ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 584

Uomini, donne, salute

GiovedìScienza – Università di Torino Aula Magna Campus Einaudi , Lungo Dora Siena 100


SCIENZA 2018: NOTIZIE (VERE E FALSE)

 

Le donne conquistano sempre più spazio nella ricerca: una buona notizia per festeggiare con soddisfazione l’8 marzo 2018. Ma sono ancora troppo poche, rispetto ai colleghi, le ricercatrici che occupano posti direttivi, e rimangono disparità nel trattamento economico. In Europa abbiamo dati sorprendenti: le donne in Lituania sono il 56% dei docenti universitari; seguono Lettonia, Finlandia, Romania, Estonia, Belgio. In Italia sono invece il 37%, sotto la media europea che è del 40% e al penultimo posto tra i 28 paesi (dati 2015).

 

Partirà di qui l’analisi dei curatori dell’«Annuario Scienza Tecnologia e Società» prodotto da Observa Science in Society, che da 14 anni fotografa l’Italia della ricerca – protagonisti giovedì 8 marzo della seconda trasferta di GiovedìScienza al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino (alle 17:45 in Aula Magna – Lungo Dora Siena 100, Torino)

 

E poi vaccini, omeopatia, testamento biologico ed eutanasia. Giuseppe Pellegrini (Università di Padova, Presidente di Observa Science in Society) e Barbara Saracino (Università di Napoli Federico II) con “Uomini, donne, salute, notizie (vere e false)” presentano un’analisi del rapporto tra scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia, con particolare attenzione alla salute e alle fonti di informazione.
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Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Programma completo e diretta streaming su: www.giovediscienza.it

Segreteria organizzativa tel. 011 8394913

Expocasa chiude tra mobili e show cooking

Ha chiuso i battenti dopo 9 giorni, Expocasa, la tradizionale rassegna dell’arredamento al Lingotto Fiere di Torino. In 20.000 metri quadri espositivi all’Oval è stato  proposto un calendario con oltre cinquanta appuntamenti  destinati ai visitatori e ai professionisti. Poi gli eventi organizzati all’interno della ”Cucina di Expocasa” con sessioni di show cooking, lezioni  e degustazioni giornaliere e sulla terrazza dell’Oval lo Spazio Incontri Balcone fiorito ha ospitato numerosi incontri formativi. Circa 40 mila i visitatori del salone.

Come parlare di sindrome di Down e autismo

“Regole e deontologia nel parlare di sindrome di Down e autismo”. È il titolo del corso di formazione per giornalisti organizzato martedì 27 febbraio al circolo della Stampa di Torino e nel salone d’onore del comune di Cuneo.

Ci sono voci che partono dal basso e cercano di infrangere stereotipi e pregiudizi, provando a smuovere certezze e creare nuovi punti di vista. Il lavoro del giornalista non è mai semplice ma quando ci si trova ad affrontare tematiche delicate come il mondo della disabilità è anche peggio. Così a volte per paura, per pregiudizio e per mancanza di tempo si finisce per scivolare nei luoghi comuni tra stereotipi e termini inesatti.

“Come spesso accade, quando ci si ritrova davvero coinvolti, le prospettive cambiano – spiega l’organizzatrice Angela Pittavino -. È questo che è capitato con la nascita di mia figlia Miriam, bella e sana ma con un cromosoma in più.  Di colpo alcuni titoli dei giornali sono diventati sassi capaci di ferire… e conoscendo altre realtà simili a quella della nostra famiglia ho compreso che non ero solo io a non gradire l’approccio che, troppo spesso, alcuni colleghi giornalisti, senza volerlo e per pura ingenuità, avevano nei confronti delle persone con disabilità. Così ho scoperto un mondo in cui tante mamme e tanti papà  lottano più o meno efficacemente per cambiare la comunicazione. Non ho potuto che pensare: perché non andare direttamente alla fonte e spiegare cosa non va a coloro che hanno davvero il potere di cambiare la società? I giornalisti. La risposta è sempre stata lì a portata di mano e bastava solo trovare i giusti relatori per dare vita ad un corso di aggiornamento che fosse il primo passo verso una nuova consapevolezza e alleanza. Grazie a questa stupenda quanto difficile professione sono sicura che si potrà dare uno scossone capace di cambiare la mentalità e offrire una nuova prospettiva di inclusione per queste fasce deboli troppo spesso dimenticate”.

