ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 498

Da Torino al Portogallo un nuovo concetto di casa

Un progetto in campo ricettivo che coinvolgerà le più belle terre portoghesi

Lui imprenditore, torinese DOC seppure rientrato recentemente da Londra, lei designer italo-brasiliana trasferitasi recentemente a Torino da Rio da Janeiro. Si sono trovati insieme non solo nella vita privata, ma anche in quella professionale. E’ di Cristiane Parisi l’idea di lanciare un’alternativa al concetto tradizionale di abitazione, utilizzando container houses (sì proprio quelli che vengono utilizzati per il trasporto navale delle merci!), mentre è di Carlo Patetta Rotta l’idea di creare un vero e proprio brand , in.Cube, per progettare veri e propri resort utilizzando unicamente i containers, abitazioni molto più eco-sostenibili di quelle tradizionali. Non si scava, infatti, il terreno per creare fondamenta e l’energia elettrica deriva dall’utilizzo di pannelli fotovoltaici sul tetto. Per gli ospiti del container si abbassano, così, i costi medi di soggiorno senza rinunciare al confort.

“Ho viaggiato molto in Sud-America ed in Europa e da tanti anni avevo il desiderio di avere un pied a terre nelle città e località a me più care – racconta Cristiane – Nel 2015 ero in Uruguay dove presi alcune lezioni di kite-surf ; proprio in questa occasione ho potuto realizzare, con mia grande sorpresa, che il mio istruttore viveva in un…..container. Da allora ho iniziato a seguire questo nuovo trend di mercato e le principali aziende produttrici di questo tipo di abitazioni. La tecnologia utilizzata in questo settore si è evoluta notevolmente e l’utilizzo dei container si sta diffondendo velocemente”.

“Il nostro primo progetto – racconta Carlo – è a Comporta, in Portogallo, una zona a 120 km a Sud di Lisbona ancora sconosciuta a molti, ma parecchio frequentata da più di venti anni dal jet-set internazionale ( Philippe Starck e Christian Louboutin non sono solo presenze costanti d’estate, ma hanno anche comprato casa nella zona). La cantante Madonna, ad esempio, ha trascorso uno dei suoi ultimi compleanni passeggiando a cavallo sulla spiaggia incontaminata di sabbia bianca che si estende per più di 40 km”.

“Grazie a regole molto restrittive da parte delle amministrazioni locali – spiega Cristiane – tutta la zona è ancora incredibilmente selvaggia e pochissimo abitata; sulla spiaggia è letteralmente impossibile costruire, le uniche costruzioni sono piccoli ristoranti ricavati dalle case di pescatori, mantenendo l’antico charme; nell’interno i proprietari terrieri possono costruire solo sul 25% della terreno che posseggono. Il risultato è un posto paradisiaco e unico. Negli anni si è sviluppata qui una vera e propria filosofia, che si potrebbe definire dello “Slow-Living”. Chi viene in questi posti cerca pochi elementi, ma molto precisi: relax, confort, natura incontaminata, privacy e semplicità….persone che, normalmente, vestono solo abiti firmati, qui sono in maniche di camicia e a piedi scalzi tutto il giorno”.

“E’ proprio per queste caratteristiche che abbiamo scelto Comporta come nostro primo progetto – spiega Carlo Patetta Rotta – Non c’e’ dubbio che le nostre abitazioni sono semplici, per la bellezza e il comfort ci penserà Cristiane con il suo bespoke design. Lo stile, invece, sarà categoricamente quello portoghese: azulejos (le famose piastrelle portoghesi), tetti ricoperti di paglia e oggetti in sughero”.

“Un’altra caratteristica fondamentale del nostro resort – aggiunge Carlo – è che sarà posizionato a breve distanza da alcuni dei più bei golf club del Portogallo. In questo modo riteniamo di poter attrarre anche i numerosi giocatori di golf che arrivano da tutto il mondo per praticare il loro sport preferito e, per facilitare questo, stiamo infatti contrattando prezzi vantaggiosi per i nostri ospiti per l’utilizzo dei migliori campi della zona”. Alla mia domanda a che punto del progetto siano, Carlo risponde: “Il terreno è stato identificato e il progetto del resort completato. Adesso siamo in fase di fund-raising, cioè di ricerca degli investitori. Stiamo parlando anche a investitori internazionali, ma in realtà saremmo più contenti di poter coinvolgere investitori italiani che ci possano seguire non solo nel progetto portoghese, ma anche in quelli successivi: il prossimo, infatti, abbiamo già deciso che sarà a Torino”.

