ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 630

LA BICICLETTA, E NON MOODY’S, SPIEGA MEGLIO COS’E’ LA CINA!

Signori: è iniziata la Guerra (finanziaria), con un’ Apertura scacchistica alla Siciliana da parte del Sistema Usa-centrico che ha messo in campo Moody’s. Invero non so chi, immagino fra un lustro circa, la vincerà. Fino a poco tempo fa avrei pensato che l’Occidente “sangiorgiano” non avesse problemi ad avere la meglio dul Drago cinese, ma per cause “ciclistiche” occorsemi nel pomeriggio di ieri, non ne sono adesso più convinto. Uscito per il solito breve allenamento dopolavoristico di una trentina, di km di cui metà in salita(Superga+ Colle della Maddalena), sotto un caldo terribile che anche a Torino ha iniziato a farsi sentire, a metà della seconda salita vengo superato da un ragazzo asiatico su una bella Colnago da corsa. Sono a tre quarti della soglia cardiaca, per cui riesco con una certa scioltezza ad affiancarlo e proseguiamo di buona lena( attorno ai 15 Km/h su pendenze dell’8%), ma non al massimo, per cui riusciamo a chiacchierare in Inglese. Scopro che si allena anche lui, come molti suoi connazionali studenti universitari a Torino, tutti i giorni in salita in bici e che è uno studente cinese che frequenta il Corso di Laurea di Meccatronica in Inglese al Politenico grazie ad una Borsa di Studio e che è perfettamente in regola con gli Esami, sostenuti con ottimi voti. Mi chiede cosa faccio e, quando gli dico, fra l’atro, che insegno Economia degli Investimenti all’Università di ammonisce, vedendo che non ho il caschetto: ” How can a Professor go cycling without the helmet? It’s dangerous!!!”. Al che io rispondo” Because I’m a rebel!”. “What does rebel mean???” mi fa lui. Un po’ stupito gli dico “Someone who makes revolutions…”. Con aria interogativa mi risponde ” I don’t now what revolution means!” Ed era serio. Quindi delle due l’una: o non lo sa proprio, cosa da escludere, o gli è stato inculcato( a lui, come a un miliardo di altri Cinesi) il rigetto di questo concetto, il che la dice lunga su come sarò difficile prevalere su gente come questo ragazzo, lontano da casa, che studia durissimo, grazie alla capacità di ottenere Borse di Studio, esercitando la mente e, in più, esercitando anche il corpo in modo impegnativo. E che non sa cosa vuol dire fare la Rivoluzione.

https://paoloturatitactica.wordpress.com/2017/05/24/la-bicicletta-e-non-moodys-spiega-meglio-cose-la-cina/

 

Cina critica taglio rating Moody’s – Ultima Ora – ANSA.it

Il taglio del rating sulla Cina, da Aa3 ad A1 annunciato oggi da Moody’s, è basato su un approccio “pro-ciclico” dei giudizi “non appropriato”: è la risposta del ministero delle Finanze, affidata a un comunicato, sulla prima “bocciatura” in oltre 25 anni.…

ansa.it

Il lavoro per la felicità

Questo è il senso: appassionarsi per diffondere positività

Di Paolo Pietro Biancone *

 

L’altro giorno ero sul treno che mi portava a Roma, indaffarato per mille scadenze da portare a termine, e la mia attenzione è stata richiamata da un addetto all’assistenza passeggeri, che lavorava con il sorriso. Distribuiva giornali, generi di conforto e dispensava sorrisi di soddisfazione e fierezza. Comunicava che era lì per volontà e ne era felice e orgoglioso.Insomma, senso di gratitudine che sprizzava da tutti i pori e comunicava buon umore e positività contagiosi. Un gran bel biglietto da visita per l’azienda che l’addetto rappresentava.Questo è il senso del lavoro: amarlo, appassionarsi per diffondere positività.Non è la remunerazione monetaria che induce ad amare il proprio lavoro, ma la remunerazione personale e sociale che ne deriva, in termini di soddisfazione e appagamento. Una frase famosa recita “scegli un lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno, in tutta la tua vita”. È così!

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E ancora, Primo Levi sosteneva che “trovare un lavoro che si ama corrisponde alla migliore approssimazione della felicità sulla terra”. La guida è il talento e la formazione che lo asseconda. Il talento si distingue profondamente dalla passione: talento è avere le premesse fisiche e mentali per poter svolgere un determinato mestiere; altro è la passione che è determinato da fattori anche di diversità, di ciò che non posso. Non sempre passione e talento si coniugano: e questo si vede bene nello sport, io posso essere un appassionato di calcio, ma senza avere il talento per poterlo praticare a livello professionale. Non è un limite, ma una caratteristica. Secondo l’ultima edizione del World Happyness Report, diffuso dal programma di sviluppo sostenibile dell’Onu, è la Norvegia il Paese più felice del mondo, seguito dall’Islanda e la Danimarca. L’Italia si colloca al 50esimo posto. Al di là delle classifiche interessante è individuare le modalità di calcolo del prodotto interno lordo di felicità: esso è in base al reddito pro capite, alle aspettative di vita, al livello di corruzione e alla percezione di sé. Tutti elementi che hanno di per sé motori positivi: la passione, il talento, la fiducia e l’impegno. La ricerca sottolinea che le persone ben retribuite sono più felici, ma i soldi non sono tutto: sulla soddisfazione incidono anche l’equilibrio vita-lavoro, la varietà del lavoro e il livello di autonomia. La percezione di sé e dell’importanza che si riviste nel ruolo sociale e famigliare è altrettanto rilevante e remunerativa, forse di più di un alto stipendio.

