ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 731

Tamara de Lempicka intima e segreta al Polo Reale

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A Palazzo Chiablese l’aristocratica artista che visse in due continenti, fu regina del glamour, star del jet set cosmopolita, donna trasgressiva e libera, icona dell’Art Déco

 

 

E’ una Tamara de Lempicka molto intima e segreta quella in mostra a Palazzo Chiablese, a Torino (19 marzo-30 agosto 2015). Celebra a 360° l’aristocratica artista che visse in due continenti, fu regina del glamour, star del jet set cosmopolita, donna trasgressiva e libera, icona dell’Art Déco. L’allestimento -in seguito sarà all’Hungarian National Gallery di Budapest-  è curato nei minimi dettagli dall’esperta Gioia Mori, che ha dato un taglio inedito, capace di penetrare nei “mondi” più privati della de Lempicka. Un viaggio che, attraverso circa 80 opere, racconta l’arte, le case e i legami con il mondo di  Hollywood e della moda della pittrice: donna perennemente in viaggio, dalla vita piuttosto movimentata, con due mariti, una figlia e molti amanti di entrambi i sessi.

 

Esistenza sui generis che lei per prima propagandò abilmente, manipolandola all’occorrenza. Un esempio è il celebre autoritratto (1929) al volante di una Bugatti verde smeraldo, mentre in realtà guidava una banalissima Renault gialla e nera. O quando, veletta sugli occhi, perle e diamanti come una diva del cinema, compariva sulle principali riviste dispensando agevolmente consigli su moda, bellezza e seduzione.

“La baronessa del pennello” (che fumava 3 pacchetti di sigarette americane al giorno) fu  sempre un’attenta cultrice della sua immagine. A partire dai dati anagrafici: Tamara Gurwik-Gorska diceva di essere nata a Varsavia nel 1902; invece venne al mondo 3 anni prima a Mosca, in una famiglia blasonata. Educata nei migliori collegi, una gioventù dorata nell’aristocrazia cosmopolita mitteleuropea, tra i palazzi di Varsavia e la corte dello Zar a San Pietroburgo.

 

Ha solo 14 quando incontra il conte e avvocato polacco Tadeusz Lempicki, suo futuro marito e padre della figlia unica Kizette. La rivoluzione alle porte li spinge a una rocambolesca fuga per mezza Europa fino a Parigi, (rifugio di molti  russi bianchi). All’inizio deve fare i conti con la fannullaggine del bel consorte ed è costretta a vendere i gioielli di famiglia; poi si iscrive all’Accademie de la Grande Chaumiére, e fa il grande salto che in breve la vedrà  protagonista della vita mondana parigina. Vita e arte si fondono e nasce il personaggio dai contorni leggendari, protagonista “des annes folles” con atteggiamenti studiati per dare scandalo, amori maschili e femminili ostentati ed enfatizzati. Incontra scrittori come D’annunzio (non legano molto) artiste e intellettuali con Colette e la grande danzatrice Isadora Duncan, politici e ricchi collezionisti: nessuno si sottrae al  suo fascino.

 

I “ruggenti anni  20” vedono Tamara de Lempicka ormai artista affermata, ricca e simbolo di stile. Assume sempre atteggiamenti da gran diva del cinema quando  posa per riviste come “Vanity Fair” e la tedesca “Die Dame”; si rivela una vera e propria professionista davanti all’obiettivo, ammantata di mise e gioielli delle principali maison. In seconde nozze sposa il barone Kuffner (con precisi accordi prematrimoniali che garantiscono all’artista la massima libertà sessuale), ricco collezionista che ne accompagna l’ulteriore ascesa : raggiunge così l’apice di fama e ricchezza, anche se è soggetta a crisi depressive che tenta di curare  in una clinica svizzera.