Mara Martellotta

INCUBELIVING.COM

“Muoiono? Tanto sono vecchi”. I giornalisti italiani sono tutti orfani

“Commentarii” Di Augusto Grandi / Una categoria sfortunata, quella dei giornalisti italiani. Tutti prematuramente orfani o abbandonati da neonati in qualche struttura sul genere del Forteto (ma si potrà ancora nominare il Forteto senza suscitare l’odio delle sardine?). Solo così si spiega il cinismo e l’indifferenza con cui viene comunicato che i morti per il virus sono tutti vecchi e con problemi sanitari pregressi.

I giovani colleghi, rigorosamente palestrati e che non ricorrono mai ai medici – i conti della Casagit, la cassa malattia della categoria, non vanno bene esclusivamente per colpa degli stramaledetti giornalisti vecchi – ignorano, evidentemente, che superata una certa età sopraggiungono gli acciacchi, i problemi sanitari pregressi che, con l’aiuto del virus, possono essere letali. Pazienza, erano vecchi, prima o poi sarebbero morti comunque…

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Trasporti e logistica, addetti in crescita

La fotografia scattata dall’Osservatorio sui bilanci delle SRL pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti

 

IN PIEMONTE AUMENTANO ADDETTI (+7,9%) E FATTURATO (+27,6%). IN REGIONE I RICAVI SONO IL TRIPLO DELLA MEDIA NAZIONALE(MIGLIOR PERFORMANCE ITALIANA)

 

In Italia aumentano gli addetti (+6,4% che porta il valore complessivo a poco più di 250.000 unità) e il fatturato (+8,1%, oltre 46miliardi totali) ma la crescita frena. Nell’anno precedente si viaggiava ad un incremento degli addetti del +10,4% e dei ricavi del+10% 

 

In Italia aumentano gli addetti (+6,4% che porta il valore complessivo a poco più di 250.000 unità) e il fatturato (+8,1%, oltre 46miliardi totali) ma la crescita frena. Nell’anno precedente si viaggiava ad un incremento degli addetti del +10,4% e dei ricavi del+10%.  Questa la fotografia del comparto trasporti e logistica scattata dall’Osservatorio sui bilanci delle SRL –pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. L’analisi sulla base della banca dati AIDA –Bureau van Dijk ha riguardato i bilanci 2018 di quasi 17.000srl afferenti al settore, pari al 3% del totale di srl. In Piemonte aumentano addetti (+7,9%) e fatturato (+27,6%), in regione i ricavi sono il triplo della media nazionale, risultando la miglior performance italiana.

 

Nel dettaglio emerge come la crescita del fatturato sia più elevata tra le imprese del comparto trasporto terrestre di merci(+11,3%) seguito dalle srl del comparto del trasporto marittimo e acque interne(+8,7%), magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti(+6,6%) e infine (+3,8%) trasporto terrestre di passeggeri.

 

Limitando l’osservazione all’andamento del fatturato e del valore aggiunto, le performance migliori relative ai bilanci 2018 si registrano nel Nord-ovest, per quanto riguarda sia il fatturato (+9,9%) che il valore aggiunto (+9,7%). Nel Nord-est, invece, si osserva la crescita più bassa del fatturato (+5,9%) mentre al Centro (+6,4%) l’incremento più contenuto del valore aggiunto.

 

In termini di fatturato, a livello regionale, a parte la Valle d’Aosta (-14%),  in evidenza il Piemonte con il +27,6%, il Molise con il +14,9%, la Campania con il +11,9% e la Basilicata con il +11,1%. In particolare il Piemonte fa registrare un forte recupero rispetto al 2017, mentre nel Lazio si registra la tendenza opposta. Buone anche le performance dell’Umbria (+10 %) e del Friuli Venezia Giulia (+9,6%). Sul fronte degli addetti, maglia nera a Valle D’Aosta (-36,1%) mentre sul podio Campania (+14%), Lombardia (+8%), Piemonte(+7,9%) e Friuli Venezia Giulia(+7,9%).

 

Relativamente alle classi dimensionali di fatturato, soffrono le microimprese (fino a 350.000euro) con negatività sia per addetti (-9,6%) che ricavi (-5,7), mentre le grandi imprese(oltre10milioni di euro) marciano con livelli di crescita superiori alla media nazionale, segnando +11,7% per addetti e +12,3% per fatturato.

