ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 442

Emergenza sanitaria e immigrati

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / A pag.15 del numero del 14 aprile de “La Stampa” è comparso questo  titolo: “Porti chiusi, ma i migranti sbarcano in Sicilia”. Nel sottotitolo si richiama il divieto a sbarcare a causa dell’emergenza sanitaria. La notizia è passata quasi inavvertitamente, surclassata da quelle legate al Coronavirus anche se in effetti è una notizia allarmante proprio in rapporto alla pandemia perché i  divieti valgono per gli italiani  ma sembra non siano applicati agli immigrati 

Già oltre un mese fa, chi scrive  mise in evidenza il problema dei senza tetto e degli immigrati irregolari a cui risultava difficile imporre di stare a casa .Nella pagina del giornale c’è con ampio risalto anche una intervista all’ex ministro Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, in cui il guru dell’accoglienza ad ogni costo giunge ad affermare : “Regolarizziamo subito tutti gli stranieri.
Così evitiamo il contagio tra gli Invisibili”. Ius soli e ius culturae, malgrado gli strenui tentativi di questi anni, non sono passati in Parlamento  e nessuno in epoca di pandemia aveva ancora pensato di ricorrere proprio ad essa per per una sanatoria di oltre 600mila irregolari che così non sarebbero più causa o vittime di contagio. Un ragionamento davvero assurdo in tempi terribili come quelli in cui viviamo nei quali  Stato e Regioni non riescono a tutelare la salute dei cittadini italiani . Ma Andrea Riccardi va oltre, sostenendo che di questi irregolari c’è bisogno per le attività nelle campagne e per l’assistenza agli anziani, aggiungendo una osservazione che fa rabbrividire : “La sanatoria non rischia di attirare altri arrivi perché le frontiere sono chiuse”. L’ esempio siciliano di 250 immigrati di una ONG,  raccontato in quella stessa pagina ,dimostra in modo eclatante la non rispondenza al vero di quanto dice Riccardi. Una regolarizzazione di massa avrebbe in primis l’effetto di un tam tam distrutttivo. Posso capire le ragioni umanitarie che stanno alla base del ragionamento  di Riccardi, ma non risulta accettabile in questo momento sfruttare un’emergenza che sta devastandoci, per ottenere un provvedimento che in tempi normali non ebbe l’avvallo dalle forze politiche della maggioranza parlamentare che oggi  regge il Governo. Aggiungere un altro problema in più a quelli che abbiamo non appare una scelta di buon senso. L’etica della responsabilità deve per uno Stato prevalere sull’etica dei principi che può riguardare le coscienze individuali.  E andrebbe anche ricordato alle ONG l’inopportunità di ulteriormente gravare sull’ Italia in un momento in cui sono gli Italiani ad essere in pericolo di vita e l’emergenza riguarda noi. Sono sempre stato contro la strumentalizzazione grossolana in chiave leghista di un problema difficile e serio come quello dell’immigrazione. Accogliere significa però  essere in grado di integrare , ma l’Italia di oggi è alle prese con ben altri problemi  e non può garantire nessuna accoglienza. Secondo Riccardi,  in ultima analisi, gli  immigrati  andrebbero regolarizzati perché  “non è possibile rimpatriarli”, giungendo persino a sostenere che i regolarizzati potrebbero essere utili per l’assistenza agli anziani, visto quanto è accaduto nelle case di riposo a causa del Coronavirus. In tempi di restrizione delle libertà costituzionali per i cittadini occorre che anche all’immigrazione vengano applicate norme restrittive e non provvedimenti  permissivi e buonisti che apparirebbero agli occhi della stragrande maggioranza dei cittadini del tutto ingiustificati. In tempi di pestilenza i santi come Fra Cristoforo scelsero di porsi al servizio degli altri, sacrificando la propria vita nel lazzaretto di Milano. E’  a quegli esempi che il mondo cristiano dovrebbe guardare anche oggi.
Scrivere a quaglieni@gmail.com

Morire in ospizio. Per la felicità del sistema economico

Cioè negli ospizi per anziani, hanno solo cambiato nome. Ma se gli operatori ecologici sono pur sempre gli spazzini, le Rsa restano i ricoveri per vecchi destinati ad uscirne solo da morti.