 

Nel 39 inizia l’avventura americana dei Kuffner: sbarcano a New York, poi nella villa del leggendario King Vidor a Beverly Hills e sono al centro del mondo dorato di Hollywood, tra feste alla Grande Gatsby con centinaia di invitati, inclusa Greta Garbo.Poi di nuovo a New York nel magnifico appartamento su due piani  nella 57esima strada o nella casa di campagna di Westport nel Connecticut; lei continua a dipingere, ma con fortuna alterna finché, ferita dall’indifferenza della critica decide di non esporre più. Infine si ritira in Messico, nella splendida tenuta Tres Bambus a Cuernavaca; dove muore nel marzo 1980, disponendo che le sue ceneri vengano disperse sul cratere del vulcano Popocatépetl.

 

 

-La mostra racconta arte e vita dell’artista ed è la 4° che Gioia Mori organizza sulla de Lempicka. E’ la più completa, ricca di sorprese, articolata in 7 tappe e mette a fuoco come la pittrice traesse ispirazione sia dall’antico che dalla modernità. Si parte dai suoi “Mondi”, esplorando la relazione tra le case in cui visse (tra 1916 -1980) e la sua evoluzione artistica: dagli acquerelli del periodo russo ai ritratti anni 20, passando per l’intimità delle varie dimore. Poi una parte sul primo genere a cui si dedicò, la natura morta; e a seguire i dipinti dedicati alla figlia, tra i quali “Kizette al balcone”.La quarta tappa “Sacre visioni” ripercorre la sua pittura “devozionale” con al centro Madonne e santi che svelano un lato spirituale e riflessioni sui misteri dell’esistenza.

 

La quinta, “Dandy déco” racconta il legame con il mondo della moda, a partire dal 1921 quando era illustratrice per riviste prestigiose. Tra  le opere più iconiche della ricchissima sezione moda “Sciarpa blu” e “Ritratto di madame Perrot con calle”. La curatrice ha identificato gli abiti indossati dalle modelle di queste opere come creazioni realizzate dagli stilisti preferiti dell’artista: da Lucien Lelong a Marcel Rochas, alla Maison Blanche Lebouvier. In mostra, anche le foto realizzate per l’attività parallela della de Lempicka, che negli anni 30 fu indossatrice, immortalata dai massimi fotografi di moda da d’Ora a Joffé e Maywald; ed ecco emergere la sua cultura dell’apparenza e il dandysmo declinato al femminile. L’epoca e l’artista sono poi raccontati da filmati e da una vera e propria vetrina del lusso (anni 30) in cui ammirare cappelli griffati Descat, Schiapparelli, e gioielli di Van  Cleef & Arpels, Cartier e Mauboussin.

 

Nella sesta sezione “Scandalosa Tamara” è affrontato invece il tema della Coppia, da quella eterosessuale a quella lesbica. Infine, la sezione “Le visioni amorose” che, attraverso nudi eccezionali, testimonia l’attenzione della de Lempicka verso gli uomini e le donne che amava. C’è “Nudo maschile”, l’unico che dipinse, poi le donne desiderate, con capolavori come “La sottoveste rosa”,”La bella Rafaëla”, “Nudo con edifici” e “Nudo con vele”. Principale fonte pittorica per queste sue tele è il dipinto “Venere e Amore” di Pontorno, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino, anch’esso in mostra.

 

Laura Goria

 

-Mostra Tamara de Lempicka, Torino, Palazzo Chiablese  (19 marzo-30 agosto 2015)

-Promossa da: Assessorato alla Cultura del Comune di Torino, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti del Piemonte, Polo Reale di Torino.

-Prodotta da 24 Ore Cultura-Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group.