Ci vuole un’ ‘Altra Vita’

È la conclusione cui sono arrivato nei giorni scorsi davanti allo spettacolo di natura che non è il Grand Canyon o la savana africana ma semplicemente la Valcerrina, nello specifico la frazione Piancerreto di Cerrina Monferrato

Uno spettacolo dove, grazie a Dio (o a ciò che dovrebbe esserci) uomo e natura sembrano ancora convivere in giusto equilibrio. È tutto questo mentre sullo sfondo c’è un’isteria collettiva, anche alimentata da mass media che fanno il botto grazie al coronavirus.

Non si veda in questo una critica alle misure prese, sono certo dure ma nel pieno rispetto del dettato costituzionale (che tutti POCO conosciamo) semmai tardive. La questione non è questa ma la domanda che mi sono posto è un’altra, ovvero se la crescita della nostra società globale fosse stata più graduale, meno caotica, meno legata alle leggi di un mercato letteralmente impazzito, più rispettosa degli Altri, meno intrisa di carità pelosa e di facciata ( finalizzata ad un guadagno sulle spalle delle persone che si vogliono aiutare a parole), meno legata a concetti legati all’ambientalismo che all’ambiente in quanto tale,più rispettosa delle tradizioni dei popoli che al voler mettere tutto in soffitta quello che c’era prima, se l’Europa non vivesse oggi/ non nascondiamocelo – un’epoca di decadenza che mi pare quella della caduta dell’impero romano d’Occidente, sarebbe successo? Si da la colpa alla Cina è vero. Ma in Cina c’è stata la corsa nel recentissimo passato, nell’auspicio da fare Affari col regime capital-comunista. E ci fu un Presidente della Repubblica che, anzi, invitò ad investire in Cina… Altro aspetto è che oggi il modello urbanistico vincente a livello mondiale è quello dell’Estremo Oriente, con megalopoli e Città estese, l’esatto contrario di quello che è stato il nostro sinora. Tutta questa lunga tirata, e mi scuso, per dire che occorre RIPENSARE il nostro modello di vita, non bloccando la corsa ma rallentandola, pensare per il futuro a rendere le condizioni di vita e lavoro più semplici nelle aree cosiddette marginali, rivalorizzare il settore primario è chi vi lavora. Partendo da queste considerazioni, e coerentemente con queste, il mio impegno politico sarà questo d’ora in avanti. Con due bussole, il buon senso e la mia coscienza.

Massimo Iaretti

Piemonte sempre più green: oltre 4 miliardi di investimenti

Ammonta a 4,3 miliardi di euro il piano per la manutenzione e posa delle reti elettriche e del gas che saranno investiti in Piemonte nei prossimi dieci anni

La ricognizione delle risorse per la green economy illustrata il 21 febbraio in Giunta dall’assessore regionale all’Energia ha messo in evidenza che 1,8 miliardi sono destinati all’ammodernamento della rete gas nei 17 ambiti territoriali minimi dove entro la fine dell’anno saranno avviati i lavori dopo la pubblicazione dei bandi, che Iren ha confermato l’impegno ad investire un miliardo per la decarbonizzazione entro il 2024, e che Terna stanzierà 415 milioni per la Rete di Trasmissione Nazionale (di cui 225 per lo sviluppo e 190 per il rinnovo degli impianti e della sicurezza), che Enel migliorerà la rete con 400 milioni ed Egea nei prossimi due anni investirà 113 milioni in Piemonte. La Regione ha ribadito l’impegno di impiegare 600 milioni del Fondo europeo di sviluppo regionale per le materie di sua competenza nei settore della green economy da qui al 2027.

Somme che, secondo l’assessore, sbloccheranno i cantieri dando respiro alle aziende e una spinta all’occupazione e alla crescita economica nel medio e lungo periodo.

Per quanto riguarda l’ampliamento della rete gas, l’assessore ha annunciato di voler avviare un confronto con quegli ambiti territoriali (17 su 19) che dal 2016 ad oggi non hanno ancora pubblicato i bandi di concessione. Se le gare non saranno avviate entro l’anno, la Regione potrebbe sostituirsi ad essi come stazione appaltante. Le province dove sono attesi i lavori di manutenzione sono Verbania, Alessandria, Cuneo, Asti, Biella, Novara e Vercelli, per un totale di 1,2 milioni di utenze. A titolo esemplificativo, i lavori di ammodernamento eseguiti in 49 Comuni della provincia di Torino hanno ridotto di 100.000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica e di 1.300 tonnellate quelle di polveri sottili in 12 anni.