I relatori: la giornalista cuneese Cristina Mazzariello (Targatocn.it), Guido Marangoni (ingegnere in informatica, scrittore e padre di una bambina Con SdD), Maurizio Arduino (Psicologo, Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia Clinica, responsabile C.A.S.A. -Centro Autismo e Sindrome di Asperger dell’Asl CN1), Annalisa Sereni (medico, scrittrice, blogger e mamma di un bambino con Sindrome di Down) e Martina Fuga (scrittrice, consulente d’arte, amministratrice di Artkids, una società che produce mostre, libri ed eventi per avvicinare i bambini al mondo dell’arte, presidente di Pianetadown Onlus, consulente per la comunicazione del comitato di gestione del CoorDown e consigliere di AGPD Onlus Milano e mamma di una bambina con SdD).

Nonostante buona parte di loro venisse da lontano senza esitazione hanno accettato perché, come c’era da aspettarsi, il desiderio di cambiare la comunicazione era più forte.

Per gravi motivi di salute però, all’ultimo, Martina Fuga ha dovuto rinunciare ad esserci personalmente e ha inviato il suo intervento per scritto. Assente, a causa del meteo avverso, anche Annalisa Sereni che si è collegata via Skype.

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Tanta la presenza di giornalisti in entrambe le sedi con la conseguente soddisfazione di relatori e organizzatori. Sindrome di Down e autismo… disabilità intellettive che ancora spaventano e che molti giornalisti non conoscono appieno sebbene molto spesso ci si ritrovi a doverne parlare per fatti di cronaca o eventi di altri genere.

“Troppo spesso queste due disabilità vengono trattate come fossero malattie, usando una terminologia inesatta – spiega Cristina Mazzariello -. Questo corso è stata un’occasione preziosa per fare il punto sulla situazione e dare l’opportunità ai giornalisti di approcciarsi in modo corretto e consapevole a questo mondo. Sono tanti gli errori che ogni giorno si possono vedere sulle pagine dei giornali”.

 Continua la giornalista Cristina Mazzariello“Iniziamo dalla SdD. La sindrome di Down non è una malattia ma una condizione genetica chiamata Trisomia 21 per la presenza di un cromosoma in più in ogni cellula. Per questo ogni volta che un giornalista titola o scrive  “affetto dalla /soffre di/vittima della sindrome di Down” sbaglia perché non è mica un raffreddore! Si deve scrivere semplicemente “Ha la/con sindrome di Down”. Un altro errore molto frequente è scrivere “Un bambino/ragazzo/persona down”. Qui troviamo ben due fattori che rendono questa frase terribile alle orecchie di famigliari e specialisti. Non esiste un bambino down, non è una “razza”, esiste la persona CON sindrome di Down. Non dimentichiamo che dietro a questa condizione genetica c’è sempre una persona: Anna, Miriam o Gabriele… E’ solo una piccola parola in più ma fa una grande differenza”.

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Sottolinea la dottoressa Annalisa Sereni“Qui arriva anche il secondo errore frutto probabilmente della scarsa conoscenza della “materia”. Il termine “down” non può essere usato come aggettivo perché si tratta di un cognome. Il dottor John Langdon Down nel 1862 ha intuito che alcuni bambini avevano caratteristiche somatiche e mentali simili. Per descrivere i portatori di tale condizione quindi ha coniato l’infelice termine “mongoloide” (direi che riguardo questo termine, bandito da tempo dal mondo medico, non serva ribadire la valenza negativa assunta negli anni, sebbene qualche illustre giornalista l’abbia usato in tv infatti non deve assolutamente essere utilizzato perché considerato molto offensivo per le persone con Trisomia 21). Da qui nasce la definizione di sindrome di Down che ora, in effetti, dovrebbe essere sostituita da Trisomia 21 poiché il genetista francese Jérôme Jean Louis Marie Lejeune  nel 1959, ha scoperto che alla base di questa sindrome vi è la presenza di una terza copia (o una sua parte) del cromosoma 21”.

