IL MONDO DEL BIO / di Ignazio Garau*
Aumenta ancora la crescita dell’agricoltura biologica, cresce il mercato americano e il giro d’affari è arrivato a 80 miliardi di dollari all’anno (60 miliardi di euro)
Nei giorni dal 10 al 13 febbraio appena trascorsi, il Centro Espositivo di Norimberga si è focalizzato di nuovo interamente sul biologico, con l’annuale appuntamento del Biofach (Salone Leader Mondiale degli Alimenti Biologici) e del VIVANESS (Salone Internazionale della Cosmesi Naturale), registrando un totale di 2.544 espositori in rappresentanza di 77 paesi, con un 8% in più di aziende presenti rispetto all’anno precedente e ben 48.000 visitatori professionali (2015: 44.624) provenienti da 132 paesi. L’ottimismo è prevalente tra gli addetti e si prevedono aumenti di fatturato in tutti i canali di vendita. In particolar modo è attesa una crescita nel dettaglio specializzato, nei negozi di cosmesi naturale e anche nell’attività di vendita online.

Nel 2015, le famiglie tedesche hanno speso circa l’11% in più sul cibo e sulle bevande biologiche rispetto all’anno precedente, con un fatturato pari a oltre 8 miliardi di euro secondo il Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft BÖLW (National Supporting Organisation), ma in tutto il pianeta continua a crescere senza sosta la domanda di cibi biologici. Nel 2014 il giro d’affari del settore ha superato globalmente i 60 miliardi di euro e l’Europa ha ottenuto una crescita dei consumi del 7,6%, raggiungendo un volume di vendite di 26 miliardi, vicino ai 27 miliardi che si registrano negli Stati Uniti, primo mercato mondiale. La Germania rappresenta un mercato di 8 miliardi di euro, la Francia di 4,8 miliardi di euro e la Cina di 3,7 miliardi di euro. Nel 2014, il mercato bio svedese ha registrato una crescita senza precedenti, aumentando di oltre il 40 per cento le vendite, una percentuale notevole per un mercato già ben consolidato.
In Europa le superfici coltivate con il metodo dell’agricoltura biologica rappresentano il 6% del totale, con l’Italia che arriva a toccare l’11% dell superficie agricola, seconda dopo la Spagna che ha convertito al biologico 1,7 milioni di ettari (contro 1,4 milioni di ha dell’Italia). L’Italia primeggia nella coltivazione dell’ulivo e della vite, oltre che nei cereali, risultando tra i maggiori produttori al mondo. Numeri, e risultati, che dimostrano come l’agricoltura biologica sia in grado di garantire la conservazione dell’ambiente e il benessere delle comunità, raggiungendo livelli di efficienza e di convenienza economica che smentiscono le affermazioni di chi, invece, la dipingeva come un comparto inefficiente, incapace di garantire il soddisfacimento della domanda di alimenti da parte di una popolazione mondiale in crescita. Gli studi fatti dimostrano ampiamente che l’agricoltura biologica favorisce i migliori risultati in condizioni di criticità (ad es. siccità), sempre più frequenti in conseguenza dei cambiamenti climatici, considerando che è proprio il bio la miglior ricetta per contenere le emissioni di gas serra (principale causa dei cambiamenti climatici).
Anche nell’export il bio è una risorsa per l’Italia. Tra le produzioni agroalimentari Made in Italy particolarmente apprezzate all’estero, quelle biologiche sono cresciute in maniera significativa, raggiungendo nel 2014 un fatturato di 1,4 miliardi di euro. Secondo i dati forniti da Nomisma, nel segmento bio i prodotti di maggior successo all’estero sono stati l’ortofrutta (20% del fatturato in export), sostituti del latte (16%), pasta e affini (12%), carni fresche e trasformate (7%) e vino (7%). Eurispes nel suo Rapporto Italia 2016 evidenzia che è il mercato interno europeo il principale sbocco della nostra produzione bio (82% dell’export bio). Germania (24%) e Francia (20%) sono i mercati più dinamici. Ma anche l’area del Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo occupa una parte consistente dell’export (9%). Fuori dall’Europa, le quote maggiori di fatturato si registrano negli Stati Uniti (4%), Giappone (3%) e Canada (2%).