Coronavirus: “Noi siamo con la popolazione italiana”

La Lettera del Coordinamento interconfessionale  /Esprimiamo il nostro sincero apprezzamento e gratitudine verso tutti coloro che in questi giorni sono in prima linea, a partire dalle più alte autorità civili e religiose, quali il Presidente della Regione Alberto Cirio e l’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia”

Noi siamo con la popolazione italiana che si trova in questi giorni alle prese con una situazione imprevedibile, che cambia intimamente la percezione della vita quotidiana. Anche con quella di altre aree del mondo, ma per una volta è giusto innanzitutto esserlo con chi è più vicino e con cui si condivide un’esperienza così importante.

Da un punto di vista religioso eventi di questo tipo hanno anche un senso spirituale, non foss’altro perché ci mettono di fronte a noi stessi e agli altri in modo più profondo. Del resto più di uno, tra i comportamenti oggi da adottare, nel terreno religioso affonda le sue radici: come il rispetto delle norme igieniche o mettersi al servizio di chi è in stato di bisogno.

Ci facciamo dunque interpreti dell’impegno delle diverse comunità a contribuire, in un momento non facile, a ritrovare la fiducia e un rinnovato senso di solidarietà sociale.

Ci mettiamo a disposizione per ogni necessità. In particolare ci adopereremo affinché il necessario diradamento dei rapporti non gravi ulteriormente su condizioni di solitudine e abbandono.

Pur riconoscendo le ragioni che hanno indotto a sospendere le riunioni religiose, più che mai ne manterremo vivo il senso. E invocheremo ogni benedizione affinché l’emergenza in corso sia occasione di miglioramento umano e spirituale.

 

Giampiero Leo portavoce del Coordinamento interconfessionale del Piemonte

Campus Off per giovani protagonisti

Il Torino Youth Center e l’Università degli Studi di Torino promuovono  l’aula studio di Off Topic, hub culturale e centro di protagonismo giovanile (accesso gratuito) Via Pallavicino 35

Grazie al rinnovo della convenzione con l’Università di Torino, riparte Campus Off, la grande aula studio di Off Topic che risponde a un bisogno reale degli studenti di avere sempre più spazi adeguati dove studiare e socializzare. In un punto strategico della città per la sua vicinanza al Campus Einaudi, Campus Off offre agli studenti anche la possibilità di godere gratuitamente di un contesto multiculturale che spazia dall’arte alla musica, dal teatro al buon cibo.

L’Università degli Studi di Torino, inoltre, avrà a disposizione spazi attrezzati e potrà, concordandolo, utilizzarli per attività extra-universitarie, serali, o per organizzare conferenze, momenti formativi e di intrattenimento.

Siamo felici che si rinnovi per il secondo anno la convenzione con l’Università di Torino, e forti del successo dello scorso anno con centinaia di studenti che hanno frequentato Campus Off struttureremo servizi sempre più adeguati alle loro esigenze” dichiara Luca Spadon, presidente TYC – Torino Youth Center. “Off Topic rinnova la sua vocazione a essere sempre più una struttura aperta e innovativa, uno spazio di eventi e di cultura che si apre al quartiere e agli studenti. Siamo particolarmente orgogliosi inoltre di rispondere in modo concreto a una esigenza reale e a un problema annoso come la mancanza di spazi adeguati in una città dalla così forte vocazione universitaria.”

Off Topic si configura sempre di più come villaggio all’interno del quale si potranno vivere diversi spazi: la Palazzina, sede degli uffici di Fnas, Creattiva, Bob, Il Cerchio di Gesso, The Goodness Factory e co-working per start-up e giovani creativi; l’aula studio che la sera si trasforma in spazio polifunzionale destinato all’arte contemporanea ma anche a corsi di formazione, conferenze, proiezioni e dibattiti; il Cubo, dimora di attività teatrali e musicali; il Bistrò con reading, performance teatrali e musicali e il Cortile, punto di congiunzione tra i diversi spazi e reale agorà di Off Topic.

CAMPUS OFF sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 e sabato dalle 9.00 alle 15.00. Accesso gratuito.

Gli studenti potranno inoltre usufruire dei servizi di ristorazione del Bistrò che metterà a disposizione dei menù ispirati ai piatti tipici del Bel Paese con prodotti freschi che quotidianamente arrivano da Campania, Toscana, Puglia e Sicilia e che si uniscono ai più caratteristici prodotti piemontesi per fondersi in un’offerta gastronomica che prende ispirazione dalle cucine e dalle tradizioni di molti territori: diversi ma inaspettatamente complementari.