Come ha scritto Martina Fuga“È un fatto culturale prima ancora che sociale. E il linguaggio è l’alfabeto di questa cultura in evoluzione. Se sdoganiamo termini come “mongoloide” facciamo un passo indietro culturale di diversi decenni. Se continuiamo a parlare di “malattia”, se continuiamo a dire “soffre” di sindrome di Down, ha una “malattia mentale” facciamo un danno enorme, un danno culturale nei confronti delle persone con sindrome di Down, perché roviniamo anni di lavoro di associazioni di genitori che cercano di cambiare l’immagine di queste persone e la percezione che gli altri hanno di loro sradicando preconcetti pregiudizi e informazioni scorrette sulla sindrome. Scrivere nel modo scorretto delle persone con sindrome di Down va a rafforzare questi preconcetti e lede all’immaginario collettivo della persona con sindrome di Down. Il linguaggio che usate nei vostri articoli incide sulla cultura e sul rafforzamento dei pregiudizi o sulla distruzione di essi”.

Stesso discorso vale per i ragazzi con disturbo dello spettro autistico, come ha spiegato Maurizio Arduino: “Anche in questo caso troppo spesso viene usato il termine “soffre di autismo”. Non è una malattia ma un disturbo del neurosviluppo. Da qui la necessità di sapere, informarsi tramite associazioni o specialisti prima di cadere nella trappola dei luoghi comuni. Una persona con questa disabilità non è il Rainman che tutti ricordiamo al cinema. Il disturbo dello spettro autistico è vasto e ricco di sfumature molto spesso difficili da comprendere”.

“Chiediamo ai giornalisti di essere al nostro fianco in questo difficile cammino, la nostra piccola rivoluzione – spiega Guido Marangoni -. Su Facebook grazie alla pagina Buone notizie secondo Anna qualche passo avanti lo abbiamo già fatto. Anche grazie alla leggerezza e il sorriso della mia bambina con i quali ogni giorno io e la mia famiglia cerchiamo di sfatare i luoghi comuni e gli stereotipi”.

Non è una questione linguistica è sostanza, è cultura, è mentalità che si radica.

VisPO cerca 230 giovani per il Po

Il progetto che per 3 anni coinvolgerà giovani tra i 18 e i 30 anni in azioni di pulizia e valorizzazione delle sponde del Po e dei suoi affluenti in Piemonte

 

Acque inquinate, sponde cementificate, discariche a cielo aperto. E’ così che troppo spesso si presentano il Po e i suoi affluenti. Una grossa pattumiera piuttosto che un bene insostituibile dal punto di vista naturalistico, una risorsa ecosistemica ed economica per il nostro territorio. E’ da questa considerazione che nasce VisPO – Volunteer Initiative for a Sustainable Po, il progetto che per 3 anni coinvolgerà 230 volontari tra i 18 e i 30 anni in azioni di pulizia e valorizzazione delle sponde del Po e dei suoi affluenti in territorio piemontese. Un’esperienza di volontariato e apprendimento per giovani under 30 promossa da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in partnership con Arpa Piemonte e European Research Institute, presentata a Torino presso la Società Canottieri Armida.

“Siamo orgogliosi di essere i promotori di un progetto europeo che coinvolgerà in tutto il Piemonte centinaia di giovani in azioni di volontariato ambientale a favore del Po e dei suoi affluenti –ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Si tratta del primo progetto che promuove nella nostra regione azioni a priorità ambientale a supporto del Corpo di Solidarietà Europeo, l’iniziativa della Commissione Europea che riunisce giovani con l’obiettivo di costruire una società più inclusiva e solidale e che offre al tempo stesso la possibilità di vivere un’esperienza ispiratrice e arricchente per aiutare, imparare e crescere”.

Il progetto VisPO è finanziato nell’ambito del “LIFE Preparatory Project in Support of European Solidarity Corps” che promuove azioni a priorità ambientale a supporto del Corpo di Solidarietà Europeo (ESC) e vede lo scambio di esperienze con attività analoghe svolte da 20 volontari sul Danubio in Ungheria. Oltre alle iniziative di pulizia del Po e dei suoi affluenti, che si svolgeranno principalmente nei siti Natura 2000, VisPO prevede attività di monitoraggio, sensibilizzazione, promozione, formazione ed educazione ambientale e sportiva. “Arpa Piemonte è responsabile del monitoraggio, controllo e studio dell’evoluzione dello stato della risorsa acqua nella nostra regione e partecipa al progetto VisPO dando il proprio contributo tecnico-scientifico e amplificando l’impatto delle attività di formazione e sensibilizzazione dell’iniziativa –sostiene il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto-. La collaborazione con Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, avviata nel mio primo mandato, prosegue nel mio secondo incarico appena iniziato e il progetto VisPO è un’occasione, nel rispetto dei propri ruoli, per agire in un’ottica di sistema nel dare un contributo sempre più incisivo alla salvaguardia della salute del nostro territorio”. E’ possibile candidarsi per diventare volontari europei VisPO sul sito www.bevispo.eu