Una situazione che meriterebbe un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni nazionali, che dovrebbero investire in maniera importante per ottenere ulteriori migliori risultati, che, come abbiamo visto, non sono solo esclusivamente economici. Eppure non è proprio così!
Le somme stanziate dalle regioni italiane per lo sviluppo del biologico variano significativamente, ma oltre all’ammontare degli stanziamenti occorre considerare la facilità di accesso agli stessi, visto che le complicazioni procedurali per il loro ottenimento sono complessivamente aumentate, comportando residui e somme non spese, che devono essere restituite all’UE.
Teatro Naturale, sito di informazione su agricoltura, alimentazione e ambiente, ha redatto una classifica della situazione della spesa preventivata dalle Regioni per l’agricoltura biologica e ha evidenziato la seguente graduatoria:
“E’ in particolare il Nord Est, insieme con la Val d’Aosta, a investire poche risorse nel biologico, misura 11, destinata al sostegno all’introduzione e al mantenimento del metodo biologico in agricoltura, all’interno dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020.
Le risorse complessivamente stanziate da Trentino Alto Adige, Provincia di Bolzano, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia sfiorano i 21 milioni di euro, un quarto di quanto destinato dalle sole Emilia Romagna, Lazio e Toscana singolarmente.
Poche anche le risorse destinate al biologico in Veneto (21 milioni), Piemonte (25 milioni) e Lombardia (38 milioni), Liguria (12 milioni). Tutte insieme non raggiungono neanche la metà di quanto stanziato dalla Calabria (239 milioni) e superano di poco quello messo a disposizione dalle Marche (80 milioni) e dalla Basilicata (87 milioni). In proporzione il piccolo Molise, con i suoi 18 milioni, fa molto meglio del Veneto.
Maglia nera al Sud la Campania che ha destinato al biologico solo 35 milioni di euro, meno di un decimo di quanto previsto dalla Regione che investirà di più nel settore, la Sicilia con 417 milioni di euro.”
*Presidente ItaliaBio

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La consigliera Batzella ha affermato: “Si tratta di un grande passo avanti per il Piemonte, è una legge che mancava
potremo assumere. Si applica in un ambito in cui la Regione non ha una propria normativa, ma non c’è nemmeno una normativa nazionale su questo argomento. Il ddl riguarda tutti i tipi di discriminazione, secondo la normativa nazionale e europea. E’ frutto di un lavoro di consultazione partecipata con le associazioni. Il testo presentato recepisce numerose richieste di modifica presentate durante le sedute di Commissione”.La legge fissa alcuni criteri generali che si riferiscono alla parità di trattamento tra le persone e al divieto di ogni forma di discriminazione, stabilendo norme per la prevenzione e il contrasto alle discriminazioni. Gli ambiti di intervento del provvedimento si riferiscono alla salute e alle prestazioni sanitarie, alle politiche sociali, al diritto alla casa, alla formazione professionale e all’istruzione, ai temi inerenti il lavoro, alle attività sportive, ricreative e culturali, ai trasporti, alla comunicazione ed anche alla formazione del personale regionale. All’articolo 9 la nuova legge prevede anche che il Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) effettui rilevazioni periodiche sui contenuti della programmazione di radio e tv locali e proponga iniziative per promuovere l’affermazione dei principi antidiscriminatori. L’articolo 10 sancisce il diritto alla mobilità per ogni persona e gratantisce l’accessibilità alle strutture regionali.Nel corso del dibattito in aula le posizioni di maggioranza e opposizione hanno trovato un’intesa che ha permesso di approvare i primi