ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 423

Hotel deserti a Torino: tre anni per tornare alla normalità

A Torino lo scorso mese di maggio, con la progressiva uscita dal lockdown, l’ occupazione delle camere nelle strutture ricettive che hanno ripreso l’attività è stata del  35% circa

Poi si è attestata al 20% ma le previsioni per giugno, luglio e agosto indicano  percentuali inferiori al 15% con grandi  incertezze anche per settembre. Federalberghi Torino ritiene che il numero delle strutture aperte in città e in provincia toccherà il 50% entro giugno, mentre gli altri  hotel ripartiranno a settembre.  Per tornare ai livelli del 2019 serviranno  2 o 3 anni.  Gli operatori del settore chiedono a Regione e Governo di riconoscere la specificità della  categoria e soprattutto di elaborare una strategia di medio-lungo periodo per quanto riguarda, da una parte, la sospensione dei tributi nonché la concessione di aiuti concreti e, dall’altra, la definizione e l’attuazione rapida di un efficace piano di rilancio turistico del territorio.

Distanziamento

Sembra essere stato profetico il lapsus freudiano introdotto dal governo con l’uso, secondo me improprio, dell’aggettivo “sociale” accanto al termine “distanziamento”, vocabolo di cui, durante tutti questi mesi di lockdown ed anche tuttora si continua a parlare come uno strumento fondamentale per la prevenzione del contagio da Covid 19.

Come sarebbe stato più appropriato, ritengo, invece, parlare di necessità di “distanziamento fisico”, espressione che implica, appunto, una distanza fisica, ma non psicologica tra gli individui.
Ma in fondo penso che la pandemia da Coronavirus abbia semplicemente accelerato ciò che già stava avvenendo prima, il fenomeno dell’assottigliarsi dei rapporti umani e di solidarietà autentici.
Ed allora i nostri governanti, che sotto tanti aspetti, secondo me, in questi mesi di emergenza Covid 19, hanno peccato, forse, inconsapevolmente, hanno anticipato, con l’uso dell’espressione di “distanziamento sociale”, ciò che sarebbe accaduto e che era già, in un certo qual modo, scritto nelle premesse. In quella premesse di un’epoca pre Covid, orientata all’individualismo più spinto, all’interesse verso il proprio particolare, al puro egoismo, in una società in cui valori come famiglia e patria sembrano essere sempre più desueti.

Mara Martellotta 

Borse di studio negate ai violenti

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / La Giunta Cirio ha predisposto un regolamento per le borse di studio universitarie, prevedendo  la revoca del beneficio a chi trasgredisce ai regolamenti commette reati  o viene arrestato in una manifestazione 

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Forse può sembrare una norma troppo rigida almeno per chi  venga arrestato perché nella confusione di una manifestazione senza distanziamento sociale le responsabilità individuali vanno accertate in altra sede. Ma il principio è giustissimo perché chi ha comportamenti non conformi non deve fruire  di borse di studio. Sarebbe un non senso che ne possa fruire. Le recenti devastazioni di locali universitari e gli scontri violenti  scoppiati prima della pandemia al Campus Einaudi  sono solo l’ultimo degli episodi  che ricordano il ‘68. All’ Università si va soprattutto per studiare, magari anche per socializzare, ma si deve andare  non per trasgredire alla legge. E il nuovo regolamento, voluto dall’assessore Chiorino che dimostra anche in questa occasione coraggio, non fa che riflettere questo principio che non dovrebbe essere messo in discussione perché è un principio di  elementare buon senso. Chi ricorre alla violenza va sanzionato anche nei benefici oltre che dal rigore della legge. Appare davvero strano che il Rettore del Politecnico Saracco  dissenta sulla norma  anti-violenti, sostenendo che l’istruzione è un pilastro del recupero di chi sbaglia. Con questo ragionamento, che pure è giusto in linea di principio, si rischia di premiare con borse di studio non  i “capaci e meritevoli“ come stabilisce la Costituzione, ma chi si lascia andare alla violenza fisica e alla devastazione di beni pubblici come i locali dell’ Università. Con il permissivismo non si crea nulla di buono. Le regole della convivenza civile dovrebbero caratterizzare naturaliter gli studenti dei nostri atenei. Il ‘68 dovrebbe essere davvero tramontato in un Paese che sta uscendo faticosamente dalla pandemia.
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Foreste: nuove risorse per prevenire le calamità naturali

La ripresa economica del Piemonte passa anche per la cura del patrimonio forestale, dando lavoro alle imprese del settore per svolgere gli interventi di prevenzione e di ripristino dei danni ai boschi regionali.