Da Roma pioggia di euro per la Città della Salute. Ma c’è anche il recupero di Palazzo Carignano

Il Cipe ha dato il via libera all’ultima tranche di stanziamenti del Fondo nazionale sviluppo e Coesione (FSC) per importanti interventi sul territorio piemontese. Il più significativo è di 90 milioni di euro e riguarda la realizzazione del Parco della Salute di Torino. 
“E’ uno stanziamento molto importante”, commenta il presidente della Regione, Sergio Chiamparino “risorse che avvicinano la realizzazione di una opera che inciderà nel futuro non solo strettamente sanitario di Torino e del Piemonte. Un impegno del governo e dell’amministrazione regionale che viene onorato, e che si unisce ad altri importanti stanziamenti per il nostro territorio”.
In particolare, il finanziamento non riguarda la costruzione della struttura ospedaliera, ma la parte altrettanto importante dedicata alla ricerca.
Nella riunione di mercoledì il Cipe ha stanziato altre risorse FSC per il Piemonte: 35 milioni di euro che verranno utilizzati da Province e Comuni per interventi su strade danneggiate6,16 milioni di euro per interventi sull’amianto e altre bonifiche4,4 milioni per interventi di restauro e valorizzazione di Palazzo Carignano a Torino3 milioni per la villa dei Laghi, nel parco della Mandria, 3,95 milioni sulle dighe2,15 milioni per infrastrutture turistiche nelle zone montane, 200 mila euro per i Sacri Monti760 mila euro sul fondo per l’innalzamento della qualità progettuale.
I fondi stanziati rappresentano l’ultima tranche delle risorse stanziate in Piemonte nel quadro dell’FSC 2014-2020. “Parliamo di oltre un miliardo e 150 milioni di euro”, precisa il presidente del Piemonte “una massa finanziaria che, unita ai fondi europei, avrà un impatto decisivo sul futuro della nostra regione. Si tratta, per macrovoci, di quasi 600 milioni su infrastrutture e trasporti, oltre 110 su dissesto idrogeologico, ambiente e bonifiche, oltre 60 milioni su cultura e turismo, altrettanti sull’edilizia sanitaria del nord-est del Piemonte, quasi 200 milioni per la modernizzazione digitale del territorio con il piano della banda ultra larga, altrettanti su ricerca e innovazione, 10 sull’agricoltura. Sono interventi che, insieme agli altri permessi dalla dotazione europea, trasformeranno la nostra regione, rafforzando e ammodernando le infrastrutture  materiali e immateriali, in modo da essere pronti alle sfide che ci attendono”.

Open Day al Sant’Anna

Prima edizione dell’(H) Open day dedicato alla ginecologia, presso l’ospedale Sant’Anna di Torino
L’8 marzo su tutto il territorio nazionale saranno disponibili servizi gratuiti di prevenzione, diagnosi e cura in ginecologia con focus speciale sui fibromi uterini. Iniziativa promossa da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il patrocinio della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. Sul sito www.bollinirosa.it l’elenco dei servizi offerti dagli ospedali aderenti e le modalità di prenotazione. Luogo, data – Onda e l’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino, in occasione della Festa della Donna che si celebra l’8 marzo, promuovono un (H) Open day dedicato alla ginecologia. Giovedì 8 marzo 2018 dalle ore 13 alle ore 15, presso l’Aula delle Piane dell’ospedale Sant’Anna di Torino (via Ventimiglia 3), si terrà la 1^ Edizione di “Chiedi Conosci Cura” con il Focus sui Fibromi uterini con discussione e domande aperte agli esperti. 