 

MENÙ COMPLETO PRANZO AL BISTRÒ 10€

Primo + Secondo con contorno + Acqua pubblica + Caffè: 5€

Pane e coperto inclusi

Per gli studenti muniti di tesserino universitario sono previsti prezzi convenzionati per il pranzo al Bistrò

 

CONVENZIONE STUDENTI

Primo + Acqua + Caffè: 5€

Secondo + Acqua + Caffè: 6€

Panuozzo + Acqua + Caffè: 6€

La Regione invita a usare i servizi digitali

L’assessore regionale ai servizi digitali Matteo Marnati invita i piemontesi ad utilizzare i servizi informatici per l’adempimento degli oneri tributari, fiscali e di altro genere, che si possono effettuare direttamente da casa. Chi ad esempio deve pagare il bollo auto, ritirare referti di laboratorio o documenti prodotti dalla pubblica amministrazione dal campo edilizio a quello delle certificazioni può farlo online.

L’ELENCO DEI SERVIZI DISPONIBILI PER CITTADINI E IMPRESE DA QUELLI SANITARI A QUELLI DEDICATI AI PROFESSIONISTI

L’assessore annuncia che il servizio informatico regionale è pronto per affrontare qualsiasi emergenza anche a fronte dell’aumento delle richieste, i servizi online infatti sono sempre attivi e permettono a coloro che non possono uscire di casa di svolgere attività pubbliche. Anche in queste ore – ricorda l’assessore – continua ad essere attivo il numero verde generale non per questione sanitarie 800.333.444 che è stato potenziato in questi giorni di emergenza con 16 operatori in più che passano così a 39.

ELENCO SERVIZI ONLINE

I servizi online attivi erogati dal Csi Piemonte si trovano alla voce sistemapiemonte e abbracciano servizi per i cittadini i professionisti e le imprese (ritiro cartelle cliniche, prenotazione esami, cambio del medico di famiglia, pratiche edilizie e ritiro di certificazione degli impianti termici). Tutti sono disponibili su www.sistemapiemonte.it 

PER I CITTADINI

SANITA’ FASCICOLO ELETTRONICO

Prenotazione visite ed esami, ritiro referti di laboratorio, pagamento ticket, cambio medico, ricette dematerializzate disponibili da tablet o smartphone, richiesta esenzione ticket per reddito (http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/salute/176-la-mia-salute)

BOLLO AUTO

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/tributi-e-visure

PER IMPRESE E PROFESSIONISTI

ENERGIA

1) sistema informativo prestazione energetica degli edifici

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/856-sistema-informativo-per-le-prestazioni-energetiche-degli-edifici-sipee

Consente ai certificatori energetici di produrre ed inviare a Regione gli APE (Attestati Prestazione Energetica), adempimento obbligatorio nelle transazioni immobiliari (vendite, locazioni) e quando si fanno opere di ristrutturazione.

2) Catasto impianti termici

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/810-catasto-impianti-termici

Il servizio consente ai tecnici manutentori e agli installatori di impianti di riscaldamento e di condizionamento di compilare il libretto di impianto, inviarlo alle provincie e di caricare a sistema i risultati dei controlli periodici.

EDILIZIA

Il MUDE Piemonte è il servizio che dematerializza le principali pratiche edilizie dalla fase di presentazione e compilazione da parte dei professionisti all’invio telematico al comune competente.

 http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/territorio/servizi/783-mude oppure da http://www.mude.piemonte.it/site/

AMBIENTE

1) per la presentazione on-linedi pratiche e comunicazioni relative agli adempimenti http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/804-valutazioni-e-adempimenti-ambientali

2) per  la consultazioneon-line delle informazioni relative alle procedure di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) in fase istruttoria, funzionale all’invio di eventuali osservazioni da parte dei cittadini http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/96-valutazione-impatto-ambientale

3) per il pagamento dei canoni delle utenze per l’utilizzo dell’acqua pubblica a beneficio dei soggetti concessionari http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/405-utenze-per-uso-di-acqua-pubblica-canoni-e-misuratori

Il direttore generale di Csi Piemonte Pietro Pacini, Direttore Generale del CSI Piemonte sottolinea che di essere a fianco dei cittadini per dare risposte rapide e soluzioni semplici e veloci, proteggendo i dati pubblici e garantendo il buon funzionamento dei servizi.

I pensieri “lunghi” di Nino Chiovini e lo sviluppo della montagna

Negli anni ’50 per le comunità montanare suonò la campana a morto. In quegli anni arrivò quasi a conclusione un ciclo temporale legato alla civiltà alpina tradizionale durato circa duemila anni

A partire dal decennio successivo nuovi modelli di sviluppo contribuirono a svuotare le valli alpine dei loro abitanti. In realtà pareva già un destino segnato, a conferma di una crisi iniziata ben prima del secondo dopoguerra, acceleratasi dalla rivoluzione industriale in poi.