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E se poi si è alla ricerca della professione “giusta”, ci si imbatte in statistiche sui laureati che “guadagnano” di più, rispetto ai non laureati. Lauree più remunerative di altre. La laurea è remunerazione famigliare, significa portare a termine un percorso di studio, con il supporto della famiglia. Ma è nella scelta il successo: chi sceglie in base ai propri talenti, avrà sicuramente un percorso più facile e soddisfazioni garantite. L’altra faccia della medaglia è la delusione, la frustrazione, il disagio personale e sociale. La laurea non dà necessariamente la felicità, ma dà autorevolezza sociale. La felicità e la soddisfazione è data da un mix di elementi che partono dalla persona e da come si colloca nel contesto sociale di riferimento; l’aspetto monetario ne è corollario, non elemento determinante. Saper cogliere le sfumature di questo, aiuta a relazionarsi meglio con le scelte e con le opportunità, superando i limiti che il pensiero comune impongono, puntando a una realizzazione personale che a catena coinvolgerà positivamente le aziende, in territorio, le famiglie e tutto il contesto.

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*Professore ordinario di Economia Aziendale

Coordinatore del corso di dottorato in Business & Management

Università di Torino

I premi di TuttoMondo 2017 Save the Children

Premiata al Salone del libro di Torino la 4^ edizione del concorso per under 21

Partecipare: guardarci intorno con occhi curiosi, rompere le regole del gioco, capovolgere la prospettiva ed essere protagonisti delle questioni che ci riguardano”: questo il tema e la mission dell’edizione 2017 di TuttoMondo Contest, il concorso artistico per under 21 promosso da Save the Children in partnership con il Salone internazionale del libro di Torino, con il supporto del movimento giovanile SottoSopra e di Agesci Piemonte.

 

Un’iniziativa lanciata, quattro anni fa, dall’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e tutelarne i diritti, con l’obiettivo di promuovere l’integrazione sociale per contrastare la povertà educativa in Italia. Dai dati dell’ultimo anno, infatti, più della metà dei ragazzi (60%) non partecipa ad attività culturali, ricreative e sportive.

 

«Siamo tornati con entusiasmo a presentare per il secondo anno consecutivo questa importante iniziativa di Save the Children, che ha il merito di avvicinare tanti giovani e giovanissimi alla cultura e alla bellezza – hanno commentato durante la cerimonia di premiazione di TuttoMondo il pluripremiato regista Daniele Luchetti e l’attrice e regista Elena Bouryka – In un Paese che investe ancora troppo poco nella formazione culturale per tutti, è fondamentale un impegno collettivo per contrastare la povertà educativa».

 

Ad essere scelte dalla giuria composta dallo scrittore Fabio Geda, la fotografa e critica Lorenza Bravetta e il regista Michele Vannucci, sono state ancora una volta le opere che più hanno avuto la capacità di rompere gli schemi.

 

Giovanna Evangelista, 21 anni da Napoli, si è aggiudicata per il secondo anno consecutivo la categoria narrativa con l’opera “Oltre noi”, per l’ironia della messinscena che prepara il terreno allo stupore finale e la tensione etica del racconto che invita a non smettere mai di porsi delle domande.

 

Ai 13 giovani del Gruppo Punto Luce Ponte di Nona da Roma è andata, invece, la vittoria nella categoria fotografia con l’opera “Prospettive ironiche di sguardi gentili”, per il tema affrontato, che richiama l’urgenza di cambiamento di tanti giovani che vivono in periferie lasciate al degrado e alla dimenticanza.

 

Abdullah Al Mamun, 21 anni da Roma, ha vinto nella categoria video con l’opera “Uno sguardo”, per la sincerità nel raccontare l’Italia che lotta ogni giorno per i Diritti Universali dell’Uomo. Un film né consolatorio né giudicante.

 

Ai vincitori sono state consegnate delle gift card del valore di 500 euro, per l’acquisto di attrezzatura audiovisiva o fotografica e la frequenza di corsi di specializzazione.

 

Assegnate, inoltre, tre menzioni speciali. Gianmarco Rizzo, 21 anni da Ciampino, con la sua opera “Pane secco” è stato scelto da Save the Childrenper averci ricordato in modo ironico e gentile che la prima esperienza di partecipazione, forse la più importante, si fa in famiglia.

 

Agli studenti del Liceo Artistico di Orvieto è andata invece la menzione speciale SottoSopra (Movimento Giovani di Save the Children), perché tutte le persone del mondo sono in grado di lasciare un segno e questo video ha dimostrato quello che pensiamo: anche se diversi tutti noi possiamo partecipare. 

Infine, Gaia Ricci, 21 anni da Castelnuovo di Farfa (Rieti), si è aggiudicata la menzione Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) con l’opera “Working for Wasa”, per aver saputo mettere al centro l’istruzione e l’educazione dei più piccoli come elemento chiave per lo sviluppo.  

 

Il nome “TuttoMondo” si ispira all’omonimo murale realizzato dall’artista K. Haring sul lato posteriore della Chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa, nel quale sono raffigurate 30 figure concatenate che simboleggiano la pace universale e l’armonia.

 

Pet Therapy, ora anche per pazienti con SLA

Il primo progetto scientifico di Pet Therapy per pazienti con SLA nasce da un’idea di Mondovicino Outlet Village in collaborazione con la Fondazione Vialli e Mauro Onlus. E’ il primo progetto di Pet Therapy in grado di dare benefici fisici e psicologici ai malati affetti da SLA e malattie neuromuscolari. I risultati emersi al termine della fase sperimentale di “Confido: quattro zampe in corsia”, sviluppata dal Centro Clinico NeMO di Arenzano (Genova), verranno proposti al Congresso mondiale della Sla a Boston. L’iniziativa verrà presentata ai giornalisti

 

Mercoledì 24 Maggio – Ore 11

Museo Nazionale del Cinema – Mole Antonelliana

Via Montebello, 20/A, 10124 Torino

 

Interverranno

 

Giacomo Caramelli Direttore Marketing Mondovicino Outlet Village

Massimo Mauro Vice Presidente Fondazione Vialli e Mauro Onlus

Alberto Fontana Presidente Fondazione Serena – Centro Clinico NeMO

Manuela Vignolo Medico Fisiatria responsabile del progetto.