Così la Giunta regionale, su proposta del vicepresidente e assessore alle Foreste, Fabio Carosso, ha deciso uno spostamento di fondi nell’ambito del Psr (Piano di sviluppo rurale) 2014-2020, che dedicava un’apposita misura agli “investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste”. Al suo interno erano previste tre operazioni: sostegno e prevenzione dei danni causati da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici (op. 8.3); ripristino dei danni a foreste da incendi, calamità e altri eventi catastrofici (op. 8.4); investimenti per accrescere la resilienza e il pregio ambientale degli ecosistemi forestali (op. 8.5).

Questi obiettivi potevano essere raggiunti sia tramite gli operai forestali della Regione, sia attraverso enti pubblici o privati, selezionati tramite bando pubblico. I cantieri regionali sono iniziati nel 2017 e si stanno avviando alla loro conclusione, con un avanzo di bilancio. Si è quindi deciso di assegnare la quota non spesa ai tre bandi pubblici, uno per ogni operazione sopra descritta, aperti nel 2020, per i quali è ora disponibile un budget complessivo che passa dagli iniziali 8 milioni e 380 mila euro a oltre 17.178 mila euro. Questo consentirà di finanziare tutte le domande ricevute sulla prima (48) e sulla seconda operazione (18) e un terzo di quelle presentate sulla terza (61).

Con questo provvedimento – dichiara il vicepresidente Fabio Carosso – otteniamo due risultati. Da un lato, dare occupazione alle imprese del territorio, dall’altro, dare il via ad un intenso programma di cura e ripristino delle nostre foreste, che negli anni scorsi sono state colpite da numerose calamità naturali e richiedono interventi importanti”.

Poche idee per la scuola

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / L’anno scolastico è finito, o meglio, è formalmente finito in giugno , ma è stato interrotto di fatto dal contagio del Coronavirus. Per mesi le scuole sono rimaste chiuse e si è cercato di supplire con la didattica a distanza per la quale la maggioranza dei docenti non era pronta e meno che mai erano pronti gli allievi che in un numero significativo soprattutto al Sud non possedevano un pc o un tablet di cui disporre.