Lo spesso filo che cuce la storia di quel periodo è presente in tutta l’opera di Nino Chiovini, il partigiano “Peppo”, scrittore e storico, studioso della Resistenza e della cultura contadina di montagna, la cui figura è stata recentemente ricordata in un importante convegno tenutosi a Verbania. Quel processo, lento e inesorabile, raggiunse i picchi più elevati oltre mezzo secolo fa in molte valli alpine, comprese quelle piemontesi dal cuneese al torinese, dalla Valsesia al Verbano e all’Ossola. Se ne trova testimonianza letteraria nell’espressione del “mondo dei vinti”, attribuita ai contadini di montagna e di alta collina da Nuto Revelli. Un’altra voce letteraria delle valli occitane, quella di Peyre Raina, consegnò alla memoria una struggente poesia con un titolo che lasciava poche speranze: “Cadranno i casolari dei villaggi sulle montagne abbandonate”. Nino Chiovini ne scrisse diffusamente dei suoi libri dedicati alle ricerche sulla civiltà rurale montana – “Cronache di terra lepontina”, “A piedi nudi”,   “Mal di Valgrande” e “Le ceneri della fatica”- ripubblicati con una intelligente operazione culturale dalla casa editrice verbanese Tararà, specializzata in letteratura di montagna. Le conseguenze di quell’abbandono sono state simili nel mondo alpino e al di fuori di tre realtà (Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta) la montagna è stata vissuta nell’ambivalenza del ruolo di madre e matrigna al punto che ben pochi avrebbero scommesso sulla possibilità di un’inversione di tendenza. Cosa restava di quel mondo sconfitto, dei borghi abbandonati, degli alpeggi, delle architetture e delle tradizioni oltre ai segni che raccontavano di una vasta, immensa “spoon river” alpina? Parafrasando una bella e sintetica poesia di Pietro Ingrao, restavano   “l’indicibile dei vinti e il dubbio dei vincitori”. La montagna alpina si trovava (e si trova) schiacciata nella contrapposizione fra l’essere il “terreno di gioco” per un turismo sportivo e spesso aggressivo e l’abbandono, l’incuria. Eppure qualcosa si muove, seppur timidamente. L’impegno di molte comunità locali, di associazioni di enti locali di montagna come l’Uncem, di operatori economici e sociali insieme a tanti appassionati che hanno a cuore l’ambiente e un’idea di sviluppo sostenibile che abbia a cuore la consapevolezza dei limiti produce risultati.

 