Centro Clinico NeMO Arenzano – Ospedale Colletta

Clotilde Trinchero PhD, Medico Veterinario, Etologa, Presidente di A.S.SE.A. ONLUS®

 

Rimetti a noi i nostri debiti e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male

Il problema del sovraindebitamento e delle conseguenze sociali da esso prodotte ha radici storiche   risalenti, da individuarsi, già nell’antichità classica – spiega l’Avvocato Marco Porcari del Foro di Torino – e, in   particolare, nella crisi   agraria che colpì   la Grecia nel   VI secolo a.C. . Aristotele, nella sua Costituzione degli Ateniesi, riferisce che in quel periodo Solone adottò delle misure per cancellare i debiti dei piccoli produttori agricoli che, ridotti in schiavitù a causa dell’inadempimento dei debiti, venivano   venduti e successivamente affrancati per essere reinseriti nella vita sociale di Atene come dei liberi cittadini. Il nostro legislatore, con la legge numero 3 del 2012 sul cosiddetto sovraindebitamento, sembra evocare il noto passo della preghiera che, non solo i cattolici, ma anche i laici, sicuramente conoscono: “rimetti a noi i nostri debiti e non ci indurre in tentazione”. Inutile spiegare che la “tentazione” in cui potrebbe incorrere il soggetto sovraindebitato, consiste nello “spogliarsi” dei propri beni per non renderli aggredibili da parte dei creditori, senza tenere conto che quando uno dei creditori è il “fisco”, che vanta debiti scaduti e relative sanzioni per oltre 50 mila euro, l’operazione consistente nello “spogliarisi dei propri beni” configura il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte prevista e disciplinata dall’art.11 del d.lgs. n. 74 del 2000. La norma citata punisce chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi o dell’IVA e relativi interessi e/o sanzioni amministrative per un ammontare complessivo superiore a cinquantamila euro, “aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”. Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, il reato di pericolo in esame “non presuppone come necessaria la sussistenza di una procedura di riscossione coattiva, essendo, invece, sufficiente l’idoneità, con giudizio ex ante, a rendere in tutto o in parte inefficace l’attività recuperatoria dell’Amministrazione finanziaria”; vale a dire che, ai fini dell’integrazione di questo reato non è necessario che la procedura di riscossione abbia già avuto inizio e, anzi, la configurabilità della fattispecie criminosa prescinde da (incerte e future) iscrizioni a ruolo del debito tributario, eventuali notifiche di atti impositivi e persino dalla definitiva conclusione di un’attività di verifica fiscale.

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Fatta questa doverosa premessa, sottolinea Marco Porcari come la legge definisce il “sovrandebitamento” come “una situazione di perdurante squilibrio   tra le obbligazioni assunte e il patrimonio   prontamente liquidabile per   farvi fronte, nonchè   la definitiva incapacità   del debitore di   adempiere regolarmente le proprie obbligazioni” In altre parole il “sovraindebitamento” è la situazione in cui un soggetto,   non fallibile – a titolo esemplificativo il piccolo imprenditore o l’imprenditore con modesto volume d’affari sotto le soglie ci cui all’art. 1delle della legge fallimentare sia   esso o meno “consumatore” ha in carico troppi debiti rispetto alle sue   possibilità di farvi   fronte con il   proprio patrimonio “prontamente liquidabile”, a cui si   aggiunge l’impossibilità per   lo stesso di   ripagare, con costanza   e regolarità, le eventuali rate all’uopo contratte. “Con la disciplina introdotta dalla legge n. 3 del 27 gennaio 2012 – spiega Marco Porcari – il legislatore   ha affrontato la   tematica delle situazioni   di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali   già vigenti (fallimento concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, ecc.).

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Il debitore, con l’assistenza di un legale, presenta istanza al Presidente del Tribunale di competenza per la nomina di un Professionista abilitato, che cura la proposta di accordo o il piano di rientro del debito. L’accordo può essere chiesto da tutti i soggetti di cui sopra, con la precisazione che sono previsti due tipi di procedura: quella cui ha accesso il consumatore e quella a cui hanno accesso gli altri soggetti, sempre non fallibili che consumatori non sono.

La differenza – che diversamente da quanto possa sembrare ha suscitato non poche perplessità in giurisprudenza – deve essere riferita alla natura dei debiti per i quali si chiede l’accesso alla procedura:

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1) il consumatore è colui che ha contratto debiti per esigenze personali, si pensi al soggetto che non ha mai svolto attività imprenditoriale e che si trova ad essere debitore nei confronti di altri soggetti (Banche, assicurazioni, società finanziarie) per rate non pagate o magari anche nei confronti degli enti di riscossione (per esempio Equitalia Spa per contravvenzioni stradali non pagate per anni);

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2) non è consumatore il soggetto – non fallibile, a titolo esemplificativo il piccolo imprenditore o l’imprenditore con modesto volume d’affari sotto le soglie di cui all’art 1 della legge fallimentare – che si trova ad essere debitore nei confronti di privati, fisco, banche, enti di riscossione per debiti contratti durante lo svolgimento dell’attività d’impresa.

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Al consumatore è riservata una corsia preferenziale; infatti allo stesso, per beneficiare dell’istituto, non occorre ottenere il consenso dei creditori affinchè il giudice approvi il piano; diversamente, per il debitore che non ha qualifica di consumatore, è richiesto il consenso del 60 % dei creditori (maggioranza che si calcola per quote di credito e non per teste).

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Le procedure, conseguentemente, sono due:

  1. a) l’accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano proposto dal debitore;
  2. b) il piano del consumatore, inteso al medesimo risultato senza necessità di accordo con i creditori.

Sia la proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti, sia il piano del consumatore non comportano necessariamente la liquidazione dell’intero patrimonio del debitore.

Per l’accesso alla procedura è necessario rivolgersi ad un legale esperto in materia, affinchè valuti preventivamente le presenza dei requisiti per presentare la domanda al giudice competente e fornire allo stesso, affinchè possa procedere ad una valutazione preventiva della sussistenza dei requisiti per l’ammissione, i seguenti dati e documenti: alcune informazioni dettagliate.

