scendere ai livelli successivi per un ulteriore approfondimento

 

ecologiaIl racconto di come è cambiato il territorio negli ultimi 10 anni e la descrizione delle prospettive future, degli aspetti positivi e negativi dell’ecosistema, di che cosa è stato fatto e cosa occorre ancora fare: tutto questo è racchiuso nel nuovo portale ideato da Regione e Arpa per disegnare lo stato dell’ambiente in Piemonte attraverso dati, tabelle, grafici, commenti, mappe, scenari.

 

Dalla home page è possibile scegliere il proprio percorso navigando linearmente attraverso le tre grandi tematiche aria, acqua e territorio e poi scendere ai livelli successivi per un ulteriore approfondimento. In alternativa, si può partire da uno dei 150 indicatori presi in esame e navigare liberamente tra uno e l’altro seguendo i propri interessi.

 

“Il portale – ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia – è uno strumento concepito per essere consultato da tutti, in maniera chiara e semplice. Lo scopo deve infatti essere informare i cittadini e nello stesso tempo formarli alle buone pratiche per migliorare l’ambiente”.

 

“Con approfondimenti su aria, acqua, territorio e clima – ha aggiunto il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto – il portale, con tutte le informazioni consultabili in maniera facile e intuitiva, è la fotografia dello stato del Piemonte a dicembre 2013, per la maggior parte dei dati, e per il primo semestre 2014 dove già disponibili. Una fotografia necessaria per intraprendere tutte le misure di prevenzione e protezione ambientale”.

 

In particolare, Regione ed Arpa hanno puntato sulla capacità di trasmettere i contenuti scientifici utilizzando linguaggi e strumenti di divulgazione diretti ed efficaci, in grado di non cadere nella superficialità e nella approssimazione. La sfida è quella di utilizzare al meglio i nuovi media, creando non più un documento statico, bensì un vero portale nel quale si offre una visione complessiva di tutti i dati e di tutte le informazioni oltre a un grado di dettaglio più approfondito. Un modo innovativo di atteggiarsi delle amministrazioni, più attento alle esigenze della comunità di riferimento e maggiormente responsabile nell’utilizzo delle risorse pubbliche e nello svolgimento delle funzioni ad esse attribuite.

 

http://relazione.ambiente.piemonte.gov.it/it

La statua di Don Bosco compie cento anni

bosco statua

Lo scoppio della Prima guerra mondiale ne interruppe bruscamente la realizzazione: si stavano infatti effettuando le fusioni quando l’ordine di utilizzare il bronzo solo per scopi bellici diventò imperativo e perentorio. Appena l’armistizio fece sperare in una pace prossima, il comitato esecutivo riprese i lavori forzatamente interrotti

 

 

Gli articoli precedenti sono pubblicati nell’archivio della rubrica ARTE

 

Cari amici lettori eccoci tornati nuovamente per il nostro ormai consueto appuntamento con Torino e la “sua arte”. Quest’oggi vorrei far focalizzare la vostra attenzione su un monumento forse poco conosciuto ma che ritrae un personaggio dal carisma celebre ed importantissimo per la città di Torino. Sto parlando del monumento in onore di San Giovanni Bosco. Collocato in piazza Maria Ausiliatrice proprio di fronte alla chiesa (conosciuta da tutti come Gran Madre), il monumento è composto da una piramide tronca e da due ali laterali che formano una sorta di altare. In cima e al centro della piramide è collocato il gruppo principale, costituito dalla figura del santo circondato da 4 fanciulli; alla base della scalinata, in asse con questo, si trova il gruppo dell’ “umanità chinata al bacio della Croce” nelle vesti di una donna velata che offre a un uomo il crocefisso da baciare.

 

Sulle ali laterali, a destra, si trova la “devozione alla SS. Eucaristia” rappresentata da un robusto operaio in adorazione, innanzi al quale una donna prega mentre una madre esprime la tenerezza della maternità cristiana; sulla sinistra la “devozione alla Vergine Ausiliatrice” dove un fiero selvaggio si prostra a Maria Ausiliatrice, cui due vergini devote recano fiori.

 

Tutt’intorno alla piramide corre un festone con un motivo ornamentale di frutta esotica, che richiama il tema dei tre altorilievi collocati sul retro: al centro “i missionari salesiani tra gli emigranti italiani”; sulla destra “le scuole professionali salesiane” e a sinistra “le scuole agricole salesiane”. Giovanni Melchiorre Bosco, nacque a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco), il 16 agosto 1815. Figlio di due contadini, Francesco Bosco e Margherita Occhiena, decise già durante la sua infanzia, precisamente all’età di 9 anni, di seguire la strada del sacerdozio. E’ uno dei più celebri santi piemontesi, conosciuto soprattutto per l’opera salesiana da lui fondata a Torino nel 1841 (Società di San Francesco di Sales) e che si diffuse poi in tutto il mondo a partire dalla prima missione in Argentina nel 1875. Scrittore ed editore, comprese l’importanza della stampa come strumento fondamentale di divulgazione culturale, pedagogica e cristiana. Cofondatore delle Suore di Maria Ausiliatrice, divenne sacerdote nel 1841; fu allievo e compaesano di san Giuseppe Cafasso e si dedicò da subito all’educazione dei giovani.