Se fossero possibili delle verifiche serie, si vedrebbe che le la didattica a distanza è stata insufficiente e discontinua , in ogni caso incapace di stabilire un rapporto adeguato tra discente e docente. Forse la questa grave crisi  ad uscirne con le ossa massacrate è in particolare  proprio la scuola . Una cosa paragonabile al ‘68 i cui danni si sono prolungati per cinquant’anni, come predisse Renzo De Felice. Ad una settimana dagli Esami di Maturità non è ancora chiaro come si debbano svolgere, ma soprattutto non si sa come riprendere la scuola a settembre. La follia delle gabbie in plexiglass nelle aule sembra essere tramontata, ma le distanze di sicurezza restano un problema che va affrontato.
Certo, la ministra Azzolina che ha paragonato gli allievi a degli imbuti da riempire , non si sta rivelando adeguata al gravoso compito di dirigere in questa situazione drammatica quella che un tempo definivano  la “Minerva“. I grandi  ministri della Pubblica Istruzione in Italia sono stati pochissimi, il ministero è stato gestito per lo più da politici – spesso democristiani – abbastanza  incapaci e insensibili al ruolo della scuola pubblica statale. Per trovare nomi di alto livello bisogna riandare molto indietro a Francesco De Sanctis, a Michele Coppino,  a Luigi Credaro,a Benedetto Croce, a Giovanni Gentile e a Giuseppe Bottai. Nella storia della Repubblica  nessun ministro è stato all’altezza, salvo Salvatore Valitutti e in parte Giovanni Spadolini. Anche nella seconda Repubblica i ministri sono stati modesti . Certamente la ministra Azzolina è riuscita a commettere errori più di ogni altro ministro, anche se le vanno riconosciute delle oggettive attenuanti perché chiunque fosse stato a capo del  suo ministero avrebbe trovato delle serie, inedite difficoltà. Anche l’apparato ministeriale e’ modesto e direttori generali come Romano Cammarata sono impensabili. I sindacati della scuola sono stati sempre autolesionisti e non hanno mai difeso le ragioni dei docenti, in particolare la CGIL e anche in questa occasione hanno fallito. Lo sciopero da loro proclamato ha avuto un’adesione irrisoria  al  di sotto dello 0,50. Oggi di fatto non si hanno idee chiare su come riprendere la scuola dopo un quadrimestre perduto. C’è chi dice che si dovranno ridurre le ore di scuola, rimediare nuovi locali, aumentare il numero degli insegnanti, rivedere i programmi, sfoltendoli con una “didattica informale“, una espressione davvero fantasiosa ed inquietante. Sta accadendo un qualcosa di simile agli Anni Settanta  del secolo scorso quando si fecero i doppi turni a scuola e via via scadette la sua qualità della scuola   attraverso la voluta e demagogica  confusione tra il diritto allo studio e il diritto al titolo di studio. Anche nei giorni scorsi si sono svolti scrutini in cui è tornato prepotente il 6 politico e la promozione d’ufficio. Anche agli esami di maturità c’è da prevedere il cento per cento dei promossi. Capisco che i problemi posti dalla pandemia avessero la più assoluta priorità, ma va ricordato il ruolo insostituibile della scuola che è  in primis una questione di civiltà. Io sono abbastanza vecchio da ricordare i laureati del tempo di guerra e quelli che si laurearono subito dopo, magari indossando  la “divisa”da partigiano, gente che in tempi normali non avrebbe mai conseguito una laurea. Non vorrei che ci si avviasse su questa strada. Sia chiaro, è meglio essere asini che morti, ma almeno cercare di fare qualcosa come in tutti gli altri Paesi europei per la scuola è indispensabile. Anche la sorte della scuola non statale è  importante perché rischia davvero  di chiudere in modo definitivo. Istituti gloriosi come il “ San Giuseppe” o il “Sociale“ con storie secolari devono essere salvaguardati come un patrimonio della nostra cultura e della nostra storia. Forse dar voce ai docenti e ai presidi, alla scuola più in generale, nei prossimi Stati Generali convocati dal Premier sarebbe doveroso. Ad oggi non credo sia previsto.
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La talpa. Finalmente liberi di… azzuffarci

Gli uomini tengono comportamenti contraddittori: con la ripartenza sembra che stiano cercando a ogni costo il loro annientamento che il virus non ha realizzato.

Pur avendo a disposizione un pianeta, gli uomini tendono a raggrupparsi, a organizzarsi in tribù, a inurbarsi, cioè a rinunciare al distanziamento individuale a favore dell’avvicinamento collettivo: così gli uomini hanno sempre fatto perché sono animali politici che dovrebbero dare il meglio di loro in spazi ristretti.

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La talpa. Finalmente liberi.. di azzuffarci

I finanziamenti green di Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo ha messo a punto un’offerta di finanziamenti “green”: mutui e prestiti personali che premiano con condizioni di tasso vantaggiose chi acquista immobili ad elevata efficienza energetica (classe maggiore o uguale a B) e chi effettua una riqualificazione volta ad aumentarne la classe energetica di appartenenza.

In Italia, solo il 30% degli immobili appartiene a una classe energetica medio-alta, il resto necessita di lavori di adeguamento.

L’investimento medio degli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente nel nord ovest si aggira intorno ai 9.000 euro (9.500 euro in Piemonte, 7.800 euro in Liguria, 11.000 euro in Valle d’Aosta).

L’iniziativa di Intesa Sanpaolo è coerente con gli impegni per la sostenibilità assunti dal Gruppo. Il prossimo passo sarà l’anticipo del credito previsto dal recente Decreto Rilancio, il cosiddetto Ecobonus, che permetterà al cliente di realizzare i lavori necessari e quindi di incrementare il valore della propria casa anche se non dispone delle risorse necessarie.