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  1. iscrizione alla CCIAA o attestazione conseguimento partita iva (non occorre per il consmatore);
  2. tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute (in particolare i debiti IVA e IRPEF differenziati dagli altri debiti);
  3. eventuali atti di disposizione di beni immobili o di bani mobili compiuti negli ultimi cinque anni;
  4. dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;
  5. elenco di tutti i beni di proprietà (immobili, mobili registrati e mobili);
  6. elenco dei creditori muniti di privilegio pegno o ipoteca;
  7. indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia;
  8. elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della famiglia;
  9. attività svolta da famigliari conviventi;
  10. eventuali titolari di crediti impignorabili (crediti alimentari);
  11. la proposta di accordo ai creditori e le modalità di pagamento, ed eventuali pagamenti o garanzie prestati da terze persone;
  12. eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari”.

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“In conclusione, si comprende quanto sia apprezzabile – sottolinea Marco Porcari – la disciplina succintamente decritta,   la quale ha la finalità non solo di “rimettere” i debiti a tutti quei soggetti che in precedenza non avevano alcuna possibilità di “ripulirsi” dalla propria posizione debitoria, ma permette allo stesso tempo di evitare che gli stessi soggetti, proprio perché privi di chance, siano indotti nella tentazione di compiere atti che, come si è visto, in presenza di determinati requisiti, possono assumere conseguenze gravissime sotto il profilo non solo civilistico ma anche penale.

C’è doverosamente da chiedersi infine, in considerazione della scarsa applicazione che allo stato la disciplina sta incontrando nella prassi, se la legge sul sovraindebitamento sarà o meno in grado di “liberarci dal male !”.

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Avvocato Marco Porcari

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WWW.MARCOPORCARI.IT 

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Decidere in tempi di crisi

 

Decision maker o confirmatory researcher ?

 

Da più parti arrivano segnali che ci portano a vedere “la luce della ripresa in fondo al tunnel della crisi”. Come ammiragli in coperta, siamo tutti in attesa di sentire le grida del marinaio sulla tolda della nave: “TERRA! TERRA!” Al di là di esempi specifici, possiamo serenamente dire che una maggiore positività negli occhi delle persone è visibile a tutti e questo non ci sembra cosa da poco. Volendo offrire una visione “fisica” della situazione potremmo dire: “Il mercato è una grande autostrada nella quale le aziende viaggiano a velocità adeguata alla loro struttura e potenza, generando di fatto un percorso più o meno fluido, che porterà tutti a destinazione ovviamente con tempi e costi allineati alle vetture guidate. La crisi è un incidente in cima a un tratto di strada in salita, che blocca il flusso generando una coda di auto con persone irritate. Le vetture che sono passate prima dell’incidente hanno proseguito il loro viaggio e sono arrivate o stanno per arrivare a destinazione (anche nei momenti di crisi, infatti, ci sono aziende che crescono e si sviluppano) Chi è rimasto bloccato si lamenta e vede altre auto arrivare, trovandosi così in coda in mezzo a molte altre vetture. Qualcuno sta avvisando che, entro breve, il viaggio potrà riprendere e i guidatori, lieti per la notizia, pensano ai primi nuovi problemi perché, trovandosi in un tratto in salita, dovranno fare molta attenzione a:

 

  • Non andare indietro e bocciare contro le autovetture che seguono.
  • Gestire la ripartenza in salita, senza bruciare i freni o perdere il controllo del mezzo.

 

In sostanza, non ha ancora visto la strada libera, ha avuto solo qualche informazione da qualcuno più avanti di lui e già deve superare situazioni a rischio… Non sarà una cosa facile se chi guida è un guidatore “provetto”…. Uscendo dalla metafora dovrà, come tutti i manager aziendali, valutare lo scenario con le poche informazioni a disposizione, preparare una strategia e decidere come ripartire, approfittando della strada libera e cercando di recuperare parte del tempo perso nell’attesa.

 

“Niente è più difficile, e quindi più prezioso, dell’essere in grado di decidere

Napoleone Bonaparte

 

Qualcuno potrà dire che chi ha mansioni di responsabilità è abituato ad assumersi i rischi della decisione e noi condivideremmo quest’affermazione, anche se il recente passato (passato?) ci ha messo di fronte a situazioni diverse. E’ capitato più volte di raccogliere lamentele di venditori circa la difficoltà nel concludere contratti per motivi non di inadeguatezza dell’offerta, ma per la mancanza di interlocutori disposti a decidere. In alcuni casi raccontavano di ruoli aziendali con adeguata autonomia, che affermavano “per me è OK ma, prima di firmare, devo parlarne con il mio capo perché le regole d’ingaggio sono cambiate”. Sembrava, cioè, che l’antidoto contro la crisi fosse accentrare le decisioni su pochissime persone. Sinceramente non siamo in grado di affermare quanto ciò rispondesse veramente a una scelta aziendale (quanto esposto è accaduto in aziende di ogni dimensioni) o quanto invece fosse la volontà di non prendere decisioni difficili, rischiando di rispondere personalmente per eventuali errori. Una sola cosa possiamo dire con certezza: questa modalità operativa ha messo in difficoltà fornitori e acquirenti in fase di approvvigionamento, di produzione e di consegna.

 

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Lucio Annéo Seneca

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Sappiamo bene che decidere è una cosa complicata ecco perché, quando siamo in fase di decision making, è doveroso considerare alcuni aspetti:

 

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  • Decidiamo quando abbiamo informazioni adeguate

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L’esperienza ci spinge automaticamente ad accomunare situazioni di ieri a situazioni di oggi.

L’uomo di Neanderthal che ci accompagna crea costantemente similitudini, ma attenzione: ogni situazione va vista nel contesto attuale e con mente aperta. Non necessariamente due bicchieri colmi di un liquido incolore contengono entrambi acqua potabile. Questo errore cognitivo, che gli psicologi definiscono “bias”, è un automatismo mentale, un pre-giudizio, che facilita la scelta aumentando il rischio di errore.

 

Kahneman D., Tversky A. (1974). Judgment under uncertainty: Heuristics and Biases.