L’unica differenza, rispetto a pochi mesi orsono, è che si è drammaticamente accorciato il tempo di permanenza. Per la felicità dell’Inps e di tutti quelli, come Fornero, che ritengono la vecchiaia un peso insostenibile per i conti pubblici…

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Morire in ospizio. Per la felicità del sistema economico

 

Italia non profit, la filantropia diventa sistema

631 milioni di euro il valore delle 723 donazioni già tracciate Un mare di solidarietà si sta muovendo per l’Italia. Fondazioni, aziende, calciatori, vip e cittadini comuni: ognuno di loro si sta mobilitando per donare fondi per contrastare l’emergenza coronavirus. Iniziative e atti di generosità spesso annunciati dai social e dai media tradizionali, ma che hanno bisogno di una messa a sistema.

 

Per questo motivo Italia non profit ha lanciato il portale dedicato denominato “Coronavirus: filantropia a sistema” (https://italianonprofit.it/aiuti-coronavirus/); l’iniziativa è promossa insieme ai principali attori della filantropia istituzionale italiana e altri attori del terzo settore fra cui Fondazione CRT, Fondazioni di Comunità di Fondazione Cariplo, Banca Etica e altri ancora.

Obiettivo di questa iniziativa è permettere ai beneficiari (o potenziali beneficiari) di entrare in contatto con i diversi aiuti (e agevolazioni) messi in campo a loro favore e sollecitare nuove azioni. A oggi sono 723 le donazioni già mappate, per un totale di 631 milioni di euro: di queste, 430 iniziative sono rivolte agli ospedali, 149 a enti non profit, 120 a cittadini e famiglie, 65 alla Protezione civile.

Al contempo, sono tantissime le realtà del Terzo Settore che chiedono un aiuto a causa dei costi non previsti che devono affrontare e che rischiano altrimenti di essere meno “sotto i riflettori” dei possibili donatori. Il portale vuole dare voce a questo mondo e metterlo in connessione con quanti – aziende e privati  desiderano donare.

Mentre da un lato vengono raccolte le iniziative filantropiche, dall’altro la società civile – e in particolare gli enti non profit  potranno partecipare a una mappatura dei loro bisogni, tramite una survey digitale (https://italianonprofit.it/aiuti-coronavirus/bisogni-enti/), segnalando a loro volta esigenze e bisogni.

Pellicani l’intellettuale libero

Di Pier Franco Quaglieni / La scomparsa durante le festività pasquali di Luciano Pellicani ha fatto sì che il silenzio sia calato sulla sua opera e il ricordo della sua figura sia stato minimo. Eppure il prof. Pellicani è stato un importante punto di riferimento per il pensiero socialista non succubo dell’egemonia comunista

La tentazione a uniformarsi ai comunisti fu la maledizione del socialismo italiano che dovette attendere l’invasione dell’ Ungheria del 1956 per iniziare timidamente  a rompere l’alleanza con il PCI che continuò nelle amministrazioni locali e regionali ,malgrado l’unificazione socialista di dieci anni dopo.