 

La sua attività si inserì in un periodo storico complesso per Torino: la città era a quel tempo in forte espansione a causa della massiccia immigrazione dalle campagne piemontesi, ed il mondo giovanile era soggetto a gravi difficoltà quali analfabetismo, disoccupazione e degrado morale. Don Bosco intuì la necessità di intervenire sull’aspetto sociale e spirituale dei giovani e di formare quindi contemporaneamente “buoni cristiani ed onesti cittadini”: gli oratori salesiani divennero così luoghi di aggregazione, ricreazione, evangelizzazione e promozione sociale, grazie all’istituzione di scuole di formazione professionale ai mestieri. Giovanni Bosco morì a Torino il 31 gennaio 1888. La città gli dedicò nel corso degli anni una strada, una scuola ed un grande ospedale.  Il 2 giugno 1929 venne dichiarato beato mentre il 1 Aprile, giorno di Pasqua, del 1934 venne canonizzato e proclamato santo con grandi festeggiamenti.

 

Il 10 settembre 1911, in occasione del Congresso Internazionale degli ex allievi e allieve di don Bosco, prese piede la proposta di erigere un monumento alla memoria del santo: rappresentanti di 22 nazioni concordarono unanimi di realizzare a Torino un segno per la ricorrenza del centenario della sua nascita, quale solenne manifestazione di riconoscenza al grande educatore. All’interno del consiglio direttivo della Federazione internazionale, vennero costituiti un comitato promotore per la raccolta dei fondi ed un comitato esecutivo per organizzare il concorso per il progettodel monumento. La raccolta fondi ebbe un grande successo: la somma preventivata di £. 200.000 venne presto raggiunta con le libere donazioni e non si ritennenecessario chiedere il contributo di altri finanziatori, tanto più che anche la Città di Torino partecipò con un contributo di £. 20.000. Il comitato esecutivoproclamò un concorso internazionale, diffuso in tutto il mondo e tradotto in varie lingue. Tra i 59 progetti partecipanti la giuria selezionò 5 artisti: Cellini, Graziosi, Rubino, Vespignani e Zocchi; i progetti vennero successivamente esposti al pubblico nel 1913, in una delle sale dell’oratorio di Valdocco.

 

La giuria propose al comitato esecutivo di bandire un secondo concorso fra i 5 artisti selezionati, invitandoli eventualmente a sottoporre un nuovo progetto: il comitato si espresse in favore di Gaetano Cellini. Nel dicembre del 1913 venne approvato il progetto, mentre i lavori per la fondazione iniziarono nel novembre 1914, in modo che il monumento fosse pronto per la data già stabilita che corrispondeva al 16 agosto 1915. Lo scoppio della Prima guerra mondiale però ne interruppe bruscamente la realizzazione: si stavano infatti effettuando le fusioni dei bronzi quando l’ordine di utilizzare il bronzo solo per scopi bellici diventò imperativo e perentorio. Appena l’armistizio fece sperare in una pace prossima, il comitato esecutivo riprese i lavori forzatamente interrotti.

 

Il 23 maggio 1920 alle ore 11.00, avvenne l’inaugurazione del monumento. Sulla piazza Maria Ausiliatrice ci fu una grande festa grazie alla sentita partecipazione del pubblico e all’entusiasmo da parte di tutti i presenti. Per l’occasione il comitato fece anche installare un sistema di illuminazione scenografica che coinvolgeva il monumento, la chiesa di Maria Ausiliatrice e l’oratorio adiacente. L’inaugurazione segnò un momento importante tanto per la gente comune quanto per i rappresentanti del clero: don Bosco fu un educatore molto amato e un personaggio molto importante sia per la città di Torino che per il resto del mondo. Ricordiamo che le missioni di Don Bosco, giunte fino agli estremi confini del mondo, in sud America e in Sud Africa, hanno incontrato e “catechizzato”, tra le altre, le popolazioni indigene Jivaros in Ecuador e i Coroados-Bororos in Brasile. Il “selvaggio piumato” rappresentato sull’altorilievo a sinistra sul fronte del monumento è, infatti, un omaggio a queste popolazioni. Anche per questa volta la nostra passeggiata tra le meraviglie di Torino termina qui. Vi do appuntamento come al solito alla prossima settimana e se durante il week-end (tempo permettendo) vi capitasse di fare una passeggiata tra le vie della città, fermatevi, alzate lo sguardo e ammirate.

 

Simona Pili Stella