 

 

  • Decidiamo a “mente serena”.

 

La ragione vuol prendere la decisione giusta, l’ira vuole che sembri giusta la decisione che ha già preso in partenza.”

Lucio Anneo Seneca

 

 

Ragione ed emotività vanno gestite individualmente se vogliamo prendere “decisioni giuste”.

 

Vari studi dimostrano che il nostro cervello, spinto da una sorta di “economia che lo spinge a risparmiare tempo”, è portato a ricercare informazioni che confermano la decisione già presa, trascurando quelle che la negano. (confirmation research)

 

“Le decisioni sono spesso irrazionali o sono basate su un’analisi imperfetta delle conseguenze della scelta. Questa è la ragione per cui il mondo è in uno stato così caotico.”                       STEPHEN HAWKING

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  • Decidiamo considerando le nostre reali forze

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L’overconfidence e l’illusion control sono un reale rischio di errore. Sovrastimare le proprie possibilità e la propria capacità di controllo, pensando di conoscere molto bene e meglio di altri la situazione, rappresenta il rischio più frequente per i manager esperti. L’overconfidence rischia talvolta di generare “l’effetto Dunning e Kruger (David Dunning e Justin Kruger sono due psicologi della Cornell University), i cui studi nel 1999 dimostrarono che più le persone sono incompetenti, meno si rendono conto di esserlo.

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“La scelta determina la direzione, la decisione determina il destino.”

DOUG FIREBAUGH

Per un manager scegliere è una necessità, decidere è un dovere.

quindi attenzione ai pregiudizi e alle affermazioni assolute perché, solo per citarne alcune, queste resteranno nella storia:

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I treni ad alta velocità sono impossibili: i passeggeri non potrebbero respirare e morirebbero di asfissia.
Dyonisus Lardner, docente all’University College di Londra – 1856

Che bisogno ha una persona di tenersi un computer in casa?
Kenneth Olsen, fondatore di Digital – 1977

640 KB di memoria RAM sono più che sufficienti per chiunque.>
Bill Gates, Microsoft – 1981

Internet presto esploderà in modo spettacolare, come una supernova e nel 1996 collasserà catastroficamente.
Robert Metcalfe, fondatore della 3Com, inventore dello standard Ethernet – 1995

 

Concludendo potremmo dire che, se alcune aziende hanno “rallentato la fase di decision making” per superare la crisi,puntando solo a restare “a galla”, è meglio che oggi ricomincino a prendere decisioni perché, se la crisi presenta difficoltà, la ripartenza potrebbe non essere da meno con chi sarà impreparato. Attrezzarsi per il futuro è indispensabile per chi vuole avere un futuro. Buona crescita a tutti.

 

Antonio DE CAROLIS

Presidente CDVM

Club Dirigenti Vendite e Marketing

Presso Unione Industriali di Torino

www.cdvm.it

 

 

TEDxCrocetta ReActions al Mauto

Il prossimo  evento TEDx si terrà sabato 10 giugno  dalle ore 15 alle 19 presso il Centro Congressi “Carlo Biscaretti di Ruffia” del MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile “Avv. Giovanni Agnelli”, in Corso Unità d’Italia, 40. Sei speaker saliranno sul palco per esplorare il tema “ReActions”, presentando, in meno di 18 minuti, le loro idee per rispondere alla crisi in maniera creativa e innescare il cambiamento in ambito economico, tecnologico, sociale o personale. Perché “la crisi porta progresso”, come diceva Einstein: “senza crisi non ci sono sfide e senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia”. Se condividi questa idea, non perdere quest’occasione unica di scambio con persone che la pensano come te: avrai l’opportunità di creare nuove relazioni per trasformare la crisi in nuove opportunità di progresso. L’evento si terrà in lingua inglese e sarà diviso in due sessioni, Act e ReAct, intervallate da un coffee break negli spazi congressuali del MAUTO. Dato l’alto numero di richieste, l’acquisto del biglietto potrà essere fatto compilando il modulo su Eventbrite, disponibile sui nostri canali social e sulla pagina web.

Per maggiori dettagli, visita il  sito www.tedxcrocetta.com

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Gli speaker sul palco saranno:

Kaarel Oja, Country Manager per l’Italia di European Innovation Academy I grandi problemi possono essere risolti con poche risorse e idee semplici, ma efficaci. Ispirandosi alla sua esperienza all’European Innovation Academy, Kaarel ci racconterà come è riuscito a lanciare sul mercato 100 idee innovative in sole due settimane. Davide Moleti e Marilù Sansone, Co­fondatori di ImpactHub Torino Come puoi dare il tuo contributo e avere impatto sulla comunità che ti circonda? Reagendo alle sfide sociali attraverso idee imprenditoriali. Nel loro talk, Davide e Marilù ci parleranno dei successi nati nell’ incubatore ImpactHub. Andrea Baldereschi con Pietro Carta, CEO e performer di Remidi Hai mai pensato di fare musica solo con le tue mani? Remidi dà a tutti la possibilità di esprimere la propria creatività, mettendo la musica a portata di mano con un guanto tecnologico che funziona come strumento musicale. Benedetta Arese Lucini, Co­fondatrice di Oval Money ed ex General Manager di Uber Italia E se il tuo smartphone ti aiutasse a risparmiare per la prossima vacanza? Grazie ai suoi algoritmi e all’intelligenza collettiva, Oval Money ti aiuta a tracciare le spese suggerendo risparmi e investimenti. Samuel Barbato, Co­fondatore di Jaguar28 e Co­direttore di Startup Grind Torino Che cos’è la felicità nel lavoro? Samuel e Roberto di Startup Grind hanno l’obiettivo di cambiare la relazione fra aziende e professionisti per favorire innovazione e creatività. Perché nessuno merita un lavoro noioso. Valeria Bonalume, Campionessa italiana di pole­dance, ginnasta e ballerina Duro lavoro e creatività non sono gli unici tratti di un artista. Nel suo talk, Valeria ci farà conoscere il suo talento e ci racconterà della sua esperienza personale per diventare ballerina professionista.