Attenti ai laudatori

DUOMO SINDONE

papa 333papa reale3Effetti perversi degli innesti peronisti sull’enciclica: perchè la “Laudato si” è stata (prevedibilmente) strumentalizzata da Stranamore ecologisti, abortisti e teologi della liberazione

 

Curioso: pare che nelle Sacre Stanze ci si lamenti che la Laudato si sia stata “superficialmente male interpretata”, secondo quanto riferiscono, concordi, vaticanisti autorevoli: per dire, Repubblica titolava trionfante: “Il Papa: decrescita o catastrofe”. Ma non era proprio la cifra del pontificato di Francesco, questo rapporto stretto e spericolato con l’universo di quei media, che fino all’abdicazione di Benedetto XVI formavano il comitato di salute pubblica impegnato a perseguire l’intera Chiesa cattolica come associazione a delinquere? Non aveva forse questo Papa trasformato i media laicisti ostili in curiosi e benevoli interlocutori, attenti a captare ed enfatizzare ogni segnale di rinnovamento?

 

E allora, c’è da stupirsi dello stupore, perché dal punto di vista della comunicazione – non della dottrina – la Laudato si rappresenta un passo ulteriore in questo processo. Intendiamoci: l’enciclica non contiene, in sé, nessun messaggio particolarmente rivoluzionario; è una riaffermazione della dottrina della Chiesa, radicata nelle Scritture, sulla responsabilità dell’Uomo verso il Creato. Smentisce il falso mito del sovrappopolamento, difende il valore della vita umana e la famiglia di diritto naturale, contesta il pensiero ecologista che vuole difendere ogni forma di vita salvo quella umana. Ma proprio perché Francesco conosce e utilizza le dinamiche dei media contemporanei, è difficile credere che non abbia calcolato questi effetti, a maggior ragione chiamando a lavorare al documento una galleria di personaggi improbabili, e intervenendo  su temi specifici e controversi, come il riscaldamento globale, le emissioni, persino il ciclo dei rifiuti.  I primi a mettersi in allarme sono stati i vescovi e i Cattolici americani, che presidiano uno dei fronti più caldi nella battaglia contro un secolarismo particolarmente truce e intollerante. La fondazione Acton Institute, ad esempio, insieme a 90 studiosi firmatari di una lettere al Pontefice, chiede al Papa di non farsi fuorviare da letture parziali e tendenziose.

 

Sono stati delicati, perché a lavorare sull’enciclica “verde”, Francesco ha ripescato Leonardo Boff, ex-francescano, esponente di quella teologia della liberazione duramente combattuta da Ratzinger e Wojtyla (che ne dispose l’allontanamento dall’Ordine), il quale Boff si è preso una bella rivincita morale sugli ultimi due Papi, facendo sapere a mezzo mondo dei ringraziamenti dal Vaticano per il suo contributo; è stato chiamato Jeffrey Sachs, guru mondiale neomalthusiano e promotore dell’aborto come misura strutturale di sostenibilità ambientale (vedasi il suo: Common Wealth: Economics for a Crowded Planet).  Ma la scelta più clamorosa è quella di John Schellnhuber, nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze con tempi e metodi che ricordano da vicino quelli con cui Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita: alla conferenza sul clima di Copenhaghen del 2009, si intestò una affermazione curiosa, almeno per uno scienziato che si dica cattolico: “il riscaldamento globale (…) è un trionfo per la scienza, perché almeno abbiamo potuto stabilire qualcosa, ovvero che le stime affinché il pianeta si possa mantenere in equilibrio richiedono una popolazione inferiore al miliardo di persone”. E gli altri cinque virgola qualcosa? Insomma, ora anche il Vaticano ha il suo dottor Stranamore.

 

Ma possiamo davvero accettare con onestà intellettuale la tesi secondo cui Papa Francesco sia semplicemente “mal consigliato”, un debole e influenzabile Re Travicello? È così difficile accettare la spiegazione più semplice, ovvero che il dogma dell’infallibilità del Papa riguarda sì “l’intero deposito della rivelazione divina” (Catechismo della Chiesa cattolica, 891), ma che l’uomo Jorge Bergoglio resta – grazie a Dio – libero di sbagliare in materia di teorie economiche e persino di indulgere a illiberali suggestioni di equità sociale imposta dall’alto, tra le quali è nato e si è formato?