Una subordinazione culturale continuò dopo la fine del partito unificato perché le anime demartiniane e manciniane del partito erano intimamente  filocomuniste. Solo con Craxi ci fu la svolta, il cui ispiratore coerente e lucidissimo fu Luciano Pellicani, che approfondì  la tesi di un socialismo riformista, autonomista, distinto e distante dal PCI. Pellicani non volle diventare la mosca cocchiera del nuovo corso socialista e non divenne neppure deputato. Bobbio mi disse della sua indipendenza di studioso e come  come direttore di “Mondo Operaio”. Il suo apporto alla storia del socialismo italiano è confrontabile a quello Ugo Guido Mondolfo. Pellicani non esitò a delineare un socialismo affrancato dal marxismo che neppure Giuseppe Saragat ebbe a pieno il coraggio di concepire nel 1947 con la “scissione” di Palazzo Barberini , continuando a riconoscere  in Marx  un riferimento come fece anche Carlo Rosselli. Se fu Craxi a dare una sterzata decisa al Partito, fu Pellicani l’intellettuale “”non organico”a dare sostanza storica e culturale a quella scelta ,riprendendo e rielaborando le impostazioni del socialismo, considerato non scientifico ed utopistico dai marxisti, in primis quello di Proudhon. Pellicani seppe andare molto oltre, dedicando un libro a Hitler e Lenin considerati i due volti del totalitarismo, una tesi ancora oggi non totalmente accolta dalla sinistra .Nel libro I cattivi maestri della sinistra analizzò criticamente alcuni “mostri sacri” considerati  come delle icone intoccabili : Gramsci, Togliatti, Lukacs, Sartre, Marcuse, andando totalmente controcorrente rispetto  ad una cultura predominante ed  incapace di assumere le distanze volte a ridimensionare miti del tutto ingiustificati. Egli non esitò ad affermare che il marxismo non era una teoria economico – politica mal applicata ,ma che era una teoria totalmente sbagliata. A queste conclusioni i comunisti italiani non giunsero mai neppure dopo il crollo del Muro di Berlino, continuando a distinguere il socialismo realizzato da quello teorizzato da Marx e Lenin. Dopo le polemiche aspre su di lui, calò il silenzio su questo intellettuale libero che continuò ad esercitare il suo ruolo di studioso senza paraocchi ideologici dopo la caduta di Craxi. Se il Partito Democratico avesse voluto  e saputo dare ascolto a Pellicani invece che a tanti piccoli intellettuali di cartapesta ,oggi non sarebbe nella situazione in cui si trova. Lo stesso Renzi fu incapace di fare i conti con quel socialismo liberale, libertario e democratico espresso da Pellicani. Molto stimato da Giovanni Sartori, Pellicani resta uno studioso da cui bisognerà ripartire per verificare il significato di un nuovo socialismo nel futuro della storia politica non solo italiana.

Le false parabole dei rigoristi

L’algoritmo di Facebook ha tanti pregi, ma ancora non è perfetto. Lo dico perché, a meno che non fosse uno scherzo dovuto al primo aprile, avrebbe dovuto immaginare il mio fastidio leggendo una frase del genere. E so che qualche lettore, leggendo il paragone di cui sopra, si sia ritrovato a concordare: non si preoccupi, posso redimerla…

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Le false parabole dei rigoristi

 

Il messaggio di speranza di #iosorrido

Un progetto social di Barbara Odetto e Alessandro Lercara nei giorni del Coronavirus  / È giusto sorridere durante la pandemia? Può sembrare irrispettoso verso le vittime, i contagiati e le loro famiglie? La giornalista Barbara Odetto e il fotografo Alessandro Lercara, in quarantena nelle rispettive case come tutti, si sono posti queste domande prima di dar forma a #iosorrido, un reportage che vuole documentare il periodo attraverso le parole e le immagini di chi in questi giorni esce solo per lavoro o per svolgere le mansioni previste dalla legge.

Apparso sui social lo scorso 9 aprile con il nome Iosorrido, il progetto è già virale ed è un invito a cercare dentro di sé uno o più aspetti positivi di questo momento storico perché, come confermano le neuroscienze, le emozioni positive aumentano i livelli di serotonina e dopamina. Anche se la preoccupazione per il presente e per il futuro sono un tema dominante che accomuna tutti, secondo Odetto e Lercara avere una prospettiva diversa e cercare ragioni per sorridere può essere un aiuto per se stessi e per gli altri. Non a caso la Terapia del sorriso viene praticata nelle strutture ospedaliere per alleviare sofferenza, stati d’ansia e depressione. #iosorrido è quindi un hashtag per sentirsi uniti a distanza e trasmettere forza a chi fatica a ritrovare il bello nel quotidiano; una community in cui la mascherina davanti alla bocca, sinonimo di rispetto per il prossimo, è la dimostrazione che il Covid-19 può fermare i sogni, ma non il sorrido.