dieci articoli del disegno di legge.Per la maggioranza sono intervenuti i consiglieri: Andrea Appiano, Paolo Allemano, Domenico Ravetti (Pd), Marco Grimaldi (Sel) che hanno sostenuto l’utilità di una legge di principio contro tutti i tipi di discriminazione.I consiglieri del Movimento 5 Stelle intervenuti, Stefania Batzella e Giorgio Bertola, hanno dichiarato in apertura di dibattito: “Siamo a favore del progetto di legge presentato dalla nostra consigliera perchè dobbiamo occuparci dei diritti di tutte le persone”.I consiglieri Gianluca Vignale, Diego Sozzani, Francesco Graglia, Claudia Porchietto (Fi), Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia), Gianna Gancia (Lega Nord Piemont) sono intervenuti nel dibattito ed hanno presentato diversi emendamenti. Nei loro interventi iniziali hanno sostenuto che questo testo di legge “crea confusione, perchè in realtà intende tutelare le coppie omosessuali, anche se le priorità del Piemonte sono altre”.Tra gli emendamenti più significativi approvati dall’Aula, quello presentato dai consiglieri di opposizione che pone il divieto alla discriminazione in base alla nazionalità e quello, presentato dall’assessora Cerutti, che “promuove la rimozione degli ostacoli che impediscono una piena parità di accesso alle cariche elettive e introduce correttivi volti al perseguimento di una compiuta democrazia paritaria”.Il dibattito sui restanti nove articoli della legge proseguirà in una prossima seduta del Consiglio regionale.


Questo progetto realizzato per il Sermig è stato possibile grazie ai fondi raccolti dai numerosi eventi organizzati durante tutto l’anno 2014 dalla Fondazione stessa

































Le criticità del progetto di affidamento a Zoom Torino Spa del Parco Michelotti sono molteplici: • quelle contabili, relative ai fantomatici 15 milioni di euro che Zoom (Spa + Srl), società in profondo rosso, sostiene di volere/dovere investire: 7 milioni traendoli da fonti interne (soci) e 8 milioni traendoli da non meglio precisate fonti esterne (terzi) • quelle etiche, legate alla realizzazione di un nuovo luogo di detenzione di animali, in una logica di sfruttamento delle altre specie oggi inaccettabile; • quelle legate all’impatto paesaggistico, urbanistico, ambientale e sociale che comporterebbe la privatizzazione di un parco storico, di cui per anni i cittadini non hanno potuto usufruire e che andrebbe restituito integralmente alla città. Per questo lunedì 22 febbraio, dalle ore 16.30 alle 18.30, il Coordinamento No Zoo scenderà nuovamente in piazza con un sit-in di fronte al Municipio, informando la cittadinanza sullo scarsissimo livello di avvedutezza e prudenza con cui l’Amministrazione intende affidare i propri beni comuni, che è già assai preoccupante che il Comune non sappia gestire direttamente.
A Bussoleno – Borgata Argiassera, ex Scuole elementari. Da sabato 20 febbraio
caratterizza questi ecosistemi e alle strategie utilizzate da piante e animali per affrontare le difficoltà associate all’ambiente di alta montagna.
Sede: Laboratorio Ambiente Cultura Montana, presso ex scuole elementari, Borgata Argiassera, Bussoleno (To)
IL MONDO DEL BIO /
Il modello economico che ha conquistato il pianeta nel secolo appena trascorso si é incartato su se stesso, anche la Cina e le economie dei paesi emergenti sono coinvolte nella crisi ormai globale e navigano a vista, eppure non si rinuncia alla speranza che tutto possa rimettersi in carreggiata, recuperando le condizioni di sviluppo precedenti.
di successo. Per le piccole imprese rappresenta l’opportunità di compensare gli svantaggi della ridotta dimensione aziendale con l’elevata specializzazione, flessibilità nell’uso dei fattori produttivi, e sviluppo di reti di collaborazione e informazione.