 

È sufficiente una modesta familiarità con la storia dell’Argentina per distinguere nell’enciclica la voce non del capo della Chiesa universale di Cristo, quanto quella del vescovo di Buenos Aires e del pastore delle villas miserias: c’è tutta la sofferenza di un sacerdote che si è formato in un Paese tormentato e in un’epoca di violenza e guerra civile, di impoverimento generalizzato, epoca in cui settori del basso clero esprimevano il loro apostolato fondando movimenti di “Sacerdoti per il Terzo Mondo” (e alcuni sostenendo i terroristi Montoneros, come se in Italia certi parroci fossero finiti a fare i cappellani delle BR. Insomma, è difficile scartare la lettura, ormai ampiamente circolante in ambienti cattolici sulle due sponde dell’Atlantico, che Francesco viva con la testa in Argentina e con il cuore saldamente impiantato in Sudamerica, dove effettivamente il capitalismo predatorio, l’industria che sfrutta irresponsabilmente le risorse naturali, l’impermeabilità del clero ai cambiamenti sociali (ovvero, la propensione a cedere a suggestioni marxiste-bolivariane) sono stati responsabili di degrado ambientale, materiale e morale. Che ha colpito innanzitutto quella classe media, unico potente agente di sviluppo equilibrato, ma che agli occhi di certo clero porta comunque la colpa collettiva di essere”borghesia”, perdipiù storicamente influenzata dalla Massoneria.

 

Lungo le 180 pagine, il pastore delle villas miserias risalta nella demonizzazione del sistema di libero mercato individuato come responsabile dei problemi ambientali, nel modo di trattare i temi dello sfruttamento delle risorse e dell’uomo, nell’adesione incondizionata alla tesi antropogenica del cambiamento climatico anche oltre le posizioni del panel dell’Onu;  nell’invettiva contro le banche, contro le città inondate di acciaio, vetro e cemento, contro il “consumismo” e “la cultura usa-e-getta”. Ma si sente soprattutto nell’avversione alle dinamiche sociali del libero mercato, quando siano sottratte a una occhiuta regía superiore, sia essa una futuribile tecnocrazia ecologista con sovranità globale, o l’antico regime social-nazionalista di Perón, uno spettro di cui gli Argentini sono tuttora prigionieri. In effetti, alcuni passaggi dell’enciclica potrebbero essere letteralmente trasposti dai messaggi video che Juan Domingo Perón diffondeva dal suo esilio di Madrid ( oggi tutti disponibili su web), teorizzando una Terza Via, opposta al marxismo e al capitalismo, che avrebbe garantito “più equità sociale a prezzo di un modesto rallentamento del progresso scientifico e tecnologico dei sistemi produttivi”, un “equilibrio nella gestione delle risorse, che sono finite” e uno sviluppo dell’essere umano “in linea con la natura che lo circonda”.

 

La Terza Via, cosmologia del peronismo, non è mai stata calata nella realtà in modo duraturo: nel nostro mondo sublunare, i Paesi in cui certe suggestioni vengono messe in pratica, come il Venezuela di Chávez e Maduro – punto di riferimento di un vasto movimento globale che comprende tanto gli Spagnoli di Podemos quanto la presidente peronista argentina Cristina Fernández  de Kirchner – finiscono per aumentare la povertà, diffondere la dipendenza e il clientelismo, comprimere le libertà individuali, civili, religiose ed economiche.  Un’occasione sprecata: un’enciclica di taglio più prudente e rispettoso delle discussioni, già mature, in ambito internazionale, avrebbe forse aiutato a raggiungere prima soluzioni condivise a problemi che nessuno nega:  gli effetti disumanizzanti della finanziarizzazione dell’economia globale, l’aggancio dell’economia ai fondamentali della produzione, la necessità di sostenere una popolazione in crescita e in graduale uscita dalla povertà con gli strumenti dell’economia sociale di mercato e del controllo sociale esercitato dai consumatori in una moderna società capitalista. Altro che decrescita.