I partecipanti – al momento si contano sportivi, artisti, imprenditori, commercianti, filantropi, volontari – rispondono a due domande che la giornalista Barbara Odetto studia specificamente per loro più a quella che è il leit motiv del progetto: per cosa o per chi sorridi. Ognuno deve inviare anche 3 foto orizzontali in alta risoluzione indicando il nome dell’autore: un primo piano dove si vede solo il viso coperto dalla mascherina, una a figura intera o a mezzo busto, sempre con la mascherina indossata, e un primo piano con la mascherina che pende da un orecchio che verrà pubblicata a fine quarantena. Le foto possono essere scattate in casa, sul balcone, in cortile, per strada mentre si fa la spesa o si svolge una delle attività consentite dalla legge. Alessandro Lercara effettua la post produzione in modo che ogni immagine sia perfetta e in linea con lo stile del progetto e in alcuni casi ha potuto scattare lui le foto con un teleobiettivo, che gli ha permesso di rimanere ad una distanza di almeno 5 metri, durante i suoi spostamenti per i servizi fotogiornalistici.

Per partecipare è possibile inviare un’email a iosorridoprogetto@gmail.com oppure contattare gli organizzatori tramite le pagine Facebook e Instagram di Iosorrido. In questa prima fase le foto e le interviste saranno pubblicate sui social, ma a fine quarantena i due ideatori intendono allestire una mostra e pubblicare un libro per testimoniare il periodo storico e per ringraziare chi ha creduto nell’iniziativa.

Barbara Odetto e Alessandro Lercara collaborano spesso insieme sia per alcuni magazine sia per dei clienti comuni. Nel 2012, dopo aver visitato i Campi di Concentramento e Sterminio di Auschwitz-Birkenau con il Treno della Memoria, hanno dato vita ad un progetto fotogiornalistico che successivamente si è trasformato in una mostra che ancora oggi viene richiesta da enti privati durante il Giorno della Memoria o il 25 aprile: Echi da Auschwitz. Viaggio nella memoria attraverso le immagini di Alessandro Lercara e i testi di Barbara Odetto.

In che modo le banche supporteranno le imprese?

*Save the Date Mercoledì 15/4 ore 11.00 WEBINAR Gratuito* ? Emergenza Covid-19: Liquidità alle imprese

In che modo le banche supporteranno le imprese con il Decreto Liquidità.

I relatori saranno:
? Stefano Bresciani – Professore Ordinario di Economia e gestione dell’innovazione presso l’Università di Torino
? Beppe Ghisolfi – Vice presidente Organismo europeo Casse di risparmio
? Giorgio Draperis – Direttore generale BCC di Caraglio
? Ferruccio Franza – Vice direttore generale BCC di Caraglio
? Gianluigi Gola – Dottore Commercialista, Professore incaricato di Corporate governance Univ. Torino
? Andrea Rivolta – Dottore Commercialista, docente di Business Financial Strategy MBA Univ. Torino
Modera:
? Claudio Benedetto – Dottore Commercialista, Professore incaricato di Corporate Governance ad Strategic Analysis, Univ. Torino
Ascolta il parere dei massimi esperti del settore.
Posti limitati. ISCRIVITI SUBITO!
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Dal Britannia al covid l’importante è svendere l’economia italiana

COMMENTARII di Augusto Grandi / Nei giorni scorsi, su Electomag, Adele Piazza aveva sottolineato i rischi di infiltrazioni mafiose nella fase di post emergenza da virus. Ed anche la banda del lìder minimo pare essersene accorta. Limitatamente, però, ai rischi di proteste organizzate o all’usura.