 

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Gli ospedali del nuovo network Bollini Rosa, premiati a Roma lo scorso dicembre, aderenti al progetto offriranno gratuitamente alla popolazione femminile servizi clinico-diagnostici ed informativi come consulenze e colloqui, esami strumentali, conferenze, info point e distribuzione di materiali divulgativi. Obiettivo della giornata sarà migliorare la consapevolezza ed il livello di attenzione delle donne in ambito ginecologico ed in particolare verso i fibromi uterini, tra le patologie ginecologiche benigne più diffuse che colpisce circa 3 milioni di donne nel nostro Paese. Spesso sono diagnosticati nel corso di controlli di routine ed in circa la metà dei casi sono asintomatici. Nel restante 50% dei casi sono però responsabili di manifestazioni anche importanti che incidono negativamente sulla qualità della vita delle donne.  In occasione dell’(H)-Open day sarà distribuita una pubblicazione dedicata proprio ai fibromi uterini, una breve guida per informarsi e capire cosa fare, già scaricabile gratuitamente dal sito di Onda (www.ondaosservatorio.it). I servizi offerti dagli ospedali sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it, dove è possibile visualizzare l’elenco dei Centri aderenti con indicazioni su orari e modalità di prenotazione. L’(H)-Open day è promosso da Onda col patrocinio della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di Gedeon Richter. “La Festa della donna ci è sembrata l’occasione migliore per offrire alle donne la possibilità di usufruire di servizi gratuiti in ginecologia”, spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda. “Il focus sui fibromi uterini ci permette di fare il punto su una patologia benigna, ma molto diffusa che può avere effetti altamente invalidanti per chi ne soffre”.

Emma Bonino sbaglia a dire addio al Latino

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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L’on.Emma Bonino, forse inconsciamente, ha ripreso le tre i di Silvio Berlusconi di una decina di anni fa in relazione alla scuola:internet,impresa, inglese,se non ricordo male. Ed ha aggiunto che bisogna dire basta ai latinisti,il che significa allo studio del Latino. Emma Bonino forse non conosce la realtà della scuola italiana e non sa che il Latino è stato abolito nella scuola media unica da tanti anni e che al liceo scientifico sopravvive più nella forma che nella sostanza. Nello stesso liceo classico il Latino è ridotto al minimo,nei bienni si preferisce un bel ciclo di film di natura sociale rispetto alla noiosa grammatica e alla difficoltosa sintassi. Sono rimasti pochi gli studenti che sanno cosa sia ,ad esempio, la consecutio temporum anche perché sono poco meno di cinquant’anni che la traduzione dall’italiano al latino è stata abolita. Insegnare il latino in una scuola che non prepara allo studio dell’Italiano ed ha eliminato da decenni l’analisi logica come una sorta di supplizio mentale per le giovani menti ,diventa difficile,se non impossibile. Così come il non studio del latino non facilita certo la conoscenza dell’Italiano. Se il congiuntivo è stato sostituito dall’indicativo,ciò è dovuto anche al non studio del latino che coglie l’idea della potenzialità e dell’eventualità , oggi diventata una raffinatezza per un’élite assai striminzita di persone. Andrebbe ancora aggiunto che tra i politici è frequente trovare chi confonde il condizionale con il congiuntivo (non mi riferisco solo al mitico senatore Razzi) come fanno gli ignoranti,soprattutto nel Mezzogiorno, che pure fu la terra di alcuni dei nostri massimi pensatori e letterati.

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Le ragioni dell’ignoranza che ci pervade sono molteplici e non sono solo collegate alla non conoscenza della lingua latina.  Ma certo un colpo micidiale al declassamento dei nostri studi e della nostra cultura è arrivato dall’attacco sistematico che la politica ha rivolto allo studio delle lingue classiche considerate un qualcosa di inutile. Ho conosciuto un giovane avviato agli studi classici che subì un vero e proprio lavaggio del cervello da parte dei nonni illetterati ( lui geometra e lei casalinga) che convinsero il giovane a cambiare il corso di studi in quanto il latino ed il greco non servono. E’ verissimo che non hanno uno sbocco professionale né il latino né il greco,come non ha fini pratici la lettura della Commedia di Dante. E non per questo le letture dantesche vanno bandite o un carme di Catullo va ignorato. Ci sono cose che appartengono al mondo dello spirito,della formazione intellettuale,della humanitas ,appunto,che gli ignoranti non sanno neppure cosa sia. Gli “studia humanitatis” che riguardano valori umani che non possono essere sostituiti dalla tecnica,pena un nuovo medio evo tecnologico di ritorno.  In passato gli ignoranti tacevano, oggi vogliono andare in cattedra e decidere cosa si debba insegnare nella scuola. Non a caso l’ignoranza ha preso il sopravvento e c’è gente che è persino orgogliosa della propria ignoranza.Ricordo che una volta,appena ventenne, ebbi una discussione con un assicuratore,un ragioniere che era un buon conoscente di mio padre. Il ragioniere telefonò il giorno dopo a mio padre,dicendo che era stato difficile starmi dietro nei ragionamenti perché alle sue osservazioni tecniche io ribattevo-pur digiuno di diritto assicurativo- con ragionamenti che lo avevano messo in difficoltà. Quella “dialettica” di adolescente non era un segno di valore personale,ma era soprattutto la conseguenza di essere stato abituato per otto anni di fila al ragionamento rigoroso che mi veniva dallo studio del Latino:il “ragionare come si deve” di Pascal.Chi non ha mai studiato il latino non può capire. Si tratta di gente che non mai letto la lettera del Machiavelli a Francesco Vettori in cui il grande fiorentino scrive che ogni sera ,leggendo i grandi classici del passato, si nutre di quel”cibo che solum è mio e che io nacqui per lui”.Quella gente si limita a gustare come cibo il pane e il salame o ,al massimo,se abbienti, ostriche e champagne. 