Una ricerca promossa dall’Associazione Dislivelli di Torino, intitolata “Nuovi montanari. Abitare le Alpi nel XXI secolo” propone una riflessione sul fenomeno dei nuovi abitanti delle valli alpine, del re-insediamento in montagna, attraverso l’analisi di dieci aree campione comprese fra le Alpi Liguri e le Alpi Carniche. Lo studio cerca di rispondere ad alcune domande-chiave (Chi sono i nuovi insediati nelle Alpi italiane e quali sono i motivi che li portano a reinsediarsi in montagna? Perché è importante riabitare la montagna? Come si muovono le istituzioni a tutti i livelli?) analizzando le varie aree, metà delle quali sono piemontesi e valdostane: l’Ossola, l’Alta Val Tanaro ( in particolare i comuni di Bagnasco e Garessio), la Valle Gesso ( con i comuni di Roaschia, Valdieri,Entracque), la Val Maira, la Valle Susa, la parte centrale della Valle d’Aosta e la Valpelline. Le scelte dei nuovi insediati, in base a quanto emerge dallo studio, si possono raggruppare in due ordini di motivazioni: economiche ed esistenziali. Fra le prime, prevale la ricerca di opportunità di lavoro nel comparto agro-pastorale, oppure in imprese del settore secondario o terziario. Si tratta per lo più di ritornanti o stranieri immigrati spinti da bisogni primari di lavoro e di abitazione a basso costo. Nella seconda categoria si individuano i protagonisti di quella tendenza migratoria verso località periferiche, prevalentemente montane e colpite da spopolamento, che prospettino una qualità della vita migliore per risorse ambientali e culturali, in un contesto di relazioni sociali più umano. Si tratta ovviamente di primi segnali ed è vero che una rondine non fa primavera ma in qualche modo si tratta di fenomeni anticipatori di una nuova sensibilità verso la vita in montagna. Vale la pena ricordare come anche in Piemonte i territori montani si caratterizzano per la grande varietà di situazioni, differenze altimetriche, diversità demografiche, storico-culturali, sociali, economiche, fondate principalmente sull’accessibilità, sulla popolazione e sulla ricchezza. Una montagna diversificata, tutt’altro che povera, capace di proporre attrattive ambientali e paesaggistiche, risorse utilizzabili a partire dai suoi boschi ( basti pensare che in cinquant’anni la superficie forestale è raddoppiata mentre il prelievo di legname si è dimezzato). A patto, ovviamente, di non perdere di vista l’obiettivo principale che, in termini di sviluppo, è sempre lo stesso: ricostruire delle aree produttive economicamente sostenibili, in grado di agevolare l’occupazione,la nascita e il consolidamento di imprese competitive, puntando molto sull’economia verde. Solo così la montagna, pur tra difficoltà e lentezze, può essere individuata come un ambiente naturale e storico-culturale in grado di offrire valide alternative allo stile di vita prevalente nelle grandi agglomerazioni urbane, sia attraverso nuove forme di frequentazione turistica “dolce”, sia con la scelta più radicale, anche se ancora limitata, del reinsediamento e dell’avvio di attività produttive sostenibili sotto l’aspetto ambientale, culturale e sociale. Si tratta, anche concettualmente, di una prospettiva radicalmente diversa da quella dominante nel secolo scorso, che vedeva i valori della civiltà alpina come complementari e subordinati a quelli urbani, attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali e di quelle turistiche. Oggi ci si rende conto che le “terre alte” rappresentano una possibile fonte di reddito grazie alle proprie valenze economiche e culturali, ambientali ed energetiche. Ma la sostenibilità delle aree alpine,declinabile in tanti modi e con diversi accenni, impone riflessioni molto serie. Le Alpi sono una enorme riserva di biodiversità. Sono molte le zone di grande interesse dal punto di vista etnografico e storico con le tante comunità di montagna la cui sopravvivenza era legata a un territorio aspro, difficile, all’agricoltura di sussistenza, alla monticazione del bestiame. Storie difficili, vissute in salita lungo le secolari   lotte per coltivare, muoversi, strappare faticosamente alla montagna risorse fatte di pietra, legno,coltivi,pascoli. L’elemento importante era la stessa verticalità: l’intera economia era basata sugli spostamenti altitudinali stagionali, in base ai ritmi della natura. Le tracce si vedono ancora oggi nei terrazzamenti, nella ragnatela di stradine e sentieri che segnavano i versanti vallivi collegando il fondovalle ai maggenghi e agli alpeggi. Storie che accomunano molte realtà con quella della Valgrande narrata da Nino Chiovini. Storie che ci hanno lasciato, come nelle terre che si estendono nel cuore della provincia del Verbano Cusio Ossola, nell’area selvaggia più vasta d’ltalia (vero e proprio “museo all’aperto della passata civiltà alpina”) un’eredità di resti di teleferiche, piazzole delle carbonaie, polloni di faggio ricresciuti dopo il taglio del tronco principale, a testimonianza dei grandi disboscamenti. Con il tempo la natura si è ripresa i boschi e i pascoli abbandonati, cambiando fisionomia al paesaggio. Quasi un messaggio per gli uomini che, con la scelta del parco, hanno compreso la necessità di difendere e preservare questa preziosa riserva di biodiversità. Avere cura dell’area valgrandina ( diventata parco nazionale nel 1992) e di altre realtà dell’area alpina e prealpina equivale a porre molta attenzione alle scelte che si compiono oggi, affinché non ne venga compromessa l’eccezionale qualità ambientale. Una regola importante soprattutto quando si parla del turismo. La montagna, intesa come destinazione di vacanza, negli ultimi anni ha riconquistato un certo fascino e interesse presso un pubblico vasto dopo aver patito molto la concorrenza di altre mete, più o meno vicine e a buon prezzo. Il turismo montano si è preso una rivincita? In parte è così ma i problemi sono tanti e persistenti. L’impresa turistica montana, più sensibilmente delle altre, richiede un insieme di condizioni territoriali e ambientali particolari. Gli accessi, la valorizzazione della qualità del paesaggio e delle stazioni montane attraverso interventi di riqualificazione urbanistica e di manutenzione del paesaggio, la cura dei sentieri e dei boschi, nuovi sforzi in termini di comunicazione e promozione rivolti al pubblico, sono solo alcuni degli aspetti. La concentrazione del turismo in pochi periodi dell’anno, ha causato fenomeni di saturazione e uno sviluppo modellato “a fotocopia” ha portato a una omogeneizzazione del territorio alpino, con il rischio di perdere   identità e attrattività, con ricadute nella produzione di reddito, diventando economicamente più debole.