Ci si dimentica, volutamente, che gli arresti domiciliari di massa creano le condizioni per la svendita di attività commerciali ed industriali.

Le mafie, non solo quelle italiane, dispongono della liquidità necessaria per superare la crisi ed anche per avviare la ripresa. Ma il denaro lo possiedono anche le società straniere che sono pronte a far shopping in Italia. Gli errori disastrosi di Boccia e di Confindustria, uniti all’incapacità del lìder minimo, di Gualtieri e Patuanelli, stanno creando le condizioni per un passaggio di mano di una infinità di piccole imprese…

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Dal Britannia al Covid, l’importante è svendere l’economia italiana

 

Le proposte di Cia per il settore vitivinicolo

Cia Agricoltori italiani Piemonte, nei lavori del Gruppo di Interesse Economico del settore Vino, ha elaborato alcune proposte indirizzate alla Regione Piemonte per gli strumenti da adottare a salvaguardia delle aziende, il cui comparto economico è messo a rischio dall’emergenza Coronavirus.

Eccole nel dettaglio:

–              Aumento dal 15% al 30% dei tagli migliorativi: la legge prevede che si possano fare dei “tagli di annata” mettendo nella stagione attuale una percentuale di vino nell’annata precedente (che risolve le giacenze passate)

–              Vendemmia verde facoltativa, ossia le operazioni di diradamento delle uve per diminuire le rese dei vigneti entro il 30 luglio. Cia chiede l’attivazione di questo strumento per alleggerire la produzione 2020 che avrà un deficit di mercato. Con domande presentate nel mese di maggio/giugno, le aziende possono percepire un contributo  regionale o nazionale che vada a compensazione del reddito, in modo da garantire il reddito dell’anno precedente.

–              Distillazione facoltativa: adottata in bassa percentuale ed anche per piccole quantità in modo da poter essere utilizzata dalle piccole-medie aziende. La situazione si configura quando si ha un prodotto giacente in cantina che difficilmente sarà venduto sul mercato. L’intervento di sostegno prevede di portare in distillazione una parte di produzione, percependo un contributo, per la produzione di alcool per altri scopi rispetto all’alimentare (fine sanitario, ad esempio). Come ultima cosa, la distillazione facoltativa.

–              OCM (Organizzazione Comune di Mercato) investimenti: Cia chiede di utilizzare queste misure di contribuzione pubblica per investimenti in materiali e attrezzature, per aumentare lo stoccaggio di piccole e medie imprese, anche al fine di trattenere la mancata vendita del vino, eseguita con domande da trasmettere e chiudere in modo veloce, entro sei mesi dalla presentazione della stessa.

–              Accordi commerciali e promozione: è necessario lavorare sin da questo momento ad accordi commerciali tra Stati, specie con i mercati asiatici, per avere nuovi sbocchi alternativi all’esportazione e scongiurare l’introduzione di eventuali dazi, di protezione di ciascun mercato interno, al riavvio del mercato globale.

–              Cambiali agrarie o mutui a conduzione: Cia chiede una linea veloce di accesso al credito e non costosa per le aziende, con garanzie fornite dallo Stato e basato su percentuali di perdita del fatturato basato sull’anno precedente; sarebbe uno strumento da utilizzare per sopperire alla poca liquidità e finalizzato al pagamento di fornitori e dipendenti.

–              I Consorzi inoltre hanno all’interno dei propri disciplinari una serie di strumenti, come la riserva vendemmiale, a cui possono accedere per calmierare questo periodo e combattere le consueguenze della crisi.

Il documento, elaborato e condiviso dai presidenti provinciali Cia del Piemonte, sarà trasmesso alla Regione e all’Assessorato all’Agricoltura di Marco Protopapa.