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Certi politici praticano le più banali machiavellerie che non hanno però nulla a che vedere con il pensiero di Machiavelli che non hanno mai letto e di cui non saprebbero cogliere la grandezza politica ed intellettuale modulata sulla storia romana scritta da Tito Livio.  Sarebbe facile opporre all’on. Bonino il latinista Concetto Marchesi ,deputato del Pci, che difese ad oltranza la lingua e la cultura di Orazio e di Virgilio ,contro le demagogie del suo partito che riteneva il Latino un privilegio dei ricchi da abolire. Concetto Marchesi cercò di spiegare che quella fu la lingua anche dei nostri maggiori scienziati e di studi classici si nutrirono Marx,Gramsci e Togliatti. Aver studiato o non aver studiato il latino dà una quadratura mentale,un’agilità intellettuale che nessun ragioniere o geometra o perito avrà mai. E lo scrivo con tutto il rispetto possibile per chi non ha studiato la lingua di Cicerone.Io non potrò mai dimenticare il lavorìo intellettuale-una vera ginnastica del cervello,”una ginnastica fino alla frenesia”,come consigliava La Marmora ai suoi bersaglieri sul piano fisico – che comportava lo studio del latino e di cui coglievo l’importanza già alle Medie. Avevo avuto un compagno di elementari-carissimo amico di giochi- che aveva dovuto scegliere le scuole tecniche ed anche solo nell’arco dei tre anni di medie verificai che qualcosa nel nostro modo di pensare era cambiato.Non capivo di cosa si trattasse ,ma lo colsi successivamente anche quando altri miei compagni di scuola media scelsero gli istituti tecnici. Ovviamente esisteva il problema del privilegio sociale degli studi classici ed ho avuto al liceo anche compagni del tutto disinteressati allo studio delle lingue classiche perché era stata la famiglia ad imporre loro il liceo, anziché un ottimo istituto professionale in cui avrebbero messo a frutto i propri talenti in modo ottimale .Certo non bastava la frequenza del liceo per acquisire quella dimestichezza negli studi che portava gli studenti del classico a primeggiare anche al Politecnico. Avrei anche dei ricordi non gradevoli degli anni liceali con un professore di latino e greco che inaridiva la letteratura e la lettura dei classici a meri e pignoleschi riferimenti grammaticali e sintattici che distruggevano il piacere di entrare in un mondo straordinario come quello greco-latino.Ma alla fine superai anche le visioni anguste di quel professore e alla scuola di Vincenzo Ciaffi acquisii in modo definitivo il valore della classicità.Anche all’università ebbi docenti limitati,purtroppo,ma l’amicizia con Luciano Perelli,letterato raffinato e storico acuto della latinità – mi consentì di superare certe lacune.