 

Col tempo, le polemiche sulla Laudato si si sedimenteranno, e con esse si calmerà il trionfalismo gongolante dei media imbevuti di superficiale ecologismo, megafoni della teoria irriducibilmente anticristiana secondo cui l’uomo è soltanto una forma di vita tra le altre, irrimediabilmente incline al tradimento della legge di armonia con la natura che presiede il regno animale. Ma il danno sarà in profondità e a lungo termine, soprattutto per quel mondo cattolico-liberale che si sforza di promuovere un modello di pensiero fondato sullo sviluppo sostenibile, in sintonia col principio di custodia del Creato, come via storicamente più efficace per combattere povertà e degrado.

 

(Foto: il Torinese)

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Fioriere e nuova pavimentazione per la via Roma pedonale

La spesa per il restyling del tratto “ecologico” sarà tra i 250 e i 270 mila euro

 

via romaTrenta panchine e una ventina di fioriere, leggere anche se ancorate al suolo per evitare siano mosse o asportate: basteranno a cambiare il volto un po’ insignificante della parte di via roma pedonalizzata? In realtà il Comune realizzerà anche una grafica che richiama i disegni dei pavimenti in marmo dei portici. La spesa per il restyling sarà tra i 250 e i 270 mila euro. La pedonalizzazione verrà attuata in futuro anche nelle vie Monferrato, Barletta, Santa Giulia e San Donato.

 

(Foto: il Torinese)
   

Apidge: "Un riconoscimento da Montecitorio per le discipline giuridico-economiche"

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L’atto, approvato dalla Camera intende indirizzare al meglio  le attività di potenziamento dei percorsi formativi dell’autonomia scolastica previste nella legge di riforma del sistema scolastico

 

Gli insegnanti  delle discipline giuridiche ed economiche trovano un esplicito riconoscimento in un ordine del giorno del deputato piemontese Fabio Lavagno, accolto come raccomandazione dal Governo, allegato alla Buona ScuolaLatto, approvato dallAula di Montecitorio intende indirizzare al meglio  le attività di potenziamento dei percorsi formativi dellautonomia scolastica previste nella legge di riforma del sistema scolastico. Si tratta di una finalità che è frutto del lavoro di un Comitato scientifico a cui lOn. Lavagno ha invitato Ezio Sina, Presidente nazionale , Massimo Iaretti, responsabile ufficio stampa e Manuela Martino di APIDGE Piemonte, e riconosce espressamente il ruolo cardine che va ad assumere il docente di Discipline giuridiche ed economiche nel nuovo assetto scolastico, caratterizzato da un organico che intende davvero potenziare lattività scolastica nel suo complesso.

 

Al Governo viene chiesto limpegno perché si indirizzi lattività delle in modo che a tutti i docenti assunti venga garantita pari dignità professionale e lassegnazione a compiti che siano strettamente correlati con la funzione docente e con i propri titoli professionali e relative competenze. Un principio operativo che si viene quindi a specificare in particolare quanto si raccomanda che venga assicurata ad ogni scuola la presenza di un docente di Discipline giuridiche ed economiche (classe concorso A019). Viene riconosciuta infatti la specificità dellinsegnamento del Diritto e dellEconomia politica che  diviene veicolo essenziale per realizzare percorsi didattici di alternanza ‘scuola-lavoro’, anche in riferimento alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si riconosce infine come per tutta quella serie di attività istituzionali con contenuti antidiscriminatori ed antiviolenza occorra che tutte le scuole si organizzino in modo da disporre di docenti con questi requisiti professionali.