Profumi per l’ambiente e capolavori di carta

Per uscire dalla solitudine e ritrovare la gioia di vivere

OTTAVA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Un hobby come terapia per combattere solitudine e isolamento e ricominciare a vivere tra la gente. Nel vasto mondo degli “Operatori del proprio ingegno”, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione, c’è anche l’altra faccia della crisi, quella le cui radici non sono propriamente di ordine economico ma derivano da altre ragioni.

E’ il caso di Silvana Cipolla, 58 anni, arrivata nei mercatini degli hobbysti della domenica per una “scelta di comunicazione”. “Una brutta malattia – racconta – mi ha trattenuta a lungo in totale isolamento. Sola, senza lavoro, trascorrevo le mie giornate piangendomi addosso, senza riuscire a intravvedere una via d’uscita dalla situazione in cui ero precipitata”.

Un giorno l’idea che dà una svolta alla sua vita: ingannare il tempo costruendo qualcosa con le sue mani, da rivendere nei mercati della domenica, in modo da creare occasioni di contatto e di scambio con la gente e riaprirsi al mondo esterno, escluso dalla sua vita per troppo tempo. “L’ispirazione mi è arrivata da una scatola di sale marino. Il secondo passo è stato quello di procurarmi delle essenze. Ho così incominciato a confezionare sacchettini profumati per la casa, gli armadi, i cassetti, l’automobile”, spiega. Il marito, vedendola finalmente reagire alle avversità e appassionarsi a qualcosa, per starle vicino nella nuova avventura e aiutarla a rendere più ricco e attraente il suo banco, si è rimboccato le maniche: nel tempo libero realizza capolavori di carta. Oggetti ornamentali, vasi, bomboniere, portaoggetti e portafortuna, fatti a mano con carta pressata, intrecciata e colorata.

Sono passati tre anni dal giorno in cui Silvana ha deciso di rimettersi in gioco e ricominciare a vivere scendendo in piazza con il suo gazebo. “Questo lavoro – precisa – si è rivelato per me un’ottima terapia: riesce a farmi evadere dai brutti pensieri”. I suoi prodotti spiccano per originalità e prezzi davvero competitivi. “Si parte da un euro, il pezzo più caro costa 10 euro. Nulla rispetto al lavoro che c’è dietro il più semplice tra i vasetti di carta: ogni creazione, anche la più piccola, richiede almeno due ore di lavorazione”, spiega.

A differenza di tanti altri colleghi, Silvana non è il guadagno che cerca da questa attività, della quale confessa che non riuscirebbe più a fare a meno: “Questo lavoro mi ha ridato la voglia di stare al mondo, di ridere, di stringere amicizie. Insomma, è la distrazione che cercavo. Ne sono entusiasta. I soldi, certo, fanno comodo anche a me. Ma non è per denaro che affronto il peso di lunghe giornate in mezzo alla strada, lontana dalle comodità di casa. Quello di cui ho bisogno è il contatto con la gente, e l’ho trovato. Mi basta poco: un sorriso, una stretta di mano, due parole. Se poi i miei prodotti vengono apprezzati e acquistati, meglio ancora”.

Paola Zanolli

 

 

Lions con Appendino e Cerutti a Librolandia

DONNE SOTTO I RIFLETTORI AL SALONE DEL LIBRO LANCIANO LA SFIDA PER I PROSSIMI CENTO ANNI

“Da sole invisibili, insieme invincibili”. Un motto che sintetizza le conclusioni del convegno che si è svolto oggi, nell’ambito della trentesima edizione del Salone internazionale del Libro di Torino. Organizzato dal Lions Club International, l’appuntamento ha visto alternarsi, sul palcoscenico della Sala Argento allestita nel padiglione 3 del Lingotto, personalità di spicco nel panorama politico, amministrativo e umano piemontese: la sindaca di Torino Chiara Appendino, l’assessora regionale a Cultura e Turismo Antonella Parigi, l’assessora regionale a Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione internazionale, Pari opportunità, Diritti civili e immigrazione Monica Cerutti, la presidente della Consulta femminile regionale Cinzia Pecchio, l’avvocato Maria Rita Mottola. A condurre i lavori Gabriella Gastaldi, Governatore del Distretto Lions 108 Ia1, che comprende circa 2.400 soci di 73 Club del Piemonte e della Valle d’Aosta.

“Il Salone del Libro è giunto quest’anno alla trentesima edizione, e proprio quest’anno ricorrono i trent’anni dall’ingresso delle donne nel Lions Club International, la più grande associazione di servizio del mondo”, ha detto Gastaldi, aprendo il convegno. Un anniversario importante, che cade proprio nell’anno del centenario del Lions Club, fondato il 7 giugno del 1017. Un rapido passaggio sulla storia dell’apertura del sodalizio alle donne e al notevole contributo da loro apportato, poi il tema del dibattito: “Donne, la sfida per i prossimi cento anni. Impegno per la parità o parità per l’impegno”.

“Quello della parità – ha detto Antonella Parigi – è un discorso complesso, conquiste ne sono state fatte tantissime, ma dove c’è il vero potere c’è ancora molto da fare. Non è solo un problema di diritti, ma anche un problema nostro: quello di imparare a stare in prima linea sfidando paure e reticenze”. Monica Cerutti ha affrontato il tema della disparità salariale tra uomini e donne. “La maternità viene considerata come un peso, mentre invece è un valore. Ed è su questo terreno che bisogna muoversi, a partire dalle scuole. Parità non vuol dire annullare le differenze, ma valorizzare ed esaltare le diversità”, ha precisato, ribadendo la sua piena adesione e il sostegno delle istituzioni ai progetti avviati dai Lions sulla medicina di genere. Chiara Appendino si è soffermata sulle difficoltà di conciliare lavoro, famiglia e le varie responsabilità. “Problemi che si possono superare solo con la condivisione. Proprio per questo abbiamo aderito ai progetti Lions di aiuto alle fasce più deboli della popolazione”. Da Cinzia Pecchio l’esortazione “a mettersi in gioco e fare squadra, perché insieme i problemi si superano”. Maria Rita Mottola insistito sulla necessità di fare tutto il possibile per realizzare l’utopia dei Lions: realizzare un mondo migliore.