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Oggi sono e resto un convinto sostenitore della scuola classica per la quale mi sono battuto a fianco di tanti uomini di sinistra come l’indimenticabile Costanzo Preve non offuscati dalla demagogia di cui dà prova Emma Bonino.  Il problema semmai-va ribadito – era e forse è ancora quello di fare in modo che gli studi classici non fossero o non siano un privilegio di pochi e venissero o vengano garantiti,ai sensi della Costituzione,”ai capaci e meritevoli,anche se privi di mezzi”. Un vecchio professore del liceo “ Massimo d’Azeglio” (che oggi incredibilmente scrivono D’Azeglio) Augusto Monti,un mito della sinistra di ogni tempo, aveva già visto il nesso tra la scuola classica e la vita moderna.La sua lezione in quella direzionefinì presto di essere dimenticata e di lui è rimasto solo il suo nobile e intransigente antifascismo che aveva però origine anche nella lettura dei classici che il professore citava ai suoi allievi durante il ventennio come esempi di amore per la libertà.Lo scrissero Mila,Fusi,Firpo che furono suoi allievi. In tempi recenti sono usciti libri molto documentati sull’importanza del Latino ,ma l’on. Bonino sicuramente non li ha letti. Una volta Pannella si infervorò con me nella difesa delle lingue classiche.Lui stesso, a volte ,amava fare qualche citazione latina. Pannella aveva alle sue spalle studi classici severi, di cui andava orgoglioso.  Spiace che Emma Bonino, che pure ha frequentato il liceo classico “Gandino” di Bra ,sia rimasta ferma alle origini rurali e commerciali della sua famiglia. L’anatema laico che ha rivolto verso i latinisti rivela purtroppo una visione molto limitata che è l’esatto opposto della cultura cosmopolita di Marco Pannella. Sandro Pertini definitiva la Bonino “la monella di Montecitorio”.Peccato che ,a quasi 70 anni,non sia cresciuta o non abbia fatto tesoro degli anni liceali in Piemonte. L’imprenditore pragmatico Silvio Berlusconi, lanciando le sue tre I per un rinnovamento della scuola,non disse mai basta al latino ,che apprese alla scuola dei salesiani,come invece ha fatto Emma Bonino, laureata in letteratura moderna negli anni dell’immediato ’68. 

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scrivere a quaglieni@gmaill.com

Comunicazione spese sanitarie, come comportarsi

Di Patrizia Polliotto* 

 

Ecco alcune importanti indicazioni per chi è tenuto alla comunicazione delle spese sanitarie, sia personali che relative al mantenimento dei propri animali domestici, per i quali resta fermo al 28 febbraio il termine entro cui i veterinari iscritti agli albi professionali sono tenuti a trasmettere i dati delle spese veterinarie sostenute dai contribuenti nel corso del 2017. In osservanza del sistema di tutela della privacy approvato, è fissato all’8 marzo 2018 il termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese mediche sostenute nell’anno 2017 per l’elaborazione del 730 precompilato. Per i soggetti interessati a esercitare la facoltà di opposizione, è possibile pertanto inviare il suddetto modello direttamente all’Agenzia fino all’8 febbraio 2018, oppure connettersi dal 9 febbraio all’8 marzo 2018 direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it).

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* Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

Abbassare e alzare i toni

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Abbassare i toni sembra la parola d’ordine di questi ultimi giorni di campagna elettorale ed e’ giusto il richiamo al senso di responsabilità nella polemica politica. Un paese civile ha valori condivisi che limitano la dialettica elettorale ad alcuni temi, evitando anche gli attacchi personali tra candidati perché quelli attaccabili sono stati esclusi dagli stessi partiti. In Italia non accade proprio così, per cui l’invito ad abbassare i toni appare utile , se non indispensabile.  Ciò che non si può dimenticare e’ il corteo sedicente antifascista che voleva impedire la propaganda di CasaPound a Torino e che  ha ingaggiato una guerriglia urbana molto violenta con la Polizia che doveva invece  garantire il diritto di CasaPound di tenere la propria manifestazione.  Nel denunciare questo fatto non si devono abbassare i toni, ma alzarli. Pensate cosa sarebbe accaduto se a manifestare in quel modo fosse stata CasaPound ? Ci sarebbe stato  giustamente il finimondo .Forse si sarebbe scomodato persino il Papa. E ben a ragione. Ma le reazioni nei confronti dei centri sociali sono invece apparse troppo blande. Qui non si tratta tanto di dire se abbiano o non abbiano titolo a dirsi antifascisti, ma si tratta di condannarne  le azioni e la loro stessa esistenza.
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 In periodo elettorale va garantita a tutti i contendenti se non una  vera par condicio, come sarebbe auspicabile e giusto, almeno una qualche parità  di trattamento . Altrimenti torniamo alla guerra civile degli anni immediatamente precedenti alla dittatura fascista in cui gli oppositori finivano come don Minzoni  e  Giacomo Matteotti o, se vogliamo pensare a fatti più vicini a noi , al 1968 e dintorni in cui si impediva, con il ricorso alla  violenza, l’agibilità politica degli avversari, considerati nemici. Ci fu chi cinquant’anni fa ritenne di riprendere la “Resistenza tradita“ prima con le intolleranze politiche e poi con la violenza del terrorismo. Pochi allora dissero che gli estremisti non potevano considerarsi eredi e continuatori della Resistenza  e che dovevano essere isolati. Anche allora, di fatto, certi melliflui democristiani invitarono ad abbassare i toni e non presero i provvedimenti necessari a salvaguardare le regole democratiche e lo Stato di diritto. La generazione dei Moro e dei Rumor ha in proposito colpe storiche gravissime.  Chiunque dissentiva, veniva tout- court considerato fascista .E nessuno apriva bocca. L’intimidazione politica era la regola.