 

Con queste premesse APIDGE riconosce e conferma il proprio impegno nell innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti, di contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, di prevenire e recuperare labbandono e la dispersione scolastica, di affermare il ruolo della scuola nella società della conoscenza, di costruire curricoli coerenti con i nuovi stili di apprendimento, in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale degli ordini di scuola, di realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, di garantire il diritto allo studio e pari opportunità di successo formativo per gli studenti e leducazione permanente per tutti i cittadini (comma1 ddl 2004-B)

Il mondo giovane salesiano al raduno del Palaruffini

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Testimonianza toccante, quella del Alfred Adetosoye Adedayo, testimone dei massacri di cristiani da parte di Boko Haram in Nigeria

 

Raduno mondiale della Gioventù Salesiana al Palaruffini di Torino. Sono circa 5 mila i giovani provenienti da 53 paesi di tutto il globo (li vedete allegri, con le loro magliette gialle in giro per Torino) che prendono parte all’evento sotto la Mole. Cori, musica, sport e momenti di riflessione sono al centro dell’iniziativa, promossa nella città natale della congregazione religiosa fondata da don Bosco, nel 200° anniversario della nascita del santo sociale. Testimonianza toccante, quella del Alfred Adetosoye Adedayo, testimone dei massacri di cristiani da parte di Boko Haram in Nigeria. Per i partecipanti al raduno sono previste visite a Torino e alla basilica di Maria Ausiliatrice, luogo storico legato ai Salesiani.

 

(Foto: il Torinese)

Sicurezza e territorio, controllo di vicinato: anche il viceministro della Giustizia approva

ASTI CONTROLLO VICINATO

Riunione allargata della commissione sicurezza del consiglio comunale di Asti, nel corso della quale è stato fatto il punto delle iniziative

 

“Il Controllo del Vicinato è importante perché ha, da un lato, l’obiettivo di non lasciare sole le forze dell’ordine, dall’altro responsabilizza il cittadino”. Con queste parole il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, ha espresso un apprezzamento ampiamente positivo per la versione italiana del neighbourhood watch, sottolineando anche la necessità di una adeguata formazione per chi vi si avvicina e ricordando di avere recentemente organizzato un incontro sulla sicurezza in quel di Saluzzo. L’importante riconoscimento da parte dell’esponente governativo a questo metodo è arrivato venerdì 7 agosto, nel corso di una riunione allargata della commissione sicurezza del consiglio comunale di Asti, nel corso della quale è stato fatto il punto delle iniziative che l’amministrazione di Fabrizio Brignolo ha intrapreso e intende avviare per aumentare il senso di sicurezza percepita dei cittadini e contrastare i fenomeni criminali ai vari livelli, compresa la microcrminalità. All’incontro hanno preso parte anche il senatore Michelino Davico e il deputato Paolo Nicolò Romano. Ma erano anche invitati, per essere sentiti ed illustrare il modello del Controllo del Vicinato, il referente regionale dell’Associazione Controllo del Vicinato Massimo Iaretti e Ferdinando Raffero, consigliere comunale di San Mauro ed aderente allo stesso sodalizio,  che hanno illustrato l’applicazione del modello, in particolare nella città di San Mauro Torinese dove ha registrato nei primi mesi dei risultati lusinghieri, come evitare la spaccata della vetrina di una parafarmacia o individuare un vandalo. “Le parole del vice ministro Costa – dicono entrambi – sono state un importante riconoscimento alla validità di questo modello che sta incominciando a prendere piede anche in Piemonte e che, anche negli interventi dei vari consiglieri che si sono succeduti ha avuto una buona accoglienza.  Se Asti lo adotterà sarà il primo capoluogo di provincia nella regione subalpina e, da parte nostra, siamo disponibili a fornire tutto l’appoggio per la formazione e lo sviluppo del sistema”. Gli interventi erano stati introdotti dal consigliere Neri Baglione, che aveva preso i primi contatti con l’Associazione e aveva annunciato l’intenzione dell’amministrazione di adottare il Controllo del Vicinato in una precedente riunione della commissione sicurezza.