“Le sfide sono tante, tutte da raccogliere, e noi ci siamo: noi Lions vogliamo intercettare i bisogni e aiutare a risolverli”, ha concluso Gabriella Gastaldi, ricordando che il motto dei Lions è “Noi serviamo”, al quale segue lo slogan “Dove c’è bisogno, lì c’è un Lions”.

 

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

Di Pier Franco Quaglieni

Il XXX Salone del Libro Dalle “Maestre d’Italia” alla poetessa- magistrato di Mantova L’arte tipografica di Ianni Una frase poco felice su Martone

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Il 30 ° Salone di Torino
Stiamo vivendo nel clima fervido del XXX Salone, affollatissimo di eventi dentro e fuori il Lingotto. Una vera festa del libro che resta il principale strumento di cultura. I giornali sono stati in parte superati da Internet, ma il libro di carta non morirà mai, anche se i lettori sono in calo. L’impegno profuso, abbandonando le polemiche del passato di fronte alla concorrenza di Milano, dimostra che Torino sta mantenendo il suo primato. Angelo Pezzana, quando per primo pensò al Salone, aveva visto giusto. Man mano negli anni è cresciuto e sarebbe ingiusto non riconoscere anche dei meriti indiscutibili a Rolando Picchioni ed Ernesto  Ferrero.Soprattutto il duo La Gioia /Gallino si sta rivelando vincente. Nicola Gallino ha impresso al Salone una visibilità  mediatica straordinaria. Anch’io che non sono un tifoso di Torino in modo aprioristico, in questa occasione, tifo per il Salone del Libro che compie 30 anni.
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“Le maestre d’Italia” di Bruna Bertolo
Debutta al Salone il nuovo libro della storica e giornalista Bruno Bertolo che si è già occupata in tanti volumi precedenti  di storia risorgimentale,della Grande Guerra,della Resistenza con un’ attenzione particolare verso le donne sempre un po’ trascurate dagli storici.“Maestre d’Italia”, edito da Neos , è un libro che ripercorre la storia unitaria dell’Italia  attraverso un angolo di visuale molto importante. Se l’Italia era fatta- avrebbe detto d’Azeglio,ma in effetti questa frase non l’ha mai scritta- bisognava fare gli Italiani. La scuola e la caserma sono state il crogiolo in cui si è formato l’Italiano di nuovo tipo nato dal Risorgimento. Era un’idea di Francesco de Sanctis primo ministro della Pubblica istruzione ,voluto da Cavour nel 1861. Un’idea che trovò applicazione con il ministro albese  Michele Coppino che rese obbligatoria l’istruzione fino alla III elementare.  Fu difficile renderla operativa soprattutto al Sud,ma anche nel Nord più povero,compreso persino molti angoli del Piemonte e della Lombardia. Il  delicato film “Albero degli Zoccoli” documenta la miseria e l’ignoranza  in cui si viveva nella provincia lombarda.Il libro di De Amicis “Cuore” e il “Pinocchio” di Collodi diedero un grande aiuto alle maestre nel loro durissimo lavoro,anzi nella loro missione, una parola che alcuni, che non conoscono la scuola, considerano retorica.Le maestre hanno fatto gli italiani sicuramente più e meglio  dell’Esercito che ebbe comunque anche un ruolo di supplenza simile alla celebre trasmissione televisiva del maestro Alberto Manzi. Bertolo non trascura neppure la mamma di Mussolini,Rosa Maltoni, una maestra molto religiosa, diversissima dal figlio che, da giovane  era un socialista rivoluzionario come il padre fabbro ferraio. Dedicherò una recensione a questo libro che contribuisce a riannodare i fili di una società “liquida” che sta perdendo i suoi punti di riferimento. Merita molta attenzione ed avrà sicuro successo. Una piccola osservazione:anche i maestri meriterebbero attenzione, anche loro hanno contribuito a fare gli italiani.
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La poetessa -magistrata  Chiavegatti
Alessandra  Chiavegatti esercita da molti anni la professione di magistrato ed è stata anche coraggiosa PM  a Catania in terra di malaffare e di mafia. E’ nata  in un paese sul Po vicino a Mantova e sente il fascino che il grande fiume esercita nella sua vita,nella sua poesia ed anche nella sua pittura. Anche Guareschi sentiva profondo questo legame con il Po della Bassa parmense. E’ vissuta in una famiglia che l’ha educata a grandi e forti valori, in primis il senso dello Stato. In Piemonte c’è stato un altro magistrato -poeta ,Giovanni Camerana,considerato uno scapigliato,anche se, in effetti ,egli si può considerare un anticipatore del primo Novecento,dei Crepuscolari e,per certi versi, di Dino Campana. Sentiva una sorta di incompatibilità tra la sua carriera di magistrato e il fatto di essere poeta ,quindi non volle mai pubblicare  in volume  i suoi versi che apparvero in modo discontinuo su riviste. I tempi sono cambiati e la poetessa Alessandra Chiavegatti ha dato alle stampe  il volume “Dietro agli occhi in fondo all’anima”- 250 pagine edite da Gilgamesh – in cui raccoglie tutte le sue poesie scritte fino al 2016. Il libro ha avuto subito successo ed ha anche vinto dei premi. Le poesie esprimono la ricca vita interiore dell’autrice in cui la bellezza,la luce,i colori,le emozioni,sono al centro del suo mondo.A volte scrive ascoltando le onde del mare che la rasserenano e la ispirano. Per lei la spiritualità (che non coincide con una fede religiosa) è sete di infinito che entra  nella nostra anima e ci fa intendere qual è la nostra essenza e per cosa siamo nati. “Far uscire la nostra parte migliore ,la nostra luce,lasciando la nostra firma nell’universo” è lo scopo della sua arte. C’è una profonda pietas umana per la sofferenza,per il “male di vivere”,avrebbe detto Montale. Ma per la poetessa, più ottimisticamente, è la poesia stessa che riscatta il dolore e dà un senso alla vita.Montale non aveva speranze come neppure Sbarbaro.