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Oggi quella esperienza di 50 anni fa ha indotto l’Anpi a  dissociarsi. Ma dissociarsi non basta. E’ necessaria una condanna totale dei centri sociali.  Io sarei, riprendendo l’idea di Carlo Casalegno, per proporre di  chiudere i covi della sovversione, anche non posso non condividere l’idea del filosofo Maurizio Ferraris che ritiene che, così come sono ubicati nelle loro tane abusive, gli “antagonisti” sono  più  se non più controllabili, almeno più individuabili.  Il punto vero e’ un altro: i primi fascisti  sono proprio questi sedicenti antifascisti che risuscitano una violenza che, in verità, non avevano mai nascosto. L’esperienza No Tav in Valle di Susa e’ un esempio evidente che non si può dimenticare.

 

scrivere a quaglieni@gmail.com

Universo virtuale e reale

Come i computer e gli “occhi della mente” ricostruiscono il cosmo

Piero Bianucci, giornalista e scrittore – Attilio Ferrari, Presidente Infini.TO Planetario di Torino


L’incontro si svolge nell’ambito di eventi collaterali della mostra
“L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”
organizzata dal Sistema Scienza
Piemonte con il sostegno della Compagnia di San Paolo

 

La nostra mente non è fatta per numeri, lettere, equazioni: ci siamo evoluti nel cosmo imparando e ricordando per immagini. Ed è grazie ai progressi della scienza – ai codici di visualizzazione che ricostruiscono i dati provenienti da esperimenti del CERN, o da missioni spaziali come HST o GAIA – se oggi possiamo “vedere” la struttura e la dinamica degli atomi, delle particelle elementari, delle galassie, delle sorgenti X e gamma. La scienza usa infatti immagini virtuali per rappresentare la struttura del mondo fisico, permettendoci di scrutare oltre il nostro occhio, ed è virtuale il cielo che gli astrofisici oggi simulano nei supercomputer per capire meglio l’evoluzione del cosmo, così come l’universo che vediamo nei planetari. 

 

C’è però un aspetto “reale” del cielo che di solito viene ignorato: ogni raggio di luce che arriva dalla volta stellata è un “treno” di fotoni che fisicamente congiunge la retina del nostro occhio alla fotosfera della stella. Le stelle ci toccano, e fanno il solletico al nostro cervello. Il viaggio dei fotoni dalla retina al cervello alimenta la nostra immagine dell’universo che è insieme reale e virtuale.

 

Ed è proprio il viaggio tra “Universo virtuale e universo reale” protagonista il 1° marzo della seconda trasferta di GiovedìScienza al Politecnico di Torino (alle 17:45, Aula Magna “Giovanni Agnelli”, in Corso Duca degli Abruzzi, 24). Appuntamento con il giornalista e scrittore Piero Bianucci (autore di una trentina di libri di divulgazione scientifica, cura il mensile “le Stelle” fondato da Margherita Hack) e con l’astrofisico Attilio Ferrari, presidente del Parco Astronomico Infini.to (svolge ricerche sulla fisica delle stelle e delle galassie, sui fenomeni cosmici di alta energia e sulla cosmologia in Italia e all’Università di Princeton, al MIT di Boston, al Max Planck Institute di Monaco, ecc.) per capire come i computer e gli “occhi della mente” ricostruiscono il cosmo.

 

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Programma completo e diretta streaming su: www.giovediscienza.it

Segreteria organizzativa tel. 011 8394913

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GiovedìScienza – Politecnico di Torino
Aula Magna “Giovanni Agnelli”, Corso Duca degli Abruzzi, 24