 

Da qui la necessità di destagionalizzare, sfuggire alla ripetitività e alla riproposizione di stili, realtà e situazioni che ricordano il luogo da cui si è partiti, valorizzate le realtà di “mezza montagna” e le “stagioni di mezzo”. Scelte necessarie per non dire obbligate poiché i problemi legati all’innalzamento delle temperature invernali cambieranno le prospettive. Le previsioni del Centre d’Etudes de la Neige, anni fa, stimavano per il 2030 un incremento medio della temperatura di 1,8°C e una diminuzione del 25% delle giornate con neve al suolo per le località situate a 1500 metri d’altitudine. Ciò che accade, i fenomeni che viviamo in diretta, giorno dopo giorno, ci dimostrano che non si trattava di stime pessimistiche. Nell’area alpina il turismo sostenibile rappresenterà dunque l’unica alternativa a lungo termine al turismo di massa convenzionale, in grado di garantire uno spazio vitale per la natura e l’uomo. Chi ha responsabilità pubbliche avrà il compito di promuovere programmazione, promozione e attuazione di un turismo sostenibile che non è una scelta ideologica ma una indispensabile prospettiva per la competitività tra sistemi economici e sociali, un nuovo modo di pensare a forme di benessere, crescita economica durevole ed equa, ridistribuendo nel tempo e nello spazio risorse e persone che oggi frequentano le “terre alte”. Le politiche pubbliche dovranno sostenere progetti innovativi e non rutilanti e faraonici interventi che costerebbero molto senza offrire serie garanzie di efficacia, di valorizzazione e tutela ambientale. Per garantire alla Valgrande e alle altre valli alpine condizioni ambientali più che accettabili occorrerà far sì che il turismo del domani sia davvero “più lento, più profondo, più dolce“,evitando quei fenomeni di consumo rapace ai quali ci si è abituati per troppo tempo. In fondo questa è una delle lezioni che ci ha lasciato Nino Chiovini con le sue opere e l’impegno teso al riscatto dei montanari. La montagna ha tuttora un forte credito aperto ed è giusto che rivendichi nei confronti del Paese un’attenzione istituzionale e precise strategie, concrete e durature.

Marco Travaglini

 

(Foto panoramiche: Parco  nazionale della Val Grande)

Bonus mamme lavoratrici 2024, tutto quel che c’è da sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Il bonus mamme 2024 è una misura a sostegno delle donne lavoratrici con 2 o 3 figli a carico, introdotta dalla Legge di Bilancio 2024. Come annunciato a suo tempo dal governo, il bonus scatta sì in automatico, ma per “agevolarne l’accesso” occorre richiederlo con una autocertificazione da consegnare al datore di lavoro, come chiarisce l’Inps tramite una recente circolare.

La misura consiste nella totale eliminazione della contribuzione previdenziale a carico della madre lavoratrice. Vengono così stralciati, al 100%, le quote di contributi previdenziali per invalidità, vecchiaia e superstiti spettanti alla dipendente.

A farsene carico sarà lo Stato. La decontribuzione del 9,19% sullo stipendio complessivo è corrispondente alla quota che la lavoratrice dovrebbe versare per il contributo Ivs (settore privato) o per il contributo Fap (settore pubblico).

Il bonus mamme lavoratrici si applica sia ai nuovi contratti stipulati dopo la promulgazione della Legge di Bilancio che a quelli già esistenti. Si tratta di una misura a sostegno delle mamme con figli, affinché siano incentivate e agevolate a restare nel mercato del lavoro.

L’esenzione contributiva si applica alle donne che abbiano 3 figli, con il più piccolo che non abbia ancora compiuto 18 anni. Per il solo anno 2024 e in via sperimentale, l’esonero viene esteso anche alle donne con 2 figli (con il bambino più piccolo fino ai 10 anni di età).

L’esenzione spetta alle donne che svolgono un lavoro dipendente a tempo indeterminato, sia nel pubblico che nel privato (anche part-time).

Sono escluse dalla misura le donne senza figli, quelle che ne abbiano 1, quelle i cui figli non rispettino i parametri anagrafici, le donne impegnate nel lavoro domestico, le autonome, quelle con contratti a tempo determinato, le pensionate, le disoccupate e le collaboratrici occasionali.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.