 

Mazzonis dialoga con Tiepolo alla Fondazione Accorsi Ometto

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Le opere del maestro torinese dialogano con quelle degli artisti da lui collezionati e amati, dal Tiepolo ai vedutisti di fine Ottocento e inizio Novecento

 

Il dialogo di un artista con opere del passato può essere possibile,  tanto più se quelle opere fanno parte della sua collezione. E’ quanto succede nella mostra che il Museo di Arti Decorative della Fondazione Accorsi Ometto dedica a Ottavio Mazzonis, uno degli artisti più importanti del Novecento piemontese. L’esposizione presenta per la prima volta le opere dell’artista affiancate a un corpus selezionato di opere d’arte provenienti dalla sua collezione, stimolando un confronto e un dialogo con un patrimonio di dipinti e sculture compresi tra il compresi Barocco e il Rococo’ europeo, con incursioni nella produzione artistica degli ultimi decenni del Ottocento. Cresciuto in una famiglia aristocratica torinese, nell’antico palazzo dei Solaro della Chiusa, oggi sede del Mao, fin dall’infanzia Mazzonis ebbe modo di confrontarsi con l’arte e la cultura, attraverso la madre Elisa Desio Boggio, che prima delle nozze era un apprezzato soprano,  e il padre, collezionista di dipinti, sia di arte antica sia contemporanea. L’artista sviluppò così un personale gusto per la storia dell’arte che lo portò a creare una sua collezione.

 

La mostra si articola in quattro sezioni. La prima è dedicata alla formazione di Mazzonis; vi sono esposte le opere dei suoi maestri Calderini e Arduino, in immediato confronto con le interpretazioni fornite dall’artista;  la seconda sezione è dedicata alla passione da parte del Mazzonis  nei confronti dei grandi maestri del Seicento e Settecento italiano, come Luca Giordano, il Legnanino e Andrea del Pozzo, le cui opere dialogano con quelle del maestro, a partire dalle diverse varianti della Pietà alle dirette citazioni provenienti da esemplari del sue raccolte di nature silenti. La terza sezione risulta composta dal maggior numero di opere e riflette la particolare inclinazione da parte del Mazzonis per la pittura veneziana del Setecento, dal Tiepolo al vedutismo. Studi e interpretazioni delle opere del Tiepolo, dalle riflessioni sulla celebre Immacolata-Assunta del Prado agli Scherzi dei Pulcinella acrobati, sono messi a confronto con opere di maestri veneti recentemente acquisite sul mercato, come un modelletto di Giambattista Pittoni. In mostra figurano anche scorci di Venezia dipinti dal Mazzonis, non esenti dalle suggestioni del Guardi’, in una dialettica continua con opere del vedutismo lagunare di autori del tardo Ottocento e inizio Novecento italiano.  Proprio queste introducono alla quarta e ultima sezione, in cui sono presenti opere di artisti in ambito torinese tra fine Ottocento  e inizio Novecento, come Gaetano Cellini o Francesco Mosso, con il Bozzetto dell’Adultera, in dialogo con dipinti e lavori plastici del maestro.

 

La mostra “Mazzonis e gli altri”  è visitabile fino al 30 agosto 2015 alla Fondazione Accorsi Ometto in via Po 55.

 

Mara Martellotta

Il "Torinese" va forte sui social: verso i 45mila like su Fb e da oggi Instagram

torinese pagina

Il giro di boa dei 1000 follower è stato invece raggiunto su Twitter, strumento che abbiamo attivato solo pochi mesi fa

 

Grazie a tutti i lettori del “Torinese” per la loro assiduità nel seguire le notizie proposte dal nostro quotidiano online. Un riscontro notevole si registra sui social network: in circa un anno di vita del giornale  la pagina di Facebook sta per toccare quota 45 mila “likers”. Il giro di boa dei 1000 follower è stato invece raggiunto su Twitter, strumento che abbiamo attivato solo pochi mesi fa. La novità è Instagram, sul quale siamo presenti da appena una manciata di giorni, a grande richiesta dei lettori che hanno molto apprezzato le nostre foto degli scorci di Torino che postiamo quotidianamente su Fb e che ora proporremo anche sul terzo social. Continuate a seguirci, cercheremo sempre di darvi ogni giorno una lettura libera e il più possibile completa della vita della nostra città.