Nelle pagine del volume  è anche ben presente l’amore, quello vissuto e quello sognato. Non solo quello tra un uomo e una donna. Esso fa parte di un universo fatto di energia, emozioni, felicità, delusioni ed anche solitudine che viene vista come condizione per raccogliersi in sè più intimamente e scrivere o dipingere. La poetessa- magistrato trova la sua sintesi esistenziale in un grande senso di umanità. In tutta la sua raccolta poetica non ci sono accenni a temi politici. Un altro aspetto importante che la rende  estranea all’impegno ad ogni costo che ancor oggi sembra prevalere in tanti scrittori. La Chiavegatti sta scrivendo un romanzo, sono certo che sarà protagonista al prossimo Salone del Libro di Torino nel 2018.
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IANNI o dell’arte tipografica
A Santena  esiste una grande tipografia fondata nel 1946 da Lorenzo Janni  nel cuore della cittadina famosa per la tomba di Cavour e per la coltivazione degli asparagi. Per un errore anagrafico i figli di Lorenzo si sono ritrovati Ianni senza la J anche se per anni io ho continuato a scrivere Janni e non Ianni, forse per il legame che avevo con il padre fondatore, un vecchio gentiluomo piemontese d’altri tempi che ben rappresentava l’ideale di piemontese tratteggiato magistralmente da Filippo Burzio. Lo spirito originario è rimasto sempre lo stesso  anche nel nuovo stabilimento sulla circonvallazione per Carmagnola in cui il parco delle macchine di stampa e la gamma dei prodotti si sono molto ampliati, seguendo, a volte anticipando, le nuove tecnologie. Ianni ha tanti clienti importanti, ma riesce a prestare attenzione anche a chi vuole farsi stampare solo un biglietto da visita. L’attenzione ai clienti è totale. E la precisione nel lavoro altrettanta. Ianni è diventato anche editore di libri molto ben curati. I due fratelli hanno anche aiutato in modo significativo la Fondazione Cavour, presieduta dal magistrato Mario Garavelli e poi da Nerio Nesi, che ha sede a Santena. Entrando nell’ufficio, si nota un grande ritratto del Conte di Cavour che non è stato messo lì a caso. E’ stato anche fornitore del Premio Grinzate Cavour  che purtroppo non ha onorato i suoi debiti. L’azienda è riuscita, anche dopo l’ampliamento, a mantenere un rapporto amichevole  con i dipendenti, preservando, tra macchinari modernissimi, il clima del vecchio Piemonte. Io ci vado da quasi cinquant’anni. Conobbi Lorenzo Janni  perché stampava in esclusiva gli storici manifesti gialli del Partito liberale. E si stabilì subito un rapporto di amicizia che è durato nel tempo. Il numero dei libri stampati negli anni costituirebbero una vera e propria biblioteca.L’amore per il lavoro ben fatto fa pensare ad un celebre elogio che scrisse Luigi Einaudi:” Migliaia,milioni di individui lavorano,producono e risparmiano nonostante tutto  quello che noi possiamo inventare per molestarli,incepparli,scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge:non soltanto la sete di denaro”. Della frase di Einaudi correggerei solo il numero : le migliaia e i milioni non ci sono più. Molti hanno dovuto chiudere,molti altri si sono adattati all’andazzo generale . Solo pochi,purtroppo,continuano – come scriveva Einaudi- a prodigare tutte le loro energie (…) per ” il gusto di acquistare credito,ispirare fiducia,ampliare gli impianti,abbellire le loro sedi.” Ianni è un’azienda che sarebbe piaciuta ad Einaudi ed un amico mi ha detto che nel 1961 ,quando il presidente andò a Santena  per il centenario della morte di Cavour, si sia anche complimentato con Lorenzo Janni. Un episodio che ho saputo da altri,non dai suoi figli.
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 Una frase poco felice
La più vip delle signore torinesi ha voluto scrivere un suo personale  elogio al regista Martone che lascia la direzione del Teatro Stabile. Per sottolineare il suo attaccamento al lavoro ha citato  Chiamparino che avrebbe detto di Mario  Martone,usando il dialetto piemontese, che “è un Napuli che ama lavorare”. A me è sembrato strano, anzi incredibile che un uomo avveduto come Chiamparino abbia usato , sia pure confidenzialmente, un’espressione così poco felice. Avrebbe offeso, in un colpo solo, tutti i meridionali che vivono e lavorano in Piemonte. E sono tanti. Anche tra i  suoi elettori.
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LETTERE  
scrivere  a quaglieni@gmail.com
Vorrei raccontarle un episodio di vita vissuta. Ero a Firenze e ho dovuto cambiare il biglietto di ritorno sul Frecciarossa  per tornare subito a Torino. Non c’era posto e ho dovuto obbligatoriamente optare per la classe business e il settore salottino, ambiente che non mi è abituale, non essendo un vip. L’urgenza di tornare ha comportato un esborso di 120 euro. Nel salottino non c’è spazio per un sia pur ridotto bagaglio perché i vani sono stati concepiti in modo stravagante. Neppure sotto le poltrone è possibile collocare una borsa. Tra il resto, su quattro spine per ricaricare le batterie 3 erano guaste. Era il treno 9540 carrozza 3 delle ore 17. Nel salotto d’attesa di Firenze ho notato una stranezza incredibile : gli schermi che annunciavano i binari  erano quasi illeggibili e bisognava periodicamente alzarsi per consultarli. Invece c’era un grande video, ben visibile da tutti, con tanta pubblicità.
                                                                                                                                               Enzo Pezzati
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Ha già scritto tutto lei, non ho commenti da aggiungere. Anch’io sui Frecciarossa non mi trovo sempre servito in base ai prezzi praticati. Ho provato il gestore privato, ma non mi è sembrato meglio. E poi dicono che si deve usare il treno e non la macchina…
pfq