“Il tema dell’efficienza energetica è ormai centrale nel mercato degli immobili – spiega Teresio Testa, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo – In questo momento di ripartenza dell’economia locale, è essenziale puntare sulla qualità degli investimenti e sulla salvaguardia dell’ambiente. Con i nuovi finanziamenti “green”, premiamo con condizioni di tasso vantaggiose, a partire dallo 0,45% per un mutuo ventennale, chi acquista immobili ad elevata efficienza energetica. Per Intesa Sanpaolo, si tratta di una proposta coerente con i principi della circular economy a cui la Banca ha aderito e con l’impegno sottoscritto con il Piano di Impresa 2018 – 2021, per lo sviluppo di azioni e servizi che riducano le emissioni.”

Un tavolo permanente per i senza fissa dimora

Il Consiglio comunale è tornato ad occuparsi della situazione dei soggetti senza fissa dimora in questo periodo di emergenza sanitaria. 

Dopo ampie discussioni sul tema già in Commissione, il presidente della IV^ Commissione (Assistenza), Fabio Versaci (M5S), ha presentato una mozione sottoscritta da sette consiglieri di maggioranza (Imbesi, Buccolo, Tevere, Sganga, Giovara, Napolitano e Chessa) che invita la Sindaca e la Giunta ad avviare un tavolo permanente con la Città Metropolitana, la Regione Piemonte, la Prefettura, la Protezione Civile e le realtà associative e del Terzo Settore attive sul territorio per mettere in campo azioni di sostegno a favore delle persone e delle famiglie in condizioni di maggiore vulnerabilità e marginalità. L’atto è stato approvato all’unanimità dall’assemblea di Palazzo civico con trenta voti favorevoli.

Al Mauriziano il percorso di nascita virtuale

Il corso preparto online ed il tutorial per la ginnastica preparatoria al parto

 

L’emergenza Covid ha costretto a cambiare molte delle nostre abitudini, anche in ambito sanitario, limitando l’accesso negli ospedali.

Ma le nascite non si fermano, per fortuna, e la necessità di informazioni è persino aumentata, e quindi sono state ideate delle soluzioni alternative che si stanno rivelando utili anche al termine del lockdown.

All’ospedale Mauriziano di Torino nel periodo di emergenza è stato attivato un corso preparto on line con moltissime informazioni sul percorso nascita, filmati e tutorial per la ginnastica preparatoria al parto girati dal personale ostetrico, video che consentono alle coppie di “girare virtualmente” per il reparto e la sala parto senza accedere fisicamente all’ospedale.

L’idea ha avuto successo anche dopo la riapertura e si sta pensando di aumentare l’offerta di materiale informativo.

La professoressa Nicoletta Biglia (Direttore della Ginecologia e ostetricia universitaria del Mauriziano) conferma: “Ci siamo accorti che questa modalità di informazione può essere utile anche in tempi di normalità; ad esempio consente a molti partner, che erano impossibilitati a partecipare  ai corsi preparto, di seguirli con tranquillità da casa in qualsiasi periodo della giornata, quando sono liberi dal lavoro o da altri impegni.”

Strada facendo è venuta l’idea di realizzare materiale informativo anche in ambito oncologico,  per i tumori della mammella e della pelvi (informazioni sulla dieta o sui percorsi diagnostico terapeutici e sulla sorveglianza dopo la cura) o tutorial per la ginnastica riabilitativa del pavimento pelvico sia nel postpartum sia per le donne di età più avanzata con problemi di incontinenza.

Naturalmente questo non può sostituire la visita in presenza ed il contatto diretto tra medico e paziente, ma può essere un modo semplice per informare l’utenza, rispondere a molti quesiti e soprattutto fornire informazioni con materiale scientificamente affidabile e controllato.

 

Scuola in piazza: “Servono nuove risorse e personale”

Hanno allestito un grande recinto per simulare l’ingresso a scuola di 50 ragazzi in base alle regole sul distanziamento sociale.

Ed è emerso che solo per due classi non è sufficiente  mezza piazza Castello”. La manifestazione è stata inscenata dai  sindacati della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda, con gli insegnanti a fare la parte degli studenti. Ognuno di loro aveva  un cartello al collo con le ragioni della protesta. Ma in  piazza sono scesi anche anche bambini e genitori, una rappresentanza del coordinamento dei genitori e dei precari. La richiesta è che il  governo investa risorse per creare spazi e assumere personale, altrimenti si teme  un taglio del 50% del diritto all’istruzione garantito dalla Costituzione.