 

Il direttore

Caldo infernale: impennata di consumi elettrici

TRALICCIO

Domanda di energia elettrica in Piemonte di 2,5 miliardi di kilowattora, ovvero circa il 7,5% del totale nazionale

 

Il caldo torrido ha fatto crescere nello scorso mese di luglio la domanda di energia elettrica in Piemonte di 2,5 miliardi di kilowattora, ovvero circa il 7,5% del totale nazionale, con un incremento del 17% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. I dati sono di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale. I 32 miliardi di kWh impiegati nel mese di luglio in tutta Italia sono suddivisi  per il 45,7% al Nord, per il 30,3% al Centro e per il 24,% al Sud. La crescita è stata +13,1% al Nord, +14,1% al Centro e +13,4% al Sud

Pro loco, storia e futuro del territorio

Incontro con Fabrizio Ricciardi

 

RICCIARDIFabrizio Ricciardi, dal 2008 Presidente Provinciale UPPLI e dal 2013 probiviro nazionale dell’Associazione Pro Loco.30 anni fa fondatore della Pro Loco di Rivarolo. 

 

Come mai questa tua passione? 

“Ti sei dato già la risposta, caro Patrizio…”

 

Nel suo inconfondibile stile, di calma determinazione: “Volontariato e voglia di valorizzare il proprio territorio”

 

Come nasce il tutto?

“130 anni fa a Pieve Tesino, provincia di Trento. Paese che ha dato i natali ad Alcide De Gasperi. Volevano valorizzare una chiesa storica ed in disuso. Cominciarono con il suo abbellimento e cominciò la valorizzazione anche del paesino trentino. Sonnolenza durante il fascismo. Sviluppo nel dopoguerra”.

 

I numeri di riferimento? 

“Di tutto rispetto. Oltre 6000 associazioni. di cui 1080 in Piemonte”. PIEMONTE COLLINE

 

Risultati raggiunti?

“Pensa, l”UNESCO ci ha dichiarati Patrimonio Particolare per la Tutela del Territorio. Purtroppo non si è profeti in patria. Se pensi che l’Uppli nazionale ha fatto un accordo con la Cina all’Expo di Milano. E non c’è invece molta considerazione dalle nostre istituzioni.” 

 

Le maggiori soddisfazioni? 

“Dal 2006 al 2010 con la Provincia di Torino abbiamo curato l’organizzazione di Paesi in Città – Pro Loco in festa. Prima in piazza Vittorio poi ai giardini Reali”.

 

La più grande delusione?

“Come è stata gestita la legge regionale sui contributi alle Pro Loco per l’ammodernamento delle apparecchiature. Forse l’Assessore della cultura della Regione Piemonte non è convinta che siamo soggetto di produzione culturale. Mi dispiace ma si sbaglia di grosso”.

 

Sul finire: raccontami di te…

“Anni ’80,  rientrato da militare faccio l’assicuratore. Debbo molto ad una zia del 1915. Non solo mi ha introdotto nel lavoro assicurativo, sono nato nel 63, era la prima donna in Rivarolo eletta consigliera comunale. Mi portava alle assemblee da piccolo. Tanta gente mi affascinava. anche per questo sono stato assessore sempre a Rivaloro”

 

Dunque canavesano doc?

“Veramente no. Mio nonno Bernardo Ricciardi arrivava da Dronero. Faceva l’acciugaio. Ha girato tutti i mercati in zona. Anche lui mi ha insegnato ad amare il territorio. Radici e storia. buona e tradizionale cucina. A Maglione, dalle nostre parti, famosa per la coltivazione delle pesche hanno riscoperto una zuppa di cavolo. Perciò sono stati premiati…

 

Ci salutiamo dopo un’ora di conversazione. Personalmente ho imparato qualcosa.
Patrizio Tosetto